Corruzione estesa a macchia d’olio all’Anas di Catania: altri arresti

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Più si scava nelle indagini più si trova marciume.   Marciume equivale a corruzione e significa privare del legittimo benessere il popolo che attende risposte positive dalla pubblica amministrazione Anas sempre più nel baratro.  Riepiloghiamo la vicenda.  Nove persone sono state arrestate dalla Guardia di finanza di Catania nell’ambito di un’inchiesta per corruzione sull’esecuzione di lavori di rifacimento delle strade affidati dal locale compartimento dell’Anas, nella sostituzione di barriere incidentate e nella manutenzione delle opere in verde.

               INCHIESTA  “BUCHE D’ORO”

Un’ordinanza di custodia cautelare emessa già dal Gip che ha disposto il carcere per sei persone e i domiciliari per altre tre. Un altro filone  delle indagini ‘Buche d’oro’ su appalti per milioni di euro e che hanno portato in passato all’emissione di altre 9 misure restrittive.

 

I nuovi fatti corruttivi riguardano persone già raggiunte da precedenti misure cautelari (per l’Anas Riccardo Carmelo Contino, Giuseppe Panzica e Giuseppe Romano già ai domiciliari, destinatari oggi di analoga misura; per le imprese corruttrici, vi è Pietro Matteo Iacuzzo, rappresentante legale della «Isap srl» di Termini Imerese, già ai domiciliari e, da oggi, ristretto in carcere), si registra il coinvolgimento di ulteriori responsabili di corruzioni perpetrate nell’ultimo biennio: Giorgio Gugliotta, 45 anni, dipendente Anas, capo nucleo del Centro di manutenzione diretto dal geometra Contino; Amedeo Perna, 50 anni, dipendente della Ifir tecnologie stradali srl, con sede a Milano; Santo Orazio Torrisi, 62 anni, rappresentante legale della Sicilverde srl, con sede ad Aci S. Antonio (CT); Giuseppe Ciriacono, 51 anni, padre del rappresentante legale della Ital costruzioni group srl, con sede a Caltagirone (CT); Vincenzo Baiamonte, 63 anni, già dipendente della Safe roads srl, con sede a Misilmeri (PA). Baiamonte risulta, dal 2019, dipendente della Truscelli Salvatore srl, con sede a Caltanissetta. Truscelli, lo scorso 18 ottobre, era stato sottoposto ai domiciliari perché sorpreso dai finanzieri a consegnare, tra l’altro, negli uffici dell’Anas, una tangente di diecimila euro in contanti.

Tra i destinatari delle misure cautelari un napoletano, A.P., di 50 anni, imprenditore.    Difeso dall’avvocato Rosario Pagliuca, a lui viene contestato il reato di corruzione.  L’imprenditore è stato condotto nel carcere napoletano di Poggioreale.

CORRUZIONE ANAS: “BUCHE D’ORO”,IMPRENDITORI DAVANO MAZZETTE,TECNICI INTASCAVANO

 

Versamento di TANGENTI ai tecnici dell’Anas da parte degli imprenditori

Ecco le tangenti sugli appalti pubblici dell'Anas di Catania: così funzionari e imprenditori facevano la “cresta” sulle strade

CATANIA –

Sicilia al primo posto per corruzione e atti illeciti. Lo affermava ieri Raffaele Cantone, oggi un caso eclatante  di corruzione e tangenti     a Catania ne dà piena conferma la  Procura della Repubblica etnea, che tramite il Comando Provinciale della Guardia di Finanza  ha disposto l’esecuzione di un’ordinanza di misure cautelari emessa dal G.I.P. del Tribunale di Catania per otto  8 persone (1 in carcere e 7 agli arresti domiciliari) indagate, in concorso, per corruzione perpetrata nell’esecuzione di lavori di rifacimento delle strade affidati all’Anas Spa (Area Compartimentale di Catania). Sospensione dall’esercizio di pubblico ufficio per un anno per un dirigente Anas.

L’operazione, denominata “Buche d’Oro”- affermano le Fiamme gialle-  ha provato la corruzione degli Uffici  dell’Anas di Catania per i reati commessi da  dirigenti e funzionari infedeli responsabili della manutenzione programmata di strade e raccordi della Sicilia Orientale e imprenditori corruttori compiacenti.

Il provvedimento odierno del Gip etneo segue quello della  misura cautelare emessa il 20 settembre di convalida degli arresti, sempre per per corruzione, di tre dipendenti dell’Anas con la quale venne disposta la custodia in carcere per i geometri Riccardo Carmelo Contino, 51 anni, e Giuseppe Panzica, 48 anni, oltre che dell’ingegnere Giuseppe Romano, 49 anni che finì ai domiciliari.

Le tangenti erano versate da imprenditori che , in accordo con capi centro Anas, capi nucleo e R.U.P. dell’Area Tecnica Compartimentale di Catania scovavano, tra le pieghe dei capitolati tecnici dei lavori loro affidati, ampi margini di “manovra” individuando le lavorazioni da non effettuare o da realizzare solo in parte; i pubblici ufficiali coinvolti così piegavano i loro poteri discrezionali di vigilanza e controllo orientandoli alle finalità illecite degli imprenditori

Il profitto conseguito  era pari a circa il 20% dei lavori appaltati e veniva assegnato per un terzo ai funzionari Anas corrotti e, per la parte restante, restava nelle casse dei corruttori.

Nei guai giudiziari sono finiti così :il geometra Gaetano Trovato, 54 anni, dipendente Anas, Capo Nucleo B del Centro di manutenzione A dell’Area Tecnica Compartimentale, competente alla manutenzione ordinaria e straordinaria delle seguenti arterie stradali: SS 192 della Valle del Dittaino (EN) e SS 284 Occidentale etnea). Salvatore Truscelli, 56 anni, rappresentante legale della “Truscelli Salvatore Srl”, esercente “altre attività di lavori specializzati di costruzione” con sede a Caltanissetta, con un volume d’affari annuo superiore ai 5 milioni di euro; Pietro Matteo Iacuzzo, 50 anni, rappresentante legale della “Isap Srl”, esercente l’attività di “strade, autostrade e piste aeroportuali” con sede a Termini Imerese (Palermo), con un volume d’affari nel 2018 superiore a 17 milioni di euro; Roberto Priolo, 48 anni, rappresentante legale della “Priolo Srl” esercente l’attività di “lavori edili e restauri” con sede a Ciminna (Palermo), con un volume d’affari annuo di circa 1 milione di euro; Calogero Pullara, 40 anni, titolare dell’omonima ditta individuale, esercente l’attività di “lavori edili e stradali, lavori di terra con eventuali opere connesse in muratura e cemento armato di tipo corrente, demolizione e sterri, opere speciali in cemento armato, lavori di tinteggiatura e verniciatura, costruzione”, con sede a Favara (Agrigento), con un volume d’affari annuo di circa 1 milioni di euro.

Destinatario della misura dell’interdizione dall’esercizio di pubblico ufficio per la durata di un anno è l’ingegnere Antonino Urso, 40 anni, Capo Centro Manutenzione “A” dell’Area Compartimentale ANAS di Catania competente alla manutenzione ordinaria e straordinaria delle seguenti arterie stradali: S.S. 121 Catanese, S.S. 575 di Troina, S.S. 192 della Valle del Dittaino, S.S. 284 Occidentale Etnea, S.S. 288 di Aidone (Enna), S.S. 385 di Palagonia (Catania), S.S. 117BIS Centrale Sicula, S.S. 417 di Caltagirone (Catania). L’ing. URrso ha reso un’ampia confessione disvelando la rete corruttiva nella quale erano coinvolti anche altri funzionari dell’Anas e imprenditori corruttori.

Si apprende che la Guardia di Finanza si è avvalsa del potere di intercettazioni,per scoprire accertamenti bancari, disamina della documentazione amministrativa concernente i lavori oggetto di “mazzette” nonché del riscontro degli elementi raccolti durante gli interrogatori. L’inchiesta ha posto in luce  la ricezione di tangenti, in denaro contante, da parte dei 5 funzionari infedeli Anas per centinaia di migliaia di euro nonché di rinvenire presso l’abitazione dei pubblici ufficiali denaro contante relativo alle più recenti mazzette incamerate per decine di migliaia di euro.

 

CANCRO DELLA CORRUZIONE: “OPERAZIONE BUCHE D’ORO” DELLA G.DI FINANZA

IN MANETTE DIPENDENTI ANAS ADDETTI ALLA MANUTENZIONE DELLE BUCHE STRADALI

CATANIA

Sistema regionale siciliano “malato a tutti i livelli” .Mazzette’ sugli appalti per la manutenzione stradale per decine di migliaia di euro. In manette tre dipendenti dell’Anas di Catania        Due hanno la qualifica di  capo manutenzione, finiti in carcere, un’altro è  un ingegnere, ora ai domiciliari.

 

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Le indagini, condotte dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Catania (Gruppo Tutela Finanza Pubblica) e coordinate dalla Procura, hanno messo in luce la circostanza secondo la quale  gli appalti per riparare le buche (da qui il nome dell’operazione ‘buche d’oro’) venivano affidati in cambio di denaro a “imprenditori compiacenti” che eseguivano “le opere assegnate loro senza rispettare i capitolati tecnici” facendo scendere così i costi anche fino al 20% del valore ufficiale dell’appalto, che poi veniva diviso con i funzionari dell’Anas corrotti ..

I funzionari dell’Anas  avrebbero dovuto invece vigilare sulla regolarità e correttezza dei lavori. Altre sorprese. Nel corso delle perquisizioni i finanzieri hanno sequestrato contanti per circa 25mila euro, “denaro direttamente riconducibile alle più recenti dazioni corruttrici” avverte la Guardia di Finanza

Un caso di corruzione è stato possibile registrarlo in diretta dal Nucleo della Guardia di Finanza. Proprio negli uffici dell’Anas di Catania,  è stato così ripreso  un imprenditore nisseno che consegnava una busta contenente 10mila euro, che poi i 3 arrestati si sono subito divisi fra loro. In una conversazione intercettata poco prima degli arresti, l’imprenditore, dialogando con uno degli arrestati, si lamentava per la difficoltà nel poter reperire denaro contante a causa dei controlli anti-riciclaggio sui prelievi ingiustificati e chiedeva dove depositare la “mazzetta”.
A quel punto, l’imprenditore si alza e mette una busta con dentro 10mila euro in contanti in un armadietto dell’ufficio.

Quando sono intervenuti, i finanzieri hanno trovato i soldi già divisi fra due dei dipendenti arrestati. Il terzo responsabile Anas invece nel frattempo si era già allontanato e, dopo aver saputo dell’operazione delle Fiamme Gialle, ha lanciato 3mila euro dal finestrino dell’auto. Nella sua abitazione i finanzieri hanno trovato oltre 18mila euro frutto di altre tangenti intascate prima.. Il tarlo della corruzione era già presente in altre occasioni

                   L’ANAS ADOTTERA’ PROVVEDIMENTI NEI CONFRONTI DEI CORROTTI

Catania, mazzette per controlli più softUno confessa, arrestati tre funzionari Anas

Dal canto suo l‘ Anas , appena appresa la notizia, ha subito avviato le procedure amministrative per l’accertamento delle responsabilità dei soggetti coinvolti e l’adozione dei necessari provvedimenti.

I fatti accaduti – ha dichiarato l’AD di Anas Massimo Simonini – sono gravissimi e inaccettabili. Anas è un’azienda sana, fortemente impegnata nel contrasto dell’illegalità ed in particolare della corruzione.

Anas, oltre a condannare in maniera netta l’episodio garantendo che i responsabili saranno perseguiti con assoluto rigore, rafforzerà ulteriormente le misure interne di controllo per evitare il ripetersi di questi episodi di corruzione.

Questi comportamenti, oltre a lasciare sconcertati, fanno soltanto male all’immagine di una società dove migliaia di persone lavorano ogni giorno con professionalità, sacrificio, spirito di servizio e onestà per fornire al Paese il servizio essenziale della mobilità sulla rete stradale e autostradale. Siamo fiduciosi nell’operato della magistratura e delle forze dell’ordine, con le quali collaboreremo attivamente per fornire ogni utile contributo all’accertamento delle responsabilità”.

Università bandita: si allarga il numero della classe dirigenziale corrotta- Anche Bianco e Licandro tra “i corrotti”

 

Con l’accusa di associazione a delinquere, corruzione, turbativa d’asta e altro, il rettore dell’Università di Catania e 9 professori, ma sono finora 66 i docenti ad essere indagati. Professori di varie università: di Bologna, Cagliari, Catania, Catanzaro, Chieti-Pescara, Firenze, Messina, Milano, Napoli, Padova, Roma, Trieste, Venezia e Verona.Università Catania corrotta

Università Catania corrotta

“Università bandita”  nome c dato all’operazione della Digos, che ha accertato 27 concorsi truccati: 17 per professore ordinario, 4 per professore associato, 6 per ricercatore.

 – Adesso un altro nome di spicco – l’ex sindaco Enzo Bianco insieme all’ex assessore alla Cultura Orazio  Licandro , professore ordinario del Dipartimento di Scienze umanistiche dell’Università,si aggiunge alla lista nera dei  66 indagati  Notificati dalla Procura della Repubblica, ulteriori quattordici avvisi di conclusione indagine. La professoressa Marina Paino, direttore del Dipartimento medesimo, è destinataria di un avviso giudiziario..       Non è escluso -osserviamo noi di SUD LIBERTA’ –  che l’inchiesta giudiziaria possa allargarsi  ad altri enti culturali quali la Soprintendenza di Catania -ultimo ventennio – e una classe dirigenziale regionale molto legata all’Università di Catania per la scelta dei docenti universitari nei progetti europei e gare d’appalto in cui vincono docenti universitari “dal doppio lavoro”

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Enzo Bianco, l’ex sindaco di Catania “responsabile del tracollo finanziario dell’ente”

Altre notifiche : a Valerio Pirronello, direttore in pensione del Dipartimento di Fisica e astronomia; Luigi Caranti, ordinario di Filosofia politica nel Dipartimento di Scienze politiche e sociali; Caterina Cirelli, ordinario di Geografia economico politica nel Dipartimento di Economia e impresa; Rosa Alba Miraglia, ordinario di Economia aziendale nel Dipartimento di Economia e impresa.

 

Ricorderemo che i timori di una forza sociale sensibile, il Codacons di una corruzione molto estesa a Catania si sono rivelati fondati motivo per cui aveva richiesto al Ministero competente la costituzione di una Commissione di Inchiesta sull’ultimo ventennio dell’Ateneo catanese

Il Presidente Regionale Codacons, Giovanni Petrone spiegava le illusioni provate dalla Sicilia e scriveva così: “Nel 2017, l’elezione a Rettore del Prof. Basile, che aveva condiviso il Protocollo Propositivo di Unicodacons, ci illuse che le nostre speranze di rinascita, che erano quelle dei tanti componenti dell’Ateneo che assolvono al proprio compito di docenti o tecnici con impegno e dedizione, potessero finalmente concretizzarsi. In quell’occasione il Codacons accolse con grande compiacimento l’elezione del Prof. Basile al quale offrì gratuitamente la propria collaborazione per il miglioramento dei servizi accademici”.

Peccato che subito dopo la bella favola promessa da Basile iniziava a crollare e nulla di quello che aveva detto di realizzare si è realmente realizzato: “Purtroppo, già a distanza di quasi un anno e mezzo dalla sua elezione, avevamo dovuto constatare con amarezza e delusione che ben poco il Rettore Basile aveva realizzato di quanto da lui stesso condiviso con Unicodacons nel corso della propria campagna elettorale. Anzi, aveva fatto talmente poco che si aveva la sensazione che Pignataro fosse rimasto a fare il Rettore”, continua il Presidente.Università Catania corrotta

“Adesso, l’Operazione “Università Bandita” ha finalmente sollevato il velo sul marciume che per tanto tempo ha causato tanti danni al nostro Ateneo e ha posto fine alle nostre illusioni di rinascita”.

“Le indagini hanno scoperto di tutto e di più. Una gigantesca cricca di cui fanno parte rettori, tanti direttori di dipartimenti e pare anche noti politici ha cinicamente truccato tutto, dai concorsi per avanzamento di carriera a quelli per assunzioni, dai dottorati di ricerca, alla assegnazione di borse di studio (…) Adesso ci sono pochi dubbi che tutto sia stato organizzato per favorire parenti, amici ed amici degli amici. Alla faccia della meritocrazia, dell’impegno, dei sacrifici e delle aspettative delle persone oneste”.Università Catania corrotta

“E c’è il timore fondato che quanto sinora portato alla luce dalle indagini della Polizia di Stato di Catania sia solo la punta dell’iceberg”,

 

Anticorruzione: azioni di prevenzione e strumenti di contrasto. Si discute a Catania

 

Oggi 21 Giugno, ore 15.00, Dipartimento Scienze Politiche e Sociali

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Quali strumenti e modelli utili per il rilancio etico ed economico del settore

CATANIA

Non solo una questione etica che lede i principi della convivenza sociale di qualsiasi società civile, ma anche un ostacolo alla crescita, alla competitività del Paese, alla libera concorrenza: il fenomeno della corruzione rappresenta tutto questo, in uno scenario che impone un dibattito fondamentale su azioni di prevenzione e strumenti di contrasto.

L’ultimo report in materia è quello della Convenzione delle Nazioni Unite che ha promosso l’Italia riconoscendo «una serie di passi avanti per promuovere la trasparenza generale a livello governativo e l’uso di dati aperti per esempio sulla trasparenza delle informazioni sugli appalti». Ma tali strumenti e i modelli gestionali esistenti sono efficaci?

Alla possibile risposta è dedicato il convegno nazionale che si terrà oggi , alle 15.00, nell’Aula Magna del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Catania (via Vittorio Emanuele II, 49), organizzato dall’Associazione Italiana Cultura Qualità (Aicq) – Settore Costruzioni insieme agli Ordini professionali etnei di Ingegneri, Architetti, Commercialisti e Avvocati, la Fondazione Ingegneri, con il supporto di Ance Catania, a cui si aggiunge il patrocinio di Accredia.

Sarà occasione, da un lato, per approfondire la conoscenza degli strumenti necessari per rilanciare il comparto edile, sia in termini economici che etico-comportamentali; dall’altro, per promuovere lo sviluppo di una mentalità orientata alla gestione dei rischi nel mercato legati al fenomeno della corruzione.

Il convegno – dal titolo “Modelli organizzativi e certificazione: strumenti utili per la prevenzione della corruzione?” – sarà aperto dagli interventi dal direttore del Dipartimento universitario di Scienze Politiche e Sociali Giuseppe Vecchio, e dai presidenti Giuseppe Platania (Ordine Ingegneri),Mauro Scaccianoce (Fondazione Ingegneri), Claudio Rosso (Aicq nazionale), Pietro Vitiello (Aicq Sicilia), Pietro Fedele (Aicq Settore Costruzioni).

Introdurrà i lavori Antonino Santonocito, che ha fortemente voluto l’evento in qualità di coordinatore nazionale Aicq di Comitati e Settori.

In programma gli interventi del consigliere Anac Ida Angela Nicotra sul Piano Nazionale Anticorruzione; del direttore generale Accredia Filippo Trifiletti sul modello gestionale certificato; e del procuratore aggiunto di Catania Francesco Puleio su investigazioni e aspetti patrimoniali nel contrasto alla corruzione.

Seguirà una tavola rotonda a cui parteciperanno: il docente ordinario di Istituzioni di Diritto Pubblico Felice Giuffrè e i presidenti Alessandro Amaro(Ordine Architetti PPC), Giuseppe Piana (Ance Catania), Giuseppe Platania (Ordine Ingegneri), Giorgio Sangiorgio (Ordine Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili), Marco Tortorici (Ordine Avvocati). Modererà il giornalista dell’agenzia Ansa Mimmo Trovato.

COSA NOSTRA E’ DENTRO LA REGIONE SICILIA: DIRIGENTI FAVORIVANO AUTORIZZAZIONI NEL SETTORE..

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TREMANO I DIRIGENTI DEI DIPARTIMENTI DELLA REGIONE SICILIANA: SONO TANTI GLI INFILTRATI DI COSA NOSTRA,TROPPI FAVORITISMI , TROPPA CORRUZIONE, E’ IN GRAN PARTE UNA CASTA CORROTTA CHE VEDE ANCHE IL PRESIDENTE MICCICCHE’ – SECONDO IL GIP -“AVERE UN RUOLO BEN PRECISO…”

Paolo Arata, l’ex deputato di Forza Italia ed ex consulente della Lega per l’energia e il figlio Francesco, accusati dei reati di corruzione, autoriciclaggio e intestazione fittizia di beni, sono finiti stamani in carcere.

 

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Nella foto, Paolo Arata

Le indagini della Dda di Palermo  padre e figlio, rivelano che essi sarebbero soci occulti dell’imprenditore trapanese dell’eolico Vito Nicastri – anche lui in carcere con il figlio Manlio -, vicino al boss latitante Matteo Messina Denaro. Anche la classe dirigenziale della Regione Sicilia ha un ruolo specifico.Agli arresti domiciliari  il dirigente regionale Alberto Tinnirello.

Le perquisizioni dello scorso 17 aprile hanno fornito agli inquirenti  riscontri alle ipotesi d’accusa, rappresentata dal procuratore aggiunto Paolo Guido e dal pm Gianluca De Leo. L’ordinanza è stata emessa dal gip Guglielmo Nicastro. Alcune società che gestiscono impianti eolici sono state sequestrate dalla Dia di Palermo. Negli affari degli impianti eolici tra Arata e l’imprenditore Vito Nicastri ci sarebbe, secondo il gip, un “elevato rischio di infiltrazioni di Cosa nostra”.

 

Intanto, perquisizioni sono in corso negli uffici dell’assessorato Territorio e Ambiente della Regione Siciliana nell’ambito dell’arresto. Gli uomini della Dia cercano riscontri sul dirigente Alberto Tinnirello finito oggi ai domiciliari.

 

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Armando Siri: “destinatario di una tangente da 30 mila euro”secondo l’accusa

SIRI – Prosegue anche il procedimento  della Procura di Roma che vede l’ex consulente della Lega e l’ormai sottosegretario Armando Siri  coinvolto L’indagine era stata avviata a Palermo ma poi trasferita, per la parte riguardante il politico, alla Procura della  Capitale.

Siri sarebbe il destinatario di una tangente da 30 mila euro in cambio di un emendamento nell’ambito di un affare sull’eolico insieme con l’imprenditore Nicastri.            “Tra i fatti di reato sono emersi anche ipotizzati accordi corruttivi raggiunti a Roma nel settembre 2018 da Paolo Arata, dal figlio Francesco e dell’attuale senatore Armando Siri“. E’ quanto scrive il gip nella misura cautelare . Gli atti relativi a Siri sono poi stati inviati a Roma dove la Procura sta proseguendo l’inchiesta. “Ufficio con il quale è in corso pieno e proficuo coordinamento investigativo che ha consentito tra l’altro, lo scorso 18 aprile, l’esecuzione congiunta di attività di perquisizione e sequestro nei confronti di alcuni indagati iscritti sia nell’ambito del presente procedimento che nell’ambito di quello pendente innanzi alla A.G. di Roma“…

” –  Paolo Arata – comunica la Procura -“ha fatto tesoro della sua precedente militanza politica, in Forza Italia, per trovare canali privilegiati di interlocuzione con esponenti politici regionali siciliani ed essere introdotto negli uffici tecnici incaricati di valutare, in particolare, i progetti relativi al ‘bio-metano'”. “Dalle attività di indagine, infine, è emerso che Arata ha portato in dote alle iniziative imprenditoriali con Nicastri gli attuali influenti contatti con esponenti del partito della Lega, effettivamente riscontrati e spesso sbandierati dall’Arata medesimo e di cui informava puntualmente il Nicastri”.

GLI INDAGATI – Ecco chi sono gli altri indagati nell’ambito dell’operazione della Dia: Francesco Paolo Arata, 39 anni, figlio di Paolo; Francesco Isca, 59 anni; Manlio Nicastri, 32 anni; Vito Nicastri, 55 anni; Alberto Tinnirello, 61 anni.

L’indagine ha messo a soqquadro alcuni ambienti della Regione siciliana. Dirigenti sotto inchiesta come il presidente della commissione di valutazione di impatto ambientale (Via) Alberto Fonte, accusato di abuso d’ufficio. Coinvolti anche altri due funzionari Giacomo Causarano, 70 anni, che lavora al Territorio e Ambiente dove sono in corso perquisizioni e Angelo Mistretta, 62 anni, che presta servizio al comune di Calatafimi. Le indagini, spiegano gli inquirenti, “hanno ulteriormente dimostrato che, oltre alla plurima creazione illecita di società dietro cui celarsi e continuare ad operare occultamente, Vito Nicastri, anche attraverso il suo prestanome Arata, intesseva – more solito – una fitta rete di relazioni con dirigenti e politici regionali al fine di ottenere (in un caso anche dietro versamento di denaro) corsie preferenziali e trattamenti di favore nel rilascio di autorizzazioni e concessioni necessarie per operare nel settore”. Così gli inquirenti nell’ambito dell’inchiesta sull’eolico.

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“LA PROCURA: MICCICHE LI HA “INTRODOTTI NEL SISTEMA’” – Secondo il gip, Paolo e Francesco Arata sarebbero stati introdotti negli uffici dell’Assessorato alle Attività produttive della Regione siciliana, guidato dall’assessore Mimmo Turano, dal Presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè. Sono gli stessi Arata, parlando con un interlocutore, a spiegare “di essere stati introdotti presso l’Assessore Turano dal Presidente dell’Ars, Miccichè”, scrive il gip. A “Turano – prosegue il gip – gli stessi avevano riferito delle loro co-interessenze con Vito Nicastri, dicendogli di averlo conosciuto come valente ed esperto imprenditore del settore energetico e di ritenere che proprio tale “legame” fosse la ragione della diffidenza mostrata da alcuni Uffici regionali nei confronti dei progetti della Solgesta s.r.l.“.

LE MANI DI COSA NOSTRA SULLE RINNOVABILI – Il settore delle energie rinnovabili “è stato oggetto in tempi recenti di particolari attenzioni da parte di Cosa Nostra e degli imprenditori a questa vicini e/o contigui”. E’ l’ordinanza del Gip di Palermo. Una “confluenza di interessi, da parte di più articolazioni mafiose”, che “è stata plasticamente rappresentata dal suo capo assoluto”, Totò Riina, “il quale durante la sua detenzione nel carcere milanese di Opera, nell’affrontare temi e vicende relative ad altre questioni criminali, commentava già nel 2013 con il suo interlocutore la decisione di speculare nel settore eolico da parte del latitante Matteo Messina Denaro, reo a dire del Riina di tralasciare gli affari tradizionalmente oggetto delle attività criminale di Cosa Nostra e di dedicarsi ai “pali”, figura retorica utilizzata dal boss per indicare l’attività imprenditoriale riferibile al settore dell’eolico”.

“Era assolutamente prevedibile, dunque – sottolineano i magistrati – che in ogni affare che dovesse e potesse interessare tale settore venisse coinvolto proprio Vito Nicastri”.

La “confluenza di interessi, da parte di più articolazioni mafiose” nel settore delle energie rinnovabili “è stata plasticamente rappresentata dal suo capo assoluto”, Totò Riina, noto quale “Capo dei capi””il quale durante la sua detenzione nel carcere milanese di Opera, nell’affrontare temi e vicende relative ad altre questioni criminali, commentava già nel 2013 con il suo interlocutore la decisione di speculare nel settore eolico da parte del latitante Matteo Messina Denaro, reo a dire del Riina di tralasciare gli affari tradizionalmente oggetto delle attività criminale di Cosa Nostra e di dedicarsi ai ‘pali’, figura retorica utilizzata dal boss per indicare l’attività imprenditoriale riferibile al settore dell’eolico”…

Il “re  dell’eolico”: Vito Nicastri

    Gli investigatori, che ne sottolineano l’intuito e le capacità “visionarie”, lo descrivono come un profondo conoscitore della macchina burocratica regionale, uno che sapeva quali ruote ungere per avere concessioni e autorizzazioni. Un corruttore, dunque, come conferma l’inchiesta della dda di Palermo, che l’aveva già arrestato per mafia. Alla Regione Nicastri conosceva tutti. E dove non arrivava lui arrivava il suo socio occulto, Paolo Arata, docente di ecologia
    Arrestato negli anni ’90, tornato in cella nel 2018 in una vicenda relativa all’acquisito i terreni degli esattori di Salemi, i cugini Nino e Ignazio Salvo, già condannato a 4 anni per evasione fiscale, Nicastri, sarebbe al centro di un giro di mazzette che coinvolge anche funzionari della Regione. Sei anni fa gli è stato sequestrato dalla Dia un patrimonio di circa un miliardo di euro. Il pentito Lorenzo Cimarosa, nel frattempo morto, lo ha indicato come uno dei finanziatori della ormai più che ventennale latitanza di Messina Denaro. Il mafioso Giuseppe Sucameli, intercettato, dice che “le cose le faceva per il suo amico di Castelvetrano”, riferimento chiaro al boss latitante Matteo Messina Denaro.
    Cimarosa ha raccontato di una borsa piena di soldi che Nicastri avrebbe fatto avere al capomafia attraverso un altro uomo d’onore, Michele Gucciardi. Ha sempre mantenuto costanti contatti con la politica locale in uno “scenario sconfortante”, scrissero i giudici nel decreto di sequestro, fatto di “impressionanti condotte corruttive”. Partito da una cooperativa agricola, trasformatosi in idraulico ed elettricista per avviare aziende impegnate nella riparazione di impianti si è poi convertito diventando imprenditore leader per le energie alternative. Secondo le accuse fin dagli anni ’90 capì che la protezione della mafia era fondamentale per gli affari. Il suo ruolo è consistito nel fornire una facciata legale ai rapporti inconfessabili tra la grande imprenditoria e le cosche mafiose
   

NICASTRI – Secondo il gip, inoltre, Vito Nicastri “sin dal 2010” si era reso conto “di essere possibile oggetto di iniziative investigative e giudiziarie per i suoi ricostruiti rapporti patrimoniali con l’associazione mafiosa, di talché, anche per l’importante clamore mediatico suscitato dalle iniziative ablative che lo avevano raggiunto, era ben consapevole dei rischi connessi alla prosecuzione della sua attività imprenditoriale e della certezza che, ove fosse comparso in prima persona, ne avrebbe avuto inibita praticamente l’iniziativa, oltre a subire, come già stava accadendo, e come sarebbe poi accaduto per diversi anni, sequestri e confìsche”. E’ proprio all’indomani del primo rilevante provvedimento di sequestro subito, “sino ad arrivare ad oggi, che Nicastri ha costantemente posto in essere condotte dissimulatorie al fine precipuo di continuare a rivestire un ruolo leader nel settore delle energie alternative grazie ai servigi ed alla schermatura di prestanomi nuovi che si sono succeduti nel tempo e a partecipazioni occulte nelle c.d. società ‘veicolo”’. E’ ancora l’ordinanza del Gip di Palermo di applicazione delle misure cautelari nei confronti, tra gli altri di Paolo Arata e Vito Nicastri. Un’ìordinanza giudiziaria che sembra un fiume in piena e travolge tutto e tanti

GIP – Il 31 maggio dello scorso anno, “in occasione dell’occasionale rinvenimento della telecamera installata di fronte l’ingresso della casa di Nicastri, veniva intercettata una conversazione tra Manlio Nicastri e Francesco Arata dalla quale emergeva l’assoluta consapevolezza del gruppo di non poter più interloquire liberamente con Vito Nicastri, in ragione delle prescrizioni di cui erano ovviamente a conoscenza, sia, conseguentemente, la necessità di adottare cautele ancora più rigorose posto che avevano appena scoperto di essere oggetto di investigazioni”. E’ ulteriormente l’ordinanza del Gip di Palermo di applicazione delle misure cautelari nei confronti, tra gli altri di Paolo Arata e Vito Nicastri. Il gruppo Nicastri/Arata “si attivava, inoltre, alla ricerca di eventuali microspie all’interno dell’autovettura, con esito positivo. Difatti, nel pomeriggio del successivo 08.06.2018 a bordo dell’autovettura monitorata, Nicastri Manlio e Arata Francesco si recavano nei pressi di una officina di elettrauto, dove facevano controllare l’abitacolo da una terza persona”. “La ‘brutta notizia’ del rinvenimento della microspia era tempestivamente preannunciata telefonicamente da Arata Francesco ad Arata Paolo. E’ di tutta evidenza, quindi -si legge nel documento- che tutti i protagonisti delle vicende sinora esaminate avevano ben chiaro che erano sottoposti ad indagine e che non potevano in alcun modo con Vito Nicastri (con l’unica eccezione del figlio Manlio). Gli Arata lungi dall’astenersi dal continuare ad essere la longa manus di Nicastri nelle iniziative che li riguardavano, continuavano invece a tessere con il detenuto agli arresti domiciliari fitte comunicazioni e continue interlocuzioni, al punto di essere colti in flagranza della violazione delle prescrizioni della misura cautelare”.

Nicola Morra presidente della COMMISSIONE ANTIMAFIA CONVOCA SALVINI – “Ho richiesto con lettera ufficiale in data 7 maggio 2019 la convocazione del ministro dell’Interno Salvini in commissione Antimafia. Lettera ufficiale che è partita solo dopo numerose sollecitazioni informali per fissare una data di audizione già dalla terza settimana d’insediamento della commissione stessa, ovvero a dicembre 2018”.

“Il rispetto istituzionale avrebbe richiesto una veloce risposta alle interlocuzioni informali anche per dare precedenza a chi è preposto con le sue linee guida alla lotta alla mafia – sottolinea Morra -. La lettera ufficiale è solo l’ultimo passaggio che oggi, anche alla luce dei nuovi arresti in Sicilia, mi vede costretto a renderlo pubblico e ribadire l’urgenza dell’audizione del ministro Salvini”.

S.Pietro Clarenza, appalto rifiuti: corruzione e turbativa d’asta, in manette il sindaco , amministratore e impiegati

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Nella foto d’archivio S.Pietro Clarenza

CATANIA –

Corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio e turbata libertà degli incanti. : con questa accusa sono stati arrestati il  sindaco e un funzionario del Comune di San Pietro Clarenza , l’amministratore e un dipendente di una società privata  dalla Guardia di Finanza di Catania..

I reati ipotizzati dalla  Procura distrettuale di Catania sono inerenti la procedura di gara per l’assegnazione del servizio di raccolta, spazzamento e trasporto rifiuti. Valore complessivo dell’appalto-trattativa – oltre 3 milioni di euro, per gli anni  2015-2018. Nei confronti degli indagati il Gip di Catania ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per due e agli arresti domiciliari per altri due.

Nella foto il sindaco Giuseppe Bandieramonte accusato di corruzione insieme ad altri

Chi sono gli interessati al provvedimento giudiziario?   IL primo cittadino del Comune, Giuseppe Bandieramonte, nato nel 1975 e al suo secondo mandato di sindaco, e Angelo La Pianata, (nato nel 1978), amministratore della Progitec Srl – esercente l’attività di “raccolta di rifiuti solidi non pericolosi” – con sede a Castel di Iudica (Catania) e società aggiudicatrice della gara al centro dell’inchiesta. L’azienda in questione è indagata per “responsabilità amministrativa degli enti”.

La misura degli arresti domiciliari è stata invece disposta nei confronti di Michele Faro, nato nel 1958, nella sua qualità di responsabile dell’Ufficio Igiene e Manutenzione e del servizio “rifiuti solidi urbani” del Comune di San Pietro Clarenza nonché responsabile unico dei procedimenti amministrativi oggetto di corruzione e turbativa; ai domiciliari, poi, anche Silvio Calandrino, nato nel 1979, dipendente della “Progitec” ma «di fatto – si legge in una nota della Procura di Catania – impiegato presso il Comune di San Pietro Clarenza fino alla fine di ottobre 2018 quale collaboratore del citato Faro».

 

La Procura di Catania afferma  che «l’investigazione, condotta dal Nucleo di polizia economico-finanziaria di Catania (Gruppo Tutela Finanza Pubblica) e coordinata da questa Procura Distrettuale, convenzionalmente nota come Operazione “Differenziata” (in ragione del trattamento parziale e di aperto favoritismo riservato dal sindaco Bandieramonte alla “Progitec” nell’aggiudicazione di gare e servizi pubblici), ha disvelato l’esistenza di un articolato circuito corruttivo che ha visto il fluire di svariate utilità a beneficio dei pubblici ufficiali corrotti» quali «assunzioni come lavoratori dipendenti nella “Progitec” su indicazione del sindaco Bandieramonte, di soggetti che garantivano appoggio elettorale al sindaco (tra i quali anche la sua attuale compagna); sponsorizzazioni da parte della “Progitec” di eventi sportivi organizzati da associazioni promosse da familiari del sindaco; pagamento di stipendi per circa 50.000 euro annui a favore della compagna».

Sconquasso Magistratura: c’è troppa corruzione, interviene pure Sergio Mattarella per fermare nomine “mafiose”

Soldi, gioielli e viaggi: così è arrivato a Roma il sistema Siracusa di Amara e Calafiore

Magistratura sottosopra. Corruzione, denaro,viaggi, anelli e decine di migliaia di euro, insieme alle note invidie di una classe di magistrati la cui credibilità è messa in dubbio da coloro che scelgono la strada per arricchire o per arrivare primi in carriera. Pilotate le nomine dei magistrati a capo delle Procure, una delle quali sarebbe stata però «fermata dallo stesso Presidente della Repubblica».

Le indagini che coinvolgono Luca Palamara, il sostituto procuratore ed ex consigliere del Csm accusato di corruzione, hanno ripercussioni in tutto il territorio

La Guardia di Finanza e i magistrati di Perugia hanno perquisito il suo ufficio in Procura a Roma. E spuntano i nomi illustri di altri indagati che avrebbero favorito Palamara per eludere le indagini a suo carico: tra questi, il pm Stefano Rocco Fava – il magistrato dell’esposto contro il procuratore di Roma Pignatone – e il consigliere del Consiglio Superiore della Magistratura Luigi Spina. Sulla vicenda, l’Associazione Nazionale Magistrati «confida che il percorso decisionale del Csm non sia in alcun modo influenzato da alcun altro fattore, esterno o interno alla magistratura».

Nel registro degli indagati, con l’accusa di corruzione, i pm di Perugia hanno iscritto anche Fabrizio Centofanti, l’imprenditore dei “regali”, e gli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore.

Le prove consisterebbero in “viaggi e vacanze per Palamara (all’epoca consigliere del Csm) e famiglia: un’attività corruttiva messa in atto, secondo la Procura di Perugia, «per fare in modo che Palamara mettesse a disposizione, a fronte delle utilità, la sua funzione di membro del Csm, favorendo nomine di capi degli uffici cui erano interessati Amara e Calafiore».

Tra i regali, anche un anello «del valore di duemila euro in favore dell’amica Adele Attisani», oltre a un soggiorno a Taormina. E poi viaggi per lo stesso Palamara, o la sorella, in Toscana, a Madonna di Campiglio, a Dubai e Favignana.

Il sostituto procuratore romano, secondo l’accusa, quando rivestiva il ruolo di componente del Csm, avrebbe anche ricevuto 40 mila euro dagli avvocati Calafiore e Amara per favorire la nomina di Giancarlo Longo (arrestato nel febbraio 2018 per corruzione a Messina – ndr) a procuratore di Gela: un tentativo non andato in porto – secondo quanto avrebbe riferito Palamara, come raccontato dallo stesso Longo ai magistrati – per «un intervento diretto del Presidente della Repubblica  quale Capo assoluto della Magistratura» Sergio Mattarella.

PAPA FRANCESCO: VIA L’ECCESSO DI BUROCRAZIA E LA “CORRUZIONE” PER LE ADOZIONI,UNICA ESPRESSIONE D’AMORE PER I BIMBI SENZA FAMIGLIA

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 Papa Francesco  è sceso in campo in favore delle adozioni, troppo spesso rese difficoltose dall’eccesso di burocrazia quando di mezzo non ci si mette, afferma  Bergoglio, la”corruzione”. La delicata problematica è stata messa a fuoco dal  Pontefice  in occasione dell’ udienza ai dirigenti, agli operatori e ai bambini dell’Istituto Ospedale degli Innocenti di Firenze…..

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Oggi nel mondo ci sono tanti bambini che idealmente hanno la metà della medaglia. Sono soli. Le vittime delle guerre, le vittime delle migrazioni, i bambini non accompagnati, le vittime della fame. Bambini con metà medaglia. E chi ha l’altra metà? La Madre Chiesa. Noi abbiamo l’altra metà. Bisogna riflettere e far capire alla gente che noi siamo responsabili di quest’altra metà e aiutare a fare oggi un’altra ‘casa degli innocenti’, più mondiale, con l’atteggiamento dell’adozione”.

Osserviamo che oggi vi sono alcune associazioni – come apprendiamo – che hanno dato ai bambini senza famiglia i un’opportunità per un futuro migliore.

 L’adozione internazionale diventa una possibile via concreta d’espressione d’amore per questi bimbi e per le loro storie di vita.

Come accade in Lituania da oltre un decennio, dove sono attive  collaborazioni per portare in Italia bambini rimasti senza genitori.

“Tante volte – ha detto il Papa – c’è gente che vuole adottare bambini, ma c’è una burocrazia così grande – quando non c’è la corruzione di mezzo, che tu paghi e… Ma aiutatemi in questo: a seminare coscienza che noi abbiamo l’altra metà della medaglia di quel bambino. Tante, tante famiglie che non hanno figli e avrebbero sicuramente il desiderio di averne uno con l’adozione: andare avanti, creare una cultura di adozione perché i bambini abbandonati, soli, vittime di guerre e altro sono tanti; che la gente impari a guardare quella metà e dire: ‘Anch’io ne ho un’altra’. Vi chiedo di lavorare su questo. E grazie!”.

Corruzione Policlinico: arrestato Giuseppe Morgia, primario di Urologia e “gestore della gara truccata”

OPERAZIONE  “CALEPINO” DELLA GUARDIA DI FINANZA : COINVOLTI ANCHE DIRIGENTI E INSOSPETTABILI

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Il Policlinico di Catania

Sono distanti gli anni in cui il Policlinico era retto da un direttore generale modello di onestà e di disciplina “affine a quella militare”. Parliamo del Segretario generale Antonino Zappalà .   Oggi alcuni  dirigenti non hanno preso quell’esempio e il virus dell’illecito, dell’arricchimento facile è entrato anche al Policlinico di Catania che sembrava immune da questo tipo di cancro.

Gare d’appalto truccate per dispositivi urologici da assegnare a ospedali di Messina, Siracusa, Ragusa, Enna e Catania. I finanzieri di Catania hanno fatto luce su un maxi appalto nel settore della sanità per dispositivi medici per urologia. Secondo gli inquirenti tra gli artefici principali della gara pubblica falsata, destinatario della misura degli arresti domiciliari,  il massimo responsabile è il primario dell’unità di Urologia del Policlinico-Vittorio Emanuele di Catania, Giuseppe Morgia, di 60 anni.

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Le indagini sono state condotte dal nucleo di polizia economico-finanziaria di Catania e coordinate dalla Procura Distrettuale etnea. L’operazione è stata denominata “Calepino”, dal file sul quale erano annotate le spese personali del medico, finanziate dalle aziende private coinvolte.

Domiciliari anche per il responsabile commerciale della “C.Bua srl”, Massimiliano Titti, 51 anni, legato al settore dell’ingrosso di prodotti medicinale e ortopedici, con sede a Bagheria e rivenditore esclusivo in Sicilia, tra gli altri, dei prodotti della “Karl Storz Endoscopia italia srl” e della “Erbe Italia srl”.

Sospensione per un anno dal servizio di medico pubblico e dall’attività di agenti di commercio Tommaso Massimo Castelli, 40 anni, dirigente medico dell’equipe del professore Morgia; Antonino Di Marco, 57 anni, rappresentante di prodotti sanitari attivo in provincia di Catania, anche su commessa della “C.Bua srl”: Maurizio Francesco La Gattola, 58 anni, agente di prodotti sanitari e medicali, addetto alla vendita di prodotti della “Boston Scientific spa”, con sede a Milano, attiva nel commercio all’ingrosso di articoli mediacali”.

I reati contestati sono turbata libertà degli incanti, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, istigazione alla corruzione, concussione e riciclaggio. L’appalto oggetto dell’indagine è la gara del 17 luglio 2018 bandita dal Policlinico universitario “Vittorio Emanuele” di Catania per l’approvvigionamento triennale, con opzione di rinnovo semestrale, di dispositivi medici per urologia occorrenti alle aziende sanitarie, ospedaliere e universitarie del Bacino della Sicilia Orientale, suddivisa in 209 lotti per complessivi 55.430.178 euro

Si apprende che il Gip ha fissato un’udienza in data 4 marzo prossimo per discutere dell’applicazione della misura cautelare del divieto di contrarre con la pubblica amministrazione a carico di una delle società commerciali coinvolte  beneficiaria della corruzione perpetrata da un suo rappresentante. L’interrogatorio è stato fissato per il 2 marzo per altri tre dirigenti medici, per i quali il Gip si è riservato di applicare la misura interdittiva della sospensione dell’esercizio di pubblico servizio a carico degli dirigenti indagati.

Secondo gli inquirenti fondamentali all’operazione sono state  le denunce dei rappresentanti commerciali di società che si ritenevano ingiustamente escluse dalla procedura ad evidenza pubblica, le intercettazioni telefoniche e ambientali, gli accertamenti bancari e le analisi di documenti pubblici acquisiti da banche dati.

Dalle indagini è emerso che Morgia nel settembre dell’anno scorso, pur non avendo alcun incarico formale, avrebbe gestito di fatto la gara.

Altri particolari emergono .L’operazione sarebbe stata effettuata grazie alla “presenza in commissione di un dirigente medico della sua stessa equipe, Tommaso Massimo Castelli”. In cambio avrebbe ottenuto ‘finanziamenti’ per partecipare a convegni, anche all’estero, e apparecchiature mediche personali. Tramontana, in cambio della prescrizione a suoi pazienti di 4 integratori prodotti dalla ditta per cui lavorava, accusa la Procura, “effettuava bonifici per 10 mila euro, promettendo ulteriori 12 mila euro, a favore di un’agenzia di viaggi di Catania, che metteva a disposizione di Morgia i fondi in questione per viaggi del medico e dei suoi familiari”, annotando i fondi in un “Calepino”, che ha dato il nome all’operazione. Morgia è accusato anche di concussione per avere bloccato gli ordini di materiale di consumo del “Robot da Vinci” a una società che gli aveva negato 1.200 euro per una cena benefica di una onlus.