LA SPAGNA FORSE OGGI CAMBIERA’ VOLTO: TENSIONI CON LA CATALOGNA

Si cambia pagina in Spagna?     Gli spagnoli  tornano  a votare oggi alle elezioni generali per la quarta volta in quattro anni. Le tensioni in Catalogna  collocano in vetta la formazione di ultradestra Vox,…..

 

 

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Sanchez aveva già vinto le elezioni del 28 aprile, arrivando largamente in testa con 123 seggi, un risultato importante ma sotto la soglia di maggioranza di 176 deputati. Premier ad interim, dopo che la caduta del suo governo di minoranza aveva portato al voto, il leader socialista non è riuscito a formare un nuovo governo malgrado il successo elettorale. I negoziati con la sinistra radicale del partito anti sistema Podemos di Pablo Iglesias si sono arenati su veti reciproci, mentre i liberali di Ciudadanos, ormai spostati a destra, non hanno voluto sostenere l’esecutivo dall’esterno.

A metà settembre, quando il re è stato costretto a convocare nuove elezioni, Sanchez ha impostato una campagna tesa a chiedere una maggioranza chiara per portare avanti da solo un governo stabile. Ma non tutto è andato come previsto.

Ad ottobre la sentenza di condanna a pene fino a 13 anni di carcere  per nove capi indipendentisti catalani ha riaperto il duello fra la Catalogna e il vertice spagnolo , con una settimana di violente proteste che hanno sconvolto la regione e devastato Barcellona. La durezza della protesta secessionista ha sconfessato la linea dialogante di Sanchez, mentre la polizia è stata accusata di essere intervenuta in modo eccessivo. Neanche la promessa mantenuta di spostare la salma dell’ex dittatore Francisco Franco dall’imponente mausoleo della valle dei caduti ad un semplice cimitero, sembra essere riuscita ad aumentare i consensi per il leader socialista.

Intanto la crisi catalana ha riportato in auge Vox, il partito di ultradestra di Santiago Abascal, entrato per la prima volta in parlamento in aprile. Allora il risultato era stato inferiore alle aspettative, ma ora i sondaggi indicano che potrebbe arrivare quasi al 15%, con un balzo di cinque punti, diventando il terzo partito del paese. Per legge in Spagna i sondaggi possono essere pubblicati solo fino ad una settimana prima del voto, ma i dati di cui sono in possesso i partiti segnalano che la formazione sovranista ha continuato a crescere.

 

Sovranista, anti migranti, euroscettico e maschilista, Abascal ha fatto una campagna elettorale a colpi di dati statistici dubbi e ampiamente contestati, come quello che il 70% degli stupri di gruppo in Spagna è opera di stranieri. Ma anche se 1.600 accademici hanno firmato un manifesto per accusarlo di aver diffuso dati falsi e manipolati, la sua retorica ha fatto presa su una crescente fetta di elettorato stufa dei partiti tradizionali.

La media degli ultimi sondaggi di una settimana fa assegna il 27, 4% dei voti al Psoe con 120-123 seggi, in lieve calo rispetto al 28,7% (123 seggi) di aprile. Il Partito popolare (Pp) arriva secondo con il 21,6% e 92-95 seggi in netta ripresa rispetto ad aprile quando ottenne un misero 16,7% e 66 seggi.

Vox appare come il terzo partito con il 14,9% e 49 seggi, 25 deputati più di aprile. Al quarto posto troviamo Podemos con l’11,2% e 28-31 deputati, in netto calo rispetto ai 42 seggi di aprile. Precipitano infine i consensi di Ciudadanos il partito liberale di Albert Rivera che sembra pagare la sua sterzata a destra, arrivando al quinto posto con l’8% e 15 seggi, 42 deputati in meno di aprile. Il nuovo partito di sinistra Mas Pais di Inigo Errejon, uscito da Podemos, viene infine indicato al 2,8% con 3 deputati.

 

 

 

Catalogna e Spagna: si agita lo spettro di una guerra civile –

 

Cosa succederà adesso?  La Catalogna obbedirà ai suoi “nemici” spagnoli governanti?     Non scherziamo !Il rischio di una guerra civile tra la Catalogna e la Spagna  non è da escludere, di fronte agli eventi che si susseguono di ora in ora. Dopo la dichiarazione d’indipendenza e il commissariamento di Barcellona, sono molti a interrogarsi sul futuro della Spagna, stretta da mesi in una morsa inedita. C’è chi agita lo spettro di una lotta armata e chi invece spera in una tregua. Una situazione da guerra civile, insomma, è immaginabile? “Non penso proprio lo sia – dice all’AdnKronos Enzo Moavero Milanesi, già ministro per gli Affari Europei e ora direttore della School of Law dell’Università Luiss – spero si tratti soltanto di ragionamenti estremi. Mi spaventa già il solo fatto che si evochi in astratto una simile tragica possibilità. Sarebbe terribile e non va dimenticato che la Spagna, e in particolare la Catalogna, hanno vissuto, 80 anni fa, una vera guerra civile, cruenta e sanguinosa”.

Certo, le condizioni di allora erano diverse. “Ricordiamoci che negli anni immediatamente antecedenti l’atroce guerra civile del 1936, ci furono un paio di effimeri esperimenti di una Repubblica di Catalogna, sebbene sempre nell’ambito di una Spagna che si voleva federale – continua Moavero Milanesi -. La situazione attuale è differente, ma purtroppo, presenta svariate ombre“. Il conflitto, finora contenuto, tra il governo centrale e la ribelle Catalogna, potrebbe sfuggire di mano e improvvisamente esplodere in una rivolta armata. Un’ipotesi inimmaginabile in uno Stato civile come la Spagna, ma che in un clima arroventato come quello attuale, non va neanche scartata.

“In questa complessa vicenda, fra le tante sfaccettature, ci sono due elementi importanti da tenere presenti – argomenta Moavero Milanesi -. Il primo, è la lunga storia identitaria della Catalogna, che si è sempre considerata una sorta di nazione all’interno della Spagna, con una sua identità culturale dalle profonde radici storiche, una sua lingua e con una tradizione consolidata di forte autonomia amministrativa, riconosciuta dall’odierno quadro costituzionale spagnolo. Questi elementi rendono piuttosto peculiare il caso catalano e penso, relativizzino il rischio emulativo per l’Europa che molti commentatori hanno sottolineato, ricollegandolo alla questione delle cosiddette ‘piccole patrie’, dei nazionalismi regionali”.

“Il secondo elemento, attiene all’allarmante carenza di dialogo. Proprio perché la questione catalana è antica, non doveva degenerare in una specie di muro contro muro – prosegue Moavero Milanesi – accorreva evitare di finire su un piano inclinato. Non v’è dubbio che, dal punto di vista dell’ordine costituzionale della Spagna, il governo centrale agisca, legittimamente, a difesa dell’unità del Paese; un’azione di sua esclusiva competenza, come esplicitamente prescritto anche dal Trattato UE. E’ davvero un peccato, guardando a come da tanti mesi si sono concatenati gli avvenimenti e le prese di posizione, che siano venute meno la capacità di dialogo e la volontà di reciproca comprensione, sole matrici di soluzioni equilibrate. Non si può non notare, per esempio, come i governanti locali catalani, si siano progressivamente collocati in una situazione in cui quasi ogni scelta alternativa alla piena indipendenza sarebbe intesa, in buona sostanza, come un tradimento”.

Adesso si sfiora il conflitto fisico e lo si è visto il giorno del referendum. Malgrado le posizioni radicalizzate di entrambe le parti, non è da escludere uno scenario più roseo. “Fino a qualche settimana fa, prima del contestato referendum, si poteva costruire un punto di incontro, magari, sulla base di uno statuto di autonomia più avanzato – riflette Moavero Milanesi – ma oggi, all’evidenza, questa via è diventata estremamente impervia. Penso, però, che sia l’unica tuttora potenzialmente risolutiva”.

Intanto, il governo Rajoy ha indetto nuove elezioni in Catalogna per il prossimo 21 dicembre. Un’occasione che potrebbe diventare un’ufficiale e formale verifica degli equilibri e della volontà degli elettori. “In linea teorica, lo potrebbero – dice Moavero Milanesi – ma unicamente se vi partecipassero tutte le forze politiche catalane, incluse quelle indipendentiste. E se tutti i contendenti si dichiarassero pronti ad accettarne l’esito, senza contestazioni a priori o successive. A meno che, dalle urne, gli indipendentisti non escano minoritari, anche in questo scenario, resterebbe aperto il quesito di fondo, quello nodale: se prevalgono gli indipendentisti e chiedono, coerentemente, l’indipendenza, cosa si fa? Sarebbe, verosimilmente, indispensabile aprire un tavolo per serrate trattative”.

Questa strada, quindi, è molto teorica, perché le elezioni del 21 dicembre potrebbero essere boicottate dagli indipendentisti, essendo indette dal governo centrale spagnolo. “In effetti, ed è preoccupante rendersi conto – ragiona Moavero Milanesi – che, di fronte ad aspirazioni ben note nella storia, come l’indipendenza e l’autodeterminazione, le stesse democrazie moderne possano trovarsi in ambasce. Che si tratti di Stati federali o centralistici, democrazie o regimi totalitari, la questione dell’integrità territoriale tocca corde ancestrali, resta sensibilissima e di ardua soluzione”.

Poco spazio all’ottimismo, quindi? “No, ci sono esempi virtuosi e qualcuno molto recente – conclude Moavero Milanesi -: pensiamo alla Cecoslovacchia che, pacificamente, nel 1992, con una decisione votata dal suo Parlamento, si divide in Repubblica Ceca e Slovacchia, due Stati che diventeranno entrambi membri dell’Unione Europea. C’è, poi, il caso esemplare del democratico e legale referendum del 2014 per l’indipendenza della Scozia dal Regno Unito: con la decisione a maggioranza di restarvi. Ecco, quest’ultimo è un bel precedente di riferimento per evitare tensioni politiche pesanti o come accadde in Jugoslavia, catastrofi umanitarie. Ciò che conta davvero è non chiudere mai la porta al dialogo“.

(Agenzia)

Catalogna: il prezzo della libertà

 

In migliaia hanno festeggiato a plaza Sant Juame, sotto la sede del governo della Generalitat.

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La dichiarazione d’indipendenza, approvata con voto segreto, annuncia la costituzione della “repubblica catalana come stato indipendente e sovrano” e invita il governo di Barcellona a “emettere tutte le risoluzioni necessarie per l’implementazione della legge di transizione giuridica e fondamento della Repubblica”.

Fra le misure, figurano provvedimenti per istituire la nazionalità catalana, la promozione del riconoscimento internazionale, la creazione di una Banca della Catalogna, l’integrazione dei funzionari spagnoli nella nuova amministrazione indipendente, provvedimenti per l’esercizio dell’autorità fiscale, la messa a punto di una lista dei beni dello stato spagnolo presenti in Catalogna per una effettiva successione nella proprietà. Sono previsti anche un negoziato con Madrid e la firma di trattati internazionali.

Dopo il via libera del Senato all’applicazione dell’articolo 155 in Catalogna e al termine di un consiglio dei ministri straordinario, Rajoy ha annunciato la destituzione del presidente della Generalitat catalana e del suo governo, oltre allo scioglimento del Parlamento autonomo di Barcellona e la convocazione di elezioni anticipate in Catalogna il 21 dicembre. Rajoy ha inoltre annunciato la presentazione di un ricorso alla Corte Costituzionale contro la dichiarazione di indipendenza.

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Ho deciso di convocare quanto prima elezioni libere, pulite e legali per restaurare la democrazia” ha detto Rajoy. “Sono le urne, quelle vere, con leggi, controlli e garanzie quelle su cui si può basare la convivenza”, ha affermato il primo ministro, con un chiaro riferimento al referendum sulla secessione, ritenuto illegale.

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Nell’applicare l’articolo 155, il governo spagnolo ha destituito anche il segretario generale del dipartimento dell’Interno della Generalitat, Cesar Puig, e il direttore generale della polizia generale della polizia regionale dei Mossos d’Esquadra, Pere Soler. Il provvedimento, nota El Mundo, non colpisce per il momento il comandante dei Mossos, Josep Lluis Trapero. E’ stata anche decisa la chiusura di tutte le rappresentanze della Catalogna all’estero, una delle quali si trova anche a Roma.

(Agenzia)

 

Libertà, Libertà, Libertà: grandezza del momento della Catalogna

I Deputati indipendentisti hanno cantato l’inno della Libertà “Les Segadores”

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La dichiarazione d’indipendenza della Catalogna con 70 voti a favore, 10 contrari e 2 schede bianche, ha fatto scattare i primi provvedimenti di Madrid.  Destituire cioè il governo Catalano e commissariare la Catalogna.  Altra conseguenza: l’indizione immediata delle elezioni anticipate. La Spagna sembra avere la solidarietà dell’Unione europea.   Ma il risultato dell’indipendenza catalana – checchè ne possa dire l’Europa intera – si rivela straordinario per aver esaltato il sentimento della libertà e della giustizia.   Nessuno può offendere o reprimere questo valore. Onore alla Catalogna e al suo leader per la capacità dimostrata.  I deputati indipendentisti hanno salutato intanto  il risultato cantando in piedi l’inno Les Segadores, mentre in piazza è esplosa la festa. I partiti unionisti avevano lasciato l’aula prima del voto.

Il presidente della Generalitat catalana Carles Puigdemont si è detto emozionato per “la grandezza di questo momento” ed ha salutato il voto della dichiarazione di indipendenza come “un passo molto atteso”. “Nelle prossime ore dovremo mantenere questo Paese in vita, lo faremo sul terremo della pace, del civismo e della dignità”, ha affermato Puigdemont, parlando sulla scalinata d’ingresso del Parlamento davanti a 700 sindaci indipendentisti catalani.

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Migliaia di persone – 6mila secondo le stime della Guardia Urbana di Barcellona – stanno festeggiando a plaza Sant Juame, sotto la sede del governo della Generalitat. La ‘Festa della proclamazione della Repubblica’ è stata convocata dall’associazione civica indipendentista Omnium Cultural. “Fuori, fuori la bandiera spagnola”, cantano i manifestanti, secondo quanto riferisce il sito del quotidiano catalano La Vanguardia, chiedendo che vengano ammainate le bandiere spagnole che ancora sventolano sugli edifici pubblici.

DICHIARAZIONE D’INDIPENDENZA – La dichiarazione, approvata con voto segreto, annuncia la costituzione della “repubblica catalana come stato indipendente e sovrano” e invita il governo di Barcellona a “emettere tutte le risoluzioni necessarie per l’implementazione della legge di transizione giuridica e fondamento della Repubblica”.

Fra le misure, figurano provvedimenti per istituire la nazionalità catalana, la promozione del riconoscimento internazionale, la creazione di una Banca della Catalogna, l’integrazione dei funzionari spagnoli nella nuova amministrazione indipendente, provvedimenti per l’esercizio dell’autorità fiscale, la messa a punto di una lista dei beni dello stato spagnolo presenti in Catalogna per una effettiva successione nella proprietà. Sono previsti anche un negoziato con Madrid e la firma di trattati internazionali.

Nel segreto dell’urna, si è appreso che : i deputati dei partiti indipendentisti – l’alleanza Junts pel Sì e il Cup –  erano 72, ma i voti favorevoli sono stati 70. Erano presenti in aula, ma hanno votato contro i deputati di Catalunya si que es Pot, il raggruppamento della sindaca di Barcellona Ada Colau, di cui fa parte Podemos.

Intanto, il Senato spagnolo ha approvato a grande maggioranza il ricorso all’articolo 155 in Catalogna. E’ la prima volta che una simile misura viene approvata in Spagna. Vi sono stati 214 voti a favore, 47 contrari e una astensione. Il provvedimento è stato approvato dal Partito Popolare al governo, dai Socialisti e Ciudadanos. Hanno votato contro Unidos Podemos, il partito nazionalista basco e le due formazioni secessioniste catalane: Erc e PDeCat.

RAJOY – Nel suo intervento di questa mattina al Senato di Madrid, Rajoy aveva chiesto la destituzione del presidente della Generalitat della Catalogna Carles Puigdemont, del suo vice e dei consiglieri del governo regionale. “Lui, solo lui” è l’unico responsabile di quanto sta avvenendo, secondo Rajoy.

Ciò da cui i catalani devono essere protetti – ha detto – non è l’imperialismo spagnolo ma una minoranza che, in modo intollerante, vuole sottomettere chiunque al giogo della sua dottrina secessionista”. “Celebrare elezioni urgenti è una saggia decisione”, ha dichiarato ancora Rajoy, spiegando che il suo obiettivo è quello di convocare consultazioni entro sei mesi. “Ora non c’è più via di uscita rispetto alla chiamata alle urne”, ha aggiunto il premier.

(Agenzia)

Il governo spagnolo vuol porre fine ai propositi di Libertà ed autonomia della Catalogna

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Il governo di Madrid  obbligherà per legge la Generalitat de Catalunya a fare un passo indietro sui propositi indipendentisti.

Secondo l’articolo 155 della Costituzione, mai applicato fino ad ora nella storia della Spagna, “ove la Comunità Autonoma non ottemperi agli obblighi imposti dalla Costituzione o dalle altre leggi, o si comporti in modo da attentare gravemente agli interessi generali della Spagna, il Governo, previa richiesta al Presidente della Comunità Autonoma e, ove questa sia disattesa con l’approvazione della maggioranza assoluta del Senato, potrà prendere le misure necessarie por obbligarla all’adempimento forzato di tali obblighi o per la protezione di detti interessi“.

 Attraverso questo specifico articolo della Costituzione, Rajoy e il suo governo da oggi potranno quindi adottare provvedimenti che, impopolari agli occhi del mondo e, comunque agli osservatori più attenti, spazieranno dalla diminuzione dei poteri ai membri del Parlamento catalano alla sostituzione del presidente della Generalitat de Catalunya, Carles Puigdemont, con un rappresentante nominato dall’esecutivo iberico, fino alla convocazione di nuove elezioni e, addirittura e nel peggiore fra gli scenari possibili, allo scioglimento del Parlamento.

L’articolo 155 non specifica infatti quali ‘poteri speciali’ possono essere esercitati dal governo spagnolo, che sembra così essere autorizzato a mettere in campo qualunque strumento per porre rimedio alla questione e obbligare la Catalogna “all’adempimento forzato” degli “obblighi imposti dalla Costituzione o dalle altre leggi”. Sarà il governo quindi a dover sottoporre all’approvazione del Senato le misure studiate per risolvere la crisi e che vorrà adottare in caso di voto a favore.

(Agenzia)

” Congelata” l’indipendenza della Catalogna

 

  • ... alla vigilia del referendum in Catalogna: folla oceanica a Barcellona

Il parlamento catalano è stato congelato dalla Corte Costituzionale spagnola. La Corte ha accolto un ricorso del partito socialista catalano (Psc), secondo il quale se lunedì il ‘Parlament’ proclamerà l’indipendenza vi sarà una violazione della Costituzione con un “annientamento” dei diritti dei deputati. La Spagna vuol raffreddare gli animi ribelli e dilata i diritti dei parlamentari catalani.

MANIFESTAZIONE – L’Assemblea nazionale Catalana (Anc), una delle principali associazioni della società civile per l’indipendenza catalana, ha quindi convocato una manifestazione proprio per lunedì a sostegno della secessione. L’Anc esorta a “manifestazioni massicce” e a “scendere in strada per difendere i nostri diritti e le nostre libertà”.

  • ultime notizie | Blitz quotidiano
NUOVA CONVOCAZIONE – Ma i partiti indipendentisti catalani vanno avanti e non si fermano davanti alla sospensione della Corte. La formazione indipendentista di sinistra ‘Catalunya Si ques es Pot’ (Qspc) ha chiesto infatti una convocazione d’urgenza domani dell’ufficio di presidenza del ‘Parlament’ per esaminare una nuova riunione dell’Assemblea.
  • UNA CATENA UMANA LUNGA 400 CHILOMETRI PER L’INDIPENDENZA ...
RAJOY – Intanto il premier spagnolo Mariano Rajoy ha chiesto al presidente della Generalitat catalana, Carles Puigdemont, di rinunciare “nel più breve tempo possibile” al progetto di proclamare unilateralmente l’indipendenza della Catalogna perché questa è “la soluzione migliore” che consente di “evitare mali peggiori”.        Anche il re  di Spagna, autore di un discorso” troppo fazioso” perde molto della sua credibilità e popolarità. In tanti chiedono la democrazia e di porre fine alla monarchia spagnola.
  • ... in pieno caos, mega <b>protesta</b> di piazza, Re Felipe: slealtà <b>Catalogna</b>

(Agenzia)

Alla Conquista dell’Indipendenza, adesso della Libertà

 

 

LA PROCLAMAZIONE DELL’INDIPENDENZA – La proclamazione di indipendenza della Catalogna dalla Spagna è rinviata fra breve tempo. Carles Puigdemont, leader della regione autonoma spagnola, prima del discorso con cui il re Felipe di Spagna ha accusato il governo catalano di “slealtà inammissibile” e parlato di situazione “di estrema gravità”, è convinto e certo che la libertà è vicinissima.  Adesso la parola indipendenza, dopo le dure affermazioni del regnante si è tramutata in libertà.    Puigdemont annuncia che il suo governo agirà “alla fine di questa settimana o all’inizio della prossima“. Un intervento del governo spagnolo per assumere il controllo del governo catalano sarebbe “un errore che cambia ogni cosa”, ha aggiunto, sottolineando come non esistano al momento contatti tra il governo di Madrid e la sua amministrazione.

 Il Parlamento catalano si riunirà lunedì prossimo 9 ottobre per discutere dei prossimi passi del processo sovranista della regione, passi che potrebbero includere la dichiarazione unilaterale di indipendenza della Catalogna. Lo riferiscono i media spagnoli, secondo cui l’unico punto all’ordine del giorno prevede l’intervento del capo del governo catalano, Carles Puigdemont, che ha preannunciato la dichiarazione “per i prossimi giorni”. Lo stesso Puigdemont terrà stasera alle 21 un discorso, che appare come una risposta alle dichiarazioni del re Felipe VI, che ha accusato di “inaccettabile slealtà” le autorità di Barcellona.

POLIZIA CON ESERCITO, I PRECEDENTI – La notizia dell’invio di unità dell’esercito spagnolo in Catalogna, sebbene solamente per fornire supporto logistico alla Guardia Civil e alla Polizia nazionale, appare inquietante per molti osservatori che in questi giorni si trovano a commentare la crisi in atto. Raramente, in tempi recenti, i militari sono stati impiegati in Europa a sostegno delle attività di polizia o, fatto ancora più raro, per ristabilire l’ordine pubblico in situazioni di disordini e potenziale guerra civile. Sebbene il contesto sia diverso, l’esempio che più facilmente può essere evocato è quello dei ‘Riots’ in Irlanda del Nord, quando il governo britannico nell’agosto del 1969 decise l’invio dell’esercito a sostegno del Royal Ulster Constabulary, la polizia locale. Il conflitto nordirlandese si concluse nel 1998 con la firma dell’Accordo del Venerdì Santo. Ma fu solo nel 2005 che l’Ira annunciò di rinunciare alla violenza, mentre l’ala oltranzista del movimento repubblicano continua a colpire sporadicamente, con azioni perlopiù dimostrative. L’esercito britannico si ritirò dalle contee nordirlandesi solamente nel 2007. In Italia, a parte ovviamente l’impiego di unità militari in caso di calamità naturali, ci sono due esempi di rilievo di impiego dell’esercito con compiti di ordine pubblico. Il primo fu l’Operazione Vespri Siciliani, dal luglio 1992 al luglio 1998, quando unità delle Forze Armate vennero inviate in Sicilia a sostegno della lotta alla mafia. Dal 2008 è invece in atto in varie città italiane l’Operazione Strade Sicure, dove il personale e i mezzi delle Forze Armate vengono impiegati a sostegno delle forze dell’ordine per il contrasto alla criminalità.

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