Lungo elenco dei sacerdoti morti e tolti dal virus all’affetto delle comunità

Papa Francesco con commozione ha voluto ricordarli, non solo infermieri professionali e medici, giornalisti a rischio, ma anche sacerdoti che hanno pagato con la vita il contagio del virus trasmesso loro o nel corso delle “confessioni” o dei normali rapporti di conversazione quotidiana

Con due preti di Cremona e uno di La Spezia, ultime vittime di una contabilità che pare non aver fine, aumenta ancora il bilancio dei preti strappati dal Covid alle loro comunità, da Bergamo a Nuoro
I volti di alcuni dei sacerdoti morti in queste settimane per il coronavirus

I volti di alcuni dei sacerdoti morti in queste settimane per il coronavirus –

Il totale provvisorio dei sacerdoti diocesani che hanno pagato con la vita il contagio del Covid sale a 68, un bilancio credibile ma che potrebbe essere aggiornato da segnalazioni tardive di altri diocesi al Vaticano e a canale di comunicazione. Questo senza contare religiosi, suore e missionari, la cui contabilità è del tutto provvisoria

“I preti che muoiono per il virus lasciano dietro di sé uno sgomento profondo, per più di un motivo. Così non si può che restare ammutoliti per il grande numero di sacerdoti che la malattia ha tolto all’affetto delle comunità. Ciascuno con la sua storia, spesso lunga, di servizio alla Chiesa e ai fratelli. A loro vanno aggiunti religiosi, suore, diaconi, personale delle Curie diocesane, responsabili di uffici e collaboratori. I preti si ammalano e muoiono come gli altri,

.” I preti italiani stanno in mezzo alla gente, da sempre, per missione ma prima ancora per la natura popolare del nostro clero. Inevitabile trovare anche loro nell’elenco delle vittime mietute da questa spaventosa epidemia. Le comunicazioni sono arrivate al Vaticano e al quotidiano pastorale ” Avvenire”che ha l’elenco dei nomi. Vediamo le comunicazioni rese pubbliche.

La diocesi di Bergamo è stata la più duramente colpita, con 22 sacerdoti morti. Sono: don Savino Tamanza, 73 anni, che ha svolto il suo ministero anche in diocesi di Massa Carrara-Pontremoli; don Battista Mignani, 74 anni; e don Alessandro Longo, 87 anni; don Evasio Alberti, 86 anni; e una delle figure più note del clero orobico, don Fausto Resmini, 67enne, che è stato presidente dell’Opera Patronato San Vincenzo, delegato regionale per la pastorale carceraria e cappellano delle carceri sin dal 1992. Era anche presidente dell’Associazione Psicologia Psicoterapia “Il Conventino” e di Conventino Adozioni dal 2009, oltre che direttore della Casa del Giovane dal 2018 Nella triste contabilità compaiono don Guglielmo Micheli, 86 anni, per 30 direttore della Casa dello Studente a Bergamo e assistente diocesano dell’Apostolato della Preghiera; don Adriano Locatelli, 71 anni; don Ettore Persico, 77 anni; e don Donato Forlani, 88 anni, che tra i molti suoi incarichi annovera, negli anni, anche quelli di assistente della Fuci e di direttore dell’Istituto dei Sordomuti. In un solo giorno sono morti in tre: don Enzo Zoppetti (88 anni), don Francesco Perico (91) e don Gian Pietro Paganessi (79). Nei giorni precedenti erano già saliti al Cielo don Remo Luiselli (81 anni), don Gaetano Burini (83), don Umberto Tombini (83), don Giuseppe Berardelli (72), don Giancarlo Nava (70), don Silvano Sirtoli (59 anni), don Tarcisio Casali (82), monsignor Achille Belotti (82), don Mariano Carrara (72) e monsignor Tarcisio Ferrari (84), la figura più nota essendo stato segretario dell’arcivescovo Gaddi dal 1963 al 1977.

Brescia sono morti in tre: don Giuseppe Toninelli, 79 anni, una lunga vita di ministero in tante parrocchie, e monsignor Domenico Gregorelli, 86 anni, ordinato a Firenze, poi passato a Fermo (dov’era stato canonico della cattedrale dal 2003) e dal 2008 era in diocesi di Brescia. Morto anche don Giovanni Girelli, 72 anni, in servizio nell’unità pastorale di Orzinuovi, cittadina falcidiata dal Covid–19.

La diocesi di Milano conta 6 perdite. È morto don Giancarlo Quadri, 75 anni, il sacerdozio dedicato ai migranti, prima quelli meridionali nella metropoli, poi gli italiani all’estero, infine le persone giunte da altri Paesi e continenti, con religioni e culture con le quali entrare in dialogo, arte nella quale è stato maestro riconosciuto anche come responsabile della Pastorale diocesana dei migranti in anni cruciali. Altra grave perdita per la diocesi ambrosiana è quella di don Franco Carnevali, 68 anni, parroco della Comunità pastorale Santissima Trinità d’Amore di Monza. Originario di Legnano, anch’egli impegnatissimo con le comunità immigrate in Brianza, è ricordato con grande affetto a Lecco, dov’è stato per 14 anni e poi a Gallarate, dove era stato la figura decisiva per far dialogare amministrazione comunale e comunità islamica offrendo non solo occasioni di confronto ma anche luoghi per la preghiera, e sopportando per questo ingiuste critiche. Morto anche il 90enne don Cesare Meazza, che a Cernusco sul Naviglio – tra le comunità dov’è stato nella sua lunga vita – ancora ricordano come prete capace di mettersi in sintonia con i giovani. In tre giorni – tra il 17 e il 19 marzo – Milano ha perso tre sacerdoti. Colpisce il filo rosso tra i primi due, entrambi cappellani universitari, ed entrambi legati all’esperienza di Comunione e Liberazione . Grande emozione ha suscitato la scomparsa (riconducibile anzitutto a problemi cardiaci) di don Marco Barbetta, 82 anni, cappellano del Politecnico, figura assai nota in Cl a Milano e non solo, primo prete ambrosiano vittima del virus, direttore spirituale di innumerevoli giovani. Sgomento analogo per la morte, dopo giorni di lotta in terapia intensiva, di don Luigi Giussani, 70 anni, vicario della popolare parrocchia milanese di San Protaso, omonimo del fondatore di Comunione e Liberazione e tra i riferimenti del movimento in città (tanto da essere ribattezzato affettuosamente “Giussanello” tra i tanti amici), oltre che assistente spirituale degli studenti all’Università Statale, teologo e intellettuale finissimo, animatore in parrocchia di catechesi per gli adulti delle quali circolano appunti specchio del suo pensiero rigoroso e spalancato sulla speranza. Nel giorno di san Giuseppe è giunta poi la notizia della morte di don Ezio Bisiello, 64 anni, personaggio molto amato in Brianza essendo stato a lungo parroco d Ronco Briantino, dopo aver svolto il suo ministero nel Varesotto, tra Somma Lombardo e Gallarate.

La diocesi di Parma ha perso 6 preti: don Giorgio Bocchi don Pietro Montali (entrambi 89enni), don Andrea Avanzini (il prete più giovane che risulta morto sinora con i suoi 55 anni, contagiato probabilmente dalla madre anziana, positiva, con la quale viveva) e il 94enne don Franco Minardi, che fu secondo direttore della Caritas diocesana. Martedì 17 è deceduto don Fermo Fanfoni, 82 anni. Due giorni dopo è morto don Giuseppe Fadani, 83 anni, alla guida della parrocchia di Carignano, alle porte di Parma.

La diocesi di Reggio Emilia-Guastalla è stata privata di don Guido Mortari, 83 anni, per mezzo secolo alla guiida della stessa parrocchia cittadina, Sant’Agostino.

Era della diocesi di Pavia don Luigi Bosotti, della Comunità del Giovane. 70 anni, ha dedicato tutta la vita ad accompagnare nella vita e nella fede le giovani generazioni.

Cremona si registrano sei sacerdoti morti. Al giornalista don Vincenzo Rini (grande amico di Avvenire), 75 anni, e a don Mario Cavalleri, ben 104 anni, per un trentennio alla guida della “Casetta”, realtà di accoglienza per poveri, tossicodipendenti e profughi, si sono aggiunti pochi giorni dopo monsignor Giuseppe Aresi, 91 anni, canonico onorario e poi penitenziere della Cattedrale, e don Albino Aglio, 93 anni, dal 1993 al 2002 parroco di Sant’Imperio, in città. Addio anche a don Achille Baronio (84 anni) confessore in cattedrale, ex parroco di vari paesi, ora presso la Parrocchia di Sant’Abbondio in Cremona; e a don Vito Magri, 88enne, morto presso la Fondazione Caimi di Vailate. Sacerdote cooperatore di Santa Maria del Fonte presso Caravaggio per 11 anni, era e poi rimasto presso il santuario mariano fino al 2017. Il vescovo lo ricorda per «l’’impegno quotidiano nella preghiera per la nostra Chiesa».

Un totale di 6 preti strappati dal virus in diocesi di Piacenza-Bobbio, che piange don Paolo Camminati, 53 anni, a lungo responsabile della pastorale giovanile, protagonista di alcune Gmg, già collaboratore di Avvenire, ora assistente spirituale dell’Azione Cattolica diocesana

. Dolore anche per la morte di don Giuseppe Castelli, 85 anni, pioniere delle missioni diocesane in Brasile. Partito per Paragominas nel 1964, dove rimase 11 anni, dopo un periodo come parroco a Piacenza tornò in missione alla fine degli anni Novanta, per poi rientrare in patria. Figura assai nota nella sua diocesi per l’impegno accanto ai più emarginati è quella di don Giorgio Bosini, 79 anni, fondatore del Ceis locale (oggi associazione La Ricerca onlus), già molto malato e del quale dunque è ancora difficile ricondurre con certezza la morte al virus, al pari dei due gemelli don Mario e don Giovanni Boselli, 87 anni, incredibilmente morti a pochi giorni di distanza. Certamente ucciso dal contagio don Giovanni Cordani, 83 anni, parroco di Rivergaro, a lungo insegnante. A loro si aggiungono don Paolo Camminati e don Giuseppe Castelli, citati prima.

Della diocesi di Lodi, con 5 morti, era don Carlo Patti, 66 anni, parroco di Borghetto Lodigiano e Casoni dove era appena arrivato, nell’ottobre 2019; don Gianni Cerri, spirato a 85 anni; don Giovanni Bergamaschi, che si è spento a 85 anni presso la Casa di riposo di Sant’Angelo Lodigiano dove risiedeva dal 2017; e don Bassiano Travaini, 88 anni, collaboratore pastorale a Sant’Angelo Lodigiano, attivamente impegnato a servizio degli ammalati e degli anziani della città.

Due sacerdoti morti in diocesi di La Spezia-Sarzana-Brugnatodon Piergiovanni Devoto, 76 anni, parroco e latinista insigne; e don Nilo Gando, 89 anni, nato a Monterosso, parroco in varie comunità e in ultimo assistente diocesano delle Confraternite.

A Mantova una vittima: è spirato don Antonio Mattioli, 74 anni, già rettore del Seminario diocesano.

La diocesi di Pesaro segnala tre lutti nel suo clero. Il primo a morire è stato don Zenaldo del Vecchio, 90 anni, seguito pochi giorni dopo da don Graziano Ceccolini, 83 anni. Del 21 marzo è invece il decesso di don Giuseppe Scarpetti, 69 anni, parroco di Cristo Re a Pesaro.

Dalla diocesi di Trento arriva la notizia della morte di un sacerdote anziano ma ancora dinamico come don Luigi Trottner, 86 anni, parroco di Campitello in Val di Fassa.

Nella vicina diocesi di Bolzano-Bressanone è morto invece don Salvatore Tonini, 84enne di origini trentine, collaboratore pastorale a Bolzano, vicino al Movimento dei Focolari.

Una vittima nella diocesi piemontese di Casale Monferrato: don Mario Defechi, 89 anni.

Un morto a Tortona: don Giacomo Buscaglia, 82enne.

E’ stata la diocesi di Salerno-Campagna-Acerno a dover contare il primo sacerdote del Sud morto a causa del contagio. Si tratta del parroco di Caggiano don Alessandro Brignone, appena 45 anni, è morto nella notte tra 18 e 19 marzo all’ospedale di Polla.

Al Sud ha perso la vita anche don Antonio Di Stasio, 85 anni, parroco della diocesi di Ariano Irpino-Lacedonia.

La diocesi di Nuoro registra il primo sacerdote sardo ucciso da coronavirus; è don Pietro Muggianu, uno dei due preti diocesani colpiti dal virus che si trovavano in rianimazione. Nato a Orgosolo, 83 anni, canonico onorario del Capitolo della Cattedrale, tra i suoi innumerevoli incarichi pastorali sia sul territorio barbaricino sia in Curia merita di essere ricordato il suo servizio come insegnante nei licei.

Decine i sacerdoti positivi

Decine i sacerdoti positivi, alcuni in condizioni gravi, una situazione che potrebbe costringere presto ad aggiornare questa spoon river dei preti italiani.

Capitolo a parte per i religiosi e le religiose, una contabilità di vittime tutta da ricostruire. In redazione per ora sono giunte le notizie di due decessi legati al virus. A Lecco è morto padre Remo Rota, missionario sacramentino, 77 anni, originario della Valle Imagna ma lecchese di adozione. Per 38 anni in Congo, di sé amava dire, con semplicità: “Ho fatto di tutto, spero di aver fatto bene anche il prete, con i miei difetti”. Lutto anche tra i Saveriani di Parma: il coronavirus si è portato via padre Nicola Masi, poliglotta e giramondo, a lungo a Belem, in Amazzonia, dove ha condiviso la vita dei più poveri. Monaco cistercense dell’abbazia di Chiaravalle della Colomba, in territorio della diocesi di Piacenza, era padre KIdane Berhane, eritreo, che risulta vittima del contagio……..

 

Disco verde al Referendum sul “Taglio numero dei parlamentari”

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Sono stati “ampiamente” rimpiazzati i deputati che avevano ritirato la firma sul referendum “Taglio dei parlamentari”  Sono infatti 71 le firme a sostegno del referendum. Lo hanno confermato i promotori del referendum arrivando in Cassazione. Mentre il partito Radicale ha depositato 669 firme di cittadini inviate dalle segreterie comunali.  Per legge in un Referendum ne occorrono almeno 500 mila.

 – L’elenco dei firmatari, al netto dei ritiri e delle new entry, comprende dunque 71 nominativi. La parte del leone la fa Forza Italia con 42 firme, poi 10 del Misto, 9 della Lega, 5 del Pd, 2 di Italia viva e 2 di M5S. Ecco la lista completa: Forza Italia: Aimi, Alderisi, Barboni, Battistoni, Berardi, Biasotti, Binetti, Caliendo, Caligiuri, Cangini, Carbone, Causin, Cesaro, Craxi, Damiani, De Poli, De Siano, Fantetti, Fazzone, Floris, Gallone, Gasparri, Giro, Lonardo, Malan, Messina A., Minuto, Modena, Moles, Pagano, Papatheu, Paroli, Perosino, Pichetto Fratin, Rizzotti, Saccone, Schifani, Sciascia, Serafini, Siclari, Toffanin, Vitali. Lega: Barbaro, Candura, De Vecchis, Grassi, Lucidi, Marti, Montani, Pepe, Urraro. Misto: Bonino, Buccarella, Cario, De Bonis, De Falco, Fattori, Laforgia, Martelli, Merlo, Nugnes. Pd: Giacobbe, Nannicini, Pittella, Rampi, Rojc. Italia Viva-Psi: Garavini, Nencini. M5S: Di Marzio, Marilotti. Senatore a vita: Rubbia.

Individuati dalla Regione sicilia 456 tecnici per ispezionare opere pubbliche- Problema “Incompatibilità” e Malaffare

 

SICILIA, INCARICHI “ESTERNI PER MONITORAGGIO DI PONTI , VIADOTTI,OPERE PUBBLICHE”

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Oltre 450 gli idonei individuati per l’affidamento delle prime 130 attività d’ispezione

CATANIA

Il dirigente generale del Dipartimento Regionale Tecnico Salvatore Lizzio ha recentemente approvato l’elenco definitivo dei professionisti che hanno manifestato interesse e che sono idonei all’affidamento delle attività di monitoraggio di ponti, viadotti e gallerie: ben 456 tecnici provenienti dalle diverse zone dell’Isola. Una offerta professionale per una domanda che riguarda circa 130 incarichi, necessari per rilevare lo stato di conservazione e di sicurezza delle opere ispezionate, nonché per programmare gli interventi di superamento delle criticità.

Occorrono piccole e grandi opere per l’ammodernamento infrastrutturale della Sicilia, a cui non può e non deve mancare l’apporto aggiornato della libera professione, tendente per natura all’innovazione –è il coro unanime degli architetti etnei.

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L’auspicio è adesso -osserviamo noi di SUD LIBERTA’ – “che tale affidamento di incarichi professionali non diventi incompatibile per quei tecnici che rivestono posizioni -e qualifiche- pubbliche nelle amministrazioni regionali (siciliane) dove ad esempio negli enti Genio civile si dovranno presentare le relative piattaforme.  Tale incompatibilità in atto – sappiamo bene – esiste e deve essere attentamente rilevato ,in primis dalla Regione siciliana, per il dovere della denuncia di interesse privato nei confronti dei  tecnici-dipendenti interessati”

 

Maltempo, indagine al Genio civile di Catania: si dimette il ...

L’ex capo del Genio civile di Catania  Gabriele Ragusa costretto alle dimissioni dopo le verifiche di malfunzionamento dell’Ente catanese da parte del governatore  Musumeci

DIRIGENTE GENERALE

Foto Archivi Sud Libertà –            Il dirigente generale Arch. Salvatore  Lizzio  che coordina le attività delle strutture dirigenziali intermedie.

Fase 2: Musumeci a Conte, pronti a nuove riaperture PALERMO

Ricorderemo anche le  investigazioni, di due distinti procedimenti penali tra loro collegati,che hanno messo in   luce un sistema criminale finalizzato ad assicurare indebite agevolazioni a numerosi soggetti privati e imprenditori in relazione agli adempimenti in materia di edilizia privata e pubblica di competenza di un Genio civile siciliano (Trapani) e all’affidamento di lavori pubblici. Per non parlare pure dell’inattività e gravi  omissioni persino nell’emergenza pubblica dell’ex Capoufficio del Genio civile di Catania Ing.Ragusa – che ,sostenuto a Catania  per oltre un decennio dall’ex governatore Lombardo ,processato per favoreggiamento alla Mafia,nonostante le denunce del Sindacato SIAD etneo,costretto ad immediate dimissioni dalla Presidenza della Regione siciliana Musumeci.(nella foto sopra).

DISPERAZIONE AL SUD: ALLARMANTE IL RAPPORTO SVIMEZ

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Rapporto Svimez :Le risorse sul reddito di cittadinanza ,9 mld nel 2019, forse non potranno interamente soddisfare le esigenze del Sud: per far fronte al milione e 283 mila richieste di sostegno economico, sulla base di una ripartizione Isee tra 0 e 9.000 euro (750 euro mensili circa), in arrivo complessivamente dalle 8 Regioni del Mezzogiorno infatti servirebbero oltre 10 mld di euro. 

Il Sud assorbe circa il 75% delle necessità, come constatabile incrociando i dati relativi ai nuclei familiari che in ogni regione hanno diritto al sostegno (Isee 0-9000) con la stima del costo complessivo. Un elenco guidato dalla Campania con oltre 391 mila nuclei familiari che costerebbero in termini di sostegno al reddito oltre 3 mld di euro; segue la Sicilia con 342.800 famiglie aventi diritto per un totale di 2,7 miliardi di reddito di cittadinanza; terza la Puglia che con i 214.600 nuclei familiari poveri avrebbe diritto ad uno stanziamento di reddito pari a oltre 1,6 miliardi di euro. E poi la Calabria con 143.900 nuclei familiari (1,1 miliardi di euro); la Sardegna con 170mila famiglie con Isee tra lo 0 e 3mila (832milioni); l’Abruzzo con 43.800 nuclei( 326miln), la Basilicata con 28mila (206mln) e il Molise con 11 mila famiglie aventi diritto (87 mln).

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REGIONE SICILIA: FRANCESCA GAROFFOLO , DIRIGENTE GENERALE, DECRETA LA RIQUALIFICAZIONE DI 62 EX DIPENDENTI

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Un bagliore di luce nel Dipartimento Lavoro della Regione Siciliana. Progettata infatti l’attivazione di urgenti percorsi di politiche attive a favore di dipendenti ed ex dipendenti delle aziende delle aree di crisi complessa, fruitori di cassa integrazione in coerenza della condizione posta dal Ministero del Lavoro e delle Politiche  sociali per l’erogazione delle misure di sostegno dei lavoratori che rientrano nelle aree di crisi complessa.

Il progetto – si apprende – viene ricondotto al Protocollo d’Intesa per l’area di Gela, sottoscritto tra Regione Sicilia, MISE, Comune di Gela e ENI   S.p.A, – ENI idrocarburi Mediterranea S.p.A,  Raffinerie di Gela S.p.A, Versali S.p.A, Syndical S.p.A e rappresentanze delle Organizzazioni sindacali e  Confindustria Centro Sicilia  e pone in luce la necessità di una profonda revisione del modello industriale del sito produttivo di Gela, con conseguente piano di riconversione dell’intera areaa

Inoltre- informa il dirigente generale Francesca Garoffolo      nel mese di giugno scorso presso la sede del Dipartimento Lavoro- si è svolta una riunione con le organizzazioni di categoria relative all’Area di crisi industriale complessa come Gela in cui è stata manifestata l’urgenza di attivare nell’immediato un’attività di rafforzamento delle competenze e riqualificazione per gli ex dipendenti messi in mobilità Ecco perchè abbiamo pensato –prosegue la Garoffolo-          -di procedere alla prosecuzione dell’erogazione di politiche attive per i lavoratori di Gela per l’urgente bilanciamento dell’erogazione delle misure di sostegno di reddito da parte del ministero    del Lavoro

Il rafforzamento delle competenze riguarda 62 ex lavoratori dell’area complessa Gela inseriti in un apposito elenco, decretato, nei moduli formativi generici e specifici per un totale di 120 ore che è il percorso completo.