PAPA FRANCESCO RICORDA G.BATTISTA E SI SOFFERMA SUL “PREZIOSO LAVORO DEGLI INFERMIERI”

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La pagina evangelica proposta dalla liturgia di oggi, tratta dal Vangelo secondo Giovanni, riporta la testimonianza di Giovanni Battista su Gesù, consacrato dallo Spirito Santo e proclamato dal Padre “Figlio di Dio” durante il battesimo nel fiume Giordano. Il Battista, afferma il Papa, “è stato il primo testimone di Cristo” e non può fare a meno di raccontare la sua esperienza:

Giovanni ha visto qualcosa di sconvolgente, cioè il Figlio amato di Dio solidale con i peccatori; e lo Spirito Santo gli ha fatto comprendere la novità inaudita, un vero ribaltamento. Infatti, mentre in tutte le religioni è l’uomo che offre e sacrifica qualcosa a Dio, nell’evento Gesù è Dio che offre il proprio Figlio per la salvezza dell’umanità.

Giovanni Battista riconosce in Gesù “l’agnello di Dio” venuto per togliere i peccati del mondo e Papa Francesco ricorda che la  vita dell’uomo deve riflettere la fede e la misericordia di Dio, incarnata da Gesù Cristo.

Lasciarci nuovamente sorprendere dalla scelta di Dio di stare dalla nostra parte, di farsi solidale con noi peccatori, e di salvare il mondo dal male facendosene carico totalmente.

Contempliamo con gli occhi e più ancora col cuore; e lasciamoci istruire dallo Spirito Santo, che dentro ci dice: È Lui! È il Figlio di Dio fattosi agnello, immolato per amore. Lui, Lui solo ha portato, Lui solo ha sofferto, ha espiato il peccato, il peccato di ognuno di noi, il peccato del mondo, e anche i miei peccati. Tutti. Li ha portati tutti su di sé e li ha tolti da noi, perché noi fossimo finalmente liberi, non più schiavi del male.

Alla Vergine Maria, infine, il Papa chiede di intercedere perché anche in noi ci sia “la forza di rendere testimonianza al suo Figlio Gesù”, e di annunciarlo con le parole e “con una vita liberata dal male”.

Che la Conferenza di Berlino apra un futuro di pace in Libia

Il  pensiero va  infine alla Conferenza di Berlino sulla Libia, in corso oggi, auspicando possa essere “l’avvio di un cammino” verso la pace e “la stabilità del Paese”. Quindi Francesco ricorda che questo è l’Anno dell’Infermiere e dell’Ostetrica e invita a pregare per “il loro prezioso lavoro”.

PAPA FRANCESCO AL MONDO: “MANTENETE ALTA LA FIAMMA DEL DIALOGO, DELL’AMICIZIA E DELL’AUTOCONTROLLO”

IL PONTEFICE: ” VI E’ NELL’ARIA UNA TERRIBILE ARIA DI TENSIONE -LA GUERRA PORTA SOLO MORTE E DISTRUZIONE”

video Papa Francesco-Angelus-

 

“In tante parti del mondo si sente una terribile aria di tensione. La guerra porta solo morte e distruzione. Chiamo tutte le parti a mantenere accesa la fiamma del dialogo e dell’autocontrollo e di scongiurare l’ombra dell’inimicizia. Preghiamo in silenzio perché il Signore ci dia questa grazia».

Mentre continuiamo a contemplare il “segno mirabile del Presepe”, Francesco invita ad “allargare lo sguardo” e prendere “piena consapevolezza del significato della nascita di Gesù” attraverso le Letture bibliche odierne, in particolare la lettera di San Paolo apostolo agli Efesìni e il Vangelo.

Il Vangelo, con il Prologo di San Giovanni, ci mostra la novità sconvolgente: il Verbo eterno, il Figlio di Dio, «si fece carne». Non solo è venuto ad abitare tra il popolo, ma si è fatto uno del popolo, uno di noi! Dopo questo avvenimento, per orientare la nostra vita non abbiamo più soltanto una legge, una istituzione, ma una Persona, una Persona divina, Gesù, che ci orienta la vita, ci fa andare sulla strada perché Lui l’ha fatta prima.

Gesù si fece uomo per fare noi, uomini, figli di Dio

San Paolo, prosegue il Pontefice, benedice Dio “per il suo disegno d’amore realizzato in Gesù Cristo”. In questo disegno ognuno di noi – osserva – trova la propria “vocazione fondamentale”: siamo “predestinati” ad essere figli di Dio “per opera di Gesù Cristo”. Il Figlio eterno, “il Figlio di Dio si fece uomo per fare noi, uomini, figli di Dio”: si fece carne dunque per “introdurci nella sua relazione filiale con il Padre”.

La Liturgia odierna ci dice che il Vangelo di Cristo non è una favola, non è un mito, un racconto edificante, no. Il Vangelo di Cristo è la piena rivelazione del disegno di Dio, del disegno di Dio sull’uomo e sul mondo. È un messaggio nello stesso tempo semplice e grandioso, che ci spinge a domandarci: quale progetto concreto ha posto in me il Signore, attualizzando ancora la sua nascita in mezzo a noi? È l’apostolo Paolo a suggerirci la risposta: «Dio ci ha scelti per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità».

Diventare santi nell’amore: avere cioè misericordia del prossimo

È questo il significato del Natale. “Se il Signore continua a venire in mezzo a noi, se continua a farci dono della sua Parola”, è perché ciascuno di noi possa rispondere alla chiamata di “diventare santi nell’amore”.

La santità è custodire il dono che Dio ci ha dato. Soltanto questo: custodire la gratuità. Questo è essere santo. Perciò, chi accoglie in sé la santità come dono di grazia, non può non tradurla in azione concreta nel quotidiano. Questo dono, questa grazia che Dio mi ha dato, io lo traduco in azioni concrete nel quotidiano, nell’incontro con gli altri. Questa carità, questa misericordia verso il prossimo, riflesso dell’amore di Dio, al tempo stesso purifica il nostro cuore e ci dispone al perdono, rendendoci giorno dopo giorno “immacolati”, ma immacolati non nel senso che io tolgo una macchia: immacolati nel senso che Dio entra in noi. Il dono, la gratuità di Dio entra in noi e noi la custodiamo e la diamo agli altri.

 l’impegno per la pace come cammino di speranza

Dopo la recita della preghiera mariana il Papa saluta i pellegrini presenti, ricorda la solennità dell’Epifania di domani e, nella prima domenica del 2020, rinnova a tutti gli auguri “di serenità e di pace nel Signore”.

Nei momenti lieti e in quelli difficili, affidiamoci a Lui, che è nostra speranza! Ricordo anche l’impegno che ci siamo presi a capodanno, Giornata della Pace: “La pace come cammino di speranza: dialogo, riconciliazione e conversione ecologica”. Con la grazia di Dio, potremo metterlo in pratica.

PAPA FRANCESCO: “DIO OFFRE UN MODELLO DI FAMIGLIA, DI NAZARETH..”

 

Video Vaticano -Papa Francesco

Prima della recita dell’Angelus, in una bella giornata di sole che abbraccia Piazza San Pietro, il Papa dedica alla odierna Festa della Santa Famiglia di Nazareth con lo sguardo rivolto ai genitori e ai figli del mondo di oggi, specie quelli provati da disagi e sofferenze e quelli costretti ad abbandonare la propria terra a causa di repressione, violenze e guerre. La santità – afferma Francesco- è “dono di Dio”, ma al tempo stesso, “è libera e responsabile adesione al suo progetto. Così è stato per la famiglia di Nazareth: totalmente disponibile alla volontà di Dio”

La Grandezza di Maria, obbediente a Dio

Da qui, il Papa si sofferma su ciascuna delle figure di Maria, Giuseppe e Gesù, rileggendo il Vangelo Di Matteo che oggi narra la fuga in Egitto, la strage degli innocenti e il ritiro della santa Famiglia a Nazareth. Innanzitutto la docilità di Maria, che prima di diventare Sposa, chiamata da Dio non esita a proclamarsi sua ” serva”:

Di Lei Gesù esalterà la grandezza non tanto per il suo ruolo di madre, ma per la sua obbedienza a Dio: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!» Come Maria. E quando non comprende pienamente gli eventi che la coinvolgono, Maria nel silenzio medita, riflette e adora l’iniziativa divina. La sua presenza ai piedi della croce consacra questa totale disponibilità.

 Giuseppe: l’uomo del silenzio

Giuseppe invece, come aderisce e adempie sempre alla volontà di Dio, senza mai ostacolarla? Nel Vangelo – fa notare il Papa – Giuseppe “non parla, ma agisce obbedendo”. E’ l’uomo del silenzio e dell’obbedienza. Succede nel Vangelo odierno di Matteo quando per tre volte ascolta il Signore che gli chiede di fuggire in Egitto e poi di tornare in Israele:

Sotto la guida di Dio, rappresentato dall’Angelo, Giuseppe allontana la sua famiglia dalle minacce di Erode, e la salva. La Santa Famiglia solidarizza così con tutte le famiglie del mondo obbligate all’esilio, solidarizza con tutti coloro che sono costretti ad abbandonare la propria terra a causa della repressione, della violenza, della guerra.

Gesù ,” terza persona della Sacra Famiglia”

Infine Gesù, la “terza persona della Sacra Famiglia”. Come dice San Paolo, nella seconda Lettera ai Corinzi, in Lui “non c’è stato “sì” e “no”, ma soltanto “sì”, e questo si è manifestato in diversi momenti della sua vita terrena, sottolinea il Papa:
L’episodio al tempio quando, ai genitori che lo cercavano angosciati, rispose: «Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?» ; il suo continuo ripetere: «Mio cibo è fare la volontà di Colui che mi ha mandato» ; la sua preghiera nell’orto degli ulivi: «Padre mio, se questo calice non può passare via senza che io lo beva, si compia la tua volontà». 

Dio offre questo modello di famiglia

Ecco allora che si completa il modello della Famiglia di Nazareth, “una risposta corale alla volontà del Padre” che il Papa indica a genitori e figli di oggi, affidando loro anche un compito speciale:

I tre componenti di questa famiglia si aiutano reciprocamente a scoprire il progetto di Dio. Loro pregavano, lavoravano, comunicavano. E io mi domando: tu, nella tua famiglia, sai comunicare o sei come quei ragazzi a tavola, ognuno con il telefonino, mentre stanno chattando? In quella tavola sembra vi sia un silenzio come se fossero a Messa … Ma non comunicano fra di loro. Dobbiamo riprendere il dialogo in famiglia: padri, genitori, figli, nonni e fratelli devono comunicare tra loro … Questo è un compito da fare oggi, proprio nella giornata della Sacra Famiglia.

La Santa Famiglia possa essere modello – conclude il Papa – “affinché genitori e figli si sostengano a vicenda nell’adesione al Vangelo, fondamento della santità della famiglia”. E alla protezione della Regina della Famiglia Francesco affida tutte le famiglie, specie quelle “provate dalla sofferenza o dal disagio”.

Vicinanza alle vittime dell’attentato in Somalia

Lo stesso pensiero anche al termine della preghiera mariana durante i saluti ai fedeli: “la famiglia – ribadisce il Papa –  è un tesoro prezioso: bisogna sempre sostenerla, tutelarla: avanti!”. Poco prima, la vicinanza espressa ai familiari delle vittime dell’attentato di ieri in Somalia, a Mogadiscio, il cui bilancio continua ad aggravarsi.

L’augurio 

Poi, nel congedarsi, il caloroso augurio del Papa per l’anno che va concludendosi: “Finiamo l’anno in pace, pace del cuore: questo vi auguro. E in famiglia, comunicandosi, l’uno con l’altro”.

 

PAPA FRANCESCO: “NESSUNO PUO’ VANTARSI DI ESSERE GIUSTO”

 

VIDEO PAPA FRANCESCO NATALE 2019   (y.toube.Tv2000)

 

La  riflessione  di Papa Francesco parte dalla Liturgia di oggi, in attesa del Natale, che “ci mette davanti a due deserti”, cioè a due donne sterili: Elisabetta e la madre di Sansone. Nel Vangelo la storia di Elisabetta fa poi pensare anche alla vicenda di Abramo e Sara.  “La sterilità è un deserto”, afferma quindi il Papa” perché “una donna sterile finisce lì, senza discendenza”. Entrambe sono però “donne di fede” e si affidano al Signore:

E il Signore fa fiorire il deserto. Ambedue le donne concepiscono e danno alla luce. “Padre è un miracolo questo?” No, è più di un miracolo: è la base, è proprio il fondamento della nostra fede. Ambedue concepiscono perché Dio è capace di cambiare tutto, anche le leggi della natura; è capace di fare strada alla sua Parola. I doni di Dio sono gratuità. E questa vita di entrambe le donne è l’espressione della gratuità di Dio.

La fede è un dono di Dio

Sia Giovanni Battista sia Sansone sono quindi “gratuità di Dio”, anzi “sono il simbolo – diciamo così – della gratuità nella nostra salvezza”, afferma il Papa, perché “nessuno può salvare sé stesso”. “L’unico che salva è il Signore”, l’unico capace di salvarci dalle nostre miserie e brutalità, e “se tu non ti affidi alla gratuità della salvezza del Signore non sarai salvo”, sottolinea. Bisogna però avere fede, che è anch’essa un dono di Dio.

Nessuno può vantarsi di essere giusto

Papa Francesco esorta ad aprire il cuore alla gratuità:

Nessuno di noi merita la salvezza. Nessuno! “Ma io prego, faccio digiuno …“. Sì, questo ti farà bene, ma se non c’è questa gratuità all’inizio di tutto quello, non c’è possibilità. Siamo sterili. Tutti. Sterili per la vita della grazia, sterili per andare al cielo, sterili per concepire la santità. Soltanto, la gratuità. E per questo noi non possiamo vantarci di essere giusti. “Padre, io sono cattolico, io sono cattolica, vado a Messa la domenica, appartengo a questa associazione, a questa, a questa, a questa…” –“E dimmi: tu stai comprando la tua salvezza così? Tu credi che questo ti salverà?”. Ti aiuterà a salvarti soltanto se tu credi nella gratuità del dono di Dio. Tutto è grazia.

Per questo si è chiamati ad adorare il Signore e ringraziarlo per “tanta grazia”.

Tutti siamo peccatori e il peccato è non custodire la gratuità

Entrambe queste donne, poi, hanno partorito bambini che saranno grandi nella storia, spiega il Papa soffermandosi in particolare sulla vicenda di Sansone che, grande lottatore e uomo forte, dopo aver salvato il popolo dai filistei, “forse non ha curato la gratuità del dono ricevuto”, ha fatto uno sbaglio, cadendo nelle mani di una donna che lo ha venduto ai filistei. Poi però si è ripreso. Il Papa richiama la sua storia proprio per ricordare che “tutti siamo peccatori e il peccato è non custodire la gratuità”.

Ma, sono cosciente che il peccato è non custodire la gratuità? E quando io vado a confessarmi, cosa faccio? Dico i peccati come un pappagallo o li dico perché sento che ho rischiato il dono della gratuità per aver qualcosa di mio? Custodire la gratuità e pensare a Sansone: eletto, buono, che verso la fine della sua vita ha avuto una scivolata, poi si è ripreso. Ma noi possiamo, noi possiamo scivolare e crederci redentori di noi stessi. Il peccato è questo. Il peccato è la voglia di redimere noi stessi. In questi giorni prima del Natale lodiamo il Signore per la gratuità della salvezza, per la gratuità della vita, per tutto quello che ci dà gratis. Tutto è grazia.

 

 

 

Il Bambino Gesù “tra le macerie”

 

Un momento della visita di Papa Francesco a Camerino il 16 giugno scorso - Foto © L'Osservatore Romano

Un momento della visita di Papa Francesco a Camerino il 16 giugno scorso – Foto © L’Osservatore Romano

di Milena Castigli

Ad Ascoli Piceno è stata realizzata una Natività particolare, un “presepe terremotato“. E’ possibile visitarlo nella Curia vescovile, da una piccola finestra che dal muro di cinta si apre sul giardino, ed è stato voluto da monsignore Giovanni D’Ercole, Vescovo di Ascoli Piceno, nelle Marche, una delle province maggiormente colpite dal terremoto del 2016 insieme a quelle di Rieti, Perugia e Macerata. Questa particolare Natività rappresenta Maria e Giuseppe che aspettano l’arrivo di Gesù Bambino tra macerie, calcinacci, pezzi di tegole, massi e una campana, in terra, precipitata da chissà quale campanile. Lo stesso Giuseppe è ferito, visto che la statuina ha un braccio spezzato e porta il gesso. Il presepe è delimitato da nastri biancorossi, come quelli usati per vietare l’accesso nelle zone rosse dei comuni terremotati. Una Natività dall’alto significato simbolico: non solo un messaggio alle Istituzioni per una ricostruzione più celere, a tre anni e mezzo dal sisma del Centro Italia, ma anche un appello a tutti gli uomini di buona volontà affinché, insieme, rispondano ai bisogni del “bambinello” che, al freddo e tra i calcinacci, rappresenta l’umanità dolente. Aiutare chi ne ha bisogno: è il senso profondo della Giornata internazionale della solidarietà umana che l’Onu celebra ogni 20 dicembre per sottolineare come la solidarietà sia uno dei valori fondamentali e universali alla base della pace, della giustizia e dei rapporti tra i popoli. (Estr.”In Terris”)

Presepe: il diavolo schiacciato dalla Madonna

 

di  Don Aldo Buonaiuto

                                                      IL  PRESEPE E’ LA SINTESI DELLA BELLEZZA

Di fronte all’escalation di profanazioni e strumentalizzazioni sacrileghe della fede, viene da chiedersi se in Italia esista veramente la tanto sbandierata libertà religiosa. Giustamente deprechiamo l’assenza di libertà per i credenti in zone del mondo nelle quali portare al collo il Crocifisso o in tasca il Vangelo può mettere a repentaglio la vita. La nostra coscienza collettiva si infiamma di sdegno quando apprendiamo di violazioni della sfera intima tra popolazioni costrette a ripudiare le loro convinzioni più profonde, poi però siamo i primi, in casa nostra, a mettere alla berlina le tradizioni e i valori trasmessi da generazioni. Solo un esempio tra i tanti avvenuti negli ultimi giorni, con una sconcertante escalation di protervia e negazione delle fondamenta etiche su cui poggia la civiltà occidentale e in particolare italiana: per promuovere l’ennesima manifestazione a favore di una sessualità “fluida” è stato preso indebitamente a prestito (per essere sfregiato) il dogma dell’Immacolata concezione di Maria.

In queste ultime settimane abbiamo subito, in un clima di complice e inquietante indifferenza, un accanimento mai cosi violento contro la figura della Vergine Maria e dei più venerati e sacri simboli cristiani. Non sarebbe il caso di reintrodurre il reato di vilipendio della religione e di far tornare blasfemia e bestemmia qualcosa di più di un banale illecito amministrativo? Ma che forma di emancipazione antropologica e filosofica può mai essere quella di chi disprezza in modo blasfemo e sistematico i fondamenti della nostra religiosità? Qualcuno si è forse interrogato sul motivo autentico del vergognoso tiro al bersaglio contro la fede? Da sacerdote esorcista, a quotidiano contatto con le ferite dell’umanità traviata dal male, sperimento in maniera sempre più virulenta quanto odio susciti la Santa Famiglia di Nazareth.

In una società biecamente ripiegata sul tornaconto edonistico di un consumismo narcisistico, quei due giovani che fuggono da casa per salvare il loro bambino da morte sicura, suscitano uno sguaiato sorriso cinico e satanico, come per dire: “Ma chi glielo ha fatto fare? A che cosa è servito tutto questo sacrificio?”. Una derisione scandalosa e volgare che specula su un dato oggi inaccettabile per una certa maggioranza impegnata solo ad assecondare le più basse pulsioni. Due coetanei degli odierni millenials che scelgono la purezza come testimonianza di fedeltà a Dio, alla vita e alla famiglia fanno rabbia, scatenano gli istinti peggiori nelle dilaganti sacche di “cuori di tenebra” annidate anche in settori insospettabili della nostra contemporaneità.

Commovente la rievocazione da parte di Papa Francesco della sua partecipazione giovanile ad un simposio ecumenico sulle Sacre Scritture, quando ha ricordato l’assenza di riferimenti alla Madonna: “Mi sentivo orfano!” ha osservato Bergoglio riannodando i fili della sua memoria privata. L’odio antico che oppone il drago alla Vergine Maria si perpetua e muta sembianze nelle varie epoche storiche come una serpe che cambia pelle ma conserva il proprio veleno mortale, con l’obiettivo di opporsi irriducibilmente alla cultura della gratuità, su cui si basa il patto d’amore tra il Creatore e la barca di Pietro. Perché l’amore non si può comprare, ciò che ha valore non ha prezzo.

Finchè ci sarà la carità come Stella Cometa del popolo di Dio, il diavolo verrà schiacciato misteriosamente dal piede di Maria così come la tentazione è stata respinta da Gesù nel deserto. Perché questo è il punto: chi si dona gratuitamente al bene comune (come ha fatto duemila anni fa la Santa Famiglia e come fa oggi la Chiesa della misericordia) diventa un obiettivo da distruggere. Non si può sopportare che i discepoli di un Dio morto in croce vadano per il mondo a praticare la condivisione di quegli insegnamenti divini che non possono conciliarsi con i disvalori effimeri della società del consumo.

Quando scendo sulle strade delle schiave per soccorrere l’umanità fragile e umiliata, quale profitto arreca quell’incontro? La Chiesa tanti (non solo all’esterno della cristianità) vorrebbero abbatterla proprio perché è nel mondo ma non sarà mai del mondo, nonostante sui media faccia scalpore solo chi cade in trappola e scivola nella palude mondana. Ma quante tenebre hanno congiurato per impedire lungo XIX secoli che l’Immacolata diventasse dogma? E quegli insulti schifosi alla Signora della grotta di Lourdes, anche dalle autorità dell’epoca, a quali centrali occulte dovevano rispondere? Ecco perché il Presepe è la sintesi della bellezza che resiste al disprezzo e allo spregio e che trapassa l’oscurità per tramandare ai nuovi nati la Buona Novella: la vita è sacra, luminosa e ha senso solo se votata alla gratuità dell’Amore.

*  (  Don A.Buonaiuto, Fondatore di “In Terris”)

Papa Francesco: “il pericolo più grave per l’uomo è la corruzione del cuore”

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Oggi, 8 dicembre, Immacolata, Papa  Francesco  si è soffermato sulla corruzione del cuore come “il pericolo più grave” e sul ringraziamento a Dio per averci  donato una madre, piena di grazia, che ci ricorda la vittoria di Cristo sul male
Un gesto “che esprime la devozione filiale alla nostra Madre celeste”, così aveva detto Papa Francesco annunciando oggi ai fedeli in Piazza san Pietro, dopo la preghiera dell’Angelus, la sua intenzione di recarsi nel pomeriggio a Piazza di Spagna per il tradizionale omaggio all’Immacolata. Un gesto preceduto da un momento di preghiera a Maria, nella Basilica di Santa Maria Maggiore.  Ad accogliere il Papa è il cardinale vicario Angelo De Donatis.

Papa Francesco si rivolge con una preghiera  alla Vergine. Il primo sentimento espresso è di gratitudine. “Più andiamo avanti nella vita e più aumenta la nostra gratitudine a Dio, dice, per aver dato come madre a noi, che siamo peccatori, Te, che sei l’Immacolata”. Questa madre ci ricorda, prosegue, la vittoria di Cristo sul male e che noi pur peccatori “non siamo più schiavi del peccato”. Non è la stessa cosa, infatti, “essere peccatori ed essere corrotti”. E afferma: “Una cosa è cadere, ma poi, pentiti, rialzarsi con l’aiuto della misericordia di Dio. Altra cosa è la connivenza ipocrita col male, la corruzione del cuore, che fuori si mostra impeccabile, ma dentro è pieno di cattive intenzioni ed egoismi meschini”. Maria richiama tutti alla trasparenza e alla semplicità e afferma il Papa: “Quanto bisogno abbiamo di essere liberati dalla corruzione del cuore, che è il pericolo più grave!”

L’affidamento a Maria perché madre che ama i propri figli e perché in quanto Immacolata, cioè piena di grazia, può “riflettere fin dentro le tenebre più fitte un raggio della luce di Cristo Risorto”. E “come cambia il volto della città”, osserva il Papa, se il Signore spezza le catene del male dentro le persone, allora “la qualità della vita diventa migliore e il clima sociale più respirabile”.

 

Papa Francesco: troppo debole ancora l’impegno del mondo sul Clima

 

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Il cambiamento climatico è uno dei “fenomeni più gravi e preoccupanti del nostro tempo” dinanzi al quale serve una “risposta collettiva”, una “reale volontà politica” e nuovi modelli di consumo “coerenti con la dignità umana”. Così Papa Francesco n occasione dell’odierna apertura a New York del summit mondiale Onu sui cambiamenti climatici  esordisce al centro anche dell’Enciclica “Laudato sì”

ALLE PAROLE DEVONO SEGUIRE AZIONI CONCRETE”

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Il Papa si chiede quale sia l’effettivo impegno degli Stati che definisce ancora molto “fluido” e lontano dagli obiettivi prefissati: l’umanità degli inizi del XXI secolo – è il suo auspicio – dovrebbe essere ricordata per l’assunzione delle sue gravi responsabilità. Il tempo c’è, così come ci sono le soluzioni ad un degrado che  prima ancora che ambientale è umano, etico e sociale

Da rinnovare sono i modelli di consumo e produzione, i processi di educazione e sensibilizzazione: un “altro tipo di progresso” al servizio della persona, della pace e dell’ambiente e misurato sulla “dignità umana”. Necessarie a questo scopo sono tre qualità morali che Francesco ribadisce con forza  incoraggiando i partecipanti a farle proprie: onestà, coraggio e responsabilità.

Papa Francesco in Thailandia per promuovere la pace, la tutela della vita ed una diversa Cultura

Papa Francesco in Thailandia

Dopo poco più di undici ore di viaggio il Papa è arrivato all’aeroporto di Bangkok accolto dalle autorità politiche e religiose. Subito dopo il trasferimento in nunziatura per il pranzo e il riposo. I primi appuntamenti a partire da domani, presso il Palazzo del Governo e poi alla dimora storica dei monaci thailandesi e del loro Patriarca supremo

Con l’arrivo a Bangkok, alle 12.02 (le 6.02 in Italia) , ha avuto inizio il 32esimo viaggio apostolico di Papa Francesco,un viaggio lungo e impegnativo che lo vedrà fino al 23 novembre in Thailandia e poi in Giappone fino al 26. Confermare nella fede il piccolo gregge di fedeli, sostenere il dialogo e l’incontro interreligioso e promuovere la pace e la tutela della vita e dell’ambiente, sono le linee guida del successore di Pietro che in entrambi i Paesi segue le orme dell’amato Giovanni Paolo II.

PAPA FRANCESCO ACCOLTO DA SUOR ANA ROSA SIVORI

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Il Pontefice è stato accolto da  un membro del Consiglio della Corona e sei autorità del Paese del sud est asiatico, insieme ai vescovi e a 11 bambini con i tipici abiti tradizionali, rappresentanti delle diocesi presenti sul territorio, in cui i cattolici sono poco più di 300 mila. . Ad accoglierlo allo scalo di Bangkok anche la cugina suor Ana Rosa Sivori, 77 anni, delle Figlie di Maria Ausiliatrice, che farà da interprete al Papa in alcuni incontri in terra thailandese.

La prima intensa giornata di Francesco a Bangkok si completerà nel pomeriggio thailandese, con la visita privata al Re e con la prima Messa, nello stadio Nazionale di Bangkok, che può ospitare 65 mila persone.

Venerdì 22 novembre sarà una giornata dedicata innanzitutto all’incontro con sacerdoti, religiosi, seminaristi e catechisti, e poi con i vescovi tahilandesi e asiatici, che aspetteranno il Papa nella parrocchia di San Pietro e nell’attigua Chiesa del Santuario intitolato al beato Nicolas Bunkerd Kitbamrung. Gli ultimi due appuntamenti saranno invece l’incontro con i leader cristiani e di altre religioni, quando in Italia saranno le 9,20 del mattino, e poi la Santa Messa con i giovani nella cattedrale dell’Assunzione di Bangkok. Il 23 novembre quindi il trasferimento in Giappone.Un viaggio molto impegnativo e significativo dunque.

 

Papa Francesco: Accogliere il grido dei poveri e sofferenti

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Sarete traditi, odiati, uccisi.. ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto…Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita”.  E’ il cuore del Vangelo di SLuca  che anima questa penultima domenica dell’anno liturgico e che racchiude il discorso di Gesù sulla “fine dei tempi”, col suo duplice volto: distruzione e rassicurazione.

Osserva così Papa Francesco nella riflessione prima dell’Angelus, dopo  essersi soffermato pure  nell’omelia della Messa per la Giornata Mondiale dei Poveri in San Pietro, per sottolineare la chiamata di ciascuno a vivere le alterne vicende della storia, forti della speranza in Dio e rispondendo, come hanno fatto i martiri, “all’odio con l’amore e all’offesa con il perdono”.

DOBBIAMO AVERE FEDE IN “COLUI CHE CONOSCE IL FINE ULTIMO DELLE COSE

La “perseveranza” di cui parla l’Evangelista è infatti, per il Papa, la speranza, è la fede in “Colui che conosce il fine ultimo delle cose” e che custodisce e guida la storia piegando le forze del male. Gesù si trova davanti all’imponente e splendido tempio di Gerusalemme e profetizza ai discepoli, che di tutta quella bellezza non resterà nulla. Ma questo sottolinea il Pontefice, non è tanto la fine della storia quanto il fine, e lo si capisce dalle due immagini contrastanti che Gesù usa. La prima è lo scenario catastrofico che segnerà la storia con guerre e calamità contro il creato e l’umanità; la seconda è la rassicurazione “Nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto”,  che dice l’atteggiamento che il cristiano deve assumere nel vivere una storia simile:

È l’atteggiamento della speranza in Dio, che consente di non lasciarsi abbattere dai tragici eventi. Anzi, essi sono «occasione di dare testimonianza». I discepoli di Cristo non possono restare schiavi di paure e angosce; sono chiamati invece ad abitare la storia, ad arginare la forza distruttrice del male, con la certezza che ad accompagnare la sua azione di bene c’è sempre la provvida e rassicurante tenerezza del Signore. Questo è il segno eloquente che il Regno di Dio viene a noi, cioè che si sta avvicinando la realizzazione del mondo come Dio lo vuole.

Dio conduce l’esistenza dell’uomo e lo chiama a diventare testimone di pace

E’ il Signore dunque – afferma Papa Francesco – a condurre la nostra esistenza e a “conoscere il fine ultimo delle cose e degli eventi”. Da qui la chiamata che Francesco fa risuonare per tutti i cristiani, sull’esempio dei martiri: “collaborare alla costruzione della storia diventando anche noi operatori di pace e testimoni di speranza nella salvezza e nella risurrezione futura”.

La fede ci fa camminare con Gesù sulle strade tante volte tortuose di questo mondo, nella certezza che la forza del suo Spirito piegherà le forze del male, sottoponendole al potere dell’amore di Dio. L‘amore è superiore, l’amore è oltre – potente, ha la potenza, perchè è Dio. Dio è amore. Ci sono di esempio i martiri cristiani, i nostri martiri, i martiri cristiani anche dei nostri tempi, che sono più dei martiri del principio, i quali, nonostante le persecuzioni, sono uomini e donne di pace. Essi ci consegnano una eredità da custodire e imitare: il Vangelo dell’amore e della misericordia. Questo è il tesoro più prezioso che ci è stato donato e la testimonianza più efficace che possiamo dare ai nostri contemporanei, rispondendo all’odio con l’amore, all’offesa con il perdono.

E questo può essere tradotto anche nella vita quotidiana, dice il Papa parlando a braccio. Il dolore che sentiamo – spiega- va vinto col perdono e anche quando ci sentiamo odiati dobbiamo pregare con amore per chi ci odia. Sia la Vergine Maria – è l’invocazione finale del Pontefice – a “sostenere il nostro cammino di fede quotidiano, alla sequela del Signore che guida la storia”.

Non essere indifferenti alle persone sofferenti

Nelle parole al termine dell’Angelus poi, Papa Francesco saluta, sollecitando il lungo applauso dei fedeli presenti in Piazza San Pietro, la beatificazione avvenuta ieri in Ecuador, di Padre Emilio Moscoso, sacerdote martire gesuita, un “apostolo della preghiera” che può “sostenere il nostro cammino di fede e testimonianza cristiana”. Quindi torna sull’odierna Giornata Mondiale dei Poveri col pensiero rivolto a quanti nelle parrocchie del mondo hanno promosso eventi solidali, e ai medici che in Piazza San Pietro, al presidio sanitario, si prestano alla cura dei più sofferenti:

Ringrazio per tante iniziative in favore della gente che soffre, dei bisognosi e questo deve testimoniare l’attenzione che non deve mai mancare nei confronti dei nostri fratelli e sorelle. Ho visto recentemente, pochi minuti fa, alcune statistiche di povertà: fanno soffrire. L’indifferenza della società verso i poveri … Preghiamo.