Niki Lauda non c’è più. Una leggenda, un campione, un grande uomo

Niki Lauda non c’è più. Aveva 70 anni, è deceduto ieri nel sonno. “Con profonda tristezza, annunciamo che il nostro amato Niki è morto pacificamente con la sua famiglia lunedì scorso”, ha comunicato  la famiglia – “I suoi risultati unici come atleta e imprenditore sono e rimarranno – si legge ancora – indimenticabili, come il suo instancabile entusiasmo per l’azione, la sua schiettezza e il suo coraggio. Un modello e un punto di riferimento per tutti noi, era un marito amorevole e premuroso, un padre e nonno lontano dal pubblico, e ci mancherà”.

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L’ex pilota che nel 1976 aveva avuto un grave infortunio in pista con gravi conseguenze ai  polmoni e lo lasciò per sempre sfigurato in volto,si era sottoposto a un delicatissimo trapianto polmonare appena un anno fa e a gennaio era stato messo in osservazione in ospedale a causa di complicazioni influenzali.

‘Grande è la tristezza  per la F1. La grande famiglia della Ferrari apprende con profonda tristezza la notizia della morte dell’amico Niki Lauda, tre volte campione del mondo, due con la Scuderia (1975-1977) .. Una leggenda, un grande campione, un grande uomo che scompare per sempre. Ci resta un grande ricordo.

Angoscia e mistero: fine dell’ossigeno- Addio al sottomarino argentino

(Foto S.Juan-  Agenzia )

Forse è arrivata la fine della storia del S.Juan.  Se  a bordo si è verificata davvero una esplosione-come avvertono gli esperti- la pressione all’interno sarebbe improvvisamente aumentata tanto da uccidere. I marinai “a 21 atmosfere di profondità, avrebbero avuto un impatto con l’acqua pari al peso di un tir precipitato in testa. .

Lo scenario tracciato  dagli studiosi oceanografici non concede alcuna possibilità di salvezza ai sommergibilisti:  Diventano comunque bassissime le possibilità di sopravvivenza nelle condizioni di questi particolari mezzi costruiti – si apprende – oltre trenta anni fa. Il guasto elettrico che impedisce contatti con la terraferma ma  allo stesso tempo tiene gli uomini al buio e al freddo.Il rischio maggiore è l’ipotermia  che può essere acuta o cronica. Se ci fosse stato un allagamento e i marinai fossero venuti a contatto con l’acqua gelida si ipotizza non avrebbero potuto resistere. Plausibile anche la morte per annegamento- dicono alcuni esperti -o per asfissia per carenza di ossigeno.

  “L’effetto schiacciamento della pressione – – può aver frantumato anche i corpi dell’equipaggio. Si apprende infine che per il  comandante della base  del plata Gabriel Galeazzi, dove il sottomarino era atteso fra domenica e lunedì, il “problema di batterie, un corto-circuito”, non era sufficientemente grave per far scattare una procedura d’urgenza.

Quattordici navi e dieci aerei di dieci Paesi tra cui Stati Uniti, il Regno Unito, la Francia, il Brasile, il Cile e  l’Uruguay, sono mobilitati per le ricerche sulla zona intorno all’ultima posizione comunicata mercoledì dal San Juan, 430 chilometri dalle coste del sud est del Paese.Insomma è l’addio agli uomini del S.Juan.  Il mistero resta sempre.