Partiti ad Aci Sant’Antonio i “buoni spesa” per il primo elenco di beneficiari

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. Caruso: “Un aiuto fondamentale in questo periodo”

I “buoni spesa” legati all’emergenza epidemiologica e sanitaria da Covid-19, finanziati con i fondi del Decreto Legge n. 154/2020 e riferiti ad un primo elenco di beneficiari di Aci Sant’Antonio le cui domande presso gli Uffici preposti sono risultate idonee, sono attivi da ieri, mercoledì 30 dicembre,.
I beneficiari sono stati informati tramite e-mail e potranno acquistare beni di prima necessità presso gli undici esercizi convenzionati con il Comune di Aci Sant’Antonio (alimentari, farmacie, erboristerie), il cui elenco è presente sul sito web istituzionale dell’Ente.
“Sono state 172 le domande accolte in merito a questo primo elenco – ha spiegato il Sindaco, Santo Caruso – e anche se in forma limitata posso affermare che questa forma di aiuto in questo momento si rivela importantissima. Sappiamo bene come la pandemia abbia colpito l’intero globo al di là della sfera sanitaria, incidendo pesantemente a livello economico, e questo tipo di intervento, sommato a quello che ogni ente e le associazioni di volontariato portano avanti tutti i giorni, può risultare in alcuni casi determinante”.

Aci Sant’Antonio, accesso ai buoni spesa elettronici per chi si trova in maggiore difficoltà

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Emergenza Coronavirus, : domande buoni spesa entro il
15 dicembre. Caruso: “Fondamentale in questo momento”

Ad Aci Sant’Antonio è nuovamente possibile-informa il Comune – presentare istanza per l’accesso ai buoni spesa elettronici, nello specifico quelli previsti dal Decreto Legge n. 154 del 23 novembre e dall’Ordinanza del Dipartimento della Protezione Civile n. 658/2020.
I cittadini potranno presentare una sola istanza (il cui modello è presente sul sito web istituzionale dell’Ente) per nucleo famigliare dichiarando tutti i redditi, percepiti a qualunque titolo (come NASPI,CIG, RC e quant’altro) da ogni componente del nucleo.
Sarà possibile inoltrare le domande corredate da copia del documento di identità in corso di validità presso l’Ufficio Protocollo o a mezzo PEC(all’indirizzo comune-acisantantonio@legalmail.it) entro le ore 20:00 di martedì 15 dicembre, e l’Ufficio Servizi Sociali su base dell’articolo 6 dell’Ordinanza della Protezione Civile citata in altro provvederà a stilare un elenco di quelle accolte tenendo in considerazione lo stato di bisogno a fronte dell’emergenza economica.
Il buono sarà di tipo elettronico, legato alla tessera sanitaria, e non sarà possibile farlo convertire in denaro, né potrà essere rimborsato: lo si potrà solo utilizzare presso gli esercizi commerciali che avranno manifestato la propria disponibilità convenzionandosi con il Comune attraverso il modello di domanda presente sul sito istituzionale dell’Ente.
Gli esercizi coinvolti sono quelli di generi alimentari, prodotti farmaceutici, prodotti per l’igiene personale, prodotti per l’igiene domestica e bombole del gas (in questo caso ci si rivolge a rivenditori e distributori). Gli esercenti non dovranno trovarsi in alcuna delle condizioni di esclusione di cui all’art.80 del D.lgs. 50/2016 e s.m.i., non dovranno sussistere cause di decadenza, sospensione o divieto di cui all’art.67 del D.lgs. 59/2011 e ss.mm.ii, e dovranno avere regolare posizione contributiva INPS/INAIL.
L’elenco dei codici ATECO ammessi è consultabile presso il sito web istituzionale dell’Ente, così come le finalità e le caratteristiche dei buoni e le modalità di rimborso e fatturazione.  L’assessore ai Servizi Sociali, Antonio Scuderi, mette in evidenza il lavoro degli Uffici: “Ci saranno dei controlli a campione, e chi non sarà in regola verrà escluso. È bene ricordare che l’elenco dei beneficiari è comunque vincolato ai fondi stanziati: non si potrà andare oltre quella cifra, e vi rientrerà chi si trova in maggiori difficoltà”.
“Si tratta di una vera e propria boccata di ossigeno, fondamentale in questo momento – ha dichiarato il Sindaco, Santo Caruso – Le feste si avvicinano, e sarà già difficile affrontarle con le restrizioni cui siamo tutti giocoforza sottoposti: c’è sempre chi sta peggio, però,soprattutto a fronte di questa crisi economica, e l’arrivo dei buoni spesa, al fianco delle iniziative che abbiamo già messo in campo in questo senso grazie anche alla collaborazione dei volontari, è di grandissimo aiuto.”

Fondi ai Comuni per “far mangiare chi era povero e chi ora lo è diventato”- Incertezze ed omissioni dei Servizi sociali

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   Carrello  vuoto per ” i nuovi poveri”

 

di    Raffaele  Lanza

In un momento in cui nascono le direttive governative per aiutare concretamente a far la spesa a coloro che sono senza lavoro e ne hanno bisogno,un supporto tecnico accademico proviene al governo da uno studio di centocinquanta accademici con l’elenco delle misure da adottare  nella ‘fase 2’, quella della ” convivenza” con l’emergenza coronavirus. Tra queste, l’incremento dei test, l’utilizzo di tecnologie di intelligenza artificiale e geolocalizzazione, l’isolamento dei soggetti positivi e misure di quarantena localizzate.

Si punta sulla tecnologia avanzata, per sopravvivere al virus e e rilanciare il  sistema economico.L’appello nasce dall’iniziativa del professor Giuseppe Valditara, già capo dipartimento formazione superiore ricerca del Miur ed imita il modello della Corea, che  è passata dalla condizione di seconda nazione al mondo per numero di contagi a poco più di un decimo di quelli accertati nel nostroPaese.

Tali misure- afferma il mondo accademico sostenitore- hanno reso possibile un elevato livello di contenimento evitando il blocco totale del sistema economico e produttivo, realizzando un rilevante numero di test mirati, incrociati con l’isolamento dei soggetti positivi ed un loro tracciamento attraverso la geolocalizzazione. Le misure di sorveglianza attiva, già avviate in Veneto, potrebbero inoltre concorrere ad una migliore gestione dell’emergenza sanitaria evitando la saturazione degli ospedali e prevedendo misure solo localizzate di quarantena generalizzata”.

I  firmatari giudica necessario “l’avvio di una politica di geolocalizzazione che deroghi temporaneamente alle norme sulla privacy, con un termine certo e nel rispetto dei diritti costituzionali“.      Si soffermano pure sulla necessità di “aumentare il numero dei tamponi e dei test sierologici generalizzati per quelle categorie professionali che operano a contatto con i pazienti o che hanno più contatti con il pubblico e per tutti coloro che manifestano sintomi, i loro familiari e tutto coloro con cui sono venuti in contatto negli ultimi giorni”.

 

Coronavirus, arrivano 300 euro a famiglia per il “buono spesa”: ecco chi ne ha diritto

E’ in corso di studio la proposta accademica da parte del comitato tecnico scientifico della Presidenza che fornisce indicazioni al governo e al suo presidente Conte  -Bene, fin qua –    I problemi in atto sono ben altri.

Tanti cittadini sono rimasti fuori o esclusi dal l’assegnazione del “pacco spesa” per precise responsabilità omissive dei Comuni.   Sappiamo che  l’Ufficio dei Servizi sociali di ciascun Comune deve  individuare la platea dei beneficiari e a determinare il contributo da erogare per soddisfare le necessità più urgenti ed essenziali, dando priorità a coloro che non lavorano e non ricevono alcun sostegno economico 

Acquisto e distribuzione  dei generi alimentari

I Comuni possono avvalersi degli enti del Terzo Settore e di quelli attivi nella distribuzione alimentare nell’ambito del Programma operativo del Fondo di aiuti europei agli indigenti (FEAD).

I finanziamenti stanziati dal governo e ripartiti già dai Comuni per consentire a chi ne ha necessità “di mangiare qualcosa” non sono pervenuti, quale pacco spesa, ai destinatari poveri o senza lavoro, nell’osservanza dello spirito della legge emanata da Conte. Perchè? 

Tanti Uffici comun ali erano chiusi al pubblico in questi giorni, i telefoni degli assessorati-servizi sociali erano assolutamente muti, sia per carenza di personale sia per l’eterno vizietto degli uffici pubblici di non voler rispondere al telefono -e qui la Magistratura siciliana avrebbe il dovere tramite i Procuratori capo- di “convocare” nei Tribunali i responsabili dei servizi pubblici comunali (ma. spesso, anche regionali) per frenare il fenomeno

I servizi sociali dei comuni soddisfano le richieste con gli elenchi a loro disposizione della condizione “originaria” di poveri trascurando che in questi mesi il coronavirus ne ha creati molti altri che hanno perduto il lavoro o non hanno effettuare alcuna prestazione lavorativa.    Risultato: famiglie senza pacco spesa.  Non è giusto questo, signori sindaci…
Questa la ripartizione in Sicilia dei fondi spesa- Comune per Comune – i 43,4 milioni dei  400 milioni di euro stanziati dal governo e con i quali i sindaci potranno fronteggiare l’emergenza Coronavirus distribuendo buoni spesa o generi alimentari e di prima necessità a chi ne abbia bisogno.