IL GUP LUPARELLO: “MAFIA TRASPARENTE, ACCESSI ABUSIVI INFORMATICI,POTERE,IL TEATRO DELL’ASSURDO DI MONTANTE

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CALTANISSETTA –

Fine della storia per l’ex presidente di Confindustria Sicilia Antonello Montante ed i suoi seguaci.   Il Gup di Graziella Luparello, nelle motivazioni della sentenza che lo ha condannato a 14 anni di carcere. lo definisce quale autore di “.. un progetto di occupazione egemonica dei posti di potere».

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Si tratta di un progetto, spiega il Gup, che «era stato condiviso da tutti coloro che traevano beneficio dalla progressiva attuazione di esso», i quali, «del resto, non avevano alcun motivo per rifiutare le varie proposte di carriera, politica, amministrativa o industriale-associativa che via via, grazie alla innegabile abilità relazionale di Montante, si presentavano. Un progetto – condiviso anche da chi sapeva che Montante era la chiave di accesso a ministeri, enti pubblici e imprese private per ottenere posti di lavoro, trasferimento o incarichi di prestigio: Montante non gestiva potere, ma lo creava».

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Nella foto d’Archivio- il Gup di Caltanissetta dottssa Graziella Luparello

Ora, «se associarsi è una pratica legittima, che gode anche di copertura costituzionale, senza scadere nella illiceità in ragione della sola finalità egemonica nelle istituzioni politiche – precisa il Gup -, associarsi per commettere reati, necessari per l’occupazione di posti di potere, integra il delitto di cui all’art. 416 c.p. Orbene, nel caso che ci occupa, gli imputati hanno commesso, in forma concorsuale, diversi delitti: gli accessi abusivi ai sistemi informatici della polizia».

 

Ma il Gup scopre altro su Montante : «è stato il motore immobile- sottolinea il giudice – di un meccanismo perverso di conquista e gestione occulta del potere, che, sotto le insegne di un’antimafia iconografica, ha sostanzialmente occupato, mediante la corruzione sistematica e le raffinate operazioni di “dossieraggio”, molte delle istituzioni pubbliche, sia regionali che nazionali, dando vita ad un fenomeno che può definirsi plasticamente non già quale mafia bianca, ma mafia trasparente, apparentemente priva di consistenza tattile e visiva e, perciò, in grado di infiltrarsi eludendo la resistenza delle comuni misure anticorpali».

 

«Si era in presenza di una catena di montaggio -afferma il Gup –  con ruoli prestabiliti, assolutamente collaudata e che ha funzionato per diversi anni, per l’esecuzione di un numero elevato di accessi abusivi». Secondo il gup «ciascuno degli anelli della catena di trasmissione era perfettamente consapevole di partecipare ad un’alleanza stabile, finalizzata alla commissione di un numero indeterminato di accessi abusivi al sistema informatico, e perseguiva l’obiettivo di assicurare la longevità operativa del sodalizio, in quanto ciò appariva funzionale al mantenimento di un sistema di potere da cui tutti i federati traevano vantaggio».

 

«La sistemazione lavorativa o il trasferimento del pubblico ufficiale di turno, o di parenti o amici di questi – spiega il gup – era la valuta spesa da Montante per remunerare i sodali: una sorta di ripartizione degli utili prodotti da un’impresa che, con modalità illecite, creava e gestiva il potere».

 

Viene citato in una pagina della corposa sentenza anche ll’ex responsabile del Viminale, Angelino Alfano. Il gup nel descrivere il ruolo di Montante osserva: «Neppure l’allora ministro dell’interno Angelino Alfano, come da lui affermato, poteva permettersi di contraddirlo, e, nell’anno 2013, a sostegno della presunta “primavera degli industriali”, era stato persino “delocalizzato” il Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica, che, senza alcun precedente nella storia della Repubblica Italiana, si era riunito a Caltanissetta: un’autentica genuflessione istituzionale innanzi a colui che nel 2015, nel pieno della bufera mediatica per il suo coinvolgimento nell’indagine per mafia, riusciva persino a farsi rafforzare il servizio di scorta».

 

Il gup di Caltanissetta, nelle motivazioni si dilunga molto su quella che, a suo avviso, era un’antimafia di facciata. Ed era senza riscontri in merito a presunti episodi intimidatori quale il rinvenimento di un proiettile innanzi all’abitazione, «di cui, come si è visto, nessuno dei collaboratori di giustizia ha saputo riferire e che, comunque, non pare potersi configurare come un’azione “trasversale” tale da lasciare presagire l’opposizione di “istituzioni” e “poteri”, non meglio precisati, alla rivoluzione legalitaria».

 

Per la Giustizia: «Montante dunque, parlava di “cappa”, di “azioni trasversali”, di possibili ostruzionismi da parte di “istituzioni” e “poteri” deviati, senza alcun dato oggettivo a suffragio delle sue elucubrazioni, nonostante le ripetute sollecitazioni, da parte dei componenti della commissione, ad inverare il suo discorso con elementi concreti tali da emanciparlo dalla libera esposizione di semplici impressioni».

 

«Orbene, – chiosa il gup – le invocazioni di aiuto di Montante contro vaghi spettri, ora collocati all’interno delle istituzioni, non altrimenti identificate, ora dentro presunte organizzazioni criminali, presentano spiccati profili di affinità tematico-stilistica rispetto al teatro dell’assurdo, ove i personaggi beckettiani attendono Godot senza sapere chi sia Godot e perché lo attendono. E quando la scena si chiude, Godot non è ancora arrivato».

Il GIUDICE BORSELLINO AVEVA RICHIESTO ANCHE UN SEMPLICE COMPUTER E SOLO DOPO TANTO TEMPO ARRIVO’

LOTTARE DA SOLI CONTRO IL SISTEMA E CIRCONDATO DALLA MAFIA

Il giudice Paolo Borsellino, nell’audizione davanti alla Commissione antimafia desecretata, denunciò di essere senza scorta il pomeriggio e la sera . Sono oltre 1.600 i documenti per la prima volta riordinati in un unico sito, materiali e atti dal 1963 al 2001 de-secretati che diverranno accessibili a tutti.

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“Nonostante la mattina con strombazzamenti il magistrato viene accompagnato in auto, poi il pomeriggio non lo può più fare” dice ancora Borsellino. E davanti al deputato che gli parla di “libertà” di andare con la propria auto replica: “La mia libertà la riacquisto, ma poi sono libero di essere ucciso la sera…”.

– E ancora: “Il computer è finalmente arrivato, purtroppo non sarà operativo se non fra qualche tempo. E’ stato messo in un camerino e stiamo aspettando” dice nell’audizione inedita davanti alla Commissione antimafia il giudice Paolo Borsellino. “E’ un computer della Honeywell ed è diventato indispensabile perché la mole dei dati contenuti anche in un solo processo è tale che non è più possibile usare i sistemi tradizionali delle rubrichette”.

 – In una seduta dalla Commissione nazionale antimafia, prima di essere ucciso, Paolo Borsellino denunciò A Palazzo San Macuto la “gravità dei problemi, soprattutto di natura pratica, che dobbiamo affrontare tutti i giorni”, “sottolineando soprattutto che, con il fenomeno della gestione dei processi di mole incredibile, perché un solo processo è composto da centinaia di volumi e riempie intere stanze, è diventato indispensabile l’uso di attrezzature più moderne di queste rubriche e degli appunti”.

 – Il boss poi pentito Tommaso Buscetta, mentre era latitante, incontrava i capimafia in via Ruggero Settimo a Palermo, strada centralissima del ‘salotto’ della città, in pieno giorno. A raccontarlo alla Commissione nazionale antimafia prima di essere ucciso era stato Paolo Borsellino: a Marsala, dove il giudice lavorava, non c’era una volante “che potesse assicurare l’intero arco delle 24 ore”, raccontava Borsellino. “E siccome ricordavo che Buscetta mi aveva detto che gli era stato presentato il capomafia di Bagheria mentre passeggiava in via Ruggero Settimo e io gli chiesi come faceva a passeggiare e lui mi rispose: “Nel nostro ambiente si sapeva che tra le 14 e 16 c’era la ‘smonta’ delle volanti e noi latitanti ci facevamo la passeggiata”.

A Marsala, quando il Procuratore era Paolo Borsellino, mancava una volante; così il magistrato poi ucciso da cosa nostra fece la proposta di dimezzarsi la scorta: “E così facemmo la volante” raccontava lo stesso Borsellino durante l’audizione davanti alla Commissione antimafia. “Io ero molto stanco e volevo andare e dissi di dimezzarmi la scorta e solo così avemmo la volante”.

– “Il fratello di Riina Salvatore abita a Mazara del Vallo da circa 20 anni e, per una certa situazione riguardante le forze di Polizia, pur sapendo che si recava ogni settimana a Corleone, non era mai stato fatto un pedinamento“. Lo racconta il giudice nell’audizione in Antimafia del 12 maggio 1987. Marsala “sospetto, con la mia esperienza e con quello che posso capire, sia una specie di santuario delle organizzazioni criminali mafiose di Palermo”.

– Il mio ufficio “rimanendo identico sia nei magistrati che nei funzionari che nella cancelleria visto che non è arrivata una sola persona in più, ufficio che si occupava di un flusso annuale di 4mila processi, ha visto ora aumentare tale flusso a 30mila processi l’anno ai quali si sono aggiunti i 60mila processi che gli sono stati scaricati dalle preture del circondario in quanto, non essendo stati incardinati con il vecchio rito, sono stati assegnati alla procura della Repubblica affinché li tratti con il nuovo rito. Attualmente nel mio ufficio giacciono circa 100mila processi”. Lo afferma Paolo Borsellino sentito in commissione parlamentare Antimafia a Trapani nell’89, dove parlava anche dell’impatto del nuovo codice di procedura penale sulle condizioni strutturali degli uffici giudiziari impegnati sul versante della lotta alla criminalità organizzata. Nell’audio, reso accessibile dalla Commissione Antimafia, Borsellino sottolinea: “Io comunque non mi arrendo”, spiegava Borsellino dicendo di aver detto all’allora ministro Vassalli “che non alzerò le braccia. Certo bisognerà vedere quale sarà la resistenza fisica mia e dei miei colleghi”.

 – “A Mazara del Vallo operò per un certo periodo una società dal nome tipicamente massonico, la società “Stella d’Oriente”, il cui factotum era Pino Mandalari, certamente massone, amministratore dei beni di Riina, Provenzano, Bagarella… dei Corleonesi”. Racconta così Borsellino e a Violante che gli chiede se ci fossero magistrati nella loggia, Borsellino rispende: “Non credo: quello che ho sentito è che qualche magistrato frequentasse il circolo, non però che fosse aderente alla loggia”.

– “Con riferimento al mio circondario devo dire che provvedimenti giudiziari, e io devo attenermi a procedimenti giudiziari perché sono giudice e non sociologo, che denotino queste commistioni, connivenze e contiguità tra mafia e politica non vanno oltre qualche indizio di reato che recentemente ha anche toccato dei consiglieri comunali con i provvedimenti che ho emesso nel marzo di quest’anno” dice Borsellino. “Dovunque abbiamo indagato, al di sopra della cupola mafiosa, non abbiamo mai trovato niente – sottolinea ancora – Da tante indagini viene fuori invece la contiguità e i reciproci favori, e senza andare lontano basti vedere il caso Ciancimino e il caso Salvo, e tutto ciò di cui parla uno degli ultimi pentiti, il Marsala, in riferimento all’attività delle organizzazioni mafiose a livello elettorale che permetteva quantomeno di rendere favori elettorali, probabilmente con la speranza di averli resi in altro modo”.

– “Non sono uso fare dichiarazioni sui processi in corso, semmai le faccio dopo. Anzi, al riguardo, vorrei dire che sono stato, insieme ai miei sostituti e collaboratori gravemente minacciato mentre si stavano svolgendo le indagini sul processo per Pantelleria”. Il giudice in una delle audizioni in Antimafia desecretate oggi, in cui poi racconta: E’ arrivata una lettera contenente un proiettile che diceva che altri due erano per il maresciallo Canali, altri tre per il mio sostituto Di Gloria e altri cinque per il sottoscritto e i suoi cari: pertanto la persona che scriveva era perfettamente a conoscenza della composizione dei nuclei familiari mio, del maresciallo e del sostituto”.

 – Gli audio pubblicati on line sono stati desecretati, insieme ad atti e documenti dei lavori della stessa Commissione Antimafia, che ha deciso all’unanimità di desecretare tutto il materiale.

Il presidente Nicola Morra ha illustrato il nuovo sito istituzionale che, anche grazie a un motore di ricerca, permetterà a chiunque di consultare i documenti. “Questo è un segnale di ulteriore democratizzazione del Paese” .

OPERAZIONE “CITTA’ BLINDATA”: LA PROCURA ANTIMAFIA,CARABINIERI E POLIZIA, DISARTICOLANO LE COSCHE MAFIOSE

GLI ARRESTATI

1. AMOROSO Giuseppe cl.72
2. AMOROSO Vito cl.67
3. CARCIOTTO Giovanni cl.84
4. CARUSO Tino cl.78
5. GANGI Gregorio cl.89
6. GRAVAGNA Alberto cl.85
7. LICARI Roberto cl.87
8. MONFORTE Andrea cl.92
9. MONFORTE Alfio Ambrogio cl.69
10. MUSCIA ALFIO cl.78
11. PANEBIANCO Vincenzo cl.90
12. PELLERITI Riccardo cl.95
13. RICCERI Placido cl.86
14. VERCOCO Carmelo cl.73
15. MERLO Massimo cl.72 (tratto in arresto dalla Polizia di Stato)
16. MERLO Marcello cl.60 (tratto in arresto dalla Polizia di Stato)

Gli arrestati sono stati associati al carcere di Catania-Bicocca, in attesa dell’interrogatorio di garanzia che si terrà nei prossimi giorni.

Carabinieri del Comando provinciale di Catania e dalla polizia hanno fermato sedici persone nell’area di Biancavilla in virtù di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip su richiesta della Direzione distrettuale antimafia etnea.     Si procede per contestazione dei  reati di associazione mafiosa e associazione per delinquere finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti e al porto e alla detenzione di armi

L’operazione, denominata “Città blindata”, la Procura distrettuale di Catania ritiene di avere frenato la cosca storicamente denominata Tomasello-Mazzaglia-Toscano oggi diretta da due “famiglie”, Amoroso e Monforte, e legata al clan Santapaola-Ercolano ai vertici di Cosa nostra.

. Gli arrestati sono: Giuseppe Amoroso, 47 anni; Vito Amoroso, 52; Giovanni, Carciotto, 35; Tino Caruso, 41; Gregorio Gangi, 30; Alberto Gravagna, 34; Roberto Licari, 32; Andrea Monteforte, 27; Alfio Ambrogio Monteforte, 50; Alfio Muscia, 41; Vincenzo Panebianco, 29; Riccardo Pelleriti, 24; Placido Ricceri, 33; Carmelo Vercoco, 46; Massimo Merlo, 47, e  Marcello Merlo, di 59, che in passato è stato anche sindaco di Biancavilla.

Le indagini, che hanno preso avvio dopo gli omicidi di Agatino Bivona, ucciso il 13 gennaio 2014, e di Nicola Gioco, freddato due giorni dopo, hanno fatto emergere i contatti tra Giuseppe Amoroso, che era stato posto agli arresti domiciliari, ed alcuni suoi fedelissimi per consolidare gli assetti della nuova formazione criminale e pianificare strategie per sancire il definitivo predominio del suo gruppo. Le indagini hanno accertato anche che gli si era affiancato il fratello Giuseppe dopo che era stato anch’egli posto ai domiciliari.

Inoltre, a riscontro dell’attività investigativa svolta, il 23 aprile 2015, venivano sequestrati nel corso di uno specifico servizio anche cento grammi di sostanza stupefacente del tipo cocaina, nonché numerose munizioni di fucile calibro 12 e di pistola calibro 7.65 Browning che erano custodite in una casa di campagna sita in contrada Sant’Antonino di Biancavilla e nella disponibilità del clan malavitoso degli Amoroso.

Le indagini sul clan mafioso operante in Biancavilla proseguivano poi anche per tutto l’anno 2016 e venivano condotte dai carabinieri della Compagnia di Paternò a partire dal tentato omicidio ai danni di Amoroso Giuseppe, verificatosi a Biancavilla il 10 gennaio 2016.

Nel corso di tale attività investigativa i citati militari, monitorando lo stesso Amoroso , nonché i fedelissimi Gangi Gregorio, Licari Roberto, Panebianco Vincenzo e Pelleriti Riccardo, il 9 giugno 2016 riuscivano a rinvenire un vero e proprio arsenale composto da una mitraglietta calibro 7,65, una pistola marca “Glock”, quattro pistole a tamburo di vario calibro, nonché numerosissime  munizioni,  tutte armi occultate in un appezzamento di terreno incolto sito in contrada Don Assenzio del Comune di Biancavilla.

 

Fa scalpore la notizia che tra  gli arrestati, figuri anche l’ex sindaco di Biancavilla, Marcello Merlo, di 59 anni. E’ stato in carica, in quota area del centrosinistra, dal settembre del 1993 al maggio del 1994. E’ indagato per associazione mafiosa e con il fratello Massimo, di 47 anni, è ritenuto ai vertici del gruppo “Merlo” che, secondo l’accusa, dal 2016 sarebbe confluito nella cosca Tomasello-Mazzaglia-Toscano legata alla “famiglia” Santapaola-Ercolano ai vertici di Cosa nostra etnea. 

FAVORITISMI,ELARGIZIONI, PRESSIONI POLITICHE: ECCO I CONTRIBUTI 2019 CHE ANDRANNO ALLE ASSOCIAZIONI “RICHIEDENTI”

 

Ammontano a poco più di 7 milioni i contributi, una volta contenuti nell’ex Tabella H, destinati ad associazioni ed enti del terzo settore. Un budget che lascia molti insoddisfatti. I centri studi impegnati nell’antimafia, per esempio. hanno ottenuto meno della metà di quanto previsto. Non c’è dubbio che molte di queste associazioni la popolazione siciliana neanche ne ha sentito parlare e che dietro ognuna di essa si cela l’ombra di di un deputato regionale o nazionale che dà il nominativo per il lasciapassare.     Siamo convinti che la materia contributi oggi dovrebbe essere soppressa totalmente e che ogni associazione che intenda promuovere iniziative pubbliche lo debba fare sulle proprie gambe.         Per il resto è solo ancora favoritismo manifesto che lega l’onorevole di turno al dirigente di turno che sponsorizza in un comune intento l’associazione favorita attorno ad un dolce che si riduce di anno in anno..

Il centro Pio La Torre aveva chiesto 228 mila euro, la prima graduatoria formulata dall’assessorato ai Beni Culturali gliene aveva assegnati 150 mila ma alla fine percepirà 52.500 euro. Le tabelle pubblicate da ogni assessorato dopo la valanga di domande seguite al bando lasciano spazio a ricorsi e domande dubbie Al bando sono arrivate richieste per oltre 20 milioni ma in cassa c’era appena un terzo. E , si apprende , nel 2019 il budget diminuirà ancora di un altro milione.

L’associazione Meter di don Di Noto  incasserà 825.992 euro. l’Avis di Galati Mamertino  397 euro e 41 centesimi. L’Accademia degli Zelanti e dei Dafnici di Acireale anche quest’anno avrà il suo contributo, limitato però a 8.250 euro. 

. Nel 2016 erano previsti 13 milioni ma ne sono poi realmente arrivati 8,7. Quest’anno un taglio di altri 500 mila euro.

 

L’assessorato alla Famiglia. È questo il settore che ha preso quasi il 60% dell’intero finanziamento regionale: 4,8 milioni su 8,2. Dietro la Meter onlus si piazzano così il Banco Alimentare (277.757 euro), il Telefono azzurro (103.860), il Centro Padre Nostro di Brancaccio (629.716), il Telefono Arcobaleno (614.973), l’Ente nazionale sordi (756.157), l’Unms (142.895), l’Anmil (154.803), l’Anmic (154.803) e l’Onmic (81.726).

Questi sono i finanziamenti più cospicui dell’assessorato Famiglia, : comunità Sant’Egidio (69.238) associazione Gesù Bambino di Praga (18.869), associazione Santa Chiara (27.827 euro), associazione Penelope (66.347), associazione La Danza delle Ombre (36.040), cooperativa Medira (45.822), associazione San Benedetto il Moro (31.534), associazione Parole in libertà (10.014), centro d’Amore di Gesù (14.767), cooperativa 3P Padre Pino Puglisi (13.775), associazione Le ali della libertà (19.827), casa famiglia Rosetta (24.814), centro sociale San Francesco Saverio (22.683), Asfa Sicilia (17.711), associazione Inventare Insieme (73.445), comunità terapeutica Casa dei Giovani (61.255), associazione Madre Serafina (20.333). In questo elenco di finanziamenti di minore importo rientrano anche la coop HMORA (20.333), la coop Migma (35.192), l’associazione Montelepre don Francesco Bagliesi (15.946), la fondazione Ebbene (67.742), l’istituto Fernando Santi (62.174).

Ci sono poi una serie di aiuti nel settore dell’assistenza ai disabili: associazione Famiglie Persone Down (31.379 euro), coop La Fraternità (47.609), associazione Apriti Cuore (33.475), coop Edificando (44.840), associazione Recupero Cerebrolesi (42.094), onlus Sordi Valle del Mela (11.049), Cantiere delle Idee (18.222), associazione Famiglie Disabili (48.056).

All’associazione per la Conservazione delle tradizioni popolari vanno 168 mila euro ma aveva avuto il via libera per 300 mila. Alla fondazione Whitaker dovevano andare 275 mila euro ma l’aiuto si fermerà a 154 mila. All’Istituto Gramsci vanno 106.400 euro, alla fondazione Mandralisca 154 mila, alla Buttitta 78.400, al Centro studi filologici siciliani 67.200, al Centro studi pirandelliani 10.500, all’Istituto siciliano di studi bizantini e neoellenici 31.500, alla circoscrizione Sicilia di Amnesty International 10.500. al centro Pier Paolo Pasolini 10.500,alla fondazione Piccolo 61.250.

 La fondazione Falcone avrà 42 mila ma ne attendeva 120 mila, il centro Pio La Torre avrà 16.800 invece di 80 mila, il centro Cesare Terranova avrà 7.350 euro inve di 35 mila, la fondazione Gaetano Costa riceverà 3.150 euro invece di 15 mila. Alla fondazione Sciascia andranno 31.500 euro ma ne erano previsti 90 mila. E poi ancora, fondi a Officina di studi medievali (43.750), museo del Papiro (15.750), associazione Arte Axa (21 mila), Facoltà Teologica di Sicilia (25.200), istituto di etnologia Oikos (6,300).

Infine, l’assessorato ai Beni Culturali ha assegnato una valanga di microcontributi: museo San Nicolò (4.200 euro), Arci (5.775), Istituto studi politici ed Economici (1.050), centro studi Feliciano Rossitto (7.350), fondazione Verga (10.500), museo cultura popolare dei Peloritani (2.250), associazione Kandinsky (2.250), fondazione Salvare Palermo (1.543), associazione per la cultura popolare dei monti Iblei (1.488), UdiPalermo onlus (1.323), parrocchia San Pietro e Paolo di Palermo (3.859), Centro siciliano studi sulla giustizia (1.102), fondazione Guarino Amella (1.102), associazione turistica Sotto Sale (1.102). Nello stesso elenco di beneficiari rientra il Farm Cultural Park di Favara che ottiene 4.961 euro invece dei 45 mila promessi.

 

Caltanissetta: rinviati a giudizio Antonello Montante e ” Personaggi eccellenti siciliani:………ecco i nomi”

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Rinvio a giudizio per Antonello Montante l’ex potente industriale accusato di aver messo in piedi un serie di relazioni per gestire una antimafia di facciata e finito nei guai giudiziari insieme ad altri potenti siciliani

Fra le richieste di giudizio spiccano i nomi dell’ex Presidente del Senato Renato Schifani ma anche quello dell’ex capo dei servizi segreti Arturo Esposito. Si prosegue con Diego Di Simone, ex investigatore della squadra mobile di Palermo diventato il capo della security di Confindustria; del colonnello Giuseppe D’Agata, ex capo centro della Dia di Palermo; Marco De Angelis, sostituto commissario in servizio prima alla questura di Palermo, poi alla prefettura di Milano; Ettore Orfanello, ex comandante del nucleo di polizia tributaria della Finanza di Caltanissetta, e l’imprenditore Massimo Romano, titolare della catena di supermercati Mizzica-Carrefour Sicilia. Indagato a piede libero, il professore palermitano Angelo Cuva, accusato di aver agito con mafiosità  con Schifani.

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Renato Schifani, ex presidente del Senato, si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti ai pm di Caltanissetta. Il senatore di Forza Italia ha altresì depositato ai magistrati una richiesta di trasferimento degli atti alla Procura di Palermo, visto che, secondo i suoi legali, i presunti reati di cui il forzista è accusato avrebbero avuto luogo  nel capoluogo siciliano. Anche Arturo Esposito, ex capo dell’Aisi, e Angelo Curva, docente universitario, entrambi indagati per gli stessi reati, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. L’ex direttore dello Sco della polizia, Andrea Grassi, e Andrea Cavacece, capo reparto dell’Aisi, hanno invece risposto alle domande dei magistrati, rimandando però le accuse al mittente.

Ma non è finita L’ inchiesta  ruota intorno ad altri nomi eccellenti come l’ex governatore Rosario Crocetta, gli ex assessori alle Attività produttive Linda Vancheri e Mariella Lo Bello, l’ex presidente di Sicindustria Giuseppe Catanzaro e molti altri che ancora non si conoscono.

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Giornata della memoria: Don Ciotti, SUD LIBERTA’-Quotidiano Antimafia e altri scendono in campo nelle piazze

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Catania celebra  domani la XXIII ”Giornata della memoria e dell’impegno in memoria delle vittime innocenti di tutte le mafie” della Sicilia, numerose piazze siciliane si apprestano a promuovere eventi che collegheranno contemporaneamente e idealmente tutte le piazze italiane. ”Terra. Solchi di verità e giustizia” è il titolo dell’edizione 2018 .      La grande manifestazione partirà dal Sud, a Foggia e si ricordano le vittime per condividere insieme  ideali di legalità e giustizia.   

 A Catania sono stati 7 gli incontri pubblici organizzati come parte dell’iniziativa ”100 passi verso il 21 marzo”, che hanno trattato temi andati dalla questione palestinese ad Auschwitz, dalle attività di salvataggio in mare delle Ong fino all’incontro pubblico ”La grande sete della Sicilia”.

E’ pronta anche l’associazione antimafia di Don Luigi Ciotti e la Redazione di SUD LIBERTA’, Quotidiano antimafia del Mezzogiorno diretto da Raffaele Lanza.

Per la ”Giornata Internazionale della Donna”,  il presidio in formazione di Libera Modica ha promosso una giornata in memoria di Lea Garofalo, uccisa dalla mafia, e di Saveria  Antiochia, donna che ha lottato per la giustizia e la verità. Sempre nell’ambito dei ”100 passi verso il 21 marzo” il ciclo di iniziative promosse a Ragusa  ha visto il lento e progressivo  coinvolgimento della popolazione locale e dei giovani con momenti  dedicati alla memoria anche a Scicli. Per oggi il presidio di Ragusa ha organizzato un corteo cittadino, con gli studenti delle scuole superiori della città, per ricordare tutte le vittime delle mafie e per rinnovare, come ogni anno, il suo impegno e servizio sul territorio ibleo.

Attese a Catania 10mila persone, “pronte a partecipare al corteo che partirà alle 9 da Piazza della Repubblica, guidato da 150 familiari delle vittime innocenti delle mafie, seguiti dalle autorità civili (sindaci dei comuni siciliani con gonfaloni), militaried ecclesiastiche, insieme agli studenti di tutti gli ordini scolastici e universitari e dalle associazioni di volontariato provenienti da tutta la Sicilia”. La lettura sarà effettuata in alternanza con l’interno del carcere, dove i nomi delle vittime saranno letti dai detenuti insieme a una delegazione di familiari di vittime della mafia e dagli operatori del carcere (direttrice, insegnanti, agenti di Polizia penitenziaria) e dalla cooperativa ”Filodritto”, che opera dentro la casa circondariale.

Un evento legato al progetto ”Oltre il limite’‘, portato avanti dal coordinamento catanese di Libera all’interno della Casa circondariale e presso l’IPM di Bicocca, dove da ottobre ad oggi si sono svolti diversi incontri con familiari di vittime innocenti delle mafie, oltre a uno specifico con Don Luigi Ciotti.

Dopo la lettura, ci sarà un collegamento in streaming, in diretta da Foggia, per trasmettere il discorso di Don Luigi Ciotti. Al termine della manifestazione mattutina, i familiari delle vittime della mafia saranno ospiti nel Palazzo degli Elefanti per un pranzo offerto da Libera e preparato dagli studenti dell’istituto alberghiero ”Karol Wojtyla” di Catania.