SUD LIBERTA’ : LE PIAGHE DEL SUD

 

di   Raffaele Lanza

E’ difficile prevedere, anche se non impossibile, prevedere come la storia patria giudicherà nel prossimo futuro la Sicilia e il Sud  di questi anni. Sono anni bui anche se i fenomeni negativi che riscontriamo nel Sud sono caratteristiche anche altrove.   Gli abusi, l’arrivismo, l’insipienza amministrativa, l’incapacità e la miopia politica, il parassitismo degli inetti, l’ingiustizia sociale, la Mafia, la Camorra: non abbiamo inventato nulla che altrove non si sia verificato prima e contemporaneamente: quel che colpisce tuttavia è la dimensione enorme di questi fenomeni che nel resto del Paese appaiono più attenuati Eppoi l’assenza della volontà politica generale con esclusione del premier Conte che si vuole ad ogni costo isolare in questo sforzo di fenomeni costruttivi nel Sud.    Le piaghe sono tante, ne riportiamo diverse, gravi e fondamentali del territorio

Disoccupazione, produttività, assenteismo uffici, malfunzionamento pubblica amministrazione siciliana,droga, prostituzione, usura, ludopatia, evasione fiscale: le zone franche di un Sud in deficit di legalità, un territorio difficile da controllare insieme al resto d’Italia

 

La crescita del Pil risulterebbe in lieve accelerazione nel 2020 (+0,6%). Emerge dal rapporto sulle prospettive per l’economia italiana nel 2019-2020 diffuso  dall’Istat.

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L’attuale scenario di previsione è caratterizzato da alcuni rischi al ribasso rappresentati da possibili evoluzioni negative dei conflitti tariffari e delle turbolenze geopolitiche con riflessi sfavorevoli sull’evoluzione del commercio internazionale e sul livello di incertezza degli operatori.

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Nell’anno corrente, la domanda interna al netto delle scorte fornirebbe un contributo positivo alla crescita del Pil pari a 0,8 punti percentuali; l’apporto della domanda estera netta risulterebbe moderatamente positivo (+0,2 punti percentuali) mentre la variazione delle scorte fornirebbe un impulso ampiamente negativo (-0,8 p.p.). Nel 2020, il contributo della domanda interna si manterrebbe su livelli simili a quelli dell’anno corrente (+0,7 p.p.), la domanda estera netta contribuirebbe ancora positivamente (+0,1 p.p.) mentre le scorte fornirebbero un contributo negativo ma di intensità contenuta (-0,2 p.p.).

Sul problema cancrenoso della disoccupazionee l’Istat rileva che il proseguimento della dinamica positiva del mercato del lavoro determinerebbe un aumento dell’input di lavoro a ritmi superiori a quelli del Pil (+0,7% in termini di unità di lavoro in entrambi gli anni) mentre il tasso di disoccupazione segnerebbe un deciso miglioramento nell’anno corrente (10,0%) per poi scendere marginalmente nell’anno successivo (9,9%). In Sicilia resta in ogni caso la paralisi e il congelamento dei posti. Alcuni vuoti si colmano in virtù del “Reddito di cittadinanza che in questa fase punta all’occupazione del giovane disoccupato”.

La cresi della burocrazia,della pubblica amministrazione dove tutto è fermo o quasi perchè aleggia sempre l’ombra di un magistrato dietro il malaffare e il clientelismo ha messo in crisi l’economia.  Nel Sud gli imprenditori convivevano con i governanti e i politici locali per uno scambio reciproco di favori Oggi la situazione di controllo dei nuclei specializzati delle forze dell’ordine non consente ai malavitosi – nella gran parte dei casi- di farla franca– L’economia italiana continua a essere caratterizzata da una prolungata fase di bassa crescita della produttività. Nel periodo 2014-2018, rileva l’Istat, in Italia la produttività del lavoro, misurata in termini di ore lavorate, è aumentata in misura contenuta (+0,3% la crescita media annua), con un ampliamento del divario rispetto all’area euro (+1,0%). In particolare, nel 2018 la produttività del lavoro è diminuita dello 0,3%, sintesi di una crescita delle ore lavorate (+1,3%) superiore a quella del valore aggiunto (+1,0%).                         Le altre piaghe -appresso riportate- analizzate da “Interris” di Aldo Bonaiuto e Giacomo Galeazzi

Vediamo un pò.
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Droga

Controllavano lo spaccio di droga, lo sfruttamento della prostituzione, l’accattonaggio, sottoponendo gli aspiranti affiliati a cruenti riti di iniziazione nei quali era previsto anche di bere sangue umano misto ad alcol. Univano tradizione e modernità, le due gang nigeriane sgominate a Bari nell’ambito di un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia culminata in 32 arresti in varie regioni. Nel capoluogo pugliese avevano ricostruito il modello dei clan creato diversi anni fa nel loro Paese (come degenerazione criminale delle confraternite nate in Nigeria negli anni ’50) e replicato in altre città italiane. Le attività illecite erano talmente lucrose da incidere pesantemente sull’aumento vertiginoso delle rimesse, dall’Italia alla Nigeria, documentato dalla Banca d’Italia negli ultimi anni. Dal 2016 al 2018, è stato riscontrato, i soldi inviati nel paese africano da residenti in Italia erano quasi raddoppiati, arrivando a 74 milioni di euro. In Italia la droga più consumata è la cannabis, con una persona su dieci che ne ha fatto uso almeno una volta nell’ultimo anno. Al secondo posto l’uso di cocaina, oppioidi e spice (cannabinoidi sintetici), secondo i dati dell’Osservatorio Ue delle tossicodipendenze. In crescita il mercato delle sostanze sintetiche (anfetamine, mdma) e, in misura minore, dell’eroina. In media muoiono di overdose trecento persone all’anno.

Prostituzione

“In Puglia sono stati condannati a 8 anni di reclusione due fratelli per riduzione in schiavitù, prostituzione minorile e sequestro di persona ai danni di tre connazionali 16enni, una delle quali ha denunciato i propri aguzzini, raccontando di essere stata costretta a prostituirsi nonostante la gravidanza e che le era stata prospettata anche la possibilità di vendere il suo bambino per 28 mila euro. Le ragazze vivevano in baracche chiuse dall’esterno con catene e lucchetti, costrette a prostituirsi per otto ore al giorno in cambio di un pacchetto di sigarette, private di telefoni e documenti e picchiate. “Si consuma un dramma colossale sulle nostre strade – commenta don Aldo Buonaiuto, sacerdote anti-tratta della Comunità Papa Giovanni  XXIII e autore del saggio-inchiesta ‘Donne crocifisse’ -. E’ un fenomeno attualmente quadruplicato a causa delle organizzazioni criminali che portano le ragazzine nigeriane nella nostra penisola con l’unico obiettivo di ridurle in macchinette per fare soldi veloci da re-investire nella compravendita di droga e armi”.  Un mercato sciagurato dove il cosiddetto cliente diventa di fatto corresponsabile. “E’ la domanda che produce un’offerta così smisurata e quindi, coloro che richiedono persone giovanissime per soddisfare i propri turpi sfoghi, sono complici e benefattori del racket- aggiunge don Buonaiuto -. Il contrasto a questa piaga deve fondamentalmente partire dal cuore, dalla coscienza di ognuno che, al di là delle logiche di partito o altro, dovrebbe chiedersi: e se un giorno le nostre figlie o nipoti dovessero diventare come le vittime abbandonate e sole di oggi?”.

Usura

“Sono sette le persone arrestate nell’operazione dei Carabinieri del Comando Provinciale di Latina che ieri ha sgominato un giro di spaccio e usura. A finire agli arresti esponenti di spicco di clan della criminalità organizzata con l’accusa di estorsione, rapina, spaccio di stupefacenti ed esercizio abusivo del credito. Le indagini dei carabinieri sono iniziate nel 2018 grazie alla collaborazione di un imprenditore di Aprilia, che tentò il suicidio dopo essere finito nella morsa degli usurai per un prestito da 5 mila euro, chiesto per pagare una macchina, lievitato a 10 mila nel giro di pochi mesi e sfociato in minacce di morte a lui e alla sua famiglia. Grazie ai proventi di una fiorente piazza di spaccio a Latina che riforniva i clienti di marijuana hashish e cocaina utilizzando anche corrieri minorenni, il gruppo criminale faceva parte di una rete di finanziatori che prestava i soldi a strozzo, grazie a una rete di intermediari a caccia di imprenditori in difficoltà. In Italia le famiglie con una grande esposizione all’usura, con i conti in fallimento, sono aumentate, in dieci anni, del 53,5%, passando da 1 milione e 277 mila a quasi due milioni (1.959.433). La “riserva economica”, cioè il margine nella disponibilità della famiglia, è diminuita idel 13%. La più grave esposizione all’usura riguarda tutte le province calabresi (soprattutto Reggio e Crotone), 7 province siciliane, quelle pugliesi e Potenza per la Basilicata, secondo i dati della Consulta nazionale antiusura Giovanni Paolo II che opera in collegamento con la Cei”.

Ludopatia

“A Montesilvano, in provincia di Pescara, è stata sequestrata dalla Guarda di Finanza una sala scommesse abusiva con postazioni telematiche per scommettere su eventi sportiva. Nell’azione di contrasto alla ludopatia, la dipendenza da gioco d’azzardo, le fiamme gialle hanno svelato una rete di strutture collegate a bookmaker esteri per la raccolta illegale di scommesse. Oltre 1,3 mln italiani sono malati di ludopatia ma solo 12mila sono in cura. Nell’ultimo anno le puntate in Italia hanno raggiunto i 106,8 miliardi, in aumento di oltre il 3% rispetto ai dodici mesi precedenti. E’ come se ogni italiano scommettesse in media 1.780 euro all’anno. Giocatori occasionali e semplici appassionati, ma anche casi patologici. “Le persone affette da ludopatia stabiliscono con il gioco un rapporto esclusivo e coinvolgente- spiega lo psicologo Stefano Lagona-. Trascurano famiglia, affetti e lavoro”. Gli aspetti clinico-epidemiologici del disturbo ne fanno un’emergenza sociale, con migliaia di famiglie ridotte sul lastrico ogni anno”.

La piaga infine dell’evasione fiscale ad alto livello  è ramificata e socialmente trasversale  Il lavoro domestico, per esempio, coinvolge oltre 2 milioni di lavoratori, di cui solo 859 mila regolari, e 1,5 milioni di famiglie, che consentono allo Stato di risparmiare 10 miliardi per l’assistenza agli anziani. Ieri è stato reso noto il Rapporto annuale sul lavoro domestico. “Il settore – afferma Lorenzo Gasparrini, segretario generale di Domina, l’associazione del lavoro domestico- ha un’incidenza dell’1,2% sul Pil nazionale ed è la colonna portante dell’assistenza privata italiana con un giro d’affari di miliardi di euro”. Poiché si stima un’irregolarità del 58,3%, l’obiettivo primario è la lotta all’evasione fiscale del settore con misure di defiscalizzazione e di raccordo tra Inps e Agenzia delle Entrate per una maggiore trasparenza sulle assunzioni.

 

 

Oggi celebrazione della Giornata internazionale per la liberazione degli schiavi

Riceviamo l’email  e pubblichiamo volentieri l’ interessante articolo di Don Aldo  Buonaiuto,direttore fondatore di “In terris”

 

Negrieri

Negrieri   –Foto “Interris”

Una bugia si aggira per il pianeta ed è quella che sia stata effettivamente abolita la schiavitù. Oggi si celebra la Giornata internazionale per la liberazione delle persone assoggettate ma in realtà c’è ben poco da festeggiare. Nelle Scritture viene resa immortale l’uscita dalla cattività del popolo eletto guidato da uno stravagante condottiero che a un passo dal completamento delle sua missione passò a miglior vita senza poter mettere piede nella terra promessa. Purtroppo, senza la profetica e carismatica personalità di Mosè, l’umanità contemporanea prende atto ogni giorno del mancato raggiungimento di un fondamentale traguardo di civiltà. Certo, ufficialmente la tratta degli schiavi non esiste più dal 23 febbraio 1807, quando fu cancellata a larga maggioranza dal parlamento inglese. Da più di un secolo un po’ tutti i Paesi del mondo hanno messo al bando l’asservimento degli esseri umani. Però l’idea è più fragile della realtà. Basta raffrontare la pratica con la teoria per accorgersi che il quadro è ancora a tinte tragicamente fosche. Le vittime della prostituzione coatta, infatti, non sono altro che le moderne schiave e, finché queste fragili e indifese creature non saranno liberate, non potrà essere dichiarata la concreta ed effettiva abolizione della schiavitù. Siamo consapevoli che esistono altre odiose forme di assoggettamento che hanno sempre come bersaglio le persone più marginali e vulnerabili, ma la tratta del mercimonio coatto ha questa aberrante peculiarità: si distrugge la libertà di un individuo per farne uno strumento dei propri istinti più primordiali, eticamente riprovevoli, socialmente distruttivi. Facciamo un esempio: anche il racket dell’accattonaggio viola le più elementari norme morali, però il movente è razionalmente riconducibile ad una pur bieca logica economicistica.

Il costo personale e collettivo della tratta, invece, grava come un macigno sulla nostra civiltà cosiddetta post-moderna, ma sempre agganciata alla zavorra di condotte violentemente primitive. Alcuni sindacati sensibili alla blasfema strumentalizzazione del termine “lavoro”, , hanno dato prova di una solidarietà concreta nei confronti delle vittime della tratta, impedendo che nell’immaginario collettivo passasse la folle convinzione che vendere carne umana si configuri come un normalissimo impiego da regolamentare, da sottoporre a tassazione e da inserire tra i proventi del Pil nazionale. Diciamolo chiaro e tondo: è una vergogna invereconda far passare l’ingiustizia più antica del mondo come un ordinario e accettabile lavoro. Una ferita culturale e sociale come quella di legittimare, addirittura legalizzandola, la prostituzione, è il peggior lascito politico e antropologico che possiamo tramandare alle nuove generazioni. Non solo, è anche un trend scandalosamente antistorico: nel nord Europa la domanda di sesso a pagamento è sanzionata dallo Stato e quelle nazioni sono le più progredite in termini di parità uomo-donna e di welfare. Ecco quindi la necessità impellente di approvare a livello mondiale una moratoria immediata contro il traffico e lo sfruttamento dei “nuovi schiavi”, perché la schiavitù non è un ricordo lontano di un barbaro passato. Non basta condannare e vietare l’asservimento degli esseri umani quando il 62% dei 40,3 milioni di “non liberi” è vittima di lavori forzati e il 38% di matrimoni imposti.

Ieri come oggi, la schiavitù è una condizione che interessa soprattutto l’Africa, dove 7,6 persone su 1.000 sono costrette a lavori forzati, sono vittima di tratta o sfruttamento, sono costrette a prostituirsi o a sposarsi contro la propria volontà. Ma sappiamo bene che le moderne schiavitù riguardano tutte le aree del mondo, Italia compresa. Non è esente l’Asia, dove si concentra il maggior numero di schiavi in termini assoluti (circa 25 milioni, il 62% del totale) e nemmeno la regione formata da Europa e Asia centrale, dove l’incidenza è di 3,9 ogni 1.000 abitanti. Questi sono i dati dell’Osservatorio Diritti, peccato che fingano di ignorarli i nuovi negrieri che pretendono di far passare un crimine contro l’umanità per un “innocuo” sfogo di istinti animaleschi. Don Oreste Benzi, da arguto prete di campagna, consigliava di sbollire gli ardori incontrollabili mettendoli a mollo nella pozza d’acqua fredda del pollaio. Quando veniva pronunciata, suonava come una battuta: oggi potrebbe essere una valida indicazione per qualche amministratore pubblico.

                                                                                                               Don Aldo    Buonaiuto

#TUNONSEISOLA, EVENTO CONCLUSIVO ANALISI MULTIDISCIPLINARE SUL FENOMENO DEL FEMMINICIDIO

 

Domani, sabato 30 novembre, ore 9.30, Aula Magna Scienze Politiche (Catania)

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Domani (sabato  presso l’aula magna del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali, alla presenza del presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, si svolgerà l’evento di chiusura del progetto #tunonseisola, ideato e promosso dall’assessorato della Famiglia e delle Politiche Sociali della Regione Siciliana e dall’Ufficio regionale della Consigliera di Parità. Dopo una settimana di eventi e convegni per sensibilizzare la cittadinanza sul fenomeno del femminicidio, il tema verrà affrontato con approccio multidisciplinare da docenti universitari, magistrati e imprenditori.

Dopo la proiezione del video ufficiale prodotto da Filmkam (regia Vladimir Di Prima e aiuto regia Alfio Vecchio), che ha visto numerosi artisti e giornalisti offrire il proprio contributo per lanciare un messaggio di speranza – un ringraziamento particolare a Gino Astorina, Brigitte Blanco, Giuseppe Castiglia, Gaetano Pappalardo, Costanza Spadaro, Roberta Amato, Marinella Fiume, Chiara Guglielmino, Loredana Marino, Abhilash Naidu, Salvo La Rosa, Umberto Teghini, Mario Venuti – apriranno i lavori il direttore del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Catania Giuseppe Vecchio e l’assessore regionale Antonio Scavone.

Seguiranno i saluti istituzionali con: il sindaco di Catania Salvo Pogliese, la delegata dal Rettore alle Pari Opportunità Adriana Di Stefano, la Consigliera regionale di Parità Margherita Ferro, la presidente di Terziario Donna Confcommercio Catania Matilde Cifali, la delegata siciliana dell’Associazione nazionale Donne del Vino Roberta Urso e il responsabile Risorse Umane regionale macroarea Sicilia Fabio Calise, che nei giorni scorsi ha presentato l’annullo postale per la cartolina #tunonseisola che verrà poi distribuita su tutto il territorio regionale quale nuovo strumento di prevenzione e informazione.

Interverranno poi: il procuratore aggiunto presso il Tribunale di Palermo Annamaria Picozzi; il sostituto procuratore del Tribunale di Catania Anna Trinchillo; la prof. Giovanna Fiume (Università di Palermo); la prof. Paolina Mulè (Università di Catania); la prof. Daniela Novarese (Università di Messina); il prof. Stefano Salmeri (Università degli Studi Kore di Enna); la scrittrice Marinella Fiume; la direttrice artistica del Festival Naxoslegge Fulvia Toscano.

#TUNONSEISOLA, SETTIMANA CONTRO IL FEMMINICIDIO

QRCODE PER GEOLOCALIZZARE I 21 CENTRI SICILIANI ANTIVIOLENZA
FONDI PER L’AUTOIMPRENDITORIALITÀ E REVISIONE LEGGE REG. 3/2012


 

Quel filo rosso partito stamattina dalla stazione di Catania, che ha attraversato tutta la Sicilia per approdare direttamente nelle aule dell’Ars, è il simbolo di una battaglia che ci lega tutti e che occorre affrontare con la cultura del rispetto, attraverso percorsi di prevenzione e informazione. È quel “nodo” che racchiude la violenza di genere e che occorre districare per non consentire al femminicidio di avanzare lungo un presente pieno di stereotipi di genere, di sangue e di morte.

La manifestazione #tunonseisola ha voluto racchiudere tutto questo, e lo ha fatto – all’indomani del brutale assassinio di Ana Maria – portando sul treno della speranza anche strumenti concreti a sostegno delle vittime. Già il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci  ha salutato i passeggeri speciali – primi fra tutti i giovani delle scuole – che hanno aderito all’iniziativa promossa dall’assessore regionale alla Famiglia e alle Politiche Sociali Antonio Scavone con la Consigliera regionale di Parità Margherita Ferro. E lo ha fatto tagliando quella ragnatela di fili che spesso intrappola l’universo femminile, per segnare una nuova strada da percorrere insieme: «Oggi, più addolorati che mai per quanto accaduto nei giorni scorsi alla giovane uccisa brutalmente a Partinico – ha detto Musumeci – vogliamo testimoniare solidarietà attraverso quest’iniziativa di grande valore morale e sociale; una settimana di eventi che invitano alla riflessione, alla mobilitazione e all’assunzione di responsabilità da parte di tutti, a cominciare dagli uomini. Occorre mettere nuovamente al centro i valori, per dare un senso alla nostra esistenza e per restituire serenità a una comunità che sembra ormai orientata all’aggressione e alla violenza verbale e fisica». 

 

 

Al binario 1 della stazione etnea, insieme agli studenti del “Regina Elena” di Acireale, è stata presentata la cartolina “Basta un gesto” «che attraverso un QRcode – ha spiegato l’assessore Scavone – consente di approdare su una pagina web che racchiude una mappa con la geolocalizzazione e i riferimenti dei 21 centri antiviolenza siciliani. Uno strumento che verrà distribuito nelle scuole, nelle università, negli esercizi commerciali e attraverso le associazioni presenti sul territorio. Potenzieremo inoltre il sostegno alle 52 case accoglienza a indirizzo segreto e ai 31 sportelli di ascolto, lavorando a fondo per una revisione della legge regionale 3/2012 (Norme per il contrasto e la prevenzione della violenza di genere). Venerdì abbiamo inoltre pubblicato un bando investendo 11 milioni di euro per l’autoimprenditorialità, favorendo il reinserimento sociale delle donne vittime di violenza, con un percorso formativo e un’attività mirata di accompagnamento e supporto».

 

Il vagone #tunonseisola ha poi fatto tappa alla Stazione di Palermo, dove è stato piantato un ulivo per ricordare le otto donne siciliane “cadute per mano maschile” nel 2019: «Il treno che lega Catania a Palermo simbolicamente abbraccia tutta la Sicilia – ha detto la Consigliera di Parità Margherita Ferro – è il filo nella sua accezione di legame ma anche di libertà. Ecco il nostro obiettivo: permettere alle donne di trovare un futuro dignitoso e autonomo. Per questo abbiamo voluto fortemente coinvolgere le donne che in Sicilia fanno impresa – l’Associazione Donne del Vino e il Terziario Donna Confcommercio di Catania – perché crediamo che solo facendo rete, infondendo coraggio, denunciando gli abusi e sostenendo chi è più fragile, si possa davvero intervenire con un aiuto concreto. Invitiamo a condividere lo spot #tunonseisola, pubblicato nelle pagine ufficiali dell’iniziativa e realizzato grazie al contributo di artisti, musicisti, attori e cantanti, per manifestare vicinanza e viralizzare il nostro messaggio: #tunonseisola. C’è sempre qualcuno che ti tende la mano per superare le difficoltà».

Oggi alla presenza di Fabio Calise, responsabile risorse umane Sicilia di Poste Italiane, presso la sede dell’assessorato regionale alla Famiglia (via Trinacria) si terrà la cerimonia dell’annullo postale per la cartolina “Basta un gesto”: «Grazie a Poste Italiane la nostra cartolina potrà essere spedita senza costi aggiuntivi, per diffondere il messaggio e raggiungere tutte le donne sicilian

 

ALTA FORMAZIONE COMMERCIALISTI IN SICILIA: CAMBIAMENTI NORMATIVI

 

Concluso il primo ciclo biennale di specializzazione a Palermo, Catania ed Enna

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 ECCO I PRIMI “LAUREATI” DELLA SCUOLA SICILIANA

CATANIA

La SAF Sicilia, la Scuola regionale di Alta Formazione dei Commercialisti, ha “laureato” questa mattina (21 novembre) i 25 professionisti che hanno frequentato il corso di specializzazione “Bilancio, principi contabili e revisione”, il primo avviato nella città etnea dopo la costituzione della Scuola, avvenuta nell’aprile 2017.

«La conclusione del primo ciclo biennale della SAF nei corsi di Palermo, Catania ed Enna è per noi motivo di grande orgoglio, perché premia l’impegno della nostra categoria nell’affrontare con efficacia le sfide e i cambiamenti normativi di un contesto professionale sempre più complesso» ha affermato Giorgio Sangiorgio, presidente dell’Ordine dei Commercialisti di Catania e alla guida del Comitato esecutivo della Scuola formata dai 14 ordini siciliani. «Il corso di specializzazione che si conclude oggi, dedicato alla fondamentale attività di revisione del bilancio d’esercizio – ha spiegato il presidente Sangiorgio – consente ai professionisti formati di svolgere incarichi di consulenza e di revisione contabile con competenze avanzate e strumenti teorico-pratici innovativi, innalzando dunque gli standard qualitativi nella gestione delle imprese in un momento in cui, per l’entrata in vigore del codice della crisi e dell’insolvenza, la domanda di revisori legali si incrementerà in modo significativo».

Mediazione civile: una media annuale di 1400 casi che richiedono l’intervento notarile

Catania, confronto tra Consiglio Notarile e Ordine forense sui diritti reali

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MEDIAZIONE CIVILE, «MAGGIORE COORDINAMENTO TRA NOTAI E AVVOCATI PER SUPERARE LE CRITICITÀ»

       Migliorare l’efficacia degli accordi per la trascrizione nei registri immobiliari

 

CATANIA –

Atti di divisioni ereditarie e usucapione: questi i casi più frequenti di mediazione civile per i quali è richiesto l’intervento del notaio, chiamato a controllare la legalità sostanziale dell’accordo e soprattutto a trascriverlo nei registri immobiliari. Un passaggio fondamentale senza il quale la conciliazione raggiunta tra le parti sarebbe nulla, e su cui il Consiglio Notarile di Catania e Caltagirone e l’Ordine etneo degli Avvocati hanno voluto confrontarsi in un incontro dedicato, al fine di affrontare insieme le soluzioni alle criticità che emergono nella pratica quotidiana.

«Dopo aver maturato esperienza nell’istituto della mediazione, a dieci anni dalla sua entrata in vigore, noi professionisti sentiamo l’esigenza di fare il punto della situazione su alcuni aspetti operativi, confrontando i differenti punti di vista e ponendo al centro la figura del mediatore. Oggi vogliamo avviare un percorso virtuoso di collaborazione, per poter raggiungere nei procedimenti gli standard qualitativi ottimali, e dunque perseguire l’obiettivo cardine della semplificazione processuale», ha sottolineato il presidente del Consiglio Notarile Andrea Grasso in occasione dell’incontro che si è svolto ieri pomeriggio (15 novembre) e che ha visto un’ampia partecipazione delle due categorie professionali etnee. Presente anche il presidente dell’Ordine degli Avvocati, Rosario Pizzino, il quale ha sottolineato come l’approccio della classe forense all’istituto della mediazione si sia evoluto da un iniziale scetticismo a una fattiva organizzazione culminata con la costituzione dell’Organismo di Conciliazione del Foro di Catania.

 

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Ha introdotto e coordinato i lavori il presidente dello stesso Organismo Riccardo Liotta. La media annuale dei casi di mediazione civile si attesta sui 1400, di cui la metà rientra tra le fattispecie che prevedono il trasferimento di diritti reali, cioè quei diritti soggettivi che attribuiscono al titolare un potere immediato e assoluto sulla cosa. Si tratta dei procedimenti che a conclusione richiedono l’intervento del notaio. Succede tuttavia che alcuni accordi non raggiungono la trascrizione notarile perché presentano vizi di forma, come sottolineato dai tre relatori dell’incontro: l’avvocato Santi Pierpaolo Giacona, e i notai Maristella Portelli e Donata Galeardi.

«Lo scopo del confronto di oggi ha una valenza altamente pratica e costruttiva: approfondire gli interventi legislativi in materia per migliorare il coordinamento tra chi deve redigere il verbale di accordo e chi deve trascriverlo nei registri immobiliari» ha sottolineato il notaio Portelli; «D’altronde le nostre due categorie professionali sono mosse da un comune spirito giuridico – ha aggiunto il notaio Galeardi – lo stesso che ci motiva a non concludere qui il dibattito, piuttosto ci spinge a continuarlo con nuovi incontri futuri».

MEDIAZIONE CIVILE, NOTAI E AVVOCATI DI CATANIA A CONFRONTO

 

Venerdì 15 Novembre, ore 15.30, Mercure Catania Excelsior

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Incontro sui temi del procedimento di conciliazione e dei diritti reali

CATANIA –

«Mediazione Civile: procedimento di conciliazione e diritti reali»: questo il tema su cui si confronteranno Notai e Avvocati etnei durante l’incontro in programma venerdì 15 novembre, alle 15.30, presso il Mercure Catania Excelsior in piazza Verga.

Organizzato in sinergia dal Consiglio Notarile di Catania e Caltagirone e dall’Ordine degli Avvocati di Catania, l’evento avrà inizio con i saluti dei presidenti delle due categorie professionali: Notaio Andrea Grasso e Avvocato Rosario Pizzino.

Introdurrà e coordinerà i lavori Riccardo Liotta, consigliere dell’Ordine Avvocati e alla guida del Consiglio direttivo dell’Organismo di Conciliazione del Foro di Catania.

Seguiranno le relazioni dell’Avvocato Santi Pierpaolo Giacona (consigliere Ordine forense e segretario Consiglio direttivo Organismo di Conciliazione Foro di Catania) sull’efficacia del verbale di conciliazione e sui profili processuali e del Notaio Maristella Portelli (componente del Consiglio Notarile etneo) sul ruolo del Notaio nell’accordo di mediazione e la sua trascrivibilità nei registri immobiliari.

Le conclusioni saranno affidate al Notaio Donata Galeardi, componente del Consiglio Notarile, che esporrà le considerazioni finali in ordine alle potenzialità e alle critiche di tecnica redazionale notarile nel processo di mediazione.

Nasce un nuovo modello di impresa che cambia lo scenario nel comparto edile

 

A Catania il convegno nazionale sul tema, tra i più attuali nel settore Costruzioni

CONSORZI STABILI NEGLI APPALTI PUBBLICI, “IMPRESE AGGREGATE” IN CRESCITA COME STRUMENTO DI REAZIONE ALLA CRISI EDILIZIA

In Sicilia attive 22 strutture su 47, ma includono la maggioranza delle aziende

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CATANIA

La fotografia dell’attività dei Consorzi Stabili in Italia restituisce l’immagine di un fenomeno sempre più significativo nel settore delle costruzioni. Sebbene i dati statistici del 2018 rilevino operative soltanto 261 aggregazioni su 635 esistenti, questo 41% ha registrato un fatturato di oltre 5milioni e 200mila euro, un milione in più rispetto all’anno precedente. Inoltre, i consorzi attivi includono in media il doppio delle imprese rispetto a quelli inattivi. La Sicilia segue alla lettera questa tendenza: su 47 consorzi stabili presenti nell’Isola ne sono attivi 22 ma rappresentano 294 aziende, mentre ai 25 inattivi ne appartengono 119.

In altre parole, laddove l’unione è maggiore cresce la forza competitiva delle strutture consortili. Non a caso, “Unione” si chiama l’organo istituzionale di rappresentanza  (UCSI – Unione Consorzi Stabili Italiani) e “Uniti si cresce” s’intitola il convegno nazionale che si è svolto a Catania ieri pomeriggio (18 ottobre).

Ma il tema è molto dibattuto tra gli addetti ai lavori perché se da un lato c’è chi crede fermamente nell’opportunità di consorziare le piccole e medie imprese per competere negli appalti pubblici, dall’altro lato c’è chi ne evidenzia l’aspetto concorrenziale nei confronti delle singole imprese.

«Siamo di fronte a un nuovo modello d’impresa che ha cambiato lo scenario del comparto edile – ha affermato Giuseppe Costantino, organizzatore del convegno e CEO del Consorzio Stabile Agoraa – L’offerta produttiva del mercato dei Lavori Pubblici, a fronte di una domanda che negli ultimi dieci anni si è ridotta a causa del 50 per cento in meno degli investimenti in opere pubbliche, ha trovato nella struttura consortile un modo di reagire alla crisi. Consideriamo inoltre che le imprese ancora presenti sul mercato costituiscono realtà ancora più piccole rispetto al passato».

Il presidente dell’Ance di Catania Giuseppe Piana esprime in merito una posizione di mediazione: «Il Consorzio Stabile è senza dubbio un’opportunità importante, ma è chiaro che le imprese che si affidano devono possedere requisiti che diano serietà all’aggregazione. La stabilità del Consorzio deve innanzitutto essere frutto delle responsabilità di ciascuna impresa. La dicotomia con le grandi aziende è sentita, ma in realtà si tratta di due approcci differenti al mercato, ciascuno con le proprie peculiarità. Sono convinto che l’equilibrio è alla base di qualsiasi progetto economico».

In rappresentanza della Regione Siciliana sono intervenuti il capo di gabinetto dell’assessorato alle Infrastrutture Ettore Foti, che si è soffermato sul procedimento delle gare d’appalto e su alcuni criticità da correggere per accelerare i tempi, come gli interventi sul sistema d’apertura delle buste; e Maurizio Croce (soggetto attuatore per il dissesto idrogeologico in Sicilia) il quale ha soprattutto sottolineato la difficoltà del governo regionale a spendere i fondi per la carenza di progettazione.

Dopo l’introduzione del presidente dell’Ucsi Franco Vorro sono seguite le relazioni di: Gaetano Vecchio (presidente “Gruppo PMI Internazionale” Ance nazionale) che ha illustrato la presenza delle imprese italiane all’estero e le potenzialità e il ruolo che possono svolgere i consorzi stabili; Eleonora Iannace (componente Consiglio direttivo Ucsi), la quale ha esposto i dati statistici; Mariano Maggi (founding partner MMZ studio legale) che ha affrontato gli aspetti relativi alla contabilizzazione dei lavori e dei ritardi delle amministrazioni, ma anche agli strumenti a tutela delle imprese; e Luigi Corea (responsabile area controlli tecnici e formazione specialistica Dirextra), cha ha chiuso gli interventi trattando il tema delle riserve dell’appaltatore. Numerosi gli interventi da parte dei partecipanti in platea per approfondire aspetti specifici dei singoli interventi.

INCENDI E SICUREZZA: LO STATO DI SALUTE DELLE SCUOLE SICILIANE

 

Nuovo Codice prevenzione incendi: lo stato di sicurezza delle scuole in Sicilia

«SU 749 ISTITUTI IN PROVINCIA DI CATANIA SOLO IL 18% È IN REGOLA»

Il Comandante dei Vigili del Fuoco (nella foto sotto): «Spesso si tratta di tecnicismi o criticità di piccola entità: l’invito a regolarizzare la posizione anche alla luce del nuovo Codice in vigore da domani»

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Foto Press

CATANIA

Secondo i dati 2018 presenti nell’Anagrafe dell’Edilizia Scolastica del Miur, circa il 58% delle scuole non rispetta le norme antincendio. In Sicilia, su 3.669 scuole, solo 470 possiedono il Certificato di prevenzione incendi (CPI); e la situazione nella provincia di Catania non è migliore: su 749 istituti, circa l’80% ha presentato progetto di adeguamento con la vecchia normativa, ma solo 130 istituti hanno ottenuto il certificato antincendio.

È quanto emerso durante il seminario che si è svolto ieri pomeriggio al President Park Hotel, per focalizzare l’attenzione sul nuovo Codice di prevenzione incendi, in vigore da domani (domenica 20 ottobre). «Un tema di grande rilevanza – ha sottolineato il presidente dell’Ordine degli Ingegneri Giuseppe Platania – perché interessa la più grande azienda pubblica e la più numerosa comunità del nostro Paese, luogo di formazione di cittadinanza attiva e di crescita dei giovani. Purtroppo le nostre scuole non sono sicure: ai dati della sicurezza antincendio, inoltre, il potenziale rischio diventa elevatissimo se sommiamo quello legato alla vulnerabilità sismica e alla carenza di interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria».

Per questo ingegneri, architettigeometri e periti industriali hanno promosso un evento formativo alla presenza del Comando provinciale dei Vigili del Fuoco di Cataniadel Comune e delle istituzioni scolastiche  presente anche il dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale Emilio Grasso – per consentire ai professionisti etnei di essere aggiornati sull’evoluzione normativa e ai “portatori d’interesse” di lavorare in sinergia per mitigare i rischi, percorrendo la strada della prevenzione.

«Dobbiamo farci trovare pronti per cogliere i cambiamenti – ha commentato il presidente della Fondazione Ingegneri Mauro Scaccianoce – e questo lo si può solo fare solo seguendo percorsi formativi di qualità: la fondazione proseguirà in questa direzione, abbiamo già in programma un secondo seminario che si occuperà delle strutture alberghiere e di vendita. Questo nuovo modo di progettare non più prescrittivo (legato meramente alle norme) ma prestazionale e ingegneristico, consentirà di certo un risparmio di risorse pubbliche e private: i progetti e le scelte potranno infatti essere ottimizzati e contemporaneamente i professionisti potranno pretendere compensi adeguati alle prestazioni, con criteri meritocratici e legati alle competenze. Un processo che certamente avvantaggerà coloro che sono maggiormente reattivi, i giovani in primis, che finalmente avranno nuove opportunità lavorative».

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Un’occasione, quella di ieri, «che non ha solo garantito aggiornamento professionale – ha aggiunto Maurizio Mannanici, al tavolo dei relatori insieme a Sabrina Tosto per rappresentare l’Ordine e la Fondazione degli Architetti –  ma che ha offerto spunti di dibattito con tutti gli attori della filiera per affrontare non solo gli aspetti normativi, ma anche quelli legati alle strategie di prevenzione che garantiscono gli obiettivi di sicurezza, mediante diverse soluzioni progettuali che consentono l’adeguamento agli standard internazionali. La presenza dei dirigenti scolastici da un lato, e dei vigili del fuoco dall’altro, ha permesso poi di avere un quadro allargato che contempla le esigenze di chi vive i luoghi e di chi monitora la situazione favorendo la cultura dell’applicazione delle regole. Un ringraziamento va al consigliere Giovanni Lucifora per l’impegno e lo sforzo organizzativo».

A moderare l’incontro, infatti, proprio il comandante provinciale dei VVF, Giuseppe Verme: «Le strutture scolastiche negli ultimi tempi hanno migliorato le condizioni di sicurezza – ha sottolineato – spesso non sono a norma per tecnicismi, problemi burocratici o criticità marginali che possono essere risolti in breve tempo e con interventi di modesta entità: per questo invitiamo tutte le scuole a rivisitare tutte le soluzioni messe in campo, anche alla luce della nuova normativa, per innalzare il livello di sicurezza e di qualità delle strutture che accolgono i nostri giovani».

Sono intervenuti tra gli altri: il direttore centrale dei vigili del fuoco per la prevenzione e sicurezza tecnica Gabriele Cavriani, il presidente del Collegio Geometri Agatino Spoto, il presidente dell’Ordine Periti Nicolò Vitale, Gabriella Cristaudo (Comando Vigili del Fuoco Catania), il responsabile manutenzioni del Comune di Catania Fabio FinocchiaroFilippo Di Mauro (esperto antincendio), Giuseppe Amaro, esperto   sulle tecniche antincendio negli edifici e la sicurezza antincendio.

 

PROGRAMMA “DIAMOCI UNA SCOSSA”: NELLE PIAZZE PER LA PREVENZIONE SISMICA

 

Domenica 20 ottobre, ore 10-18, nei Comuni di Catania, Acireale, Bronte, Caltagirone, Giarre, Paternò, Riposto

 

TECNICI  NELLE “PIAZZE DELLA PREVENZIONE SISMICA”

«COL SISMABONUS SPESE QUASI ZERO PER LA MESSA IN SICUREZZA»

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Giornata nazionale di sensibilizzazione organizzata dagli Ordini professionali etnei

CATANIA

«La Sicurezza inizia dalla Conoscenza. La Tua». È questo il messaggio di sensibilizzazione della “Giornata Nazionale della Prevenzione Sismica” in programma domenica 20 ottobre in oltre 500 piazze italiane, dove Architetti e Ingegneri esperti saranno a disposizione di cittadini e amministratori di condominio per fornire tutte le informazioni utili su come migliorare la sicurezza di case ed edifici a spese quasi zero, grazie al contributo messo a disposizione dallo Stato. Una manifestazione dal grande valore sociale che lo scorso anno, al suo esordio, ha coinvolto nella penisola oltre 7mila professionisti, interessando circa 90mila abitazioni per le visite tecniche ma soprattutto informando circa 500mila cittadini.

Gli Ordini catanesi aderiscono con grande partecipazione anche alla seconda edizione: nel territorio etneo saranno infatti ben otto i centri che ospiteranno – dalle 10 alle 18 – lo stand informativo: Piazza Università e Corso Italia (spazio antistante la chiesa Cristo Re) a Catania; Piazza Duomo ad Acireale; Piazza Spedalieri a Bronte; Piazza Umberto I a Caltagirone; Piazza Duomo a Giarre; Largo Assisi a Paternò; e Piazza San Pietro a Riposto.

 

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Foto Press

«Se gli edifici sono i “pazienti”, gli Architetti e gli Ingegneri possono essere considerati i “medici” che li visitano a domicilio per informare il cittadino su quali fattori incidano sullo “stato di salute” della casa, ovvero sul suo grado di sicurezza, e sulle agevolazioni fiscali disponibili per migliorarla a costi contenuti» affermano i  tecnici annunciando l’opportunità per tutti gli utenti di richiedere gratuitamente una visita tecnica informativa per il prossimo mese di novembre nell’ambito del programma di prevenzione attiva “Diamoci una Scossa!”.

I dettagli dell’iniziativa sono stati presentati oggi pomeriggio (giovedì 17 ottobre), in occasione della conferenza stampa, che ha visto la partecipazione, tra gli altri, del presidente della Fondazione Ingegneri Mauro Scaccianoce, del segretario e del tesoriere dell’Ordine Architetti Maurizio Mannanici e Paolo Licandri, del delegato Inarcassa Ingegneri Marco Muratore, e del presidente dell’associazione Ingegneri Ionico-Etnei Alfio Torrisi.

Vi sono agevolazioni.Il Sisma Bonus permette di avere un contributo statale fino all’85% dei costi sostenuti per interventi di messa in sicurezza della propria casa. Ad esempio, se l’importo necessario per l’adeguamento sismico dell’immobile è di 50mila euro, il cittadino potrà pagare alla ditta che eseguirà i lavori solo il 15% del totale, ovvero 7.500 euro; il resto verrà versato direttamente dallo Stato.