CATANIA ,CORRUZIONE IMPRENDITORE MOROSOLI- INDAGATI ANCHE COLONNELLO DELLA FINANZA, E IL COMMISSARIO DELLA FORESTALE LUCA FERLITO PER RIVELAZIONI DI SEGRETI D’UFFICIO

–     AGGIORNAMENTO DELLA PROCURA  DI CATANIA

Abbiamo detto che sono  cinque le persone poste ai domiciliari e 26 gli indagati nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Catania sulla “gestione monopolistica delle escursioni dell’Etna  Ora un aggiornamento sugli indagati dalla Procura di Catania.

Oltre all’imprenditore Francesco Augusto Russo Morosoli, di 41 anni, e al dirigente dell’area tecnica del Comune di Linguaglossa, Francesco Barone, di 65 anni, indagati per turbata libertà degli incanti e corruzione, ci sono, fra i 26 indagati, anche un tenente colonnello della Guardia di finanza, S.C., e un commissario capo del Corpo forestale, Luca Ferlito, tra i 26 indagati dell’inchiesta della Procura di Catania sull’affidamento della gara per escursioni sull’Etna all’imprenditore Francesco Augusto Russo Morosoli.

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Nella foto Gianluca Ferlito, il “forestale” sotto inchiesta della Procura di Catania
Ferlito è anche Commissario del Parco dei Nebrodi, scelto dal governatore Musumeci nel febbraio di quest’anno

Il primo è accusato di favoreggiamento e danneggiamento di beni destinati a un servizio pubblico, il secondo -Luca Ferlito (nella foto) per rivelazioni del segreto d’ufficio. Il tenente colonnello S.C., che era in servizio a Ragusa e poi trasferito Bolzano, padre di un assessore della giunta comunale di Linguaglossa estraneo all’inchiesta, avrebbe “aiutato gli indagati ad eludere le investigazioni mediante la rimozione di microspie” che suoi colleghi delle Fiamme gialle avevano piazzato negli uffici di uno degli indagati, Francesco Barone, responsabile del settore Affari generali del Comune di Linguaglossa e responsabile unico dei progetti di affidamento e servizi alle aziende del gruppo Morosoli. La ‘disinstallazione’ è ripresa da una telecamera nascosta. Nei suoi confronti la Procura aveva chiesto una misura interdittiva, ma è stata rigettata dal Gip.

Ferlito, il forestale,attuale Commissario del Parco dei Nebrodi,scelto dal governatore Musumeci,  è accusato dalla Procura e dal Pubblico Ministero di avere fornito notizie segrete su controlli da effettuare su una ditta ‘rivale’ dell’imprenditore Morosoli.    Il Gip,  ha rigettato una richiesta cautelare nei suoi confronti, ha ritenuto “insussistenti i gravi indizi per il reato di corruzione” in concorso con Morosoli. Ma l’accusa resta e la finalità del comportamento del commissario della forestale Ferlito risulta sospetta quantomeno perchè sussiste una violazione di segreti d’ufficio. Gli inquirenti svolgono indagini sul Ferlito per sapere il suo ruolo esatto e l’ambito della corruzione che avvolgerebbe il forestale.

Turbativa della gara d’incanto è il reato contestato al  sindaco di Linguaglossa, Salvatore Puglisi, per il quale il Gip ha rigettato una richiesta cautelare avanzata dalla Procura “non essendo ritenuti i gravi indizi per il reato” contestato. Indagato anche un ‘rivale’ del gruppo Morosoli, Carmelo Cavallaro, che sarebbe stato escluso da una gara e che ai Pm ha negato di avere subito minacce e intimidazioni per non partecipare: la Procura gli contesta il reato di false informazioni al Pubblico Ministero.

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Angelo Pulvirenti,nella foto a sinistra,sindaco di Nicolosi eletto nel 2017 ,come Puglisi, è invece indagato per aver accettato ingenti sponsorizzazioni – 150mila euro – per eventi comunali fra l’anno scorso e il 2018 dall’impero imprenditoriale di Russo Morosoli. Denaro che in realtà, per il Pubblico Ministero sarebbe il corrispettivo per il compimento da parte del sindaco di atti contrari ai doveri d’ufficio. Nel mirino di Russo Morosoli, infatti, ci sarebbero state le procedure varate dalla precedente amministrazione del sindaco Nino Borzì – «denigrato» quest’ultimo,in virtù” dell’uso improprio e spregiudicato» della tv privata dell’imprenditoreUltima Tv. Borzì sarebbe stato l’amministratore sindaco infatti, a favorire  il riscatto della funivia di Etna sud e a creare i presupposti i per un bando di concessione dell’esercizio della funivia di Etna sud, in scadenza nel 2022.   In mezzo a questa rete e complesso sistema di rapporti con la politica locale e le Autorità locali, secondom l’accusa, ci sono i “favoritismi” di un forestale,Ferlito, e di un tenente colonnello Cerra.

I nomi delle persone indagate e rinviate a giudizio:
Francesco Augusto Russo Morosoli
Salvatore Di Franco
Francesco Barone
Biagio Ragonese
Orazio Distefano
Simone Agatino Lo Grasso
Antonio Natale Rizzo
Salvatore Puglisi (sindaco di Linguaglossa)
Concetto Bellia
Stefania Russotti
Angelo Pulvirenti (Sindaco di Nicolosi)
Graziano Calanna (Sindaco di Bronte)
Alessandro Galante
Gianluca Ferlito  ( Commissario della “Forestale” di Nicolosi e Commissario del Parco dei Nebrodi)
Antonino De Marco
Alberto Puglisi
Sebastiano Musmeci
S.C. (Aggior.)
Mario Taller
Gianni Trepin
Alberto Felicetti
Stefano Felice Branca
Angelo Nicotra
Orazio Consoli
Giuseppe Dentici
Carmelo Cavallaro

Russo Morosoli con Salvatore Di Franco e Simone Agatino Lo Grasso, che “agivano in sinergia fra loro anche in ragione della comunità d’attività di impresa”, avevano in Francesco Barone, dirigente del Comune di Linguaglossa, il loro ‘asse di mazze’, come è definito in un’intercettazione ascoltata dalla guardia di finanza. Lo rileva il Gip Giuliana Sammartino nel disporre per loro gli arresti domiciliari e motivando il provvedimento con il loro “inserimento in una fitta rete di relazioni all’interno delle amministrazioni locali” e con la “spregiudicatezza dimostrata negli anni nel perpetrare e organizzare condotte criminose, consumate fino a data recente”.

Oltre al rischio reiterazione del reato il Gip sottolinea anche il “pericolo di inquinamento delle prove” rilevando che gli indagati “risultavano a conoscenza da tempo delle indagini del presente procedimento grazie alle capillari infiltrazioni all’interno degli uffici giudiziari”. Il Gip definisce “allarmante un accesso abusivo al sistema informatico della Procura” di Catania per “captare aggiornamenti sul fascicolo e sugli indagati”.

Un comportamento che per la Procura di Catania era inserito all’interno di un’associazione per delinquere per commettere reati contro la Pubblica amministrazione, ipotesi che il Gip ha rigettato in sede di esigenze cautelari.

Secondo i Pm, Russo Morosoli quale rappresentante “della Star srl e della Funivia dell’Etna e di Ultima Tv srl” ne “era il promotore” e usava i suoi “mezzi finanziari e le relazioni consolidate con soggetti pubblici” per “mantenere e consolidare il monopolio delle sue aziende sul settore turistico sui versanti dell’Etna”. Lo avrebbe fatto anche, sostiene la Procura, “mantenendo rapporti con esponenti del mondo politico e istituzionale e utilizzando l’emittente Ultima Tv per denigrare potenziali concorrenti”.    Staremo a vedere eventuali ulteriori sviluppi di indagine sulla” Corruzione del sistema Morosoli” per coltivare rapporti con insospettabili uomini delle forze dell’Ordine e della Forestale e agire indisturbato nelle proprie “illecite attività…”

P.S.      -AGGIORNAMENTO E RICHIESTE LEGALI -(Avv.Lisa Mazza) 17-febbraio 2021

L’articolo  “Catania, indagato l’imprenditore Morosoli, un tenente Colonnello e altri…” pubblicato dal nostro giornale il  30 Nov.2018 sopra riportato- e riportato in riassunto su altri quotidiani nazionali – ha,pur a distanza di tempo,  una inusitata coda…      Ieri (17 febbraio 2021) lo Studio legale dell’Aquila ‘avv.Anna  Lisa Mazza ha inviato  al nostro direttore una comunicazione-diffida con la quale chiede di inibire la reperibilità dell’articolo menzionato    Questa la lunga Nota e-mail che integralmente riportiamo:

Risultato immagini per immagine di diritto all'oblio

“Al   Direttore p.t.  di   SUD LIBERTA’-    Quotidiano Antimafia-

Comunicazione nell’interesse del Sig…Sergio Cerra-……Esercizio del diritto all’oblio: richiesta di cancellazione notizia di cui ad articolo giornalistico.

In nome e per conto del Sig.- Sergio Cerra……..nato a ..Omissis……………il..Omissis…………CF..Omissis………………….dal quale ricevo espresso mandato in tal senso, ,rappresento quanto segue:

Invio la presente per richiederVi la rimozione dell’articolo riportato al seguente link, di ogni riferimento al Sig. Cerra  -link-  http/.www.sudlibertà.com tag./sergio- cerra/

La notizia di cui sopra riferisce ad una indagine condotta dalla Procura  della Repubblica di  Catania nell’ambito della il Sig. Cerra risultava indagato.Ad  ogni buon conto la posizione del mio Assistito è stata successivamente archiviata per “infondatezza della notizia di reato” con decreto di archiviazione n. 7584/2019 R.G.N.R. emesso in data 28/6/2019 dal GIP di Catania Dott. Stefano Montoneri

Preme osservare come tra la data di pubblicazione dell’articolo de quo e la data odierna, sia ormai trascorso un considerevole lasso di tempo, sufficientemente adeguato acchè fosse garantita la tempestiva informazione: ad oggi, pertanto, non vi è più interesse pubblico nè utilità sociale alla permanenza di tale notizia sul Web.

Vieppiù che la notizia stessa risulta essere stata smentita dalla realtà: come già detto è stato emesso un decreto di archiviazione per “infondatezza della notizia di  reato”.

Gli articoli giornalistici ancora presenti sul Web, tra cui quelli di Sud Libertà ledono gravemente l’immagine del mio Assistito, non solo relativamente alla legittima tutela del proprio diritto all’identità personale, ma anchein considerazione della posizione e dell’incarico dallo stesso ricoperti essendo il Sig Cerra Ufficiale superiore della Guardia di Finanza con il grado di Tenente Colonnello.

Tanto premesso invio la presente per richiedere la cancellazione del nome e di ogni riferimento del mio Assistito dall’articolo di cui al Link indicato con espressa istanza che venga rimosso ogni eventuale ed ulteriore contenuto  del Vostro Sito e giornale relativo alla vicenda de quo e lesivo dell’immagine del Ten.Colon.Cerra. Vi invito  comunque a prendere contatti con la scrivente Studio legale agli indirizzi indicati in calce al fine di trovare una rapida  risoluzione della questione.

Vi invito e diffido per quanto sopra con espresso avvertimento che in caso di mancanza di Vs positivo riscontro e senza ulteriore avviso la scrivente si riserva di adire le competenti sedi per vedere riconosciute le  ragioni  del mio Assistito con aggravio di spese a Vs.totale Carico.

La presente, quale formale atto di diffida  e di messa in mora, vale ai fini  interruttivi della prescrizione. Distinti  Saluti  – Firmato: Avv Anna Lisa Mazza

 

 

RISPONDE IL  DIRETTORE DI SUD LIBERTA’    RAFFAELE LANZA

 

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Raffaele Lanza

“NEL BILANCIAMENTO DEGLI INTERESSI PREVALE IL DIRITTO DI CRONACA – SPIEGHIAMO  LE RAGIONI  PERCHE’ L’ARCHIVIO DI SUD LIBERTA’ -QUOTIDIANO ANTIMAFIA RESTA SACRO E  INTATTO NELLA CONSERVAZIONE “

La lettera dell’Avv.Mazza -precisiamo intanto  al pubblico a scanso di equivoci – non è una nota di rettifica nè di precisazione del testo pubblicato. Per il semplice motivo che quelle notizie pubblicate al tempo sono tutte vere e legittime: diciamo tutte. Non vi è una sola parola, nè una sillaba, da modificare di quanto scritto.     La notizia dell’aggiornamento del procedimento -nel caso l’archiviazione del procedimento che ha coinvolto il cliente del legale, Tenente Colonnello Cerra – per “infondatezza del reato” – anche se l’avv.Mazza non allega copia del dispositivo della Sentenza ma in ogni caso non sembra sussistano dubbi di sorta– è legata alla tempestività con la quale i diretti interessati-gli indagati cioè all’epoca- comunicano spesso  la Sentenza /decreto. E la lettera dell’Avv.Mazza , pur con ritardo, assume solo valore di aggiornamento documentale.. L’articolo in esame risulta adesso “integrato” da evento successivo, cioè l’archiviazione del Colonnello con riferimento alle sole iniziali nominative dell’ex indagato

L’affermazione invece secondo la quale SUD LIBERTA’ “lede gravemente l’immagine del suo assistito” non possiamo condividerla in nulla, anzi , pur comprendendo il dramma post-processuale del Colonnello Cerra, la restituiamo tutta al mittente.    Questa non è una procedura corretta,

perchè il legale Mazza intenta ad una esclusiva difesa d’ufficio di una persona onesta ed eccellente nel suo ruolo, non ha provveduto ad un sereno/obiettivo  giudizio di bilanciamento tra i diritti in gioco, omettendo di verificare, rispetto alla notizia giornalistica… edita sul quotidiano online e nuovamente consultabile dai motori di ricerca all’epoca dell’introduzione del giudizio,  prevalenti – e perduranti -diritti di cronaca giudiziaria o di documentazione ed archiviazione; inoltre AvvMazza , non ci sembra abbia accertato   i profili di applicabilità della deindicizzazione della notizia da parte dei motori di ricerca, quale rimedio sufficiente, escludendo di chiamare in causa il direttore responsabile di una testata Antimafia -si consenta-per eccellenza nel Settore

 Ciò non toglie – e la gente lo capisce benissimo- che , rispetto ad una Sentenza o decreto di archiviazione, -il link in esame, rappresenta un documento insignificante.         Mi sforzo anche di aiutarla visto pure che il suo cliente riveste le funzioni importanti e delicate come quelle di  Colonnello della Finanza. E mi chiedo: perchè Avv Mazza, con la sua richiesta/diffida “di rimozione del link” ha preferito misurarsi con me – semplice Giornalista indipendente e critico- anzichè come -avvertono le Ordinanze dei  Giudici della Cassazione (vedasi  Ord.n.2804 del 5 Nov.2018 e 16429 del 19/6/2019            con i giganti del Motore di ricerca Web Google che conserva ancora questo link che dà tanto fastidio?

Credo che sia obbligo giuridico  o, perlomeno Lei debba dirigersi in quella direzione perchè ha omesso il tema del bilanciamento,  del cd diritto all’oblio e del diritto di cronaca, relativamente al trattamento dei dati personali da operarsi in una fattispecie di inserimento all’interno dell’archivio di testata giornalistica on line (accessibile sul web attraverso la consultazione dei motori di ricerca) di una notizia di cronaca afferente a vicenda di rilievo penale, dedotta come risalente nel tempo, e tanto anche sub specie dell’attività di archiviazione on-line ai fini storici. Con l’aggiornamento del decreto di archiviziazione -in ogni caso- anche questo percorso risulta adesso in salita.

Secondo i principi sanciti dalla Corte di Giustizia Europea (recepiti dalla normativa interna), il gestore del motore di ricerca deve essere considerato come “il responsabile” del trattamento dei dati personali”

Occorre anche vedere  l’ordinanza 19 maggio 2020, n. 9147  dove la Corte di Cassazione (sezione I civile, camera di Consiglio 18/02/2020 Rel. Cons. Dr. Laura Scalia), richiamando espressamente le sentenze della Corte di Giustizia dell’Unione Europea pronunciata nella causa C- 131/12 (Google Spain SL, Google Inc. C/ Agenzia Espanòla de Protecciòn de Datos(AEPD), Mario Costeja Gonzales) del 13 maggio 2014, della Corte di Giustizia, Grande Camera, nella causa C- 136/17 (GC,AF,BH e ED, Commission nationale de l’informatique et des libertes (CNIL Francia) Google Inc.) con la sentenza del 24 settembre 2019 (punti 37 e 43), afferma che: “nel giudizio di comparazione tra i diritti fondamentali della persona ed il diritto alla libertà di espressione, garantiti, rispettivamente, dagli articoli 7, 8 e 11 della «Carta dei diritti fondamentali dell’UE», l’equilibrio si apprezza raggiunto dalla Corte europea con lo stabilire che a) il gestore del motore di ricerca è obbligato ad intervenire sull’elenco delle informazioni indicizzate provvedendo ad eliminare il link di raccordo verso pagine web dell’archivio online che riportino informazioni sulla persona il cui nome sia stato digitato sulla query del motore di ricerca e ciò «eventualmente anche quando la loro pubblicazione su tali pagine web sia di per sé lecita» (punto 3 del dispositivo della sentenza 13 maggio 2014 cit.)”.

Infine abbiamo riletto i nostri studi giornalistici, e in specie la Sentenza della Cassazione n.5512/2012 secondo la quale-AvvMazza- deve prevalere il  diritto di cronaca e di conservazione della notizia per finalità storico-sociale e documentaristica, e può essere soddisfatta la “lamentela” del titolare medesimo, non attraverso la “cancellazione” da parte  del quotidiano online, cioè Sud Libertà, bensì attraverso la “deindicizzazione” dell’articolo da parte dei motori di ricerca generali. In conclusione: nell’ottica del sopra menzionato bilanciamento, l’interesse pubblico a rinvenire sul web, attraverso il motore di ricerca gestito da Google o altri motori, notizie circa il titolare, deve prevalere sul diritto all’oblio dal medesimo vantato

In ragione di quanto sopra esposto, -è bene che Lei lasci perdere Avv. Mazza, ricorderemo pure,in aggiunta, un provvedimento del Garante alla Privacy- n.171/2019 – secondo il quale la richiesta, avanzata in via principale, diretta ad ottenere la rimozione degli articoli dai siti gestiti dai titolari del trattamento deve essere dichiarata infondata in quanto il trattamento non risulta in termini generali illecito, essendo riferito a fatti di interesse pubblico, anche in relazione al ruolo ricoperto dall’interessato, e ciò sia al tempo della loro pubblicazione, sia attualmente per chi effettui una ricerca relativa alla vicenda in questione

Peraltro, deve essere qui ribadito – anche secondo il chiaro riferimento dell’Ordinanza – che prevalgono, in ambito comunitario, i principi espressi dalla Sentenza 13 maggio 2014 della Corte di Giustizia Europea, che ha affermato l’esistenza di un diritto all’oblio nell’ordinamento europeo, sulla base della direttiva del 1995 sulla protezione dei dati personali(direttiva 95/46/CE), intendendo per “diritto all’oblio” non la cancellazione dei dati da parte del quotidiano online, bensì , con l’intervenuta archiviazione dell’ex indagato,solo la loro “deindicizzazione” da parte dei motori di ricerca Google    Sono convinto Avv Mazza che se noi ci incontrassimo insieme con il Colonnello Cerra, persona coraggiosa e pulita,  ci stringeremmo tutti e tre la mano e ci darebbe ragione…. Fa niente,comunque   avvocato se nella sua preziosa missiva, abbia omesso tutto quanto sopra. Lo abbiamo fatto noi adesso.