Sentenza storica della Procura di Caltanissetta: la Mafia, “Supercosa” agi’ in gruppo e Messina Denaro-condannato all’ergastolo- era tra i mandanti

 

Messina Denaro in una foto col cappello

La difesa del boss ha chiesto invece l’assoluzione “perché il fatto non sussiste”.

C’è posta per te   Si dovrebbe dire così adesso per la notifica del provvedimento giudiziario emesso dalla Corte d’Assise di Caltanissetta.Il boss latitante Matteo Messina Denaro è stato infatti condannato all’ergastolo per le stragi mafiose di Capaci e via D’Amelio in cui furono uccisi i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e gli agenti della scorta.   Questa storica notifica va recapitata invece ad un “fantasma”  Ma è molto più chiaro adesso il mosaico della Mafia ricostruito dalle Procure siciliane

Lo ha deciso la Corte d’assise di Caltanissetta, presieduta da Roberta Serio, dopo una camera di consiglio fiume iniziata poco dopo le 10 di questa mattina. Il latitante è accusato di essere tra i mandanti delle stragi del 1992. Il collegio si è riunito oggi dopo una breve udienza, durante la quale l’avvocato d’ufficio dell’imputato, Salvatore Baglio, ha replicato al contenuto di una memoria depositata dal pm Gabriele Paci in una delle ultime udienze. Al termine della lunga requisitoria durata otto udienze, il Procuratore aggiunto Gabriele Paci ha chiesto la condanna all’ergastolo per la ‘primula rossa’ di Cosa nostra. La difesa del boss ha chiesto invece l’assoluzione “perché il fatto non sussiste”.

Tra le parti civili del processo, iniziato nel 2017, ci sono i familiari degli agenti di scorta dei due giudici ma anche i figli del giudice Paolo Borsellino e il fratello Salvatore. Parte civile anche l’Avvocatura dello Stato, in rappresentanza della Presidenza del consiglio e del ministero dell’Interno. Le parti civili sono rappresentate dagli avvocati Vincenzo Greco, Santi Centineo, Roberto Avellone, Giuseppe Crescimanno.

Durante la lunga requisitoria il Procuratore aggiunto,  aveva parlato di “unanimità dei consensi al progetto sulle stragi di Totò Riina collegiale”. “Totò Riina – aveva detto Gabriele Paci nella requisitoria- può contare su un gruppo di persone fidate che chiama “supercosa”, ai quali affida il compito di organizzare la missione romana. Questo rafforza Riina non soltanto perché ha un gruppo segreto che fa capo a lui, ma perché questo gruppo gli consentirà tra le varie opzioni operative di optare per quella che era più funzionale alla realizzazione dei suoi interessi. Scartata la missione romana sceglie quella di Capaci. Indipendente dall’esito la supercosa rafforzò i propositi di Totò Riina, con un gruppo di persone pronto ad uccidere. Nell’ottobre del ’91, con l’appoggio di Messina Denaro, Totò Riina, seppe che aveva questa disponibilità di uomini e mezzi”.

“Borsellino da tempo era nel mirino di Matteo Messina Denaro, perché poco prima delle Stragi aveva chiesto l’arresto del padre e per aver patrocinato la collaborazione di alcuni pentiti”, aveva ancora detto il procuratore aggiunto Gabriele Paci, ricostruendo davanti alla Corte d’Assise di Caltanissetta gli anni precedenti agli attentati di Capaci e via d’Amelio, nel processo in cui il latitante è accusato di essere uno dei mandanti. Per Matteo Messina Denaro, il magistrato era colui che aveva scritto l’ordine di cattura nei confronti del padre, Francesco Messina Denaro, a cui viene sostanzialmente imposta la latitanza”, aveva aggiunto il pm Paci.

Nel gennaio 1990 Borsellino aveva chiesto la sorveglianza speciale e il divieto di dimora per don Ciccio, ma il Tribunale di Trapani rigettò la richiesta, ma sulla base delle stesse accuse nell’ottobre dello stesso anno venne emesso un ordine di cattura nei confronti del capomafia”. “Avere il consenso di Matteo Messina Denaro – aveva detto ancora il Pm Paci, che oggi è reggente della Procura – gli consentiva di avere delle spie in ogni anfratto di Cosa Nostra che potevano portare alla luce quelli che erano i dissensi interni. Matteo Messina Denaro serve proprio a questo, a stanare e uccidere i riottosi”.

“Quando nel 1991 comincia la guerra di mafia Paolo Borsellino opera nel trapanese, nel territorio gestito da Matteo Messina Denaro. Abbiamo ripercorso quegli anni maledetti – aveva continuato il Pm Paci – Totò Riina, per iniziare la stagione stragista dovette veramente convincere i rappresentati provinciali della bontà del suo progetto, riuscire a costruire il consenso. Non è sostenibile che Totò Riina avrebbe comunque intrapreso a prescindere quella strada senza avere il consenso di Cosa Nostra, perché se ci fosse stato il dissenso di una delle province ci sarebbe stata una guerra. La storia di quegli anni non sarebbe stata la stessa. Messina Denaro non può aver prestato consenso con riserva. Fu lui più di tutti l’uomo che aiutò Riina a stroncare sul nascere le voci del dissenso interno”. Oggi è arrivata la sentenza, con la condanna a vita per il boss latitante.

Su Matteo Messina Denaro adesso c’è una condanna al carcere a vita dunque con “isolamento diurno per la durata di 18 mesi” e lo condanna anche”al pagamento delle spese processuali”. La Corte ha poi dichiarato l’imputato “interdetto dai pubblici uffici” e “decaduto dalla responsabilità genitoriale”. La condanna sarà, inoltre, pubblicata sul sito del Ministero della Giustizia”.

Ma non è tutto. Dovrà pagare pure il  risarcimento delle parti civili che si sono costituite. Ecco le provvisionali decise dai giudici, fino a 500mila euro in favore di ciascuna dei fratelli e dei figli degli agenti di scorta morti nelle stragi mafiose. Ma anche dei figli del giudice Paolo Borsellino, Manfredi, Lucia e Fiammetta. Trecentomila euro in favore di altri fratelli di agenti di scorta e parenti dei due giudici uccisi. E poi 100mila euro anche a figli di altrui agenti, tra cui l’autista sopravvissuto alla strage di Capaci.

 

 

Napoli, ritorna la faida con l’esecuzione del “boss” Riso

Colpito in auto con tre colpi di pistola: omicidio di camorra a Miano -  IlGiornale.it

Napoli

Napoli ritorna come città dal  chiaro stampo camorristico ed  inquieto, e mette in mostra singolari esecuzioni – nella zona di Miano.

Un commando di sicari  ha freddato il pregiudicato  Alessandro Riso, 28 anni con  un turbolento passato già scandito da precedenti penali. Il giovane è stato scaricato – come si vede nei film di questo genere -da un’auto in corsa sul piazzale esterno dell’ospedale Cardarelli intorno alle 21,30 di mercoledì, quando era già morto.

Alcuni anni fa Alessandro Riso sfuggì miracolosamente ad un vero e proprio attentato: gli furono inferte 12-13 coltellate, ma riuscì a sopravvivere. . Non si esclude che l’agguato mortale possa essere scattato davanti al negozio di detersivi di via Vittorio Veneto, sempre nel quartiere Miano, sulla cui saracinesca gli investigatori avrebbero anche trovato due fori. A terra, invece, c’erano sei bossoli. Le segnalazioni del raid in via Vittorio Veneto sono giunte alle forze dell’ordine circa 15 minuti prima dell’arrivo al Cardarelli del corpo esanime di Alessandro Riso. 
 Secondo quanto si è appreso il negozio di detersivi del quale si diceva poco sopra apparterebbe allo zio dei fratelli Cifrone, dell’omonimo clan camorristico di Miano. Anche Alessandro Riso è ritenuto dalla Direzione Distrettuale Antimafia appartenente allo stesso clan. 

Gli investigatori ritengono che  Riso potrebbe essere stato ucciso dai suoi ex amici di gruppo. Forse perché sospettato di aver  tradito qualche elemento dei Cifrone.  Oppure ucciso dal clan  dei Balzano –  perché considerato  ancora un fedelissimo della famiglia che dopo la capitolazione dei Lo Russo avrebbe avuto ambizioni di riscossa. Vedremo in seguito gli sviluppi.

 

BLITZ DELLA FINANZA NELLE SEDE DELL’AST TRASPORTI “PRESIEDUTA” DA GAETANO TAFURI E SOCIETA’ DEI “MISTERI”

 

di     R.LANZA

Blitz della guardia di finanza nella sede dell’Ast, l’azienda regionale che si occupa del trasporto extraurbano. Le ipotesi di reato sono corruzione e abuso d’ufficio.

L’AST   oggi è Società per Azioni – circa 900 dipendenti -per  garantire servizi migliori ai cittadini utenti.Il processo di riorganizzazione che ha interessato negli anni la struttura aziendale non ha erogato tuttavia servizi di qualità.  Orari non controllati, assenze degli autisti incaricati, corse che saltano frequentemente, sporcizia sui sedili e posti a sedere, degli autobus,linguaggio spesso scurrile degli operatori, indifferenza verticistica e delle direzioni cittadine.

AST SpA opera in un territorio di 11.891 kmq di superficie, pari al 47% della superficie regionale fornendo i propri servizi ad una popolazione di 3.456.649 di abitanti, 69% della popolazione regionale residente in 128 comuni.

Rete Urbana
Comuni Serviti 14
Popolazione Servita 666.267
Km Percorsi 2.956.937
Rete ExtraUrbana
Numero di Linee 114
Popolazione Servita 3.456.649
Km Percorsi 14.763.0

Recentemente l’assessore regionale Falcone, aveva respinto l’idea di una presunta compagnia aerea controllata dalla Regione Siciliana. “Apprendiamo da indiscrezioni di un progetto – dichiarò Falcone alla Stampa tramite il portavoce Stampa Fabio De Pasquale -per la costituzione di una compagnia aerea, annunciato dal presidente dell’Ast, azienda partecipata della Regione. Si ritiene opportuno precisare che si tratta di una iniziativa personale del presidente, avvocato Gaetano Tafuri, mai concordata con il governo Musumeci e della quale non conosciamo, neppure informalmente, i contenuti”. 

Resta un mistero l’operato pure di Gaetano Tafuri e sui motivi che lo spingerebbero a pensare ad una compagnia di bandiera regionale con la controllata Ast – senza una intesa con l’attuale Giunta regionale e il Presidente Musumeci così come resta un mistero la sua autonomina ed occupazione della poltrona presidenziale. E perchè non è intervenuto finora il Presidente della Regione Musumeci?    E’ per caso soddisfatto il governatore della qualità dei servizi erogati dall’AST nelle varie città siciliane?  Perchè non attua un sondaggio nelle varie fermate degli autobus?     Perchè alla guida di questa azienda non si promuove
Nello Musumeci - Wikipedia?
un personaggio di rispetto lontano da interessi particolari, politici ed economici.Ad esempio un generale in pensione dei Carabinieri ?             Quelli attuali, caro Presidente Musumeci, – sembrano al pubblico personaggi dubbi, titolari di troppi incarichi politici anche nel periodo della Mafia dei governatori,  che non hanno eliminato i disagi e il malessere della popolazione -utenza siciliana    Occorrerebbe mandarli subito a casa. 

Tafuri : dopo l’esperienza di Commissario della Metro -CircumEtnea- il 5 settembre del 2018 si è autonominato amministratore unico dell’azienda Ast Aeroservizi  che gestisce in toto l’Aeroporto di Lampedusa. L’ autonomina di Presidente è avvenuta in seno ad un’assemblea dei soci, in quell’occasione presieduta da Giovanni Amico. Amico, dirigente Ast distaccato parzialmente presso AST Aeroservizi con la qualifica di “DG – Accoutable Manager”. Ex amministratore unico della società che gestisce l’aeroporto di Lampedusa  dal 2006.  Tafuri sa bene di aver a che fare con una Società molto amata a Bruxelles e che può contare su un contributo Ue di parecchi miliardi di euro.

I suoi poteri si ampliano a tal punto che, forse non si rende conto , che così  controlla se stesso, perchè  le due società sono in rapporto diretto. Ma Tafuri trova l’espediente singolare nel testo unico in materia di società a partecipazione pubblica) che stabilisce quanto segue: “non è consentito nominare, nei consigli di amministrazione o di gestione, amministratori della società controllante a meno che la nomina risponda all’esigenza di rendere disponibili alla società controllata particolari e comprovate competenze tecniche degli amministratori della Società controllante o di favorire l’esercizio dell’attività di direzione e coordinamento.

 

All'Ast Tafuri, il "fedelissimo" - Live Sicilia
Gaetano   Tafuri
Apprendiamo adesso che nei giorni scorsi    la Guardia  di finanza ha perquisito la sede dell’Ast in via Caduti Senza Croce di Palermo ascoltando tra gli altri presidente, vice presidente e direttore generale.
 L’incarico era quello  di acquisire alcuni atti amministrativi relativi ad incarichi e appalti aggiudicati o ancora in corso di aggiudicazione.

Sulle indagini Fiamme gialle e inquirenti mantengono provvisoriamente il silenzio. L’unica certezza sembra essere che gli indagati in questa prima fase sarebbero almeno cinque. Al momento dell’accesso i finanzieri hanno chiesto ai vertici dell’Ast di essere presenti e consegnare, fra le altre cose, anche i loro smartphone.   Vedremo appresso gli sviluppi.

Vaticano: la Marogna spendeva il denaro (oltre 200 mila euro) in beni di lusso personali anzichè nelle missioni umanitarie

Caso Becciu: il Vaticano fa arrestare Cecilia Marogna, la 'dama del  cardinale' - Il Riformista

Papa Francesco vuol mettere ordine al Vaticano. Gli eventi si susseguono. I soldi sono della Santa Sede ma l’indagata li spendeva per acquistare lussuosi beni personali. L’arresto di Cecilia Marogna,la 39enne manager cagliaritana  nota come la ‘dama del cardinale‘ per il rapporto fiduciario che la legherebbe all’ex numero due della Segreteria di Stato vaticana, il cardinale Angelo Becciu. ha destato scalpore per l’uso disonesto e personale  del denaro qualificato “Missioni umanitarie”              Si sa finora che l’accusa è di peculato per distrazione di beni. Tra il dicembre 2018 e il luglio 2019 avrebbe ricevuto 500mila euro dalla Segreteria di Stato per volontà del cardinale Becciu.

Gli inquirenti vaticani hanno visto giusto, hanno indagato e scoperto l’uso improprio di quel denaro ed hanno emesso un mandato di cattura internazionale attivando l’Interpol. Nel mirino degli inquirenti vaticani sarebbero finiti  bonifici per mezzo milione di euro ricevuti dalla Santa Sede per operazioni segrete umanitarie in Asia e Africa, e , quasi per la metà, nell’acquisto di borsette, cosmetici e altri beni di lusso. Marogna, che sarebbe in possesso di una lettera firmata da Becciu che la accredita come persona di sua fiducia, avrebbe ricevuto il denaro in diverse tranche tra il dicembre 2018 e il luglio 2019 sul conto corrente della Logsic d.o.o., la società, con sede a Lubiana, di cui è titolare. Versamenti tutti con causale “contributo per missione umanitaria”. Di quei circa 500mila euro, però, quasi 200mila sarebbero stati spesi in vestiti, ristoranti e lussuosi accessori (tra l’altro 12mila euro da poltrona Frau, 2.200 da Prada, 1.400 da Tod’s, 8mila da Chanel).

È stata arrestata Cecilia Marogna, coinvolta nella grossa inchiesta sulle  operazioni finanziarie della Segreteria di Stato della Santa Sede - Il Post

Anche la “Logsic “si sarebbe rivelata una società ‘fantasma’,  un ufficio chiuso senza nemmeno la targhetta. I bonifici in questione sarebbero stati firmati quando a Becciu era già succeduto come Sostituto agli Affari generali mons. Edgar Pena Parra, ma sarebbe stato proprio l’ex prefetto per la Congregazione delle Cause dei Santi a chiedere a monsignor Alberto Perlasca, all’epoca a capo dell’ufficio amministrativo della SdS (oggi indagato nell’inchiesta vaticana), di onorare gli accordi presi con la managing director della Logsic.

Spiegano gli investigatori: “La Marogna, presentatasi come esperta in relazioni diplomatiche e diplomazia parallela, sarebbe entrata in contatto con il cardinale nel 2016, proponendosi come mediatrice su crisi internazionali di vario genere. Becciu, dopo aver fatto filtrare alla luce delle notizie uscite di sentirsi “truffato” e pronto a sporgere denuncia nei confronti della signora, ha anche precisato, attraverso il suo legale, l’avvocato Fabio Viglione, che “i contatti con Cecilia Marogna attengono esclusivamente a questioni istituzionali“.

L’indagata afferma di aver ottenuto  “il risultato di aver costruito una rete di relazioni in Africa e Medio Oriente per proteggere Nunziature e Missioni da rischi ambientali e da cellule terroristiche“, spiegando che “i fondi in Slovenia erano di garanzia per le operazioni in Africa”.

 

CODICE ROSSO: FERMATO AD ENNA DIPENDENTE DELL’OASI PER VIOLENZA SESSUALE SU UNA DISABILE

Violenza sessuale a Marina di Ragusa ai danni di una ragazza - Ragusa -  Corriere di Ragusa

Immagine d’archivio -Sud Libertà

Codice Rosso.  Il reato contestato è di violenza sessuale nei confronti di una disabile, in pieno periodo di lockdown. Presso l’Oasi di Troina, la ​Polizia di Stato – Squadra Mobile di Enna – ha eseguito, la notte scorsa,presso l’Oasi di Troina, il fermo di indiziato di delitto disposto dalla Procura della Repubblica di Enna diretta da Massimo Palmeri.  I pm Stefania Leonte e Orazio Longo, al termine dell’interrogatorio, hanno disposto il fermo di indiziato di delitto dell’indagato L.A. di 39 anni nato in provincia di Enna, per il reato di violenza sessuale aggravata dall’aver commesso il fatto ai danni di una donna disabile e nel momento in cui la stessa era a lui affidata.

La Squadra Mobile della Questura di Enna in data 11.09.2020 ha ricevuto dal legale, nominato dalla famiglia della vittima, una formale denuncia con la quale si poneva in luce che la congiunta era in stato di gravidanza, ed era già sofferente di gravissime patologie connesse ad una rara malattia genetica.     Il reato denunciato rientrava tra i nuovi delitti del Codice Rosso. Cioè quelli in cui è urgente l’immediatezza delle indagini e dei procedimenti giudiziari. Il Pubblico Ministero titolare del procedimento ha coordinato “l’avvio tempestivo delle indagini, convocando presso gli uffici della Procura della Repubblica i genitori della vittima“.

Gli investigatori della Polizia di Stato ed i Pubblici Ministeri hanno raccolto le dichiarazioni dei familiari, “tracciando sin da subito una prima ipotesi investigativa poi confermata dalle successive indagini”.            L’interrogatorio ha posto in luce elementi gravi,  “emergeva che la vittima della violenza sessuale era ospite da diverso tempo della Struttura Sanitaria I.R.C.C.S. Associazione “Oasi Maria SS” di Troina.  Qualche giorno prima del deposito della denuncia, i genitori erano stati avvisati da personale della struttura che la figlia era in stato di gravidanza-dicono gli inquirenti- Considerate le condizioni di salute particolarmente gravi non era possibile in alcun modo che la stessa avesse prestato il proprio consenso. Si è subito delineata l’ipotesi delittuosa che si potesse trattare di un grave caso di violenza sessuale”.

I primi accertamenti sanitari effettuati  con l’assistenza del reparto di ginecologia dell’Ospedale di Enna e del Policlinico di Palermo hanno consentito”di focalizzare l’attenzione degli investigatori su un gruppo di persone presenti in struttura al momento del presunto periodo di concepimento”. La donna, nel momento in cui è stato accertato lo stato di gravidanza, aveva superato la 25ma settimana di gestazione e, pertanto, alcune indagini di tipo sanitario non potevano essere effettuate per non mettere a rischio tanto la vita della donna quanto quella del feto.

. Presso la Squadra Mobile della Questura di Enna, guidata dal vicequestore aggiunto Antonino dr. Ciavola, sotto il continuo e costante coordinamento investigativo della Procura della Repubblica, sono stati  convocati i vertici aziendali della struttura sanitaria e successivamente tutti gli addetti ai vari servizi, dai medici agli operatori socio sanitari.

Dalle indagini è emerso che “nessuno della struttura sanitaria si è accorto dello stato di gravidanza, ipotizzando che l’aumento di peso della ragazza potesse dipendere dal fatto che durante il lockdown ai degenti era stato permesso di mangiare di più o che i farmaci somministrati a volte erano causa di una irregolarità del ciclo”. Dalle prime persone ascoltate dalla Squadra Mobile emergeva “solo un dato di fatto che rendeva la vicenda ancora più grave, ovvero che nessuno aveva accesso alla struttura senza autorizzazione e che altri ospiti disabili non avrebbero potuto commettere il reato“.

Le indagini- informano gli investigatori -si restringevano e sono state concentrate così sulle persone che vi prestavano l’attività lavorativa,” tanto da iniziare a procedere con il prelievo di un campione salivare per l’estrazione del profilo genetico (DNA) da parte degli operatori della Polizia Scientifica”. Dopo aver ascoltato decine di persone e prelevato diversi campioni di liquido biologico per l’estrazione del DNA, ieri mattina è stato convocato, tra gli altri, l’uomo fermato, operatore socio sanitario dipendente della struttura di Troina da due anni.

L’indagato faceva particolare confusione nel raccontare quanto accaduto negli scorsi mesi ed in particolar modo il periodo in cui la struttura di Troina era stata dichiarata zona rossa per il focolaio sviluppatosi all’interno con decine di positivi al covid-19- dicono- Gli investigatori intuendo  che l’uomo stesse nascondendo qualcosa e che non fosse del tutto sincero continuavano ad incalzare l’indagato concentrando i suoi sforzi di memoria al mese di aprile, in particolar modo alla presunta data del concepimento“.

Gli inquirenti spiegano pure che l’indagato  a fine marzo aveva  chiesto alla direzione sanitaria di poter fare accesso alla struttura per poter dare aiuto ai suoi colleghi in difficoltà ed alle persone degenti visto che era stata dichiarata la zona rossa con impossibilità di accesso o di dimissioni dall’Oasi. Dopo qualche giorno, stante la carenza di personale, veniva autorizzato ad accedere per prestare la propria attività di operatore socio sanitario.

Nei primi giorni di aprile, proprio nel periodo di massima emergenza sanitaria affrontato dalla struttura di Troina, il sospettato  era stato assegnato al reparto dove erano stati trasferiti tutti i soggetti risultati positivi al COVID-19. Nel corso di  una delle tante notti consecutive prestate in struttura, “approfittando dell’assenza temporanea dell’infermiere professionale, non curante neanche della positività al COVID -19, raggiungeva la vittima che conosceva da tempo e consumava un rapporto sessuale privandosi di ogni sistema di protezione antivirale, tuta e mascherina“.

. Al termine dell’interrogatorio la Procura della Repubblica di Enna ha disposto il fermo di indiziato di delitto, atto immediatamente eseguito dalla Polizia di Stato che ha condotto il fermato in carcere a disposizione dell’Autorità Giudiziaria. La Procura della Repubblica di Enna continuerà le attività d’indagine per chiarire ogni ulteriore aspetto ed eventuali responsabilità

Mafia catanese  “Santapaola-Ercolano”, 18 arresti dei Carabinieri

 

VARI REATI  TRA CUI “PIZZO ED ESTORSIONI”

Blitz antimafia nel Catanese disarticola il Clan Santapaola-Ercolano attiva nel capoluogo e in tutta la provincia etnea. Sono 18 gli arresti eseguiti Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Catania su delega della Dda, in esecuzione a una ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Catania. Scattato anche un provvedimento di fermo di indiziato di delitto emesso dal Pubblico Ministero a carico di ulteriori 2 persone.

Anche il Clan di S Giovanni Galermo e  Assinnata di Paternò che fanno riferimento alla famiglia “Santapaola- Ercolano”sono nei guai. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di “concorso in estorsione continuata, commessa con l’aggravante del metodo mafioso”.
E’ bastata la denuncia di un commerciante vessato dal racket delle estorsioni nel quartiere San Giovanni Galermo per far partire le indagini. Le vittime, inizialmente titolari di un punto vendita aperto nel 2001 ad Aci Sant’Antonio (CT), vennero avvicinate dai criminali che offrirono la loro “protezione” in cambio di denaro minacciando che, in mancanza, avrebbero fatto saltare in aria il supermercato.
Gli imprenditori iniziarono così a pagare mensilmente dapprima la somma di euro 350, quindi lievitata prima a 700, poi a 1.000 ed infine a 1.500 euro, in funzione dell’apertura di ulteriori altri due punti vendita situati a Valcorrente (Belpasso) e Misterbianco e di un Bar Tabacchi nel quartiere di San Giorgio a Catania, oltre al versamento di periodiche somme di denaro oscillanti tra i 500 ed i 1.500 euro versati agli esattori nelle giornate di festa in particolare quelle di spicco natalizia e pasquale

Le donne dei boss svolgevano ruolo di supplente  nelle richieste estorsive e nella riscossione delle rate mensili. Alcune si occupavano di ritirare il pizzo, mentre altre ricevevano a casa le rate estorsive.

Dicono gli inquirenti: “Dopo la pausa imposta dall’emergenza sanitaria una delle indagate, subito dopo ferragosto, si è presentata in un supermercato per chiedere gli arretrati del pizzo, avvisando il titolare dell’esercizio commerciale che da quel momento non era più protetto da rapine e danneggiamenti. Il giorno successivo lo stesso supermercato aveva subito una rapina da parte di tre soggetti con il volto coperto ed armati di pistola”.

I nomi delle persone fermate

Condotti in carcere salvo richieste legali degli avvocati difensori

1. Salvatore Basile, nato a Catania il 7.7.1971;
2. Carmelo Basile , nato a Catania il 13.8.1949;
3. Salvatore Fiore, nato a Catania il 24.12.1967;
4. Salvatore Gurreri, nato a Catania il 2.10.1973;
5. Giovanni La Mattina, nato a Catania il 12.6.1960;
6. Luca Marino, nato a Catania il 27.10.1982;
7. Roberto Marino, nato a Catania il 22.5.1959;
8. Vincenzo Mirenda, nato a Catania il 27.12.1973;
9. Francesco Lucio Motta, nato a Catania il 13.12.1986;
10. Cristian Paterno’, nato a Catania il 21.2.1981;
11. Rita Spartà, nata a Catania l’1.2.1976;

Ai domiciliari

12. Domenico Filippo Assinnata, nato ad Agira il 29.4.1952;
13. Domenico Assinnata, nato a Paternò il 16.11.1990;
14. Angelo Mirenda, nato a Bronte il 3.9.1964;
15. Arturo Mirenda, nato a Bronte il 29.6.1961;
16. Alfio Emanuele Longo, nato a Paternò il 20.12.1985;

Stato di  fermo

17. Gaetano Riolo, nato a Catania il 28.11.1968
18. Francesca Spartà, nata a Catania il 6.12.1982

Processo Salvini: rinvio al 20 novembre e dimostrazione del Potere giudiziario (Nunzio Sarpietro) di “inginocchiare il massimo potere del Governo”

Il giudice Sarpietro vince il ricorso al TAR sulla nomina del Presidente  della Corte d'Appello di TorinoGLOBUS Magazine

Nella foto il magistrato catanese dr. Nunzio Sarpietro c he ha accolto nel processo le richieste delle parti

Aggiornamento  processo a Salvini.    Abbiamo detto che il procedimento penale a carico dell’ex ministro si avvia verso l’archiviazione appena saranno ascoltati gli altri componenti del governo citati in udienza da Salvini. Compreso il presidente Conte.   Rinviata dunque  al prossimo 20 novembre, al carcere di Bicocca di Catania, l’udienza preliminare      Decisione del Gup dr. Nunzio Sarpietro alla fine della Camera di Consiglio.

 

Processo Salvini va avanti: saranno sentiti Conte, Di Maio e Toninelli
Salvini in Udienza con l’Avv. Giulia Bongiorno che ha sollecitato in Udienza di ascoltare i testi  ( in primis G.Conte premier)

COINVOLGIMENTO DEL PREMIER GIUSEPPE CONTE ,MINISTRI ED EX DELLA PRIMA COMPAGINE GOVERNATIVA

Quindi riceveranno un avviso giudiziario per  il prossimo 20 novembre il premier Giuseppe Conte e l’ex ministro Toninelli. il 4 dicembre sarà la volta del ministro degli Esteri Luigi Di Maio e della ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese.

Il Gup Nunzio Sarpietro, ha così accolto le richieste delle parti, al termine della camera di Consiglio.

La difesa dell’ex ministro aveva chiesto sentenza di non luogo a procedere perché il fatto non sussiste, in subordine approfondimento probatorio da parte del giudice al fine di accertare se le procedure di sbarco indicate nel capo di imputazione sono tutt’ora seguite dal governo Conte 2, anche procedendo all’audizione del ministro Lamorgese.

La difesa di Salvini  aveva chiesto inoltre al Gup di ascoltare dei testi a favore dell’ex ministro dell’interno. L’avvocato Giulia Bongiorno aveva sollecitato di sentire dei testi prima di decidere se rinviare a giudizio o il non luogo a procedere per il leader della Lega.

Un pò di fibrillazione , proteste e momenti di tensione si sono verificati davanti al tribunale tra fan di Salvini e manifestanti contro l’ex ministro.

Ricorderemo ancora  che la vicenda processuale sorge da un manifesto contrasto di giudizi tra la Procura distrettuale e il Tribunale dei ministri di Catania…”   compito di questo organo giudicante vista la complessità e l’impegno per la valutazione del fascicolo di assumere prove per la decisione di merito” scrive il Gup Nunzio Sarpietro nel provvedimento con cui dispone nuovi atti istruttori sul caso della nave Gregoretti. Sono due le ‘direzioni’ indicate nell’ordinanza dal Giudice dell’udienza preliminare: “Una di acquisizioni documentali e l’altra di assunzione testimoniale di soggetti qualificati e informati sui fatti di causa”.

Tra i primi “accertare quanti e quali episodi di sbarchi di migranti simili sotto il profilo degli accadimenti quello della nave Gregoretti si siano verificati nel periodo in cui l’inquisito rivestiva la carica di ministro dell’interno estendo l’accertamento anche ad altri sbarchi, avvenuti successivamente anche quando e’ cambiata la compagine di Governo (Conte 2)”. “Sugli sbarchi devono essere accertati dalla polizia giudiziaria: la data dell’evento, la narrazione degli accadimenti che hanno preceduto lo sbarco, la data di indicazione del pos (porto sicuro) e l’accertamento di quale organo lo ha adottato, verifica degli eventuali procedimenti penali instaurati in relazione ai diversi eventi di sbarco”.

Per fare fare un’adeguata verifica adottata a livello governativo, in materia di immigrazione all’epoca dei fatti e ai rapporti con l’Ue anche con riferimento al cosiddetto ‘Patto di governo’- spiega  infine il Gup Sarpietro – occorre assumere a verbale il premier Giuseppe Conte, l’allora vicepremier Luigi Di Maio, l’ex ministro dei Trasporti Danilo Toninelli, l’ex ministro della Difesa Elisabetta Trenta, l’ambasciatore Maurizio Massari e il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese”.

 

 

 

Verso l’archiviazione il procedimento penale (francamente inutile e strumentale) di Catania a carico dell’ex Ministro Salvini

MANCA IL DOLO SPECIFICO  E L’AZIONE HA VISTO IL PIENO COINVOLGIMENTO DEL GOVERNO ITALIANO”

Vertici Sac in visita ufficiale al palazzo di giustizia

 

L’udienza è cominciata. In piazza Giovanni Verga a Catania sono numerosi i fedelissimi del leader della Lega affiancato nell’occasione dai papaveri del centro destra  . Tutti in coro reclamano un procedimento rapido e positivo all’ex ministro.  Spieghiamo dunque la contestazione giudiziaria:Salvini è accusato di avere abuso dei suoi poteri per privare della libertà  personale i 131 migranti bloccati a bordo della Gregoretti dalle 00:35 del 27 luglio 2019 fino al pomeriggio del 31 luglio» successivo, quando la nave della Guardia costiera italiana è giunta l’autorizzazione allo sbarco nel porto di Augusta, nel Siracusano.

 

Foto di Matteo Salvini

 

Accuse che l’ex ministro ha – come si sa-sempre respinto con forza, come ha ribadito nella sua memoria difensiva di 50 pagine depositata alla segreteria del Gip di Catania spiegando che «non si è verificata alcuna illecita privazione della libertà personale, in attesa dell’organizzazione del trasferimento» dei migranti alla destinazione finale». L’ex ministro, che ribadisce di essere in attesa di un “Grazie” anche da parte della Magistratura etnea, spiegando di avere agito per interesse della Nazione, sintetizza così la sua linea: A bordo della Gregoretti c’erano due scafisti fermati dopo lo sbarco, i 100 migranti sono rimasti sulla nave senza pericoli e con la massima assistenza, solo il tempo necessario per concordare con il governo italiano i tempi del trasferimento in altri Paesi europei.  Salvini ha rimarcato c he le sue azioni, d’interesse generale, hanno avuto il pieno coinvolgimento del governo Conte…”

Probabile l’archiviazione da parte della Procura di Catania perchè nel procedimento manca l’elemento essenziale del “dolo specifico”

Frode di contributi pubblici, fatture false e “gonfiate”: la G.d.F denuncia otto persone

Como, emissione di fatture false: 34 indagati - La Notizia

MONTALBANO ELICONA

Otto persone sono state denunciate dalla Guardia di Finanza accusate, a vario titolo, di  reati quali la truffa aggravata finalizzata al conseguimento di erogazioni pubbliche, autoriciclaggio ed emissione di fatture per operazioni inesistenti.

 SequestratI beni e somme di denaro per un valore di oltre 1,2 milioni di euro. Provvedimenti emessi dal Tribunale di Pozzo di Gotto.    L’operazione ha messo in luce la complessa frode sui fondi destinati all’ammodernamento di un capannone aziendale, nel territorio di Montalbano Elicona (Me) rispetto al quale gli organizzatori della truffa avrebbero richiesto e ottenuto indebitamente importanti risorse finanziarie pubbliche.

Le fatture presentate all’Ispettorato dell’Agricoltura di Messina ed all’Agea sarebbero risultate, in realtà, emesse da fornitori compiacenti, per importi «gonfiati», ovvero per costi in realtà mai sostenuti o sostenuti solo in parte. Individuata anche una società cosiddetta «cartiera», con sede legale in Albania, del tutto priva di personale dipendente e di struttura operativa. La Regione Sicilia ha infine bloccato l’erogazione dell’ultima tranche del contributo, pari a 40 mila euro.

Liberato Calogero Valenza, il gelese fermato in Egitto per droga

Egitto, 27enne italiano fermato dalla polizia al Cairo: Sto bene, torno a  casa

 

Calogero Nicolas Valenza, il gelese fermato in Egitto, è stato liberato oggi  per la mediazione  dell’ambasciata italiana al Cairo e alla collaborazione delle autorità egiziane. La Farnesina conferma la liberazione del siciliano.
Originario di Gela,il giovane 27 enne era stato fermato la sera del 23 agosto all’aeroporto del Cairo dalla polizia egiziana con l’accusa di traffico di stupefacenti. A tre giorni dal fermo, il ventisettenne siciliano aveva telefonato alla famiglia per far sapere che stava bene e che il suo rilascio era solo questione di tempo. Valenza era stato arrestato al suo arrivo all’aeroporto internazionale del Cairo dopo un volo proveniente da Barcellona,in Spagna, dove il giovane vive e lavora da quattro anni.

Le accuse partivano, dopo un interrogatorio condotto dalla polizia egiziana, da uno straniero, componente di un gruppo di amici arrestati alcuni giorni prima per traffico di stupefacenti

VALENZA Calogero Alberto - Unive

Il giovane- si apprende -, è arrivato all’aeroporto di Roma e dovrebbe rientrare- la famiglia conferma – a casa domani. 

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