Chiarimenti dell’Inail: “Il contagio da coronavirus ,nel corso della propria attività , è valutato infortunio”

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Il dipendente ha diritto alle tutele Inail anche per il periodo di quarantena.È infatti infortunio sul lavoro il “contagio da coronavirus” avvenuto in occasione di lavoro (sul luogo di lavoro, nel tragitto casa-lavoro, in ogni altra situazione di lavoro) per i medici, infermieri e altri operatori dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale e di qualsiasi altra struttura sanitaria pubblica o privata assicurata con l’Inail .

La tutela assicurativa – secondo un chiarimento dell’Istituto al sindacato Fials-si estende anche ai casi in cui l’identificazione delle precise cause e modalità lavorative del contagio si presenti problematica.

Se l’episodio che lo ha determinato non può essere provato dal lavoratore, infatti, si presume che il contagio sia una conseguenza delle funzioni svolte.

Sono ammessi alla tutela dell’Istituto gli operatori che risultino positivi al test specifico di conferma del contagio.

La tutela Inail – che, come è noto, si estende a tutte le conseguenze dell’infortunio –, nei casi di infezione da nuovo coronavirus, copre l’assenza lavorativa dovuta a quarantena o isolamento domiciliare per l’intero periodo e quello eventualmente successivo, dovuto a prolungamento di malattia che determini una inabilità temporanea assoluta.

L’Ente o Azienda Sanitaria o struttura sanitaria privata di appartenenza del personale infortunato, in qualità di datori di lavoro pubblico o privato, debbono assolvere all’obbligo di effettuare, come per gli altri casi di infortunio, la denuncia/comunicazione di infortunio all’Inail.

Resta fermo, inoltre, l’obbligo da parte del medico certificatore di trasmettere all’Istituto il certificato medico di infortunio. Sono tutelati dall’Inail anche gli eventi infettanti accaduti durante il percorso casa-lavoro e viceversa, configurabili quindi come infortuni in itinere.

Coronavirus ed infortunio sul lavoro: è stato formalizzato, anche, dall’art.42 del recente d.l. 18 del 17.03.2020 e prevede che il lavoratore ha diritto alle tutele Inail anche per il periodo di quarantena. Il decreto prevede, inoltre, che la quarantena (non da lavoro) è equiparata a malattia, però fuori dal periodo di comporto.

Quando c’è infortunio sul lavoro. Il decreto legge stabilisce che il contagio è infortunio sul lavoro nei casi accertati di infezione da coronavirus in «occasione di lavoro» (concetto, quest’ultimo, in base al quale non basta che l’evento avvenga durante il lavoro, ma che si verifichi per il lavoro). In questi casi, il medico redige il consueto certificato d’infortunio e lo invia telematicamente all’Inail.

La novità, precisa il decreto leggesi applica ai datori di lavoro pubblici e privati.

La quarantena è  malattia non computabile al periodo fruibile dal dipendenteLa novità, che si applica esclusivamente al settore del lavoro privato, prevede che il periodo trascorso in quarantena, con sorveglianza attiva e/o in permanenza domiciliare fiduciaria, è equiparato a malattia ai fini del trattamento economico (in genere a carico del datore di lavoro per i primi tre giorni e poi a carico Inps più datore di lavoro) e non è computabile ai fini del periodo di comporto (periodo di malattia durante il quale non si può essere licenziati).

Al ricorrere di questi casi, il medico curante è tenuto a redigere il certificato di malattia per i relativi periodi indicando gli estremi del provvedimento che ha dato origine alla quarantena.

Il decreto legge prevede, poi, una sorta di «sanatoria» per i certificati trasmessi prima dell’entrata in vigore della nuova norma, ritenendoli validi anche in assenza del provvedimento. Quest’ultimo non è necessario neppure nei casi in cui il lavoratore si trovi in malattia accertata da Covid-19.

Firmato il Protocollo di Sicurezza nelle imprese

 

 

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Raggiunta l’intesa tra sindacati e imprese,  Dopo un lungo confronto , anche in videoconferenza con il governo, è stato firmato il “protocollo di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro”. Al tavolo, a distanza, erano presenti Cgil, Cisl, Uil, Confindustria e Confapi. “L’Italia -afferma Conte – va avanti, non si ferma”.

“L’accordo sottoscritto, spiegano i sindacati, potrà riaprire le imprese e “consentirà alle imprese di tutti i settori, attraverso il ricorso agli ammortizzatori sociali e la riduzione o sospensione dell’attività lavorativa, la messa in sicurezza dei luoghi di lavoro“.
I lavoratori e le lavoratrici italiane sapranno agire e contribuire nell’adeguare l’organizzazione aziendale e i ritmi produttivi per garantire la massima sicurezza possibile e la continuazione produttiva essenziale per non fermare il Paese”.

ANCE CATANIA, PRESIDENTE PIANA: « “STOP” DEI CANTIERI PER GARANTIRE SICUREZZA»

Covid-19, l’associazione costruttori etnei chiede misure urgenti

 

CATANIA – 

«Per chi lavora in alcuni cantieri è quasi impossibile rispettare le norme per evitare il contagio del Coronavirus. Per questo crediamo sia necessario un provvedimento per la sospensione dei lavori, fatta eccezione per i casi di urgenza ed emergenza». Così Giuseppe Piana, presidente di Ance Catania, analizza l’attuale situazione del settore edile in seguito alle disposizioni di sicurezza ministeriali.

 

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Nella foto Gabriele Buia

Il tutto in linea con quanto dichiarato anche dal presidente nazionale dell’associazione costruttori Gabriele Buia: «Ci sono difficoltà – prosegue Piana – ad assicurare servizi di trasporto, vitto e alloggio agli operai, ad acquistare i dispositivi di protezione personale, così come i materiali: è impossibile proseguire senza esporre i lavoratori ai rischi seri che corre tutta la popolazione in questo momento così delicato. È mia intenzione interessare il Prefetto affinchè venga emesso un provvedimento rivolto a tutte le Stazioni appaltanti dell’Area Metropolitana di Catania per valutare la necessità di sospendere le attività di cantiere – salvo per i lavori urgenti – sino al rientro dell’emergenza sanitaria. La salute è un bene primario: del resto il valore più grande delle nostre imprese è rappresentato dai lavoratori. È alla loro sicurezza e a quella delle loro famiglie che vogliamo prioritariamente pensare».

«Tenendo conto dell’attuale e difficile situazione sanitaria e del comparto edile – sottolinea – chiediamo però “misure” per la sopravvivenza delle imprese e per preservare i livelli occupazionali: dall’ampliamento dei limiti degli ammortizzatori sociali, alla sospensione dei versamenti tributari, assistenziali e previdenziali per garantire liquidità alle imprese, avviando i pagamenti per i cantieri che si fermeranno». Proprio su quest’ultimo aspetto l’assessore alle Infrastrutture della Regione Siciliana Marco Falcone ha accolto ieri l’appello lanciato proprio dal presidente Piana: «Era necessario intervenire emettendo subito gli stati di avanzamento lavori (SAL) in deroga ai capitolati d’appalto, per evitare il collasso dell’intero settore edilizio – conclude Piana – ringraziamo l’assessore Falcone per l’intervento tempestivo e cruciale in un momento così drammatico per la salute pubblica e per il nostro comparto: in questo modo si potrà venire incontro alle esigenze economiche di imprese e lavoratori».

CORONAVIRUS, ANCE CATANIA: «PROVVEDIMENTI URGENTI PER GARANTIRE LIQUIDITÀ ED EVITARE CROLLO SETTORE EDILIZIO

 

Emergenza Covid-19, gravi conseguenze per imprese

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L’appello del presidente Giuseppe Piana all’assessore regionale Marco Falcone: «SAL per i lavori maturati alla data del 10 marzo, ma anche potenziamento ed estensione Cassa integrazione»

CATANIA –

«L’emergenza sanitaria e i provvedimenti presi per il diffondersi del Coronavirus avranno forti ripercussioni sull’economia complessiva del nostro Paese. Non solo per chi vedrà diminuire le vendite e la clientela (si parla anche di chiusura totale di alcune attività commerciali), ma anche e soprattutto per il settore edilizio. Un comparto già in difficoltà e che, in Sicilia, potrebbe avere conseguenze ancor più gravi: «Credo sia necessario attivare ogni iniziativa per porre in sicurezza le imprese. Le attività nei cantieri non possono essere svolte con l’utilizzo dello smartworking, se non in misura residuale – sottolinea il presidente Ance Catania Giuseppe Piana (nella foto sopra)- che vengano pure assunte, con senso di responsabilità da parte di tutti, misure drastiche per evitare la diffusione del Covid–19, ma oggi più che mai è necessario intervenire tempestivamente a sostegno di imprese e lavoratori».

Il presidente Piana lancia un appello all’assessore alle Infrastrutture e Mobilità della Regione Siciliana Marco Falcone: «Certo è che ci saranno dei rallentamenti nella produzione per garantire le distanze di sicurezza tra i dipendenti e per la difficoltà a reperire materiali provenienti dal resto d’Italia, specie dalle zone più a rischio. In modo speculare, ci saranno dei ritardi nell’emissione degli stati di avanzamento lavori e quindi nel raggiungimento delle soglie di importo previste nelle clausole contrattuali. Quindi occorre consentire alle Stazioni Appaltanti che operano sul territorio regionale di emettere i SAL per gli importi già maturati al 10 marzo (data dell’ultimo DPCM) in deroga alle clausole contrattuali».

«È altresì auspicabile – conclude il rappresentante dei Costruttori etnei – l’intervento della Regione per sostenere il ricorso, con deroga, dell’estensione della Cassa integrazione anche ai lavoratori dipendenti da datori di lavoro che, pur disponendo ancora di ammortizzatori “ordinari”, non siano in possesso dei requisiti di accesso, con l’obiettivo di preservare i livelli occupazionali».

Disco verde-finalmente- al taglio del cuneo fiscale: l’annuncio di Conte

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Il decreto sul taglio del cuneo fiscale è una realtà da diverse ore anche se sarà applicato dal primo luglio prossimo. Un sospiro di sollievo per i lavoratori dipendenti.. Stanziati 3 miliardi di euro per il 2020, con l’introduzione della misura, a partire da luglio, che amplierà la platea dei beneficiari del bonus Irpef passando da 11,7 a 16 milioni di lavoratori.

 “il decreto, in attuazione della legge di bilancio per il 2020 (legge 27 dicembre 2019, n. 160) – comunica la Presidenza del Consiglio-che ha stanziato 3 miliardi di euro per il 2020 per la riduzione del cuneo fiscale sugli stipendi dei lavoratori dipendenti, interviene per rideterminare l’importo ed estendere la platea dei percettori dell’attuale ‘bonus Irpef’ – . Dal 1° luglio 2020, il bonus di 80 euro aumenta quindi a 100 euro mensili per chi ha un reddito annuo fino a 26.600 euro lordi. Coloro che percepiscono un reddito da 26.600 euro a 28.000 euro, beneficeranno per la prima volta di un incremento di 100 euro al mese in busta paga”.
“Per i redditi a partire da 28.000 euro, si introduce invece una detrazione fiscale equivalente che decresce fino ad arrivare al valore di 80 euro in corrispondenza di un reddito di 35.000 euro lordi. Oltre questa soglia, l’importo del beneficio continua a decrescere fino ad azzerarsi al raggiungimento dei 40.000 euro di reddito”.

Si discute a Catania: “Il nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza”

Venerdì 24 e sabato 25 gennaio 2020, Monastero dei Benedettini

  LA RIFORMA CAMBIA L’ORGANIZZAZIONE DEGLI UFFICI

 A Catania una “due giorni” in cui interverrà, tra gli altri, Renato Rordorf,

presidente della Commissione ministeriale che ha firmato il nuovo Codice

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CATANIA

Quali saranno gli assetti organizzativi degli uffici alla luce del nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza? Un interrogativo necessario a cui daranno risposta, con un’iniziativa congiunta, istituzioni e professionisti catanesi nel corso della “due giorni” che si svolgerà il 24 e il 25 gennaio 2020 nell’Auditorium De Carlo dell’Ex Monastero dei Benedettini di Catania (Piazza Dante 32).

Venerdì 24 apriranno i lavori, alle 9.00, il presidente della Corte d’Appello di Catania Giuseppe Meliadò, il rettore dell’Università Francesco Priolo, i presidenti degli Ordini etnei Rosario Pizzino (Avvocati) e Giorgio Sangiorgio (Commercialisti), il presidente del Consiglio Notarile di Catania e Caltagirone Andrea Grasso, il formatore della Scuola Superiore della Magistratura Claudia Cottini, il direttore della Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali -Unict Aurelio Mirone, il presidente della Sezione Imprese e procedure concorsuali presso Tribunale di Catania Mariano Sciacca. La relazione introduttiva sarà affidata a colui che ha dato il nome alla riforma, Renato Rordorf, presidente della Commissione ministeriale chiamata a rinnovare il diritto fallimentare e la disciplina delle procedure concorsuali.

Seguiranno – nel corso della mattina, del pomeriggio e successivamente nella giornata di sabato 25 – cinque sessioni tematiche per approfondire i diversi aspetti che riguardano il cambiamento epocale introdotto dal nuovo Codice nella gestione amministrativa delle imprese. Alle tavole rotonde si confronteranno e interverranno numerosi accademici, magistrati, giuristi e professionisti esperti provenienti da diverse città italiane.

LAVORATORI DELLA SIBEG A RISCHIO: FRONTE COMUNE PER COSTRUIRE PERCORSI VALIDI

 

Effetto Sugar e Plastic Tax: Sibeg Coca-Cola incontra tutte le sigle sindacali

«CHIEDEREMO INCONTRO AL PREMIER PER VAGLIARE CORRETTIVI E COSTRUIRE PERCORSI SOSTENIBILI»

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La manovra è legge: sugar e plastic tax sono ormai entrate a pieno titolo nella finanziaria 2020, pregiudicando l’intera filiera delle bibite con ricadute occupazionali ed economiche già dibattute nei giorni scorsi. Sibeg – l’azienda siciliana che imbottiglia bevande a marchio Coca-Cola – vuole continuare la battaglia intrapresa per salvare i posti di lavoro in Sicilia, cercando quei correttivi utili a evitare il tracollo e il conseguente trasferimento delle linee produttive nello stabilimento di Tirana, in Albania. Si riparte dunque dalla rimodulazione del piano industriale e dal riposizionamento dei costi alla luce delle nuove imposte, che a conti fatti incidono ben 18 milioni di euro sul fatturato dell’azienda (pari a 115

 

 

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milioni di euro9 «Un quadro legislativo incerto e punitivo per un intero settore – commenta l’ad Sibeg Luca Busi – un allarme che in tutti i modi abbiamo cercato di trasferire a chi ci rappresenta a livello centrale. Adesso che i giochi sono fatti e che i nostri appelli sono rimasti inascoltati, non ci resta altro che trovare strade percorribili per limitare le disastrose conseguenze dettate dalle imposte. Come prima cosa abbiamo cercato un confronto con i sindacati per tracciare un quadro, condividere preoccupazioni e linee da seguire».

Un incontro avvenuto in azienda con tutte le sigle del comparto – Flai Cgil, Uila Uil, Fai Cisl e Ugl – che si è concluso con la volontà comune di richiedere un confronto al premier Giuseppe Conte per un tavolo di lavoro utile a concertare possibili aggiustamenti e compensazioni per attutire il colpo: «Faremo fronte comune con l’azienda per salvaguardare tutti i posti di lavoro – ha sottolineato il segretario generale Flai Cgil Sicilia Tonino Russo – in un clima di piena collaborazione, metteremo in campo ogni risorsa per cercare di neutralizzare gli effetti collaterali della manovra: riteniamo che Sibeg-Coca Cola debba continuare la sua attività in questo territorio e proseguire la sua politica aziendale di investimento sull’ambiente, sull’innovazione  e sulla valorizzazione dei prodotti tipici della Sicilia come le arance rosse, con l’auspicio che l’azienda rappresenti sempre una fetta importante dell’economia della nostra Isola e che nel prossimo futuro ci si incontri per discutere di sviluppo e maggiore occupazione».

«Sin dall’inizio abbiamo contestato in ogni modo questi due balzelli, consapevoli delle gravi ripercussioni occupazionali – ha detto Alessandro Salamone, in rappresentanza della segreteria regionale Uila Uil Sicilia – Sibeg Coca-Cola ha sempre rappresentato un patrimonio occupazionale e produttivo per Catania e per la Sicilia: vogliamo lavorare in piena sintonia con tutte le altre sigle per raggiungere l’obiettivo comune legato al futuro e alla serenità dei lavoratori coinvolti in questa incresciosa vicenda». «Il prossimo passo sarà quello di richiedere un incontro a Roma direttamente con il presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte – hanno concluso il segretario generale Fai Cisl Catania Pietro Di Paola e il segretario provinciale Agroalimentare UGL Catania Antonino Neri – per inoltrare le nostre istanze e tutelare i livelli occupazionali».

 

SICILIA NEL BARATRO, TAGLI ALLA “COCA COLA”

Sugar e plastic tax, delegazione siciliana alla protesta odierna davanti a Montecitorio


DALL’AGRICOLTURA ALL’INDUSTRIA, FERITE INSANABILI PER L’ECONOMIA»

«Abbiamo lanciato il nostro grido d’allarme già diverse settimane fa, per dire “no” a sugar e plastic tax. Avevamo paventato il taglio di 151 posti di lavoro nel nostro stabilimento di Catania, ma con l’annuncio odierno di Coca-Cola Hbc il rischio diventa ancora più grande: la sospensione di investimenti in Italia da parte del Gruppo e l’annuncio dell’acquisto di arance per la Fanta non più in Sicilia ma all’estero, con il fine di sgravare i costi appesantiti oltremodo dalle misure del Governo, spingerebbe davvero la Sicilia nel baratro. Sibeg dovrà fare i conti non più con il ridimensionamento di produzione e risorse, ma con la sopravvivenza stessa dell’azienda».

A parlare è Luca Busi, amministratore delegato dell’azienda siciliana che imbottiglia bevande a marchio Coca-Cola, presente insieme al presidente Sibeg Cristina Busi Ferruzzi, ai lavoratori e ad altre delegazioni imprenditoriali dell’Isola, alla protesta Assobibe che si è svolta oggi a Montecitorio contro le due tasse inserite nella Legge di bilancio.

«Avevamo ricevuto rassicurazioni dal viceministro Buffagni durante la sua visita istituzionale nei nostri stabilimenti – continua Busi – con la disponibilità ad aprire un dialogo costruttivo che potesse rassicurare l’intero comparto, ma purtroppo il governo è andato dritto per una strada che trascina tutti in un burrone, senza tener conto dei sacrifici di quelle piccole realtà che già a fatica tentano di sopravvivere in un mercato altamente competitivo e in un territorio difficile come la Sicilia».

Coca-Cola, che tanto ha investito sulla filiera agrumicola nostrana, sulle infrastrutture, sui progetti sociali, e che nel 2018 – come dimostra l’impatto occupazionale presentato qualche giorno fa – ha distribuito e generato in Sicilia risorse per 48,2 milioni di euro (pari allo 0,05% del PIL regionale), oggi è costretta a fare inversione di marcia, rivedendo i piani di sviluppo. Questo vuol dire cancellare con un colpo di spugna il lavoro fatto fin qui, depauperando territori che sono già in sofferenza e mettendo a repentaglio la serenità di centinaia di lavoratori e delle rispettive famiglie. Per la prima volta imprenditori e lavoratori scendono insieme in piazza: un segnale che dovrebbe far riflettere, e non poco, sulla correttezza di alcune valutazioni che hanno oltrepassato le barriere del buonsenso».

CRISI D’IMPRESA: MISURE D’ALLERTA PER  UNA “SECONDA POSSIBILITÀ” AGLI IMPRENDITOR

Focus di commercialisti, avvocati e giudici fallimentari di Catania sul nuovo Codice

 CRISI D’IMPRESA: MISURE D’ALLERTA PER  UNA “SECONDA POSSIBILITÀ” AGLI IMPRENDITORI

Obblighi di controllo per una riforma normativa che è innanzitutto culturale

CATANIA

«Una novità che investe in pieno il mondo delle imprese e che rappresenta un importante cambiamento culturale»: così Giorgio Sangiorgio, presidente dei Commercialisti di Catania, ha definito il nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, al centro di una serie di incontri – organizzati dagli Ordini etnei dei Commercialisti e degli Avvocati  e dal Centro Studi Diritto fallimentare di Catania, in collaborazione con il Tribunale Civile di Catania, IV sezione fallimentare – per approfondire i diversi aspetti della nuova normativa approvata lo scorso gennaio. Tra le disposizioni che entreranno in vigore il 15 agosto 2020, in attesa dei decreti correttivi, vi sono le misure di allerta per la composizione della crisi, focus del primo degli appuntamenti tenutosi ieri (15 novembre) all’Hotel Baia Verde di Acicastello. «Si tratta della parte più rilevante della riforma – ha sottolineato Sangiorgio, che ha coordinato i lavori – perché rappresenta lo spirito di questo nuovo impianto normativo: una prospettiva che va a supporto dell’imprenditore, volta a una “seconda possibilità”, nell’ottica di considerare la situazione di crisi non come patologica, ma costruendo un sistema di misure per intercettarne i segnali e rimediare per tempo».

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Tra gli strumenti previsti dalla normativa per realizzare una «fotografia completa della situazione debitoria», le certificazioni dei crediti delle Pubbliche amministrazioni, sulle quali ha fornito una panoramica – con particolare riferimento agli enti previdenziali – Pier Luigi Tomaselli, coordinatore dell’Ufficio legale metropolitano Inps di Roma. Un’analisi – ha detto – che corre su un «doppio binario con diverse finalità: quello della certificazione, per rappresentare al giudice la posizione debitoria dell’impresa nella procedura concorsuale, e quella dell’informazione, che mira a mettere il giudice nella condizione di conoscere la posizione debitoria allo stato in cui si presenta».

Sulla priorità delle misure di allerta nel contesto normativo nazionale e comunitario si è focalizzato l’intervento di Lucia De Bernardin, giudice della sezione fallimentare del Tribunale di Catania. Si tratta di «meccanismi ideati per intercettare tempestivamente i segnali di crisi, segnalare problemi di liquidità e arrivare a una ristrutturazione dell’impresa». Seppur sulle modalità di attivazione dell’allerta il quadro del legislatore sia ancora non totalmente definito, De Bernardin ha sottolineato, nel caso dell’Italia dove sono prevalenti le Pmi, il ruolo dei consulenti nell’impostare un migliore e più ordinato monitoraggio e controllo della gestione delle imprese».

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Per verificare che i bilanci delle imprese siano “in regola” – tramite procedure interne o affidate a studi professionali esterni – sono stati individuati dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili cinque indici d’allerta, illustrati da Maurizio Stella, segretario dell’Ordine etneo. Si tratta di «indicatori interni ed esterni – ha precisato – che segnalano squilibri di carattere reddituale, patrimoniale o finanziario, rapportati alle specifiche caratteristiche dell’impresa». Rilevano parametri quali la sostenibilità dei debiti in relazione ai flussi di cassa, i ritardi nei pagamenti, le prospettive di continuità aziendale. Sottoposti a verifiche trimestrali, nel dettaglio si elencano: l’indice di sostenibilità degli oneri finanziari (in termini di rapporto tra oneri finanziari e fatturato), l’indice di adeguatezza patrimoniale (rapporto tra patrimonio netto e debiti totali), l’indice di ritorno liquido dell’attivo (rapporto tra cash flow e attivo), l’indice di liquidità (rapporto tra attività a breve termine e passivo a breve termine); l’indice di indebitamento previdenziale e tributario (rapporto tra l’indebitamento previdenziale e tributario e l’attivo). Applicati su un campione test di 180mila imprese, dall’analisi statistica si rilevano 18mila imprese insolventi tra quelle esaminate nell’arco di cinque anni.

Conte: “Un piano strategico per il “Cantiere Taranto”

Riceviamo e pubblichiamo dalla Presidenza del Consiglio:

     “GIOVEDI’ 14  SEDUTA DEL CDM, DISCUSSIONE PROPOSTE, PROGETTI PER IL RILANCIO DI TARANTO”

 

 

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“Gentile ministro, durante la mia recente visita a Taranto, ho potuto constatare come la vicenda dello stabilimento industriale ex Ilva costituisca solo un aspetto, seppure di assoluto rilievo, di una più generale situazione emergenziale in cui versa la città e la sua popolazione.
Il rilancio dell’intera area necessita di un approccio globale e di lungo periodo. La politica deve assumersi la responsabilità di misurarsi con una sfida complessa, che coinvolge valori primari di rango costituzionale, quali il lavoro, la salute e l’ambiente, tutti meritevoli della massima tutela, senza che la difesa dell’uno possa sacrificare gli altri.

Per questo, reputo necessario aprire un “Cantiere Taranto”, all’interno del quale definire un piano strategico, che offra ristoro alla comunità ferita e che, per il rilancio del territorio, ponga in essere tutti gli strumenti utili per attrarre investimenti, favorire l’occupazione e avviare la riconversione ambientale.

I processi di ristrutturazione o riconversione del tessuto industriale e delle infrastrutture di una determinata area geografica – come dimostrano alcune esperienze in Italia e in Europa – si portano a compimento solo attraverso politiche coordinate e sinergiche, che coinvolgano tutti gli attori istituzionali – in primis il Governo -, le associazioni di categoria, i comitati locali e tutte le forze produttive del Paese.

A tal fine, in vista del prossimo Consiglio dei ministri di giovedì 14 novembre, ti invito, nell’ambito delle competenze del tuo dicastero, ad elaborare e, ove fossi nella condizione, a presentare proposte, progetti, soluzioni normative o misure specifiche, sui quali avviare, in quella sede, un primo scambio di idee. La discussione potrà quindi proseguire all’interno della cabina di regia che ho intenzione di istituire con l’obiettivo di pervenire, con urgenza, a soluzioni eque e sostenibili. Al riguardo, ti anticipo che il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, mi ha comunicato l’intenzione di promuovere un intervento organico per il rilancio dell’Arsenale, mentre il ministro per l’innovazione, Paola Pisano, mi ha rappresentato la volontà di realizzare un progetto di ampio respiro, affinchè Taranto possa diventare la prima città italiana interamente digitalizzata.

Confidando nella tua collaborazione, ti ringrazio fin d’ora per il contributo che potrai offrire alla definizione di un progetto che considero prioritario per l’azione di governo.   – Comunicato Stampa firmato Avv.Prof.Giuseppe Conte”

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