Eco e Sismabonus per riqualificare il patrimonio edilizio

 

ANCE:” il 70% degli edifici in Italia è stato costruito prima dell’entrata in vigore delle norme antisismiche..”

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CATANIA –

 Eco e Sismabonus come incentivi fondamentali per riqualificare il patrimonio edilizio attraverso la leva fiscale, migliorando le performance in tema di sostenibilità e sicurezza. Strumenti che oggi si rivelano indispensabili per rigenerare il tessuto immobiliare di un Paese come l’Italia, in cui il 70% degli edifici residenziali è stato costruito prima dell’entrata in vigore delle norme antisismiche e sull’efficienza energetica.

Questi alcuni dei dati emersi durante il convegno tenutosi ieri (27 settembre) nella sede Ance Catania, organizzato dall’associazione dei costruttori catanesi, in collaborazione con l’Ordine dei Commercialisti etnei e la sezione cittadina di Anaci – Associazione degli amministratori condominiali e immobiliari – per approfondire vantaggi e opportunità degli incentivi fiscali Eco e Sismabonus.

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«Si tratta di leve formidabili – ha dichiarato il presidente di Ance Catania Giuseppe Pianaaprendo il seminario insieme al presidente Anaci Salvatore Mammana – che però hanno un periodo di cogenza limitato, per questo lanciamo un grido d’allarme che speriamo venga ascoltato. Il Tavolo #CataniaSicura si è battuto per consentire alla nostra città di utilizzare il “Sismabonus acquisti”, inizialmente previsto solo per la zona a rischio sismico 1, quindi non operante su Catania (classificata rischio sismico 2). Il decreto Crescita ci ha dato sì questa possibilità, ma pone un problema di tempistiche, prevedendo che le opere edili debbano iniziare e concludersi con relativa vendita entro il 2021. Un treno da non perdere, soprattutto per Catania: città con il rischio sismico più alto in Europa – sottolinea Piana – parliamo di un istituto che potrebbe portare ai cittadini un beneficio di 81mila euro per ogni appartamento acquistato da un’impresa che ha effettuato una demolizione e una ricostruzione innovativa ed evoluta dal punto di vista sismico».

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A rafforzare l’utilità dei bonus, la panoramica sullo stato del patrimonio edilizio di Catania fornita dal vicepresidente linea Urbanistica di Ance Marcello La Rosa: «Dai dati del censimento Istat 2011 emerge che l’86% degli alloggi nel capoluogo etneo non è antisismico in quanto costruito ante 1981. Molti di questi edifici residenziali, inoltre, versano in condizioni pessime o mediocri. In tale contesto è necessario che questi bonus diventino strutturali, affinché la leva fiscale possa divenire strumento di riconversione del patrimonio edilizio, sia in termini di abbattimento di consumi che di sicurezza, fungendo anche da fattore di rilancio occupazionale per tutta la filiera edile».

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«Si tratta di bonus che possono essere goduti non soltanto dal soggetto che acquista immobili rigenerati o effettua ristrutturazioni, ma anche ceduti a terzi ottenendo uno sconto in fattura – ha aggiunto Giovanni Privitera, in rappresentanza dell’Ordine dei commercialisti – scontistiche importanti che vanno dal 50% per le ristrutturazioni all’85% per il Sismabonus, che aumenta il suo valore di spesa se unito ad interventi in ecobonus. Chiarire i passaggi di accesso a tali benefici è un’opportunità indispensabile per la crescita professionale di tutte le categorie coinvolte nella filiera edile».

I diversi aspetti fiscali degli istituti, sia per i bonus acquisti sui beni immobili che per interventi di riqualificazione di interi condomini, sono stati approfonditi da Marco Zandonà (direttore Area Fiscalità Edilizia Ance), che nel fornire una panoramica complessiva delle agevolazioni ne ha illustrato vantaggi e criticità, tra cui la durata temporale soprattutto in riferimento al sismabonus acquisti e quindi la necessità di renderlo strutturale o quanto meno prevederne una proroga. Salvatore Russo (Odcec Catania) ha affrontato gli aspetti relativi della sostenibilità delle cessioni da parte delle imprese e dei fornitori, mettendo in evidenza le criticità relative agli aspetti fiscali.

Sulle verifiche e sui criteri di accertamento è intervenuto Giuseppe Taranto (Agenzia delle Entrate di Catania) che, data la complessità degli strumenti e della norma, ha richiamato l’istituto della consulenza giuridica offerta dall’Agenzia a cui le Associazioni di categoria possono ricorrere per la corretta individuazione del trattamento fiscale con riferimento a problematiche di carattere generale.

A seguire Alessandro Arcuri, senior VAT Consultant di Deloitte STS, che ha illustrato operatività e potenzialità della piattaforma Ance–Deloitte nel favorire l’incontro tra titolari dei crediti di imposta e soggetti terzi, nell’obiettivo di semplificare e rendere certi i meccanismi della cessione del credito sia nelle forme del metodo diretto che indiretto. Infine Domenico Albanese – project coordinator di Tep Energy Solution Srl Gruppo Snam – ha illustrato gli interventi realizzati su condomini e le fasi in cui si sviluppa il Modello TEP dall’offerta all’esecuzione lavori e richiesta incentivo. Un processo, ha sottolineato Albanese, che si realizza con il pieno coinvolgimento e la sinergia di professionisti e imprese qualificate sul territorio, che ha già dato vita a moltissime iniziative sul territorio nazionale, di cui purtroppo la maggior parte al nord.

Project Financing: “35 mila procedimenti per un importo di 100 miliardi di euro”

 

Commercialisti, Ance e Confindustria Catania su partenariato pubblico privato

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Corradino: «Sblocca Cantieri, linee-guida Anac congelate in attesa che il Governo emani il regolamento»

CATANIA –

Uno strumento fondamentale per trasformare idee in opere pubbliche e quindi in servizi per la comunità, ma anche per far tornare a dialogare amministrazioni e imprese edili: il Partenariato Pubblico-Privato (PPP), insieme all’istituto finanziario del project financing, registra da 15 anni una continua crescita, con oltre 35mila procedimenti in corso per un importo di 100 miliardi di euro. Da 322 procedure nel 2002 si è passati alle oltre 4mila nel 2018, con un incremento dei bandi del 22%.

Sono alcuni dei dati emersi durante il convegno organizzato da Ordine dei Commercialisti, Ance e Confindustria di Catania, sviluppatosi nella sessione pomeridiana di ieri e in quella mattutina di oggi

«Prospettive di sviluppo per il territorio è il significativo sottotitolo dell’evento – ha sottolineato il presidente di Ance Catania Giuseppe Piana – perché è in quest’ottica che noi imprenditori intendiamo confrontarci e agire, per far ripartire i cantieri a seguito dell’immobilismo che ha contraddistinto questi ultimi anni». Pensiero condiviso anche dal presidente dei Commercialisti etnei Giorgio Sangiorgio: «La Sicilia è al terzo posto in Italia per numero di enti dissestati: per incidere nell’economia del territorio la nostra categoria sta investendo sull’alta formazione specializzata, anche per strumenti efficaci come può rivelarsi il project financing». All’evento formativo è intervenuto anche il consigliere AnacMichele Corradino, che ha puntato l’attenzione sullo “Sblocca Cantieri”: «La legge di conversione – ha chiarito – congela le linee guida dell’Autorità Anticorruzione sul monitoraggio del rischio operativo nel Partenariato Pubblico Privato in attesa che il Governo emani il regolamento di esecuzione del Codice Appalti»

Il peso del PPP sul totale delle opere pubbliche, in termini di importi di gara, è salito dal 6% del 2002 al 32% del 2018: i settori maggiormente coinvolti sono energia, telecomunicazioni, sanità, ambiente, con un trend costante sulla realizzazione di aeroporti e cimiteri. I Comuni sono i principali committenti pesando l’81% sul totale dei bandi, come emerge dalle statistiche dello studio Ance illustrato dal costruttore cataneseFilippo Colombrita.

Il Comune di Catania ha partecipato con la presenza dell’assessore ai Lavori Pubblici Giuseppe Arcidiacono, che ha sottolineato «l’opportunità che il PPP rappresenta soprattutto per quegli enti locali in situazioni finanziarie di sofferenza», e con la relazione di Biagio Bisignani, direttore ad interim dell’Ufficio al ramo, che ha rimarcato il ruolo della pubblica amministrazione nel partenariato, «a tutela delle necessità pubbliche e dell’interesse della comunità, in contrapposizione a quello dell’imprenditore per i proventi della gestione».

Hanno completato l’approfondimento sul tema i commercialisti Fabrizio Leotta, Gaetano Oliva e Fabrizio Bencini. «In questi scenari è centrale il Piano Economico Finanziario» ha sottolineato il consigliere dell’Ordine Leotta, focalizzando l’attenzione sui profili tecnici e sugli aspetti operativi nella predisposizione del documento strategico, che può determinare molteplici criticità: «In primis la sostenibilità finanziaria messa alla prova dalla lunghezza delle procedure burocratiche – ha dichiarato – con una bancabilità da 12 a 36 mesi dall’aggiudicazione alla firma del finanziamento, come evidenziato dallo studio del Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica».

Anche da qui l’elevata percentuale che si registra di bandi interrotti per via di gare deserte, procedure o aggiudicazioni revocate con un basso tasso di procedimenti in corso divenuti concessioni, pari al solo 27% del totale.

ECONOMIA, IN SICILIA OLTRE IL 25% DI SOCIETÀ INDEBITATE

 

Commercialisti riuniti a Catania per analizzare il nuovo Codice dell’insolvenza


ALLERTA PREVENTIVA PER CONTRASTARE STATO DI CRISI

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CATANIA –

In Sicilia ci sono oltre 77.774 società di capitali (più di 18mila solo nel capoluogo etneo), di queste ben 12.500 hanno debiti tra 100 e 500mila euro, mentre per 7.000 aziende la soglia si innalza fino a toccare quota 5 milioni di euro (in totale il 25% circa delle realtà imprenditoriali vive una condizione di fragilità). È questo lo scenario in cui s’innestano le novità introdotte dal nuovo “Codice della crisi e dell’insolvenza”, che ha letteralmente mandato in pensione – dopo 77 anni – la legge fallimentare.

A Catania, una “due-giorni” dedicata al tema e organizzata dall’Ordine dei commercialisti del capoluogo etneo (oggi e domani alla Baia Verde), ha riunito imprese, professionisti, docenti e imprenditori, per analizzare i nuovi strumenti normativi nati per prevenire dissesti e salvaguardare la continuità aziendale. «La fase di allerta o la fase di composizione assistita della crisi prevista dal nuovo Codice – ha commentato il presidente dell’Ordine etneo Giorgio Sangiorgio – diventano di fondamentale importanza per favorire l’emersione tempestiva dello stato di crisi, consentendo all’imprenditore di identificare in tempo utile le modalità di superamento della stessa. Il monitoraggio costante dell’equilibrio economico-finanziario dell’azienda sarà possibile solo in presenza di un adeguato assetto organizzativo, amministrativo e contabile, ciò nell’ottica di preservare l’intero sistema economico territoriale. L’approccio tempestivo, che è già insito nelle buone prassi amministrative, consente d’intervenire con buone possibilità di successo, che invece diminuiscono drasticamente quando la crisi è ormai conclamata. Occorre favorire una cultura del risanamento, oltre ogni legge».

Il nuovo Codice – che è al suo debutto ma entrerà in vigore il 15 agosto 2020 – pone l’accento sulla necessità di essere tempestivi e di attivarsi senza indugio laddove emergano i primi segnali, rilevati da indicatori specifici enunciati nel testo: «La valutazione degli squilibri comunque – hanno aggiunto i consiglieri nazionali dei Commercialisti Roberto Cunsolo e Andrea Foschi – deve tenere conto delle caratteristiche dell’impresa e della sua attività in concreto, nonché del suo grado di maturità, con indici di allerta “personalizzati” più idonei a far emergere la crisi. Di certo in questi mesi il Cndcec (il Consiglio nazionale dei Commercialisti) interverrà per proporre integrazioni in un’ottica propositiva di collaborazione».

«Nelle PMI siciliane la proprietà e l’amministrazione sono concentrate in pochi soggetti, spesso sono legati da vincoli familiari – ha spiegato il consigliere Marcello Murabito, delegato Area giudiziale Crisi d’impresa e CTU – la struttura organizzativa consta di poche funzioni che spesso sono interamente svolte dall’imprenditore/proprietario. Questa struttura semplificata potrebbe fare ritenere la possibilità di un’analisi agevole, in realtà l’accentramento delle funzioni in capo a pochi soggetti comporta non poche criticità. Oggi più che mai le nostre imprese devono dotarsi di un sistema di controllo di gestione adeguato a intercettare le prime avvisaglie della crisi sulla scorta delle indicazioni contenute nell’articolo 13 del Codice: squilibri di carattere reddituale, patrimoniale o finanziario; sostenibilità dei debiti per almeno i sei mesi successivi; prospettive sulla continuità per l’esercizio in corso; sostenibilità degli oneri dell’indebitamento coi flussi di cassa che l’impresa è in grado di generare; adeguatezza dei mezzi propri rispetto a quelli di terzi; ritardi nei pagamenti reiterati e significativi. Laddove sinora si è operato solo su dati consuntivi, ora occorre un cambio deciso di prospettiva che focalizzi gli andamenti futuri della gestione: il piano industriale, sinora adottato solo dalle aziende di maggiori dimensioni, dev’essere al centro delle valutazioni».

 

DIBATTITO STAMANE SULLA PACE FISCALE FRA COMMERCIALISTI E PRESIDENTI REGIONALI DI RISCOSSIONE SICILIA E AGENZIA ENTRATE

 

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SIRACUSA – 

«Sarà vera pace fiscale? Le novità in tema di definizione delle liti tributarie e rottamazione delle cartelle», è il titolo del convegno che si sta svolgendo oggi,  2 febbraio 2019, dalle 9.30 a Siracusa, presso la Camera di Commercio del Sud Est (via Duca degli Abruzzi 4).

Un evento – organizzato dagli Ordini dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Catania e Siracusa, in collaborazione con la Scuola di Alta Formazione SAF Sicilia – a cui interviene il nuovo presidente di Riscossione Sicilia Vito Branca, sulle prospettive dell’ente anche alla luce dell’annunciato passaggio della funzione esattoriale all’Agenzia delle Entrate Riscossione, che gestisce l’intera procedura a livello nazionale.

Nell’occasione viene presentato il corso di alta formazione “Diritto processuale Tributario” della SAF Sicilia, guidata attualmente dal presidente dell’Ordine di Catania Giorgio Sangiorgio.

Il presidente dell’Ordine di Siracusa Massimo Conigliaro imodera gli interventi programmati, tutti incentrati sull’approfondimento dei recenti provvedimenti in ambito fiscale approvati dal Parlamento italiano.

Siedono  al tavolo: il direttore regionale dell’Agenzia delle Entrate Pasquale Stellacci, il docente di Diritto tributario dell’Università di Messina Melo Martella e il dottore commercialista Alberto Rosella Musico.

L’evento è accreditato ai fini della formazione professionale continua anche per gli iscritti all’Ordine dei Giornalisti di Sicilia.

Catania: investire all’estero, andare a DUBAI, nei Paesi arabi, verso nuovi mercati

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Quali opportunità per le PMI siciliane

DESTINAZIONE EMIRATI ARABI

Ordine Commercialisti Catania: nasce Commissione di Studio sull’internazionalizzazione

 

Nel mese di novembre a Dubai prenderà il via l’Italian Festival week: un evento-vetrina sullo stile di vita nostrano e sulle eccellenze italiane presenti negli EAU. Oggi da Catania basta un volo diretto e un tragitto che dura meno di sei ore, per catapultarsi in un territorio che garantisce già da tempo un buon interscambio con le nostre imprese. Lì dove il Pil continua a crescere, così come l’interesse verso la Sicilia, c’è spazio per sviluppare attività imprenditoriali nei settori più trasversali: dal food all’edilizia, passando per la moda e i prodotti agricoli.

Un contesto altamente competitivo, dove serve arrivare preparati, non soltanto sotto il profilo fiscale e amministrativo. L’obiettivo, dunque, oggi più che mai è quello di costruire questo ponte ideale con tutti gli strumenti utili per infrastrutturare al meglio, proiettare all’estero il nostro sistema commerciale e imprenditoriale e attrarre investimenti esteri. Focus al centro dell’incontro che si è svolto ieri – venerdì 26 ottobre – nel capoluogo etneo durante il convegno “La Sicilia ponte sul mediterraneo tra Europa e Stati Arabi: un modello di sviluppo possibile”. A promuoverlo l’Ordine etneo dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (Odcec), l’assessorato al Turismo della Regione Siciliana, il Comune di Catania, SAC – Società Aeroporto Catania e la Camera di Cooperazione italo-araba.

 

I Paesi Arabi possono fortemente incidere sullo sviluppo della Sicilia: in vista di Expo 2020 occorre arrivare preparati per cogliere opportunità che non sono più soltanto miraggi. «Questa iniziativa – ha sottolineato il presidente Odcec Catania Giorgio Sangiorgio – rientra nell’attività organizzate per informare e sollecitare i dottori commercialisti, che possono supportare i propri clienti a investire all’estero con visione strategica. Gli imprenditori avvertono l’esigenza di un percorso di accompagnamento che possa guidarli in ambito internazionale. Non si tratta certamente di un sostegno alla delocalizzazione ma al potenziamento di aziende che godono di buona salute: è per questo che alcuni giorni fa è nata la nuova Commissione di Studio dell’Ordine sull’internalizzazione, che verrà presieduta da Giuseppe Giarlotta». 

Nel corso della tavola rotonda, coordinata dal consigliere Odcec Marcello Murabito e introdotta dal commercialista Nicola Platania, sono intervenuti:Mario Mancini (presidente Camera Cooperazione italo-araba), Carlo De Simone (responsabile Relazioni Esterne di Simest), Italo Mennella e Salvatore Scalisi (direttore ente bilaterale regionale Turismo Siciliano), Angelo Di Martino (vicepresidente vicario di Confindustria Catania) e Maria Cristina Zuddas (ente italiano di Certificazione Halal “Whad) che ha trattato il tema “Italia Bayti: un progetto per l’incoming e l’accoglienza in Italia del turista arabo e musulmano”. Hanno portato i saluti istituzionali la funzionaria regionale Daniela Lo Cascio e il delegato SAC Francesco D’Amico. Ha concluso il convegno Nicoletta Danieli, referente negli Emirati della Camera di Cooperazione, in diretta dalla capitale araba, che ha presentato in videoconferenza l’Esposizione Universale di Dubai 2020, in programma dal 20 ottobre 2020 al 10 aprile 2021.

“La Sicilia modello di sviluppo tra l’Europa e gli Stati Arabi”: sarà possibile?

 

Venerdì 26 ottobre, ore 15.30, Mercure Excelsior Hotel (Piazza Verga) – Catania

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QUALI MODELLI DI SVILUPPO IN VISTA DI EXPO DUBAI 2020

Convegno organizzato da Ordine etneo Commercialisti, Regione Siciliana,

Comune di Catania, SAC Aeroporto, Camera Cooperazione italo-araba

CATANIA – «La Sicilia ponte sul mediterraneo tra Europa e Stati Arabi: un modello di sviluppo possibile»: questo il titolo del convegno che si svolgerà a Catania venerdì 26 ottobre, a partire dalle 15.30 presso il Mercure Excelsior Hotel (Piazza Verga 39). Un evento la cui importanza è sottolineata dall’autorevolezza degli enti organizzatori: Ordine etneo dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (Odcec), Assessorato al Turismo della Regione Siciliana, Comune di Catania, SAC – Società Aeroporto Catania, Camera di Cooperazione italo-araba.

Obiettivo del convegno è informare e formare sulle opportunità d’incontro tra le realtà economiche siciliane e quelle degli Emirati Arabi, anche in vista del potenziale sviluppo finanziario, commerciale e culturale che si profila con l’Expo internazionale di Dubai 2020.

Apriranno i lavori: il presidente dell’Ordine Commercialisti Giorgio Sangiorgio, l’assessore regionale al Turismo Sandro Pappalardo, l’assessore comunale alle Attività produttive Ludovico Balsamo, e l’amministratore delegato SAC Nico Torrisi.

A seguire – con la moderazione del consigliere Odcec Marcello Murabito – interverranno: il commercialista Nicola Platania che relazionerà sul ruolo dei professionisti nell’internazionalizzazione; il presidente della Camera di Cooperazione italo-araba Mario Mancini, il quale si soffermerà sulle opportunità di business per le imprese siciliane nel mondo arabo; Carlo De Simone, responsabile Relazioni Esterne di Simest, la società italiana per le imprese all’estero; e infine Maria Cristina Zuddas dell’ente italiano di Certificazione Halal “Whad”, la quale tratterà il tema “Italia Bayti: un progetto italiano per l’incoming e l’accoglienza in Italia del turista arabo e musulmano”.

Inoltre, prenderanno la parola: il presidente e il direttore dell’ente bilaterale regionale Turismo Siciliano – rispettivamente Italo Mennella e Salvatore Scalisi – e il vicepresidente vicario di Confindustria Catania Angelo Di Martino.

L’incontro si concluderà con la presentazione dell’Esposizione Universale di Dubai 2020, attraverso la videoconferenza, in diretta dalla capitale araba, di Nicoletta Danieli, referente negli Emirati della Camera di Cooperazione.

Ordini professionali: sentinelle dell’anticiriclaggio

 

A Catania convegno organizzato da Banca d’Italia, Università, Commercialisti, Notai

e Avvocati, con la partecipazione di Procura e Guardia di Finanza

ANTIRICICLAGGIO, DAL DENARO TRACCIABILE AI DATI SOMMERSI DEI BITCOIN

SEGNALAZIONI IN CRESCITA E RUOLO DETERMINANTE DEI PROFESSIONISTI

«Esigenza di confronto e collaborazione fra gli enti coinvolti nel sistema di vigilanza»

CATANIA – Il metodo fondante è quello ereditato da Giovanni Falcone: seguire i flussi di denaro per individuare l’attività criminale. È la regola principe dell’antiriciclaggio, ma nell’era dell’evoluzione tecnologica, dei mutamenti imprenditoriali e del proliferarsi di norme legislative, il contrasto all’economia illegale è sempre più complesso, e chiama in causa numerose e diverse forze istituzionali. Una complessità “magmatica” che, a detta di tutti gli attori sociali coinvolti, ha un’unica soluzione operativa: la collaborazione.

Il convegno di ieri (13 aprile) nell’Auditorium del Monastero dei Benedettini di Catania ne è stato un esempio concreto: il titolo “Lotta al riciclaggio – Esperienze e prospettive” suggerisce l’ampiezza e la ricchezza della tematica, mentre l’entità significativa è confermata dagli organizzatori: Banca d’Italia, Università di Catania, e le categorie professionali dei Commercialisti, dei Notai e degli Avvocati. In prima fila ci sono i rappresentanti della Procura, della Guardia di Finanza, della Prefettura.

«È un’iniziativa congiunta non per forma ma per esigenza, quella del confronto diretto e approfondito tra coloro che rappresentano i punti di presidio dell’articolato sistema dell’antiriciclaggio – ha dichiarato il direttore della filiale catanese della Banca d’Italia Gennaro Gigante, promotore capofila dell’evento – il raggiungimento degli obiettivi fissati dalla disciplina normativa, e soprattutto la tutela della legalità, sono condizionati da un necessario lavoro coerente e univoco dei tanti soggetti preposti alla vigilanza». Un valore quello della sinergia, sottolineato da tutti i relatori chiamati a illustrare le evoluzioni legislative in materia, soprattutto alla luce della IV Direttiva europea. Tra le novità, il coinvolgimento sempre più determinante di coloro che il comandante provinciale della GdF di Catania gen. Antonio Quintavalle Cecere ha definito «le sentinelle del sistema dell’antiriciclaggio»: gli Ordini professionali.

«Noi professionisti siamo pienamente consapevoli della rilevanza del nostro ruolo di “sentinelle” nella lotta al riciclaggio – ha dichiarato il presidente dell’Ordine etneo dei Commercialisti Giorgio Sangiorgio – il nostro è un apporto convinto, che deve essere tuttavia agevolato in un’ottica di semplificazione. In un contesto di piccoli studi professionali, troppi aspetti formali ingolfano l’attività ordinaria, ostacolando di fatto il raggiungimento del vero obiettivo della normativa. Agiremo anche nel campo della formazione per garantire agli iscritti una chiara conoscenza delle procedure». «Nel rispetto della nostra funzione sociale – ha continuato il presidente del Consiglio Notarile di Catania e Caltagirone Giuseppe Balestrazzi – è necessario porsi dubbi in caso di attività sospetta, così come ricevere un orientamento ben definito da parte del sistema giuridico. Occorre ad esempio un’attenzione più strutturata verso la movimentazione del denaro tramite le criptovalute o i bitcoin, un settore in continua crescita».

Ed è proprio nel mondo della moneta virtuale che si registrano le maggiori lacune normative, non per mancanza di attenzioni ma per l’enorme sommerso di ancora difficile tracciabilità. Un punto che è emerso dalla relazione del docente di Diritto Commerciale Concetto Costa; accanto a lui sono intervenuti: il capo servizio Analisi e Rapporti Istituzionali dell’Unità Informazione Finanziaria Anna Maria Antonietta Carriero; il vice capo servizio Tutela Clienti e Antiriciclaggio della Banca d’Italia Ida Mercanti; il responsabile Antiriciclaggio dell’Istituto sulla vigilanza per le assicurazioni Giovanni Francesco D’Ecclesiis; la docente di Diritto Penale Anna Maria Maugeri; e il consigliere Anac Ida Nicotra.

Contributi autorevoli e incisivi sono stati anche quelli della tavola rotonda pomeridiana, incentrata sulle testimonianze, tutte pregnanti, di coloro che lavorano quotidianamente alla lotta al riciclaggio, e da cui è emerso nitidamente – con una forte attenzione del pubblico – lo stato dell’arte della battaglia contro la criminalità nel nostro territorio. Moderati dal procuratore di Catania Carmelo Zuccaro, sono intervenuti: il vicecomandante operativo del Nucleo speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza col. Gianluca Filippi, il capo centro della DIA di Catania Renato Panvino, il sostituto procuratore Fabio Regolo, il notaio Marco Krogh, e i consiglieri nazionali Annalisa De Vivo e Carla Secchieri, rispettivamente dei Commercialisti e degli Avvocati. Toccanti

Sull’opportunità di individuare un metodo inter-istituzionale per il «rapporto tra economia ideale e reale», si è soffermato il presidente della Corte d’Appello di Catania Giuseppe Meliadò: «La problematica del riciclaggio – ha detto – non è un tema giuridico ristretto ma ha una dimensione collettiva, perché parliamo di un freno condizionante per lo sviluppo economico della società civile, soprattutto in una realtà come la nostra con gravi difficoltà occupazionali». «Il rapporto continuo con il cliente, nel rispetto delle regole deontologiche, è la misura con cui il professionista può valutare la presenza di operazioni sospette» ha aggiunto il presidente dell’Ordine etneo forense Maurizio Magnano di San Lio. Ecco perché l’approccio basato sul rischio diventa il maggiore strumento di tutela, la cui efficacia è dimostrata dal trend in crescita delle segnalazioni sospette: nel 2017 in Italia sono state circa 94mila. Gli operatori sono stati reattivi di fronte all’aumento della minaccia terroristica.

Dalle statistiche presentate (fonte: Sara – II semestre 2017) nella provincia di Catania si registra un rischio medio-alto di utilizzo anomalo del contante, gli indicatori quantitativi di collaborazione attiva invece non mostrano anomalie statistiche. Analizzando i bonifici verso i Paesi a rischio la provincia etnea ha un’incidenza mediamente significativa sui flussi totali verso l’estero.

Massiccia la partecipazione durante l’arco della giornata di professionisti e operatori del settore bancario.