Sanita’ allo sfascio, senza controllo, a Napoli, a Catania, altre città, 165 sanitari irregolari, infermieri privi dei titoli -Denuncia dei NAS

 

nas - Il Fatto Alimentare

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       CRESCE IL FENOMENO DELL’ESERCIZIO ABUSIVO DELLE PROFESSIONI INFERMIERISTICHE
I Carabinieri NAS, d’intesa con il Ministero della Salute, dalla metà del mese di novembre hanno pianificato e condotto mirati servizi di controllo su tutto il territorio nazionale presso strutture sanitarie e socio-assistenziali pubbliche e private che, per sopperire alla carenza di personale e garantire l’erogazione minima dei servizi di cura ed assistenza, ricorrono sempre più spesso a contratti di appalto per avvalersi di professionalità sanitarie – medici, infermieri ed operatori sanitari – forniti da società esterne, solitamente riconducibili a cooperative.
Al fine di verificare la correttezza applicativa di tale modalità di reclutamento, l’adeguatezza dei titoli abilitativi ed il rispetto dei turni di servizio e della fruizione delle assenze, in aderenza ai Contratti Nazionali di Categoria, sono stati svolti accessi presso 1.934 strutture sanitarie, monitorando 637 imprese/cooperative private e verificando l’idoneità di oltre 11.600 figure tra medici (13%), infermieri (25%) e altre professioni sanitarie (62%) (operatori socioassistenziali, tecnici di laboratorio e figure similari), riscontrando irregolarità in 165 posizioni lavorative. I NAS hanno segnalato complessivamente 205 persone, tra responsabili di cooperative, titolari di strutture sanitarie ed operatori sanitari, di cui 83 all’Autorità Giudiziaria e 122 a quella Amministrativa.
In particolare, sono stati deferiti 8 titolari di cooperative per l’ipotesi di reato di frode ed inadempimento nelle pubbliche forniture ritenuti responsabili di aver inviato personale in attività di assistenza ausiliaria presso ospedali pubblici, in numero inferiore rispetto a quello previsto dalle condizioni contrattuali con l’Azienda sanitaria, o impiegato semplice personale ausiliario, privo del prescritto titolo abilitativo, anziché figure professionali socio-sanitarie (o.s.s.), e, infine, personale medico non specializzato per l’incarico da ricoprire.
Al riguardo, è stata accertata la fornitura di medici da parte di cooperative con età anagrafica superiore a quella stabilita contrattualmente – anche sopra i 70 anni – e l’impiego esternalizzato di risorse umane non adatto a esigenze di specifici reparti ospedalieri, come la fornitura presso reparti di “ostetricia e ginecologia” di personale sanitario, tra cui medici generici, non formato a gestire parti cesarei o, ancora, personale medico da impiegare presso il pronto soccorso non specializzato in “medicina di urgenza”.
Sono emersi molteplici casi di esercizio abusivo della professione (43 operatori) in particolare riguardanti lo svolgimento di attività infermieristiche in assenza di iscrizione all’albo e senza il riconoscimento dei titoli acquisiti all’estero, frequentemente favorite dalla mancanza di verifica preliminare da parte dei responsabili delle cooperative.
In un caso una cooperativa attiva nella provincia di Latina ha fornito un medico, già in servizio presso un ospedale pubblico in rapporto esclusività, ad un nosocomio di un’altra provincia per ricoprire turni di guardia.
Numerose le violazioni evidenziate dai NAS circa l’impiego di figure sanitarie esterne, collocate in attività lavorativa senza l’adeguata formazione sulla tutela della sicurezza nei luoghi di lavoro.
Sono state accertate e contestate anche violazioni per carenze autorizzative, funzionali e strutturali che hanno determinato, nei casi più gravi, la chiusura di 5 strutture socio-sanitarie. Interventi più significativi:
– Nas Torino, novembre 2022
Deferiti il titolare ed il direttore di una RSA della provincia di Torino, unitamente al responsabile e a 4 dipendenti della cooperativa sociale fornitrice del personale della struttura. Gli accertamenti hanno consentito di appurare che i 4 dipendenti esercitavano la professione sanitaria di infermiere, sebbene privi del riconoscimento dei rispettivi titoli abilitanti la professione. Un ulteriore controllo eseguito presso un presidio ospedaliero della provincia di Vercelli, ha determinato il deferimento del legale rappresentante della società cooperativa gerente i servizi sanitari in favore della struttura, per aver fornito medici di età anagrafica superiore a quella stabilita contrattualmente (under 70) nonché inviato personale sanitario, tra cui medici generici, al reparto di “ostetricia e ginecologia” non adeguatamente formato alle esigenze del settore in quanto incapace ad effettuare parti cesarei.
– Nas Milano, novembre 2022
Nel corso dell’attività ispettiva condotta presso una RSA della provincia di Milano, è stata accertata la presenza in servizio di un’infermiera, di cittadinanza extra-UE, priva dei necessari titoli abilitanti la professione sanitaria sul territorio nazionale. La donna è stata deferita alla competente A.G. per esercizio abusivo della professione, in concorso con il responsabile della cooperativa fornitrice del personale sanitario alla struttura ed ai due titolari della RSA.
– Nas Alessandria, novembre 2022
A seguito del controllo presso una casa di riposo della provincia di Cuneo, sono stati deferiti in stato di libertà:
una donna, socia di una cooperativa di Cuneo, per aver esercitato abusivamente la professione di infermiera poiché priva dei titoli abilitativi;
– il presidente del consiglio di amministrazione della medesima cooperativa per aver omesso di verificare il possesso del titolo da parte della donna, mettendola a disposizione della struttura ricettiva per anziani. Due ulteriori controlli eseguiti presso RSA ubicate nelle province di Cuneo ed Alessandria, hanno determinato la segnalazione alle competenti Autorità Amministrative dei legali rappresentanti delle società cooperative fornitrici del personale, per aver inviato presso le residenze rispettivamente 2 e 5 operatori socio sanitari privi del titolo abilitativo.
– Nas Firenze, novembre 2022
A seguito dell’ispezione presso una RSA della provincia di Prato, sono state deferite in stato di libertà una fisioterapista e la responsabile di una cooperativa di Pistoia che aveva consentito alla prima di svolgere la propria attività all’interno della residenza sanitaria, in assenza dell’iscrizione al relativo albo delle professioni.
– Nas Latina, dicembre 2022
Deferito un medico chirurgo convenzionato, con rapporto di esclusività presso il pronto soccorso di un ospedale della provincia di Roma, per aver effettuato turni di guardia, per conto di una cooperativa di servizi sanitari, presso un altro nosocomio della provincia di Latina. L’indebita percezione delle indennità è stata quantificata in 3.000 euro.
– Nas Campobasso, novembre 2022
Deferiti i due titolari di una società cooperativa per aver fornito servizi sanitari diversi da quelli appaltati dall’Azienda Sanitaria Regionale, presso i reparti di pediatria di più ospedali molisani. In particolare è stato accertato l’impiego di medici in turni continuativi di oltre 24 ore, senza la concessione di alcun periodo di riposo, previsto dopo le 12 ore di servizio anche da capitolato di appalto. Gli oltre 100 turni lavorativi con orari notevolmente in esubero sono stati effettuati sia da medici forniti dalla citata cooperativa, sia da quelli appartenenti all’Azienda Sanitaria Pubblica, motivo per cui si è proceduto a segnalare alla competente Autorità Amministrativa anche il direttore generale della locale Azienda Sanitaria.
Nas Catania, novembre 2022
A seguito di un controllo effettuato presso il pronto soccorso di un presidio ospedaliero di Catania, è stato deferito il presidente della cooperativa gerente le attività interne di assistenza ausiliaria ritenuto responsabile di frode contrattuale nelle pubbliche forniture. È stata infatti rilevata la presenza, nel turno lavorativo, di personale ausiliario in numero inferiore rispetto a quello previsto dalle condizioni contrattuali stabilite nel disciplinare di gara. Allo stesso modo sono stati deferiti in stato di libertà i presidenti di due cooperative private di servizi sanitari gerenti la fornitura di personale specializzato in due ulteriori presidi ospedalieri della provincia di Catania dove è stato rilevato, in un caso presso l’unità operativa complessa di chirurgia generale, l’impiego di normale personale ausiliario privo del prescritto titolo abilitativo in luogo di figure professionali socio-sanitarie (O.S.S.), e, nell’altro, presso il reparto di pronto soccorso, l’impiego di personale medico privo della specializzazione in medicina e chirurgia di accettazione ed urgenza.
– Nas Napoli, novembre 2022
Deferito in stato di libertà il presidente del consiglio di amministrazione di una cooperativa sanitaria della provincia di Napoli per aver omesso di attuare le previste visite mediche e la formazione dei propri lavoratori. 

Un dirigente della Regione Sicilia Ispettorato del lavoro sfruttava la sua posizione dominante per pianificare le attività ispettive

 

Getta ombre sull’Ispettorato del Lavoro di Siracusa l’operato della dirigenza dell’Ufficio.l direttore dell’ Ispettorato Territoriale del Lavoro di Siracusa, Michelangelo Trebastoni, 60 anni, e un suo collaboratore di 54 anni sono finiti agli arresti domiciliari mentre  sono stati notificati i provvedimenti interdittivi della durata di un anno con un divieto di esercitare la professione di consulente del lavoro ad altre tre persone, per un professionista di 47 anni e due divieti di esercitare uffici direttivi presso persone giuridiche e imprese per due imprenditori di 56 e 58 anni.

 

Michelangelo Trebastoni il dirigente nei guai seri

La Guardia di Finanza di Siracusa , su disposizione della Procura della Repubblica aretusea che ha coordinato le indagini, ha eseguito un’ordinanza del gip del Tribunale di Siracusa. Tutti sono accusati a vario titolo di corruzione, concussione e rivelazione di segreto d’ufficio ad opera di dirigenti e funzionari dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro i quali, in cambio di utilità di varia natura, avrebbero condizionato la pianificazione e/o l’esito delle attività ispettive in favore di diversi imprenditori.

Le indagini dei finanzieri della Compagnia di Noto, hanno rivelato l’esistenza di un consolidato circuito corruttivo alimentato da solidi legami di amicizia che univano corrotti e corruttori. In particolare, nel corso di un controllo in materia contributiva e previdenziale nei confronti di un istituto di vigilanza privata – inizialmente eseguito in forma congiunta a personale dell’Inps – i funzionari dell’Ispettorato Territoriale, su disposizione del loro direttore, omettevano di contestare i rilievi emersi, ricevendo in cambio, da parte del rappresentante legale della società oggetto dell’ispezione con la compiacenza del proprio consulente del lavoro, l’assunzione di un soggetto segnalato dallo stesso direttore dell’Ispettorato.

Gli omessi controlli però non hanno frenato  l’Inps che  ha proseguito l’attività ispettiva elevando lo stesso sanzioni pari a circa 80 mila euro per violazioni di carattere amministrativo. Le Indagini hanno consentito di ricostruire una fitta rete di contatti mirata a sfruttare l’influenza derivante dalla posizione dominante del direttore dell’Itl di Siracusa per favorire svariate situazioni inerenti ai suoi interessi personali o a quelli di persone a lui vicine.

Il dirigente infatti, abusando del proprio incarico e dei propri poteri, ha convocato più volte negli uffici dell’Ispettorato un socio di una nota scuola di lingue estere al fine di ottenere un trattamento di favore e un’assistenza dedicata in vista dell’iscrizione del figlio a un corso di inglese. Non avendo ricevuto un feedback positivo da parte dell’imprenditore, il direttore ha poi disposto nei giorni successivi l’avvio di un accertamento ispettivo.

In un’altra occasione, ad essere convocati nella direzione dell’ITL sono stati i titolari di un negozio di ottica; agli stessi veniva ventilata l’ipotesi di accertamenti sulla loro società con l’individuazione di sicure anomalie, scongiurate grazie all’intervento del direttore il quale, in cambio, otteneva la promessa di un trattamento di favore per l’acquisto di occhiali da vista.

L’alto dirigente, inoltre, nel corso di alcuni incontri con i responsabili di numerosi supermercati della Sicilia Sud-Orientale prospettava alle controparti la pianificazione di controlli in modo da condizionarne l’esito senza l’irrogazione di sanzioni amministrative, ottenendo in cambio l’assunzione di persone da lui segnalate in diversi punti vendita.

Il direttore e una persona di fiducia che fungeva da intermediario tra l’Ispettorato e le aziende sono stati messi  agli arresti domiciliari mentre due imprenditori operanti nel settore della vigilanza privata e il consulente del lavoro che hanno assicurato l’assunzione del personale segnalato dal dirigente dell’Ispettorato sono stati destinatari delle misure interdittive. Forse anche la Regione siciliana interverrà con un procedimento disciplinare nei confronti del direttore dell’Ispettorato.

 

Lotta al crimine organizzato- La Finanza sequestra beni per un valore di oltre 290 milioni di euro

 

Sbarco di migranti a Messina, polizia e guardia di finanza arrestano un egiziano | Seguo News

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Napoli,

 Un provvedimento di sequestro emesso dalla Sezione per l’Applicazione delle Misure di Prevenzione del Tribunale di Napoli, su proposta della locale Procura della Repubblica, avente ad oggetto un patrimonio mobiliare e immobiliare del valore di oltre 290 milioni di euro è stato notificato ad un  imprenditore ritenuto contiguo alla criminalità organizzata campana, nel cui interesse egli avrebbe operato, nel corso di un lunghissimo arco temporale, a fini di riciclaggio e attraverso fittizie intestazioni di beni (condotta, quest’ultima, accertata con sentenza di condanna definitiva).

In particolare, il materiale probatorio acquisito nel corso delle indagini svolte dalle fiamme gialle felsinee e campane, corroborato dalle concordi dichiarazioni di cinque collaboratori di giustizia, ha consentito di appurare come il detto imprenditore abbia agito in sinergia economica con esponenti di spicco di diversi clan camorristici, fungendone da catalizzatore degli interessi criminali in vari settori commerciali, primo fra tutti quello degli investimenti immobiliari.

Le emergenze investigative hanno fatto emergere, inoltre, una sistematica attività di sottrazione all’imposizione tributaria di ingentissime somme di denaro, reinvestite in operazioni commerciali ed edilizie.

Le indagini economico-patrimoniali eseguite sul predetto imprenditore e sui componenti del suo nucleo familiare hanno acclarato, nel periodo 1993-2021, la totale assenza di redditi ovvero l’esistenza di redditi dichiarati del tutto irrilevanti e decisamente incongruenti rispetto alla cospicua disponibilità finanziaria, alla titolarità di numerose partecipazioni societarie e al vastissimo patrimonio immobiliare.

Su queste basi, in applicazione delle disposizioni del “Codice Antimafia”, sono stati sottoposti a sequestro 12 società, 16 autoveicoli, 37 rapporti finanziari e 639 immobili e terreni, ubicati nelle province di Napoli, Benevento, Caserta, Bologna, Ravenna, Latina e Sassari.

Scoperte truffe ai danni delle imprese – Sette indagati e sequestro denaro

 

polizia postale

Comunicato -Foto Uff.Stampa Polizia

 

Indagate 7 persone appartenenti ad un’organizzazione criminale specializzata in truffe ai danni di piccole e medie imprese operanti sull’intero territorio nazionale. Nei loro confronti sono state applicate le misure cautelari dell’obbligo di dimora e della presentazione alla polizia giudiziaria, oltre al sequestro preventivo di quasi mezzo milione di euro.  La Polizia di Brescia ha inoltre eseguito perquisizioni personali, locali e informatiche nelle province di Milano e Brescia.

Dallo sviluppo dell’attività investigativa svolta dai poliziotti della Polizia postale di Crotone, dove una delle vittime ha presentato denuncia, è emerso che il meccanismo delle truffe era basato sull’utilizzo di e-mail e Pec apparentemente riconducibili ai principali istituti bancari italiani, inviate massivamente per promuovere falsi finanziamenti per l’industria.

Alle società prese di mira dagli indagati, veniva prospettata la possibilità di accedere a finanziamenti per piccole e medie imprese garantiti da Cassa Depositi e Prestiti, la sola condizione imposta per l’erogazione del prestito era la sottoscrizione di una polizza assicurativa, con versamento di premio unico iniziale corrispondente al 1,2% o 1,4% del valore della somma erogata. Il pagamento di tali premi confluiva di fatto su conti correnti esteri nella disponibilità dell’organizzazione.

Una volta avvenuto il pagamento, al momento della concretizzazione dell’operazione e della stipula del contratto di prestito, i truffatori sparivano. Tale attività illecita, in breve tempo, ha consentito di guadagnare circa 500 mila euro.

Durante l’operazione sono stati sequestrati 20 mila euro in contanti nella disponibilità degli indagati, oltre a numerose carte di credito e a numerosi dispositivi informatici e telefonici usati per commettere le truffe.

 

La Corte dei conti contesta alla classe dirigente della Regione siciliana numerose irregolarità e 866 milioni di disavanzo

 

 

Corte dei Conti, condannato dipendente per danno d'immagine ...

 

Palermo,

Le Sezioni riunite della Corte dei Conti hanno  sospeso il giudizio di parificazione del rendiconto della Regione per il 2020 contestando numerose irregolarità nel conto economico e nel conto patrimoniale oltre che il risultato di amministrazione e ha deciso di sollevare la questione di legittimità costituzionale del ripiano del disavanzo di 2,2 miliardi che era stato spalmato in dieci esercizi finanziari mentre per i giudici andava fatto in tre anni.

Brutta storia per la classe dirigente della Regione siciliana. SONO TANTI GLI ILLECITI, LE ANOMALIE RILEVATE DALLA PROCURA. Il governo Schifani, in sostanza, dovrebbe adesso interessare il governo centrale per prevedere  già nel prossimo bilancio 866 milioni di euro .  Ma le irregolarità sono state commesse e non possibile , nè è giusto, come afferma Marco Falcone , sistemare tutto a Roma. E la ricerca delle responsabilità?       Attenzione dunque Falcone, le sue affermazioni hanno intento di copertura delle macchie della classe dirigente siciliana.  E’ un tipo di Mafia che non ci piace perchè non consente di pagare gli errori, gli illeciti e riproduce ogni anno il solito copione.

L’assessore all’Economia, Marco Falcone pensa di eludere la pronuncia della Corte dei conti : “Tratteremo subito col governo Meloni, basta una norma interpretativa che dia ragione alla Regione siciliana e che faccia decadere il motivo del contendere”.

Il pronunciamento dei giudici è più pesante rispetto alla richiesta che aveva fatto la Procura della Corte dei conti, che aveva proposto il via libera al bilancio consolidato 2020 senza le parti che riguardavano il ripianamento del disavanzo, il conto economico e quello patrimoniale oltre a una trentina di partite contabili contestate nei capitoli di entrata, di spesa e dei residui attivi e passivi. La partita più consistente riguarda il deficit. Per i giudici la Regione doveva spalmare il disavanzo in tre anni e non in dieci, come ha fatto, per due motivi: non si poteva fare con un decreto legislativo ma serviva una legge e comunque il provvedimento è stato fatto prima che fosse approvato lo stesso decreto legislativo. Sulla questione il giudizio passa alla Corte Costituzionale.

Palazzolo Acreide, badante infedele , da poco assunto, trafugava tutto l’oro di famiglia

 

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Palazzolo Acreide,

I Carabinieri della Stazione di Palazzolo Acreide hanno sottoposto a fermo di indiziato di delitto un campano di 45 anni, con precedenti per reati contro il patrimonio ed altro, da poco assunto, tramite internet, come badante da una coppia del luogo e che, durante la permanenza presso l’abitazione dei coniugi, ha trafugato tutti i monili in oro di famiglia.

L’uomo si era fatto assumere come badante ma non aveva mai assistito veramente il marito della donna che, in più di una circostanza era stato lasciato solo a casa nonostante le condizioni di salute. La donna, insospettita dal comportamento poco professionale del badante e dalla sua improvvisa disponibilità di denaro, ha richiesto l’intervento dei Carabinieri che hanno constatato in casa il furto di tutti gli oggetti d’oro.

Le immediate ricerche del 45enne hanno consentito ai militari di rintracciare l’uomo, pronto per la fuga, all’interno di un bar poco lontano con al seguito un trolley. Le successive verifiche hanno permesso ai Carabinieri di individuare a chi erano stati venduti gli oggetti d’oro, che sono stati recuperati e restituiti alla coppia. Il fermato è stato condotto presso la Casa Circondariale Cavadonna di Siracusa a disposizione dell’A.G. aretusea.

Troppi “prestanomi” forniti da società terze- La Finanza sequestra 17 milioni di euro ad imprenditore

 

 

Roma,

 Decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca, anche per equivalente, di beni per un valore superiore a 17 milioni di euro è stato eseguito nei confronti di un imprenditore romano a capo di consorzi e cooperative, allo stato indiziato di reati fiscali.

Il provvedimento cautelare è stato emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale capitolino, su richiesta della Procura della Repubblica di Roma, al fine di assicurare il denaro e le altre utilità derivanti dai delitti tributari.

Le indagini sviluppate dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Roma hanno riguardato 2 consorzi e 11 società amministrate da “prestanomi”, dedite alla somministrazione di manodopera, in particolare alla fornitura di personale messo a disposizione di imprese terze, dislocate su tutto il territorio regionale e operanti prevalentemente nel settore della grande distribuzione organizzata. Il meccanismo illecito intercettato registrava la fornitura di personale, attraverso la previsione di contratti di servizio volti a dissimulare un’interposizione di manodopera, formalmente alle dipendenze di molteplici società riconducibili al soggetto indagato le quali omettevano il versamento dell’Iva nonché quello delle ritenute sui redditi erogati ai lavoratori dipendenti.

L’attività di servizio è il frutto del costante presidio offerto dal Corpo, in sinergia con l’Autorità giudiziaria, a contrasto dell’evasione fiscale che costituisce un grave ostacolo allo sviluppo economico e rappresenta un freno alle prospettive di ripresa e rilancio dell’economia nazionale. I provvedimenti sono stati emessi nell’ambito della fase delle indagini preliminari, allo stato delle attuali acquisizioni probatorie e, in attesa di giudizio definitivo, sussiste la presunzione di non colpevolezza.

Giro di fatture false, denunciate le imprese beneficiarie delle fatture inesistenti

 

Frodi e fatture false per 12 milioni, Scattano le manette per due  imprenditori

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Roma,

Beni mobili ed immobili, nonché denaro e quote sociali, sono stati sequestrati nei confronti di 22 amministratori di società dai Finanzieri del Comando Provinciale di Roma, che hanno anche arrestato il titolare di un’impresa, in esecuzione di un decreto emesso dal G.I.P. del Tribunale di Velletri su richiesta della locale Procura della Repubblica.

Le Fiamme Gialle della Compagnia di Colleferro, durante una verifica fiscale a una ditta individuale di Artena operante nel settore delle ristrutturazioni edilizie, si sono imbattute in una vera e propria “cartiera”, dedita alla seriale emissione di fatture false ad altre imprese situate ad Artena, Colleferro, Rocca Priora, San Cesario, Velletri, Roma e nelle province di Teramo, Pisa, Napoli e Latina, che, in tal modo, conseguivano indebiti vantaggi fiscali, abbattendo i ricavi e maturando un ingente credito di IVA, da utilizzare in compensazione con altre posizioni debitorie fiscali e previdenziali.

Gli approfondimenti, che hanno anche riguardato le movimentazioni sui conti correnti bancari riconducibili alle persone e alle imprese coinvolte nella pratica fraudolenta, hanno fatto piena luce sulle modalità di retrocessione alle imprese beneficiarie delle fatture (inesistenti) delle somme bonificate all’emittente, che avveniva con denaro contante, parte del quale occultato in finte travi di legno presso l’abitazione di uno degli indagati.

L’uomo colpito dall’ordinanza di custodia cautelare in carcere, incurante delle indagini, aveva disinvoltamente costituito un ulteriore società proprio per proseguire la lucrosa attività.

Complessivamente sono indagate 22 persone per l’ipotesi di reato di emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti e, in attesa di giudizio definitivo, vale la presunzione di non colpevolezza degli indagati.

Gli elementi raccolti dai militari hanno permesso alla Procura della Repubblica di ottenere dal G.I.P. l’emissione del provvedimento cautelare.

L’operazione si inquadra nella più ampia azione posta in essere dall’Autorità Giudiziaria e dalla Guardia di Finanza di Roma a contrasto delle frodi fiscali che alterano le regole del mercato e danneggiano i cittadini e gli imprenditori onesti.

Blitz Carabinieri nel parco Verde e nel Bronx-Scoperto Bunker per latitanza

Droghe: cosa si vende in Piazza di Spaccio? - Focus.it
Napoli 

Bunker in costruzione come quelli dell’entroterra calabrese. Rifugi studiati per viverci settimane e sfuggire alle manette, per rimanere in città e continuare a controllare gli affari illeciti. Per nascondere armi, droga. Come dei depositi merce. Invisibili.

I Carabinieri della Compagnia di Caivano, insieme a quelli dello squadrone eliportato Cacciatori di Calabria hanno perquisito decine di caseggiati popolari nel rione parco verde e nel bronx. 4 i bunker scoperti. L’accesso era camuffato nelle cantine, nei seminterrati e nelle aree condominiali. Uno di questi ancora in costruzione, come in un cantiere.

L’ingresso da una botola blindata, nascosta in una parete di mattoni. Altrettanto ingegnoso il trucco utilizzato per nascondere droga e proiettili. Lungo un muretto di cinta di uno dei palazzoni era stato scavato un piccolo vano, esattamente della stessa dimensione del mattone che lo componeva. A coprirlo uno sportello sul quale era stato agganciato uno strato di tufo, muschio compreso, che si mimetizzava perfettamente con il resto della parete.

Nella cavità quasi un chilo di cocaina diviso in 5 panetti e 20 panetti di hashish per oltre 4 chili di sostanza. E ancora 50 proiettili calibro 7,65 e 57 calibro 9×21 millimetri. Durante il blitz è stato scoperto anche una sorta di laboratorio per il confezionamento della droga. E’ stato sequestrato. Continuano le indagini per identificare chi avesse commissionato quei nascondigli.

Catania: Provvedimento di sequestro per circa 25 milioni di euro e 13 indagati

 

Pubblichiamo il Comunicato della Finanza di Catania

I finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catania e i funzionari dell’Agenzia delle accise, delle dogane e dei monopoli della DT VII Sicilia, nell’ambito di indagini coordinate dalla Procura Europea di Palermo hanno dato esecuzione, nelle Province di Catania, Palermo, Enna, Catanzaro e Reggio Calabria, a un’ordinanza con cui il Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Catania ha disposto misure cautelari reali per un valore di circa 25 milioni di euro nei confronti di 8 società, 2 ditte individuali e 13 indagati, ritenuti, a vario titolo, responsabili dei reati di sottrazione all’accertamento o al pagamento dell’accisa su prodotti energetici nonché di infedele dichiarazione dei redditi, emissione di fatture per operazioni inesistenti e omessa dichiarazione dei redditi al fine di evadere l’imposta sul valore aggiunto.

L’indagine, condotta dalle unità specializzate del Gruppo Tutela Finanza Pubblica del Nucleo PEF della Guardia di Finanza di Catania e del Gruppo Operativo Regionale Antifrode della predetta Agenzia, ha riguardato due distinti gruppi criminali che avrebbero commercializzato:

  • prodotti petroliferi illecitamente introdotti nel territorio nazionale, per la successiva rivendita a basso costo, in evasione dell’IVA e delle accise;
  • gasolio uso agricolo e miscele non autorizzate, fraudolentemente destinati all’uso autotrazione.

Le investigazioni, eseguite attraverso tecniche, di riscontro sul territorio, analisi documentali e richieste di mutua assistenza e cooperazione amministrativa, hanno consentito, nell’attuale stato del procedimento in cui non è stato ancora instaurato il contradditorio con le parti, di ricostruire i sistemi di frode che gli indagati avrebbero utilizzato.

In particolare, un primo gruppo criminale avrebbe provveduto a:

  • introdurre illecitamente nel territorio dello Stato ingenti quantitativi di prodotti energetici provenienti da Austria, Germania, Repubblica Ceca, Romania e Slovenia, formalmente indirizzati a due depositi in provincia di Verona e Catania, ma di fatto destinati ad altri siti etnei di stoccaggio gestiti dagli indagati;
  • cedere a basso costo i citati carburanti a favore di imprese di autotrasporto e distributori stradali operanti nel territorio siciliano.

La competitività dei prezzi praticati sarebbe stata assicurata grazie alla sistematica evasione delle imposte dovute sui prodotti energetici, in particolare all’IVA, ricorrendo a fatture per operazioni inesistenti e alla successiva Il secondo gruppo criminale, con base operativa in provincia di Catania, avrebbe effettuato cospicui acquisti di gasolio a uso agricolo e prodotti energetici “allungati” con oli esausti di scarsa qualità presso tre distinti depositi commerciali di Reggio Calabria, Gioia Tauro e Palermo, per poi commercializzarli nella regione sicula senza versare le relative imposte.

Le ipotesi investigative sarebbero corroborate anche dall’esecuzione di specifici incontri sulla reale movimentazione dei prodotti energetici in ambito regionale, che hanno portato al sequestro di oltre 125000 litri di carburanti di illecita provenienza, unitamente ai mezzi e alle attrezzature utilizzare per il trasporto e lo stoccaggio della merce. All’esito dell’attività svolta, è stata data esecuzione alla misura disposta dall’A.G. etnea, su proposta della Procura Europea, di sequestro preventivo, finalizzato alla confisca, di denaro, beni e altre utilità nella disponibilità delle predette persone fisiche e giuridiche, in tutto 13 indagati e 10 soggetti economici, fino a concorrenza dell’importo di circa 25 milioni di euro, ritenuto il profitto dell’ingente evasione dell’IVA (pari a circa 16 milioni di euro), delle accise e dell’imposta di consumo.

L’attività di polizia riflette la stretta sinergia operativa tra la Procura Europea, la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle accise, delle dogane e dei monopoli nella tutela degli interessi economici-finanziari dell’UE e dei bilanci nazionali nonché del corretto funzionamento degli impianti di distribuzione e della qualità dei prodotti petroliferi a garanzia dei consumatori.