Controlli delle Fiamme gialle: arresti ,sanzioni violazione norme antiCovid, sequestri di stecche di sigarette

Sequestrati 6 quintali di sigarette - Arrestate 4 persone

Napoli

Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli ha tratto in arresto nel quartiere “Barra” del capoluogo quattro contrabbandieri e sottoposto a sequestro 6 quintali di sigarette.

In particolare, le Fiamme Gialle partenopee, nel corso di attività di controllo economico del territorio, hanno notato un furgone che stava entrando in un parco, raggiunto pochi minuti dopo da un secondo automezzo.

I finanzieri sono intervenuti proprio nel momento in cui i contrabbandieri stavano effettuando le operazioni di carico e scarico delle stecche di sigarette, scoprendo nei vani dei veicoli commerciali l’ingente carico di “bionde”, del tipo “cheap white”, marca Regina.

Tratti in arresto un 27enne di Cercola, un 30enne di Castellammare, un 42enne di Torre Annunziata e una 30enne di Napoli, sanzionati anche per violazioni alla normativa “anticovid” poiché si trovavano in un Comune diverso da quello di domicilio o residenza senza validi motivi.

Le sigarette di contrabbando, risultate tutte sprovviste del contrassegno di Stato, se immesse sul mercato illegale, avrebbero fruttato introiti per circa 250.000 euro.

Questa operazione anticontrabbando è frutto dell’intensificazione dei servizi di controllo economico del territorio e di prevenzione dei rischi connessi alla pandemia da Covid-19 organizzati dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli anche in vista delle imminenti festività pasquali.

 

Usura,prestiti a tassi elevatissimi, denunciati e sequestro immobili

 

Usura, denunciati 2 coniugi per aver praticato prestiti con interessi fino al 400%

Napoli

Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli ha sequestrato, tra Roma ed Ercolano (Napoli), immobili e disponibilità finanziarie del valore di oltre 500.000 euro nei confronti di due coniugi indiziati di usura.

Il provvedimento cautelare è stato emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Napoli al termine di un’indagine delegata dalla Procura della Repubblica partenopea scaturita da una verifica fiscale eseguita dai finanzieri della Compagnia di Portici. In particolare, le Fiamme Gialle sono riuscite a ricostruire il meccanismo di usura grazie alla testimonianza di un imprenditore edile che durante il controllo ha denunciato di aver visto ”lievitare” la pretesa restitutoria del prestito inziale di diverse decine di migliaia di euro, con interessi fino al 400%.

Accertata l’erogazione di prestiti per 115.000 euro a tassi usurai ai danni di due imprenditori in difficoltà economiche, uno di Latina e uno di Portici (Napoli). Il giro di usura è stato ricostruito attraverso l’acquisizione degli assegni versati a garanzia da parte delle vittime, gli accertamenti bancari e l’esame degli atti di compravendita di due immobili, risultati falsi, i cui mutui venivano pagati dallo stesso usurato.

NAPOLI: PESCA DI FRODO NEL GOLFO PARTENOPEO. ARRESTI

 

NAPOLI

Nell’ambito di un’inchiesta diretta dalla Procura di Napoli, la Guardia di Finanza – Reparto Operativo Aeronavale di Napoli ha disvelato l’esistenza di due sodalizi criminali, dediti, con modalità organizzate e professionali, alla raccolta indiscriminata di datteri di mare nel golfo partenopeo.

La specie marina è protetta da diverse convenzioni internazionali e direttive comunitarie, ed anche a livello nazionale il divieto di cattura, detenzione e commercializzazione risale all’anno 1988. 

La speciale tutela è giustificata dal grave ed irreparabile danno che subisce la scogliera e l’ecosistema sottomarino a seguito della frantumazione necessaria ad estrarre i pregiati molluschi, i quali necessitano di almeno 30 anni per incunearsi nella roccia calcarea e raggiungere, così, una misura idonea alla collocazione commerciale. 

Le indagini sono durate oltre tre anni e hanno disvelato l’esistenza di un vasto mercato illecito avente ad oggetto la specie protetta, con le due organizzazioni che avevano stabilito un vero e proprio rapporto di mutua assistenza per procacciare il prodotto ittico, specie nei periodi di maggiore domanda, quasi sempre in coincidenza delle festività natalizie e pasquali, quando per un chilo di datteri gli acquirenti erano disposti a pagare fino a 200 €.

Gli appartenenti ai due gruppi delinquenziali si dedicavano, in maniera costante ed abitudinaria, sia al prelievo dei ‘datteri di mare’, catturati mediante la contestuale distruzione di interi tratti di scogliera campana, che alla successiva commercializzazione degli stessi presso numerosi ristoranti e pescherie della regione, nonché presso una variegata clientela, composta anche da esponenti di famiglie malavitose napoletane. 

Sono, in particolare, oltre 100 i soggetti, individuati nel corso delle indagini, a vario titolo operanti nell’ambito del ‘mercato nero’ del dattero di mare. Nelle conversazioni intercettate, viene spesso utilizzato un codice segreto per evitare il riferimento esplicito alla specie protetta, nella piena consapevolezza della illiceità del relativo commercio. 

I reati contestati sono associazione a delinquere aggravata perché finalizzata alla consumazione di delitti ambientali, inquinamento e disastro ambientale, danneggiamento e ricettazione.

Nei confronti di sei indagati è stata adottata la misura custodiale in carcere: trattasi dei vertici dei due sodalizi, ritenuti responsabili della devastazione ecosistemica cagionata attraverso lo spregiudicato prelievo dei datteri dalle coste di Napoli e Capri. Per altri sei, è stata invece decisa la custodia domiciliare. 

Quattro saranno obbligati a presentarsi quotidianamente presso gli uffici della Polizia Giudiziaria e per tre è stato disposto il divieto di dimora. In particolare, due militari, indagati per favoreggiamento e rivelazione di segreto d’ufficio, non potranno dimorare nella Regione Campania.

L’ordinanza dispone altresì il sequestro preventivo di tre locali commerciali, siti in Napoli ed in Castellammare di Stabia, ove i datteri venivano occultati e poi immessi in commercio, il sequestro del profitto derivante dalla vendita del prodotto illegale, il sequestro di due natanti utilizzati dagli indagati per recarsi sui punti di prelievo della specie protetta, nonché, infine, di tutto lo strumentario adoperato per compiere materialmente l’attività.

L’alterazione dell’ecosistema marino e la compromissione della biodiversità, appurata con la collaborazione di un team di esperti di zoologia, ecologia e geologia ambientale di cui si è avvalsa la Procura di Napoli, è particolarmente grave nella porzione sommersa della scogliera esterna che protegge il porto di Napoli e nell’area dei Faraglioni di Capri. Amplissime zone investigate si sono disvelate desertificate, con la scomparsa quasi totale della specie protetta e della biodiversità associata.

Sono state disposte complessivamente 19 misure cautelari personali, delle quali 6 di custodia carceraria e 6 di custodia domiciliare, nei confronti delle persone di cui all’allegato elenco.

Napoli,insediata e regolamentata “la Consulta comunale degli immigrati “

Napoli. Palazzo San Giacomo, "Sala Giunta". Notte d'arte 2019, VII  edizione. Break Napoli, la notte dell'inclusione. - Positanonews

 

NAPOLI,

Si è insediata oggi la “Consulta Comunale degli Immigrati” della Città di Napoli istituita e regolamentata con deliberazione di Consiglio Comunale n. 24/2018 e disciplinata nel suo funzionamento con deliberazione di Giunta Comunale n.494/2019. Fortemente voluta dall’Amministrazione e forte di un lungo ed elaborato lavoro di preparazione e condivisione con il Consiglio Comunale, la Consulta inizia il suo percorso operativo quale “spazio istituzionale di autodeterminazione e proposta” delle popolazioni migranti e degli enti e dei soggetti attivi a loro favore. Affianca il “Tavolo Migranti” già operativo da anni con il quale l’Amministrazione si confronta con la rete associativa sulle tematiche ritenute volta per volta emergenti.

La Consulta è chiamata al delicato compito di formulare proposte finalizzate al miglioramento delle condizioni della popolazione migrante presente sul territorio cittadino e ad esprimere, su richiesta dell’Amministrazione Comunale, pareri non vincolanti su tutti gli atti di indirizzo e di programmazione in materia di immigrazione. E’ stata costituita a partire da un avviso pubblico al quale hanno dato valida adesione 20 Associazioni che oggi hanno preso parte alla riunione di insediamento insieme all’Assessore Marco Gaudini con delega all’immigrazione. La neoistituita Consulta si è aggiornata al prossimo 11 marzo alle 12,30 in videoconferenza per definire un’organizzazione che sia in grado di operare, adeguatamente affiancata, nel suo percorso, dal Servizio Politiche di Inclusione e Nuove Cittadinanze.

“Oggi inizia un percorso importante nell’ottica del rafforzamento della rete di tutti i soggetti attivi nel miglioramento della condizione della popolazione migrante presente sul territorio cittadino – afferma l’Assessore all’immigrazione e politiche di integrazione Marco Gaudini – L’emergenza sanitaria ha ulteriormente acuito le tante fragilità presenti in questo contesto, ed è pertanto compito e dovere delle Istituzioni intraprendere ogni utile azione al fine di agevolare e sostenere questi percorsi volti all’integrazione ed al sostegno dei migranti” – ha concluso l’Assessore Gaudini.

NAPOLI; ARRESTATI SETTE CONTRABBANDIERI,SEQUESTRATE 4 TONNELLATE DI SIGARETTE

V I D E O –

 

NAPOLI,

Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli ha tratto in arresto 7 contrabbandieri e sequestrato in provincia di Latina 4 tonnellate e mezzo di sigarette.

Sono stati i finanzieri del Gruppo di Nola ad individuare in piena notte un TIR con targa bulgara sospetto in base ad indicatori di analisi di rischio elaborati per l’esecuzione di controlli economico-criminali del territorio più mirati.

Accertata telematicamente la provenienza del mezzo da un porto ellenico e una dichiarazione di trasporto “anomala”, la Guardia di Finanza ha prontamente organizzato un’operazione di inseguimento e controllo del mezzo fino a destinazione, che ha condotto le pattuglie delle Fiamme Gialle fino a un capannone a Sabaudia, in provincia di Latina.

All’atto di irrompere all’interno dello stabile, i finanzieri sono riusciti a cogliere in flagranza di reato 7 soggetti (autista e squadra scaricatori) mentre estraevano dal carico di copertura oltre 4 tonnellate di “bionde”, marca “Chesterfield” e “Mark1”, nascoste all’interno di blocchi in lamiera elettrosaldati.

Tutti arrestati i contrabbandieri: un 28enne napoletano pluripregiudicato, un 51enne napoletano incensurato, un pregiudicato 53enne della provincia di Latina, un 36enne incensurato di Sabaudia (Latina), un 45enne greco, un senegalese di 31 anni e un ucraino di 32.

 

 

 

 

 

Napoli, misure cautelari per quattro indagati per rapina e sequestro di persona

Risultato immagini per immagine di carabinieri

Napoli,
Stamane i Carabinieri del Comando Provinciale di Napoli hanno dato esecuzione ad un provvedimento cautelare emesso dal GIP del Tribunale di Napoli, su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di 4 indagati (tutti attualmente in libertà) ritenuti gravemente indiziati, in concorso tra loro, di “rapina aggravata, sequestro di persona e tentate rapine aggravate”.
L’attività investigativa – condotta congiuntamente dalla Sezione Operativa della Compagnia di Castello di Cisterna e dalla Stazione di Sant’Anastasia, avviatasi all’indomani di una rapina con contestuale sequestro di persona, e diretta dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli– ha permesso in particolare di   documentare l’operatività di un gruppo di soggetti dediti alla commissione di rapine in danno di autotrasportatori, operante in Napoli e provincia; –  ricostruire compiutamente: . un episodio consumato (avvenuto l’11.11.2020 a Napoli, conclusosi con il rilascio della vittima in Sant’Anastasia) nel corso del quale l’autotrasportatore è stato temporaneamente sequestrato per consentire la sottrazione di un carico di pneumatici del valore economico stimato in circa 30 mila euro; . due episodi tentati – non portati a compimento per la reazione delle vittime – avvenuti, il primo in Casoria il 30.12.2020 (in danno del titolare di una rivendita di tabacchi che, a bordo di un’auto, stava trasportando un carico di tabacchi per un valore di 10 mila euro) ed il secondo in danno di un autotrasportatore di calzature (del valore di circa 200.000 euro).
Gli arrestati sono stati tutti tradotti presso la Casa Circondariale di Napoli-Poggioreale.

Indagini delle Fiamme gialle: patrimoni illeciti (non guadagnati: droga ed estorsioni) sequestrati ad affiliati di spicco dei Clan mafiosi

 

 

 

NAPOLI,

Un successo di non poco conto delle Fiamme gialle registriamo a Napoli per l’entità del patrimonio sequestrato.Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli ha infatti posto sotto sequestro, tra la Campania e l’Abruzzo, un ingente patrimonio del valore di oltre 10 milioni di euro, riconducibile a G. B., 75 anni, affiliato di spicco del clan DI LAURO.

Il provvedimento ablativo, che ha riguardato beni immobili tra i Comuni di Napoli, Melito di Napoli e Castel di Sangro (L’Aquila), è stato emesso dal Tribunale di Napoli – Sezione per l’Applicazione delle Misure di Prevenzione – su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia partenopea, ed è stato eseguito dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Napoli.

In particolare, gli specialisti del G.I.C.O. hanno sequestrato fabbricati e terreni dopo aver ricostruito come le risorse accumulate nel tempo dalla famiglia erano state favorite dal rapporto di parentela fra il B. e il cognato R. P., protagonista del c.d. “Cartello Scissionista” nel periodo di erosione della struttura organizzativa del clan DI LAURO.

Prima della contrapposizione armata tra i DI LAURO e gli Scissionisti, B. G., grazie al rapporto di “rispetto” con il cognato, aveva goduto di un canale privilegiato attraverso il quale gli venivano affidate ingenti somme di denaro di provenienza illecita derivanti dal traffico di sostanze stupefacenti e dalle estorsioni che, attraverso una propria struttura organizzata, “reinvestiva” in operazioni di usura, riciclaggio e reimpiego nell’Economia legale.

Le capacità manageriali del B. nella gestione del vasto giro di usura sono state presto riconosciute, oltre che dal cognato P. R., anche da altri sodali apicali del clan che gli avevano affidato le proprie risorse illecite per farle fruttare.

Le indagini di natura patrimoniale hanno sfruttato le evidenze investigative acquisite in precedenza dalle stesse Fiamme Gialle: l’appartenenza del B. al sodalizio criminale, le dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia e infine la totale inconsistenza economica dei componenti del suo nucleo familiare, del tutto sprovvisto di fonti lecite di guadagno in grado di giustificare il valore economico del patrimonio.

Napoli, scoperti dalle Fiamme gialle, percepivano ndebitamente il Vitalizio previsto per i familiari vittime della criminalità Organizzata

 

 

 

Napoli nel mirino delle Fiamme gialle.Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli ha dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo, emesso d’urgenza dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata, di beni del valore di oltre 166.000 euro nei confronti di due donne, moglie e suocera di un affiliato al “clan Gionta”, sottoposte ad indagini per il reato di cui all’art. 316-ter c.p. (indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato) per avere indebitamente percepito per 15 anni il vitalizio previsto per i familiari delle vittime della criminalità organizzata.

La vicenda trae origine dalla cd. “strage di Sant’Alessandro”, allorchè, il 26 agosto 1984, un “gruppo di fuoco” della criminalità organizzata, a bordo di un autobus turistico, davanti al circolo dei pescatori a Torre Annunziata, nel Quadrilatero delle carceri, aprì il fuoco, uccidendo otto persone e cagionando il ferimento di altre sette persone.

Diciotto anni dopo, nel febbraio 2002, la moglie e la figlia di una delle vittime della strage (A.F.) avevano ottenuto dal Ministero dell’Interno un assegno “vitalizio” in qualità di familiari delle vittime della Camorra, ai sensi della L. 407/1998.

Tale beneficio economico era però incompatibile con il fatto che la figlia della vittima dell’agguato, nel 1999, si era sposata con un esponente del “clan Gionta”, I.P., detenuto, a far data dal 18.1.2017, nel carcere di Secondigliano per i reati di cui agli artt. 416-bis, 628, 629 c.p., nonché condannato con sentenza definitiva in data 18.6.2018 per i reati di cui agli artt. 12-quinquies L. n. 306/1992 e 73 DPR 309/1990.

L’intervenuto matrimonio era stato taciuto dalla donna, per poter continuare a beneficiare del vitalizio.

Allorchè, nel 2009, la Prefettura aveva richiesto reiteratamente alle due donne di aggiornare le informazioni sulla loro situazione familiare, al fine di poter verificare la loro estraneità ad ambienti criminali, requisito previsto dalla Legge per poter beneficiare del vitalizio, le due beneficiarie avevano omesso di rispondere ed avevano simulato una separazione consensuale tra i coniugi omologata in data 18.5.2010 dal Tribunale di Torre Annunziata.

Le indagini, espletate dalla Guardia di Finanza, e coordinate dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata, hanno consentito di accertare il carattere fittizio della separazione tra i coniugi, essendosi acclarato che, successivamente alla separazione, nel 2017, la coppia aveva avuto un’altra figlia e che la moglie (talvolta unitamente alla suocera) aveva continuato ad effettuare i colloqui con il marito nel carcere di Secondigliano, ove questi è tuttora ristretto.

L’importo del vitalizio indebitamente percepito dalle due donne sino alla data odierna è pari a 166.174,84 euro.

Il sequestro odierno da parte delle Fiamme Gialle, che stanno passando al vaglio le movimentazioni bancarie e finanziarie delle due donne, è stato reso possibile anche grazie alla stretta collaborazione con la Prefettura di Napoli.

“Operazione Buenaventura”: la Finanza sgomina tre organizzazioni di narcotrafficanti partenopee

Operazione “Buenaventura” - Sgominate 3 organizzazioni di narcotrafficanti partenopee

 

NAPOLI

Colpo mortale ai narcotrafficanti di diverse città italiane.Oltre 200 finanzieri del Comando Provinciale di Napoli, con il supporto dei Comandi Provinciali di Salerno, Caserta, Catania, Torino e Varese, stanno eseguendo 20 misure cautelari (10 in carcere e 10 ai domiciliari) emesse dal GIP del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia partenopea nei confronti di altrettanti soggetti, ritenuti membri di tre distinti gruppi criminali di narcotrafficanti, con basi operative a Torre Annunziata e nei quartieri napoletani di Scampia e Secondigliano.

Il primo dei gruppi criminali è riconducibile alla famiglia GENOVESE, già oggetto di precedenti vicende giudiziarie per affari illeciti col clan “G.-C.” di Torre Annunziata.

In particolare, il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Napoli è riuscito a ricostruire i traffici di G. F., promotore del sodalizio criminale, il quale aveva acquistato partite di hashish da trasferire prima in Sicilia, attraverso l’intermediazione di un esponente del clan C. di Catania, e successivamente a Malta, dove un suo associato provvedeva ad immetterle nel locale mercato di stupefacenti.

Parallelamente, l’attenzione delle Fiamme Gialle si è concentrata su un secondo gruppo criminale, composto dalle famiglie M./D., operante nei quartieri di Scampia e Secondigliano. La famiglia D. risulta storicamente inserita nel panorama del narcotraffico ed è ritenuta vicina al clan D. L.

Il G.I.C.O. di Napoli ha posto l’attenzione su un terzo e ultimo gruppo criminale, composto esclusivamente da componenti della famiglia D., rivelatisi abili “broker” della droga, vantando numerose “referenze” tra gli esponenti dei cartelli fornitori spagnoli e tra diversi affiliati di clan camorristici dell’area napoletana.

Determinanti per il loro “business” i frequenti contatti che i DANNIER stabilivano e mantenevano con esponenti di diverse organizzazioni, tra le quali i “D. L. “e i “C.” – rispettivamente egemoni nei quartieri partenopei di Secondigliano e delle “Case Nuove” – ai quali avevano proposto la fornitura dello stupefacente.

Complessivamente, nel corso di questa lunga investigazione sono stati tratti in arresto 11 soggetti e sequestrati 576 kg di hashish, 11 kg. di cocaina e 166.360 € in contanti.

La finanza scopre soggetti mafiosi che non avrebbero potuto accedere alla misura del sostegno familiare

Illeciti contro il reddito di cittadinanza - 120 perquisizioni e sequestri per oltre 1.180.000 euro

NAPOLI

I finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli, su delega delle Procure della Repubblica presso i Tribunali di Napoli, Napoli Nord, Nola e Torre Annunziata, stanno dando esecuzione a 120 perquisizioni nei confronti di soggetti che risultano aver percepito il reddito di cittadinanza indebitamente, in quanto condannati in via definitiva nell’ultimo decennio per il reato di associazione di tipo mafioso, e al sequestro preventivo delle somme ricevute dagli indagati nonché delle carte prepagate, utilizzate per l’erogazione del beneficio.

L’attività investigativa, sotto la direzione delle citate Procure, è stata effettuata dai militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Napoli e del Gruppo di Torre Annunziata, mediante un’accurata analisi orientata a verificare i requisiti per la legittima percezione del beneficio. È stato così possibile individuare centinaia di domande presentate dai soggetti residenti nella provincia di Napoli nonostante la sussistenza di cause impeditive.

Come noto, infatti, il reddito di cittadinanza è riconosciuto ai nuclei familiari in possesso, all’atto della presentazione della domanda e per tutta la durata dell’erogazione del beneficio, di particolari requisiti di cittadinanza, residenza, soggiorno, reddituali e patrimoniali, nonché di ulteriori presupposti di compatibilità (tra i quali la mancanza di condanna definitiva, intervenuta nei 10 anni precedenti la richiesta, per il reato, tra gli altri, di associazione di tipo mafioso).

In particolare, nel corso delle indagini sono state accertate l’omissione di informazioni dovute e la non veridicità dei dati autocertificati nelle domande di reddito di cittadinanza, presentate da coloro che, essendo stati condannati per il reato di associazione mafiosa, non avrebbero potuto, in alcun modo, accedere alla misura di sostegno al reddito familiare. All’esito degli accertamenti condotti, le Autorità Giudiziarie interessate hanno disposto le 120 perquisizioni in corso di svolgimento, volte a sottoporre a sequestro le somme indebitamente percepite dagli indagati, a titolo di reddito di cittadinanza, per un ammontare complessivo pari ad oltre 1.180.000 euro, nel periodo compreso da aprile 2019 a gennaio 2021.

L’operazione ha richiesto un massiccio impiego di forze quantificabile in oltre 500 militari del Comando Provinciale con l’ausilio anche dei baschi verdi. Nel corso delle attività sono state sottoposte a sequestro le disponibilità finanziarie degli indagati, rinvenute sia sui conti correnti a loro riconducibili, sia presso le rispettive abitazioni, intervenendo nelle diverse zone della città partenopea, tra le quali Scampia, Secondigliano, Barra, Ponticelli e Chiaiano, nonché nelle altre località della provincia di Napoli, tra cui, Ercolano, Portici, Torre del Greco, Torre Annunziata, Castellammare di Stabia, Casalnuovo di Napoli, Somma Vesuviana, Acerra, Pollena Trocchia, Giugliano, Casoria, Caivano, Sant’Antimo, Afragola, Marigliano e Cicciano.

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