Disco rosso della Corte Costituzionale al Referendum elettorale

Disco rosso della Corte Costituzionale   al referendum elettorale proposto da otto Regioni – dell’area  centrodestra – con l’intento di annullare la parte proporzionale della legge elettorale mutandolo in un sistema maggioritario ‘puro’. Per i giudici della Consulta, il quesito è “inammissibile” perchè “eccessivamente manipolativo”.

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La Corte Costituzionale, produce alcune informazioni preliminari che precedono il deposito della sentenza previsto per il 10 febbraio prossimo. E cioè:  “la richiesta è stata dichiarata inammissibile, per l’assorbente ragione della eccessiva manipolatività del quesito referendario, nella parte che riguarda la delega al Governo, ovvero proprio nella parte che, secondo le intenzioni dei promotori, avrebbe consentito la autoapplicatività della normativa di risulta”.
Il referendum elettorale dal titolo ‘Abolizione del metodo proporzionale nell’attribuzione dei seggi in collegi plurinominali nel sistema elettorale della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica’, era stata presentata da otto Consigli regionali: Lombardia, Piemonte, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Abruzzo, Basilicata e Sardegna. La richiesta referendaria era  quella di eliminare la quota proporzionale dei due testi legislativi elettorali del Senato e della Camera, trasformando così il sistema elettorale interamente in un maggioritario a collegi uninominali.

Pronti sei Boeing-52: “Apparecchi americani in grado di cancellare l’orrore Iran”

 

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Il Pentagono sta pianificando il dispiegamento di sei bombardieri strategici  B52 nella base britannica Diego Garcia nell’Oceano Indiano.   Secondo fonti americane       i B52 verrebbero utilizzati nel caso in cui venisse ordinata una operazione di guerra contro l’Iran

Il B-52 Stratofortress è un bombardiere strategico  a lungo raggio prodotto dall’azienda statunitense Boeing a partire dal 1955. Le origini di questo velivolo risalgono alla fine degli anni quaranta, quando la Boeing cercò di sviluppare un sostituto per gli ormai tecnologicamente superati   B 29 Superfortress e Convair B-36

PRimo grande bombardiere dotato di motori turbogetto, costruito in 744 esemplari, fu per tutto il periodo della Guerra fredda più importante dellaUSAF.  A tutt’oggi privo di un successore, il B-52 rimarrà probabilmente in servizio fino al 2040 divenendo così, di fatto, il velivolo più anziano al mondo ancora operativo. A causa della sua linea, il B-52 viene anche soprannominato dai suoi equipaggi BUFF,  acronimodi Big Ugly Fat Fellow (grosso, brutto e grasso seguace), oppure Cadillac.

Lo sviluppo del B-52 è il risultato di una serie di eventi che risalgono fino ai primi anni della seconda guerra mondiale quando la  Germania di Adolf Hitler minacciava di occupare anche il Regno Unito  ultima roccaforte degli alleati in Europa. La perdita del Regno Unito avrebbe infatti comportato la perdita di tutte le basi aeree dalle quali i bombardieri statunitensi di stanza in Europa avrebbero potuto attaccare la Germania. Si avvertì quindi l’esigenza di poter disporre di velivoli con raggio di azione tale da potere operare da avamposti situati a migliaia di chilometri di distanza dal proprio obiettivo.

In seguito a tale richiesta avanzata dall’ USAF  la ditta Convair iniziò la progettazione di un velivolo che riuscisse a soddisfare tali esigenze, il Convair B-36 Peacemaker. Il decorso del conflitto e lo sbarco in Normandia resero però meno stringente la necessità di velivoli con ampio raggio d’azione, con l’effetto di rallentarne lo sviluppo. Ciò nonostante, lo sviluppo del B-36 fu portato a termine e la produzione di una quota di velivoli destinata ad equipaggiare i reparti dell’USAAF fu comunque avviata.

Il B-36 tuttavia non disponeva originariamente di motori  a propulsione turbogetto, ma era dotato di sei motori a pistoni che alimentavano altrettante  eliche. Ciò faceva sì che la sua velocità di crociera non fosse molto elevata, il che lo rendeva relativamente vulnerabile. Sempre su sollecitazione dell’USAAF, il 23 novembre 1945 venne emessa una nuova specifica per la valutazione di un nuovo progetto in grado di sostituire il B-36.

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Nella foto/immagine un drone della Base aerea di Sigonella (Catania)

Il nuovo bombardiere avrebbe dovuto raggiungere una velocità continuativa di crociera di almeno 480 km/h ad una quota di 10 500 metri con un carico di 4 500 chilogrammi e con un equipaggio composto da 5 persone. Il raggio d’azione si sarebbe inoltre dovuto avvicinare agli 8 000 chilometri.[13]

Il 13 febbraio 1946 a fronte di tali specifiche, la Boeing presentò il proprio progetto e su successiva richiesta del dIpartimento Difesa (DOD) furono quindi avviati i primi studi di realizzazione del velivolo. Il 5 giugno  1946 il progetto presentato dalla Boeing fu proclamato vincitore del bando e si procedette quindi ai primi test statici di parti della fusoliera e dell’armamento. In seguito il progetto fu ufficialmente nominato XB-52 e sempre su richiesta del dipartimento alla difesa fu quindi ordinata la costruzione del primo prototipo in scala 1:1.

Successivamente anche le specifiche di questo nuovo velivolo furono continuamente aggiornate: così, il raggio d’azione minimo richiesto dal Dipartimento della Difesa si allungò dagli 8 000 iniziali a 19 000 km e la velocità di crociera minima non doveva essere inferiore ai 640 km/h. Ciò comportò un notevole aumento della massa del velivolo, il cui peso a pieno carico dovette essere aumentato dalle originarie 104 a circa 220 tonnellate, in modo da permettere all’aereo di imbarcare, oltre alle armi, anche una quantità sufficiente di carburante.

L’aumento di peso però comportò anche una serie di problemi tecnici, che all’epoca non sembrava possibile risolvere in tempo utile. Tali difficoltà spinsero la ditta Boeing a considerare la possibilità di presentare il progetto del B-52 in due versioni, una con un carico ridotto ma con un raggio d’azione maggiore ed una con un carico utile maggiore ed un raggio d’azione minore.L’ipotesi mise però a repentaglio il progetto: l’insoddisfazione del Dipartimento della Difesa fu tale che si valutò seriamente se cancellare lo sviluppo di tale velivolo: fu solo grazie alle pressioni esercitate dal generale Curtis Le May che il progetto non venne sospeso. La progettazione andò avanti sotto la supervisione della neo-fondata USAF, che necessitava urgentemente di velivoli in grado di effettuare attacchi nucleari a lungo raggio

Nel frattempo il Dipartimento della Difesa aveva nuovamente modificato le proprie specifiche, richiedendo che il velivolo fosse in grado di raggiungere una velocità di crociera di 885 chilometri orari ed un raggio d’azione di 13 000 chilometri.  Tali richieste non poterono essere completamente soddisfatte, ma le modifiche apportate nel frattempo fecero sì che il modello 464-29 potesse raggiungere una velocità continuativa di ben 805 chilometri orari con un raggio d’azione di 8.000 chilometri di poco inferiore alle aspettative dell’USAF e comunque accettabili, dal momento che la velocità di crociera era quasi la stessa mentre il raggio d’azione si sarebbe potuto allungare grazie all’utilizzo del rifornimento in volo.

L”USAF rivalutò il contratto di sviluppo con la Boeing e riaprì nuovamente il bando, facendo partecipare questa volta anche progetti presentati da parte della Northrop della stessa Convair che proponeva una versione migliorata del B-36 denominata Convair-60. 

L’YB-60, sebbene fosse stato dotato degli stessi propulsori a getto del B-52, rivelò una motorizzazione nettamente sottopotenziata; inoltre le dimensioni eccessive lo rendevano ingombrante e non abbastanza agile

Si decise quindi di portare nuovamente avanti il progetto della Boeing, che nel frattempo aveva presentato un nuovo modello del B-52 denominato 464-35, dal peso a pieno carico di 127 tonnellate e sembrava promettente.

Il disegno definitivo del B-52 ha portato alla realizzazione di un aereo con ala alta a freccia stretta, con un angolo di soli 35°.L’apertura alare (56,4 metri) risultava maggiore della lunghezza del velivolo (48,5 metri). Le ali, progettate secondo criteri e profili molto avanzati per l’epoca e con una particolare attenzione per il contenimento al massimo dei pesi, contengono al loro interno la grande maggioranza del carico di combustibile dell’aereo.

L’allungamento alare in sede di progetto è 8,56, un valore simile a quello degli aerei da trasporto. Le ali sono ricoperte da pannelli in lega di alluminio su entrambi i lati, molto flessibili a causa del ridotto spessore per esigenze di peso, oltre che per la loro lunghezza (21 metri circa). Come conseguenza il velivolo a terra, specialmente quando a pieno carico di combustibile, ha un marcato diedro alare negativo tanto da costringere a prevedere dei carrelli supplementari all’estremità delle ali. Queste ultime, come verificato durante la prove statiche, possono compiere escursioni fino a 10 metri e durante il volo assumono un marcato diedro positivo. Al decollo l’aereo emette suoni sordi a causa dell’assestamento delle strutture e del “decollo” delle ali, sollevate dai flap  prima che il resto dell’aereo si alzi dal suolo.

Un’altra soluzione originale riguarda gli impennaggi di coda. La Boeing pensò inizialmente a un impennaggio verticale completamente mobile, ma la scarsa affidabilità degli attuatori idraulici dell’epoca sconsigliarono questa architettura; inoltre, non erano richieste particolari doti di manovrabilità o di recupero dalla vite. I calcoli portarono ad un impennaggio verticale di 15 metri, il che rese necessaria una cerniera in grado di ripiegarlo prima di entrare nell’hangar. Per evitare di ricorrere a servocomandi idraulici o elettrici, ritenuti inaffidabili, all’epoca si ricorse ai più consolidati comandi secondari (servoalette) e il timone di coda fu realizzato con una corda alare che è solo il 10% dell’impennaggio contro il 25% solitamente usato.

Questa scelta semplificò notevolmente il sistema dei comandi di volo, ma implicò una ridotta capacità di governo sul piano orizzontale, il che rende complesso il pilotaggio in condizione di avaria dei motori e negli atterraggi con vento trasversale Un B-52 rientrò alla base dopo aver perso l’impennaggio verticale durante prove in condizioni di turbolenza.

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XB-52 in atterraggio che utilizza la tecnica crab landing (a granchio). Il muso è diretto verso il vento trasversale alla pista, mentre l’aereo effettua la corsa di atterraggio dirigendosi verso il fotografo, grazie al carrello sterzat.

Questi problemi influirono sulla progettazione dei carrelli d’atterraggio  Le ali non erano sufficientemente robuste per ospitare i carrelli principali, che dovettero essere alloggiati all’interno della fusoliera. Per ovviare al problema si ricorse alla configurazione tandem, già utilizzata su altri aerei militari come il Lockheed U-2 o il Boeing B -47 Stratojet.

Questa configurazione lascia sufficiente spazio per un grande vano di carico da ricavare tra i carrelli principali. Il B-52 fu dotato di un’originale variazione di questa configurazione, poiché fu dotato di un carrello multi tandem con due carrelli anteriori e due carrelli posteriori. Il carrello del B-52 è anche l’unico al mondo ad avere le quattro gambe del carrello sterzanti. La scelta fu obbligata a causa dello scarso potere di governo del timone e consente atterraggi anche con forte vento laterale utilizzando una tecnica nota come tecnica “del granchio” (crab landing). Tuttavia, a causa di questa particolare configurazione dei carrelli anche gli atterraggi ordinari risultano più impegnativi: con il carrello a doppio tandem le ruote anteriori e quelle di posteriori devono effettuare il contatto con il suolo contemporaneamente, altrimenti si verifica un forte urto con la conseguente sollecitazione delle strutture quando il carrello più in alto rispetto agli altri urta il suolo. Di conseguenza in fase di decollo e di atterraggio l’aereo non può effettuare manovre di beccheggio né può impennare, specie nelle fasi di decollo quando l’aereo procede a velocità ridotte. Non potendo impennare, in fase di decollo le ali del B-52 hanno un angolo d’attacco o modesto e di conseguenza un portanza molto limitata, il che rese necessario dotare le ali del B-52 di un angolo di calettamento maggiore rispetto a quello di molti altri aerei: le ali dei B-52 sono alettate sulla fusoliera in modo da fornire, quando l’aereo ha tutte le ruote a terra, un angolo d’attacco di circa sei gradi.

Il B-52 nelle sue versioni di produzione ha 7 diruttori per ogni ala, impiegati con movimento asimmetrico per comandare il rollio durante il volo. Nelle versioni fino alla “F” erano affiancati da alettoni convenzionali di 10 metri quadrati circa, ma dalla versione “G” gli alettoni furono aboliti per risparmiare peso, lasciando i diruttori di 14 metri quadrati come uniche superfici di controllo laterale, perdendo in manovrabilità.

I diruttori assolvono anche a un’importante funzione in atterraggio: sono alzati tutti contemporaneamente per fungere da aerofreni e ridurre la corsa. Grazie a questo accorgimento il B-52, sprovvisto di inversori di spinta, non necessita di un doppio parafreno di decelerazione come il B-47, ma ne adotta solo uno di 13,4 metri di diametro, ripiegato durante il volo sotto la coda.

Postazioni del ponte inferiore di un B-52. Gli occupanti sono il navigatore e il radar navigatore

La configurazione dei posti dell’equipaggio è cambiata più volte nel tempo. Inizialmente, si pensò a una configurazione con pilota e copilota in tandem, ma questa soluzione rimase relegata ai soli prototipi XB-52 e YB-52. Con l’avvio della produzione di serie, si impose una configurazione più convenzionale per un bombardiere pesante. L’equipaggio, che consiste normalmente in sei persone, ha i due piloti seduti fianco a fianco in un modo simile agli aerei di linea. Su un ponte inferiore, raggiungibile con una scaletta, sono seduti il navigatore e radar navigatore, mentre dietro ai piloti al piano superiore sono seduti, rivolgendo le spalle ai piloti, l’ufficiale addetto alla guerra elettronica  ( Ewo- Electronic Warfare)e, nei modelli G e H, il cannoniere che controlla in remoto le armi installate nella coda aiutandosi con un radar in grado di esplorare tutto lo spazio nelle vicinanze dell’aereo. Nelle versioni precedenti alla “G” del B-52, il cannoniere occupava un compartimento situato in coda all’estremità della fusoliera e in condizioni di turbolenza veniva sottoposto a grosse sollecitazioni. In caso di abbandono di emergenza del velivolo, l’intera torretta di coda si separava dall’aereo con bulloni esplosivii e il cannoniere doveva lanciarsi nel vuoto per poi utilizzare un paracadute a mano, mentre in caso di abbandono rapido dell’aereo fermo a terra, doveva scendere utilizzando una corda.

In questa inquadratura ravvicinata del muso di un B-52H si notano i punti di eiezione della cabina superiore ed inferiore, evidenziati da triangoli rossi posti in prossimità dei portelli di uscita

Tutti i membri dell’equipaggio attualmente operano in ambiente pressurizzato, riscaldato e dotato di aria condizionata. In caso di emergenza, i seggiolini sono del tipo eiettabile e operano proiettando verso l’alto gli occupanti dei posti al piano superiore e verso il basso per i membri di equipaggio che occupano il ponte inferiore. Questo tipo di configurazione rende problematica la sopravvivenza in caso di abbandono dell’aereo a bassa velocità o quota.I seggiolini non sono del tipo 0-0, cioè quota 0, velocità 0, ad indicare che l’espulsione può avvenire anche a terra e da fermi, come nella maggior parte dei caccia. A differenza dei caccia, inoltre, sul B-52 tutti i sedili sono autonomi e possono essere eiettati singolarmente. La sequenza di eiezione avviene in due fasi: nella prima viene avviata la procedura di abbandono, ruotando una delle due leve di armamento disponibili. Il portello viene espulso da una carica esplosiva, alcuni componenti delle postazioni si ritraggono e il seggiolino viene predisposto al lancio. Solo dopo un ulteriore pressione su di un grilletto, il sedile viene espulso. Dopo un breve tragitto, il sedile si separa automaticamente dall’occupante che scende frenato da un paracadute ad apertura anch’essa automatica.

Impianto motori

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare sia la Boeing che l’USAF valutarono a lungo se fosse il caso di dotare il B-52 di motori a getto o se fosse preferibile utilizzare, come nel B-36, una propulsione ad elica con dei motori a pistoni di grandi dimensioni. Infatti i primi motori a getto risultavano poco potenti, con spinte modeste e con un consumo di carburante elevato, fatto che avrebbe ridotto notevolmente l’autonomia del velivolo. D’altro canto però anche i motori a pistoni presentavano alcuni aspetti sfavorevoli. Il B-36, dotato di sei motori a pistoni, aveva mostrato che questi andavano incontro ad affaticamento molto più rapidamente di quanto ci si aspettasse. Inoltre i carburatori, che nel caso del B-36 erano situati davanti al motore, non beneficiavano del calore emesso dal propulsore e tendevano ad ostruirsi con il freddo d’alta quota, con conseguente accumulo di carburante nei carburatori, il che peggiorava la miscelazione del carburante rischiando di innescare un incendio.

SUD SENZA FUTURO PARADIGMA DELLA LATITANZA DEL PUBBLICO POTERE

 

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di Raffaele   Lanza

La fibrillazione e confusione politica nazionale ci ripiomba anche quest’anno nell’atmosfera biblica della torre di Babele, quantunque siano significativi i miglioramenti delle proposte e dei progetti  di interesse generale.    La politica, salvo alcune eccezioni, non è considerata più un servizio ai cittadini ma solo ed unicamente un privilegio esclusivo da conquistare ad ogni costo .  Il motto comune è diventato: levati tu , che mi siedo io sulla poltrona.

Si è accresciuta la comunicazione sui social. L’azienda statunitense californiana Facebook -fondata da Zuckbenger-  condannata dai tribunali italiani e, in particolare dai giudici romani per antidemocraticità e metodi  inusitati e violenti per   inauditi oscuramenti di pagine di giornali e quotidiani, è diventata tuttavia la maggiore attrazione di vetrina  dei politici- squillo.

Nel Sud si vuole intervenire, il premier italiano ha studiato pure un piano di rilancio per eliminare e/o attenuare la disparità sociale/economica con il Nord.   Ma i fatti e le cronache che registriamo dicono ancora che proprio il Sud e la Sicilia in particolare sono divenuti cimiteri dei bisogni inappagati e archivio dell’insipienza amministrativa .   In quasi tutti i settori della pubblica amministrazione e ,in primis nella Regione siciliana dove sono avvenuti ed ancora sono in corso migliaia di prepensionamenti di funzionari direttivi e dirigenti in prevalenza, ci sono e si allargano ogni giorno dei vuoti: colpa della legge che non consente assunzioni, dicono gli amministratori; e colpa degli amministratori, aggiungiamo noi, perennemente immersi in una guerra di accaparramento per piazzare i loro clienti e incapaci di chiuderle, quelle guerre.

La Regione siciliana con i  privilegi di una classe dirigenziale collegata per natura probabilmente mafiosa o quasi  a referenti politici di dubbia credibilità,e a segreterie politiche dislocate in ogni città siciliana, come fabbriche di clientele,   è sostanzialmente affondata anche se un salvagente economico è stato recentemente lanciato,per ispirazione programmatica, dal governo nazionale per spalmare il debito sicilianoin dieci anni.  La vicenda è nota e si foggia sui modelli comportamentali che finora ha avuto con la sua classe dirigente la Regione siciliana.   Ricorderemo l’inequivocabile grido d’allarme della Corte dei conti.  ”    L’esame comparato dei principali saldi risultanti dai documenti costituenti il ciclo del bilancio 2018 della Regione siciliana, dimostra l’inefficacia delle politiche pubbliche rispetto ai vincoli di riduzione del deficit di bilancio e del disavanzo di amministrazione intrinseci al quadro normativo e ribaditi più volte”, si legge nella relazione delle sezioni riunite della Corte dei conti, riunita a Palermo, per l’udienza di parifica del rendiconto della Regione per il 2018, alla presenza del governo Musumeci. Per i giudici dal “raffronto tra i dati degli equilibri di bilancio nelle varie fasi del ciclo 2018, risulta chiara l’inconsistenza della manovra finanziaria: l’equilibrio di parte corrente e l’equilibrio finale 2018 registrano valori a consuntivo, rispettivamente -651,9 milioni di euro e -667,0 milioni di euro, notevolmente superiori ai dati di tendenziale del Defr 2018-2020 i cui saldi risultavano comunque viziati dalla sottostima degli stanziamenti a copertura del disavanzo e di quelli per accantonamento ai fondi. In altre parole — la Regione non è stata in grado di raggiungere nemmeno gli obiettivi ‘minimi’ che essa stessa si era data con la legge di stabilità”. Inoltre, “né il Defr 2018-2020, né il bilancio di previsione – pur essendo stati approvati ad esercizio ampiamente in corso – né l’assestamento, sono informati al rispetto del principio di continuità degli esercizi finanziari, per non parlare degli esiti dei giudizi di parifica, al punto che, in talune fasi, l’attività della Regione sembra abbia avuto, piuttosto, finalità elusive“.
Manca ancora dunque  l’interlocutore pubblico.  Ed aumenta la povertà insieme alla disoccupazione. Nel 2018, in Italia- secondo i rilevamenti Istat –le famiglie in condizione di povertà assoluta sono un milione 822 mila (7,0 per cento), per un totale di oltre 5 milioni di individui poveri.

IL   DRAMMA DEL SUD FOTOGRAFATO DAI NUMERI E DALL’ISTAT

Le famiglie che, rispetto al 2017, vedono peggiorare la loro situazione sono quelle dove è presente un solo genitore, (dal 9,1 per cento all’11,4 del 2018), soprattutto se con minori (dall’11,8 per cento al 16,8 del 2018). L’incidenza della povertà assoluta rimane elevata fra i minori (12,6 per cento pari a un milione 260 mila minori) e raggiunge il minimo fra gli ultrasessantaquattrenni (4,6 per cento), continua l’Istat.

Nel 2018, quasi la metà dei giovani di 18-34 anni (47,8%) evidenzia l’assenza di deprivazione nelle cinque dimensioni del benessere considerate (Salute; Lavoro, Istruzione e formazione; Benessere soggettivo; Coesione sociale; Territorio); un terzo (33,5%) ne ha solo una mentre il 18,7% (quasi 2 milioni di giovani) risulta multi-deprivato, cioè è deprivato in due o più dimensioni del benessere. Lo rileva l’Istat nel Rapporto sul Benessere equo e sostenibile (Bes).

 

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La multi-deprivazione è più alta tra i giovani adulti di 25-34 anni (20,9% contro 15,2% dei giovani di 18-24 anni) e nel Mezzogiorno (23,9% contro 14,3% al Nord e 18,0% al Centro) -prosegue l’Istat -. Rispetto al 2012 la condizione dei giovani è peggiorata: è diminuita di quasi 4 punti percentuali la quota di quelli senza alcun tipo di disagio, sono invece aumentati sia i giovani deprivati per una sola dimensione (+2,6 punti percentuali), sia i multi-deprivati (+1,3 punti percentuali). Il peggioramento rispetto al 2012 ha riguardato la dimensione relativa alla Coesione sociale, che include le relazioni sociali e la partecipazione politica (da 17,6% nel 2012 a 24,9%), e le caratteristiche del territorio in cui si vive (da 12,9% a 15,7%); al contrario, migliorano le condizioni per le dimensioni Lavoro e Istruzione (da 22,2% nel 2012 a 19,6%) e Benessere soggettivo (da 11,5% a 7,6%), prosegue l’Istat.            L’Istat precisa che nel Nord e al Centro,  la quota di giovani senza alcun disagio cala rispettivamente di 8,4 e 4,8 punti percentuali. Invece nel Mezzogiorno, dove le difficoltà già nel 2012 erano maggiori, la situazione è sostanzialmente stabile (-0,8 punti percentuali).

 

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Tre quarti dei giovani multi-deprivati lo sono in due dimensioni, un quinto in tre e un residuale 5% di giovani in 4 o 5 dimensioni del benessere. Le dimensioni che più incidono sulla multi-deprivazione sono quelle relative alla Coesione sociale (il 69,5% dei multi-deprivati sono deprivati in questo dominio), al Lavoro, formazione e istruzione (il 58,1% dei multi-deprivati sono deprivati in questo dominio) e alla dimensione che descrive le caratteristiche del territorio nel quale vivono i giovani (47,3% dei multi-deprivati)…..

Altro problema italiano: crediamo nell’oroscopo , nei maghi   e al contempo ci professiamo cristiani .Per l’Osservatorio antiplagio sono circa 13 milioni gli italiani che si rivolgono ai maghi: nel Belpaese gli “specialisti” dell’occulto sono circa 150.000 , con punte elevatissime a Napoli e in Sicilia, zone interne, e contribuiscono ad un giro di affari annuo che pesa oltre 4 miliardi di euro. Il Codacons fornisce i numeri: due anni fa, l’associazione dei consumatori ha registrato un aumento di tre milioni di italiani che ne facevano ricorso rispetto al 2001. Per un paradosso, spesso chi si rivolge ai maghi spera in un futuro di prosperità, ma lo fa a caro prezzo: un consulto può variare dai 50 ai mille euro per attività che registrano un picco di evasione delle tasse.
E se il pronostico sul prossimo futuro e sulla politica sembra raggelante perchè il colloquio si svolge con i sordi e con chi è stato disponibile solo a parole, nel mondo germogliano figure nuove che condiscono l’ottimismo e fanno ben sperare. Ricordiamo qui-noi di Sud Libertà- alcune belle figure che lasciano ben sperare nel futuro. Eccole:

1. Greta Thunberg


Greta Thunberg – 

Scelta come persona dell’anno, i giovani del Duemila come l’ispirazione per ritornare ad appropriarsi del proprio futuro. Scetticismi e dietrologie a parte, la giovanissima attivista svedese è ormai una personalità a tutti gli effetti, in grado di parlare con scioltezza del disastro climatico della nostra epoca alle convention internazionali piuttosto che nelle assemblee delle Nazioni Unite, fino ad arrivare al campo a lei più familiare, quello delle piazze con i suoi coetanei. La battaglia per il clima è forse l’eredità più importante che il decennio degli Anni Dieci ci lascia, con milioni di ragazzi e ragazze che prendono in mano il vessillo del pianeta che soffre portando alla classe dirigente l’istanza del futuro firmata dalle generazioni che, tacciate di lassismo e dipendenza tecnologica, dimostrano di essere ancora in grado di scendere in strada con la forza delle idee. Il 2020 (o comunque il decennio in entrata) ci dirà se la sfida climatica può essere vinta o se, come qualcuno sospettano, la deriva del riscaldamento globale sia ormai una corsa contro il tempo troppo impegnativa per il genere umano. Sulla scia di Greta si consolida una protesta importante, con lo “Skolstrejk for klimatet” iniziato a Stoccolma diventato ormai il fenomeno globale dei Fridays for Future. Quello che i millennials hanno iniziato a rivendicare.

 

2. Fabiola Gianotti


Fabiola Gianotti – Foto © Cern

Quando lo scorso anno il matematico Alessio Figalli si guadagnò l’eccezionale premio della Fields Medal, la scienza italiana riceveva il secondo importantissimo riconoscimento nel giro di pochissimi anni. Il primo, con record annesso, lo aveva già ottenuto con la nomina della scienziata romana alla direzione del Cern, il più grande laboratorio di fisica delle particelle al mondo. Fabiola Gianotti ha ottenuto forse il riconoscimento di maggior prestigio. Lei, una fisica dichiaratasi credente, convinta sostenitrice della tesi per cui scienza e fede possono coesistere, a guida dell’avveniristico centro in cui l’acceleratore di particelle prova a spiegare l’origine del tutto. E nel 2019 un altro record: il lavoro svolto nei suoi cinque anni da dirigente in Svizzera le vale il secondo mandato alla guida del Cern. Nessun altro prima di lei c’era riuscito.

 

3. Abiy Ahmed Ali


Abiy Ahmed Ali

Premio Nobel per la Pace . E gli sforzi condotti da Abiy Ahmed Ali per il suo Paese, l’Etiopia, sono stati estremamente impegnativi e volti non solo alla stabilità della propria Nazione ma anche  di un’area in crisi come il Corno d’Africa. Veniva eletto nel 2018, al termine di una protesta di massa contro il premier precedente Desalegn, soprattutto per ragioni etniche, ereditando un Paese logorato da due decenni di rapporti gelidi con la vicina Eritrea, tragico lascito del conflitto armato di fine anni Novanta. In qualche mese riorganizza la sua Etiopia, promuove riforme sul piano interno e riallaccia rapporti su quello esterno, invitando il dittatore eritreo Isaias Afewerki a trattare la riaperture delle ambasciate e il ritorno a una relazione cordiale fra due Stati che, a ben vedere, fino al 1991 era uno solo. L’abbraccio con Afewerki segna la fine della “guerra fredda” e la ripresa dei rapporti fra Asmara e Addis Abeba, con conseguenti influssi positivi anche nelle regioni vicine, martoriate dall’emergenza profughi e dall’influsso del jihadismo di al-Shabaab. Il Nobel è idealmente un riconoscimento anche per l’Africa, capace di sconfiggere i propri rancori e di lavorare per la pace.

 

Rilancio dell’esecutivo con la nomina di due nuovi ministri

“Azzolina ministro Scuola, Manfredi a Ricerca e Università

Conte: Azzolina ministra Scuola, Manfredi a Ricerca e Università /LIVE

Obiettivi raggiunti, rilancio dell’azione di governo e l’annuncio della creazione del ministero dell’Università e della Ricerca. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, fa il punto sulle priorità dell’esecutivo e le novità parlando alla conferenza stampa di fine anno a Villa Madama.

Occorre “separare il comparto scuola dal comparto ricerca e università. Hanno logiche diverse – osserva il premier – Mi farò latore della creazione di un nuovo ministero dell’Università e della Ricerca. Ho pensato, avendo conosciuto già l’operato della sottosegretaria Azzolina, di nominarla ministra della Scuola” mentre Gaetano Manfredi sarà il nuovo ministro dell’Università e della Ricerca annuncia il presidente del Consiglio  ringraziando “il ministro Fioramonti per l’attività sin qui prestata. Abbiamo la necessità di rilanciare il comparto della ricerca e dell’università, non è vero che non abbiamo compiuto passi in avanti. Nel 2020 introdurremo l’Agenzia nazionale per la ricerca. Dobbiamo fare qualche sforzo in più, dovremo rilanciare un Piano straordinario per i ricercatori, migliorare i Fondi per il diritto allo studio”.

 – “Abbiamo avanti a noi una maratona di tre anni, marceremo spediti. Questo spazio temporale ci consentirà di programmare meglio le nostre iniziative di governo” dice Conte. “Siamo stati costretti in questi primi giorni a correre i cento metri – spiega il presidente del Consiglio – addirittura è stato uno sprint a ostacoli  Dovevamo mettere il Paese in sicurezza, occorreva una manovra economica seria, responsabile, non dimentichiamo mai che avevamo il compito improbo di reperire ben 23 miliardi per quanto riguarda l’Iva da disinnescare. Sono orgoglioso di aver raggiunto, insieme a tutti i ministri, insieme a tutte le forze politiche che sostengono questo governo, gli obiettivi che ci eravamo prefissati. Addirittura siamo andati oltre, perché non ci siamo limitati a disinnescare l’incremento dell’Iva, ma abbiamo già iniziato a realizzare alcuni degli impegni per i quali abbiamo chiesto la fiducia” . Conte aggiunge che “gennaio sarà l’occasione per fermarsi un attimo a riflettere, a confrontarsi con le varie forze politiche per rilanciare l’azione di governo”. A tal proposito sarà definito un ”cronoprogramma”, “abbiamo presenti le priorità”, sottolinea il presidente del Consiglio.

Non vogliamo promettere delle cose irrealizzabili, nei nostri 29 punti non ci sono promesse irrealizzabili – osserva-ci sono degli obiettivi molto chiari, programmatici, che a gennaio verranno declinati sulla base delle priorità. Vogliamo lavorare per rendere un servizio utile al Paese, riscoprire il senso di comunità, lavorare come una squadra e vogliamo rivolgerci a tutti i cittadini sollecitando fiducia nei confronti della politica”, che “non deve promettere cose che non può mantenere, deve essere credibile”. “Se la politica si presenta credibile, determinata, convinta nel perseguire obiettivi alla portata, le riforme che i cittadini attendono da anni – aggiunge il premier – la politica farà il suo compito, senza proclami, senza gesti eclatanti, senza lasciarsi distrarre da polemiche. La politica non ha bisogno di conflitti e nessuna forza politica alimenta il consenso con le polemiche. Non possiamo sprecare questa occasione d’oro, le polemiche e i distinguo non ci fanno bene”. “Il metodo di lavoro di questo governo – sottolinea ancora – si basa sul confronto che io rivendico. Un dialogo anche acceso, ma mai dei litigi fini a se stessi”. ”Ho visto la stampa che ironizza su di noi: chiama questo governo, il governo delle riunioni e dei vertici – rileva poi – I vertici servono per alimentare il confronto, i vertici non sono litigi. Io non sono mai stato a litigare su poltrone o altro”.

– Conte aggiunge anche  che “in questo momento una frammentazione delle forze politiche che sostengono la maggioranza non fa bene neppure all’azione di governo”.      Il  premier lancia un appello ai deputati , se ci sono parlamentari in dissenso con il proprio partito, “rimanete nelle rispettive forze politiche, non alimentate questi passaggi che non contribuiscono alla stabilizzazione del quadro politico. Se ci sono manifestazioni di dissenso lavorate all’interno” dei partiti. Il presidente del Consiglio richiama “tutti a un senso di responsabilità”. Quanto alla possibile nascita di gruppi ‘contiani’ in Parlamento, “non ho velleità di avere un partito o un gruppo di riferimento – mette in chiaro – non è nelle mie corde e sarebbe una missione diversa da quella che ho assunto con i cittadini italiani”.

 

– “Vogliamo agire per abbassare la pressione fiscale. Sul fisco puntiamo a semplificare, rimodulare o ridurre le aliquote – spiega Conte – Se non vogliamo mandare il Paese in bancarotta e non vogliamo esporre il Paese a una procedura di infrazione dobbiamo lavorare in modo serio e credibile. L’unica prospettiva seria e credibile è combattere contro l’evasione fiscale”. Quanto alla rimodulazione dell’Iva, questa “non è all’ordine del giorno”. “Dobbiamo valutare l’impatto che avranno le misure anti-evasione”, dice il premier, aggiungendo che “arriveremo all’inizio dell’anno successivo al 2021 a restituire ai singoli cittadini anche 2.000 euro di superbonus”. Mentre “sulla flat tax riteniamo che una articolazione ci debba essere e che debba essere anche rispettato il principio della progressività dell’imposizione”. E poi ”dobbiamo mettere mano in modo organico e sistematico alla giustizia tributaria”.

CONTI PUBBLICI troppo elevatii– “Il nostro debito pubblico è elevato sicuramente ma ricordiamo che i nostri fondamentali sono molto saldi e che il nostro debito pubblico è per la maggior parte nelle nostre mani. E questo fa la differenza. Abbiamo un cospicuo risparmio privato” afferma il presidente del Consiglio, sottolineando la necessità di “governi credibili, coerenti che parlino con voce univoca” per evitare un innalzamento dello spread “come è stato già sperimentato”. Il problema, aggiunge, “non è un problema di risorse che abbiamo anche incrementato. Ormai la diagnosi è molto chiara. Il problema è riuscire a spenderle. Da gennaio ci concentreremo su come spendere bene ed efficacemente intervenendo sui centri di spesa, snellendo la burocrazia e semplificando il quadro regolatorio“.

– “Se riusciremo a innovare sul piano tecnologico la pubblica amministrazione”, soprattutto sul piano della ”digitalizzazione”, si potrà fornire un “volano” per la crescita economica, osserva Conte. E, ancora, “vogliamo snellire la macchina burocratica. Nessuno può illudersi che questa riforma sia facile, ecco perché occorre un orizzonte temporale minimamente ampio”, rimarca il premier, che avverte: “Sarà una riforma che scontenterà molti”.

“E’ nel nostro programma l’intervento sui decreti sicurezza, per recepire le preoccupazioni espresse dal presidente Mattarella. Il decreto sicurezza bis è stato varato dal Cdm in una versione diversa. La versione originaria teneva ben conto delle premure del presidente Mattarella” dice Conte nel corso della conferenza stampa di fine anno. “Cento giorni son pochi, adesso però potremo lavorare” e “sarà uno dei temi del confronto di gennaio”, assicura il presidente del Consiglio.

– Riguardo all’immigrazione, “il problema non è porto aperto o porto chiuso. Diciamolo francamente al di là della propaganda: i nostri porti non sono mai stati chiusi, la differenza era tenere” i migranti “più o meno giorni in mare” spiega il premier. “Non sono solito sottrarmi alle responsabilità. Anche io commetto degli errori ,il problema non è tutti contro Salvini, puntualizza – Ho commesso anche io degli errori e sono disponibile ad ammetterli. Però quando dico che in materia di immigrazione non sono mai stato favorevole allo schema ‘porto aperto porto chiuso’, questo l’ho detto in tutte le occasioni – rimarca – Se ho commesso errori me ne assumo le conseguenze. Però se lo spread è salito, non lo ha fatto per le mie dichiarazioni”.

Sulla vicenda della nave Gregoretti “sto completando le verifiche, perché mi occupo contemporaneamente di tantissimi dossier. Con il massimo scrupolo, con la massima correttezza verificherò il ruolo che ho avuto”. “Ho fatto già una verifica – aggiunge – per quanto riguarda i messaggi anche sul cellulare, sto facendo fare una verifica per quanto riguarda le mail, sicuramente dal primo riscontro c’è stato un coinvolgimento della presidenza, come è sempre avvenuto, per la ricollocazione”. “In questo momento non ho avuto ancora riscontri sul mio coinvolgimento per quanto riguarda invece lo sbarco, però non ho ancora sciolto la riserva – prosegue – voglio completare tutte le verifiche. Se troverò un frammento di coinvolgimento sarò il primo a dirlo, perché è giusto che sia così, però permettetemi di completare l’istruttoria”.

Poi, rispondendo a chi, durante la conferenza stampa a Villa Madama, gli chiede se la Lega e Salvini possano mettere a rischio la stabilità democratica del Paese, il premier replica: ”Io considero la Lega una forza pienamente legittimata a partecipare al gioco democratico”, ma ”secondo me è insidiosa la modalità con cui Salvini interpreta la sua leadership…”.

– Poi il cancro  della prescrizione. “Ritengo che una prescrizione che sia sospesa in corrispondenza della sentenza di primo grado, sia essa di assoluzione che di condanna, non è un obbrobrio giuridico, c’è in Germania, c’è in Francia, in altri Paesi” rileva il presidente del Consiglio. “Sicuramente – aggiunge – il problema è abbinare dei meccanismi che assicurino la durata ragionevole del processo. Quando a gennaio entrerà in vigore questa norma, gli effetti non si avranno subito, occorreranno 3-4 anni”. “E’ ovvio che le varie forze politiche su questo tema hanno delle differenti sensibilità ma credo che su questo obiettivo ci ritroveremo tutti – prosegue – Sono a conoscenza del disegno di legge presentato dal Pd, lo capisco, ma siamo in dirittura d’arrivo per accelerare i tempi della giustizia penale e introdurre garanzie per la durata ragionevole del processo penale”.

INFRASTRUTTURE – “Dobbiamo lavorare per incrementare le infrastrutture, migliorarle e manutenerle in modo efficace: quello che abbiamo visto fino a qui non ci piace affatto. Serve una manutenzione più efficace, ordinaria e straordinaria” dice Conte sottolineando la necessità di salvaguardare il territorio e di puntare anche al Mezzogiorno. “Stiamo lavorando a un piano strutturale per il Sud, anche con le Ferrovie dello Stato e di altri soggetti coinvolti”, spiega.

. “Alitalia è una compagnia in difficoltà ma con asset che fanno gola a molti. Non vogliamo regalarla – mette in chiaro – Per questo stiamo cercando di ristrutturarla per offrirla a soluzioni di mercato”. “Stiamo interloquendo con l’Ue” per quanto riguarda il prestito ponte per Alitalia. “L’interlocuzione è sempre preventiva ed è costante. Non voglio ipotecare l’esito ma confidiamo di non aver difficoltà” afferma il presidente del Consiglio.

– Per la questione delle concessioni ad Autostrade per l’Italia “il procedimento è in corso. Confidavo di poter completare l’istruttoria entro il mese, slitteremo di un po’ ma siamo in dirittura finale” dice il premier che comunque non si sbilancia sull’esito di questo procedimento. “In questo momento – rileva – non mi sento di dire che esito sarà ma deve essere ben chiaro che non vogliamo fare sconti a nessun privato. Tuteliamo l’interesse pubblico”. E ricorda che nel decreto legge Milleproroghe “abbiamo introdotto una norma che non riguarda solo Aspi ma tutti i concessionari. Abbiamo eliminato privilegi inaccettabili, perché c’era una sperequazione nelle convenzioni e alcune erano sproporzionate nei vantaggi ai privati rispetto agli svantaggi al pubblico”. Conte rileva inoltre che il rapporto della Corte dei Conti “è stato scioccante e inaccettabile”.

– Sulla Libia “c’è stata e c’è un’incessante attività diplomatica da parte dell’Italia spesso non visibile” dice Conte, ricordando di aver sentito nei giorni scorsi “il presidente Erdogan e il presidente Putin”. “C’è un costante dialogo per esortare tutti e indirizzare tutti verso una soluzione politica“, aggiunge il premier. E per cercare di ottenere un cessate un fuoco in Libia è necessario, ribadisce, “convincere tutti e indirizzare tutti e creare una grande pressione”. “Ecco perché si è intensificata la nostra iniziativa diplomatica, ecco perché il ministro Di Maio è stato di recente in Libia – aggiunge – ecco perché ci torneremo, stiamo lavorando anche con gli altri Paesi dell’Ue per tornare subito a farci risentire anche a livello di ministri degli Esteri e con la conferenza di Berlino”.

Favorevole ad una rielezione del Capo dello Stato.  Conte rileva: “E’ l’opinione della stragrande maggioranza degli italiani, c’è la massima riconoscenza per come il presidente Mattarella sta interpretando il suo magistero, con equilibrio, con saggezza, è veramente il presidente di tutti gli italiani. La fase politica ha attraversato momenti molti difficili e lui ha dimostrato delle grandi qualità e di saper interpretare con spirito condiviso quello che è il ruolo del Presidente della Repubblica, dando un’alta testimonianza di quello che è un senso di responsabilità e di rispetto delle istituzioni”. “Non spetta a me votare il nuovo presidente della Repubblica, sarei ben favorevole” a una rielezione di Sergio Mattarella, dice il presidente del Consiglio, “ma sono decisioni che non passano dalla mia volontà”.

 

“SUGAR E PLASTIC TAX: UNA CONDANNA A MORTE PER LE AZIENDE”

Luca Busi, Ad dell’azienda siciliana che imbottiglia Coca-Cola

IL GOVERNO NON CI HA ASCOLTATO: SCAPPARE DALL’ITALIA UNICA STRADA”

«In Sibeg 151 lavoratori a rischio e conseguenze drastiche: depotenzieremo lo stabilimento di Catania, spostando le produzioni nella nostra sede di Tirana»

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«Un Governo che non ascolta le ragioni del tessuto imprenditoriale e produttivo, con strategie politiche distanti – addirittura contrarie – all’obiettivo di crescita occupazionale e di sviluppo industriale, non fa altro che causare incertezza nel Paese, destabilizzando un sistema che già a fatica si regge in piedi. Siamo davvero scoraggiati, ma soprattutto delusi per le rassicurazioni disattese che ci costringeranno a fare scelte drastiche che ricadranno sulla stabilità professionale di 151 lavoratori e su tutto il territorio siciliano».

Luca Busi, amministratore delegato di Sibeg chiude con queste parole la battaglia affrontata in questi mesi per avviare un dialogo su “Sugar” e “Plastic” tax, tributi che influiranno negativamente sul futuro dell’azienda siciliana che imbottiglia bevande a marchio Coca-Cola.

«Abbiamo messo sul piatto tutte le valide motivazioni che ci hanno spinto alla mobilitazione – continua Busi – queste tasse sono una condanna a morte per la nostra realtà, ma anche per tutte quelle PMI che alimentano la produttività del territorio siciliano, come Tomarchio; Polara; S. Maria, Fontalba; Cavagrande. Mi sento di parlare a nome di tutte le aziende che, come noi, dovranno fare i conti con la rimodulazione degli assetti produttivi e con i tagli delle risorse occupazionali. Abbiamo avuto in incontro con il ministro e con tutte le forze politiche, abbiamo ospitato nella nostra sede il sottosegretario Buffagni, chiarendo che con questi numeri non teniamo il mercato: purtroppo saremo costretti a depotenziare i nostri stabilimenti catanesi, spostando gran parte delle produzioni nei nostri impianti di Tirana, in Albania. Questo processo punitivo e iniquo penalizza solo un comparto – conclude l’Ad di Sibeg – e non finiremo mai di ripetere che, a nostro avviso, questo provvedimento è discriminatorio, non crea un percorso sostenibile per le aziende e affronta problemi inesistenti (le nostre bevande full sugar e a basso contenuto calorico non sono un problema per la salute, in un Paese dove peraltro il consumo pro-capite delle bibite è il più basso in Europa). Le minacce da affrontare saranno tante – dalla penalizzazione delle arance nostrane, ai blocchi di investimenti Coca-Cola, con conseguente sospensione di assunzioni, di cui tanto si è parlato in questi giorni – abbiamo urlato e non siamo stati ascoltati.”

CONDANNATA FACEBOOK: IL TRIBUNALE ORDINA DI RIATTIVARE SUBITO LA PAGINA E FISSA UNA PENALE DI 800 EURO PER OGNI GIORNI DI RITARDO

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Sentenza storica contro Facebook. Stavolta il colosso americano è messo in ginocchio dai giudici romani ai quali non piace l’arbitrio e l’incompetenza mista a vibrata prepotenza di Facebook.Il Tribunale Civile di Roma ha accolto infatti il ricorso dell’associazione in seguito alla disattivazione della pagina ufficiale avvenuta il 9 settembre scorso e ha ordinato a Facebook “l’immediata riattivazione della pagina dell’Associazione di Promozione Sociale CasaPound”.    La sentenza a firma del giudice Stefania Garrisi è davvero eclatante  perchè apre la strada a tantissimi  ricorsi presentati da utenti “censurati” ingiustamente da Facebook per segnalazioni infondate o “direttamente interessate”.
Il Tribunale di Roma ha inoltre fissato la penale di 800 euro per ogni giorno di violazione dell’ordine impartito, successivo alla conoscenza legale dello stesso, condannando Facebook alla rifusione delle spese di giudizio, liquidate in 15.000 euro.

“Afferma  Gianluca Iannone  gestore dell’associazione :  “Il tribunale civile ha riconosciuto le nostre ragioni e ora tutte le nostre pagine andranno riattivate altrimenti ci sarà una multa di 800 euro per ogni giorno di mancata riattivazione. E’ una vittoria importante – ribadisce Iannone – perché si era trattato di una chiusura pretestuosa nei confronti di un Movimento che ha rappresentanti eletti nei consigli comunali con il simbolo della tartaruga frecciata. Questa è una vittoria di Casapound e di tutto un mondo politico non allineato“.

Tutti convengono che il rapporto tra un utente di Facebook e il gigante social ‘non è assimilabile al rapporto tra due soggetti privati qualsiasi in quanto una delle parti, appunto Facebook, ricopre una speciale posizione’. “E deve dunque Facebook  rispettare i principi costituzionali”.

Ecco il passaggio della sentenza. “E’ infatti evidente il rilievo preminente assunto dal servizio di Facebook (o di altri social network ad esso collegati) con riferimento all’attuazione di principi cardine essenziali dell’ordinamento come quello del pluralismo dei partiti politici (49 Cost.), al punto che il soggetto che non è presente su Facebook è di fatto escluso (o fortemente limitato) dal dibattito politico italiano, come testimoniato dal fatto che la quasi totalità degli esponenti politici italiani quotidianamente affida alla propria pagina Facebook i messaggi politici e la diffusione delle idee del proprio movimento. Ne deriva che il rapporto tra FACEBOOK e l’utente che intenda registrarsi al servizio (o con l’utente già abilitato al servizio come nel caso in esame) non è assimilabile al rapporto tra due soggetti privati qualsiasi in quanto una delle parti, appunto FACEBOOK, ricopre una speciale posizione: tale speciale posizione comporta che FACEBOOK, nella contrattazione con gli utenti, debba strettamente attenersi al rispetto dei principi costituzionali e ordinamentali finchè non si dimostri (con accertamento da compiere attraverso una fase a cognizione piena) la loro violazione da parte dell’utente. Il rispetto dei principi costituzionali e ordinamentali costituisce per il soggetto FACEBOOK ad un tempo condizione e limite nel rapporto con gli utenti che chiedano l’accesso al proprio servizio”.

E’ stato riaffermato nel caso il principio della libera espressione. Riteniamo noi di SUD LIBERTA’- che abbiamo notificato ad Ottobre scorso- ricorderemo -specifica denuncia sull’oscurità di tre anni di pagine del Quotidiano antimafia SUD LIBERTA’per la paradossale motivazione”segnalazione di uno o più utenti nascosti nell’anonimato”, che vi siano pure gli estremi del reato penale perchè Facebook è incorso in questa fattispecie, in evidente abuso di potere dominante. Ma qui occorre aprire e depositare alla Cancelleria penale di Catania altro ricorso con la valutazione del caso.  Adesso auspichiamo che la lezione serva a Zuckemberg e compagni e sblocchi tutte le altre “censure” operate ingiustamente ed arbitrariamente prima ancora della corretta decisione/sentenza di un Tribunale italiano.

 

“Femminicidio”: progetto educativo tra i giovani

CATANIA –

 Duecentomila persone raggiunte sui social con il video ufficiale “Basta un gesto”; un treno speciale che ha percorso la Sicilia conducendo le coscienze dei giovani verso un futuro più consapevole; un albero della memoria in ricordo delle vittime piantumato alla stazione di Palermo; quattro convegni che hanno declinato il tema della violenza di genere; un annullo postale depositato al Museo Storico della Comunicazione di Roma per entrare a far parte della collezione di Poste Italiane; oltre 100mila cartoline che verranno distribuite nelle scuole, negli esercizi commerciali, nelle sedi dell’associazionismo regionale; dieci chilometri di filo srotolato tra le vie dell’Isola per simboleggiare la rete compatta a sostegno della causa; centinaia di foto di chi ha partecipato al challenge digitale nato per sensibilizzare la community: sono questi i numeri del progetto #tunonseisola, che in una settimana ha mobilitato istituzioni e società civile per dire “STOP” al femminicidio.

Si è conclusa  la Settimana di informazione e sensibilizzazione ideata e promossa dall’assessorato della Famiglia e delle Politiche Sociali della Regione Siciliana e dall’Ufficio regionale della Consigliera di Parità, che fa parte di un più ampio piano regionale d’intervento sulla violenza di genere voluto dalla giunta regionale presieduta da Nello Musumeci.

 

«Sono mariti, compagni, fidanzati che uccidono le donne generalmente in ambiente domestico. In media, una ogni due giorni – ha detto l’assessore regionale Antonio Scavone in apertura – un fenomeno che rappresenta un vero e proprio allarme sociale; una piaga di questa contemporaneità che contrasteremo non solo il 25 novembre, data in cui si celebra la Giornata internazionale, ma tutto l’anno, portando questo progetto coinvolgente e altamente comunicativo tra i banchi delle scuole e delle università. Abbiamo creato strumenti concreti per diffondere il messaggio e prevenire il fenomeno – dallo spot che proietteremo negli istituti siciliani alle cartoline con il QRcode che geolocalizza i CAV (Centri antiviolenza) – il prossimo passo sarà quello di cercare di mantenere alta l’attenzione sul tema».

 

Durante il convegno docenti universitari, magistrati e imprenditori hanno affrontato il tema della violenza di genere con approfondimenti storici, sociologici, giuridici, psicologici e letterari: «Ringrazio tutti coloro che hanno risposto prontamente alla chiamata contro il femminicidio – ha detto la Consigliera regionale di Parità Margherita Ferro – il simbolico fil rouge che ci accompagnato durante questo percorso, ha davvero legato i cuori e le menti di chi ha partecipato con grande trasporto al progetto #tunonseisola. La consapevolezza passa dalla cultura: istituiremo un comitato tecnico multidisciplinare per portare avanti molteplici iniziative durante tutto il corso dell’anno. Con le Donne del Vino, con Terziario Donna Confcommercio Catania e con le associazioni che si occupano di violenza di genere, siamo riusciti a creare nuove sinergie e comunione d’intenti per una causa in cui crediamo fortemente tutti: da qui parte, con grande entusiasmo, un nuovo percorso di valorizzazione dell’universo femminile».

«Stipuleremo nei prossimi giorni con l’assessorato regionale alla Famiglia e con l’ufficio della Consigliera di parità una convenzione per istituire presso il nostro dipartimento un punto di riferimento stabile per sviluppare ulteriori forme di collaborazione – ha spiegato il direttore del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Catania Giuseppe Vecchio – dai tirocini formativi allo studio sui fenomeni legati all’imprenditoria, passando per le attività formative e la convegnistica, l’apertura dell’università sarà totale con l’obiettivo di coinvolgere le nuove generazioni».

Erano presenti all’incontro: la delegata dal Rettore alle Pari Opportunità Adriana Di Stefano, l’assessore del Comune di Catania Alessandro Porto,: il procuratore aggiunto presso il Tribunale di Palermo Annamaria Picozzi; il sostituto procuratore del Tribunale di Catania Anna Trinchillo; la prof. Giovanna Fiume (Università di Palermo); la prof. Paolina Mulè (Università di Catania); la prof. Daniela Novarese (Università di Messina); il prof. Stefano Salmeri (Università degli Studi Kore di Enna); la scrittrice Marinella Fiume; la direttrice artistica del Festival Naxoslegge Fulvia Toscano.

Deformazione geologica del territorio: intervento tecnico

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di Alessandro Amato 

l recente terremoto in Albania e quello, impresso nella nostra memoria, dell’Italia centrale hanno alcuni aspetti opposti e simili. Sono simili in quanto le catene montuose degli Appennini e dei Balcani hanno caratteristiche geologiche simili nella struttura della crosta. Questo si riflette anche in un’analogia nel tipo delle magnitudo: il terremoto in Albania è simile a quello di Norcia, per esempio. Il più forte in quella zona è avvenuto nel 1979 nel Montenegro con una magnitudio di 6.9, simile a quello dell’Irpinia nel 1980. Fra i due terremoti, però, c’è una differenza. L’Appenino si trova sul lato occidentale della placca adriatica, il blocco che c’è al di sotto della pianura padana e che s’infila sotto le Alpi come una sorta di protuberanza dell’Africa che si insinua dentro l’Europa. L’Appennino è posizionato in estensione, cioè la placca adriatica fa sì che la crosta in Italia si estenda. Dall’altro lato dell’Adriatico, invece, c’è un processo opposto, di compressione, che fa avvicinare le due zone, quella balcanica e quella adriatica.

Non sarà certamente il terremoto in Albania a farci cambiare le mappe di pericolosità del nostro Paese, che presenta già una situazione di criticità geologica, fatta di terremoti piccoli quotidiani. Abbiamo a che fare con un territorio geologicamente giovane in continua deformazione, ma è difficile capire se ci può essere un legame tra questi sistemi di faglie. Nel Mediterraneo, inoltre, ci sono tante zone ad alta pericolosità, la Calabria ed altre zone dell’Italia Meridionale, ma una situazione simile si presenta lungo l’arco ellenico, soprattutto in Turchia e nella zona dell’Anatolia, che ha avuto terremoti molto forti.

Il nostro Paese non vivrebbe in uno stato di allerta costante se gli edifici fossero sicuri. Semmai, l’allerta è legata alla paura di vivere in un ambiente fragile e vulnerabile, e questo si supera solamente mettendo in sicurezza gli edifici. Le ricerche che si fanno sulle previsioni dei terremoti sono ancora in una fase sperimentale, non hanno un’applicazione pratica oggi e non ce l’avranno sicuramente per molti anni. Dal punto di vista operativo, la complessità è molto alta e la nostra capacità di accedere ai fenomeni a 1015 km sotto i nostri piedi è molto piccola. L’unica cosa che possiamo fare è prevenire i danni con strutture adeguate.

 

A. Amato  – Responsabile del Centro Allerta Tsunami di origine sismica dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia- “Interris”

 

ARCHEOLOGIA MARINA A TAORMINA : NUOVE SCOPERTE- E NUOVE TECNICHE DI RESTAURO- DELLA SOPRINTENDENZA DEL MARE

CONVEGNO A TAORMINA: RIPERCORSO DELLA SOPRINTENDENZA DEL MARE PER VALORIZZARE IL PATRIMONIO MARINO SOMMERSO

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Oltre un centinaio di studiosi, ricercatori, archeologi e tecnici subacquei da tutta Italia e da Malta; cinque sezioni di studio; circa 70 relazioni sulle ultime scoperte e sugli scavi in corso; 30 contributi da Università e centri di ricerca per la sezione poster; il focus sulla “Carta di Udine” con il decano degli archeologi subacquei, Luigi Fozzati; tre mostre destinate al grande pubblico con reperti unici e l’esperienza immersiva con visori hi-tech per sperimentare dal vivo una vera esplorazione subacquea.

Meeting  Soprintendenza del Mare

Per tre giorni, dal 10 al 12 ottobre, Taormina ospita a Palazzo Ciampoli il VI Convegno nazionale di Archeologia Subacquea insieme alla XV rassegna internazionale di Giardini Naxos. La storica manifestazione della cittadina jonica torna a distanza di ben diciotto anni dall’ultima edizione del 2001.

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La dirigente Valeria Li Vigni e a destra il compianto archeologo prof Sebastiano Tusa

Il meeting è organizzato dalla Soprintendenza del Mare, diretta da Valeria Li Vigni, e dal Parco Archeologico Naxos Taormina, diretto da Gabriella Tigano. Giunge in Sicilia, dopo la tappa di tre anni fa a Udine, per volere di Sebastiano Tusa, l’insigne archeologo scomparso prematuramente nel marzo scorso.

Foto Soprintendenza del Mare Archivio

Obiettivo dello studioso era infatti quello di riorganizzare nella Baia di Naxos, prima colonia greca in Sicilia – e una delle aree che, insieme alle Eolie, è stata la più battuta dai pionieri dell’archeologia subacquea degli anni Sessanta – lo storico appuntamento internazionale con docenti e ricercatori universitari, tecnici subacquei, esperti delle Soprintendenze regionali, del Mibac (Ministero dei Beni Culturali), dell’INGV di Roma (Istituto Nazionale Geofisica e Vulcanologia), dirigenti di poli museali e centri di restauro e conservazione.

Cinque sezioni

I lavori di ricerca verranno esposti nell’ambito delle cinque sezioni del convegno: Ricerca, Studi, Tutela, Valorizzazione e Storia; mentre per la Rassegna internazionale di Giardini Naxos saranno esposti una trentina di poster inviati da team di ricercatori di numerose regioni italiane.

Il Comitato scientifico è  costituito da Marco Anzidei, Lorenz E. Baumer, Massimo Capulli, Luigi Fozzati, Adriana Fresina, Tim Gambin, Roberto La Rocca, Valeria Li Vigni, Domenico Marino, N. Martinelli, Giovanni Mastronuzzi, Franco Marzatico, Pier Giorgio Spanu, Gabriella Tigano, Edoardo Tortorici, Annalisa Zarattini

 L’evento ha messo in luce  il progetto pilota del comitato scientifico nato proprio per progettare l’intervento di conservazione della nave di Marausa. L’idea è nata su proposta del compianto ex assessore Regionale ai Beni culturali della Sicilia Sebastiano Tusa e del coordinatore del GruppoArte16, Giovanni Taormina, ed è stato effettuato dal restauratore Franco Fazzio e da Sabrina Zuccalà amministratore di 4ward360, azienda che ha studiato e sviluppato il formulato nanotecnologico “4wd-wood”, applicato sul relitto.

 

 

La nave romana di Marausa – si apprende – è il relitto di una nave oneraria del IV sec. d.C. recuperata dopo oltre 1700 anni a 150 mt dall’estuario del fiume Birgi. La nave rappresenta uno dei reperti navali più interessanti, in quanto il recupero ha interessato oltre 600 elementi ad opera della Sovrintendenza del Mare della Regione siciliana, che ha affidato la bonifica degli elementi ed il loro restauro alla Società “Legni e segni della memoria” di Salerno.

Oltre al restauro c’è stato il trattamento conservativo con le nanotecnologie ,l’uso cioè di  un prodotto specifico per la conservazione, protezione della superficie del relitto dai danni causati dal tempo, dai raggi UV, dagli insetti xylofagi e dalle condizioni ambientali sfavorevoli alle quali può essere sottoposto durante l’esposizione museale”.

Le nanotecnologie applicate al legno,-informano gli studiosi-  assolvono un compito indispensabile perché creano una nanostruttura di particelle schermanti, di fatto creando una separazione tra il materiale e l’ambiente

Questa moderna tecnica ha potuto dare questi ottimi risultati per merito della collaborazione scientifica con il Gruppo Arte 16 e con la Soprintendenza della Regione Sicilia. Gli esperti affermano anche che il  trattamento con i nanomateriali ha provocato nel materiale ligneo un cambiamento della tensione superficiale: ciò ha permesso al legno di non subire un eccessivo apporto di umidità (tale da compromettere la struttura) durante lo scambio di aria con l’esterno, in una situazione analoga a quella che potrebbe verificarsi in occasione di una esposizione museale.

Durante l’intervento di restauro della nave di Marausa è stata anche eseguita una scansione Tmc (scansione tomografica) a 128 strati per verificare le condizioni del legno.

E’ la prima volta in Italia – apprendiamo pure -che viene effettuata una investigazione scientifica così approfondita su reperti lignei di navi rimasti sommersi per secoli nei fondali marini, per poi giungere ad una ipotesi di intervento conservativo attraverso l’applicazione delle nanotecnologie, sviluppate in funzione di questo contesto dalla 4ward360. Gli esami eseguiti con la TCMS, basati sull’erogazione di un fascio di radiazioni ionizzanti (raggi “X”), hanno consentito di ottenere immagini particolarmente dettagliate di aree specifiche della sezione del legno. Lo studio e l’applicazione poi delle nanotecnologie ha richiesto un’indagine scientifica accurata e scrupolosa al fine di ottenere tutte le informazioni necessarie sullo stato del reperto ligneo, onde evitare che, una volta applicate, elementi biologici, sottoforma di spore, potessero attivarsi. La prima fase esplorativa ha consentito ai tecnici del GruppoArte16 e di 4ward360 di avere una conoscenza sugli elementi esaminati e di potere eseguire ed applicare un test protettivo nano tecnologico”.

 

Fra tante presenze,e prove di tanti successi lavorativi, emerge un’unica immensa e manifesta assenza: quella di Sebastiano Tusa. L’ideatore della Soprintendenza del Mare un anno fa aveva progettato questo grande appuntamento in Sicilia. L’obiettivo, naturalmente, è quello di un confronto corale con la comunità scientifica sul tema dei tesori sommersi e della loro valorizzazione. Tusa sarà tuttavia idealmente presente a Taormina con il libro postumo sulla “Battaglia delle Egadi” (editore L’Erma di Bretschneider) presentato agli ospiti e alla città mercoledì 9 ottobre, alle ore 19, a Palazzo Ciampoli; 300 pagine in inglese in cui lo studioso, nei mesi che precedettero la sua scomparsa a causa dell’incidente aereo in Etiopia, ripercorre insieme al collega Jeffrey Royal le tappe del ritrovamento del monumentale rostro al largo dell’isola di Levanzo, a 80 metri di profondità. L’indomani, alle 9.30, l’apertura del convegno.

 

Esplorazioni subacquee

Il VI Convegno nazionale di Archeologia Subacquea non si limita al serrato cronoprogramma con le sessioni di studio e dibattiti fra gli addetti ai lavori. Infatti, è l’occasione per raccontare il mondo delle esplorazioni subacquee anche al pubblico dei “profani”, grandi e piccoli curiosi del mestiere dell’archeologo “sottomarino”.

Le mostre

Le mostre sono: “I pionieri dell’archeologia subacquea”, con foto d’epoca e documenti d’archivio sulle prime esplorazioni sottomarine degli anni Sessanta in Sicilia; “Storia della Soprintendenza del Mare” per ripercorrere la best-practice siciliana di un ente che in quindici anni di attività ha contribuito in maniera significativa a definire procedure e criteri per il recupero e la valorizzazione del patrimonio sommerso del Mediterraneo, culla della civiltà europea;

Infine “Archeologia subacquea tra passato e futuro: dai pionieri alla realtà virtuale”. Con visori hi-tech si potrà sperimentare una vera immersione subacquea che rende accessibile a chiunque quello che è privilegio di pochi audaci esploratori subacquei. Un’app, infine, consentirà ai visitatori di tutte le età di seguire sul proprio smartphone un breve docuvideo. Questo, con l’ausilio di animazioni digitali che rinnovano approccio e narrazione, si racconta la storia dei tre reperti in mostra. Il micidiale rostro della Battaglia delle Egadi, potente arma da guerra che consentì alle flotte dei Romani di battere i Cartaginesi e rivoluzionare la storia del Mediterraneo nei secoli a seguire; un magnifico elmo del tipo Montefortino e un ceppo d’ancora in piombo.

Con Civita Sicilia, gestore dei servizi aggiuntivi del Parco Naxos Taormina, sono possibili  visite guidate alle tre mostre con il supporto di giovani archeologi ogni sabato pomeriggio, dal 19 ottobre (ore 17) e tutte le domeniche (ore 10.30, domenica 13 ottobre eccezionalmente alle ore 17).

Tra tre anni tornerà libero Giovanni Brusca, il boss “-pentito-” che sciolse nell’acido un bambino ed autore di crimini efferati

Mafia, Giovanni Brusca resta in carcere. La Cassazione boccia la richiesta dei domiciliari

Ve lo immaginate di incontrare per strada un Mafioso come Brusca che chiede oggi alla Giustizia sconti ed agevolazioni sulla Pena? Tra quasi tre anni l’ex boss che a Capaci azionò la leva per far esplodere la bomba che uccise Giovanni Falcone, sarà completamente libero. Incredibile , ma vero!!

La prima sezione penale della Corte di Cassazione si è pronunciata sulll’istanza legale dell’ex boss mafioso Brusca che tra l’altro a Capaci azionò la leva per far esplodere la bomba che uccise Giovanni Falcone,  di finire di scontare la pena agli arresti domiciliari sulla base di un parere favorevole dato dalla Procura nazionale anti-mafia. Bassazione, dopo che la Procura nella sua requisitoria aveva chiesto di negare i domiciliari chiesti da Brusca e ha  deciso di non concedere il beneficio a  Giovanni Brusca, in carcere da 23 anni per la strage di Capaci e altri crimini efferati come aver sciolto nell’acido il figlio tredicenne del pentito Giuseppe Di Matteo.

Anche Maria Falcone che da anni custodisce la memoria del fratello Giovanni, ucciso nel 1992 dal tritolo di Cosa Nostra insieme alla moglie e agli uomini della scorta, ha mostrato contrarietà  ad altri benefici per il killer stragista che da anni cerca di uscire dalla cella e scontare la pena in una località protetta dal Servizio centrale di protezione della polizia.

«Nel parere negativo ai domiciliari, il Pg della Cassazione – – ha condiviso il Tribunale di sorveglianza che ritiene che Brusca non si è ravveduto a sufficienza».          Per la difesa di Brusca «non rifarebbe quello che ha fatto» e «ha dimostrato ravvedimento, come sostengono il Procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho, la direzione del carcere di Rebibbia, le autorità di pubblica sicurezza di Palermo». Per il legale comunque è «umanamente comprensibile» la posizione di contrarietà al beneficio espressa dai familiari delle vittime di Brusca.

«Il Tribunale di sorveglianza – rileva la sorella del  supermagistrato Falcone ucciso dalla mafia – – ha scritto che non si ravvisa in Brusca ‘un mutamento profondo e sensibile tale da indurre un diverso modo di sentire e agire in armonia con i principi accolti dal consorzio civilè».

Brusca, per effetto delle norme sulla collaborazione, «oltre ad evitare l’ergastolo per le decine di omicidi commessi, ha usufruito di 80 permessi: la sua spietatezza e il controverso percorso nel collaborare – conclude Maria Falcone – lo rendono un personaggio ancora ambiguo e non meritevole di ulteriori benefici».