ALLA RICERCA DI UN (DIFFICILE) ACCORDO PER UNA MIGLIORE QUALITA’ DI VITA DELL’ITALIA

Recovery Fund: 750 miliardi, l'Europa c'è, ora un Recovery plan ...

 

Tra i capi di Stato e di governo dell’Ue riuniti per cercare un accordo sul Recovery Plan e sull’Mff 2021-27 “in molti interventi il clima è quello della consapevolezza che dobbiamo assolutamente raggiungere un risultato. Purtroppo è fumata nera, ma c’è ancora da lavorare domani (oggi, ndr)”. Si è espresso così il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, rientrando in hotel nella notte, al termine della prima giornata di lavori del Consiglio Europeo, a Bruxelles.

Conte, il Recovery Plan del governo: digitale, fisco, investimenti ...

Nella prima giornata dei lavori dell’Ue sull’assegnazione dei Recovery Plan Conte ha acquisito consapevolezza che la strada per risollevare definitivamente l’economia italiana è davvero difficile.   Afferma il premier : “la Germania ha avuto un grande ruolo. Nel dibattito interno tedesco c’era molta contrarietà” a uno strumento fondato sul debito come il Recovery Plan. “La leadership di Angela Merkel – ricorda – ha avuto un grande ruolo per orientare il suo Paese verso questa soluzione. E Germania e Francia hanno proposto per primi, ufficialmente, i 500 mld di sussidi. La Germania sta giocando un ruolo importante, ma adesso abbiamo ancora dei dettagli sui quali metterci d’accordo“….

Vi sarebbero vedute diverse tra i capi di Stato e di governo dell’Ue “ “Stiamo parlando del Quadro finanziario pluriennale dei prossimi sette anni e di uno strumento innovativo come Next Generation Eu. Ci sono tanti aspetti tecnici da approfondire e delle divergenze che obiettivamente non siamo ancora riusciti a superare”..

Si discute sul  cosiddetto freno di emergenza cioè quel che  “riguarda la governance per la fase attuativa dei piani, ma ci sono anche altri aspetti dei quali stiamo discutendo, spiega ancora il presidente del Consiglio. Non si tratta di porre il veto. L’Italia è molto ambiziosa, non solo per difendere i propri interessi, che è senz’altro vero, ma anche perché difende una proposta della Commissione”.

“Stiamo difendendo  – le prerogative della Commissione: siamo anche disponibili ad entrare nella logica della revisione di qualche dettaglio, ma non ad accettare una soluzione di compromesso che alteri non solo l’equilibrio tra le istituzioni europee, che per noi è una linea rossa, ma anche l’ambizione, per quanto l’ammontare dell’intervento con il Recovery e anche il bilanciamento interno tra sussidi e prestiti. Dobbiamo essere chiari: serve un programma che favorisca la ripresa europea. Deve avere caratteristiche di adeguatezza, proporzionalità ed effettività. Se manca uno di questi aspetti, vuol dire che non è ben strutturato né funzionale. Il programma deve essere effettivamente perseguibile: se frapponiamo ostacoli operativi lo rendiamo inefficace – ribadisce – e non serve a nessuno“.

 

Elezioni Parlamento d’Europa: equilibri diversi nella maggioranza politica. Chi ha vinto e cosa succederà adesso

Vi saranno adesso equilibri diversi nella maggioranza del nuovo Parlamento europeo – Finora era retto dal  dominio del Ppe e del Pse.  Entrambi i gruppi hanno perso più di 100 parlamentari. Riportiamo il video inviato alla direzione dall’Agenzia inf.(R..)

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Un crollo arrivato dopo il risultato  di Angela Merkel  in Germania dove il suo Cdu-Csu è rimasto il primo partito tedesco, ma con il risultato più basso nella sua vita politica. Non brillano neppure i partiti di centrosinistra, che finora non riescono a mettere insieme più di 141 seggi. Si registra un a impennata dei Verdi, che guadagnano 22 seggi, per compensare l’emorragia filo-europeista. Perde così anche significato  la crescita del gruppo liberale dell’Alde, alla quale aderiranno i parlamentari di Emmanuel Macron, portando il gruppo centrista a 102 seggi. Un’alleanza con loro per il Ppe e i Socialisti rischia di essere dispendiosa, in vista della composizione della nuova Commissione europea: i liberali non vorranno certi accontentarsi, sapendo di essere indispensabili alla futura maggioranza, al momento ferma a 306.

Un accenno all’affluenza alle urne. Stavolta la gente è andata a votare.L’affluenza alle elezioni europee, dal 1979 al 2014, ha registrato un calo costante (va tenuto presente che nel tempo l’Ue si è ingrandita): nel 1979 era del 61,8%; nel 1984 del 59%; nel 1989 del 58,3%; nel 1994 del 56,7%; nel 1999 del 49,5%; nel 2004 del 45,6%; nel 2009 del 43% e nel 2014 del 42,54%. Con una forchetta tra il 49% e il 52%, l’affluenza per il 2019, se confermata, invertirà il trend e segnerà il picco dal 1999.