OLTRE 70 GLI INCONTRI NELL’ANNO DELLA PANDEMIA «OBIETTIVI: FUTURO ECOSOSTENIBILE E NUOVE OPPORTUNITÀ LAVORATIVE»

 

Superbonus 110%,grande opportunità di rilancio e ripartenza

Il commento del presidente Mauro Scaccianoce durante l’ultimo Cda

 

CATANIA –

Una formazione costante per garantire qualità e farsi trovare preparati nel momento della ripresa economica. Nonostante l’anno difficile – segnato dalla pandemia – il bilancio del 2020 (e di tutto il mandato, a partire dal 2018) della Fondazione degli Ingegneri di Catania, è davvero positivo. «Sono circa 70 gli incontri organizzati nell’ultimo anno solare con l’Ordine (presidente Giuseppe Platania) e con gli altri enti con cui collaboriamo da tempo – ha spiegato il presidente Mauro Scaccianoce, durante l’incontro per l’approvazione del bilancio consuntivo – Tra questi, gli altri ordini professionali del territorio, aziende nazionali e internazionali e l’Università di Catania, nello specifico il Dipartimento di Ingegneria Elettrica, Elettronica e Informatica (DIEEI) e quello di Ingegneria Civile e Architettura (DCAR)». Numeri che danno idea del grande impegno profuso dalla Fondazione, che «ha fin da subito trovato la soluzione per non fermarsi e affrontare al meglio la crisi e i diversi periodi di lockdown, attraverso l’organizzazione dei seminari a distanza. I webinar sono stati importanti per garantire la formazione agli iscritti e riteniamo siano stati anche un valore aggiunto sotto molteplici aspetti: abbiamo avuto la possibilità di avere come relatori esperti di varie materie, che hanno trattato specifici argomenti e che difficilmente avrebbero potuto presenziare in loco».

«Non possiamo certamente dimenticare come, anche in questo ultimo anno, siamo riusciti a lavorare sul fronte delle relazioni e dei rapporti con le istituzioni, concretizzatisi in numerosi protocolli d’intesa – prosegue Scaccianoce – Siamo consapevoli del ruolo degli ingegneri, centrale nella società, e di come la nostra professionalità potrà essere utile alla comunità nel momento in cui cominceremo a vedere la luce in fondo al tunnel. Ed è lì che dovremo dare slancio, in maniera proattiva, per migliorare la qualità della vita e contribuire alla costruzione di un futuro migliore ed ecosostenibile». In quest’ottica, sono stati tanti i seminari dedicati agli aspetti normativi di grande rilevanza, legati ai decreti e alle iniziative del Governo, «non ultima quella del Superbonus 110%, grande opportunità di ripartenza e rilancio. Il settore delle costruzioni rappresenta un base solida della nostra economia e sarà fondamentale per rispondere agli obiettivi del Recovery Plan e Green Deal».

«La conferma del buon operato del mandato e degli ultimi 365 giorni non si riscontra solo nella mole di seminari, convegni e corsi di formazione organizzati, ma anche dalla partecipazione di migliaia di colleghi a questi eventi», aggiunge Scaccianoce. Che punta ancora una volta i riflettori sul futuro: «Nell’ultimo consiglio di amministrazione – in cui è stato approvato all’unanimità il bilancio – abbiamo già pianificato degli incontri che verteranno sulla sicurezza nella Pubblica Amministrazione, sul project management, sulla progettazione e l’edilizia – affinché si possa stare al passo con i tempi e dar luogo a nuove figure professionali in un mondo del lavoro in continua evoluzione, dove alcune scompaio e altre si insediano prepotentemente».

«CATANIA CONNESSA, CONDIVISA E PARTECIPATA»:PROPOSTE PER VALORIZZARE IL PRG

«CATANIA CONNESSA, CONDIVISA E PARTECIPATA»

ECCO LA “SMART CITY” DEGLI STUDENTI UNIVERSITARI

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Un contributo di idee al nuovo Prg della città per valorizzare le zone dismesse

 – “App” per individuare parcheggi liberi con gli smartphone; lampioni pubblici che come alberi catturano anidride carbonica per restituire ossigeno; pavimenti che producono energia dal movimento dei pedoni. E poi co-working, bike sharing, bio-panchine, cestini fotovoltaici. Può Catania diventare una smart city, una “città intelligente”? La risposta è affermativa e i progetti esistono già su carta, nelle tavole tecniche e nei rendering realizzati dagli oltre settanta studenti universitari che hanno partecipato al seminario di progettazione organizzato dall’Ordine e dalla Fondazione degli Ingegneri, dal Centro Provinciale di Studi Urbanistici (CePSU), in collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria Civile e Architettura Unict (Dicar), e con il patrocinio dell’Amministrazione comunale e della sua Direzione Urbanistica.

Durante il corso accademico di “Architettura e composizione architettonica III”, tenuto dal prof. Riccardo Dell’Osso, fra lezioni teoriche e attività pratiche, sono nate ben 24 idee – una per ogni gruppo di lavoro – tradotte in proposte fattive per il futuro urbanistico di Catania che verrà disegnato nel nuovo e atteso Piano Regolatore Generale.

Nulla di utopico o inattuabile, ma tutti “sogni” urbani con un forte potenziale di fattibilità, nel pieno rispetto del costruito esistente e soprattutto attraverso la virtuosa valorizzazione di quei luoghi oggi degradati o inutilizzati. Dall’area portuale percorrendo l’intero waterfront che interessa la fascia di Ognina, fino alle aree interne della città, come gli Orti di Susanna in zona Cibali o il complesso dell’Ascoli Tomaselli in via Passo Gravina: connessione, condivisione e partecipazione sono le parole chiave di quel linguaggio architettonico espresso dagli studenti, che nell’occasione si sono avvalsi anche di video e realtà aumentata per far conoscere le loro idee urbane.

Ad avvalorare questi progetti sono giunti personalmente, oltre ai docenti universitari, anche professionisti avviati ed esperti a livello nazionale, trasformando il seminario da attività didattica a vero e proprio contributo professionale per la città etnea. Proprio per questo alla presentazione dei lavori erano presenti numerosi rappresentanti dell’Amministrazione comunale di Catania – gli assessori Barbara Mirabella, Sergio Parisi e Alessandro Porto, i dirigenti Biagio Bisignani (Direzione Urbanistica) e Fabio Finocchiaro (Direzione Politiche comunitarie) – tutti concordi nel definire i progetti di “Catania Smart City” un esempio eccellente di urbanistica partecipata, ricco di visioni innovative da approfondire, e quindi un valore aggiunto per gli studi in corso sul nuovo Prg.

«Una smart city è una città fondata sul capitale umano che contribuisce allo sviluppo urbano – ha detto il presidente dell’Ordine Ingegneri Giuseppe Platania, sottolineando il valore sociale dell’iniziativa – Non basta la presenza delle infrastrutture materiali e digitali se non c’è l’intelligenza collettiva che partecipa, gestisce e alimenta la sostenibilità economica e ambientale. Oggi abbiamo la conferma che i giovani possono e devono rientrare a pieno titolo tra le professionalità chiamate a contribuire alla trasformazione della città. Ribadiamo anche in questa sede la necessità e l’opportunità di rilanciare lo strumento del concorso di idee». «La rigenerazione di Catania non può che partire dai professionisti del futuro – ha aggiunto il presidente della Fondazione Ingegneri Mauro Scaccianoce – basta guardare le tavole architettoniche dei nostri giovani per avere subito una visione concreta di come potrebbe essere la città».

«Grazie alla possibilità di condividere spazi di abitazione, lavoro, studio, mezzi di trasporto, le infrastrutture tecnologiche e umane delle smart city permettono di ridurre sprechi e inquinamento, e di conseguire una maggiore inclusione sociale dei residenti negli spazi pubblici», ha affermato il presidente del CePSU Pierluigi Bella.

Numerosi i docenti del Dicar Unict in sala: il vicedirettore Vincenzo Sapienza, Paolo La Greca – anche in qualità di presidente nazionale del Centro Studi Urbanistici – Riccardo Dell’Osso (direttore diOpen Source Lab), Santi Cascone, Francesco Martinico. Ciascuno nel proprio intervento ha sottolineato l’importanza che gli studi universitari non rimangano chiusi nelle aule ma siano conosciuti dall’intera comunità, perché è nell’interesse comune per la città che nascono iniziative come “Catania Smart City”.

Durante la giornata sono intervenuti inoltre: il presidente di Ance Catania Giuseppe Piana, i componenti del Laboratorio universitario per la Pianificazione del Territorio e dell’Ambiente (Lapta) Luca Barbarossa e Riccardo Privitera, il co-founder di Whole Urban Regeneration Simone Grasso, il docente universitario Andrea Rapisarda, ed Emanuele Spampinato in rappresentanza di Confcommercio.

SICILIA E LAVORO: CRESCE LA DOMANDA DI PROJECT MANAGER

 

Ingegneri, la nuova sfida formativa della Fondazione dell’Ordine di Catania

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PAROLA D’ORDINE:   MIGLIORARE PROCESSI AZIENDALI E SERVIZI AGLI UTENTI»

CATANIA –

Nella community professionale di Linkedin attualmente sono richiesti in Italia oltre 2300 project manager, circa il 30 per cento in più rispetto a un anno prima. La percentuale cresce se si considerano le posizioni aperte in tutto il mondo, che sono più di 280mila.

Dati alla mano, c’è sempre più bisogno di manager che sappiano pianificare, gestire e realizzare progetti con efficacia ed efficienza. Avere buone doti organizzative non è semplicemente un talento innato, ma una competenza fondamentale che si può acquisire imparando tecniche e metodologie sperimentate e riconosciute a livello mondiale. Una cultura del “saper fare bene” che la Fondazione degli Ingegneri di Catania – l’ente che per conto dell’Ordine cura la formazione professionale – vuole diffondere maggiormente nel territorio etneo e siciliano, diventando così tra i primi organismi della regione a fornire la preparazione necessaria per superare l’esame di certificazione internazionale.

«La categoria degli ingegneri è fra quelle che più necessitano di una strategia manageriale dei processi, basti pensare all’importante ruolo di RUP – il responsabile unico del procedimento – che numerosi professionisti ricoprono nel campo della realizzazione delle opere pubbliche. Ma il project management è una pratica trasversale, valida per tutti i settori dell’ingegneria, quindi non solo per quella civile, ma anche per quella industriale e informatica, oltre che per tutte quelle figure che operano nelle Pmi con un ruolo di responsabilità volto a garantire il raggiungimento di obiettivi e a individuare eventuali rischi da marginare», ha affermato il presidente della Fondazione Mauro Scaccianoce durante il seminario che, quest’oggi (31 gennaio) nella sede dell’Ordine, ha introdotto i corsi di formazione sulla disciplina organizzati in sinergia con il “Project Management Institute – Southern Italy Chapter (BranchSicilia)”. 

Costruire un’opera pubblica in modo funzionale e nei tempi previsti, progettare un sistema per ridurre i tempi di attesa in ambito sanitario, ottimizzare i costi e le risorse sfruttando i benefici delle tecnologie digitali: sono gli esempi pratici illustrati in aula da Giorgio Platania, Paolo Fidelbo e Antonio Conti, tutti professionisti che operano nel territorio di Catania e project manager certificati a livello internazionale. Insieme a loro la docente universitaria Natalia Trapani, che ha tracciato una panoramica dell’attuale mercato del lavoro, da cui emerge una forte crescita della domanda. Sebbene l’Italia sia in questo campo meno istruita rispetto ai Paesi anglosassoni, si stanno compiendo grossi passi in avanti verso l’adozione di queste buone prassi: «Favorire la crescita del project management nel nostro territorio, e quindi del numero di professionisti abilitati – ha concluso Scaccianoce – significa mettere i nostri colleghi nelle condizioni di condividere un linguaggio operativo con una rete mondiale di esperti. Un valore aggiunto, non solo per i singoli profili professionali, ma per l’intera collettività, a cui è possibile garantire organizzazioni e risultati di maggiore qualità».