“Gocce d’ammore” di una donna guerriera per riconquistare l’amore ferito

 

 

“Gocce d’ammore” di Fatima è un inno alla speranza nel quale protagonista è una donna “guerriera” che, rivendicando dignità ed indipendenza, combatte per riconquistare l’amore ferito.
La sconfitta – nel brano – è bandita, così come l’idea di sottomissione ad un sentimento confuso che, spesso traviato e fatto di relazioni poco sane, rischia di soccombere e di essere schiacciato da dinamiche sbagliate.
Eppure, alla fine vince: resistenza non come accettazione, ma come amore “superiore” e imponente.

Le peculiarità canore di Fatima emergono in maniera evidente e sostanziale all’interno del brano ricco di influenze musicali medioevali – quasi cavalleresche – e al tempo stesso sobrio di sonorità contemporanee.

La special guest del tenore Raffaele Beneduce, nel ruolo di “Cavaliere Canoro” fa sì che la canzone si ponga tra la canzone classica napoletana e la musica d’autore internazionale, valorizzandone l’impronta partenopea.
Scritto dal prolifico Michele Buonocore, arrangiato dal geniale Ennio Mirra e Prodotto da Future Artist, il singolo fa parte della etichetta discografica indipendente #evergreen ed è inserito nella raccolta Musica senza TempoVol.1.

Note biografiche

Nata a Napoli nel 1981, Fatima Fausto è un soprano.
Studia e si diploma in canto presso il Conservatorio D. Cimarosa di Avellino .
Segue in seguito corsi di perfezionamento col Soprano Katia Ricciarelli , esibendosi in vari concerti da solista col maestro Leonardo Quadrini e, successivamente, viene scelta dal maestro Roberto De Simone per interpretare il ruolo di Doralba nell’Impresario in Angustie.
L’interesse per la sua voce, poliedrica e duttile, la portano alla registrazione di “Ma comme se fa”, dove Lirica e Pop s’incontrano.
Nel 2019, in coppia con il tenore Raffaele Beneduce, è finalista al Festival di Napoli New Generations col brano Gocce d’Ammore, che verrà pubblicato l’anno successivo decretandone la consacrazione artistica.

Gomorra rivive a Napoli: fine di un ragazzo-incensurato-che punta la pistola -finta-ad un carabiniere

Napoli, dopo la piccola Noemi si torna a sparare sui civili, è terrore all'ospedale Pellegrini

Ancora scossa Napoli per la morte del  ragazzo di 15 anni  morto questa notte al Pronto soccorso napoletano  in un tentativo di rapina a un giovane carabiniere libero dal servizio. Il militare è indagato per omicidio. Ora gli investigatori vogliono vedere lei filmati delle telecamere piazzate in  via Generale Orsini nel quartiere di Santa Lucia dove il  ragazzo voleva l’orologio del militare. Secondo la ricostruzione dei testimoni il rapinatore in sella a uno scooter, con il volto travisato con scaldacollo e casco insieme a un complice, rivolse una pistola finta al carabiniere 23enne in servizio in provincia di Bologna e al volante della propria auto insieme a una ragazza.

Sembra che il militare si sia  qualificato rappresentante delle forze dell’ordine, abbia accelerato e poi – la dinamica sarà ricostruita adesso alla Procura dove è indagato per omicidio – ha esploso tre colpi di pistola contro il 15enne che ,dopo essere passato dal Pronto soccorso è morto poco dopo in ospedale.

Il ragazzo era incensurato così come il suo complice 17enne che è stato fermato. La sorpresa è che il 17enne non risulta neppure  legato agli ambienti della malavita. Il motorino, da lui abbandonato, è stato ritrovato e ora è sotto sequestro. La Procura per i Minorenni di Napoli, ha quindi emesso il decreto di fermo di indiziato di delitto nei confronti del 17enne ritenuto responsabile della tentata rapina ai danni del carabiniere. Il provvedimento è stato eseguito dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Napoli.

a l’evento ha pure un’appendice: la reazione di amici e parecchi che ,numerosi, a decine, hanno espresso la loro rabbia, dopo aver appreso la notizia del decesso del ragazzo,che era già in coma, disintegrando ogni cosa fosse a portata di mano–    Infatti  “il pronto soccorso del presidio ospedaliero dei Pellegrini offre l’immagine di una struttura di prima linea devastata dai familiari e amici del ragazzo – denuncia il direttore generale dell’ASL Napoli 1 Centro Ciro VerdolivaUn fatto gravissimo per il quale esprimo solidarietà a tutti i nostri dipendenti che ancora una volta sono stati vittime di insulti e minacce, e ancora una volta hanno continuato, nonostante tutto, a prestare assistenza ai pazienti”. Verdoliva durante il sopralluogo all’ospedale della Pignasecca ha constatato gli ingenti danni ad arredi e attrezzature e l’assenza di condizioni igienico-sanitarie conseguenziale ai fatti accaduti. “Sono stato costretto – dice – a chiudere il Pronto Soccorso. Quanto è accaduto ha di fatto creato condizioni che impediscono lo svolgimento delle attività assistenziali di emergenza in condizioni di sicurezza, sia per i pazienti che per gli operatori”. Per i sanitari, bersaglio di insulti irripetibili e volgarità, la distruzione del pronto soccorso è un chiaro messaggio di “protesta” ai rappresentanti delle forze dell’ordine

NAPOLI: SEQUESTRI APPARTAMENTI A BOSS DEL CLAN MAZZARELLA

 

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Napoli

Un gran da fare per gli agenti della Sezione Misure di Prevenzione Patrimoniali  della Divisione Polizia Anticrimine della Questura di Napoli, che hanno notificato ieri   due decreti di sequestro di beni emessi dal Tribunale di Napoli – Sezione Misure di Prevenzione(nella foto sopra).

Gli inquirenti hanno svolto indagini tese a scoprire patrimoni veloci ed illecitamente posseduti.   Nella rete è finito un appartenente al Clan Mazzarella A lui è  stato sequestrato ad A.E., 46enne napoletano , un appartamento sito in via Pisanelli la cui provenienza è da ricondursi all’illecita attività dell’uomo.

Altro sequestro.  In Via Carbonari è stato sottoposto a sequestro un appartamento acquistato in assenza di disponibilità economiche lecite da R.D.V., 53enne napoletano anch’egli contiguo al clan Mazzarella, attualmente detenuto in seguito ad una condanna a 28 anni di reclusione per aver partecipato ad un’associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti operante nella zona del centro storico di Napoli.   Si apprende che il valore  complessivo dei beni sottoposti a sequestro ammonta a circa 300mila euro.   La parola ora spetta alla difesa.

 

Venti fortissimi soffiano sul Sud, temperature in calo

 

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Prima neve sul Sud e temperature in deciso calo. Da Napoli a Catania dove in atto stanno soffiando venti fortissimi ad una velocità di 70/100 Km Napoli e l’intera area a ridosso del vulcano, insieme alla Sicilia ,si è risvegliata con un deciso peggioramento del tempo e soprattutto con i termometri in decisa picchiata.    Fanno da cornice alle due città del Sud i vulcani imbiancati. Stando alle previsioni, queste condizioni climatiche sono destinate a perdurare domani , forse anche venerdì.  Un miglioramento dovrebbe esserci il pomeriggio di venerdì.

Virus Killer: a rischio nel Sud Napoli e Catania per l’estensione del commercio cinese

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Chi pensa che la fine del mondo predetta e scritta nella Bibbia possa avvenire con un gigantesco sutnami o l’impatto con un enorme asteroide dovrà ricredersi e mettere in conto anche il rischio di Virus Killer.  Il rischio di importazione di almeno un caso di coronavirus 2019 nCoVn Europa in 2 settimane va dal 33% al 70%. E sembra che i maggiori rischi siano concentrati nel  Regno Unito (dal 9% al 24% a seconda dello scenario) e Germania (8-21%), seguite da Francia (5-13%), Italia (5-13%) e Spagna (4-11%). Intanto l’intero pianeta è in allarme, gli scienziati alla ricerca di un vaccino.Tante le città in quarantena..

E’ la stima contenuta in uno studio preliminare dell’Istituto nazionale francese di salute e ricerca medica (Inserm), della Sorbonne Université e del Pierre Louis Institute of Epidemiology and Public Health, che hanno  analizzato la situazione in presenza di alcuni elementi

L’Europa occidentale, secondo gli esperti, corre un rischio maggiore rispetto all’Europa orientale e settentrionale. E per i primi 5 Paesi a maggior rischio di importazione, gli istogrammi mostrano anche una ripartizione del contributo di rischio per aeroporto di arrivo: in Italia, secondo le proiezioni, sarebbe più a rischio Milano,  Roma, Venezia e Bologna.

Il rischio di importazione in Europa è stimato come la probabilità che almeno un caso venga portato dalle province infette in Europa in un periodo di 2 settimane. Il lavoro presenta due scenari: uno ‘a bassa esportazione’, per cui il tasso di esportazione di casi dalla Cina resterebbe di 7 ogni due settimane, lo stesso osservato prima del blocco dei voli da Wuhan; l’altro ‘ad alta esportazione’, compatibile con un aumento del numero di infezioni in Cina, e pari a circa 3 volte il tasso di base.

E’ possibile pure- che importazioni avvengano in aeroporti multipli (ad esempio Germania e Italia), mentre in altri il rischio si concentra principalmente negli aeroporti che servono la capitale (ad esempio nel Regno Unito, dove Londra contribuisce al 75% del rischio, e in Francia, dove Parigi contribuisce all’89%).    Da considerare i trasporti con furgoni e camion carichi di merce e di operai cinesi. Fra le città commerciali più a rischio oltre Milano e Roma vi sarebbero anche Napoli e Catania dove il commercio cinese è in vetta alla classifica.

Emergenza rifiuti a Napoli: è rivolta

 

 Scampia assediata dai rifiuti

Ieri la rivolta si è spostata a Scampia. Nei giorni scorsi le proteste erano andate in scena a Pianura, a Ponticelli, nei Quartieri Spagnoli: l’Asìa (la società partecipata del Comune incaricata della raccolta dei rifiuti) ha calmato tutti togliendo  i rifiuti della rivolta  ma i cassonetti avevano continuato a riempirsi in altre zone della città.        Una dichiarazione di guerra è partita dagli i ambulanti che gestiscono le bancarelle del mercato all’aperto che si trova proprio davanti alle Vele,:  costoro  hanno trascinato la spazzatura al centro della carreggiata creando le solite barricate.

Alla fine la società Asia ha eliminato il malcontento intervenendo nella raccolta dei sacchetti e della spazzatura sparsa sulle strade….

 

Sono ultimati, invece, i conferimenti di materiali indifferenziati al termovalorizzatore di Acerra: a inizio settimana la Regione aveva autorizzato l’Asìa a versare seicento tonnellate in tre giorni per saltare le code ai tritovagliatori (tappa obbligata se si vuole separare la frazione umida da quella secca) ed eliminare così le giacenze.La vicenda non poteva passare inosservata al Ministero. Il  ministro Sergio Costa ha informato immediatamente i nuclei specializzati dei Carabinieri , ma i militari del Noe e l’Arpac che sono intervenuti non hanno rilevato irregolarità.

Si registra anche un intervento di  Mariateresa Imparato, presidente Legambiente Campania che sostiene: «Quella di Napoli è semplicemente una situazione indecorosa che mette a rischio anni di sforzi di tanti cittadini e comuni virtuosi che fanno una raccolta differenziata di qualità. E per evitare di sporcare l’immagine e soprattutto per scongiurare una crisi sanitaria i rifiuti tal quale si mandano all’inceneritore senza nemmeno informare i cittadini ricicloni di Acerra che vivono in territorio già martoriato. Se questa scorciatoia diventasse la via d’uscita principale sarebbe un passo indietro di decenni a danno del valore che oggi la raccolta differenziata ha assunto in gran parte del territorio campano».

Mafia delle “bionde”: scacco delle Fiamme gialle

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Napoli-

Scacco matto della Guardia di Finanza di Napoli alla Mafia del contrabbando. Il Comando Provinciale  nell’ambito della costante attività di controllo economico del territorio, ha sequestrato, nell’agro nocerino-sarnese, oltre 8 tonnellate di sigarette di contrabbando per un totale di 40.500 stecche provenienti dall’est Europa, che avrebbero fruttato sul mercato quasi 2 milioni di euro. In particolare, i finanzieri della Compagnia di Giugliano in Campania, dopo aver notato un furgone che per un lungo tragitto precedeva un TIR con targa polacca, hanno avviato un inseguimento che si è protratto fino a quando il camioncino e l’autotreno sono entrati all’interno dei magazzini di una società di logistica di Mercato San Severino.
Le Fiamme gialle scoprivano che le “bionde” erano nascoste dietro dei bancali ricolmi di “corn flakes” ed avevano il marchio falso della “Marlboro Light”. I pacchetti, infatti, riportavano tutti lo stesso codice alfanumerico per la tracciatura del prodotto. Al termine dell’operazione, i finanzieri, oltre ad aver intercettato le sigarette e sequestrato il TIR, il furgone e i prodotti alimentari utilizzati come carico di copertura, hanno tratto in arresto i 3 corrieri di nazionalità ucraina.

Secondo un consuntivo del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli ,nel 2019 le Fiamme gialle hanno  operato 1.323 interventi, sequestrato oltre 70 tonnellate di tabacchi, denunciato 700 soggetti e ammanettati altri 109.

Magistrato coinvolto insieme ad un maggiore della Finanza in una inchiesta di fuga di notizie

 

NOTIZIE RISERVATE,TOP SECRET  –  MA L’UFFICIALE DELLA G.DI FINANZA E’ ACCUSATO DI VIOLAZIONE DI NOTIZIE GIUDIZIARIE

L’ipotesi è che abbia preso parte a un incontro riservato in un cantiere navale di Marina di Stabia. E che abbia messo a disposizione di due armatori la sua competenza e il suo ruolo di ufficiale della Guardia di finanza, per ricavare notizie utili da spendere nel corso di un procedimento penale di un imprenditore amico. Notizie riservate, top secret.

L’ipotesi che ha spinto due Procure quella di Roma e di Napoli – a interrogare Gabriele Cesarano,(sopra nella foto) maggiore della Finanza, attualmente distaccato presso la Presidenza del Consiglio dei ministri,è che abbia preso parte a un incontro riservato in un cantiere navale di Marina di Stabia. .

Un avviso di garanzia  (firmato dal procuratore aggiunto della Capitale Paolo Ielo), Cesarano è stato ascoltato anche dai pm Giuseppe Cimmarotta e Henry John Woodcock, in un doppio versante investigativo che punta a chiarire presunti scambi di favori avvenuti mesi fa nel Napoletano.
L’inchiesta giudiziaria vede coinvolto il magistrato Andrea Nocera (che si è dimesso dal ruolo di capo dell’ufficio ispettorato del Guardasigilli), ma anche un altro magistrato attualmente in servizio in una Procura del distretto di Corte di appello di Napoli.

Il colloquio con due armatori Salvatore Di Leva e Salvatore Lauro ha consentito il provvedimento giudiziario. Una conversazione a più voci, che è stata ricostruita grazie a un virus spia inoculato nel cellulare di Di Leva. In sintesi, c’è la convinzione secondo la quale Di Leva e Lauro abbiano provato attraverso Nocera e Cesarano «di avere informazioni utili alla salvaguardia degli interessi di Salvatore Lauro», a sua volta finito sotto inchiesta per vicende legate alla gestione delle società di famiglia.

A quell’incontro parteciparono si apprende pure, anche il commercialista del gruppo Alessandro Gelormini ), il magistrato Nocera e, probabilmente, anche il finanziere ieri ascoltato dai pm di Roma e Napoli. Domande diverse, condotte su un doppio binario: quelli di Napoli vogliono sapere se Nocera si è realmente messo a disposizione di Di Leva e Lauro per fornire notizie riservate e utili al gruppo Lauro (ottenendo in cambio – scrivono – biglietti omaggio per Capri e il rimessaggio del gommone); mentre quelli di Roma stanno conducendo verifiche su un secondo magistrato, che avrebbe avuto in omaggio la disponibilità di un gommone da usare nel golfo (non è chiaro in cambio di cosa).

Nocera si dice pronto a respingere le accuse e a dimostrare la correttezza della propria condotta.Per gli inquirenti napoletani, è possibile parlare di «rapporti di mutua disponibilità», che avrebbero indotto Nocera a «partecipare a riunioni societarie cui non avrebbe avuto ragione di interessarsi (all’insegna di uno strano impegno solidale)».

NAPOLI: ARRESTI ANTIMAFIA PER IL CLAN CESARANO

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Napoli

La Guardia di Finanza decapita il Clan Cesarano  , associazione finalizzata alla criminalità organizzata. I finanzieri della compagnia di Castellammare di Stabia, con i reparti dipendenti del Gruppo di Torre Annunziata, hanno notificato  venti ordinanze cautelari nei confronti di capi e affiliati del clan Cesarano.

Le pompe funebri stabiesi- ricorderemo – sono  in mano al clan D’Alessandro: nel mese scorso le Fiamme gialle hanno effettuato sei arresti, sequestro beni da 7 milioni e mezzo. I carabinieri del nucleo investigativo di Torre Annunziata avevano notificato un’ordinanza di applicazione della misura cautelare della custodia cautelare in carcere e degli arresti domiciliari emessa dal Gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione distrettuale Antimafia di Napoli – nei confronti di sei persone.

Naturalmente l’imprenditore Alfonso Cesarano (classe 1958), è  attualmente in carcere ,già a processo per concorso esterno in associazione di tipo mafioso ed estorsione aggravata, mentre ai domiciliari i familiari Saturno, Alfonso (classe 1957), Giulio, e Catello Cesarano e Michele Cioffi.

I reati contestati vertono sul trasferimento fraudolento di valori, con l’aggravante dell’aver commesso il fatto per favorire  il clan D’Alessandro, che non esitava ad imporre azioni di natura intimidatoria.

CLAN SIBILLO: VENTIDUE ARRESTI, FINE STORIA PER VERTICI STORICI

 

Ventidue misure cautelari per vari reati  eseguite questa mattina dai carabinieri su ordine del Gip del Tribunale di Napoli.per vari reati tra cui estorsioni a pizzerie e altri negozi del centro, traffico di stupefacenti e detenzione e porto abusivo di armi da sparo,

Sotto i riflettori degli inquirenti le attività del clan Sibillo, articolazione satellite del sodalizio camorristico facente capo ad Edoardo Contini ed agli altri gruppi federati nella ‘Alleanza di Secondigliano’, particolarmente attivo nelle zone di San Gaetano e dei  Decumani nonchè  dei Tribunali, nonostante gli arresti nel tempo dei suoi capi storici”.

I vertici del clan, «nella persona di Pasquale Sibillo, detenuto in carcere, hanno gestito il sodalizio inviando le direttive ai sodali in libertà utilizzando, per recapitare messaggi scritti, i congiunti che si recavano ai colloqui».

«La stessa organizzazione dedita al traffico di rilevanti quantitativi di sostanze stupefacenti di vari tipi e che ha operato giornalmente per buona parte del primo semestre del 2017, riconducibile ai membri della famiglia di Giuseppe Napolitano ed ad alcuni fornitori abituali esterni all’ambito familiare – osservano i carabinieri – ha operato per agevolare le attività del clan Sibillo, i cui membri in libertà, più volte, hanno tenuto i loro summit camorristici proprio presso l’abitazione dei Napolitano, sede della piazza di spaccio».

 

L’attività d’indagine si è avvalsa di sofisticati strumenti di captazione ambientale e telefonica nonché della collaborazione delle vittime di numerosi episodi estorsivi commessi ai loro danni dagli uomini del clan Sibillo, in fase completa di disarticolazione.