RISCOSSIONE SICILIA, INCHIESTA “GANCIO”

 

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ARCHIVIATA LA POSIZIONE DEL COMMERCIALISTA DARIO SCELFO

«Chiarito in modo inequivocabile il mio ruolo di consulente aziendale
da sempre svolto nel pieno rispetto della legge e dell’etica professionale»

CATANIA

– Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catania, Giovanni Cariolo, ha accolto la richiesta di archiviazione del Pm per le accuse – emerse a gennaio nell’ambito dell’inchiesta “Gancio” – a carico del dottore commercialista e consigliere dell’Ordine Dario Scelfo, coinvolto per presunti accessi abusivi al sistema informatico di Riscossione Sicilia.

«Ero certo dell’operato della magistratura che ha permesso di chiarire in modo inequivocabile la mia posizione di consulente – spiega il dott. Scelfo, assistito dall’avv. Walter Rapisarda – ho interloquito con Riscossione Sicilia nell’ambito del mio ruolo di commercialista, per avere informazioni circa un pignoramento notificato ad una società cliente del mio studio, nonostante l’avvenuta presentazione della domanda di rottamazione dei ruoli, e a fronte di formale diffida. Ciò è avvenuto per acquisire informazioni professionali che erano legittimamente nella disponibilità del richiedente. L’inchiesta col suo clamore mediatico ha determinato gravissimi contraccolpi professionali, ma finalmente l’iter è giunto alla sua conclusione, dimostrando la liceità del mio operato. Ho sempre ribadito la mia estraneità ai fatti e la fiducia nella magistratura mi ha dato ragione: l’epilogo di questa vicenda restituisce dignità e decoro al mio impegno da sempre svolto nel pieno rispetto della legge e dell’etica

Magistrati e commercialisti insieme sul nuovo Codice Antimafia

 

 

CATANIA, OLTRE SEICENTO  I BENI CONFISCATI E SEQUESTRATI

ALLA CRIMINALITÀ ..

Annunciato corso formativo specialistico sul ruolo dell’amministratore giudiziario

CATANIA – Alla data di oggi, 11 aprile 2018, nella provincia di Catania si contano 456 immobili e 153 aziende confiscati e sequestrati alla criminalità organizzataAltri 611 immobili e 48 aziende sono invece quelli destinati al provvedimento. Il distretto giudiziario di Catania ha in capo 151 procedure in gestione, di cui 21 con procedimento penale, il resto con misure di prevenzione. Oltre la metà di questi immobili sottoposti ad amministrazione giudiziaria è terreno agricolo, mentre tra quelli destinati cresce il numero delle abitazioni indipendenti. Fra le aziende in gestione le cifre maggiori si registrano nei settori delle costruzioni e del commercio ingrosso-dettaglio.

Sono dati importanti – forniti dall’Anbsc (Associazione nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata) – non soltanto perché contribuiscono a un triste primato della Sicilia tra le regioni italiane, ma perché, alla luce delnuovo Codice antimafia, rileva l’insufficienza numerica dei professionisti chiamati a ricoprire il ruolo di amministratore giudiziario, cioè quella figura chiamata a “prendersi cura” dell’immobile o dell’azienda durante il periodo delle indagini o del processo. Un incarico sempre più centrale perché il fulcro della riforma del Codice, in vigore dallo scorso ottobre, è proprio la garanzia della continuità delle attività sequestrate, per far sì che possano essere comunque in grado di competere sul mercato nella legalità.

Eppure in tutta Italia sono poco meno di 900 i professionisti abilitati a questo ruolo, di cui oltre l’80 per cento dottori commercialisti. «Le nostre competenze manageriali e contabili, ma anche di gestione della crisi, sono certamente le più congrue per l’incarico di custode-amministratore giudiziario. Siamo consapevoli della delicatezza del compito, così come della sua importanza sociale, ragione per la quale riteniamo doveroso un percorso di formazione specializzato», ha affermato il presidente dell’Ordine etneo di categoria Giorgio Sangiorgio, in occasione del convegno sul tema che si è svolto ieri (10 aprile) nella sala adunanze del Tribunale di Catania (presieduto da Francesco Mannino, presente all’incontro).

Insieme ai consiglieri dell’Ordine Dario Scelfo e Salvatore Virgillito, il presidente Sangiorgio ha annunciato dunque l’avvio di un corso formativo destinato a colleghi ed esperti che desiderano specializzarsi nell’ambito. «D’altronde, l’effetto diretto delle opzioni legislative del nuovo Codice antimafia sarà un aumento delle misure di prevenzione e dei processi penali, e dunque di beni da gestire – hanno sottolineato i due consiglieri Scelfo e Virgillito – quindi diventa prioritario accelerare il processo di utilizzazione dei beni e, dove possibile, incrementarne la redditività ai fini della successiva eventuale devoluzione all’Erario».

Al convegno sono intervenuti inoltre: il presidente dell’Area Studio Giudiziale dell’Ordine Domenico La Porta, il commercialista Angelo Bonomo, il presidente e il giudice della Sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Catania, rispettivamente, Nunzio Trovato e Alba Sammartino.