Esercitava la professione di avvocato senza titolo ed abilitazione nell’area venusiana-Rinviato a giudizio

 

Scoperto falso avvocato nell'area vesuviana

Napoli,

Il Gruppo della Guardia di Finanza di Nola, all’esito di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Nola, ha identificato un soggetto che, senza alcuna abilitazione, esercitava la professione forense nell’area vesuviana.

In particolare, la Compagnia di Ottaviano ha accertato che il sedicente professionista, riceveva gli assistiti in una stanza adibita a studio legale all’interno della propria abitazione, fra il 2016 ed il 2019 e, approfittando della fiducia di ignari clienti, li avrebbe indotti a versargli ingenti somme di denaro a fronte di consulenze per acquisto di immobili ed altri beni di valore in Italia e all’estero.

Gli accertamenti effettuati consentivano di ipotizzare come lo stesso, pur non avendo mai sostenuto esami né tantomeno conseguito un titolo di studio idoneo, si proponesse come avvocato anche creando e falsificando documenti giudiziari.

L’attività criminale non si limitava solo alla truffa in danno dei malcapitati clienti: l’indagato, infatti, poneva in essere anche operazioni volte a trasferire fraudolentemente il denaro frutto dell’attività criminosa, così da sottrarlo ad eventuali attività investigative finalizzate al rintraccio e, quindi, al sequestro.

Al termine delle indagini, il soggetto è stato rinviato a giudizio per truffa, esercizio abusivo della professione, falsità materiale di atti pubblici, impiego di denaro provento di attività illecite e calunnia, nonché segnalato all’Agenzia delle Entrate, per aver sottratto al Fisco ricavi non dichiarati e Iva non versata.

Scoperto un grande imbroglio a Napoli sul ” Superbonus 110″,lavori mai fatti e crediti d’imposta di 110 milioni di euro

 

NAPOLI

Militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli hanno eseguito un provvedimento di sequestro preventivo d’urgenza richiesto nella fase delle indagini preliminari dalla Procura della Repubblica di Napoli, riguardante circa 110 milioni di euro di crediti d’imposta relativi al c.d. “Superbonus 110%”, nei confronti di un Consorzio operante nel settore, nonché perquisizioni e sequestri nei confronti di altri soggetti che sarebbero, a vario titolo, coinvolti nell’attività delittuosa. In totale sono state eseguite attività di perquisizione e sequestro presso le residenze di 21 persone fisiche, le sedi di 3 enti/società nonché sequestri preventivi di crediti presso 16 soggetti (istituti finanziari, società e persone fisiche).

L’attività trae origine da un’analisi di rischio sviluppata dall’Agenzia delle Entrate – Divisione Contribuenti – Settore Contrasto Illeciti sulla spettanza del bonus in materia edilizia previsto dal Decreto “Rilancio” (D.L. 34/2020); si tratta come è noto di un beneficio fiscale riconosciuto nella misura del 110% dell’ammontare delle spese sostenute per la realizzazione di interventi di ristrutturazione edilizia, finalizzati a mettere in sicurezza gli immobili dal rischio sismico nonché migliorarne il rendimento energetico. Il beneficio riconosciuto dalla legge consiste nella detrazione fiscale, ovvero nella possibilità di utilizzare, ai sensi dell’art. 121 del Decreto “Rilancio”, un credito d’imposta pari al 110%, cedibile a terzi e quindi monetizzabile.

Sulla base delle risultanze dell’analisi dell’Agenzia delle Entrate, gli accertamenti delegati dall’Autorità Giudiziaria di Napoli al Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria alla stessa sede avrebbero fatto emergere un sistema fraudolento così articolato:

  • il Consorzio, attraverso una rete di procacciatori, si sarebbe proposto nei confronti di privati cittadini interessati a effettuare i lavori rientranti nell’applicazione del superbonus, facendo stipulare loro dei contratti per “appalto lavori con cessione del credito d’imposta” e chiedendo la consegna della documentazione necessaria, salvo interrompere subito dopo i rapporti ovvero eseguire solo attività di carattere burocratico;
  • ricevuti i contratti, il Consorzio avrebbe emesso fatture per operazioni inesistenti nei confronti dei privati committenti in cui si faceva riferimento a uno stato di avanzamento lavori per una percentuale non inferiore al 30% (percentuale minima richiesta per vantare la cessione del credito d’imposta);
  • solo a seguito di richiesta di informazioni da parte di alcuni Reparti del Corpo, i soggetti privati riscontravano nel loro cassetto fiscale la presenza delle suddette fatture, che sarebbero state emesse a fronte di lavori mai eseguiti, cui erano correlate successive cessioni di crediti a favore del Consorzio, precedute dalla comunicazione dei commercialisti che avrebbero apposto il visto di conformità;
  • le prescritte asseverazioni tecniche sui lavori svolti dal Consorzio, che sarebbero state rilasciate da professionisti abilitati, presentavano rilevanti anomalie, evidenziate dalla competente Agenzia Nazionale per le Nuove Tecnologie, l’Energia e lo Sviluppo Economico Sostenibile (ENEA);
  • il Consorzio, operando nei termini suddetti, avrebbe beneficiato di oltre 109 milioni di euro di crediti d’imposta, accumulati a partire dal mese di dicembre 2020, poi ceduti a intermediari finanziari, ottenendone la monetizzazione, per un importo di oltre 83 milioni di euro.

Al fine di contrastare ed arginare l’attività delittuosa sopra descritta, la Procura della Repubblica di Napoli sezione di criminalità economica ha richiesto ed ottenuto la misura cautelare d’urgenza, eseguita con i correlati decreti di perquisizione e sequestro così da interrompere la circolazione dei crediti, individuare i responsabili e consentire agli ignari cittadini coinvolti di adottare iniziative legali a propria tutela. Le attività di polizia giudiziaria, eseguite nei confronti del Consorzio e dei relativi membri del consiglio di amministrazione, dei cessionari finali dei crediti, degli intermediari nonché dei professionisti che avrebbero rilasciato le asseverazioni o il visto di conformità, hanno interessato le regioni Abruzzo, Calabria, Campania, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Piemonte e Veneto e sono state svolte anche con il contributo dei Reparti della Guardia di Finanza dislocati nelle rispettive sedi.

L’operazione condotta testimonia la costante attenzione dell’Autorità Giudiziaria, della Guardia di Finanza e dell’Agenzia delle Entrate sulla corretta destinazione delle risorse pubbliche messe a disposizione della collettività per mitigare gli effetti negativi della pandemia in corso e favorire la ripresa dell’economia e l’ammodernamento del Paese. Il presente comunicato stampa è stato rilasciato a seguito di specifica delega/nulla osta della competente Autorità Giudiziaria.

 

AGENZIA DELLE ENTRATE: “PRONTI MILIONI DI CARTELLE ESATTORIALI”- IL GOVERNO RINVIERA’ CON DECRETO A DICEMBRE

Riscossione e decreto rilancio, le faq dell'Agenzia delle Entrate ...

L’Agenzia delle entrate non fa dormire gli italiani con i suoi annunci roboanti “Pronti milioni di cartelle esattoriali”, annunci dilatati dai governanti.  Un vero boomerang per il governo sotto pressione con il  fronte fisco, nell’ambito del prossimo decreto che opererà con le risorse stanziate grazie all’ultimo scostamento di bilancio (25 miliardi).

Si apprende che una  delle prossime misure  sarà l’estensione dello stop alla riscossione coattiva dei tributi fino alla fine dell’anno. Proprio oggi l’opposizione era tornata a insistere sul tema delle cartelle esattoriali.

La spinta a dilatare il problema del pagamento delle cartelle esattoriali proviene da Salvini. Naturalmente i consensi sono molto ampi perchè la questione tasse  rappresenta un tasto delicatissimo per tutti gli italiani figuriamoci in questo momento che conviviamo con il Covid -19      Pagare ulteriormente tasse significherebbe far affondare non solo le imprese, già al limite della sopravvivenza, ma anche e soprattutto le famiglie che non arrivano neppure a metà mese.      Un condono fiscale anche con la contrarietà del governo?            La proposta parte sommessamente dalle opposizioni e nel  corso di un incontro pubblico a Prato il leader della Lega Matteo Salvini ha affermato: “Questi matti -il governo- a settembre pensano di inviare 12 milioni di cartelle esattoriali di Equitalia a casa degli italiani. Noi faremo di tutto per bloccarle, perché sarebbero un massacro per l’economia”.

Si apprende infine che sarà estesa fino al 31 dicembre 2020 anche la moratoria mutui per le famiglie. Sul fronte lavoro, sono due le misure di decontribuzione che il governo è pronto a mettere in campo: in primo luogo, è prevista una decontribuzione fino a fine anno per il datore che riprende il lavoratore messo in cassa integrazione. Il secondo strumento di decontribuzione riguarderà invece i neo-assunti.

 

Cosa prevede la pace fiscale per il 2019 – Il governo- presto- vuol incassare con le cartelle esattoriali 3,5 miliardi di euro

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La manovra approvata prevede la  pace fiscale ed è collegata alla Legge di Bilancio 2019.       Il Governo intende  incassare circa 3,5 miliardi di euro. 

Il decreto è una delle misure più importanti della Legge di Bilancio 2019 del governo Lega-M5s.Vedremo presto  le conseguenze per la popolazione italiana

La pace fiscale, secondo quanto si legge nel contratto di governo firmato da Lega e M5S, consiste in una serie di misure volte a “rimuovere lo squilibrio economico delle obbligazioni assunte e favorire l’estinzione del debito mediante un saldo e stralcio dell’importo dovuto, in tutte quelle situazioni eccezionali e involontarie di dimostrata difficoltà economica”.
In un primo momento era stato previsto anche un condono per coloro che non avevano dichiarato i redditi attraverso una una dichiarazione integrativa fino al 30 per cento, con un tetto fissato a 100mila euro, e un’aliquota al 20 per cento sul maggiore imponibile Irpef dichiarato nei cinque anni precedenti.
In un vertice a Palazzo Chigi nella notte tra giovedì 15 e venerdì 16 novembre 2018 il Governo ha tuttavia eliminato questa possibilità.

Cosa prevede la pace fiscale contenuta nella manovra di governo 2019

È prevista un’aliquota al 20 per cento per sanare il pregresso di chi ha già presentato la dichiarazione dei redditi. Al contrario di quanto stabilito inizialmente, non si potrà invece optare per la dichiarazione integrativa per far emergere somme non dichiarate.

Per ridurre il contenzioso, si potranno inoltre sanare le liti con il fisco pagando senza sanzioni o interessi il 20 per cento del non dichiarato in 5 anni in caso di vittoria del contribuente in secondo grado o il 50 per cento in caso di vittoria in primo grado.

La rottamazione delle cartelle, che secondo le ultime notizie dovrebbe riguardare i debiti fino a 500mila euro, prevederebbe di pagare i propri debiti in 10 rate da poter dilazionare in 5 anni.

Niente rottamazione ter però per le tasse locali come Imu e Tasi. Questa la maggiore novità nel decreto fiscale atteso nell’aula del Senato. A spiegare i motivi è stato il sottosegretario all’Economia, Massimo Bitonci, che per il governo ha seguito i lavori del Senato sul decreto fiscale.

“Non c’è il parere favorevole della Ragioneria”. In aula al Senato, non arriverà neanche l’estensione che consente ai Comuni la facoltà di aderire alla nuova sanatoria. Niente da fare anche per la proroga a settembre della moratoria sulle sanzioni per la fatturazione elettronica.

Per quanto riguarda le controversie pendenti con l’Agenzia delle Entrate, il decreto prevederebbe la possibilità di chiudere i contenziosi pendenti pagando un valore pari al valore della controversia, ridotto in caso di soccombenza in giudizio del Fisco.

I contribuenti che hanno debiti con l’Agenzia delle entrate possono beneficiare della pace fiscale pagando solo una piccola percentuale della cartella. L’importo specifico da pagare viene calcolato singolarmente su ciascun soggetto che aderisce alla procedura. Potrebbero essere previste tre diverse aliquote di pagamento: 25 per cento, 10 per cento e 6 per cento, in base al reddito.

Le cartelle ammesse alla nuova rottamazione sono quelle riferite al periodo che va dal 2000 fino al 31 dicembre 2017 mentre per quanto riguarda la definizione agevolata delle controversie tributarie saranno ammesse le liti fiscali in cui il ricorso di primo grado è stato notificato alla controparte entro il 30 settembre 2018.

Tra le norme contenute nel decreto fiscale c’è la possibilità di correggere gli errori formali nelle dichiarazioni dei redditi con 200 euro per ogni anno ed è previsto un incremento di 3 milioni di euro del Fondo nazionale per le politiche migratorie per la lotta al caporalato: lo stanziamento, a decorrere dal 2019, servirà anche a far funzionare un tavolo apposito al ministero del Lavoro.

In sostanza, ciò che prevede questo decreto fiscale, è la possibilità di pagare l’importo dovuto a condizioni più vantaggiose, senza sanzioni o interessi.

La pace fiscale partirà dal 2019, secondo le tempistiche che verranno specificate nel decreto fiscale collegato alla Legge di Bilancio 2019.

Le entrate previste, circa 3,5 miliardi di euro secondo le previsioni del governo, serviranno per l’avvio della flat tax, che nel 2019 riguarderà partite IVA e imprese dal 2019 e dal 2020 sarà estesa alle famiglie.

Entro il 30 aprile 2019 bisognerà fare domanda di rottamazione delle cartelle e entro il 16 maggio bisognerà richiedere l’adesione alla definizione agevolata delle liti fiscali.

“Dolcezza”del fisco nel nuovo meccanismo on line “ContiTu” E i pensionati?

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I guai con il fisco, conti, conticini,saranno “addolciti” dal nuovo meccanismo on line detto “Contitu”  Si passa al secondo round della  rottamazione bis delle cartelle prevista dal decreto legge n. 148/2017 convertito in legge n. 172/2017. .Collegandosi al portale  www.agenziaentrateriscossione.gov.it il contribuente può utilizzare ‘ContiTu’, il servizio online che consente di scegliere di ‘rottamare’ solo alcune delle cartelle e degli avvisi indicati nella comunicazione formale inviata agli interessati entro il 30 giugno. L ‘Agenzia delle Entrate comunica che i contribuenti possono richiedere una copia della comunicazione nell’area pubblica del portale, senza la necessità di pin e password.

L’area riservata, contiene la comunicazione.

L’Agenzia delle Entrate spiega quindi come funziona il nuovo servizio. ‘ContiTu’ è il servizio web di Agenzia delle entrate-Riscossione che consente di scegliere di pagare in via agevolata soltanto alcuni degli avvisi-cartelle contenuti nella “Comunicazione delle somme dovute”. Se la domanda di adesione alla Definizione agevolata è stata accolta e il contribuente non intende saldare tutto l’importo, può effettuare entro la scadenza della prima rata (31 luglio 2018 per i carichi affidati nel 2017 e 31 ottobre 2018 per i carichi affidati dal 2000 al 2016), il pagamento soltanto di alcuni debiti (cartelle/avvisi) compresi nella ‘Comunicazione delle somme dovute’. È necessario compilare il form online presente sul sitowww.agenziaentrateriscossione.gov.it e specificare le cartelle/avvisi che si intendono pagare. Il servizio calcolerà l’importo di ciascuna rata e anche il totale. Dopo aver confermato la scelta, Agenzia delle entrate-Riscossione invierà all’indirizzo email indicato dal contribuente i nuovi bollettini Rav con cui sarà possibile effettuare il pagamento entro le scadenze previste.

Per i restanti debiti riportati nella ‘Comunicazione’, la Definizione agevolata, non produrrà effetti e l’Agente della riscossione dovrà riprendere – come prevede la legge – le azioni di recupero. Le cartelle e gli avvisi per i quali il contribuente sceglie di non aderire alla definizione agevolata, fatte salve le eccezioni previste dalla legge, non potranno essere rateizzati.     Vedremo se il meccanismo, adesso più invitante, funzionerà nei prossimi mesi     Una certezza c’è: la categoria degli anziani, che non ha abilità con il computer e il web, resterà disinformata….