Il mistero del giornalista De Mauro “un cadavere che cammina”, rapito ed ucciso dalla Mafia

 

Ricordo oggi e commemorazione del giornalista Mauro De Mauro (nella foto) ucciso dalla mafia nel ’70. Tra le varie ipotesi formulate sulle ragioni della sua sparizione figura anche quella relativa all’inchiesta sulla morte, secondo lui dovuta a omicidio e non a incidente, del presidente dell’Eni  Enrico Mattei una trama che si è intrecciata con altri affaire italiani quali il golpe Borghese] Dopo il rapimento, il suo corpo non è mai stato ritrovato.

Figlio di un chimico e di un’insegnante di matematica, fu sostenitore del Partito fascista ed allo scoppio della seconda guerra mondiale si  arruolò  volontario.

Nel 1943-1944 ,aRoma occupata dai tedeschi, fu vice questore di Pubblica Sicurezza sotto il questore Pietro Caruso confidente  del capitano delle SS Erich Priebke e del colonnello Herbert Kappler   e collaborò con la Banda Konc un reparto speciale del Ministero dell’Interno

De Mauro in seguito ad un incidente stradale mentre guidava una motocicletta riportò lesioni con esiti permanenti in termini di menomazioni fisiche (aveva il naso ricucito ed era claudicante).

Arrestato nel 1945 a Milano dagli Alleati ..Anche la moglie Elda, per via della sua militanza filofascista, era braccata dai partigiani nel pavese..

Nei processi giudiziari, in particolare per presunta partecipazione alla strage delle Fosse Ardeatine, fu prima condannato in contumacia nel 1946, poi assolto, nel 1948, per “insufficienza di prove”dalla Corte d’Assise di Bologna; infine nel 1949 fu prosciolto dalla Cassazione, che confermò l’assoluzione, aggiungendo la motivazione di proscioglimento “per non aver commesso i fatti” addebitatigli, cioè con formula piena

Ebbe un  incarico  dal regista Francesco Rosi di stendere una bozza di sceneggiatura sull’ultimo viaggio in Sicilia (26-27 ottobre 1962) del defunto fondatore dell’ente petrolifero di Stato in preparazione del film Il caso Mattei , che sarebbe uscito nel 1972

In realtà De Mauro aveva ripreso ad interessarsi della vicenda Mattei fin dal marzo 1970, quando il suo amico Graziano Verzotto, presidente dell’EMS (Ente Minerario Siciliano), lo aveva convinto a “sostenere il progetto del metanodotto” Algeria-Sicilia da lui caldeggiato e a “contrastare chi vi si opponeva”, vale a dire il nuovo uomo forte dell’Eni Eugenio Cefis e il suo protettore politico Amintore Fanfan

Ovviamente tale “collaborazione” sarebbe stata retribuita dall’EMS sotto forma di “un incarico per una ricerca sociologica sugli effetti dell’industrializzazione sull’area di Termini Imerese. Saputa la cosa il fronte avversario aveva premuto per un trasferimento di De Mauro nella sede staccata di Messina e poi, dopo il suo forzato rientro a Palermo in seguito alla frattura di un braccio (aprile 1970), per un suo confinamento nella redazione dello “Sport”, settore per il quale egli non presentava competenza alcuna…

L’incarico conferito da Rosi all’amico giornalista aveva indotto l’ex senatore Verzotto a ritenere che “tale film poteva essere uno strumento per sostenere e alimentare la campagna che l’ente da [lui] presieduto intendeva portare avanti contro la presidenza dell’Eni e contro coloro che si opponevano alla realizzazione del metanodotto”. Si era pertanto offerto di aiutare De Mauro “a ricostruire i due giorni di permanenza di Mattei in Sicilia per indirizzare utilmente – in chiave di contrasto all’allora presidente dell’Eni (Cefis) – il suo lavoro per Rosi” . Ovviamente l’arma con cui sperava di “liquidare politicamente Eugenio Cefis”, facendolo “estromettere” dall’Eni, era costituita dai torbidi retroscena della morte di Mattei, a lui ben noti in quanto organizzatore dell’ultimo, fatale viaggio di Mattei in terra siciliana

De Mauro si era occupato anche di mafia. Il 23 ed il 24 gennaio 1962 aveva pubblicato, sempre su L’Ora di Palermo, il verbale di polizia, risalente , in cui il medico siciliano Melchiorre Allegra, tenente colonnello medico , affiliato alla mafia  e poi  pentito mafioso , elencava tutta la struttura del vertice mafioso, gli aderenti, le regole, l’affiliazione, l’organigramma della società malavitosa. Tommaso Buscetta il superboss pentito, ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino ebbe a dichiarare:

“… De Mauro era un cadavere che camminava. Cosa Nostra era stata costretta a ‘perdonare’ il giornalista perché la sua morte avrebbe destato troppi sospetti, ma alla prima occasione utile avrebbe pagato anche per quello scoop. La sentenza di morte era solo stata temporaneamente sospesa

 

Il giornalista venne rapito la sera del 16 settembre del 1970 mentre rientrava nella sua abitazione di Palermo. Il rapimento avvenne un paio di giorni prima della celebrazione delle nozze della figlia Franca. De Mauro fu visto l’ultima volta dalla figlia Franca mentre parcheggiava l’auto davanti alla sua abitazione di via delle Magnolie.

La figlia, nell’attesa che il padre raccogliesse delle vettovaglie dal sedile della macchina, entrò nell’androne per chiamare l’ascensore. Vedendo però che non la raggiungeva, uscì nuovamente dal portone e scorse suo padre circondato da due o tre persone risalire in macchina e ripartire senza voltarsi a salutarla.

La sera successiva l’auto venne ritrovata a qualche chilometro di distanza in via Pietro D’Asaro, con a bordo piccole vettovaglie che il giornalista aveva acquistato rincasando. Secondo il pentito Francesco Marino Mannoia, i resti del giornalista restarono sepolti per diversi anni sotto un ponte del fiume Oreto ma successivamente i boss mafiosi della zona decisero di rimuovere le ossa che furono sciolte in un fusto pieno d’acido.

In viale delle Magnolie, dal 2015, si svolge una cerimonia per ricordarlo. La targa marmorea è stata collocata dal Comune il 16 settembre 2015 su proposta dell’Unione cronisti mentre dal 14 maggio del 2013 un albero dedicato a Mauro De Mauro si trova nel Giardino della memoria di Ciaculli, il sito confiscato alla mafia, e gestito da Unci e Associazione nazionale magistrati.