La gran parte dei reperti archeologici è venduta all’estero dalla Puglia e dalla Basilicata

IL MONITORAGGIO DEI CARABINIERI HA PERMESSO IL RECUPERO DI 1181 REPERTI ARCHEOLOGICI DEL IV-II SEC.a.c..

Un anno di indagini sulle opere d'arte rubate: 53 persone denunciate, ma 8  nuovi colpi messi a segno - Il Secolo XIX
Foto Archivio Sud Libertà
Il Nucleo Carabinieri TPC di Bari, nell’ambito delle numerosissime attività investigative avviate sui territori di Puglia e Basilicata e spesso conclusesi in altre regioni italiane o all’estero, ha restituito nel 2020, al patrimonio culturale nazionale, beni archeologici, antiquariali e di arte contemporanea che rischiavano di essere definitivamente dispersi. Le attività delinquenziali connesse ai beni culturali, infatti, hanno sì risentito della crisi pandemica, ma hanno trovato un florido sbocco nel commercio illecito a mezzo e-commerce.    
Sotto l’aspetto repressivo, le investigazioni a contrasto delle aggressioni al patrimonio culturale pugliese e lucano concluse lo scorso anno, hanno consentito il deferimento all’Autorità Giudiziaria di 90 persone per i reati di ricettazione, violazioni in materia di ricerche archeologiche, detenzione di materiale archeologico, contraffazione di opere d’arte, violazioni in danno del paesaggio ed altre tipologie di reati previste dal Codice dei beni Culturali e del paesaggio e dal Codice Penale. 
28 sono state le perquisizioni domiciliari e locali eseguite a seguito degli esiti investigativi delle indagini.
Nell’arco dei dodici mesi sono stati complessivamente sequestrati 1.329 beni (contro i 531 del 2019), di cui 126 di tipo antiquariale, archivistico e librario, 19 reperti paleontologici, 1.181 reperti archeologici e 3 opere d’arte contraffatte, per un valore economico stimato in € 1.530.000 per i beni autentici e di € 7.000 per quelli contraffatti, qualora immessi sul mercato come originali. 
Particolare impulso è stato dato alla tutela delle aree archeologiche. Infatti, il fenomeno che ancora oggi minaccia maggiormente il patrimonio culturale in Puglia e in Basilicata è sicuramente lo scavo clandestino che alimenta un traffico di importanti proporzioni, intorno al quale ruotano enormi interessi economici e commerciali.
E’ da queste due regioni, del resto, che gran parte dei reperti archeologici nazionali (spesso di inestimabile valore storico-culturale) vengono illecitamente trasferiti e venduti all’estero. In tale quadro, nel 2020, sono state adottate misure tese all’identificazione sia dei diretti responsabili degli scavi clandestini che dei fruitori dei beni archeologici estirpati dal territorio. Le molteplici iniziative investigative hanno consentito il deferimento all’Autorità Giudiziaria di 6 persone per lo specifico reato di scavo clandestino.
L’attento monitoraggio di siti e-commerce ormai divenuti, come detto, canale preferenziale per la compravendita di arte, ha permesso il recupero di 1.181 reperti archeologici databili IV- II sec. a.C. dei quali 871 monete di natura archeologica e il contestuale deferimento all’Autorità Giudiziaria di 66 persone per impossessamento e detenzione illecita di beni culturali appartenenti allo Stato.  

Operazione Jungle – 13 misure cautelari per traffico di stupefacenti con l’aggravante del metodo mafioso

 

Dalle prime luci dell’alba – al termine di una complessa attività investigativa nel settore del contrasto al traffico di sostanze stupefacenti coordinata dalla Procura della Repubblica di Bari Direzione Distrettuale Antimafia – oltre 70 militari, con l’ausilio di unità cinofile, del Gruppo Pronto Impiego della Guardia di Finanza di Bari, unitamente della Sezione Aerea di Bari, stanno dando esecuzione in Puglia, Basilicata ed Emilia Romagna, ad un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali emessa, dal G.I.P. del locale Tribunale, a carico di 13 soggetti (di cui 10 tradotti in carcere e 3 sottoposti a divieto di dimora nel Comune di Palo del Colle).

Le complesse investigazioni svolte da militari Anti Terrorismo Pronto Impiego, principalmente impegnati in servizi di controllo del territorio e di concorso all’ordine e alla sicurezza pubblica, hanno consentito di acquisire elementi relativi all’operatività nel territorio del Comune di Palo del Colle (BA), di una strutturata associazione a delinquere dedita al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti oltre che all’estorsione e alla detenzione di armi, che si è sempre avvalsa del metodo mafioso nello svolgimento degli affari illeciti.

L’esecuzione dei provvedimenti cautelari costituisce l’epilogo dell’attività di indagine – denominata “JUNGLE” e svolta attraverso l’incrocio dei dati risultanti dalle intercettazioni telefoniche e ambientali, dai tabulati telefonici, dalle georeferenziazioni satellitari GPS, nonché dall’attività di osservazione, controllo e pedinamento oltre che dai continui riscontri sul campo – che ha permesso di disarticolare l’associazione criminale principalmente dedita al traffico di sostanze stupefacenti di tipo eroina, cocaina, marijuana e hashish, con sede operativa in Palo del Colle (BA), interrompendo così l’ascesa del capo indiscusso della compagine criminale operante in loco sotto l’egida del famigerato clan STRISCIUGLIO, egemone in Bari e provincia.

L’attività investigativa, scaturita dal costante e capillare controllo del territorio, ha consentito di individuare, nel predetto comune, una delle principali piazze di spaccio, in particolare eroina, ormai punto di rifornimento, sdettaglio che all’ingrosso, per acquirenti provenienti da altre province della regione Puglia nonché da regioni confinanti. Plurimi sono stati i riscontri operativi che hanno permesso di sottoporre a sequestro ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti del tipo eroina, cocaina, hashish e marijuana nonché armi, munizionamento di vario calibro e denaro contante. Fondamentale svolta nelle indagini hanno assunto anche le dichiarazioni di uno dei soggetti indagati che ha deciso di collaborare con l’Autorità Giudiziaria, confermando il quadro probatorio delineato e contribuendo a decifrare il linguaggio utilizzato dagli associati nelle comunicazioni “infra gruppo”, fatto di codici e termini allusivi.

Appello del Santo Padre per la tragedia in Siria: “Taccia il frastuono delle armi e si ascolti il pianto dei piccoli ed indifesi”

Risultato immagini per immagine del Papa

Il Santo Padre lancia un appello in favore della Siria, oltre 900 mila persone in tre mesi costrette a lasciare le loro case, nella provincia di Idlib, in seguito alla battaglia tra forze governative siriane sostenute dalla Russia contro gruppi di ribelli appoggiati dalla Turchia.

Essere vicini a questo popolo perchè il pianto dei piccoli – afferma Papa Francdesco-sia finalmente ascoltato dalla comunità internazionale e dalle parti coinvolte nel conflitto.

Cari fratelli e sorelle, mentre siamo riuniti qui a pregare e a riflettere sulla pace e sulle sorti dei popoli che si affacciano sul Mediterraneo, sull’altra sponda di questo mare, in particolare nel nord-ovest della Siria, si consuma un’immane tragedia. Dai nostri cuori di pastori si eleva un forte appello agli attori coinvolti e alla comunità internazionale, perché taccia il frastuono delle armi e si ascolti il pianto dei piccoli e degli indifesi; perché si mettano da parte i calcoli e gli interessi per salvaguardare le vite dei civili e dei tanti bambini innocenti che ne pagano le conseguenze.

Preghiamo il Signore affinché muova i cuori e tutti possano superare la logica dello scontro, dell’odio e della vendetta per riscoprirsi fratelli, figli di un solo Padre, che fa sorgere il sole sui buoni e sui cattivi . Invochiamo lo Spirito Santo perché ognuno di noi, a partire dai gesti di amore quotidiani, contribuisca a costruire relazioni nuove, ispirate alla comprensione, all’accoglienza, alla pazienza, ponendo così le condizioni per sperimentare la gioia del Vangelo e diffonderla in ogni ambiente di vita. La Vergine Maria, la “Stella del mare” [Santa Madre di Dio] alla quale guardiamo come esempio più alto di fedeltà a Gesù e alla sua parola, ci aiuti a camminare su questa strada.

Prima di recitare la preghiera mariana dell’Angelus, Francesco ha ringraziato “di cuore tutti i vescovi e quanti hanno partecipato” all’incontro sul Mediterraneo come frontiera di pace. “Come pure coloro, e sono tanti, che in diversi modi – ha aggiunto il Santo Padre – hanno lavorato per la sua buona riuscita”. “Grazie a tutti! Avete contribuito – ha concluso il Papa – a far crescere la cultura dell’incontro e del dialogo in questa regione così importante per la pace nel mondo”.