Papa Francesco: “Ancora serpeggia in Europa l’antisemitismo.E’ una miccia che va spenta”

Papa Francesco a Budapest, breve incontro con Orban - Enti Locali Online

Oggi 34esimo viaggio apostolico internazionale del Papa,  a Budapest per la conclusione del 52° Congresso Eucaristico Internazionale e in Slovacchia. t. L’arrivo all’aeroporto internazionale di Budapest alle 7.45.

Il primo appuntamento del Papa, appena arrivato in Ungheria, è politico. Bergoglio, al museo delle Belle Arti di Budapest ha incontrato il presidente della Repubblica Janos Ader e il premier Viktor Orban.

L’incontro del Papa con il Presidente della Repubblica, con il Primo Ministro” ungherese Orban “e il Vice Primo Ministro dell’Ungheria si è svolto secondo il programma previsto, in un clima cordiale, ed è terminato alle ore 9.25”, comunica il Vaticano. Il Papa non ha incontrato da solo il premier sovranista, con il quale ci sono divergenze di vedute soprattutto sulla questione migranti e accoglienza. “Erano presenti, con il Santo Padre, anche il Cardinale Parolin, Segretario di Stato, e Mons. Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati. Tra i vari argomenti trattati, vi sono stati il ruolo della Chiesa nel Paese, l’impegno per la salvaguardia dell’ambiente, la difesa e la promozione della famiglia“.
L'incontro tra Papa Francesco e Viktor Orbán a Budapest: «Basta rigurgiti di  odio, fermiamo l'antisemitismo» - Open

L’incontro è durato una quarantina di minuti. All’incontro è seguito lo scambio dei doni. Al presidente Ader, papa Francesco ha donato un quadro in mosaico raffigurante la “Benedizione papale a piazza San Pietro” da un dipinto ad olio di Ippolito Caffi eseguito verso la metà dell’800 e oggi conservato nel Museo di Roma, al Primo Ministro Orban il pontefice ha donato un Trittico.

Francesco si è poi recato nella Sala Rinascimentale del Museo delle Belle Arti, dove, alle 9.15, è iniziato l’incontro con i Vescovi della Conferenza Episcopale Ungherese.

Il Papa, incontrando quindi le comunità ebraiche in Ungheria, da’ voce alle sue preoccupazione: “Penso alla minaccia dell’antisemitismo, che ancora serpeggia in Europa e altrove. E una miccia che va spenta”. Bergoglio riprende “l’evocativa immagine del Ponte delle Catene, che collega le due parti di questa città: non le fonde insieme, ma le tiene unite. Così devono essere i legami tra di noi“.

 

Papa Francesco: “La Salute è un bene prezioso, bisogna mantenerlo”

Papa Francesco è ancora ricoverato per l’intervento subito una settimana fa. Al balcone vuol diffondere l’Angelus come promesso, è accompagnato da una ragazza e da alcuni bambini malati.

Francesco vuol ingraziare quanti gli hanno mandato gli auguri in questi giorni: “Vi ringrazio tutti: ho sentito molto la vostra vicinanza e il sostegno delle vostre preghiere. Grazie di cuore! Nel Vangelo di oggi, l’evangelista Marco racconta la sollecitudine dei discepoli, inviati da Gesù, nei confronti dei malati: li ungevano con l’olio e li guarivano. L’olio è immagine del sacramento dell’Unzione dei malati, afferma il Papa, ma l’olio è anche “l’ascolto, la vicinanza, la premura, la tenerezza di chi si prende cura della persona malata” lenendo così il suo dolore.

Tutti noi, tutti abbiamo bisogno prima o poi di questa “unzione” della vicinanza e della tenerezza, e tutti possiamo donarla a qualcun altro, con una visita, una telefonata, una mano tesa a chi ha bisogno di aiuto. Ricordiamo che, nel protocollo del Giudizio Finale, una delle cose che ci domanderanno sarà la vicinanza agli ammalati.

Un servizio sanitario accessibile a tutti

Il Papa afferma: In questi giorni di ricovero in ospedale, ho sperimentato ancora una volta quanto sia importante un buon servizio sanitario, accessibile a tutti, come c’è in Italia e in altri Paesi. Un servizio sanitario gratuito che assicuri un buon servizio accessibile a tutti. Non bisogna perdere questo bene prezioso. Bisogna mantenerlo! E per questo occorre impegnarsi tutti, perché serve a tutti e chiede il contributo di tutti. Anche nella Chiesa succede a volte che qualche istituzione sanitaria, per una non buona gestione, non va bene economicamente, e il primo pensiero che ci viene è venderla. Ma la tua vocazione è in Chiesa: non è avere dei quattrini, è fare il servizio, e il servizio sempre è gratuito. Non dimenticatevi: salvare le istituzioni gratuite.

PERCHE’ I BAMBINI SOFFRONO?  NESSUNO SIA LASCIATO SOLO

Il pensiero grato di Papa Francesco e un incoraggiamento va poi ai medici e a tutti gli operatori sanitari e al personale di questo ospedale e di altri che “lavorano tanto”. E ai malati che affida a Maria, Salute degli infermi, ponendo una domanda importante:

Qui ci sono alcuni amici bambini malati, perché soffrono i bambini? Perché soffrono i bambini è una domanda che tocca il cuore: accompagnarli con la preghiera e pregare per tutti i malati, specialmente per quelli in condizioni più difficili: nessuno sia lasciato solo, ognuno possa ricevere l’unzione dell’ascolto, della vicinanza, della tenerezza, e della cura.

Al termine della recita dell’Angelus, Francesco ha rivolto un appello per la situazione ad Haiti auspicando che nel Paese vengano deposte le armi e si scelga di vivere insieme fraternamente. Ha ricordato poi che oggi in Italia, per iniziativa della Conferenza episcopale, si celebra la Domenica del Mare, dedicata in modo particolare ai marittimi, assicurando per loro la sua preghiera e raccomandando di curare la salute del mare: “niente plastica in mare!”

 

PAPA FRANCESCO: “NEI MOMENTI DI CRISI,OCCORRE AVERE FIDUCIA IN DIO CHE CONDUCE LA STORIA DELL’UOMO “

 

 

2021.06.06 Angelus

ROMA

Fiducia in Dio, non lasciarsi andare alla crisi della fede.Affacciandosi su Piazza San Pietro, Francesco inizia la sua riflessione a partire dalle due Parabole del Vangelo di questa domenica. Gesù, che parlava con immagini della vita quotidiana, paragona il Regno di Dio, “la sua presenza che abita il cuore delle cose e del mondo”, al granello di senape, cioè al seme più piccolo che ci sia: eppure, gettato in terra, esso cresce fino a diventare un albero rigoglioso, che dà ristoro a tutti. Questo è il modo in cui Dio agisce, spiega il Papa. A volte, però, nota, “il frastuono del mondo” e le tante attività quotidiane impediscono di scorgere in quale modo il Signore conduce la storia.

Anche il seme delle nostre opere buone può sembrare poca cosa; eppure, tutto ciò che è buono, appartiene a Dio e dunque umilmente, lentamente porta frutto. Il bene – ricordiamolo – cresce sempre in modo umile, in modo nascosto, spesso invisibile.

 

È questa la nostra fiducia, è questo che ci dà forza per andare avanti ogni giorno con pazienza, seminando il bene che porterà frutto. Quant’è importante questo atteggiamento anche per uscire bene dalla pandemia! Coltivare la fiducia di essere nelle mani di Dio e al tempo stesso impegnarci tutti per ricostruire e ricominciare, con pazienza e costanza.

Il Papa avverte che “anche nella Chiesa può serpeggiare la sfiducia, soprattutto – dice – quando assistiamo alla crisi della fede e al fallimento di vari progetti e iniziative”.

Ma non dimentichiamo mai che i risultati della semina non dipendono solo  dalle nostre capacità: dipendono dall’azione di Dio. A noi sta seminare, e seminare con amore, con impegno, e con pazienza. Ma la forza del seme è divina.

Quindi, anche le cose di ogni giorno, “quelle che a volte sembrano tutte uguali e che portiamo avanti con distrazione o fatica, sono abitate dalla presenza nascosta di Dio, cioè hanno un significato”. Servono, rimarca, “occhi attenti”, per saper “cercare e trovare Dio in tutte le cose”, come amava dire Sant’Ignazio di Loyola. E, riprendendo l’altra parabola odierna, quella del contadino che getta il seme e non si rende conto di come porti frutto, perché cresce spontaneamente, sottolinea che “con Dio anche nei terreni più aridi c’è sempre speranza di germogli nuovi”.

Papa Francesco: “Donarsi e servire gli altri

 

 

Fragilità e forza, amore e tradimento, peccato e misericordia. Papa Francesco,  si sofferma oggi  su questi aspetti e la Solennità del Corpo e Sangue di Cristo, il Corpus Domini, e l’Ultima Cena di Gesù con l’istituzione dell’Eucaristia, “il sacramento più grande”, il Pane di vita:

L’Eucaristia guarisce perché unisce a Gesù: ci fa assimilare il suo modo di vivere, la sua capacità di spezzarsi e donarsi ai fratelli, di rispondere al male con il bene. Ci dona il coraggio di uscire da noi stessi e di chinarci con amore verso le fragilità altrui. Come fa Dio con noi. Questa è la logica dell’Eucaristia: riceviamo Gesù che ci ama e sana le nostre fragilità per amare gli altri e aiutarli nelle loro fragilità.

“Il traguardo della vita sta nel donarsi e servire gli altri”

“In questo modo Gesù – afferma il Papa – ci mostra che il traguardo della vita sta nel donarsi, che la cosa più grande è servire. E noi ritroviamo oggi la grandezza di Dio in un pezzetto di Pane, in una fragilità che trabocca amore e condivisione”.

Nell’Eucaristia la fragilità è forza: forza dell’amore che si fa piccolo per poter essere accolto e non temuto; forza dell’amore che si spezza e si divide per nutrire e dare vita; forza dell’amore che si frammenta per riunirci tutti noi in unità.

Donare a chi nella vita ha sbagliato

Un amore che si rafforza se è donato a chi ha sbagliato. Nel tradimento del discepolo, “il dolore più grande per chi ama”, in quell’ “abisso più profondo” Gesù non punisce ma dona misericordia.

Quando riceviamo l’Eucaristia, Gesù fa lo stesso con noi: ci conosce, sa che siamo peccatori e sbagliamo tanto, ma non rinuncia a unire la sua vita alla nostra. Sa che ne abbiamo bisogno, perché l’Eucaristia non è il premio dei santi, ma il Pane dei peccatori. Per questo ci esorta: “Non avete paura! Prendete e mangiate”.

In quel Pane c’è un “senso nuovo alle nostre fragilità”, Gesù ci dice che siamo preziosi, “ci ripete – afferma il Papa – che la sua misericordia non ha paura delle nostre miserie”.

E soprattutto ci guarisce con amore da quelle fragilità che da soli non possiamo risanare. Quali fragilità? Pensiamo. Quella di provare risentimento verso chi ci ha fatto del male –da questo da soli non possiamo guarire -; quella di prendere le distanze dagli altri e isolarci in noi stessi – da quella da soli non possiamo guarire -; quella di piangerci addosso e lamentarci senza trovare pace; anche da questa, noi soli non possiamo guarire. È Lui che ci guarisce con la sua presenza, con il suo pane, con l’Eucaristia. L’Eucaristia è farmaco efficace contro queste chiusure.

Infine Francesco ricorda che nei quattro versetti della Liturgia delle ore c’è “il riassunto di tutta la vita di Gesù”. “E ci dicono così che Gesù nascendo, si è fatto compagno di viaggio nella vita. Poi, nella cena si è dato come cibo. Poi, nella croce, nella sua morte, si è fatto prezzo: ha pagato per noi. E adesso, regnando nei Cieli è il nostro premio, che noi andiamo a cercare quello che ci aspetta”.

Al termine dell’Angelus, il Pontefice ha ricordato l’iniziativa dell’Azione Cattolica che si terrà martedì:

Dopodomani, martedì 8 giugno, alle ore 13.00, l’Azione Cattolica Internazionale invita a dedicare un minuto per la pace, ciascuno secondo la propria tradizione religiosa. Preghiamo in particolare per la Terra Santa e per il Myanmar.

Livatino è beato, il Papa: “Martire di giustizia e di fede”

L’arcivescovo di Agrigento: “La Sicilia ancora soffre per la mentalità mafiosa, faccia tesoro della sua lezione”
Storia di Rosario Livatino, il giudice ragazzino - Famiglia Cristiana

La Sicilia ha celebrato la beatificazione di uno dei suoi più luminosi testimoni: Rosario Livatino, il giovane giudice assassinato dalla mafia a 38 anni , che la Chiesa oggi ha proclamato beato e che commemorerà ogni 29 ottobre.

Il Papa: “Martire della giustizia e della fede”

Papa Francesco ha reso omaggio a questo “martire della giustizia e della fede”: “Nel suo servizio alla collettività come giudice integerrimo, che non si è lasciato mai corrompere, si è sforzato di giudicare non per condannare ma per redimere”, ha detto il Pontefice, affacciato dalla finestra del Palazzo Apostolico. “Il suo lavoro lo poneva sempre sotto la tutela di Dio, per questo è diventato testimone del Vangelo fino alla morte eroica. Il suo esempio sia per tutti, specialmente per i magistrati, stimolo ad essere leali difensori della legalità e della libertà. Un applauso al nuovo beato!”

All’inizio del Rito, il postulatore della causa di canonizzazione, monsignor Vincenzo Bertolone, arcivescovo di Catanzaro-Squillace, ha ricordato la vita del nuovo beato. “Il suo martirio – ha detto – è stato ed è tuttora testimonianza della insanabile inconciliabilità tra Vangelo e mafia”. Il “silenzio” che gli fu imposto oggi è “un canto di lode” e “onora la magistratura”.

Prima della conclusione, ha preso la parola il cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, che ha ringraziato il Papa per aver iscritto nel registro dei martiri questo figlio della terra di Sicilia: “È il primo giudice proclamato martire a motivo della fede professata e testimoniata fino all’effusione del sangue”. “Quanto abbiamo vissuto ci responsabilizza a testimoniare con coraggio il Vangelo con una vita di fede semplice e credibile come quella del giudice Livatino”, ha aggiunto il porporato, esprimendo il concreto auspicio “che questa nostra terra di Sicilia, che purtroppo ancora soffre a motivo della mentalità mafiosa, faccia tesoro di questa lezione“.

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Papa Francesco: “Finalmente possiamo ritrovarci di nuovo in piazza..”

 

 

Grazie a Dio possiamo ritrovarci di nuovo in questa piazza per l’appuntamento domenicale e festivo. Io vi dico una cosa: mi manca la piazza quando devo fare l’Angelus in Biblioteca.

Sono contento, grazie a Dio! E grazie a voi per la vostra presenza”. Lo ha detto Papa Francesco al termine del Regina Coeli, la preghiera mariana che in questo periodo liturgico sostituisce l’Angelus. Il Papa non si affacciava al balcone del Palazzo apostolico, per evitare assembramenti, da oltre un mese.

Papa Francesco a Mosul, capitale del terrorismo islamico, prega per le tante vittime di cristiani e chiede a Dio che i violenti si ravvedano toccati dalla potenza della misericordia

 

Nel terzo giorno del Papa in Iraq, Francesco invita alla preghiera di suffraggio  per le vittime della guerra a Mosul, una città devastata dalla furia dell’Is ma che ha cominciato il cammino di ricostruzione anche con esperienze di collaborazione fra cristiani e musulmani. È crudele – dice Francesco– che questo Paese sia stato colpito da una tempesta così disumana. Il Papa affida al Signore i morti e prega che i persecutori si ravvedano

Il Pontefice è lì in mezzo all’oscurità e alle macerie del terrorismo islamico. Testimonia senza paura la luce della fede e della speranza.  Francesco invoca il perdono di Dio e la grazia della conversione mentre spiega che la vera strada è quella di attuare insieme  il disegno d’amore e di pace che il Signore ha per l’uomo. Un cammino segnato dalla speranza di collaborazione fraterna fra cristiani e musulmani  Quelle rovine dietro le spalle di Papa Francesco indicano la violenza terroristica, periodo 2014-2017,a Hosh al-Bieaa, piazza delle 4 chiese – siro-cattolica, armeno-ortodossa, siro-ortodossa e caldea – 

Mosul, la “città dei profeti” chiamata così per le tombe di cinque profeti musulmani, circa mezzo milione di persone, di cui oltre 120.000 cristiani, dovettero fuggire in quegli anni bui e la località fu sottoposta a una sistematica devastazione con la distruzione fra l’altro di chiese, del mausoleo di ‛Awn ad-dīn, di Nabī Yūnis (il mausoleo del profeta Giona), di un tratto murario del sito di Ninive, oltre che di rarissimi manoscritti e di più di 100.000 libri conservati nella Biblioteca, di reperti archeologici e perfino della moschea di Mūr ad-dīn. Oggi si sta lavorando alla ricostruzione della città, ma anche del tessuto sociale che la abita.

 

Com’è crudele- afferma il Pontefice- che questo Paese, culla di civiltà, sia stato colpito da una tempesta così disumana, con antichi luoghi di culto distrutti e migliaia e migliaia di persone – musulmani, cristiani, gli yazidi, che sono stati annientati crudelmente dal terrorismo, e altri – sfollati con la forza o uccisi! Oggi, malgrado tutto, riaffermiamo la nostra convinzione che la fraternità è più forte del fratricidio, che la speranza è più forte della morte, che la pace è più forte della guerra. Questa convinzione parla con voce più eloquente di quella dell’odio e della violenza; e mai potrà essere soffocata nel sangue versato da coloro che pervertono il nome di Dio percorrendo strade di distruzione.

La violenza è un tradimento della fede, già spiegata diverse volte anche in questo viaggio apostolico. Nel suo discorso ricorda le toccanti testimonianze che, prima del suo saluto, hanno rivolto l’arcivescovo di Mosul ed Aqra dei caldei, monsignor Najeeb Michaeel, e padre Raid (Emmanuel) Adel Kallo, parroco dell’Annunciazione a Mosul, che ha raccontato dello sfollamento forzato di molte famiglie cristiane dalle loro case. “Il tragico ridursi dei discepoli di Cristo, qui e in tutto il Medio Oriente, è un danno incalcolabile non solo per le persone e le comunità interessate, ma per la stessa società che si lasciano alle spalle”, rileva il Papa. In effetti, “un tessuto culturale e religioso così ricco di diversità è indebolito dalla perdita di uno qualsiasi dei suoi membri”, per quanto piccolo, come avviene nei tappeti artistici, dove un piccolo filo strappato può danneggiare l’insieme, sottolinea ancora. Il sacerdote si è anche soffermato sull’esperienza fraterna che vive con i musulmani, dopo essere ritornato a Mosul, dove ha trovato accoglienza, rispetto, collaborazione. Si tratta, evidenzia il Papa, di “segni che lo Spirito fa fiorire nel deserto” che fanno “sperare nella riconciliazione e in una nuova vita”. Nelle sue parole anche il richiamo alla testimonianza del signor Gutayba Aagha, mussulmano, Capo del Consiglio sociale e culturale per le famiglie di Mosul, che ha ricordato “che la vera identità di questa città è quella della convivenza armoniosa tra persone di origini e culture diverse. Per questo – afferma il Papa –  accolgo con grande favore il Suo invito alla comunità cristiana a tornare a Mosul e ad assumere il ruolo vitale che le è proprio nel processo di risanamento e di rinnovamento”.

In un minuto la Preghiera per le vittime a Mosul

La Preghiera per le vittime

Anche nella Preghiera Francesco ribadisce che la strada della violenza non è la via di Dio:

Se Dio è il Dio della vita – e lo è –, a noi non è lecito uccidere i fratelli nel suo nome. Se Dio è il Dio della pace – e lo è –, a noi non è lecito fare la guerra nel suo nome. Se Dio è il Dio dell’amore – e lo è –, a noi non è lecito odiare i fratelli. Ora preghiamo insieme per tutte le vittime della guerra, perché Dio Onnipotente conceda loro vita eterna e pace senza fine, e le accolga nel suo amorevole abbraccio. E preghiamo anche per tutti noi, perché, al di là delle appartenenze religiose, possiamo vivere in armonia e in pace, consapevoli che agli occhi di Dio siamo tutti fratelli e sorelle.

Papa Francesco chiede a Dio il perdono e che i fratelli violenti si ravvedano toccati dalla potenza della misericordia

Al di là dell’oceano della sofferenza e della morte, il Signore accompagna i suoi figli anche se gli uomini ingrati e distolti da preoccupazioni e ambizioni spesso dimenticano i suoi disegni di pace. Questo il fulcro della sua riflessione che si richiama proprio all’esperienza di Giona quando andò a Ninive per invitare alla conversione e poiché gli abitanti della città lo ascoltarono, “trovarono salvezza”. “Anche noi, Signore – dice il Papa – mentre ti affidiamo le tante vittime dell’odio dell’uomo contro l’uomo, invochiamo il tuo perdono e supplichiamo la grazia della conversione. Kyrie eleison”.

Papa Francesco si sofferma a parlare della  moschea Al-Nouri con il suo minareto Al Hadba e, poi della  chiesa di Nostra Signora dell’orologio, che da più di cent’anni ricorda ai passanti che la vita è breve e il tempo prezioso. Ed è proprio nel breve volgere della nostra vita terrena che siamo chiamati a attuare quel “disegno di amore, di pace e di riconciliazione” che il Signore “ha affidato a noi”. “Facci comprendere che solo mettendolo in pratica senza indugi si potranno ricostruire questa città e questo Paese, e si potranno risanare i cuori straziati dal dolore”, evidenzia. E quando si va fuori strada per interessi egoistici, è centrale ascoltare la “voce dei veri uomini di Dio e ravvederci per tempo, per non rovinarci ancora”. Quindi, un pensiero di perdono:

Ti affidiamo coloro, la cui vita terrena è stata accorciata dalla mano violenta dei loro fratelli, e ti imploriamo anche per quanti hanno fatto del male ai loro fratelli e alle loro sorelle: si ravvedano, toccati dalla potenza della tua misericordia.

Francesco è in Iraq, pellegrino di pace nella terra di Abramo

 

 

Nel momento di lasciare il territorio italiano, il Papa ha fatto pervenire al presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, il consueto telegramma di sorvolo con l’auspicio di prosperità e serenità esteso a tutta la popolazione. In un messaggio inviato al Pontefice, il capo di Stato italiano sottolinea dal canto suo che il viaggio apostolico in Iraq “rappresenta per le martoriate comunità cristiane di quel Paese e dell’intera regione, una concreta testimonianza di vicinanza e di paterna sollecitudine”.

Il Pontefice oggi è giunto in una terra massacrata da violenze e terrorismo dove si auspica che il futuro, come espresso anche dal Santo Padre, possa essere ricco di vie di speranza e di fraternità. L’aereo con a bordo il Papa è atterrato alle 11.58 sulla pista dell’aeroporto internazionale di Baghdad

 Al suo arrivo, all’aeroporto internazionale di Baghdad, il Pontefice viene accolto dal primo ministro Mustafa al-Kadhimi. L’ultimo incontro tra un premier iracheno e un Pontefice- ricorderemo-  risale al 25 luglio 2008, quando Benedetto XVI aveva ricevuto a Castel Gandolfo l’allora premier Nouri al Maliki, che in quella occasione aveva anche invitato il Papa in Iraq.

Poi Papa Francesco si è trasferito  al Palazzo Presidenziale per la cerimonia ufficiale di benvenuto.     Adesso, al momento in cui scriviamo, Papa Francesco incontrerà  il presidente della Repubblica dell’Iraq, Barham Ahmed Salih Qassim.

Successivamente, nel pomeriggio,Bergoglio incontrerà  i vescovi, i sacerdoti, i religiosi, i seminaristi e i catechisti.

 Il Pontefice proseguirà domani con la partenza per Najaf e la visita di cortesia, in questa città, al Grand Ayatollah Sayyid Ali Al-Husayni Al-Sistani. Un incontro previsto nella residenza del religioso sciita che si trova all’interno del Santuario dell’Imam ‘Ali, considerato dagli sciiti terzo luogo santo dell’islam. La tappa successiva è Nassiriya, sulle rive dell’Eufrate, per un incontro interreligioso presso la Piana di Ur. Nel pomeriggio, dopo il rientro a Baghdad, l’ultimo evento della giornata è celebrazione della Messa nella cattedrale caldea di San Giuseppe.

Nella  giornata di domenica 7 prevista  la partenza per Erbil dove il Papa incontrerà il presidente e il primo ministro della regione autonoma del Kurdistan iracheno. Il programma della giornata di domenica prosegue con la partenza in elicottero per Mosul e la preghiera di suffragio per le vittime della guerra in questa martoriata città sconvolta, negli anni scorsi, dall’occupazione dei miliziani del sedicente Stato islamico.

Il successivo trasferimento a Qaraqosh per la visita alla comunità locale, nella Chiesa dell’“Immacolata Concezione”, precede un altro evento in programma ad Erbil: la Santa Messa nello stadio “Franso Hariri”. La giornata del 7 marzo si conclude con il rientro a Baghdad. Lunedì 8 marzo, infine, la cerimonia di congedo e la partenza per Roma.

Papa Francesco accolto a Baghdad

 

 

Papa Francesco: “tendi la mano per aiutare la persona sofferente a rialzarsi”

 

 

Papa Francesco  torna a salutare i fedeli in Piazza San Pietro dalla finestra del suo studio,dopo un mese di diretta streaming dall’interno della Biblioteca del Palazzo  Apostolico, per le restrizioni imposte dalla pandemia.”Un’altra volta in Piazza!” è il suo saluto ai fedeli che lo attendono sotto una leggera pioggia e lo salutano con affetto.

Il gesto risanante di Gesù

Dal racconto  il Papa fa capire la “dolcezza” del gesto risanante di Gesù e il suo potere:

“Si avvicinò, la fece alzare prendendola per mano”, annota l’Evangelista. C’è tanta dolcezza in questo semplice atto, che sembra quasi naturale: “La febbre la lasciò ed ella li serviva”. Il potere risanante di Gesù non incontra alcuna resistenza; e la persona guarita riprende la sua vita normale, pensando subito agli altri e non a sé stessa – e questo è significativo, è segno di vera “salute”!

I discepoli di Gesù inviati nel mondo con il potere di “guarire”

Dopo questa prima guarigione, al tramonto del sabato, ecco che la gente si affolla fuori la porta di Gesù portandogli tutti i malati e gli indemoniati, “persone sofferenti nel corpo e nello spirito”, i “prediletti”, che Gesù affida anche ai discepoli perché non siano solo testimoni oculari ma siano coinvolti e “inviati” nel mondo “col potere di guarire” e “scacciare i demoni”:

E questo è importante. Prendersi cura dei malati di ogni genere non è per la Chiesa “attività opzionale”, no! Non è una cosa accessoria, no.  Prendersi cura dei malati di ogni genere fa parte integrante della missione della Chiesa, come lo era di quella di Gesù. E questa missione è portare la tenerezza di Dio all’umanità sofferente.

11 Febbraio: Giornata mondiale del malato

È questa la risposta cristiana alla sofferenza: non una “spiegazione” ma una “presenza d’amore”. Ce lo ricorderà – afferma il Papa – tra pochi giorni, l’11 febbraio, la Giornata mondiale del Malato. Ma anche “la realtà che stiamo vivendo in tutto il mondo a causa della pandemia – sottolinea – rende particolarmente attuale questo messaggio”, “questa missione essenziale della Chiesa”, e ci mette davanti alla nostra condizione umana, “così alta nella dignità e nello stesso tempo così fragile”. Gesù dunque risponde alla sofferenza con una “presenza d’amore che si china, che prende per mano e fa rialzare, come ha fatto con la suocera di Pietro”:

Chinarsi per far rialzare l’altro. Non dimentichiamo che l’unica forma lecita, l’unico modo lecito di guardare una persona dall’alto in basso è quando tu tendi la mano per aiutarla a sollevarsi. L’unica. E questa è la missione che Gesù ha affidato alla Chiesa. Il Figlio di Dio manifesta la sua Signoria non “dall’alto in basso”, non a distanza, ma inchinandosi, tendendo la mano; manifesta la sua Signoria nella vicinanza, nella tenerezza, e nella compassione. Vicinanza, tenerezza, compassione, sono lo stile di Dio. Dio si fa vicino e si fa vicino con tenerezza e con compassione. Quante volte nel Vangelo leggiamo davanti ad un problema di saluto o qualsiasi problema: “ne ebbe compassione”. La compassione di Gesù, la vicinanza di Dio in Gesù è lo stile di Dio.

Ma non ci può essere compassione senza un’ “intima relazione con il Padre”. Anche questo  ci insegna il Vangelo di oggi:

Prima dell’alba e dopo il tramonto, Gesù si appartava e rimaneva da solo a pregare. Da lì attingeva la forza per compiere il suo ministero, predicando e operando guarigioni. La Vergine Santa ci aiuti a lasciarci guarire da Gesù – ne abbiamo sempre bisogno, tutti – per poter essere a nostra volta testimoni della tenerezza risanatrice di Dio.