PAPA FRANCESCO: “NON GUARDATE LE PICCOLEZZE DELLA VITA MA LA GRANDEZZA DEL CIELO DOVE E’ LA VOSTRA VERA CASA”

Papa Francesco

 

Papa Francesco ovvero l’immagine di Gesù nel mondo: oggi un altro  impegno concreto finale per la pace dei cristiani in Siria nell’Angelus appena andato in scena con Papa Francesco da Piazza San Pietro: «La festa dell’Assunzione di Maria è un richiamo per tutti, specialmente per quanti sono afflitti da dubbi e tristezze, e vivono con lo sguardo rivolto in basso». Papa Francesco invita il mondo cristiano a guardare in alto, alle grandezze del cielo e non alle «piccolezze della vita»: per Bergoglio, la Festa dell’Assunta insegna a «lasciarci attirare dalla bellezza vera, non facciamoci risucchiare dalle piccolezze della vita, ma scegliamo la grandezza del cielo»

Ecco l’Angelus:

“Nell’odierna solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, il santo popolo fedele di Dio esprime con gioia la sua venerazione per la Vergine Madre. Lo fa nella comune liturgia e anche con mille differenti forme di pietà; e così si avvera la profezia di Maria stessa: «Tutte le generazioni mi chiameranno beata» (Lc 1,48). Perché il Signore ha innalzato l’umile sua serva. L’assunzione in cielo, in anima e corpo, è un privilegio divino accordato alla Santa Madre di Dio per la sua particolare unione con Gesù. Si tratta di una unione corporale e spirituale, iniziata dall’Annunciazione e maturata in tutta la vita di Maria attraverso la sua partecipazione singolare al mistero del Figlio. Maria sempre andava con il Figlio: andava dietro a Gesù e per questo noi diciamo che è stata la prima discepola.

 

VIDEO VATICANO – ANGELUS DI FERRAGOSTO 

 

L’esistenza della Madonna si è svolta come quella di una comune donna del suo tempo: pregava, gestiva la famiglia e la casa, frequentava la sinagoga… Ma ogni azione quotidiana era sempre compiuta da lei in unione totale con Gesù. E sul Calvario questa unione ha raggiunto l’apice, nell’amore, nella compassione e nella sofferenza del cuore. Per questo Dio le ha donato una partecipazione piena anche alla risurrezione di Gesù. Il corpo della Santa Madre è stato preservato dalla corruzione, come quello del Figlio.

La Chiesa oggi ci invita a contemplare questo mistero: esso ci mostra che Dio vuole salvare l’uomo intero, cioè salvare anima e corpo. Gesù è risorto con il corpo che aveva assunto da Maria; ed è asceso al Padre con la sua umanità trasfigurata. Con il corpo, un corpo come il nostro, ma trasfigurato. L’assunzione di Maria, creatura umana, ci dà la conferma di quale sarà il nostro destino glorioso. Già i filosofi greci avevano capito che l’anima dell’uomo è destinata alla felicità dopo la morte. Tuttavia, essi disprezzavano il corpo – considerato prigione dell’anima – e non concepivano che Dio avesse disposto che anche il corpo dell’uomo fosse unito all’anima nella beatitudine celeste. Il nostro corpo, trasfigurato, sarà lì. Questo – la «risurrezione della carne» – è un elemento proprio della rivelazione cristiana, un cardine della nostra fede.

La realtà stupenda dell’Assunzione di Maria manifesta e conferma l’unità della persona umana e ci ricorda che siamo chiamati a servire e glorificare Dio con tutto il nostro essere, anima e corpo. Servire Dio soltanto con il corpo sarebbe un’azione da schiavi; servirlo soltanto con l’anima sarebbe in contrasto con la nostra natura umana. Un grande padre della Chiesa, verso gli anni 220, Sant’Ireneo, afferma che «la gloria di Dio è l’uomo vivente, e la vita dell’uomo consiste nella visione di Dio» (Contro le eresie, IV, 20, 7). Se avremo vissuto così, nel gioioso servizio a Dio, che si esprime anche in un generoso servizio ai fratelli, il nostro destino, nel giorno della risurrezione, sarà simile a quello della nostra Madre celeste. Ci sarà dato, allora, di realizzare pienamente l’esortazione dell’apostolo Paolo: «Glorificate Dio nel vostro corpo!» (1Cor 6,20), e lo glorificheremo per sempre in cielo.

Preghiamo Maria perché, con la sua materna intercessione, ci aiuti a vivere il nostro cammino quotidiano nella speranza operosa di poterla raggiungere un giorno, con tutti i Santi e i nostri cari, tutti in paradiso.


Dopo l’Angelus

Cari fratelli e sorelle,

a Maria Consolatrice degli afflitti, che contempliamo oggi nella gloria del Paradiso, vorrei affidare le angosce e i tormenti di coloro che, in tante parti del mondo, soffrono nel corpo e nello spirito. Ottenga la nostra Madre celeste per tutti conforto, coraggio e serenità.

Penso in particolare a quanti sono provati dalla tragedia avvenuta ieri a Genova, che ha provocato vittime e smarrimento nella popolazione. Mentre affido alla misericordia di Dio le persone che hanno perso la vita, esprimo la mia spirituale vicinanza ai loro familiari, ai feriti, agli sfollati e a tutti coloro che soffrono a causa di questo drammatico evento. Vi invito ad unirvi a me nella preghiera, per le vittime e per i loro cari; recitiamo insieme l’Ave Maria.

Saluto tutti voi, romani e pellegrini provenienti da diversi Paesi! Vi ringrazio per la vostra presenza e vi auguro una buona festa della Madonna Assunta. E, per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

 

PAPA FRANCESCO: LA VITA E’ UN CAMMINO VERSO L’ETERNITA’

Papa Francesco: “Non abbiamo qui la città stabile..ma siate pronti all’ultimo incontro con Gesù..”

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E’ necessario vigilare continuamente “per cogliere il passaggio di Dio nella propria vita”. Così Papa Francesco prima della recita dell’Angelus, commentando il brano del Vangelo di questa domenica (Lc 12,32-48) dove Gesù esorta i suoi discepoli con le parole: “Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese”.

 Francesco spiega:

Si tratta di non mettere radici in comode e rassicuranti dimore, ma di abbandonarsi, di essere aperto con semplicità e fiducia alla volontà di Dio, che ci guida verso la meta successiva. Il Signore sempre cammina con noi e tante volte ci accompagna per mano, per guidarci, perchè noi non sbagliamo in questo cammino così difficile.”

La vita di fede non è statica, prosegue, presenta sempre tappe nuove “che il Signore stesso indica giorno dopo giorno.

Una fede matura aperta al prossimo

Le lampade accese rischiarano il buio della notte e il Papa dice che è necessario “vivere una fede autentica e matura”, per “illuminare le tante notti della vita”. Ma la lampada va alimentata con la preghiera costante e l’ascolto della Parola. E il Papa, a braccio, ripete la raccomandazione già fatta in altre occasioni di portare sempre con sè un piccolo Vangelo per leggerlo. “E’ un incontro con Gesù – dice – con la Parola di Gesù”. Poi riprende:

Questa lampada ci è affidata per il bene di tutti: nessuno, dunque, può ritirarsi intimisticamente nella certezza della propria salvezza, disinteressandosi degli altri. E’ una fantasia credere che uno possa illuminarsi dentro. No, è una fantasia. La fede vera apre il cuore al prossimo e sprona verso la comunione concreta con i fratelli, soprattutto con coloro che si trovano nel bisogno.

L’ultimo incontro con il Signore

Nella pagina evangelica Gesù, raccontando ai suoi discepoli una parabola, indica un altro aspetto dell’essere vigilanti: “essere pronti per l’incontro ultimo e definitivo col Signore” e Francesco afferma:

Il Signore ci ricorda che la vita è un cammino verso l’eternità; pertanto, siamo chiamati a far fruttificare tutti i talenti, senza mai dimenticare che «non abbiamo qui la città stabile, ma andiamo in cerca di quella futura». In questa prospettiva, ogni istante diventa prezioso, per cui bisogna vivere e agire su questa terra avendo la nostalgia del cielo. I piedi sulla terra, camminare sulla terra, lavorare sulla terra, fare il bene sulla terra e il cuore nostalgico del cielo”.

Ciò che ci aspetta è la felicità eterna. E’ una gioia che, osserva il Papa, “non possiamo capire davvero”, ma Gesù ce ne dà un’idea quando dice che il padrone al suo ritorno, trovando ancora svegli i servi, “si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli”. Papa  Francesco conclude:

La gioia eterna del paradiso si manifesta così: la situazione si capovolgerà, e non saranno più i servi, cioè noi, a servire Dio, ma Dio stesso si metterà a nostro servizio. E questo lo fa Gesù da adesso: Gesù prega per noi, Gesù ci guarda e prega il Padre per noi. Gesù ci serve adesso, è il nostro servitore. E questa sarà la gioia definitiva. Il pensiero dell’incontro finale con il Padre, ricco di misericordia, ci riempie di speranza, e ci stimola all’impegno costante per la nostra santificazione e per costruire un mondo più giusto e fraterno.

 Papa Francesco ricorda infine il 70° anniversario, domani, delle Convenzioni di Ginevra, sulla protezione di civili e prigionieri in tempo di guerra, richiamando gli Stati alla loro responsabilità di tutela della vita e della dignità delle vittime dei conflitti armati, proteggendo in particolare ospedali, scuole, luoghi di culto, campi-profughi. Infine il richiamo a non dimenticare “che la guerra e il terrorismo sono sempre una grave perdita per l’intera umanità”.

PAPA FRANCESCO IN UDIENZA STAMANE: “LA CHIESA E’ OSPEDALE DA CAMPO, MADRE DAL CUORE TENERO,NON HA FRONTIERE

 

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La Chiesa vede chi è in difficoltà, non chiude gli occhi, sa guardare l’umanità in faccia per creare relazioni significative, ponti di amicizia e di solidarietà, al posto di barriere“.  Parole di  Papa Francesco, nell’udienza generale di stamane nell’Aula Paolo VI in Vaticano, a respingere quasi le strane teorie di questi tempi sollevate da alcuni protagonisti della politica,evocando una “vita contro ogni forma di intolleranza e di perversione ideologica“.

 “Dio ama manifestarsi nella relazione, attraverso un incontro reale tra le persone, che può accade solo nell’amore” ed evoca “una Chiesa senza frontiere, che si sente madre di tutti, che sa prendere per mano e accompagnare per sollevare”.

Altro punto .Papa Francesco  ricorda alla gente che :”il Concilio Vaticano II ci ha ricordato che la Chiesa è luogo di liberazione e guarigione. E’ la Chiesa ospedale da campo, casa dalle porte aperte, madre dal cuore tenero e premuroso”. “Vedo parrocchie per le quali i soldi sono più importanti dei sacramenti… per favore: Chiesa povera!

 

PAPA FRANCESCO: “I BENI MATERIALI -SI’ -SONO NECESSARI ALLA VITA MA DEVONO ESSERE CONDIVISI CON I POVERI”

 

Gesù oggi ci invita a considerare che le ricchezze possono incatenare il cuore e distoglierlo dal vero tesoro che è nei cieli“. 

Angelus 7 ottobre

 

Le parole di Papa Francesco prima della recita dell’Angelus

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!Il Vangelo di oggi (cfr Lc 12, 13-21) si apre con la scena di un tale che si alza tra la folla e chiede a Gesù di dirimere una questione giuridica circa l’eredità di famiglia. Ma Egli nella risposta non affronta la questione, ed esorta a rimanere lontano dalla cupidigia, cioè dell’avidità di possedere. Per distogliere i suoi ascoltatori da questa ricerca affannosa della ricchezza, Gesù racconta la parabola del ricco stolto, che crede di essere felice perché ha avuto la fortuna di una annata eccezionale e si sente sicuro per i beni accumulati. Sarebbe bello leggere questa parabola

Il racconto entra nel vivo quando emerge la contrapposizione tra quanto il ricco progetta per se stesso e quanto invece Dio gli prospetta.Il ricco mette davanti alla sua anima, cioè a se stesso, tre considerazioni: i molti beni ammassati, i molti anni che questi beni sembrano assicurargli, la tranquillità e il benessere sfrenato (cfr v.19).
Ma la parola che Dio gli rivolge annulla questi suoi progetti. Invece dei «molti anni», Dio indica l’immediatezza di «questa notte»; al posto del «godimento della vita» Gli presenta il «rendere la vita», con il conseguente giudizio. Per quanto riguarda la realtà dei molti beni accumulati su cui il ricco doveva fondare tutto, essa viene ricoperta dal sarcasmo della domanda: «E quello che ha preparato, di chi sarà?» (v.20). 

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I BENI MATERIALI SONO NECESSARI ALLA VITA MA DEVONO ESSERE CONDIVISI CON I PIU’ BISOGNOSI”
È in questa contrapposizione che si giustifica l’appellativo di «stolto» con cui Dio si rivolge a quest’uomo. Egli è stolto perché nella prassi ha rinnegato Dio, non ha fatto i conti con Lui.La conclusione della parabola, formulata dall’evangelista, è di singolare efficacia: «Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio» (v.21). È un ammonimento che rivela l’orizzonte verso cui tutti noi siamo chiamati a guardare. I beni materiali sono necessari alla vita, ma non devono essere il fine della nostra esistenza, ma un mezzo per vivere onestamente e nella condivisone con i più bisognosi. Gesù oggi ci invita a considerare che le ricchezze possono incatenare il cuore e distoglierlo dal vero tesoro che è nei cieli. Ce lo ricorda anche San Paolo nell’odierna seconda lettura: «Cercate le cose di lassù. … rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quella della terra» (Col 3, 1-2).Questo non vuol dire estraniarsi dalla realtà, ma cercare le cose che hanno un vero valore: la giustizia, la solidarietà, l’accoglienza, la fraternità, la pace, tutte cose che costituiscono la vera dignità dell’uomo. Si tratta di tendere ad una vita realizzata non secondo lo stile mondano, bensì secondo lo stile evangelico: amare Dio con tutto il nostro essere, e amare il prossimo come lo ha amato Gesù, cioè nel servizio e nel dono di sé. 

L’amore così inteso e vissuto è la fonte della vera felicità, mentre la ricerca smisurata dei beni materiali e delle ricchezze è spesso sorgente di inquietudine, di avversità, di prevaricazioni, di guerre. 

La Vergine Maria ci aiuti a non lasciarci affascinare dalle sicurezze che passano, ma ad essere ogni giorno credibili testimoni dei valori eterni del Vangelo.

 

VIDEO    ANGELUS  – VATICANO –

PAPA FRANCESCO: “LIBERTA’ SIGNIFICA SCENDERE IN CAMPO PER REGALARE UN PO’ DI BENE”

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In udienza del Papa oggi i  partecipanti all’Euromoot, un raduno internazionale a cui partecipano ragazzi e ragazze dai 16 ai 21 anni provenienti da 20 Nazioni, appartenenti all’Unione Internazionale delle Guide e degli Scouts d’Europa (Uisge).

” La libertà – ha detto loro Papa Francesco- non arriva stando chiusi in stanza col telefonino e nemmeno sballandosi un po’ per evadere dalla realtà. No, la libertà arriva in cammino, passo dopo passo, insieme agli altri”.

Gesù ti rende felice dentro, non fuori, ti dà quello che nessuna cosa ti può dare; perché l’ultimo smartphone, la macchina più veloce o il vestito alla moda, oltre a non bastare mai, non ti daranno mai la gioia di sentirti amato e di amare” ha sottolineato Bergoglio. “Prima di tutto date. Oggi – ha aggiunto il Pontefice – si pensa subito ad avere. Tanti vivono col solo scopo di possedere quel che piace. Ma non sono mai soddisfatti, perché quando hai una cosa ne vuoi un’altra e un’altra ancora e avanti così, senza fine, senza trovare quello che fa bene al cuore. Il cuore si allena col dono. Per questo Gesù fissa come punto di partenza non l’avere, ma il dare: date, cioè iniziate a mettere in gioco la vita! Dare vuol dire alzarsi dalla poltrona, dalle comodità che fanno ripiegare su se stessi, e mettersi in cammino. Dare vuol dire smettere di subire la vita e scendere in campo per regalare al mondo un po’ di bene. Per favore, non lasciate la vita sul comodino, non accontentatevi di vederla scorrere in televisione, non credete che sarà la prossima app da scaricare a farvi felici“.

          “LA  NATURA E’ IL SOCIAL DI DIO, LE PIANTE, I BOSCHI, GLI ANIMALI CRESCONO SENZA CONFINI E SONO FATTI PER CAPIRE E COLLEGARCI CON DIO”

Il Papa si è soffermato pure sull’ambiente: “Date e vi sarà dato vale anche nei confronti del creato. Se continuiamo a sfruttarlo, ci darà una lezione terribile. Se ce ne prendiamo cura, avremo una casa anche domani”. “Nel vostro cammino vi siete immersi nella natura. Avete notato che il creato non ha frontiere? Le piante, i boschi, gli animali crescono senza confini, senza dogane. Il creato è un libro aperto che ci dà un insegnamento prezioso: siamo al mondo per incontrare gli altri, per creare comunione, perché siamo tutti collegati. Il creato – è fatto per collegarci con Dio e tra di noi, è il social di Dio, ha concluso il Pontefice. Ma se partiamo dai preconcetti sugli altri, da idee prestabilite, vedremo sempre limiti e barriere. Se invece incominciamo a incontrare l’altro, con la sua storia, con la sua realtà, scopriremo un fratello col quale abitare la casa comune”.

PAPA FRANCESCO: “SIATE CAPACI DI AVERE MISERICORDIA VERSO CHI SI TROVA IN STATO DI NECESSITA'”

 

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La misericordia nei confronti di una vita umana in stato di necessità è il vero volto dell’amore”: “la capacità di compassione” è “la pietra di paragone del cristiano, anzi dell’insegnamento di Gesù”.  Commentando la parabola del “buon samaritano”  il Pontefice precisa che il Signore “è misericordioso perché ha compassione”: è capace “di avvicinarsi al nostro dolore, al nostro peccato, ai nostri vizi, alle nostre miserie”.

Essere capaci di avere compassione: questa è la chiave. Questa è la nostra chiave. Se tu davanti ad una persona bisognosa non senti compassione, se il tuo cuore non si commuove, vuol dire che qualcosa non va. Stai attento, stiamo attenti. Non ci lasciamo trascinare dall’insensibilità egoistica.

Sappiamo che i giudei trattavano con disprezzo i samaritani, considerandoli estranei al popolo eletto. Non è dunque un caso che Gesù scelga proprio un samaritano come personaggio positivo della parabola. In questo modo vuole superare il pregiudizio, mostrando che anche uno straniero, anche uno che non conosce il vero Dio e non frequenta il suo tempio, è capace di comportarsi secondo la sua volontà, provando compassione per il fratello bisognoso e soccorrendolo con tutti i mezzi a sua disposizione.

Per quella stessa strada, prima del samaritano, rimarca Papa Bergoglio, “erano già passati un sacerdote e un levita, cioè persone dedite al culto di Dio”, senza, tuttavia, fermarsi.

Gesù, dunque, propone come modello il samaritano, proprio uno che non aveva fede! Anche noi pensiamo a tanta gente che conosciamo, forse agnostica, che fa del bene. Gesù sceglie come modello uno che non era un uomo di fede. E questo uomo, che amando il fratello come sé stesso, dimostra di amare Dio con tutto il cuore e con tutte le forze – il Dio che non conosceva! -, ed esprime nello stesso tempo vera religiosità e piena umanità.

Il Papa ha lanciato infine un nuovo, forte appello per il Paese latinoamericano, anche oggi attraversato da turbolente manifestazioni.

“Ancora una volta- afferma in conclusione Papa Francesco- desidero esprimere la mia vicinanza all’amato popolo venezuelano, particolarmente provato per il perdurare della crisi. Preghiamo il Signore di ispirare e illuminare le parti in causa, affinché possano quanto prima arrivare a un accordo che ponga fine alle sofferenze della gente per il bene del Paese e dell’intera regione”.

Francesco sollecita, dunque, un accordo immediato per superare la crisi politica tra il governo del presidente Maduro e le opposizioni guidate dal presidente dell’Assemblea nazionale Juan Guaidò.  I vescovi venezuelani proprio ieri in una lettera avevano chiesto un cambio di rotta, un “ritorno alla Costituzione” per mettere fine alle tante, troppe sofferenze della popolazione che in massa, oltre 4 milioni di rifugiati, si trova costretta a lasciare il Paese

 

PAPA FRANCESCO: SIAMO CHIAMATI A CONSOLARE LE AFFLIZIONI DEGLI “ULTIMI”,I MIGRANTI,PERSONE POVERE E SOFFERENTI..”

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 Il Papa, nel sesto anniversario del viaggio a Lampedusa, invita tutti a riflettere  sulla condizione dei migranti, gli ultimi della società globalizzata” e richiama tutti alla responsabilità:

” Sono gli ultimi ingannati e abbandonati a morire nel deserto; sono gli ultimi torturati, abusati e violentati nei campi di detenzione; sono gli ultimi che sfidano le onde di un mare impietoso; sono gli ultimi lasciati in campi di un’accoglienza troppo lunga per essere chiamata temporanea. Essi sono solo alcuni degli ultimi che Gesù ci chiede di amare e rialzare”.

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Purtroppo le periferie esistenziali delle nostre città sono densamente popolate di persone scartate, emarginate, oppresse, discriminate, abusate, sfruttate, abbandonate, povere e sofferenti. Nello spirito delle Beatitudini siamo chiamati a consolare le loro afflizioni e offrire loro misericordia; a saziare la loro fame e sete di giustizia; a far sentire loro la paternità premurosa di Dio; a indicare loro il cammino per il Regno dei Cieli”.

Avverte il Papa: “Sono persone, non si tratta solo di questioni sociali o migratorie. ‘Non si tratta solo di migranti!’, nel duplice senso che i migranti sono prima di tutto persone umane, e che oggi sono il simbolo di tutti gli scartati della società globalizzata”. Bergoglio, ricorrendo all’immagine della scala di Giacobbe con la quale ha iniziato l’omelia, ricorda che “in Gesù Cristo il collegamento tra la terra e il Cielo è assicurato e accessibile a tutti. Ma salire i gradini di questa scala richiede impegno, fatica e grazia. I più deboli e vulnerabili devono essere aiutati. Mi piace allora pensare che potremmo essere noi quegli angeli che salgono e scendono, prendendo sottobraccio i piccoli, gli zoppi, gli ammalati, gli esclusi: gli ultimi, che altrimenti resterebbero indietro e vedrebbero solo le miserie della terra, senza scorgere già da ora qualche bagliore di Cielo“.

Si tratta di una grande responsabilità, dalla quale nessuno si può esimere se vogliamo portare a compimento la missione di salvezza e liberazione alla quale il Signore stesso ci ha chiamato a collaborare”.

Papa Francesco: “Guai a coloro che pensano di seguire Gesù per fare carriera o acquisire un posto di prestigio::”

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Video   Vaticano

Tanti ingredienti nella preghiera di Papa Francesco oggi . Anzitutto: il Vangelo proposto dalla liturgia di questa domenica, il racconto cioè di San Luca dell’ultimo viaggio di Gesù verso Gerusalemme, dove Egli compirà la sua missione.   Tre personaggi nel passo di San Luca.

Il primo promette generosamente a Gesù di seguirlo dovunque, ma la risposta di Gesù lo mette di fronte al fatto che il Figlio dell’uomo “non ha dove posare il capo”, perché ha “rinunciato ad ogni sicurezza per annunciare il Regno di Dio”. E Francesco prosegue:

Così ha indicato a noi suoi discepoli che la nostra missione nel mondo non può essere statica, ma è itinerante. Il cristiano è un itinerante. La Chiesa per sua natura è in movimento, non se ne sta sedentaria e tranquilla nel proprio recinto. È aperta ai più vasti orizzonti, inviata, la Chiesa è inviata, a portare il Vangelo per le strade e raggiungere le periferie umane ed esistenziali.

Il secondo personaggio, sentita la chiamata di Gesù, gli chiede il permesso di andare, prima, a seppellire suo padre. Una richiesta legittima, dice Francesco, eppure Gesù gli risponde: “Lascia che i morti seppelliscano i loro morti”.

Con queste parole, volutamente provocatorie, Egli intende affermare il primato della sequela e dell’annuncio del Regno di Dio, anche sulle realtà più importanti, come la famiglia. L’urgenza di comunicare il Vangelo, che spezza la catena della morte e inaugura la vita eterna, non ammette ritardi, ma richiede prontezza e disponibilità.

Seguire Gesù , senza fare dietrofront o pentirsi

Infine, il terzo personaggio assicura che seguirà il Maestro, ma “lo farà dopo essere andato a congedarsi dai parenti”, e Gesù allora gli dice: “Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio”. Seguire Gesù “esclude rimpianti”, afferma il Papa, e richiede “decisione”. Quindi conclude:

Il valore di queste condizioni poste da Gesù – itineranza, prontezza e decisione – non sta in una serie di “no” detti a cose buone e importanti della vita. L’accento, piuttosto, va posto sull’obiettivo principale: diventare discepolo di Cristo! Una scelta libera e consapevole, fatta per amore, per ricambiare la grazia inestimabile di Dio, e non fatta come un modo per promuovere sé stessi. E’ triste questo! Guai a coloro che pensano di seguire Gesù per promuoversi, cioè per fare carriera, per sentirsi importanti o acquisire un posto di prestigio. Gesù vuole appassionati di Lui e del Vangelo. Una passione del cuore che si traduce in gesti concreti di prossimità, di vicinanza ai fratelli più bisognosi di accoglienza e di cura. Proprio come Lui stesso ha vissuto.

Focus sulla Corea e l’incontro tra i due “potenti”

Dopo la recita della preghiera dell’Angelus, Francesco commenta come “buon esempio di cultura dell’incontro” la stretta di mano, oggi in Corea, tra il presidente americano Donald Trump e quello della Corea del Nord, Kim Jong-un, dicendo di sperare che “tale gesto significativo costituisca un passo ulteriore nel cammino della pace”. 

Poi saluta i pellegrini presenti in una piazza rovente e augura “a tutti i lavoratori di poter avere durante l’estate un periodo di riposo”. Infine un pensiero alle persone più in difficoltà, specie in questo periodo:

Prego per quanti in questi giorni hanno patito maggiormente le conseguenze del caldo: malati, anziani, persone che devono lavorare all’aperto, nei cantieri… Che nessuno sia abbandonato o sfruttato.

Papa: no alla voracità di pochi, ma guadagnare solo per condividere

 

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PAPA FRANCESCO: “ATTENZIONE A CHI GRIDA PIU’ FORTE, TRASMETTE ARROGANZA, NON LASCIATEVI CONTAGIARE DA TALI ATTEGGIAMENTI..”

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Rinnovare lo “stupore” e la “gioia” per il “dono stupendo del Signore”, che è l’Eucaristia. Papa Francesco  richiama così l’invito della festa del Corpus Domini, la solennità del Corpo e Sangue di Cristo che in Italia e in altri Paesi si celebra oggi

Accogliamolo con gratitudine, non in modo passivo, abitudinario; non dobbiamo abituarci all’Eucaristia e andare a comunicarci come per abitudine: no! Ogni volta che noi ci accostiamo all’altare per ricevere l’Eucaristia, dobbiamo rinnovare davvero il nostro “amen” al Corpo di Cristo. Quando il sacerdote ci dice “il Corpo di Cristo”, noi diciamo “amen”: ma che sia un “amen” che viene dal cuore, convinto. E’ Gesù, è Gesù che mi ha salvato, è Gesù che viene a darmi la forza per vivere. E’ Gesù, Gesù vivo. Ma non abituarci: ogni volta come se fosse la Prima Comunione.

Guadagnare non per accumulare -a che serve?- ma per condividere

Francesco si sofferma sull’odierno Vangelo di Luca e sul miracolo tanto “importante” che – spiega – viene raccontato “da tutti gli evangelisti”: quello dei pani e dei pesci che si svolge sulla riva del Lago di Galilea. Gesù nutre la folla che non ha cibo, dinanzi allo “stupore dei discepoli”, invitando loro stessi a dare da mangiare.

Gesù invita i suoi discepoli a compiere una vera conversione dalla logica del “ciascuno per sé” a quella della condivisione, incominciando da quel poco che la Provvidenza ci mette a disposizione.

Papa Francesco spiega così: “guadagnare non per accumulare ma per condividere. “Nel mondo sempre si cerca di aumentare i guadagni, di far lievitare i fatturati… Sì, ma qual è il fine? È il dare o l’avere? Il condividere o l’accumulare? – si chiede il Pontefice – L’economia del Vangelo moltiplica condividendo, nutre distribuendo, non soddisfa la voracità di pochi, ma dà vita al mondo. Non avere ma dare, è il verbo di Gesù”, sottolinea. Infatti, “ciò che abbiamo porta frutto se lo diamo e non importa che sia poco o tanto. E l’amore fa grandi cose con le piccole cose. L’Eucaristia ce lo insegna: lì c’è Dio racchiuso in un pezzetto di pane. Semplice ed essenziale, Pane spezzato e condiviso, l’Eucaristia che riceviamo ci trasmette la mentalità di Dio. E ci porta a dare noi stessi agli altri. E’ antidoto contro il ‘mi spiace, ma non mi riguarda’, contro il ‘non ho tempo, non posso, non è affare mio’, contro il guardare dall’altra parte“.

Il    miracolo dei due pesci di Gesù

Gesù spezza i cinque pani, divide i due pesci, facendoli poi distribuire ai discepoli e – sottolinea – “quel cibo non finisce, finché tutti ne hanno ricevuto a sazietà”. Un miracolo che, ricorda il Papa, “manifesta la potenza del Messia e, nello stesso tempo, la sua compassione” per la gente.

Quel gesto prodigioso non solo rimane come uno dei grandi segni della vita pubblica di Gesù, ma anticipa quello che sarà poi, alla fine, il memoriale del suo sacrificio, cioè l’Eucaristia, sacramento del suo Corpo e del suo Sangue donati per salvezza del mondo. L’Eucaristia è la sintesi di tutta l’esistenza di Gesù, che è stata un unico atto di amore al Padre e ai fratelli.

Alla vigilia della sua Passione Gesù prese ancora il pane, elevò al Padre la preghiera di benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli, lasciando in quel gesto “il Testamento della nuova Alleanza, memoriale perpetuo della sua Pasqua di morte e risurrezione”. Ed espressione della fede eucaristica, aggiunge, sono le processioni con il Santissimo Sacramento, che in questa solennità si svolgono “dappertutto” nella Chiesa cattolica.

 

La speranza del Papa è affinché la Madonna ci aiuti a “seguire con fede e amore” Gesù che adoriamo nell’Eucaristia. Subito dopo la recita della preghiera mariana, il Pontefice ricorda che ieri a Madrid sono state proclamate Beate Maria Carmen Lacaba Andía e 13 consorelle dell’Ordine francescano dell’Immacolata Concezione, uccise in odio alla fede durante la persecuzione religiosa avvenuta tra il 1936 e il 1939.

Queste monache di clausura, come le Vergini prudenti, attesero con fede eroica l’arrivo dello Sposo divino. Il loro martirio è un invito per tutti noi ad essere forti e perseveranti specialmente nell’ora della prova.

 

Papa Francesco: “Che il Signore dia a tutti la grazia di imparare a “congedarsi” dalle persone più care”

 

Papa Francesco: la vita ci insegna a congedarci, il distacco dai cari vuol dire testimonianza di chi è abituato a non essere attaccato ai beni di questo mondo

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Un messaggio Papa Francesco ha voluto darci nei giorni scorsi durante la Messa esequiale dell’arcivescovo Léon Kalenga Badikebele, nunzio apostolico in Argentina  Il messaggio riguarda la vita e la morte di un uomo.  Non bisogna lasciarsi andare dalla disperazione quando una persona cara lascia il mondo terreno.

Dire addio al fratello significa lasciarlo andare da Dio. Significa lasciarlo tra le mani del Signore, che sono le più belle mani perché “piagate di amore”

Il pastore, ha affermato il Santo Padre, si congeda dal proprio popolo come ha fatto San Paolo a Mileto prima di recarsi a Gerusalemme. Tutti, ha ricordato il Santo Padre, piangevano prima che l’Apostolo delle genti salisse sulla nave. Il pastore “si congeda con la propria testimonianza”:

Il pastore si congeda facendo vedere che la sua vita è una vita di obbedienza a Dio: “Ed ecco, dunque, costretto dallo Spirito, io vado” (v. 22) da un’altra parte. È lo Spirito che mi ha portato e che mi porta.

Il congedo è anche un distacco. È la testimonianza di chi “è abituato a non essere attaccato ai beni di questo mondo, a non essere attaccato alla mondanità”.  Il pastore che si congeda, ha aggiunto Francesco, affida ad altri il compito di vegliare, di procedere lungo il cammino. È come se dicesse:

Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge» (v. 28). Vegliate, lottate; siete adulti, vi lascio soli, andate avanti. 

Il congedo del pastore è anche profetico: mostra il cammino, indica come difendersi. Il pastore, ha osservato il Papa, esorta ad essere attenti perché dopo la sua partenza “verranno lupi rapaci”. E alla fine il pastore prega ed è come se dicesse: “adesso vi affido a Dio”. Questo, ha ricordato il Santo Padre, è il congedo del pastore, che “San Paolo ha vissuto così fortemente a Mileto”.

Oltre a quello dell’Apostolo delle genti, il Papa ha indicato un altro congedo: quello di Gesù, che è stato un congedo di speranza. Gesù, ha detto il Pontefice, ci dice: “vado a prepararvi un posto”. La vita, ha affermato il Papa, “insegna a congedarsi”, a compiere dei piccoli passi prima del grande congedo finale:

Che il Signore dia a tutti noi questa grazia: imparare a congedarci, che è una grazia del Signore.