Strani avvistamenti di Ufo(o “fenomeni aerei non identificati”) confermati dalla Marina Stati Uniti-IL VIDEO

                                 “FENOMENI AEREI NON IDENTIFICATI”

Il dibattito è in corso. Sono Ufo od oggetti volanti che non riusciamo ancora a capire da dove provengano?  Secondo la Marina militare degli Stati Uniti  l’avvistamento di tre oggetti/fenomeni non identificati da parte di suoi aeroplani, avvenuti a dicembre del 2017 e a marzo del 2018. è vera ed autentica ed è da definire come “fenomeni aerei non identificati”. La definizione è ritenuta la più corretta per l’avvistamento di oggetti non autorizzati in volo presenti nello spazio aereo utilizzato per le operazioni militari.

Ricorderemo qui l’avvistamento nei mesi scorsi (gennaio) di Ufo in Liguria, ma anche a Milano e in Sicilia secondo i comunicati del Centro ufologico Mediterraneo  (Cufom). . Ma altri avvistamenti, afferma il Cufom, erano  stati segnalati a Imperia e in altre zone d’Italia come Catania, Cava d’Ispica (Ragusa) e Peschiera Borromeo (Milano).

 

In uno dei due video, un sensore ad alta precisione rileva la presenza di un oggetto all’orizzonte che compie manovre piuttosto rapidamente, prima di partire ad alta velocità sorprendendo l’equipaggio.

 

Nonostante l’alta qualità del sensore, le immagini dei tre video non sono definite a sufficienza per comprendere la natura degli oggetti ripresi. Per questo motivo, la Marina ha infine confermato di avere trattato i tre avvistamenti come “fenomeni aerei non identificati”.

 

Due dei tre video mostrano ciò che hanno registrato i sensori di due aerei militari durante un’esercitazione.

A marzo del 2018, si scopre  un terzo video dove era nuovamente visibile uno strano oggetto in cielo, sempre avvistato dai sensori di un aereo militare.

Nonostante l’alta qualità del sensore, le immagini dei tre video non sono definite a sufficienza per comprendere la natura degli oggetti ripresi. Per questo motivo, la Marina ha infine confermato di avere trattato i tre avvistamenti come “fenomeni aerei non identificati”.

Non si   esclude che gli oggetti ripresi nei video  potessero essere  droni per fare riprese amatoriali e semiprofessionali. Ma vi sono altre tesi che smentiscono questo assunto.

Il termine UFO fu utilizzato per la prima volta dall’Aeronautica militare degli Stati Uniti all’inizio degli anni Cinquanta, proprio per indicare gli oggetti non identificati dopo le necessarie verifiche. Il termine è progressivamente diventato sinonimo di “disco volante” e navi spaziali aliene per l’opinione pubblica, anche a causa di alcune teorie del complotto e dei presunti “rapimenti alieni”.

La Terra è sorvegliata da decine di satelliti in orbita per le osservazioni e conta centinaia di telescopi puntati verso la volta celeste, quindi un’astronave extraterrestre sarebbe probabilmente avvistata al suo arrivo, ben prima degli aerei militari o delle osservazioni amatoriali.Abbiamo anche scoperto che vi sono pianeti simili morfologicamente alla Terra e dove c’è l’acqua e, quindi non si può escludere la vita anche se resa difficile da altre condizioni La maggior parte degli esperti e degli scienziati mantiene un approccio scettico e scientifico sul fenomeno, ricordando che nella grande categoria “UFO” nel corso dei decenni è finito un po’ di tutto, con fenomeni anche molto diversi tra loro, alcuni facilmente spiegabili e altri per i quali si è ancora alla ricerca di una verità sull’esistenza di un popolo extraterrestre.

L’Oscar della Scienza al fisico Sergio Ferrara per la teoria della Supergravità

Il fisico Sergio Ferrara

L’Oscar della Scienza vede tra i protagonisti assegnatari un italiano.  Il premio Breakthrough, da tre milioni di dollari per la teoria della Supergravità verrà diviso tra i fisici ricercatori Sergio Ferrara (Cern e Infn), Daniel Z. Freedman (Massachusetts Institute of Technology e Stanford University) e Peter van Nieuwenhuizen (Stony Brook University). La cerimonia di premiazione domenica 3 novembre all’Hangar One della Nasa a Moffett Field vicino a Mountain View in California.

Nella teoria le variabili quantistiche fanno parte della descrizione della geometria dello spaziotempo”. La cerimonia della premiazione  si svolgerà il 3 novembre 2019 presso la Nasa in cui saranno premiati anche i vincitori dei Breakthrough Prize in Scienze della vita e Matematica. Ferrara, Freedman e van Nieuwenhuizen sono gli architetti della supergravità, una teoria molto influente del 1976 che ha integrato con successo la forza di gravità in un particolare tipo di teoria dei campi quantistici (una teoria che descrive le particelle e le forze fondamentali della natura in termini di campi che incarnano le leggi della meccanica quantistica).
 Il premio Breakthrough in Fisica fondamentale viene assegnato a persone che hanno contribuito profondamente alla conoscenza umana. È aperto a tutti i fisici – teorici, matematici e sperimentali – che lavorano sui misteri più profondi dell’Universo e può essere condiviso tra scienziati.

La teoria della Supergravità –  rappresenta  il grande sogno della fisica teorica del Novecento: arrivare a una teoria di campo quantistica, compatibile con la Relatività Generale, in cui vengano trattate in modo unificato le quattro forze fondamentali della Natura, ovvero l’elettromagnetismo, la forza nucleare debole, quella nucleare forte e la forza di gravità

Nel 1993 Sergio Ferrara è stato premiato con Il Premio Medaglia Dirac, assegnato dall’Ictp, nel 2005 con il Premio Enrico Fermi assegnato dalla Società Italiana di Fisica e nel 2006 con il Premio Dannie Heineman per la Fisica Matematica assegnato dalla Amarican Physical Society. Per eccezionali meriti scientifici  Ferrara è stato insignito nel 2010  Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

 

PRONTA LA MISSIONE PRISMA: OSSERVERA’ LA TERRA CON LA BANDA IPERSPETTRALE

 

E’ pronta a partire la missione Prisma dell’Asi che osserverà la Terra coma mai prima d’ora utilizzando la banda iperspettrale. L’Agenzia Spaziale Italiana ha confermato che la missione Prisma che osserverà il pianeta con la “banda iperspettrale” è pronta..Il decollo del satellite programmato  le ore 2.50 di mattina del 15 marzo. Prisma prenderà il volo dalla base spaziale europea di Kourou nella Guiana Francese con il lanciatore Vega.Si apprende che questa – informa l’Agenzia spaziale -sarà la 14esima missione per il vettore europeo progettato e sviluppato in Italia, a Colleferro, da Avio.

Il decollo a è stato rinviato  a causa “della riprogrammazione di tutte le attività di lancio previste dal centro spaziale situato in Sudamerica” spiega l’Asi.

L’Agenzia inoltre informa che  è già ” avvenuto il primo contatto tra il satellite ed il lanciatore che lo porterà in orbita: Prisma è stato infatti posizionato e bloccato sul Payload Adapter del quarto stadio del lanciatore Vega. Nei prossimi giorni il satellite verrà chiuso nell’involucro, chiamato fairing, che avrà il compito di proteggerlo nei primi minuti di volo.

Prisma, infatti, è di proprietà dell’Agenzia Spaziale Italiana rappresenta un’eccellenza derivata dalle capacità scientifica e industriale del nostro Paese di fare squadra. Il satellite è stato infatti realizzato da un Raggruppamento Temporaneo di Imprese, guidato da OHB Italia, responsabile della missione e della gestione dei tre principali segmenti -terra, volo e lancio- e Leonardo, che ha realizzato la strumentazione elettro-ottica e iperspettrale, oltre a diversi equipaggiamenti di bordo, come i sensori d’assetto e il pannello solare.

Il lancio che avverrà con il vettore Vega prodotto da Avio, lanciatore dell’Esa ma di concezione e costruzione a prevalenza italiana. Il centro di controllo della missione, inoltre, è stato realizzato da Telespazio, joint venture tra Leonardo (67%) e Thales (33%), mentre l’acquisizione e l’elaborazione dei dati avverrà dal Centro Spaziale di Matera. Il satellite una volta operativo darà “un contributo fondamentale al monitoraggio dell’inquinamento e dei cambiamenti ambientali” e “supporterà la gestione delle risorse naturali e delle emergenze”

Comunicazione Ag.

L’ingegno dei ricercatori italiani scopre la massa degli anelli di Saturno

Risultati immagini per immagini di saturno pianeta

E’ italiana la nuova scoperta sugli anelli di Saturno: sarebbero più giovani del pianeta gassoso, considerando che risalgono appena a 100 milioni di anni fa, quando sulla Terra morivano gli ultimi dinosauri. La ricerca, pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica Science, è coordinata dall’Italia con l’università La Sapienza di Roma e finanziata dall’Agenzia Spaziale Italiana (Asi)

La scoperta su Saturno è del dipartimento di Ingegneria Meccanica e Aerospaziale della Sapienza, coordinatore della ricerca con Daniele Durante e Paolo Racioppa e finanziata dall’Agenzia Spaziale Italiana. Lo studio si basa sui dati catturati dalla sonda Cassini nel tuffo nell’atmosfera del Pianeta,    “La massa degli anelli era l’ultimo elemento del puzzle, affermano al Dipartimento…Una massa piccola, come quella che abbiamo misurato attraverso il sistema di telemisure della sonda Cassini, indica una giovane età -. C’erano già indizi che gli anelli non si fossero formati assieme a Saturno, ora ne abbiamo una prova molto convincente –  che è stato possibile ottenere solo nella fase finale della missione”. “La misura della massa degli anelli è l’ultima tessera di mosaico risolto soltanto adesso. Abbiamo riempito questa casella mancante – con una misura precisa, in precedenza c’erano solo indizi”.

I dati forniti dalla sonda  Cassini rivelano, però, altri inediti.  Si è appreso adesso  che i venti di Saturno soffiano alla velocità di 200 metri al secondo e penetrano fino alla profondità di 9 mila chilometri, mentre quelli di Giove si fermano soltanto a 2 mila chilometri. Si è pure scoperto che il nucleo di Saturno occupa il 15% del pianeta, con una massa da 15 a 18 volte superiore a quella della Terra, e che sarebbe formato da elementi pesanti…

Luna,  immagini panoramiche dalla sonda cinese Chang’e 4

Immagine correlata

Prime immagini del lato nascosto della Luna pervengono sulla Terra.Questa è la prima immagine panoramica a 360 gradi inviata sulla Terra dalla sonda spaziale cinese Chang’e 4 che sta esplorando il lato  nei pressi del cratere Von Karmàn.

L’allunaggio, come si sa, qui ripreso in soggettiva dalla telecamera di bordo della sonda, è avvenuto il 3 gennaio 2019 e la sonda sta trasmettendo e prelevando materiale d’interesse eccezionale per gli scienziati ai fini dello sfruttamento naturale del satellite.

Risultati immagini per foto sonda lunare cinese

Su Chang’e 4 c’è anche un piccolo rover da 140 chili, Yutu 2 che ha già cominciato a muoversi sul polveroso suolo lunare, inviando a terra dati e immagini. La trasmissione è resa possibile da un terzo elemento della missione, il satellite Queqiao, in orbita nel punto lagrangiano L2, cioé un punto intermedio tra la Terra e la Luna in cui le rispettive forze d’attrazione si annullano a vicenda. Da lì, facendo da ponte radio, riesce a ricevere il segnale da Chang’e 4 sul lato nascosto della Luna e a ritrasmetterlo ai laboratori dell’agenzia spaziale cinese (Cnsa).

Per gli scienziati le informazioni che si riusciranno a ottenere dal lato nascosto della Luna sono fondamentali per risolvere moltissimi aspetti ancora misteriosi sulle origini e la composizione del nostro satellite naturale, comprese la struttura interna e l’evoluzione.

Quella di Chang’e 4 è la seconda missione lunare cinese dopo quella del 2013.

ALLA SCOPERTA DELLA VITA SU MARTE CON LA SONDA “INSIGHT” GIA’ ATTERRATA SUL PIANETA ROSSO

Risultati immagini per immagini di Marte

Un cuore italiano è sulla sonda Insightt sul pianeta Marte. . Un applauso con la storica standing ovation ha accompagnato il segnale al centro di controllo dell’Ente spaziale statunitense. .La sonda ha percorso 460 milioni di chilometri nello spazio dal giorno del suo lancio, avvenuto il 5 maggio scorso dalla base di Vandenberg, in California.

InSight è la 15esima sonda spaziale ad atterrare sul Pianeta Rosso dal 1971 ad oggi. “Siamo soddisfatti e orgogliosi di avere contribuito a questa tappa fondamentale nell’esplorazione umana del Sistema Solare” afferma Marco Molina, Responsabile Ricerca e Sviluppo Spazio di Leonardo. La sonda InSight della Nasa è stata guidata dalla Terra fino a Marte da una ‘bussola spaziale’, il sensore stellare Star Tracker, pensato, progettato e costruito dal colosso italiano dell’aerospazio. “Il nostro sensore ha contribuito a determinare con precisione il puntamento della sonda e dei suoi motori, come sta facendo dal giorno del lancio”

InSight , che sta per Interior Exploration using Seismic Investigations, Geodesy and Heat Transport, è stata lanciata il 5 maggio scorso dalla base di Vandenberg, in California, ed è una delle missioni di punta della Nasa. “L’arrivo della sonda della Nasa InSight rappresenta un punto di sviluppo effettivo per tutta l’umanità” commenta il Commissario straordinario dell’Agenzia Spaziale Italiana, Piero Benvenuti. “La ricerca scientifica e le conseguenti scoperte aprono infatti notevoli possibilità di conoscenza dell’Universo e della sua evoluzione. L’impegno italiano, anche grazie all’Agenzia Spaziale Italiana, in questa contesto è elevato e siamo in prima linea nell’esplorazione di Marte. Potremmo dire che non c’è sonda che studi Marte senza il contributo italiano” afferma Benvenuti.

L’esultanza nella base Nasa per l’atterraggio su Marte di InSight

Infatti tutto come previsto Insight è entrato nella tenue atmosfera marziana alle 20:54 circa con angolo di entrata perfetto, 12 gradi, per evitare di fare la fine dei sassi piatti che i ragazzini lanciano sulla superfice dei laghi per vederli rimbalzare o di bruciarsi all’istante. 
Il resto è venuto di conseguenza, il mezzo si è voltato per portare lo scudo termico contro la direzione di discesa, si arriva infatti a migliaia di gradi anche se l’atmosfera oppone scarsa resistenza, poi si è aperto il grande paracadute supersonico da venti metri, che si è staccato per lasciare il lavoro, oramai a poche centinaia di metri dal suolo marziano, ai retrorazzi. Il mezzo spaziale ha così potuto arrivare al suolo con una velocità di qualche km all’ora.. Sono i famosi 6 minuti di terrore, che solo gli americani sanno superare, in cui si passa da una velocità di migliaia di chilometri all’ora, a 4, in 120 chilometri di discesa, in cui si perde anche la connessione col lander per via del formarsi di una capsula di plasma attorno ad Insight. In orbita, esperimento nell’esperimento, i due mini satelliti Marco, grandi poco più di un grosso panettone, rimandavano a terra i segnali ricevuti da Insight durante la discesa.

. Da domani si inizia a lavorare, si studiano i terremoti, si determina l’orbita di Marte con precisione quasi millimetrica, e si misura la febbre al pianeta, a 5 metri sotto il suolo, per capire se c’è o meno un nucleo magmatico come qui sulla Terra. 
Insight ha potuto arrivare fin là grazie allo star finder sviluppato da Leonardo, che ne ha prodotti e venduti finora oltre 600. Osserva le stelle e dice al computer del mezzo spaziale se la rotta è giusta, in questo siamo i leader, ma c’è altra Italia ora su Marte…..un cuore italiano.. «A bordo del lander di Insight è presente Larri, un microriflettore di ultima generazione sviluppato dall’Infn con il supporto dell’ASI, fornirà la posizione accurata del lander durante l’esplorazione di Marte. Da non trascurare e lo diciamo dalle colonne del Quotidiano SUD LIBERTA’  il coinvolgimento della Sardegna Deep Space Antenna, la grande parabola sarda del radiotelescopio SRT, che ha ricevuto i dati e seguito le fasi di atterraggio di InSight».

Risultati immagini per immagini di Marte

E’ il lander Nasa incaricato di riportare gli States sul suolo di Marte sei anni dopo il touchdown del rover Curiosity, avvenuto nell’agosto 2012. L’atterraggio morbido, ricorda l’Agenzia Spaziale italiana, è riuscito solo al 40% dei veicoli che lo ha tentato, e il primato, ad oggi, è ancora prerogativa esclusiva degli Stati Uniti. La prerogativa di InSight è che, una volta al lavoro, è il primo lander a studiare le profondità del suolo di Marte, dove a d un punto si è scoperto vi è ghiaccio. Ciò consentirà di capire se nel passato c’è stata la vita sul pianeta.

Il veicolo è accompagnato da due mini-satelliti, i cubesat Mars Cube One (MarCO), i primi del loro genere a effettuare una missione oltre l’orbita bassa. I due veicoli, lanciati con InSight, ma indipendenti rispetto al lander, devono testare la capacità di trasmettere, in tempo reale verso la Terra, i dati prodotti da Insight, durante l’ingresso in atmosfera, la discesa e l’atterraggio.

Risultati immagini per immagini di Marte

A bordo del lander è presente anche Larri, un microriflettore italiano di ultima generazione sviluppato dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) con il supporto dell’Agenzia Spaziale Italiana. Il suo compito è fornire la posizione accurata del lander durante l’esplorazione di Marte. E non solo. Con lo strumento Larri si potrà “delineare il primo meridiano marziano, un gemello del meridiano di Greenwich terrestre” afferma il Responsabile ASI della partecipazione scientifica del programma ExoMars 2016-2020, Raffaele Mugnuolo. Lo strumento italiano Larri “potrebbe infatti diventare una sorta di ‘Meridiano zero’ di Marte, un primo ‘punto fiduciale’ sulla superficie del pianeta, un punto fisso per i calcoli relativi alle missioni e agli oggetti che inviamo su Marte”.

Immagine correlata

Intanto, il team della missione, ritiene che lo studio della stratificazione delle rocce marziane sarà di fondamentale importanza per rivelare i processi di formazione che hanno interessato Marte e gli altri pianeti rocciosi del Sistema Solare. Lo strumento Larri è gemello di Inri che era presente a bordo dello Schiapparelli -il lander della missione ExoMars del 2016 andato perduto nell’impatto con il suolo di Marte- e che avrà un ulteriore fratello sulla sonda Nasa Mars 2020…..

Risultati immagini per immagini di Marte

MARTE: VI SONO LE CONDIZIONI ALLA VITA, ANNUNCIO DELLA NASA

 

Il pianeta rosso, certamente più affascinante, ci riserva altre belle sorprese.Lo scorso luglio era stato scoperto un lago sotterraneo di acqua contenente sale allo stato liquido  su Marte, un chilometro e mezzo sotto i ghiacci del Polo Sud del pianeta rosso.

La Nasa annuncia adesso un’altra scoperta sensazionale: in quell’acqua c’è ossigeno in quantità tale da ospitare la vita. . Dopo alcuni calcoli effettuati i ricercatori hanno stabilito che l’ossigeno presente nel sottosuolo di Marte potrebbe permettere la vita di alcuni microrganismi, senza escludere forme più complesse, come le spugne. Si tratta di una svolta importante, se confermata, perché sino ad ora si era sempre pensato che sul pianeta rosso non vi fossero le condizioni necessarie alla vita.

L’esistenza dell’ossigeno nell’acqua salata, invece, cambia le nostre conoscenze sul pianeta. I ricercatori sono arrivati a questa tesi stabilendo con esattezza la quantità di ossigeno che può essere disciolto nell’acqua salata a varie condizioni di pressione e temperatura. Anche in quel lago sotterraneo, che si trova a 1500 metri di profondità. “In un serbatoio d’acqua salata di questo tipo – – ci potrebbero essere elevate concentrazioni di ossigeno disciolto”.

Ma si può affermare, dunque, che su Marte c’è vita? Non possiamo ancora dirlo. Gli scienziati  spiegano chiaramente: “Non sappiamo se Marte abbia mai ospitato la vita”, ma “i nostri risultati allargano la possibilità di cercarla”, indicando che le forme di vita basate sull’ossigeno sul pianeta rosso potrebbero essere possibili, a differenza di quanto immaginato finora”.

 

Scoperta la lettera di Galileo Galilei che, per l’Inquisizione “voleva sovvertire la filosofia naturale e le Sacre Scritture”

Lo storico  Salvatore Ricciardo, dell’ Università di Bergamo, ha scoperto in una biblioteca della Royal Society di Londra la lettera che fece accusare Galileo Galilei di essere un eretico.        Lo studioso italiano conduce la ricerca insieme a  Michele Camerota, dell’Università di Cagliari. In sette pagine scritte il 21 dicembre 1613 Galileo, che si firma con le sue iniziali G.G., esponeva a un amico la sua teoria sul movimento della Terra intorno al Sole, opposta alla tesi della Chiesa secondo la quale la Terra era immobile.

Galileo Galilei  fu un personaggio chiave della Rivoluzione scientifica. Sospettato di eresia e accusato di voler sovvertire la filosofia naturale aristotelica e le Sacre Scritture, Galilei fu processato e condannato dal Sant’Uffizio e costretto all’abiura delle sue concezioni astronomiche e al confino nella propria villa di Arcetri. Tre secoli dopo , esattamente 359 anni dopo, Papa Giovanni Paolo II alla sessione plenaria della Pontificia accademia delle scienze, ha dichiarato riconosciuti gli errori della Chiesa del tempo

Lo storico della scienza Allan Chapman, dell’Università di Oxford e presidente della Royal Society per la storia e l’astronomia, ha dichiarato che la scoperta dell’italiano “è così importante –  che permetterà nuovi approfondimenti in questo periodo critico”. Della lettera, indirizzata a Benedetto Castelli, esistono diverse copie e due versioni diverse. Una è custodita negli Archivi Vaticani ed è quella che il 7 febbraio 1615 venne inviata all’Inquisizione, indirizzata al domenicano Niccolò Lorini.  Forse si potrà scoprire il reale rapporto di Galileo Galilei con l’Inquisizione.

Meeting internazionale a Catania martedì 25 sulla “ricerca idraulica sperimentale per lo studio dei cambiamenti climatici”

Risultati immagini per immagini di cambiamenti climatici

Catania

Un incontro scientifico si svolgerà martedì 25 settembre fino a venerdi prossimo ai Benedettini a Catania, sulla ” ricerca idraulica sperimentale finalizzata a trovare soluzioni innovative ed ecosostenibili per l’adattamento ai cambiamenti climatici”.

Il meeting è organizzato nell’ambito del progetto “Hydralab+ Adaptation for Climate Change”, finanziato dalla Commissione Europea nel quadro del programma Horizon2020 per circa 10 milioni di euro in quattro anni. Il progetto vede la partecipazione di 33 enti di ricerca pubblici e privati europei, tra cui il Dicar dell’Università di Catania, che lavorano nel campo dell’idraulica fluviale, dell’ingegneria marittima, costiera e navale, della geomorfologia, dell’eco-idraulica, della biologia e della glaciologia.

“Attualmente, infatti, i Paesi di tutto il mondo si trovano a dover fronteggiare le gravi conseguenze e le sfide poste dagli effetti dei cambiamenti climatici: innalzamento del livello del mare, eventi di piena fluviale senza precedenti, mareggiate più frequenti e più intense, con maggiori impatti sulle popolazioni che vivono lungo i corsi d’acqua e le coste. Per essere preparati per il futuro e per progettare solide ed efficaci soluzioni di adattamento ai cambiamenti climatici, a livello europeo si sente forte l’esigenza di aumentare le conoscenze nel campo della ricerca sperimentale idraulica e ambientale. La rete Hydralab lavora attivamente per colmare il divario tra scienziati, produttori di tecnologie di misurazione hi-tech, responsabili politici e utenti finali che possono contare sui risultati dei progetti”.

L’evento Hydralab+  con il coordinamento scientifico del direttore del Dicar Enrico Foti, ha lo scopo di permettere ai partner di confrontarsi sui risultati raggiunti fino ad oggi e di guardare al futuro per definire cosa sia ancora necessario fare al fine di rendere le infrastrutture di ricerca e i laboratori europei strumenti utili a dare risposte efficaci alle domande di sicurezza e affidabilità che il territorio e la società europea tutta chiedono a gran voce alla comunità scientifica.

Nel corso dei lavori avrà luogo anche un workshop a cui nterverranno tra gli altri anche il dott. Sergio Castellari, responsabile della Agenzia Europea per l’Ambiente, il dott. Brian McFall, ricercatore dell’US Army Corps of Engineers, la prof.ssa Ksenia Kosobokova dell’Istituto di Oceanologia dell’Accademia Russa delle Scienze, l’ing. Yoshiaki Kuriama direttore dell’Istituto di Ricerca Nazionale sui Porti e sugli Aeroporti Giapponese, il prof. Ole Madsen, professore emerito del Massachusets Institute of Technology, la dott.ssa Scarlett Vasquez dirigente dell’Istituto Nazionale di Idraulica Cileno, il dott. Un Ji, direttore del Centro di Sperimentazione Fluviale Coreano e la dott.ssa Feng Sun a capo della Cooperazione Internazionale del Dipartimento di Idrologia e Risorse Idriche di di Najing.

ALLA SCOPERTA DELLA VITA: ACQUA SUL PIANETA ROSSO

Risultati immagini per immagini del pianeta Marte

La scoperta della vita su Marte forse è vicinissima : sotto la superficie del pianeta rosso c’è dell’acqua allo stato liquido. A scoprirlo, un team di scienziati italiani che hanno indagato con l’ausilio del  radar italiano Marsis che si trova a bordo della sonda europea Mars Express. L’annuncio dell’importante scoperta è stato fatto ieri durante una conferenza stampa internazionale congiunta dell’Agenzia Spaziale Italiana, dell’Istituto Nazionale di Astrofisica e dell’Università Roma Tre, convocata nella sede dell’Asi per illustrare lo studio pubblicato su Science.

– I dati di Marsis indicano che probabilmente l’acqua è salata poiché alla profondità di 1.5 chilometri, dove l’acqua è stata identificata, la temperatura è sicuramente ben al di sotto di 0°C. I sali, che probabilmente sono simili a quelli che la sonda Nasa Phoenix ha trovato nel ghiaccio della zona circumpolare nord, agiscono da “antigelo” aiutando a mantenere l’acqua allo stato liquido.

Risultati immagini per immagini del pianeta Marte

– Acqua, sali, rocce e protezione dalla radiazione cosmica inducono gli scienziati ad ipotizzare anche a “una nicchia biologica”. “Tutto questo ci fa comprendere che le precondizioni per trovare vita su Marte ci sono” afferma l’Agenzia Spaziale Italiana. “Ora sappiamo che Marte è più adatto ad ospitare vita di quanto pensavamo. Ora sappiamo che acqua liquida c’è ed è stabile da centinaia di milioni di anni. Siamo a un passo, siamo più vicini a pensare che ci possa essere vita

– Lo studio pubblicato su Science con il titolo ‘Radar evidence of subglacial liquid water on Mars’ è stato realizzato da un team composto da ricercatori appartenenti a centri di ricerca e università italiane: Agenzia Spaziale Italiana, Istituto Nazionale di Astrofisica, Università degli studi Roma Tre, Università degli studi D’Annunzio, Consiglio Nazionale delle Ricerche e Sapienza Università di Roma.