Oscar 2020:premiato il film “Parasite” del regista sudcoreano Bong Joon-ho

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Parasite‘, è  film scelto di quest’anno che agli Oscar 2020 entra nella storia dell’Academy:    una cosa inusitata che  un film non in lingua inglese sia premiato con il massimo riconoscimento nel corso della kermesse. La pellicola del regista sudcoreano Bong Joon-ho,(nella foto sotto9 già vincitore a Cannes, incassa anche altre tre prestigiosissime statuine: miglior sceneggiatura non originale, miglior film internazionale e miglior regia.

Miglior attore protagonista Joaquin Phoenix con il suo ‘Joker’, miglior attrice protagonista Renée Zellweger con ‘Judy’. Premiato come miglior attore non protagonista Brad Pitt, per ‘C’era una volta a… Hollywood’, mentre miglior attrice non protagonista è Laura Dern per ‘Storia di un Matrimonio’.

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ADDIO A “SPARTACUS”, KIRK DOUGLAS, UNA LEGGENDA PER IL MONDO INTERO

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Addio a  Kirk Douglas, leggenda di Hollywood. L’attore aveva 103 anni. Il figlio Michael Douglas dà l’annuncio sui social: “È con tremenda tristezza che io e i miei fratelli annunciamo che Kirk Douglas ci ha lasciato oggi all’età di 103 anni. Per il mondo era una leggenda, un attore dell’età d’oro dei film, il cui impegno umanitario per la giustizia e le cause in cui ha creduto hanno fissato uno standard a cui tutti aspiriamo”.

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Ma per me, i miei fratelli Joel e Peter era semplicemente papà – si legge nel post – per Catherine, un meraviglioso suocero, per i suoi nipoti e pronipote, il loro nonno amorevole, e per sua moglie Anne, un marito meraviglioso”.

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La vita di Kirk è stata ben vissuta – scrive Michael Douglas – e lascia un’eredità nel cinema che durerà per le generazioni a venire, e una storia come un famoso filantropo che ha lavorato per aiutare la gente e portare la pace sul pianeta. Vorrei concludere con le parole che gli ho detto durante il suo ultimo compleanno e che rimarranno sempre vere. Papà, ti amo così tanto e sono così orgoglioso di essere tuo figlio. #KirkDouglas”.

I personaggi  che  Kirk Douglas ha interpretato nel corso della sua prestigiosa carriera  abbracciano  tutta la seconda metà del XX °  secolo.

Amputato con un dito in La Captive à les clear clears , di Howard Hawks (1952), con un orecchio in La Vie appassionato di Vincent van Gogh , di Vincente Minnelli (1957), accecato in The Vikings , da Richard Fleischer (1958) , crocifisso in Spartacus, da Stanley Kubrick (1960), schiacciato da un camion in L’Arrangement, da Elia Kazan (1969), non assomiglia all’eroe trionfante alla John Wayne, una figura ambivalente e complessa piuttosto che un’icona Stati Uniti.

Kirk Douglas, nel 1946.Kirk Douglas, nel 1946. 

La sua immagine pubblica di patriarca — è crollata anche dopo la morte per overdose di un altro dei suoi figli, Eric, nel 2004.
Nel 1996, un ictus gravemente handicappato il suo discorso non era bastato a tenerlo lontano dal palcoscenico. Ospite regolare dei più grandi festival cinematografici, Kirk Douglas era anche una presenza ricorrente sugli scaffali delle librerie. Il memorialista e romanziere, alcuni dei suoi libri – tra cui Le Fils du chiffonnier (Presses de la Renaissance, 1988), il primo volume delle sue memorie – si sono soffermati a lungo in cima alle classifiche dei best seller. Recentemente  si era distinto su Internet con un blog di inaspettata spontaneità in un nonagenario.

Da adolescente, ha scoperto una vocazione come attore e è riuscito a iscriversi all’Università di St Lawrence. Attaccato dall’antisemitismo in ogni fase della sua carriera, divenne una delle stelle della squadra di wrestling e presto frequentò le lezioni in una scuola di recitazione a New York. Issur Danielovitch adotta lo pseudonimo di Kirk Douglas e ha per il compagno di classe Betty Joan Perske, il futuro Lauren Bacall. Quando gli Stati Uniti andarono in guerra, il giovane si unì alla marina e fu smobilitato per un infortunio nel 1944.

Diventata una star di Hollywood, Lauren Bacall raccomanda la sua amica al produttore di Warner, Hal B. Wallis, e Kirk Douglas fa il suo debutto sullo schermo, a 30 anni, in The Crime , di Lewis Milestone, in 1946.

Nonostante il suo potere di seduzione, Kirk Douglas interpreta dapprima ruoli antipatici, come quello del brutto che insegue Burt Lancaster della sua vendetta a Pendez-moi haut et court (1947), di Jacques Tourneur, “ruoli di figli di puttane” , dirà più tardi. Ma anche ruoli maschili imperfetti, come quello del sottomesso marito di Chains conjugales (1949) , di Joseph Mankiewicz.  Oggi lascia al mondo un patrimonio cinematografico unico e davvero leggendario

IL CINEMA INTERNAZIONALE AL FESTIVAL DI LAMPEDUSA

 

Oggi,27 settembre fino  a domenica 29 la seconda edizione della kermesse 

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DIECI TITOLI PER RACCONTARE STORIE D’IMPEGNO, DIRITTI E CORAGGIO

 Arte, natura e cultura nell’Isola più a Sud d’Europa con la direzione artistica di Luca Vullo

LAMPEDUSA –

Sguardi, voci, immagini e storie di coraggio per l’affermazione di scelte di vita dettate dai propri diritti. Parlerà al pubblico anche attraverso l’occhio della cinepresa il “Festival di Lampedusa 2019”, la kermesse che da oggi venerdì  fino  a domenica 29 settembre porterà sull’Isola più a sud d’Europa, un programma di eventi che vuole essere un ponte verso l’interculturalità e «il rispetto dell’uomo, della natura, dell’arte e della cultura» secondo la filosofia fermamente sposata dall’Associazione Lampaethusa, che ha promosso la manifestazione con la direzione artistica di Luca Vullo.

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A concludere ciascuna delle tre giornate – con appuntamento ogni sera dalle ore 22.15 in Piazza Castello – sarà la rassegna “Il cinema internazionale di Lampedusa” con dieci opere che testimoniano storie di vite segnate dall’impegno e dalla lotta per un futuro migliore, di popoli in migrazione, di viaggi alla scoperta di luoghi da salvare, di individualità che nella natura hanno ritrovato la loro essenza. La rassegna curata da Arianna Careddu (selezionatrice all’Italian Film Festival Cardiff) e Renato Scatà (collaboratore Filmstudio Roma) sarà inoltre arricchita da incontri con registi, dibattiti e musica dal vivo.

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Oggi  aprirà il cartellone The Power of Passport di Simona Carnino (Italia, 2019): una storia al femminile di immigrazione centroamericana raccontata dalla voce di coraggiose donne indigene guatemalteche che denunciano le crudeltà e i soprusi del loro viaggio attraverso il Messico. A seguire il documentario L’uomo degli alberi di Andrea Trivero (Italia, 2018) sulla vita di Daniel Balima: un uomo nato affetto da poliomelite che nel Burkina Faso, da oltre 50 anni e senza l’uso delle gambe, porta avanti il vivaio del padre, avendo scelto la dignità di un lavoro invece che la strada dell’elemosina. A seguire verrà proiettato Home Visit di Annamaria Craparotta (Italia/UK, 2018), intima pagina autobiografica in cui la regista, in visita nel proprio paese in Sicilia, affronta difficili verità su se stessa durante una conversazione con la nonna paterna. Chiuderà la prima data Allah Loves Equality di Wajahat Abbas Kazmi (Italia, 2019), manifesto ideologico degli attivisti della comunità Lgbtq pakistana sulla lotta quotidiana per i diritti queer all’interno di una severa società religiosa, con l’obiettivo di affermare che l’amore di Allah va al di là di ogni discriminazione, sessuale di genere.
Sabato 28 settembre aprirà la serata Climate Limbo dei registi Elena Brunello, Paolo Caselli e Francesco Ferri (Italia, 2019), opera che – con un viaggio dal Piemonte, ai campi di riso del Bangladesh, dal Niger fino ai ghiacciai delle Alpi – racconta il nesso tra cambiamento climatico e migrazioni, per riflettere sulla condizione di rifugiato climatico nel sistema di asilo internazionale.

Plastic River di Manuel Camia (Italia, 2019) è un omaggio all’impegno per l’ambiente attraverso la storia “semplice” di Tiberio e dei suoi itinerari in kayak nei laghi e nei fiumi lombardi per ripulirli dai rifiuti di plastica. A seguire Sulla rotta verde di Silvia Perra (Italia, 2016), «un viaggio di scoperta di un nuovo modo di vivere ecosostenibile» seguendo la scia della casa-veliero di Mathias lungo le 520 miglia nel mare di Sardegna con un impatto ambientale prossimo allo zero.
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Domenica 29, la rassegna sarà aperta da un omaggio a Luigi Di Gianni, noto documentarista e antropologo recentemente scomparso che sarà ricordato con la proiezione del suo La nascita di un culto (Italia, 1968) realizzata in collaborazione con la Cineteca di Bologna. Di Gianni racconta la depressione del sud Italia tramite la magia popolare e i culti pagani cercando di ridare dignità al grande mondo sottoproletario. Seguirà Città Giardino di Marco Piccarreda (Italia, 2018): un’immersione nell’omonimo Centro di Accoglienza, tra i monti Iblei e il polo petrolchimico, lì dove si è incagliato il viaggio di sei ragazzini in fuga dall’Africa, tra pigri pomeriggi in attesa di compiere quel balzo verso il futuro sperato. Successivamente la proiezione di Sa Femina Accabadora – La dama della buona morte di Fabrizio Galatea (Italia, 2018): un ritratto delle donne che praticavano un’antica forma di eutanasia con un secco colpo di martello sul moribondo. Non figure leggendarie ma reali, come documentano nella pellicola testimonianze che mescolano «sangue, terra, sofferenza, rispetto, pietà».

Chiuderà la rassegna La patente di Giovanni Gaetani Liseo (Italia, 2019) che racconta la vita di sacrifici e lavoro di un giovane che non vuole rinunciare al suo piccolo grande sogno di libertà celato nella desiderata patente.

Mostra del cinema di Venezia: Star in passarella

 Mostra del Cinema di Venezia

 

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Occhi puntati  su Joker, film sul nemico per eccellenza. Un racconto originale e autonomo,  in concorso per Venezia 76. 

La storia elaborata  dal regista Phillips del personaggio di Arthur Fleck, interpretato in maniera indimenticabile da Joaquin Phoenix, restituisce un uomo che cerca di trovare il suo posto nella società in frantumi di Gotham City. Clown di giorno, la notte aspira a essere comico di cabaret, ma si accorge di essere uno zimbello. Prigioniero di un’esistenza ciclica, tra apatia e crudeltà, Arthur prende una decisione sbagliata che innesca una reazione a catena di eventi, in questo crudo studio di personalità.

L’altro film in concorso di sabato 31 agosto è Ema del regista Pablo Larraín.   La trama : Ema è una giovane ballerina che decide di separarsi da Gastón dopo aver rinunciato a Polo, il figlio che avevano adottato ma che non sono stati in grado di crescere. Per le strade della città portuale di Valparaíso, la ragazza va alla ricerca disperata di storie d’amore che l’aiutino a superare il senso di colpa. Ma Ema ha anche un piano segreto per riprendersi tutto ciò che ha perduto.

Tante le star attese in conferenza stampa e sul red carpet: Gael Garcia Bernal, Joaquin Phoenix, Robert De Niro, Christophe Lambert, Michela Ramazzotti, Adriano Giannini, Massimo Ghini, Marcello Fonte, Elio Germano, Vincent Cassel e Monica Bellucci.

Gli altri film in visione:

Adults in the Room di Costa-Gavras, con Valeria Golino (Fuori concorso)
Vivere di Francesca Archibugi, con Micaela Ramazzotti, Adriano Giannini, Massimo Ghini e Marcello Fonte (Fuori concorso).
Irreversible-Inversion Integrale di Gaspar Noé, con Monica Bellucci e Vincent Cassel (Fuori concorso).

 

VIDEO  MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA -SUD LIBERTA’

Oggi la camera ardente in Campidoglio del regista Bernardo Bertolucci

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Oggi, dalle 10 alle 19,  allestita la camera ardente nella Sala della Protomoteca in Campidoglio del regista Bernardo Bertolucci morto ieri nella sua abitazione roman

Il regista, classe 1941, nato a Parma, è stato un figlio del secondo dopoguerra capace sia di proiettarsi verso il futuro come gran parte della sua generazione, sia di mantenere costante il legame con il passato e la necessità di ‘leggerlo’, capace di guardare a passaggi storici da un punto di vista intimista, come in ‘Novecento‘ (1976) e, all’opposto, di creare epos privati, come in ‘La Luna‘ (1979).

Bertolucci è figlio del poeta Attilio Bertolucci, cugino del produttore cinematografico Giovanni e fratello del regista cinematografico Giuseppe. La poesia sembra la sua prima vocazione, inizia gli studi di lettere alla Sapienza di Roma. L’amore per la parola trova una nuova declinazione quando il giovane Bertolucci accetta di collaborare con Pier Paolo Pasolini, all’inizio della sua carriera, fra le tante altre, nel cinema. Bertolucci è assistente nel primo film di Pasolini ‘Accattone’ (1961).

La filmografia di Bertolucci comprende 17 titoli, firmati nell’arco di cinquant’anni esatti, da ‘La commare secca‘ del 1962 a ‘Io e te‘ del 2012, titoli legati da un fil rouge letterario, comune a tanta parte della sua produzione, l’origine letteraria: ‘La commare secca’ è su soggetto e sceneggiatura di Pier Paolo Pasolini, ‘Io e te’ è tratto, non pedissequamente, dall’omonimo romanzo di Niccolò Ammaniti.

Fra questi due estremi ci sono, fra gli altri, titoli quali ‘Il conformista‘ (1970) dal romanzo di Alberto Moravia, lo scandaloso ‘Ultimo tango a Parigi‘ (1972), con Marlon Brando e Maria Schneider, che lo rende noto in tutto il mondo Non a caso, infatti, il film seguente, ‘Novecento‘ (1976) vanta un cast stellare e internazionale con Robert De Niro, Gérard Depardieu, Donald Sutherland, Sterling Hayden, Burt Lancaster, Dominique Sanda, Stefania Sandrelli, Alida Valli, Laura Betti, Romolo Valli, Francesca Bertini.

Un capitolo a parte quello rappresentato da ‘L’Ultimo imperatore‘ (1987), tratto dal ‘Sono stato imperatore’, l’autobiografia di Pu Yi (1906-1967), undicesimo esponente della Dinastia Qing e ultimo imperatore cinese. Film biografico ed epico, ‘L’ultimo imperatore’ piacque moltissimo ai componenti dell’Academy Award ed incassò ben nove Oscar, due dei quali direttamente destinati a Bertolucci, quello per la miglior regia e quello, insieme a Mark Peploe, per la migliore sceneggiatura non originale.

(Ag)

Una miscela di melodie alla scoperta della Sicilia

7 e 28 gennaio | 17 e 18 febbraio | 16, 17 e 18 marzo | Via Umberto 312, Catania

CANTI POPOLARI E NOTE GITANE:

VIAGGIO MUSICALE IN SICILIA SUL PALCO DEL “MusT MUSCO TEATRO”

In rassegna “Unavantaluna”, “Acquaragia Drom”, “Fui e Sono Eddie Redmount”, ambasciatori nel mondo della tradizione melodica dell’Isola

 

CATANIA – Tre concerti diversi nello stile e nella forma ma con un unico denominatore comune: il desiderio di far scoprire la Sicilia attraverso una miscela vibrante di melodie che conduce lo spettatore a viaggiare in quella sicilianità senza tempo, originale e popolare. Così il Must Musco Teatro alza il sipario sulla rassegna di musica curata dal direttore artistico Giuseppe Dipasquale con la consulenza musicale di Pietro Carfì, Finisterre ed Erasmo Treglia. Nei prossimi appuntamenti saranno protagonisti sul palcoscenico Unavantaluna, Acquaragia Drom, Fui e Sono Eddie Redmount, che offriranno al grande pubblico la possibilità di ascoltare dal vivo nuovi brani e sonorità, e di divertirsi con performance musicali poliedriche.

Si inizia sabato 27 e domenica 28 gennaio, con Pietro Cernuto, Francesco Salvadore, Carmelo Cacciola e Luca Centamore: il loro ensembleUnavantaluna”, nato nel 2004, è forte delle comuni origini siciliane e della passione per le arti e le tradizioni di questa terra. Tarantelle, contraddanze e canti della tradizione marinara si alterneranno con composizioni originali, eseguite con strumenti arcaici e accompagnate da voci di impatto.

Secondo appuntamento, nel weekend 17-18 febbraio, con “Acquaragia Drom”, gruppo storico della musica popolare italiana che vanta all’attivo numerosi concerti in tutto il mondo e collaborazioni con grandi artisti, tra cui Piero Pelù (Acquasantissima), Cirque du Soleil (The Film), Eugene Hutz (Gogol Bordello). Tra saltarelli molisani e unza unza di stile balcanico, tra rock and rom, e lo swing dei Manouche di Reinhardt, il gruppo composto da Elia Ciricillo, Rita Tumminia, Erasmo Treglia, Marcus Colonna, Sandu Gruia Sandokan, apre un’autentica finestra sulle musiche gitane.

A marzo (sabato 17 e domenica 18 e a grande richiesta anche venerdì 16) toccherà a Fui e Sono Eddie Redmount”, di Mario Monterosso, con la regia di Greg, chiudere la rassegna musicale di MusT. Uno spettacolo che narra le vicende del catanese Eddie Redmount, figlio di pescatore e appassionato di musica blues e swing che, stanco della miseria siciliana del suo tempo, decide di emigrare negli USA in cerca di fortuna. I brani raccontano in musica le tappe di questo percorso di vita nella cornice temporale di fine anni ‘40. Dodici brani inediti (cui si aggiunge la cover Just because del 1929) scritti in una miscela di dialetto siciliano, americano e italiano, tipico degli emigrati italo-americani del dopoguerra. È previsto anche un happening dopo lo spettacolo.