Papa Francesco: “Dobbiamo imparare ad essere servi inutili senza pretese di essere ringraziati…”

 

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Nella foto il “Concistoro”: il Papa ordine nuovi cardinali nella Basilica Vaticana,  13  per l’esattezza,per l’imposizione della berretta, la consegna dell’anello e l’assegnazione del Titolo o Diaconia. La celebrazione è iniziata con il saluto, l’orazione e la lettura di un passo del Vangelo secondo Marco (6,30-37a). Quindi il Papa ha pronunciato l’omelia. Il Santo Padre ha poi letto la formula di creazione e proclamato solennemente i nomi dei nuovi Cardinali, annunciandone l’Ordine presbiterale o diaconale.

Nella fede, bisogna essere “servi inutili, cioè senza pretese di essere ringraziati, senza rivendicazioni”.  Papa Francesco, nell’Angelus di oggi  pronunciato a conclusione della messa per l’apertura dell’Assemblea speciale del Sinodo dei Vescovi per la regione panamazzonica ha detto:  “Siamo servi inutili” – ha spiegato  – “è un’espressione di umiltà e disponibilità che fa tanto bene alla Chiesa e richiama l’atteggiamento giusto per operare in essa: il servizio umile, di cui ci ha dato l’esempio Gesù, lavando i piedi ai discepoli”.

“Gesù vuol dire che così è l’uomo di fede nei confronti di Dio: si rimette completamente alla sua volontà, senza calcoli o pretese”, ha commentato il Papa.”Questo atteggiamento verso Dio – ha proseguito – si riflette anche nel modo di comportarsi in comunità: si riflette nella gioia di essere al servizio gli uni degli altri, trovando già in questo la propria ricompensa e non nei riconoscimenti e nei guadagni che ne possono derivare”.

Due le immagini usate da Gesù per spiegare l’attitudine del cristiano: il granellino di senape e il servo disponibile. Con la prima immagine, Gesù, nelle parole di Francesco, “vuole far capire che la fede, anche se piccola, può avere la forza di sradicare persino un gelso; e poi di trapiantarlo nel mare, che è una cosa ancora più improbabile: ma nulla è impossibile a chi ha fede, perché non si affida alle proprie forze, ma a Dio, che può tutto”.

La fede paragonabile al granellino di senape è, invece, “una fede che non è superba e sicura di sé – non fa finta di essere un grande credente, non fa delle figuracce, tante volte – ma che nella sua umiltà sente un grande bisogno di Dio e, nella piccolezza, si abbandona con piena fiducia a Lui. È la fede che ci dà la capacità di guardare con speranza le vicende alterne della vita, che ci aiuta ad accettare anche le sconfitte e le sofferenze, nella consapevolezza che il male non avrà mai l’ultima parola”. “Come possiamo capire se abbiamo veramente fede, cioè se la nostra fede, pur minuscola, è genuina, pura, schietta?”, si è chiesto il Papa: “Ce lo spiega Gesù indicando qual è la misura della fede: il servizio”.

Papa Francesco oggi: “I PRIVILEGI DI POCHI VANNO A SCAPITO DI MOLTI”

 

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Città del Vaticano

Uomini e donne dai molteplici tratti somatici, abiti tradizionali, canti, movimenti di danza, letture e preghiere pronunciate in varie lingue portano il mondo in Piazza San Pietro dove, stamattina, Papa Francesco celebra la santa Messa nella Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato.

Gli abitanti delle periferie esistenziali assieme ai migranti sono oggi le vittime della cultura dello scarto

Afferma Papa Francesco: Il Dio di Israele è Colui “che fa giustizia all’orfano e alla vedova, che ama lo straniero e gli dà pane e vestito”. Lo troviamo scritto nel libro del Deuteronomio, ma ce lo ripete il libro dell’Esodo e lo stesso Salmo Responsoriale della liturgia di oggi che afferma, : “Il Signore sostiene i forestieri, assieme alle vedove e agli orfani del popolo”. Sono le categorie più vulnerabili, “spesso dimenticate ed esposte a soprusi” per le quali “il Signore ha una particolare sollecitudine”. E’ il suo tratto distintivo e questa attenzione è anche “un dovere morale” per “tutti coloro che vogliono appartenere al suo popolo”. Anche oggi:

Nel Messaggio per questa 105a Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato si ripete come un ritornello il tema: “Non si tratta solo di migranti”. Ed è vero: non si tratta solo di forestieri, si tratta di tutti gli abitanti delle periferie esistenziali che, assieme ai migranti e ai rifugiati, sono vittime della cultura dello scarto. Il Signore ci chiede di mettere in pratica la carità nei loro confronti; ci chiede di restaurare la loro umanità, assieme alla nostra, senza escludere nessuno, senza lasciare fuori nessuno.

                          PRIVILEGI DI POCHI A SCAPITO DI MOLTI

Papa Francesco afferma che è necessario anche “riflettere sulle ingiustizie che generano esclusione, in particolare sui privilegi di pochi che, per essere conservati, vanno a scapito di molti”. E citando ancora il Messaggio per questa Giornata prosegue:

Il mondo odierno è ogni giorno più elitista e crudele con gli esclusi. E’ una verità che fa dolore., questo mondo è ogni giorno più elitista, più crudele con gli esclusi. I Paesi in via di sviluppo continuano ad essere depauperati delle loro migliori risorse naturali e umane a beneficio di pochi mercati privilegiati. Le guerre interessano solo alcune regioni del mondo, ma le armi per farle vengono prodotte e vendute in altre regioni, le quali poi non vogliono farsi carico dei rifugiati prodotti da tali conflitti. Chi ne fa le spese sono sempre i piccoli, i poveri, i più vulnerabili, ai quali si impedisce di sedersi a tavola e si lasciano le “briciole” del banchetto

LA CULTURA DEL BENESSERE CI RENDE INSENSIBILI ALLE GRIDA ALTRUI..”

Nella prima Lettura di oggi il profeta Amos usa parole dure per mettere in guardia gli spensierati e i gaudenti di Sion che pensavano solo al benessere proprio, a mangiare e a bere, senza vedere lo sfacelo di Israele. E commenta, riprendendo le parole dette a Lampedusa, l’8 luglio 2013:

È impressionante come, a distanza di 28 secoli, questi ammonimenti conservino intatta la loro attualità. Anche oggi infatti la «cultura del benessere […] ci porta a pensare a noi stessi, ci rende insensibili alle grida degli altri, […] porta all’indifferenza verso gli altri, anzi porta alla globalizzazione dell’indifferenza.

Anche noi rischiamo di comportarci, dice ancora Francesco, come l’uomo ricco con Lazzaro di cui si parla nel brano del Vangelo di oggi. “E anche noi – prosegue – , troppo presi dal preservare il nostro benessere, rischiamo di non accorgerci del fratello e della sorella in difficoltà.

Ma come cristiani non possiamo essere indifferenti di fronte al dramma delle vecchie e nuove povertà, delle solitudini più buie, del disprezzo e della discriminazione di chi non appartiene al “nostro” gruppo. Non possiamo rimanere insensibili, con il cuore anestetizzato, di fronte alla miseria di tanti innocenti. Non possiamo non piangere. Non possiamo non reagire. Chiediamo al Signore la grazia di piangere, quel pianto che converte il cuore davanti a questi peccati.

DOBBIAMO COSTRUIRE UN MONDO PIU’ GIUSTO DOVE TUTTI ABBIANO ACCESSO AI BENI DELLA TERRA…

Amare Dio e amare il prossimo sono due comandamenti che non si possono separare, dice il Papa, e spiega che cosa significa amare il prossimo:

Amare il prossimo come sé stessi vuol dire anche impegnarsi seriamente per costruire un mondo più giusto, dove tutti abbiano accesso ai beni della terra, dove tutti abbiano la possibilità di realizzarsi come persone e come famiglie, dove a tutti siano garantiti i diritti fondamentali e la dignità.

Amare significa ancora “sentire compassione per la sofferenza dei fratelli e delle sorelle”, “farsi prossimi di tutti i viandanti malmenati e abbandonati sulle strade del mondo”, facendo il possibile per aiutarli.

 

PAPA FRANCESCO: “SENTO UN RITORNELLO IN EUROPA CHE ASSOMIGLIA A QUELLO DI HITLER NEL 34”

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Problema educazione giovani in Africa. Sul volo di ritorno Papa Francesco  ha posto l’attenzione su alcuni  problemi del nostro tempo:”Le xenofobie tante volte cavalcano sui cosiddetti populismi politici. Ho detto la settimana scorsa o l’altra che delle volte sento in alcuni posti discorsi che assomigliano a quelli di Hitler nel ’34″.

Si vede – ha aggiunto Bergoglio – che c’è un ritornello in Europa, ma anche in Africa. Io ho letto sui giornali di questo problema della xenofobia. Ma non è un problema solo dell’Africa, è una malattia umana, come il morbillo. E’ una malattia, ti viene, entra in un Paese, entra in un continente. E mettiamo muri, no? E i muri lasciano soli coloro che li fabbricano. Sì, lasciano fuori tanta gente, ma coloro che rimangono dentro i muri rimarranno soli, e alla fine della storia sconfitti per delle invasioni potenti. Ma la xenofobia è una malattia: una malattia ‘giustificabile’, tra virgolette, no la purezza della razza, ad esempio, per nominare una xenofobia del secolo scorso”.

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  “LE CRITICHE SONO BEN ACCETTE MA CHI LANCIA LE PIETRE NON DEVE NASCONDERE LA MANO”

Le critiche al Papa? Sono ben accette e possono anche aiutare, se leali, ma se arrivano come pietre da qualcuno che le lancia nascondendo la mano, “questo non è leale, non è umano”, .

“Prima di tutto – ha detto Francesco – le critiche sempre aiutano, quando uno riceve una critica subito deve fare autocritica, e dire questo è vero, non è vero, fino a che punto..io sempre delle critiche vedo i vantaggi. Delle volte ti arrabbi, ma i vantaggi ci sono. Poi nel viaggio di andata a Maputo, è venuto uno di voi… sei stato tu a darmi il libro?… uno di voi mi ha dato quel libro. No il papa sotto l’attacco degli americani…ecco come gli americani vogliono cambiare il papa, ecco questo il libro che mi avete dato un esemplare, io sapevo del libro, sapevo ma non lo avevo letto. Le critiche non sono soltanto degli americani un po’ dappertutto, anche in curia, almeno quelli che le dicono hanno il vantaggio dell’onestà di dirlo, e a me piace questo, a me non piace quando le critiche stanno sotto il tavolo, fanno un sorriso che ti fanno vedere i denti e poi ti danno il pugnale da dietro, questo non è leale, non è umano”.

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Non ho paura degli scismi ma prego che non ce ne siano“, parole di Papa Francesco. “Il problema dello scisma, – nella Chiesa ci sono state tanti scismi, dopo il Vaticano I, l’ultima votazione quella dell’infallibilità, un bel gruppo se ne è andato, si è staccato dalla chiesa, ha fondato i vetero- cattolici , per essere proprio onesti alla tradizione della chiesa, poi loro hanno trovato uno sviluppo differente e adesso fanno l’ordinazione delle donne, ma in quel momento erano rigidi, andavano dietro a un’ortodossia che pensavano che il concilio aveva sbagliato. Un altro gruppo se ne è andato senza votare, zitti zitti, ma non ha voluto votare, il Vaticano II ha creato queste cose, forse lo stacco più conosciuto è quello di Lefevbre, sempre c’è l‘azione scismatica nella chiesa. E’ una delle azioni che il Signore lascia sempre alla libertà umana, io non ho paura degli scismi, prego perché non ce ne siano, perché c’è la salute spirituale di tanta gente, che ci sia il dialogo, che ci sia la correzione se c’è qualche sbaglio, ma il cammino nello scisma non è cristiano”.

PAPA FRANCESCO IN MADAGASCAR: “LA REALTA’ PUO’ ESSERE CAMBIATA, GIOVANI COSTRUITEVI UN FUTURO..”

 

Il coro accoglie papa Francesco all'arrivo alla Nunziatura Apostolica in Madagascar (pool Aigav)

Ag.

 

Papa Francesco  lancia nell’isola del Madagascar, quasi tutti in povertà qui, un invito ad essere forti . “Attraverso di voi il futuro entra nel Madagascar e nella Chiesa?”. La realtà, anche la più difficile, può essere cambiata. “È vero – premette il Pontefice- – che c’è il rischio per voi di pensare: ‘E’ così, niente può cambiare e nessuno ci può far nulla’. Soprattutto quando non si dispone del minimo necessario per combattere giorno per giorno; quando le effettive opportunità di studiare non sono sufficienti; o per coloro che si rendono conto che il loro futuro è bloccato a causa della mancanza di lavoro, della precarietà, delle ingiustizie sociali e che quindi sono tentati di arrendersi”. Ma non è così. Il Papa ricorda che il Signore chiama ognuno per nome “non per farci correre dietro a delle illusioni, ma per trasformare ognuno di noi in discepoli-missionari qui e ora”. Egli “ci chiede di non avere paura di sporcarsi le mani”.
Non ci manda da soli, in prima linea, però. “Siamo invitati a scoprire il volto di Gesù nei volti degli altri. Mai isolarsi”. E così il Papa chiede a ognuno dei giovani presenti: “Il Signore può contare su di te? La Chiesa può contare su di te? Il Madagascar può contare su di te?”.
Infine il Papa affida i giovani a Maria. “Siamo una grande famiglia. abbiamo una madre”. “Quella ragazza che ha detto sì senza giri di parole – ricorda il Papa – oggi è la madre che veglia sui suoi figli che camminano nella vita spesso stanchi, bisognosi, ma che desiderano che la luce della speranza non si spenga”. “Questo vogliamo per il Madagascar: per ciascuno di voi e per i vostri amici: che la luce della speranza non si spenga”, conclude il Pontefice.

AI VESCOVI: I POVERI SONO I PRIMI DESTINATARI DEL VANGELO

I poveri sono i destinatari privilegiati del Vangelo. È questa una delle raccomandazioni del Papa, consegnate ai vescovi del Madagascar durante l’incontro nella Cattedrale di Andohalo ad Antananarivo. Dopo l’intensa mattinata, durante la quale aveva rivolto un appello contro la deforestazione e a favore dello sviluppo sostenibile, Francesco, , ha messo sotto i riflettori il dovere di una attenzione particolare agli ultimi nella pastorale della Chiesa cattolica locale. “L’annuncio del Vangelo – ha detto – include la vostra preoccupazione per tutte le forme di povertà: non solo assicurare a tutti il cibo, o un decoroso sostentamento, ma che possano avere prosperità nei suoi molteplici aspetti. Questo implica educazione, accesso all’assistenza sanitaria, e specialmente lavoro, perché nel lavoro libero, creativo, partecipativo e solidale, l’essere umano esprime e accresce la dignità della propria vita. Il giusto salario permette l’accesso adeguato agli altri beni che sono destinati all’uso comune”.

Ed ancora:  “dobbiamo essere i primi nella scelta di proclamare il Vangelo ai poveri: ‘Non devono restare dubbi né sussistono spiegazioni che indeboliscano questo messaggio tanto chiaro. Oggi e sempre, i poveri sono i destinatari privilegiati del Vangelo, e l’evangelizzazione rivolta gratuitamente ad essi è segno del Regno che Gesù è venuto a portare. Occorre affermare senza giri di parole che esiste un vincolo inseparabile tra la nostra fede e i poveri. Non lasciamoli mai soli’ (ibid., 48). In altre parole, abbiamo un dovere particolare di vicinanza e di protezione verso i poveri, gli emarginati e i piccoli, verso i bambini e le persone più vulnerabili, vittime di sfruttamento e di abusi”.
Il Papa ha concluso: “Sono vittime della cultura dello scarto che oggi è entrata nei programi della società. Scarto della vita nascente e della vita morente, di cui si affretta la dipartita”.

VIDEO VISITA PAPA FRANCESCO IN MADAGASCAR

 

PAPA FRANCESCO: QUANDO OFFRI UN BANCHETTO INVITA POVERI, STORPI,ZOPPI, CIECHI ..E SARAI BEATO..”

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Riportiamo l’Angelus di oggi primo Settembre.  “Prima di tutto, -esordisce Papa Francesco- devo scusarmi del ritardo, ma c’è stato un incidente: sono rimasto chiuso nell’ascensore per 25 minuti! C’è stato un calo di tensione e si è fermato l’ascensore. Grazie a Dio sono venuti i Vigili del Fuoco – li ringrazio tanto! – e dopo 25 minuti di lavoro sono riusciti a farlo andare. Un applauso ai Vigili del Fuoco!

Il Vangelo di questa domenica (cfr Lc 14,1.7-14) ci mostra Gesù che partecipa a un banchetto nella casa di un capo dei farisei. Gesù guarda e osserva come gli invitati corrono, si affrettano per procurarsi i primi posti. È un atteggiamento piuttosto diffuso, anche ai nostri giorni, e non solo quando si è invitati a un pranzo: abitualmente, si cerca il primo posto per affermare una presunta superiorità sugli altri. In realtà, questa corsa ai primi posti fa male alla comunità, sia civile sia ecclesiale, perché rovina la fraternità. Tutti conosciamo queste persone: arrampicatori, che sempre si arrampicano per andare su, su… Fanno male alla fraternità, danneggiano la fraternità. Di fronte a questa scena, Gesù racconta due brevi parabole.

La prima parabola è rivolta a colui che è invitato a un banchetto, e lo esorta a non mettersi al primo posto, «perché – dice – non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Per favore, vai indietro, cedigli il posto!”». Una vergogna! «Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto» (cfr vv. 8-9). Gesù invece insegna ad avere l’atteggiamento opposto: «Quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, veni più avanti!”» . Dunque, non dobbiamo cercare di nostra iniziativa l’attenzione e la considerazione altrui, ma semmai lasciare che siano gli altri a darcele. Gesù ci mostra sempre la via dell’umiltà – dobbiamo imparare la via dell’umiltà! – perché è quella più autentica, che permette anche di avere relazioni autentiche. La vera umiltà, non la finta umiltà, quella che in Piemonte si chiama la mugna quacia, no, quella no. La vera umiltà.

Nella seconda parabola, Gesù si rivolge a colui che invita e, riferendosi al modo di selezionare gli invitati, gli dice: «Quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti» (vv. 13-14). Anche qui, Gesù va completamente contro-corrente, manifestando come sempre la logica di Dio Padre. E aggiunge anche la chiave per interpretare questo suo discorso. E qual è la chiave? Una promessa: se tu farai così, «riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti» (v. 14). Questo significa che chi si comporta così avrà la ricompensa divina, molto superiore al contraccambio umano: io ti faccio questo favore aspettando che tu me ne faccia un altro. No, questo non è cristiano. La generosità umile è cristiana. Il contraccambio umano, infatti, di solito falsa le relazioni, le rende “commerciali”, introducendo l’interesse personale in un rapporto che dovrebbe essere generoso e gratuito. Invece Gesù invita alla generosità disinteressata, per aprirci la strada verso una gioia molto più grande, la gioia di essere partecipi dell’amore stesso di Dio che ci aspetta, tutti noi, nel banchetto celeste.

La Vergine Maria, «umile ed alta più che creatura» (Dante, Paradiso, XXXIII, 2), ci aiuti a riconoscerci come siamo, cioè piccoli; e a gioire nel donare senza contraccambio.


Dopo l’Angelus

Cari fratelli e sorelle,

oggi, 1° settembre, ricorre la Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato. Una preghiera ecumenica, che anima la presa di coscienza e l’impegno per tutelare la nostra casa comune, a partire da uno stile di vita personale e familiare più sostenibile. Da oggi fino al 4 ottobre, festa di San Francesco d’Assisi, è un tempo favorevole alla lode di Dio per tutte le sue creature e all’assunzione di responsabilità di fronte al grido della Terra.

Saluto tutti voi, provenienti dall’Italia e da varie parti del mondo. In particolare, saluto i pellegrini ucraini – Slava Jisusu Khristu! – giunti da diversi Paesi in occasione del Sinodo dei Vescovi della Chiesa greco-cattolica ucraina, che avrà luogo a Roma nei prossimi giorni. Saluto le Suore e le giovani in formazione dell’Istituto di San Giuseppe Benedetto Cottolengo. Grazie! Grazie per la vostra testimonianza! Grazie per quello che fate e per quello che ci insegnate; avanti, avanti! I ciclisti di Cunardo e i fedeli di Cerro di Bottanuco; il gruppo dell’Azione Cattolica di Lecce e i giovani di San Matteo della Decima, Gallo Ferrarese e Capriate San Gervasio.

Mercoledì prossimo, a Dio piacendo, partirò per un viaggio apostolico in Africa, per visitare le popolazioni di Mozambico, Madagascar e Mauritius Vi chiedo di accompagnarmi con la preghiera, perché questa visita pastorale possa portare i frutti desiderati.

Il prossimo 5 ottobre terrò un Concistoro per la nomina di dieci nuovi Cardinali. La loro provenienza esprime la vocazione missionaria della Chiesa che continua ad annunciare l’amore misericordioso di Dio a tutti gli uomini della Terra. Ecco i nomi dei nuovi cardinali:

Mons. Miguel Ángel Ayuso Guixot, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso;

Mons. José Tolentino Calaça de Mendonça, Archivista e Bibliotecario di Santa Romana Chiesa;

Mons. Ignatius Suharyo Hardjoatmodjo, Arcivescovo di Jakarta;

Mons. Juan de la Caridad García Rodríguez, Arcivescovo di San Cristóbal de la Habana;

Mons. Fridolin Ambongo Besungu, Arcivescovo di Kinshasa;

Mons. Jean-Claude Hollerich, Arcivescovo di Lussemburgo;

Mons. Álvaro Leonel Ramazzini Imeri, Vescovo di Huehuetenango;

Mons. Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna;

Mons. Cristóbal López Romero, Arcivescovo di Rabat;

Padre Michael Czerny, S.J., Sottosegretario della Sezione Migranti del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale.

Insieme ad essi, unirò ai membri del Collegio Cardinalizio due Arcivescovi e un Vescovo che si sono distinti per il loro servizio alla Chiesa:

Mons. Michael Louis Fitzgerald, Arcivescovo emerito di Nepte;

Mons. Sigitas Tamkevičius, Arcivescovo emerito di Kaunas;

Mons. Eugenio Dal Corso, Vescovo emerito di Benguela.

Preghiamo per i nuovi Cardinali affinché, confermando la loro adesione a Cristo, mi aiutino nel mio ministero di Vescovo di Roma per il bene di tutto il santo popolo fedele di Dio.

PAPA FRANCESCO: “NON GUARDATE LE PICCOLEZZE DELLA VITA MA LA GRANDEZZA DEL CIELO DOVE E’ LA VOSTRA VERA CASA”

Papa Francesco

 

Papa Francesco ovvero l’immagine di Gesù nel mondo: oggi un altro  impegno concreto finale per la pace dei cristiani in Siria nell’Angelus appena andato in scena con Papa Francesco da Piazza San Pietro: «La festa dell’Assunzione di Maria è un richiamo per tutti, specialmente per quanti sono afflitti da dubbi e tristezze, e vivono con lo sguardo rivolto in basso». Papa Francesco invita il mondo cristiano a guardare in alto, alle grandezze del cielo e non alle «piccolezze della vita»: per Bergoglio, la Festa dell’Assunta insegna a «lasciarci attirare dalla bellezza vera, non facciamoci risucchiare dalle piccolezze della vita, ma scegliamo la grandezza del cielo»

Ecco l’Angelus:

“Nell’odierna solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, il santo popolo fedele di Dio esprime con gioia la sua venerazione per la Vergine Madre. Lo fa nella comune liturgia e anche con mille differenti forme di pietà; e così si avvera la profezia di Maria stessa: «Tutte le generazioni mi chiameranno beata» (Lc 1,48). Perché il Signore ha innalzato l’umile sua serva. L’assunzione in cielo, in anima e corpo, è un privilegio divino accordato alla Santa Madre di Dio per la sua particolare unione con Gesù. Si tratta di una unione corporale e spirituale, iniziata dall’Annunciazione e maturata in tutta la vita di Maria attraverso la sua partecipazione singolare al mistero del Figlio. Maria sempre andava con il Figlio: andava dietro a Gesù e per questo noi diciamo che è stata la prima discepola.

 

VIDEO VATICANO – ANGELUS DI FERRAGOSTO 

 

L’esistenza della Madonna si è svolta come quella di una comune donna del suo tempo: pregava, gestiva la famiglia e la casa, frequentava la sinagoga… Ma ogni azione quotidiana era sempre compiuta da lei in unione totale con Gesù. E sul Calvario questa unione ha raggiunto l’apice, nell’amore, nella compassione e nella sofferenza del cuore. Per questo Dio le ha donato una partecipazione piena anche alla risurrezione di Gesù. Il corpo della Santa Madre è stato preservato dalla corruzione, come quello del Figlio.

La Chiesa oggi ci invita a contemplare questo mistero: esso ci mostra che Dio vuole salvare l’uomo intero, cioè salvare anima e corpo. Gesù è risorto con il corpo che aveva assunto da Maria; ed è asceso al Padre con la sua umanità trasfigurata. Con il corpo, un corpo come il nostro, ma trasfigurato. L’assunzione di Maria, creatura umana, ci dà la conferma di quale sarà il nostro destino glorioso. Già i filosofi greci avevano capito che l’anima dell’uomo è destinata alla felicità dopo la morte. Tuttavia, essi disprezzavano il corpo – considerato prigione dell’anima – e non concepivano che Dio avesse disposto che anche il corpo dell’uomo fosse unito all’anima nella beatitudine celeste. Il nostro corpo, trasfigurato, sarà lì. Questo – la «risurrezione della carne» – è un elemento proprio della rivelazione cristiana, un cardine della nostra fede.

La realtà stupenda dell’Assunzione di Maria manifesta e conferma l’unità della persona umana e ci ricorda che siamo chiamati a servire e glorificare Dio con tutto il nostro essere, anima e corpo. Servire Dio soltanto con il corpo sarebbe un’azione da schiavi; servirlo soltanto con l’anima sarebbe in contrasto con la nostra natura umana. Un grande padre della Chiesa, verso gli anni 220, Sant’Ireneo, afferma che «la gloria di Dio è l’uomo vivente, e la vita dell’uomo consiste nella visione di Dio» (Contro le eresie, IV, 20, 7). Se avremo vissuto così, nel gioioso servizio a Dio, che si esprime anche in un generoso servizio ai fratelli, il nostro destino, nel giorno della risurrezione, sarà simile a quello della nostra Madre celeste. Ci sarà dato, allora, di realizzare pienamente l’esortazione dell’apostolo Paolo: «Glorificate Dio nel vostro corpo!» (1Cor 6,20), e lo glorificheremo per sempre in cielo.

Preghiamo Maria perché, con la sua materna intercessione, ci aiuti a vivere il nostro cammino quotidiano nella speranza operosa di poterla raggiungere un giorno, con tutti i Santi e i nostri cari, tutti in paradiso.


Dopo l’Angelus

Cari fratelli e sorelle,

a Maria Consolatrice degli afflitti, che contempliamo oggi nella gloria del Paradiso, vorrei affidare le angosce e i tormenti di coloro che, in tante parti del mondo, soffrono nel corpo e nello spirito. Ottenga la nostra Madre celeste per tutti conforto, coraggio e serenità.

Penso in particolare a quanti sono provati dalla tragedia avvenuta ieri a Genova, che ha provocato vittime e smarrimento nella popolazione. Mentre affido alla misericordia di Dio le persone che hanno perso la vita, esprimo la mia spirituale vicinanza ai loro familiari, ai feriti, agli sfollati e a tutti coloro che soffrono a causa di questo drammatico evento. Vi invito ad unirvi a me nella preghiera, per le vittime e per i loro cari; recitiamo insieme l’Ave Maria.

Saluto tutti voi, romani e pellegrini provenienti da diversi Paesi! Vi ringrazio per la vostra presenza e vi auguro una buona festa della Madonna Assunta. E, per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

 

PAPA FRANCESCO: LA VITA E’ UN CAMMINO VERSO L’ETERNITA’

Papa Francesco: “Non abbiamo qui la città stabile..ma siate pronti all’ultimo incontro con Gesù..”

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E’ necessario vigilare continuamente “per cogliere il passaggio di Dio nella propria vita”. Così Papa Francesco prima della recita dell’Angelus, commentando il brano del Vangelo di questa domenica (Lc 12,32-48) dove Gesù esorta i suoi discepoli con le parole: “Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese”.

 Francesco spiega:

Si tratta di non mettere radici in comode e rassicuranti dimore, ma di abbandonarsi, di essere aperto con semplicità e fiducia alla volontà di Dio, che ci guida verso la meta successiva. Il Signore sempre cammina con noi e tante volte ci accompagna per mano, per guidarci, perchè noi non sbagliamo in questo cammino così difficile.”

La vita di fede non è statica, prosegue, presenta sempre tappe nuove “che il Signore stesso indica giorno dopo giorno.

Una fede matura aperta al prossimo

Le lampade accese rischiarano il buio della notte e il Papa dice che è necessario “vivere una fede autentica e matura”, per “illuminare le tante notti della vita”. Ma la lampada va alimentata con la preghiera costante e l’ascolto della Parola. E il Papa, a braccio, ripete la raccomandazione già fatta in altre occasioni di portare sempre con sè un piccolo Vangelo per leggerlo. “E’ un incontro con Gesù – dice – con la Parola di Gesù”. Poi riprende:

Questa lampada ci è affidata per il bene di tutti: nessuno, dunque, può ritirarsi intimisticamente nella certezza della propria salvezza, disinteressandosi degli altri. E’ una fantasia credere che uno possa illuminarsi dentro. No, è una fantasia. La fede vera apre il cuore al prossimo e sprona verso la comunione concreta con i fratelli, soprattutto con coloro che si trovano nel bisogno.

L’ultimo incontro con il Signore

Nella pagina evangelica Gesù, raccontando ai suoi discepoli una parabola, indica un altro aspetto dell’essere vigilanti: “essere pronti per l’incontro ultimo e definitivo col Signore” e Francesco afferma:

Il Signore ci ricorda che la vita è un cammino verso l’eternità; pertanto, siamo chiamati a far fruttificare tutti i talenti, senza mai dimenticare che «non abbiamo qui la città stabile, ma andiamo in cerca di quella futura». In questa prospettiva, ogni istante diventa prezioso, per cui bisogna vivere e agire su questa terra avendo la nostalgia del cielo. I piedi sulla terra, camminare sulla terra, lavorare sulla terra, fare il bene sulla terra e il cuore nostalgico del cielo”.

Ciò che ci aspetta è la felicità eterna. E’ una gioia che, osserva il Papa, “non possiamo capire davvero”, ma Gesù ce ne dà un’idea quando dice che il padrone al suo ritorno, trovando ancora svegli i servi, “si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli”. Papa  Francesco conclude:

La gioia eterna del paradiso si manifesta così: la situazione si capovolgerà, e non saranno più i servi, cioè noi, a servire Dio, ma Dio stesso si metterà a nostro servizio. E questo lo fa Gesù da adesso: Gesù prega per noi, Gesù ci guarda e prega il Padre per noi. Gesù ci serve adesso, è il nostro servitore. E questa sarà la gioia definitiva. Il pensiero dell’incontro finale con il Padre, ricco di misericordia, ci riempie di speranza, e ci stimola all’impegno costante per la nostra santificazione e per costruire un mondo più giusto e fraterno.

 Papa Francesco ricorda infine il 70° anniversario, domani, delle Convenzioni di Ginevra, sulla protezione di civili e prigionieri in tempo di guerra, richiamando gli Stati alla loro responsabilità di tutela della vita e della dignità delle vittime dei conflitti armati, proteggendo in particolare ospedali, scuole, luoghi di culto, campi-profughi. Infine il richiamo a non dimenticare “che la guerra e il terrorismo sono sempre una grave perdita per l’intera umanità”.

PAPA FRANCESCO IN UDIENZA STAMANE: “LA CHIESA E’ OSPEDALE DA CAMPO, MADRE DAL CUORE TENERO,NON HA FRONTIERE

 

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La Chiesa vede chi è in difficoltà, non chiude gli occhi, sa guardare l’umanità in faccia per creare relazioni significative, ponti di amicizia e di solidarietà, al posto di barriere“.  Parole di  Papa Francesco, nell’udienza generale di stamane nell’Aula Paolo VI in Vaticano, a respingere quasi le strane teorie di questi tempi sollevate da alcuni protagonisti della politica,evocando una “vita contro ogni forma di intolleranza e di perversione ideologica“.

 “Dio ama manifestarsi nella relazione, attraverso un incontro reale tra le persone, che può accade solo nell’amore” ed evoca “una Chiesa senza frontiere, che si sente madre di tutti, che sa prendere per mano e accompagnare per sollevare”.

Altro punto .Papa Francesco  ricorda alla gente che :”il Concilio Vaticano II ci ha ricordato che la Chiesa è luogo di liberazione e guarigione. E’ la Chiesa ospedale da campo, casa dalle porte aperte, madre dal cuore tenero e premuroso”. “Vedo parrocchie per le quali i soldi sono più importanti dei sacramenti… per favore: Chiesa povera!

 

PAPA FRANCESCO: “I BENI MATERIALI -SI’ -SONO NECESSARI ALLA VITA MA DEVONO ESSERE CONDIVISI CON I POVERI”

 

Gesù oggi ci invita a considerare che le ricchezze possono incatenare il cuore e distoglierlo dal vero tesoro che è nei cieli“. 

Angelus 7 ottobre

 

Le parole di Papa Francesco prima della recita dell’Angelus

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!Il Vangelo di oggi (cfr Lc 12, 13-21) si apre con la scena di un tale che si alza tra la folla e chiede a Gesù di dirimere una questione giuridica circa l’eredità di famiglia. Ma Egli nella risposta non affronta la questione, ed esorta a rimanere lontano dalla cupidigia, cioè dell’avidità di possedere. Per distogliere i suoi ascoltatori da questa ricerca affannosa della ricchezza, Gesù racconta la parabola del ricco stolto, che crede di essere felice perché ha avuto la fortuna di una annata eccezionale e si sente sicuro per i beni accumulati. Sarebbe bello leggere questa parabola

Il racconto entra nel vivo quando emerge la contrapposizione tra quanto il ricco progetta per se stesso e quanto invece Dio gli prospetta.Il ricco mette davanti alla sua anima, cioè a se stesso, tre considerazioni: i molti beni ammassati, i molti anni che questi beni sembrano assicurargli, la tranquillità e il benessere sfrenato (cfr v.19).
Ma la parola che Dio gli rivolge annulla questi suoi progetti. Invece dei «molti anni», Dio indica l’immediatezza di «questa notte»; al posto del «godimento della vita» Gli presenta il «rendere la vita», con il conseguente giudizio. Per quanto riguarda la realtà dei molti beni accumulati su cui il ricco doveva fondare tutto, essa viene ricoperta dal sarcasmo della domanda: «E quello che ha preparato, di chi sarà?» (v.20). 

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I BENI MATERIALI SONO NECESSARI ALLA VITA MA DEVONO ESSERE CONDIVISI CON I PIU’ BISOGNOSI”
È in questa contrapposizione che si giustifica l’appellativo di «stolto» con cui Dio si rivolge a quest’uomo. Egli è stolto perché nella prassi ha rinnegato Dio, non ha fatto i conti con Lui.La conclusione della parabola, formulata dall’evangelista, è di singolare efficacia: «Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio» (v.21). È un ammonimento che rivela l’orizzonte verso cui tutti noi siamo chiamati a guardare. I beni materiali sono necessari alla vita, ma non devono essere il fine della nostra esistenza, ma un mezzo per vivere onestamente e nella condivisone con i più bisognosi. Gesù oggi ci invita a considerare che le ricchezze possono incatenare il cuore e distoglierlo dal vero tesoro che è nei cieli. Ce lo ricorda anche San Paolo nell’odierna seconda lettura: «Cercate le cose di lassù. … rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quella della terra» (Col 3, 1-2).Questo non vuol dire estraniarsi dalla realtà, ma cercare le cose che hanno un vero valore: la giustizia, la solidarietà, l’accoglienza, la fraternità, la pace, tutte cose che costituiscono la vera dignità dell’uomo. Si tratta di tendere ad una vita realizzata non secondo lo stile mondano, bensì secondo lo stile evangelico: amare Dio con tutto il nostro essere, e amare il prossimo come lo ha amato Gesù, cioè nel servizio e nel dono di sé. 

L’amore così inteso e vissuto è la fonte della vera felicità, mentre la ricerca smisurata dei beni materiali e delle ricchezze è spesso sorgente di inquietudine, di avversità, di prevaricazioni, di guerre. 

La Vergine Maria ci aiuti a non lasciarci affascinare dalle sicurezze che passano, ma ad essere ogni giorno credibili testimoni dei valori eterni del Vangelo.

 

VIDEO    ANGELUS  – VATICANO –

PAPA FRANCESCO: “LIBERTA’ SIGNIFICA SCENDERE IN CAMPO PER REGALARE UN PO’ DI BENE”

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In udienza del Papa oggi i  partecipanti all’Euromoot, un raduno internazionale a cui partecipano ragazzi e ragazze dai 16 ai 21 anni provenienti da 20 Nazioni, appartenenti all’Unione Internazionale delle Guide e degli Scouts d’Europa (Uisge).

” La libertà – ha detto loro Papa Francesco- non arriva stando chiusi in stanza col telefonino e nemmeno sballandosi un po’ per evadere dalla realtà. No, la libertà arriva in cammino, passo dopo passo, insieme agli altri”.

Gesù ti rende felice dentro, non fuori, ti dà quello che nessuna cosa ti può dare; perché l’ultimo smartphone, la macchina più veloce o il vestito alla moda, oltre a non bastare mai, non ti daranno mai la gioia di sentirti amato e di amare” ha sottolineato Bergoglio. “Prima di tutto date. Oggi – ha aggiunto il Pontefice – si pensa subito ad avere. Tanti vivono col solo scopo di possedere quel che piace. Ma non sono mai soddisfatti, perché quando hai una cosa ne vuoi un’altra e un’altra ancora e avanti così, senza fine, senza trovare quello che fa bene al cuore. Il cuore si allena col dono. Per questo Gesù fissa come punto di partenza non l’avere, ma il dare: date, cioè iniziate a mettere in gioco la vita! Dare vuol dire alzarsi dalla poltrona, dalle comodità che fanno ripiegare su se stessi, e mettersi in cammino. Dare vuol dire smettere di subire la vita e scendere in campo per regalare al mondo un po’ di bene. Per favore, non lasciate la vita sul comodino, non accontentatevi di vederla scorrere in televisione, non credete che sarà la prossima app da scaricare a farvi felici“.

          “LA  NATURA E’ IL SOCIAL DI DIO, LE PIANTE, I BOSCHI, GLI ANIMALI CRESCONO SENZA CONFINI E SONO FATTI PER CAPIRE E COLLEGARCI CON DIO”

Il Papa si è soffermato pure sull’ambiente: “Date e vi sarà dato vale anche nei confronti del creato. Se continuiamo a sfruttarlo, ci darà una lezione terribile. Se ce ne prendiamo cura, avremo una casa anche domani”. “Nel vostro cammino vi siete immersi nella natura. Avete notato che il creato non ha frontiere? Le piante, i boschi, gli animali crescono senza confini, senza dogane. Il creato è un libro aperto che ci dà un insegnamento prezioso: siamo al mondo per incontrare gli altri, per creare comunione, perché siamo tutti collegati. Il creato – è fatto per collegarci con Dio e tra di noi, è il social di Dio, ha concluso il Pontefice. Ma se partiamo dai preconcetti sugli altri, da idee prestabilite, vedremo sempre limiti e barriere. Se invece incominciamo a incontrare l’altro, con la sua storia, con la sua realtà, scopriremo un fratello col quale abitare la casa comune”.

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