PAPA FRANCESCO: “NON GUARDATE LE PICCOLEZZE DELLA VITA MA LA GRANDEZZA DEL CIELO DOVE E’ LA VOSTRA VERA CASA”

Papa Francesco

 

Papa Francesco ovvero l’immagine di Gesù nel mondo: oggi un altro  impegno concreto finale per la pace dei cristiani in Siria nell’Angelus appena andato in scena con Papa Francesco da Piazza San Pietro: «La festa dell’Assunzione di Maria è un richiamo per tutti, specialmente per quanti sono afflitti da dubbi e tristezze, e vivono con lo sguardo rivolto in basso». Papa Francesco invita il mondo cristiano a guardare in alto, alle grandezze del cielo e non alle «piccolezze della vita»: per Bergoglio, la Festa dell’Assunta insegna a «lasciarci attirare dalla bellezza vera, non facciamoci risucchiare dalle piccolezze della vita, ma scegliamo la grandezza del cielo»

Ecco l’Angelus:

“Nell’odierna solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, il santo popolo fedele di Dio esprime con gioia la sua venerazione per la Vergine Madre. Lo fa nella comune liturgia e anche con mille differenti forme di pietà; e così si avvera la profezia di Maria stessa: «Tutte le generazioni mi chiameranno beata» (Lc 1,48). Perché il Signore ha innalzato l’umile sua serva. L’assunzione in cielo, in anima e corpo, è un privilegio divino accordato alla Santa Madre di Dio per la sua particolare unione con Gesù. Si tratta di una unione corporale e spirituale, iniziata dall’Annunciazione e maturata in tutta la vita di Maria attraverso la sua partecipazione singolare al mistero del Figlio. Maria sempre andava con il Figlio: andava dietro a Gesù e per questo noi diciamo che è stata la prima discepola.

 

VIDEO VATICANO – ANGELUS DI FERRAGOSTO 

 

L’esistenza della Madonna si è svolta come quella di una comune donna del suo tempo: pregava, gestiva la famiglia e la casa, frequentava la sinagoga… Ma ogni azione quotidiana era sempre compiuta da lei in unione totale con Gesù. E sul Calvario questa unione ha raggiunto l’apice, nell’amore, nella compassione e nella sofferenza del cuore. Per questo Dio le ha donato una partecipazione piena anche alla risurrezione di Gesù. Il corpo della Santa Madre è stato preservato dalla corruzione, come quello del Figlio.

La Chiesa oggi ci invita a contemplare questo mistero: esso ci mostra che Dio vuole salvare l’uomo intero, cioè salvare anima e corpo. Gesù è risorto con il corpo che aveva assunto da Maria; ed è asceso al Padre con la sua umanità trasfigurata. Con il corpo, un corpo come il nostro, ma trasfigurato. L’assunzione di Maria, creatura umana, ci dà la conferma di quale sarà il nostro destino glorioso. Già i filosofi greci avevano capito che l’anima dell’uomo è destinata alla felicità dopo la morte. Tuttavia, essi disprezzavano il corpo – considerato prigione dell’anima – e non concepivano che Dio avesse disposto che anche il corpo dell’uomo fosse unito all’anima nella beatitudine celeste. Il nostro corpo, trasfigurato, sarà lì. Questo – la «risurrezione della carne» – è un elemento proprio della rivelazione cristiana, un cardine della nostra fede.

La realtà stupenda dell’Assunzione di Maria manifesta e conferma l’unità della persona umana e ci ricorda che siamo chiamati a servire e glorificare Dio con tutto il nostro essere, anima e corpo. Servire Dio soltanto con il corpo sarebbe un’azione da schiavi; servirlo soltanto con l’anima sarebbe in contrasto con la nostra natura umana. Un grande padre della Chiesa, verso gli anni 220, Sant’Ireneo, afferma che «la gloria di Dio è l’uomo vivente, e la vita dell’uomo consiste nella visione di Dio» (Contro le eresie, IV, 20, 7). Se avremo vissuto così, nel gioioso servizio a Dio, che si esprime anche in un generoso servizio ai fratelli, il nostro destino, nel giorno della risurrezione, sarà simile a quello della nostra Madre celeste. Ci sarà dato, allora, di realizzare pienamente l’esortazione dell’apostolo Paolo: «Glorificate Dio nel vostro corpo!» (1Cor 6,20), e lo glorificheremo per sempre in cielo.

Preghiamo Maria perché, con la sua materna intercessione, ci aiuti a vivere il nostro cammino quotidiano nella speranza operosa di poterla raggiungere un giorno, con tutti i Santi e i nostri cari, tutti in paradiso.


Dopo l’Angelus

Cari fratelli e sorelle,

a Maria Consolatrice degli afflitti, che contempliamo oggi nella gloria del Paradiso, vorrei affidare le angosce e i tormenti di coloro che, in tante parti del mondo, soffrono nel corpo e nello spirito. Ottenga la nostra Madre celeste per tutti conforto, coraggio e serenità.

Penso in particolare a quanti sono provati dalla tragedia avvenuta ieri a Genova, che ha provocato vittime e smarrimento nella popolazione. Mentre affido alla misericordia di Dio le persone che hanno perso la vita, esprimo la mia spirituale vicinanza ai loro familiari, ai feriti, agli sfollati e a tutti coloro che soffrono a causa di questo drammatico evento. Vi invito ad unirvi a me nella preghiera, per le vittime e per i loro cari; recitiamo insieme l’Ave Maria.

Saluto tutti voi, romani e pellegrini provenienti da diversi Paesi! Vi ringrazio per la vostra presenza e vi auguro una buona festa della Madonna Assunta. E, per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

 

PAPA FRANCESCO: LA VITA E’ UN CAMMINO VERSO L’ETERNITA’

Papa Francesco: “Non abbiamo qui la città stabile..ma siate pronti all’ultimo incontro con Gesù..”

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E’ necessario vigilare continuamente “per cogliere il passaggio di Dio nella propria vita”. Così Papa Francesco prima della recita dell’Angelus, commentando il brano del Vangelo di questa domenica (Lc 12,32-48) dove Gesù esorta i suoi discepoli con le parole: “Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese”.

 Francesco spiega:

Si tratta di non mettere radici in comode e rassicuranti dimore, ma di abbandonarsi, di essere aperto con semplicità e fiducia alla volontà di Dio, che ci guida verso la meta successiva. Il Signore sempre cammina con noi e tante volte ci accompagna per mano, per guidarci, perchè noi non sbagliamo in questo cammino così difficile.”

La vita di fede non è statica, prosegue, presenta sempre tappe nuove “che il Signore stesso indica giorno dopo giorno.

Una fede matura aperta al prossimo

Le lampade accese rischiarano il buio della notte e il Papa dice che è necessario “vivere una fede autentica e matura”, per “illuminare le tante notti della vita”. Ma la lampada va alimentata con la preghiera costante e l’ascolto della Parola. E il Papa, a braccio, ripete la raccomandazione già fatta in altre occasioni di portare sempre con sè un piccolo Vangelo per leggerlo. “E’ un incontro con Gesù – dice – con la Parola di Gesù”. Poi riprende:

Questa lampada ci è affidata per il bene di tutti: nessuno, dunque, può ritirarsi intimisticamente nella certezza della propria salvezza, disinteressandosi degli altri. E’ una fantasia credere che uno possa illuminarsi dentro. No, è una fantasia. La fede vera apre il cuore al prossimo e sprona verso la comunione concreta con i fratelli, soprattutto con coloro che si trovano nel bisogno.

L’ultimo incontro con il Signore

Nella pagina evangelica Gesù, raccontando ai suoi discepoli una parabola, indica un altro aspetto dell’essere vigilanti: “essere pronti per l’incontro ultimo e definitivo col Signore” e Francesco afferma:

Il Signore ci ricorda che la vita è un cammino verso l’eternità; pertanto, siamo chiamati a far fruttificare tutti i talenti, senza mai dimenticare che «non abbiamo qui la città stabile, ma andiamo in cerca di quella futura». In questa prospettiva, ogni istante diventa prezioso, per cui bisogna vivere e agire su questa terra avendo la nostalgia del cielo. I piedi sulla terra, camminare sulla terra, lavorare sulla terra, fare il bene sulla terra e il cuore nostalgico del cielo”.

Ciò che ci aspetta è la felicità eterna. E’ una gioia che, osserva il Papa, “non possiamo capire davvero”, ma Gesù ce ne dà un’idea quando dice che il padrone al suo ritorno, trovando ancora svegli i servi, “si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli”. Papa  Francesco conclude:

La gioia eterna del paradiso si manifesta così: la situazione si capovolgerà, e non saranno più i servi, cioè noi, a servire Dio, ma Dio stesso si metterà a nostro servizio. E questo lo fa Gesù da adesso: Gesù prega per noi, Gesù ci guarda e prega il Padre per noi. Gesù ci serve adesso, è il nostro servitore. E questa sarà la gioia definitiva. Il pensiero dell’incontro finale con il Padre, ricco di misericordia, ci riempie di speranza, e ci stimola all’impegno costante per la nostra santificazione e per costruire un mondo più giusto e fraterno.

 Papa Francesco ricorda infine il 70° anniversario, domani, delle Convenzioni di Ginevra, sulla protezione di civili e prigionieri in tempo di guerra, richiamando gli Stati alla loro responsabilità di tutela della vita e della dignità delle vittime dei conflitti armati, proteggendo in particolare ospedali, scuole, luoghi di culto, campi-profughi. Infine il richiamo a non dimenticare “che la guerra e il terrorismo sono sempre una grave perdita per l’intera umanità”.

PAPA FRANCESCO: “I BENI MATERIALI -SI’ -SONO NECESSARI ALLA VITA MA DEVONO ESSERE CONDIVISI CON I POVERI”

 

Gesù oggi ci invita a considerare che le ricchezze possono incatenare il cuore e distoglierlo dal vero tesoro che è nei cieli“. 

Angelus 7 ottobre

 

Le parole di Papa Francesco prima della recita dell’Angelus

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!Il Vangelo di oggi (cfr Lc 12, 13-21) si apre con la scena di un tale che si alza tra la folla e chiede a Gesù di dirimere una questione giuridica circa l’eredità di famiglia. Ma Egli nella risposta non affronta la questione, ed esorta a rimanere lontano dalla cupidigia, cioè dell’avidità di possedere. Per distogliere i suoi ascoltatori da questa ricerca affannosa della ricchezza, Gesù racconta la parabola del ricco stolto, che crede di essere felice perché ha avuto la fortuna di una annata eccezionale e si sente sicuro per i beni accumulati. Sarebbe bello leggere questa parabola

Il racconto entra nel vivo quando emerge la contrapposizione tra quanto il ricco progetta per se stesso e quanto invece Dio gli prospetta.Il ricco mette davanti alla sua anima, cioè a se stesso, tre considerazioni: i molti beni ammassati, i molti anni che questi beni sembrano assicurargli, la tranquillità e il benessere sfrenato (cfr v.19).
Ma la parola che Dio gli rivolge annulla questi suoi progetti. Invece dei «molti anni», Dio indica l’immediatezza di «questa notte»; al posto del «godimento della vita» Gli presenta il «rendere la vita», con il conseguente giudizio. Per quanto riguarda la realtà dei molti beni accumulati su cui il ricco doveva fondare tutto, essa viene ricoperta dal sarcasmo della domanda: «E quello che ha preparato, di chi sarà?» (v.20). 

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I BENI MATERIALI SONO NECESSARI ALLA VITA MA DEVONO ESSERE CONDIVISI CON I PIU’ BISOGNOSI”
È in questa contrapposizione che si giustifica l’appellativo di «stolto» con cui Dio si rivolge a quest’uomo. Egli è stolto perché nella prassi ha rinnegato Dio, non ha fatto i conti con Lui.La conclusione della parabola, formulata dall’evangelista, è di singolare efficacia: «Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio» (v.21). È un ammonimento che rivela l’orizzonte verso cui tutti noi siamo chiamati a guardare. I beni materiali sono necessari alla vita, ma non devono essere il fine della nostra esistenza, ma un mezzo per vivere onestamente e nella condivisone con i più bisognosi. Gesù oggi ci invita a considerare che le ricchezze possono incatenare il cuore e distoglierlo dal vero tesoro che è nei cieli. Ce lo ricorda anche San Paolo nell’odierna seconda lettura: «Cercate le cose di lassù. … rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quella della terra» (Col 3, 1-2).Questo non vuol dire estraniarsi dalla realtà, ma cercare le cose che hanno un vero valore: la giustizia, la solidarietà, l’accoglienza, la fraternità, la pace, tutte cose che costituiscono la vera dignità dell’uomo. Si tratta di tendere ad una vita realizzata non secondo lo stile mondano, bensì secondo lo stile evangelico: amare Dio con tutto il nostro essere, e amare il prossimo come lo ha amato Gesù, cioè nel servizio e nel dono di sé. 

L’amore così inteso e vissuto è la fonte della vera felicità, mentre la ricerca smisurata dei beni materiali e delle ricchezze è spesso sorgente di inquietudine, di avversità, di prevaricazioni, di guerre. 

La Vergine Maria ci aiuti a non lasciarci affascinare dalle sicurezze che passano, ma ad essere ogni giorno credibili testimoni dei valori eterni del Vangelo.

 

VIDEO    ANGELUS  – VATICANO –

Papa Francesco: “Guai a coloro che pensano di seguire Gesù per fare carriera o acquisire un posto di prestigio::”

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Video   Vaticano

Tanti ingredienti nella preghiera di Papa Francesco oggi . Anzitutto: il Vangelo proposto dalla liturgia di questa domenica, il racconto cioè di San Luca dell’ultimo viaggio di Gesù verso Gerusalemme, dove Egli compirà la sua missione.   Tre personaggi nel passo di San Luca.

Il primo promette generosamente a Gesù di seguirlo dovunque, ma la risposta di Gesù lo mette di fronte al fatto che il Figlio dell’uomo “non ha dove posare il capo”, perché ha “rinunciato ad ogni sicurezza per annunciare il Regno di Dio”. E Francesco prosegue:

Così ha indicato a noi suoi discepoli che la nostra missione nel mondo non può essere statica, ma è itinerante. Il cristiano è un itinerante. La Chiesa per sua natura è in movimento, non se ne sta sedentaria e tranquilla nel proprio recinto. È aperta ai più vasti orizzonti, inviata, la Chiesa è inviata, a portare il Vangelo per le strade e raggiungere le periferie umane ed esistenziali.

Il secondo personaggio, sentita la chiamata di Gesù, gli chiede il permesso di andare, prima, a seppellire suo padre. Una richiesta legittima, dice Francesco, eppure Gesù gli risponde: “Lascia che i morti seppelliscano i loro morti”.

Con queste parole, volutamente provocatorie, Egli intende affermare il primato della sequela e dell’annuncio del Regno di Dio, anche sulle realtà più importanti, come la famiglia. L’urgenza di comunicare il Vangelo, che spezza la catena della morte e inaugura la vita eterna, non ammette ritardi, ma richiede prontezza e disponibilità.

Seguire Gesù , senza fare dietrofront o pentirsi

Infine, il terzo personaggio assicura che seguirà il Maestro, ma “lo farà dopo essere andato a congedarsi dai parenti”, e Gesù allora gli dice: “Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio”. Seguire Gesù “esclude rimpianti”, afferma il Papa, e richiede “decisione”. Quindi conclude:

Il valore di queste condizioni poste da Gesù – itineranza, prontezza e decisione – non sta in una serie di “no” detti a cose buone e importanti della vita. L’accento, piuttosto, va posto sull’obiettivo principale: diventare discepolo di Cristo! Una scelta libera e consapevole, fatta per amore, per ricambiare la grazia inestimabile di Dio, e non fatta come un modo per promuovere sé stessi. E’ triste questo! Guai a coloro che pensano di seguire Gesù per promuoversi, cioè per fare carriera, per sentirsi importanti o acquisire un posto di prestigio. Gesù vuole appassionati di Lui e del Vangelo. Una passione del cuore che si traduce in gesti concreti di prossimità, di vicinanza ai fratelli più bisognosi di accoglienza e di cura. Proprio come Lui stesso ha vissuto.

Focus sulla Corea e l’incontro tra i due “potenti”

Dopo la recita della preghiera dell’Angelus, Francesco commenta come “buon esempio di cultura dell’incontro” la stretta di mano, oggi in Corea, tra il presidente americano Donald Trump e quello della Corea del Nord, Kim Jong-un, dicendo di sperare che “tale gesto significativo costituisca un passo ulteriore nel cammino della pace”. 

Poi saluta i pellegrini presenti in una piazza rovente e augura “a tutti i lavoratori di poter avere durante l’estate un periodo di riposo”. Infine un pensiero alle persone più in difficoltà, specie in questo periodo:

Prego per quanti in questi giorni hanno patito maggiormente le conseguenze del caldo: malati, anziani, persone che devono lavorare all’aperto, nei cantieri… Che nessuno sia abbandonato o sfruttato.

Papa: no alla voracità di pochi, ma guadagnare solo per condividere

 

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PAPA FRANCESCO: “ATTENZIONE A CHI GRIDA PIU’ FORTE, TRASMETTE ARROGANZA, NON LASCIATEVI CONTAGIARE DA TALI ATTEGGIAMENTI..”

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Rinnovare lo “stupore” e la “gioia” per il “dono stupendo del Signore”, che è l’Eucaristia. Papa Francesco  richiama così l’invito della festa del Corpus Domini, la solennità del Corpo e Sangue di Cristo che in Italia e in altri Paesi si celebra oggi

Accogliamolo con gratitudine, non in modo passivo, abitudinario; non dobbiamo abituarci all’Eucaristia e andare a comunicarci come per abitudine: no! Ogni volta che noi ci accostiamo all’altare per ricevere l’Eucaristia, dobbiamo rinnovare davvero il nostro “amen” al Corpo di Cristo. Quando il sacerdote ci dice “il Corpo di Cristo”, noi diciamo “amen”: ma che sia un “amen” che viene dal cuore, convinto. E’ Gesù, è Gesù che mi ha salvato, è Gesù che viene a darmi la forza per vivere. E’ Gesù, Gesù vivo. Ma non abituarci: ogni volta come se fosse la Prima Comunione.

Guadagnare non per accumulare -a che serve?- ma per condividere

Francesco si sofferma sull’odierno Vangelo di Luca e sul miracolo tanto “importante” che – spiega – viene raccontato “da tutti gli evangelisti”: quello dei pani e dei pesci che si svolge sulla riva del Lago di Galilea. Gesù nutre la folla che non ha cibo, dinanzi allo “stupore dei discepoli”, invitando loro stessi a dare da mangiare.

Gesù invita i suoi discepoli a compiere una vera conversione dalla logica del “ciascuno per sé” a quella della condivisione, incominciando da quel poco che la Provvidenza ci mette a disposizione.

Papa Francesco spiega così: “guadagnare non per accumulare ma per condividere. “Nel mondo sempre si cerca di aumentare i guadagni, di far lievitare i fatturati… Sì, ma qual è il fine? È il dare o l’avere? Il condividere o l’accumulare? – si chiede il Pontefice – L’economia del Vangelo moltiplica condividendo, nutre distribuendo, non soddisfa la voracità di pochi, ma dà vita al mondo. Non avere ma dare, è il verbo di Gesù”, sottolinea. Infatti, “ciò che abbiamo porta frutto se lo diamo e non importa che sia poco o tanto. E l’amore fa grandi cose con le piccole cose. L’Eucaristia ce lo insegna: lì c’è Dio racchiuso in un pezzetto di pane. Semplice ed essenziale, Pane spezzato e condiviso, l’Eucaristia che riceviamo ci trasmette la mentalità di Dio. E ci porta a dare noi stessi agli altri. E’ antidoto contro il ‘mi spiace, ma non mi riguarda’, contro il ‘non ho tempo, non posso, non è affare mio’, contro il guardare dall’altra parte“.

Il    miracolo dei due pesci di Gesù

Gesù spezza i cinque pani, divide i due pesci, facendoli poi distribuire ai discepoli e – sottolinea – “quel cibo non finisce, finché tutti ne hanno ricevuto a sazietà”. Un miracolo che, ricorda il Papa, “manifesta la potenza del Messia e, nello stesso tempo, la sua compassione” per la gente.

Quel gesto prodigioso non solo rimane come uno dei grandi segni della vita pubblica di Gesù, ma anticipa quello che sarà poi, alla fine, il memoriale del suo sacrificio, cioè l’Eucaristia, sacramento del suo Corpo e del suo Sangue donati per salvezza del mondo. L’Eucaristia è la sintesi di tutta l’esistenza di Gesù, che è stata un unico atto di amore al Padre e ai fratelli.

Alla vigilia della sua Passione Gesù prese ancora il pane, elevò al Padre la preghiera di benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli, lasciando in quel gesto “il Testamento della nuova Alleanza, memoriale perpetuo della sua Pasqua di morte e risurrezione”. Ed espressione della fede eucaristica, aggiunge, sono le processioni con il Santissimo Sacramento, che in questa solennità si svolgono “dappertutto” nella Chiesa cattolica.

 

La speranza del Papa è affinché la Madonna ci aiuti a “seguire con fede e amore” Gesù che adoriamo nell’Eucaristia. Subito dopo la recita della preghiera mariana, il Pontefice ricorda che ieri a Madrid sono state proclamate Beate Maria Carmen Lacaba Andía e 13 consorelle dell’Ordine francescano dell’Immacolata Concezione, uccise in odio alla fede durante la persecuzione religiosa avvenuta tra il 1936 e il 1939.

Queste monache di clausura, come le Vergini prudenti, attesero con fede eroica l’arrivo dello Sposo divino. Il loro martirio è un invito per tutti noi ad essere forti e perseveranti specialmente nell’ora della prova.

 

Papa Francesco: “Che il Signore dia a tutti la grazia di imparare a “congedarsi” dalle persone più care”

 

Papa Francesco: la vita ci insegna a congedarci, il distacco dai cari vuol dire testimonianza di chi è abituato a non essere attaccato ai beni di questo mondo

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Un messaggio Papa Francesco ha voluto darci nei giorni scorsi durante la Messa esequiale dell’arcivescovo Léon Kalenga Badikebele, nunzio apostolico in Argentina  Il messaggio riguarda la vita e la morte di un uomo.  Non bisogna lasciarsi andare dalla disperazione quando una persona cara lascia il mondo terreno.

Dire addio al fratello significa lasciarlo andare da Dio. Significa lasciarlo tra le mani del Signore, che sono le più belle mani perché “piagate di amore”

Il pastore, ha affermato il Santo Padre, si congeda dal proprio popolo come ha fatto San Paolo a Mileto prima di recarsi a Gerusalemme. Tutti, ha ricordato il Santo Padre, piangevano prima che l’Apostolo delle genti salisse sulla nave. Il pastore “si congeda con la propria testimonianza”:

Il pastore si congeda facendo vedere che la sua vita è una vita di obbedienza a Dio: “Ed ecco, dunque, costretto dallo Spirito, io vado” (v. 22) da un’altra parte. È lo Spirito che mi ha portato e che mi porta.

Il congedo è anche un distacco. È la testimonianza di chi “è abituato a non essere attaccato ai beni di questo mondo, a non essere attaccato alla mondanità”.  Il pastore che si congeda, ha aggiunto Francesco, affida ad altri il compito di vegliare, di procedere lungo il cammino. È come se dicesse:

Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge» (v. 28). Vegliate, lottate; siete adulti, vi lascio soli, andate avanti. 

Il congedo del pastore è anche profetico: mostra il cammino, indica come difendersi. Il pastore, ha osservato il Papa, esorta ad essere attenti perché dopo la sua partenza “verranno lupi rapaci”. E alla fine il pastore prega ed è come se dicesse: “adesso vi affido a Dio”. Questo, ha ricordato il Santo Padre, è il congedo del pastore, che “San Paolo ha vissuto così fortemente a Mileto”.

Oltre a quello dell’Apostolo delle genti, il Papa ha indicato un altro congedo: quello di Gesù, che è stato un congedo di speranza. Gesù, ha detto il Pontefice, ci dice: “vado a prepararvi un posto”. La vita, ha affermato il Papa, “insegna a congedarsi”, a compiere dei piccoli passi prima del grande congedo finale:

Che il Signore dia a tutti noi questa grazia: imparare a congedarci, che è una grazia del Signore.

Emergenza clima, il tempo stringe.Papa Francesco: “L’irresponsabilità della nostra generazione sarà pagata dai nostri figli e nipoti”

 

Il Papa  ai petrolieri: occorre una transizione energetica radicale

La famiglia è a rischio, in grave pericolo   ..Il  Pontefice mostra di essere fortemente preoccupato di fronte all’indifferenza dei potenti del petrolio ed in incontro promosso dal Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale con i vertici delle Compagnie petrolifere mondiali,chiede di muovere passi concreti per la tutela del pianeta Terra.

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“Le future generazioni sono in procinto di ereditare un mondo molto rovinato. I nostri figli e nipoti non dovrebbero dover pagare il costo dell’irresponsabilità della nostra generazione”. “La transizione energetica e la tutela della casa comune”, promosso in Vaticano dal Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale. Rivolgendosi, tra gli altri, ai vertici delle Compagnie petrolifere mondiali, il Pontefice esprime soddisfazione per questo secondo appuntamento a Roma: un segno positivo del “costante impegno a lavorare insieme in uno spirito di solidarietà al fine di promuovere passi concreti per la tutela del nostro pianeta”.

La famiglia umana è in pericolo

“L’odierna crisi ecologica, specialmente il cambiamento climatico”, riconosce, “minaccia il futuro stesso della famiglia umana”: e non si tratta di “un’esagerazione”. Per troppo tempo, infatti, sono state ignorate le analisi scientifiche, guardando “con disprezzo e ironia” le relative “previsioni catastrofiche”. Papa Bergoglio fa riferimento anche al Rapporto speciale sull’impatto del riscaldamento globale di 1.5ºC sui livelli pre-industriali del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico, che mette “chiaramente in guardia” sulle conseguenze del mancato raggiungimento degli accordi di Parigi.

Il Rapporto avverte, inoltre, che manca solo poco più di una decade per raggiungere questa barriera del riscaldamento globale. Di fronte a un’emergenza climatica, dobbiamo prendere opportuni provvedimenti, per poter evitare di commettere una grave ingiustizia nei confronti dei poveri e delle future generazioni. Dobbiamo agire responsabilmente ben considerando l’impatto delle nostre azioni nel breve e nel lungo termine.

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L’irresponsabilità delle passate e presenti generazioni non può danneggiare il futuro della famiglia umana, soprattutto dei suoi membri più vulnerabili. Sono i poveri, infatti, che “soffrono il peggior impatto della crisi climatica”: sono loro a essere “più vulnerabili agli uragani, alla siccità, alle inondazioni e agli altri eventi climatici estremi”.

Perciò si richiede sicuramente coraggio per rispondere “al grido sempre più disperato della terra e dei suoi poveri”. Nello stesso tempo, le future generazioni sono in procinto di ereditare un mondo molto rovinato. I nostri figli e nipoti non dovrebbero dover pagare il costo dell’irresponsabilità della nostra generazione. Mi scuso ma vorrei sottolineare questo: loro, i nostri figli, i nostri nipoti non dovranno pagare, non è giusto che loro paghino il costo della nostra irresponsabilità. Infatti, come sta diventando sempre più evidente, i giovani esigono un cambiamento. “Il futuro è nostro”, gridano i giovani oggi, e hanno ragione!

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Papa Francesco analizza poi i punti messi a fuoco nel corso dell’Incontro: “una corretta transizione”; “il prezzo del carbone” e la “trasparenza nel riportare i rischi climatici”. Occorre, infatti, gestire bene “l’impatto sociale e occupazionale del passaggio a una società a basso consumo di carbone”; e, allo stesso tempo, adottare un’adeguata “politica del prezzo del carbone”, “essenziale” per “usare con saggezza le risorse del creato”.

La mancata gestione delle emissioni di carbonio ha prodotto un enorme debito che ora dovrà essere ripagato con gli interessi da coloro che verranno dopo di noi. Il nostro utilizzo delle risorse ambientali comuni può essere considerato etico solo quando i costi sociali ed economici del loro uso sono riconosciuti in maniera trasparente e sono pienamente sostenuti da coloro che ne usufruiscono, piuttosto che da altre popolazioni o dalle generazioni future.

Infine, “la trasparenza nel riportare i rischi climatici”. “Una comunicazione aperta, trasparente, scientificamente fondata e regolata”, insiste il Pontefice, “è nell’interesse di tutti, rendendo possibile lo spostamento di capitali finanziari in quelle aree che offrono le più ampie possibilità all’intelligenza umana per creare e innovare, mentre protegge l’ambiente e crea più opportunità di lavoro”.

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Papa Bergoglio ricorda poi che “la civiltà richiede energia, ma l’uso dell’energia non deve distruggere la civiltà” e che “è necessaria una transizione energetica radicale per salvare la nostra casa comune”.

Cari amici, il tempo stringe! Le riflessioni devono andare oltre le mere esplorazioni di che cosa possa essere fatto, e concentrarsi su che cosa occorre che venga fatto. Non possiamo permetterci il lusso di aspettare che altri si facciano avanti, o di dare la priorità a vantaggi economici a breve termine. La crisi climatica richiede da noi un’azione determinata, qui e ora e la Chiesa è pienamente impegnata a fare la sua parte.

Papa Francesco in Bulgaria sulla scia di Wojtyla: “Dobbiamo creare un ponte tra l’Est e l’Ovest…”

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Nel suo primo discorso in terra bulgara Papa Francesco afferma che la sua visita “intende idealmente riallacciarsi” a quella, la prima di un pontefice, realizzata da Giovanni Paolo II nel 2002, e si svolge “nel grato ricordo” della presenza a Sofia di Angelo Giuseppe Roncalli, come visitatore e delegato apostolico, che da Papa convocò il Concilio che diede “grande impulso e incisività allo sviluppo dei rapporti ecumenici”.

Il Pontefice saluta i leader delle comunità religiose presenti in piazza e ribadisce che “ogni religione” è “chiamata a promuovere armonia e concordia”, e quindi deve aiutare “la crescita di una cultura e di un ambiente permeati dal pieno rispetto per la persona umana e la sua dignità, instaurando vitali collegamenti fra civiltà, sensibilità e tradizioni diverse e rifiutando ogni violenza e coercizione”. In questo modo “si sconfiggeranno coloro che cercano con ogni mezzo di manipolarla e strumentalizzarla”.

Papa Francesco si è pure soffermato sui migranti: “Creare un ponte tra l’Est e l’Ovest ,non bisogna chiudere le porte a chi ha bisogno, occorre aprire il proprio cuore…Il Papa ha espresso poi  il desiderio  che un giorno si possa raggiungere la piena comunione tra le due Chiese. Le tre dimensioni che possono accompagnare il cammino verso questa meta: “l’ecumenismo del sangue” con il martirio patito dai cristiani di tutte le confessioni, “l’ecumenismo del povero” con la collaborazione possibile in campo caritativo, “l’ecumenismo della missione” con la sottolineatura della priorità comune di trasmettere la fede alle nuove generazioni che altrimenti saranno tentate “di prestare fiducia alle tante sirene ingannevoli della società dei consumi”.

Terminata la preghiera in silenzio Papa Francesco ha recitato il Regina Coeli davanti ad una piccola folla di fedeli. . Nel pomeriggio, dopo il pranzo consumato nella nunziatura apostolica, il Papa presiede la messa in piazza Kniaz Alexandar I. La celebrazione liturgica chiude la prima giornata della visita in Bulgaria.

Papa Francesco: “La Chiesa non può restare immobile, si rinnova,la sessualità è un dono-non per divertirsi -ma per creare la famiglia, la gioia più bella “

Questa l”esortazione apostolica post-Sinodo di Papa Francesco  sui giovani ‘Christus Vivit’, pubblicata oggi in Vaticano. “In alcuni Paesi di arrivo, i fenomeni migratori suscitano allarme e paure, spesso fomentate e sfruttate a fini politici – afferma il Pontefice – Si diffonde così una mentalità xenofoba, di chiusura e di ripiegamento su sé stessi, contro cui occorre reagire con decisione”. Il Papa definisce “i migranti come paradigma del nostro tempo” e ricorda anche i tanti giovani coinvolti nelle migrazioni. “La preoccupazione della Chiesa riguarda in particolare coloro che fuggono dalla guerra, dalla violenza, dalla persecuzione politica o religiosa, dai disastri naturali dovuti anche ai cambiamenti climatici e dalla povertà estrema. Sono alla ricerca di un’opportunità, sognano un futuro migliore”. Altri migranti, invece, “sono attirati dalla cultura occidentale, nutrendo talvolta aspettative irrealistiche che li espongono a pesanti delusioni” mentre “trafficanti senza scrupolo, spesso legati ai cartelli della droga e delle armi, sfruttano la debolezza dei migranti. I giovani migranti spesso sperimentano anche uno sradicamento culturale e religioso”. Papa Francesco chiede in particolare ai giovani di “non cadere nelle reti di coloro che vogliono metterli contro altri giovani che arrivano nei loro Paesi, descrivendoli come soggetti pericolosi”.

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 – La Chiesa deve cambiare, non può restare immobile, anche se ciò non vuol dire perdere la sua identità e rinunciare a diffondere il suo messaggio. E’ la necessità sottolineata da Papa Francesco nell’esortazione apostolica. Parlando della “giovinezza della Chiesa”, il Pontefice auspica che la Chiesa sia “liberata da coloro che vogliono invecchiarla, fissarla sul passato, frenarla, renderla immobile” ma anche “da un’altra tentazione: credere che è giovane perché cede a tutto ciò che il mondo le offre, credere che si rinnova perché nasconde il suo messaggio e si mimetizza con gli altri. No. È giovane quando è sé stessa”, ribadisce chiedendo che “la Chiesa non sia troppo concentrata su sé stessa: questo comporta che riconosca con umiltà che alcune cose concrete devono cambiare. “Noi membri della Chiesa non dobbiamo essere tipi strani –  ma al contempo dobbiamo avere il coraggio di essere diversi, di mostrare altri sogni che questo mondo non offre, di testimoniare la bellezza della generosità, del servizio, della purezza, della fortezza, del perdono, della fedeltà alla propria vocazione, della preghiera, della lotta per la giustizia e il bene comune, dell’amore per i poveri, dell’amicizia sociale. La Chiesa può essere tentata di perdere l’entusiasmo e cercare false sicurezze mondane: sono proprio i giovani che possono aiutarla a rimanere giovane“.

Scandali sessuali e finanziari tengono lontani i giovani dalla Chiesa. E’ quanto riconosce Papa Francesco, nell’esortazione apostolica pubblicata oggi in Vaticano. “Ci sono giovani che sentono la presenza della Chiesa come fastidiosa e perfino irritante. Un atteggiamento che affonda le radici anche in ragioni serie e rispettabili”, afferma il Pontefice citando “gli scandali sessuali ed economici; l’impreparazione dei ministri ordinati che non sanno intercettare adeguatamente la sensibilità dei giovani; il ruolo passivo assegnato ai giovani all’interno della comunità cristiana; la fatica della Chiesa di rendere ragione delle proprie posizioni dottrinali ed etiche di fronte alla società”. Quanto, in particolare, agli abusi sui minori da parte del clero, il Papa assicura l’impegno suo e della Chiesa per “l’adozione di rigorose misure di prevenzione” ed esprime “gratitudine verso coloro che hanno il coraggio di denunciare il male subìto”, ricordando al tempo stesso che “i sacerdoti che si sono macchiati di questi orribili crimini non sono la maggioranza” e chiedendo ai giovani “se vedono un sacerdote a rischio perché ha imboccato la strada sbagliata, di avere il coraggio di ricordargli il suo impegno verso Dio e verso il suo popolo“.

“LA SESSUALITA’ E’ UN DONO” – “Dio ci ha creati sessuati, Egli stesso ha creato la sessualità che è un suo dono; dunque: niente tabù”. E’ l’affermazione di Papa Francesco presente nell’esortazione apostolica ‘Christus Vivit’. La sessualità, spiega il Pontefice, “è un dono che il Signore ci dà e ha due scopi: amarsi e generare vita. E’ una passione, il vero amore è appassionato”. Il Papa osserva poi che “l’aumento di separazioni e divorzi può causare nei giovani grandi sofferenze e crisi d’identità. Talora devono farsi carico di responsabilità che non sono proporzionate alla loro età”. Ma, “nonostante tutte le difficoltà”, esorta i giovani assicurando loro che “vale la pena scommettere sulla famiglia: in essa troverete gli stimoli migliori per maturare e le gioie più belle da condividere. Non lasciate che vi rubino la possibilità di amare sul serio – esorta – Credere che nulla può essere definitivo è un inganno e una menzogna: vi chiedo di essere rivoluzionari, vi chiedo di andare controcorrente“.

– “Una Chiesa troppo timorosa può essere costantemente critica nei confronti di tutti i discorsi sulla difesa dei diritti delle donne ed evidenziare costantemente i rischi e i possibili errori di tali rivendicazioni; mentre una Chiesa viva può reagire prestando attenzione alle legittime rivendicazioni delle donne, pur non essendo d’accordo con tutto ciò che propongono alcuni gruppi femministi”. E’ quanto spiega Papa Francesco nell’esortazione apostolica. Proprio i giovani chiedono “una Chiesa che ascolti di più, che non stia continuamente a condannare il mondo. Non vogliono vedere una Chiesa silenziosa e timida, ma nemmeno sempre in guerra per due o tre temi che la ossessionano. Per essere credibile agli occhi dei giovani, a volte ha bisogno di recuperare l’umiltà e semplicemente ascoltare, riconoscere in ciò che altri dicono una luce che la può aiutare a scoprire meglio il Vangelo”.

“DISOCCUPAZIONE GIOVANILE – “Invito i giovani a non aspettarsi di vivere senza lavorare, dipendendo dall’aiuto degli altri: questo non va bene, perché il lavoro è una necessità, è parte del senso della vita su questa terra, via di maturazione, di sviluppo umano e di realizzazione personale”. E’ il monito di Papa Francesco. “In questo senso – avverte – aiutare i poveri con il denaro dev’essere sempre un rimedio provvisorio per fare fronte a delle emergenze”. Dopo aver notato come nel mondo del lavoro i giovani sperimentino forme di esclusione e di emarginazione, a proposito della disoccupazione giovanile il Pontefice sottolinea che “è una questione che la politica deve considerare come una problematica prioritaria, in particolare oggi che la velocità degli sviluppi tecnologici, insieme all’ossessione per la riduzione del costo del lavoro, può portare rapidamente a sostituire innumerevoli posti di lavoro con macchinari”. Quindi, il Papa esorta i giovani: “E’ vero che non puoi vivere senza lavorare e che a volte dovrai accettare quello che trovi, ma non rinunciare mai ai tuoi sogni, non seppellire mai definitivamente una vocazione, non darti mai per vinto”.

WEB E SOCIAL NETWORK – “Il web e i social network sono ormai un luogo irrinunciabile per raggiungere e coinvolgere i giovani. Ma anche un territorio di solitudine, manipolazione, sfruttamento e violenza, fino al caso estremo del dark web” avverte Papa Francesco. “I media digitali possono esporre al rischio di dipendenza, di isolamento e di progressiva perdita di contatto con la realtà concreta – osserva il Pontefice – Nuove forme di violenza si diffondono attraverso i social media, ad esempio il cyberbullismo; il web è anche un canale di diffusione della pornografia e di sfruttamento delle persone a scopo sessuale o tramite il gioco d’azzardo”. E non si deve neanche dimenticare che “nel mondo digitale operano giganteschi interessi economici, capaci di creare meccanismi di manipolazione delle coscienze e del processo democratico”. Infatti, “ci sono circuiti chiusi che facilitano la diffusione di informazioni e notizie false, fomentando pregiudizi e odio; la reputazione delle persone è messa a repentaglio tramite processi sommari online. Le relazioni online possono diventare disumane e l’immersione nel mondo virtuale ha favorito una sorta di ‘migrazione digitale’, vale a dire un distanziamento dalla famiglia, dai valori culturali e religiosi, che conduce molte persone verso un mondo di solitudine”.