Papa Francesco: “La Chiesa va sempre avanti sulla fede di Pietro”

Papa Francesco durante l'Angelus di questa domenica

Archivio-Sud Libertà

Papa Francesco pima dell’Angelus di questa 21.ma domenica del tempo ordinario, rilegge per i fedeli in Piazza San Pietro e quelli collegati attraverso i media il Vangelo di Matteo proposto dalla liturgia, che “presenta il momento nel quale Pietro professa la sua fede in Gesù quale Messia e Figlio di Dio”. E la Chiesa, sottolinea il Papa, “va avanti sempre sulla fede di Pietro”, “che Gesù riconosce” e per questo “lo fa capo della Chiesa”.

Le domande di Gesù per far crescere i discepoli

E’ Gesù che provoca la confessione dell’Apostolo, ricorda Francesco, perché “vuole condurre i suoi discepoli a fare il passo decisivo nella loro relazione con Lui”. Quello dei Dodici, infatti, “è un cammino di educazione alla loro fede”. La prima domanda non è troppo impegnativa, spiega il Pontefice: “La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?”. Si parla degli altri, e ci piace “spellare” gli altri, ci piace il pettegolo, ma “è già richiesta la prospettiva della fede e non il pettegolezzo”. I discepoli rispondono che “Gesù di Nazaret era considerato un profeta”.

“Ma voi, chi dite che io sia?”

Con la seconda domanda, però, “Gesù li tocca sul vivo: ‘Ma voi, chi dite che io sia?’”, e li chiama a mettersi in gioco, manifestando il motivo per cui seguono il Maestro. Dopo qualche momento di esitazione, Simone con slancio dichiara: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. Una risposta, commenta Papa Francesco, “piena e luminosa”, che “non gli viene dal suo impulso, per quanto generoso” , dalla “sua cultura, quello che ha studiato”, ma “è frutto della grazia del Padre. “E’ una grazia che dobbiamo chiedere” aggiunge a braccio il Papa, dicendo “Padre, dammi la grazia di confessare Gesù”.

Una “pietra” per costruire la Chiesa

Ma Gesù riconosce che Simone ha risposto con prontezza all’ispirazione della grazia “e quindi aggiunge, in tono solenne: ‘Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa’”. Gesù, specifica Papa Francesco, fa capire così a Simone “il senso del nuovo nome che gli ha dato”, ‘Pietro’”:

La fede che ha appena manifestato è la “pietra” incrollabile sulla quale il Figlio di Dio vuole costruire la sua Chiesa, cioè la sua Comunità. E la Chiesa va avanti sempre sulla fede di Pietro, su quella fede che Dio riconosce, che Gesù riconosce e lo fa capo della Chiesa.

E oggi, sottolinea il Papa, “sentiamo rivolta a ciascuno di noi” la domanda di Gesù: “E voi, chi dite che io sia?”. E ognuno di noi “deve  dare una risposta non teorica, ma che coinvolge la fede, cioè la vita, perché la fede è vita! ‘Per me tu sei …’ e dire la confessione di Gesù”

Una risposta che richiede anche a noi, come ai primi discepoli, l’ascolto interiore della voce del Padre e la consonanza con quello che la Chiesa, raccolta attorno a Pietro, continua a proclamare. Si tratta di capire chi è per noi Cristo: se Lui è il centro della nostra vita e il fine di ogni nostro impegno nella Chiesa e nella società. Chi è Gesù Cristo per me? Chi è Gesù Cristo per te, per te, per te … Una risposta che noi dovremmo dare ogni giorno. 

Papa Francesco:”Nei momenti difficili della Vs vita tutto diventa buio, gridate: Signore mio, aiutami..”

La chiesa di Papa Francesco è un paradosso - Il Foglio

 

  Papa Francesco all’ Angelus di oggi da Piazza San Pietro, ricorda il brano evangelico in cui Gesù “cammina sulle acque del lago” mentre la barca dei discepoli è rimasta bloccata a causa di una tempesta.

La barca in balia della tempesta è immagine della Chiesa, che in ogni epoca incontra venti contrari, a volte prove molto dure: pensiamo a certe lunghe e accanite persecuzioni del secolo scorso, e anche oggi, in alcune parti. In quei frangenti, può avere la tentazione di pensare che Dio l’abbia abbandonata. Ma in realtà è proprio in quei momenti che risplende maggiormente la testimonianza della fede, la testimonianza dell’amore, la testimonianza della speranza. È la presenza di Cristo risorto nella sua Chiesa che dona la grazia della testimonianza fino al martirio, da cui germogliano nuovi cristiani e frutti di riconciliazione e di pace per il mondo intero.

Nei momenti difficili della vita tutto diventa buio…gridiamo: Signore, aiutami

 

Quando sentiamo forte il dubbio e la paura ci sembra di affondare, nei momenti difficili della vita, dove tutto diventa buio, non dobbiamo vergognarci di gridare, come Pietro: «Signore, salvami!» (v. 30). Bussare al cuore di Dio, al cuore di Gesù: «Signore, salvami!». È una bella preghiera. Possiamo ripeterla tante volte: «Signore, salvami!». E il gesto di Gesù, che subito tende la sua mano e afferra quella del suo amico, va contemplato a lungo: Gesù è questo, Gesù fa questo, Gesù è la mano del Padre che mai ci abbandona; la mano forte e fedele del Padre, che vuole sempre e solo il nostro bene.

“Avere fede – aggiuge Francesco – vuol dire, in mezzo alla tempesta, tenere il cuore rivolto a Dio, al suo amore, alla sua tenerezza di Padre”.

Gesù, questo voleva insegnare a Pietro e ai discepoli, e anche a noi oggi. Nei momenti bui, nei momenti di tristezza, Lui sa bene che la nostra fede è povera – tutti noi siamo gente di poca fede, tutti noi, anch’io, tutti – e che il nostro cammino può essere travagliato, bloccato da forze avverse. Ma Lui è il Risorto! Non dimentichiamo questo: Lui è il Signore che ha attraversato la morte per portarci in salvo. Ancora prima che noi cominciamo a cercarlo, Lui è presente accanto a noi. E rialzandoci dalle nostre cadute, ci fa crescere nella fede. 

Il Pontefice ha inoltre inviato “un cordiale saluto ai partecipanti al Tour de Pologne, gara ciclistica internazionale che quest’anno è disputata in ricordo di San Giovanni Paolo II nel centenario della sua nascita”. E infine ha salutato in particolare i giovani di Pianengo, in diocesi di Crema, “che hanno percorso la via Francigena da Viterbo a Roma”.

PAPA FRANCESCO: ” LA FEDE IN DIO CI FA CONFIDARE IN LUI..”

 

Roma,

Un unico disegno d’amore perché Egli ama il mondo nonostante i suoi peccati. Si spandono come un balsamo sul cuore le parole di Papa Francesco all’Angelus di oggi che porta con sé le ferite e le speranze di un periodo che ha stravolto destini e sicurezze.

l Pontefice spiega subito  la necessità di continuare a seguire le regole per frenare un eventuale contagio. «Saluto tutti voi, romani e pellegrini – ha detto Bergoglio – i singoli fedeli, le famiglie e le comunità religiose. Anche la vostra piccola presenza in piazza è segno che in Italia la fase acuta dell’epidemia è superata, anche se rimane la necessità di seguire con cura le norme vigenti, sono norme che ci aiutano. Non bisogna cantare troppo presto la vittoria».       La  Piazza San Pietro diventa sempre più popolata e vitale. Citando il Vangelo di Giovanni, in cui Cristo si presenta a Nicodemo come Colui che porta a compimento il piano di salvezza del Padre in favore del mondo, Francesco afferma:

«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito» (v. 16). Queste parole stanno ad indicare che l’azione delle tre Persone divine – Padre, Figlio e Spirito Santo – è tutto un unico disegno d’amore che salva l’umanità ed il mondo. E’ un disegno di salvezza per noi.

“Noi siamo figli nel Figlio con la forza dello Spirito Santo. Noi siamo l’eredità di Dio.”

DIO AMA GLI UOMINI NONOSTANTE I LORO PECCATI

Un amore, quello di Dio, che “ama il mondo, nonostante i suoi peccati” e che ama “ciascuno di noi anche quando sbagliamo e ci allontaniamo da Lui”:

Dio Padre ama talmente il mondo che, per salvarlo, dona ciò che ha di più prezioso: il suo Figlio unigenito, che dà la sua vita per gli uomini, risorge, torna al Padre e insieme a Lui manda lo Spirito Santo. La Trinità è dunque Amore, tutta al servizio del mondo, che vuole salvare e ricreare. E oggi pensando a Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, pensiamo all’amore di Dio! E sarebbe bello che noi ci sentissimo amati: “Dio mi ama!”. Questo è il sentimento di oggi.

Ed è proprio in virtù di questo amore, che nasce l’invito e l’esortazione del Pontefice a “lasciarci affascinare dalla bellezza di Dio”, “umile” e presente nella nostra vita:

Cari fratelli e sorelle, la festa di oggi ci invita a lasciarci nuovamente affascinare dalla bellezza di Dio; bellezza, bontà e verità inesauribile. Ma anche umile, vicina, che si è fatta carne per entrare nella nostra vita, nella nostra storia, perché ogni uomo e donna possa incontrarla e avere la vita eterna. E questo è la fede: accogliere Dio-Amore che si dona in Cristo, lasciarsi incontrare da Lui e confidare in Lui.

“Questo è la fede: accogliere Dio-Amore. Accogliere questo Dio-Amore che si dona in Cristo, ci fa muovere nello Spirito Santo; lasciarsi incontrare da Lui e confidare in Lui.”

LA FEDE IN DIO CI FA CONFIDARE IN LUI

Nella viva fiducia che la Vergine Maria, dimora della Trinità, “ci aiuti ad accogliere con cuore aperto l’amore di Dio”, Papa Francesco indica il senso dell’essere cristiani:

Questo è la fede: accogliere Dio-Amore. Accogliere questo Dio-Amore che si dona in Cristo, ci fa muovere nello Spirito Santo; lasciarsi incontrare da Lui e confidare in Lui. Questa è la vita cristiana. Amore, incontrare Dio, cercare Dio e Lui ci cerca per primo. Lui ci incontra per primo.

IL SANTO PADRE RIVOLGE UN APPELLO DI MISERICORDIA PER IL POPOLO CARCERARIO

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 Il Santo Padre ha letto   il Vangelo di Giovanni centrato sulla sofferenza di Gesù per la morte dell’amico Lazzaro, ricordando a ciascuno che l’amore di Dio è onnipotente e che siamo stati creati per la vita

Dalla Biblioteca del Palazzo Apostolico, ancora una volta in streaming a causa delle restrizioni imposte dall’emergenza Coronavirus, Papa Francesco  commenta il passo sulla risurrezione dell’amico Lazzaro, invitandoci a togliere dai nostri cuori ogni pietra che sa di morte, per far rifiorire la vita che viene da Cristo: “Senza di Lui non solo non è presente la vita – dice Francesco – ma si ricade nella morte”. “Gesù si fa vedere come il Signore della vita, quello che – – è capace di dare la vita anche ai  morti”. 

La sofferenza di Gesù per l’amico Lazzaro

È un Gesù profondamente commosso, che scoppia in pianto per la morte di un amico caro come Lazzaro e per la sofferenza delle sue sorelle Marta e Maria, quello che l’evangelista Giovanni presenta in questa quinta domenica di Quaresima. Un’immagine quasi eguale a quella odierna dove al dramma del tremendo virus si associa quello dei cari familiari di non poter accarezzare od avvicinare il caro estinto. Un dolore atroce. E Gesù, “con questo turbamento nel cuore, va alla tomba, ringrazia il Padre che sempre lo ascolta, fa aprire il sepolcro e grida forte: «Lazzaro, vieni fuori!» ). E Lazzaro esce con «i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario»

Qui tocchiamo con mano che Dio è vita e dona vita, ma si fa carico del dramma della morte. Gesù avrebbe potuto evitare la morte dell’amico Lazzaro, ma ha voluto fare suo il nostro dolore per la morte delle persone care, e soprattutto ha voluto mostrare il dominio di Dio sulla morte.

Togliere le pietre dal cuore

Si concretizza, in questo passo del Vangelo –  – l’incontro tra la fede dell’uomo e l’onnipotenza dell’amore di Dio. Come “una doppia strada”, spiega. Da una parte, Maria e Marta e “tutti noi”, rappresentati in quell’espressione: “Se tu fossi stato qui!…. Dall’altra la risposta di Gesù al problema della morte è : “Io sono la Risurrezione e la vita…Abbiate fede!”:

In mezzo al pianto continuate ad avere fede, anche se la morte sembra aver vinto. Togliete la pietra del vostro cuore! Lasciate che la Parola di Dio riporti la vita dove c’è morte.

Dio – afferma il Santo Padre  – non ci ha creati per la tomba, ci ha creati per la vita, bella, buona, gioiosa”, dunque anche oggi l’invito che Gesù ripete a ciascuno è a “togliere la pietra”, a liberarci da ogni traccia di morte entrata nel mondo “per invidia del diavolo”:

Siamo chiamati a togliere le pietre di tutto ciò che sa di morte:ad esempio l’ipocrisia con cui si vive la fede, è morte; la critica distruttiva verso gli altri, è morte; l’offesa, la calunnia, è morte; l’emarginazione del povero, è morte. Il Signore ci chiede di togliere queste pietre dal cuore, e la vita allora fiorirà ancora intorno a noi. Cristo vive, e chi lo accoglie e aderisce a Lui entra in contatto con la vita. Senza Cristo, o al di fuori di Cristo, non solo non è presente la vita, ma si ricade nella morte.

Compassionevoli come Gesù: appello per i carcerati

Afferma il Pontefice:c’è il pianto, il dolore, la morte ma la fede è la nostra salvezza.”Per l’azione e la forza dello Spirito Santo –   il cristiano è una persona che cammina nella vita”, una creatura “nuova”, una “creatura per la vita”. Dunque la risurrezione di Lazzaro è anche segno di questa “rigenerazione” del credente. Infine, la raccomandazione a essere, con l’aiuto di Maria, compassionevoli come Gesù, che ha fatto suo il nostro dolore: l‘appello ad avere misericordia per il popolo carcerario che versa in cattive , disumane condizioni.

La Vergine Maria ci aiuti ad essere compassionevoli come il suo Figlio Gesù, che ha fatto suo il nostro dolore. Ognuno di noi sia vicino a quanti sono nella prova, diventando per essi un riflesso dell’amore e della tenerezza di Dio, che libera dalla morte e fa vincere la vita.

Successivamente il Papa, ha voluto, anche questa domenica, affacciarsi dalla finestra su una Piazza San Pietro completamente vuota, per le restrizioni decise per contrastare il diffondersi del Coronavirus, e ha dato la sua benedizione.

PAPA FRANCESCO: “NESSUNO PUO’ VANTARSI DI ESSERE GIUSTO”

 

VIDEO PAPA FRANCESCO NATALE 2019   (y.toube.Tv2000)

 

La  riflessione  di Papa Francesco parte dalla Liturgia di oggi, in attesa del Natale, che “ci mette davanti a due deserti”, cioè a due donne sterili: Elisabetta e la madre di Sansone. Nel Vangelo la storia di Elisabetta fa poi pensare anche alla vicenda di Abramo e Sara.  “La sterilità è un deserto”, afferma quindi il Papa” perché “una donna sterile finisce lì, senza discendenza”. Entrambe sono però “donne di fede” e si affidano al Signore:

E il Signore fa fiorire il deserto. Ambedue le donne concepiscono e danno alla luce. “Padre è un miracolo questo?” No, è più di un miracolo: è la base, è proprio il fondamento della nostra fede. Ambedue concepiscono perché Dio è capace di cambiare tutto, anche le leggi della natura; è capace di fare strada alla sua Parola. I doni di Dio sono gratuità. E questa vita di entrambe le donne è l’espressione della gratuità di Dio.

La fede è un dono di Dio

Sia Giovanni Battista sia Sansone sono quindi “gratuità di Dio”, anzi “sono il simbolo – diciamo così – della gratuità nella nostra salvezza”, afferma il Papa, perché “nessuno può salvare sé stesso”. “L’unico che salva è il Signore”, l’unico capace di salvarci dalle nostre miserie e brutalità, e “se tu non ti affidi alla gratuità della salvezza del Signore non sarai salvo”, sottolinea. Bisogna però avere fede, che è anch’essa un dono di Dio.

Nessuno può vantarsi di essere giusto

Papa Francesco esorta ad aprire il cuore alla gratuità:

Nessuno di noi merita la salvezza. Nessuno! “Ma io prego, faccio digiuno …“. Sì, questo ti farà bene, ma se non c’è questa gratuità all’inizio di tutto quello, non c’è possibilità. Siamo sterili. Tutti. Sterili per la vita della grazia, sterili per andare al cielo, sterili per concepire la santità. Soltanto, la gratuità. E per questo noi non possiamo vantarci di essere giusti. “Padre, io sono cattolico, io sono cattolica, vado a Messa la domenica, appartengo a questa associazione, a questa, a questa, a questa…” –“E dimmi: tu stai comprando la tua salvezza così? Tu credi che questo ti salverà?”. Ti aiuterà a salvarti soltanto se tu credi nella gratuità del dono di Dio. Tutto è grazia.

Per questo si è chiamati ad adorare il Signore e ringraziarlo per “tanta grazia”.

Tutti siamo peccatori e il peccato è non custodire la gratuità

Entrambe queste donne, poi, hanno partorito bambini che saranno grandi nella storia, spiega il Papa soffermandosi in particolare sulla vicenda di Sansone che, grande lottatore e uomo forte, dopo aver salvato il popolo dai filistei, “forse non ha curato la gratuità del dono ricevuto”, ha fatto uno sbaglio, cadendo nelle mani di una donna che lo ha venduto ai filistei. Poi però si è ripreso. Il Papa richiama la sua storia proprio per ricordare che “tutti siamo peccatori e il peccato è non custodire la gratuità”.

Ma, sono cosciente che il peccato è non custodire la gratuità? E quando io vado a confessarmi, cosa faccio? Dico i peccati come un pappagallo o li dico perché sento che ho rischiato il dono della gratuità per aver qualcosa di mio? Custodire la gratuità e pensare a Sansone: eletto, buono, che verso la fine della sua vita ha avuto una scivolata, poi si è ripreso. Ma noi possiamo, noi possiamo scivolare e crederci redentori di noi stessi. Il peccato è questo. Il peccato è la voglia di redimere noi stessi. In questi giorni prima del Natale lodiamo il Signore per la gratuità della salvezza, per la gratuità della vita, per tutto quello che ci dà gratis. Tutto è grazia.

 

 

 

Papa Francesco: “Dobbiamo imparare ad essere servi inutili senza pretese di essere ringraziati…”

 

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Nella foto il “Concistoro”: il Papa ordine nuovi cardinali nella Basilica Vaticana,  13  per l’esattezza,per l’imposizione della berretta, la consegna dell’anello e l’assegnazione del Titolo o Diaconia. La celebrazione è iniziata con il saluto, l’orazione e la lettura di un passo del Vangelo secondo Marco (6,30-37a). Quindi il Papa ha pronunciato l’omelia. Il Santo Padre ha poi letto la formula di creazione e proclamato solennemente i nomi dei nuovi Cardinali, annunciandone l’Ordine presbiterale o diaconale.

Nella fede, bisogna essere “servi inutili, cioè senza pretese di essere ringraziati, senza rivendicazioni”.  Papa Francesco, nell’Angelus di oggi  pronunciato a conclusione della messa per l’apertura dell’Assemblea speciale del Sinodo dei Vescovi per la regione panamazzonica ha detto:  “Siamo servi inutili” – ha spiegato  – “è un’espressione di umiltà e disponibilità che fa tanto bene alla Chiesa e richiama l’atteggiamento giusto per operare in essa: il servizio umile, di cui ci ha dato l’esempio Gesù, lavando i piedi ai discepoli”.

“Gesù vuol dire che così è l’uomo di fede nei confronti di Dio: si rimette completamente alla sua volontà, senza calcoli o pretese”, ha commentato il Papa.”Questo atteggiamento verso Dio – ha proseguito – si riflette anche nel modo di comportarsi in comunità: si riflette nella gioia di essere al servizio gli uni degli altri, trovando già in questo la propria ricompensa e non nei riconoscimenti e nei guadagni che ne possono derivare”.

Due le immagini usate da Gesù per spiegare l’attitudine del cristiano: il granellino di senape e il servo disponibile. Con la prima immagine, Gesù, nelle parole di Francesco, “vuole far capire che la fede, anche se piccola, può avere la forza di sradicare persino un gelso; e poi di trapiantarlo nel mare, che è una cosa ancora più improbabile: ma nulla è impossibile a chi ha fede, perché non si affida alle proprie forze, ma a Dio, che può tutto”.

La fede paragonabile al granellino di senape è, invece, “una fede che non è superba e sicura di sé – non fa finta di essere un grande credente, non fa delle figuracce, tante volte – ma che nella sua umiltà sente un grande bisogno di Dio e, nella piccolezza, si abbandona con piena fiducia a Lui. È la fede che ci dà la capacità di guardare con speranza le vicende alterne della vita, che ci aiuta ad accettare anche le sconfitte e le sofferenze, nella consapevolezza che il male non avrà mai l’ultima parola”. “Come possiamo capire se abbiamo veramente fede, cioè se la nostra fede, pur minuscola, è genuina, pura, schietta?”, si è chiesto il Papa: “Ce lo spiega Gesù indicando qual è la misura della fede: il servizio”.

PAPA FRANCESCO: LA VITA E’ UN CAMMINO VERSO L’ETERNITA’

Papa Francesco: “Non abbiamo qui la città stabile..ma siate pronti all’ultimo incontro con Gesù..”

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E’ necessario vigilare continuamente “per cogliere il passaggio di Dio nella propria vita”. Così Papa Francesco prima della recita dell’Angelus, commentando il brano del Vangelo di questa domenica (Lc 12,32-48) dove Gesù esorta i suoi discepoli con le parole: “Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese”.

 Francesco spiega:

Si tratta di non mettere radici in comode e rassicuranti dimore, ma di abbandonarsi, di essere aperto con semplicità e fiducia alla volontà di Dio, che ci guida verso la meta successiva. Il Signore sempre cammina con noi e tante volte ci accompagna per mano, per guidarci, perchè noi non sbagliamo in questo cammino così difficile.”

La vita di fede non è statica, prosegue, presenta sempre tappe nuove “che il Signore stesso indica giorno dopo giorno.

Una fede matura aperta al prossimo

Le lampade accese rischiarano il buio della notte e il Papa dice che è necessario “vivere una fede autentica e matura”, per “illuminare le tante notti della vita”. Ma la lampada va alimentata con la preghiera costante e l’ascolto della Parola. E il Papa, a braccio, ripete la raccomandazione già fatta in altre occasioni di portare sempre con sè un piccolo Vangelo per leggerlo. “E’ un incontro con Gesù – dice – con la Parola di Gesù”. Poi riprende:

Questa lampada ci è affidata per il bene di tutti: nessuno, dunque, può ritirarsi intimisticamente nella certezza della propria salvezza, disinteressandosi degli altri. E’ una fantasia credere che uno possa illuminarsi dentro. No, è una fantasia. La fede vera apre il cuore al prossimo e sprona verso la comunione concreta con i fratelli, soprattutto con coloro che si trovano nel bisogno.

L’ultimo incontro con il Signore

Nella pagina evangelica Gesù, raccontando ai suoi discepoli una parabola, indica un altro aspetto dell’essere vigilanti: “essere pronti per l’incontro ultimo e definitivo col Signore” e Francesco afferma:

Il Signore ci ricorda che la vita è un cammino verso l’eternità; pertanto, siamo chiamati a far fruttificare tutti i talenti, senza mai dimenticare che «non abbiamo qui la città stabile, ma andiamo in cerca di quella futura». In questa prospettiva, ogni istante diventa prezioso, per cui bisogna vivere e agire su questa terra avendo la nostalgia del cielo. I piedi sulla terra, camminare sulla terra, lavorare sulla terra, fare il bene sulla terra e il cuore nostalgico del cielo”.

Ciò che ci aspetta è la felicità eterna. E’ una gioia che, osserva il Papa, “non possiamo capire davvero”, ma Gesù ce ne dà un’idea quando dice che il padrone al suo ritorno, trovando ancora svegli i servi, “si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli”. Papa  Francesco conclude:

La gioia eterna del paradiso si manifesta così: la situazione si capovolgerà, e non saranno più i servi, cioè noi, a servire Dio, ma Dio stesso si metterà a nostro servizio. E questo lo fa Gesù da adesso: Gesù prega per noi, Gesù ci guarda e prega il Padre per noi. Gesù ci serve adesso, è il nostro servitore. E questa sarà la gioia definitiva. Il pensiero dell’incontro finale con il Padre, ricco di misericordia, ci riempie di speranza, e ci stimola all’impegno costante per la nostra santificazione e per costruire un mondo più giusto e fraterno.

 Papa Francesco ricorda infine il 70° anniversario, domani, delle Convenzioni di Ginevra, sulla protezione di civili e prigionieri in tempo di guerra, richiamando gli Stati alla loro responsabilità di tutela della vita e della dignità delle vittime dei conflitti armati, proteggendo in particolare ospedali, scuole, luoghi di culto, campi-profughi. Infine il richiamo a non dimenticare “che la guerra e il terrorismo sono sempre una grave perdita per l’intera umanità”.

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