Papa Francesco: “Più Gesù è vicino a noi, più siamo nella gioia; più Lui è lontano, più siamo nella tristezza

Il paradosso di Papa Francesco | Il Foglio

ROMA – Papa Francesco ricorda all’Angelus di oggi . “Il tempo scorre inesorabile, si dice, ma durante l’Avvento – per chi crede – si fa gioioso, poichè “il Signore è vicino” come afferma San Paolo. E l’attesa, “un po’ come quando aspettiamo la visita di una persona che amiamo molto” si tramuta in gioia. 

Questa dimensione della gioia emerge specialmente oggi, la terza domenica, che si apre con l’esortazione di San Paolo «Rallegratevi sempre nel Signore». Rallegratevi, la gioia cristiana. E quale è il motivo ? Che «il Signore è vicino». Più il Signore è vicino a noi, più siamo nella gioia; più Lui è lontano, più siamo nella tristezza. Questa è una regola per i cristiani. Cristo ti ama e tu non hai gioia? Pensiamo: io ho gioia perchè il Signore mi ama?

Il Battista e’ il primo testimone di Gesù

Commentando il Vangelo odierno, il Papa si sofferma su Giovanni il Battista, il “personaggio biblico che – eccettuando la Madonna e San Giuseppe – per primo e maggiormente ha vissuto l’attesa del Messia e la gioia di vederlo arrivare”a:

Il Battista è il primo testimone di Gesù, con la parola e con il dono della vita. Tutti i Vangeli concordano nel mostrare come lui abbia realizzato la sua missione indicando Gesù come il Cristo. 

Uomo di fama, prosegue il Pontefice, “un leader nel suo tempo”, conosciuto in tutta la Giudea e oltre ma che “nemmeno per un istante cedette alla tentazione di attirare l’attenzione su di sé”. “Sempre il Signore al centro, come la Madonna”.

Ed è attraverso l’esempio del Battista che Francesco indica la prima condizione della gioia cristiana: 

Decentrarsi da sé e mettere al centro GesùQuesta non è alienazione, perché Gesù è effettivamente il centro, è la luce che dà senso pieno alla vita di ogni uomo e donna che viene a questo mondo. È lo stesso dinamismo dell’amore, che mi porta a uscire da me stesso non per perdermi, ma per ritrovarmi mentre mi dono, mentre cerco il bene dell’altro.

Ma c’è un ma e Francesco lo chiarisce senza fraintendimenti. Per arrivare a testimoniare Gesù, Giovanni ha affrontato “un lungo cammino” costellato di scelte radicali e rinunce. Mettere al centro Cristo e andare verso la vera gioia “non è una passeggiata”:

Ha lasciato tutto, fin da giovane, per mettere al primo posto Dio, per ascoltare con tutto il cuore e tutte le forze la sua Parola. 

Il Battista, ha lasciato tutto per mettere al primo posto Dio

Per quanto alcuni tratti della personalità di Giovanni siano unici, “irripetibili, non proponibili a tutti”, la sua testimonianza, spiega  il Pontefice, “è paradigmatica per chiunque voglia cercare il senso della propria vita e trovare la vera gioia:

In particolare, il Battista è modello per quanti nella Chiesa sono chiamati ad annunciare Cristo agli altri: possono farlo solo nel distacco da sé stessi e dalla mondanità, non attirando le persone a sé ma orientandole a Gesù”. La gioia è questo, e la gioia deve essere la caratteristica della nostra fede, anche nei giorni bui. Sapere che il Signore è con me. Il Signore, il Signore è al centro”. Chiediamoci: sono sempre come quelli tristi che sembrano di essere in una veglia funebre?

E se il Battista orientava a Colui che doveva venire, diventando oggi modello per chi nella Chiesa annuncia il Cristo, c’è una figura che attraversa i tempi e nella quale Dio “si è fatto vicino” trasformandola nella “Causa della nostra letizia”. E’ la Vergine Maria, immagine con la quale il Papa conclude la catechesi della terza domenica di Avvento, giorno in cui quest’anno cadeil 51mo anniversario della sua ordinazione sacerdotale.

 

La Benedizione dei Bambinelli

Dopo la preghiera mariana, Papa Francesco ha salutato romani e pellegrini e in modo speciale il gruppo venuto in rappresentanza delle famiglie e dei bambini di Roma in occasione della tradizione benedizione dei Bambinelli del presepe in questa terza domenica di Avvento. Il Papa ha ricordato che si tratta di un appuntamento organizzato dal Centro Oratori Romani e ha sottolineato che in Piazza San Pietro quest’anno però si sono potuti radunare in pochi per via delle misure anti-pandemia.

 

 

Papa Francesco: “trovate la forza per rifiutare le comodità, il piacere,il benessere, le ricchezze”

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Papa Francesco si sofferma oggi sulla  “conversione”, il rifiuto del peccato e della mondanità e insieme la disponibilità a cambiare vita e ad aprirsi “alla bellezza, alla bontà, alla tenerezza di Dio”. La conversione scandisce il cammino di Avvento, plasmato sulla vicenda di Giovanni Battista, “uomo austero, che rinuncia al superfluo e ricerca l’essenziale”, al centro del Vangelo di oggi. (

La conversione comporta il dolore per i peccati commessi, il desiderio di liberarsene, il proposito di escluderli per sempre dalla propria vita. Per escludere il peccato, bisogna rifiutare anche tutto ciò che è legato ad esso, le cose che sono legate al peccato e cioè bisogna rifiutare: la mentalità mondana, la stima eccessiva delle comodità, la stima eccessiva del piacere, del benessere, delle ricchezze. 

Una conversione che implica “l’abbandono delle comodità e della mentalità mondana” – non “un’ascesi solo per fare penitenza: il cristiano non fa il fachiro – ma per raggiungere “il regno di Dio, la comunione con Dio, l’amicizia con Dio”. Un cammino, anche questo, non facile “perché sono tanti i legami che ci tengono vicini al peccato: l’incostanza, lo scoraggiamento, la malizia, gli ambienti nocivi, i cattivi esempi”.

A volte è troppo debole la spinta che sentiamo verso il Signore e sembra quasi che Dio taccia; ci sembrano lontane e irreali le sue promesse di consolazione, come l’immagine del pastore premuroso e sollecito, che risuona oggi nella lettura di Isaia.  E allora si è tentati di dire che è impossibile convertirsi veramente. Quante volte abbiamo sentito questo scoraggiamento? “No, non ce la faccio! Io incomincio un po’ e poi, torno indietro”, e questo è brutto. E’ possibile, è possibile. Ma quando ti viene questo pensiero di scoraggiarti, non rimanere lì, perché questo è sabbia mobile: è sabbia mobile; la sabbia mobile proprio di un’esistenza mediocre. La mediocrità è questo. 

Prima di tutto ricordarci che la conversione è una grazia: nessuno può convertirsi con le proprie forze. È una grazia che ti dà il Signore, e pertanto da chiedere a Dio con forza, chiedere a Dio che Lui ci converta, che davvero noi possiamo convertirci, nella misura in cui ci apriamo alla bellezza, alla bontà, alla tenerezza di Dio. Pensate alla tenerezza di Dio. Dio non è un padre brutto, un padre cattivo, no. È tenero, ci ama tanto, come il buon Pastore, che cerca l’ultima del suo gregge. È amore, e la conversione è questo: una grazia di Dio. Tu incomincia a camminare, perché è Lui che ti muove a camminare, e tu vedrai come Lui arriverà. Prega, cammina e sempre si farà un passo in avanti.

Il Pontefice infine  chiede l’intercessione di Maria, l’Immacolata, perché “ci aiuti a staccarci sempre più dal peccato e dalle mondanità, per aprirci a Dio, alla sua parola, al suo amore che rigenera e salva”.

Papa Francesco: “La vita è fatta di alti e bassi ma il Signore non ci abbandona, dà coraggio nelle prove e nel dolore”

Foto di Papa Francesco

Non lasciarsi andare mai nei momenti tristi della vita . E’ l’esortazione di Papa Francesco all’Angelus oggi. “Sappiamo bene – ha detto – che la vita è fatta di alti e bassi, di luci e ombre. Ognuno di noi sperimenta momenti di delusione, di insuccesso e di smarrimento. Inoltre, la situazione che stiamo vivendo, segnata dalla pandemia, genera in molti preoccupazione, paura e sconforto; si corre il rischio di cadere nel pessimismo, nella chiusura e nell’apatia.

Come dobbiamo reagire di fronte a tutto ciò? Ce lo suggerisce il Salmo di oggi: «L’anima nostra attende il Signore: egli è nostro aiuto e nostro scudo. È in lui che gioisce il nostro cuore». L’attesa fiduciosa del Signore fa trovare conforto e coraggio nei momenti bui dell’esistenza. E da cosa nasce questo coraggio e questa scommessa fiduciosa? Nasce dalla speranza. La speranza non delude”.  “L’Avvento – ha spiegato il Santo Padre – è un incessante richiamo alla speranza: ci ricorda che Dio è presente nella storia per condurla al suo fine ultimo e alla sua pienezza, che è il Signore Gesù Cristo. Dio è presente nella storia dell’umanità, è il «Dio con noi», non è lontano, cammina al nostro fianco per sostenerci. Il Signore non ci abbandona, ci accompagna nelle nostre vicende esistenziali per aiutarci a scoprire il senso del cammino, il significato del quotidiano, per infonderci coraggio nelle prove e nel dolore.

In mezzo alle tempeste della vita Dio ci tende sempre la mano e ci libera dalle minacce. E questo è bello”. Covid, più sobrietà e attenzione a chi ha bisogno Augurando a tutti, al termine dell’Angelus, “un buon cammino di Avvento”, Papa Francesco ha affermato: “Cerchiamo di ricavare del bene anche dalla situazione difficile che la pandemia ci impone: maggiore sobrietà, attenzione discreta e rispettosa ai vicini che possono avere bisogno, qualche momento di preghiera fatto in famiglia con semplicità. Queste tre cose ci aiuteranno tanto”.

Preghiera per popolazioni latinoamericane colpite da uragani Papa Francesco ha pregato ed espresso vicinanza nei confronti delle popolazioni latinoamericane “colpite in questi giorni da forti uragani”,. In particolare il Pontefice, parlando dopo la recita dell’Angelus, ha menzionato le isole di Sant’Andres, Santa Catalina, Providencia e la costa pacifica settentrionale della Colombia. “Prego per chi soffre per queste calamita’.” –

Papa Francesco: “Il Signore ci giudicherà sull’amore dato negato ad altri”

 

 

La nuova geopolitica di PAPA Francesco - Opinio Juris

L’Angelus invita a riflettere sul senso della vita  Il Signore ci giudicherà sull’amore dato o negato agli altri. Con l’Angelus di oggi il Papa esorta, con forza, a interrogare il nostro cuore per uscire da sé stessi e accorgersi di chi ha bisogno d’aiuto. Un invito che rivolge nella Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’universo, con la quale si chiude l’anno liturgico. “Egli è l’Alfa e l’Omega, l’inizio e il compimento della storia; e la liturgia odierna si concentra sull’’omega’, cioè sul traguardo finale”, spiega il Papa. “Il senso della storia”, infatti, lo si coglie tenendo davanti agli occhi che “la fine è anche il fine”.

Il Giudizio sarà preso in base all’amore dato o negato

Nel Vangelo di questa domenica Matteo riporta il discorso di Gesù sul giudizio universale, alla fine della sua vita terrena. E il Papa sottolinea “il paradosso cristiano”: Colui che è “il Signore della storia”, “il Re dell’universo”, “il Giudice di tutti”, “non riveste una regalità temibile, ma è un pastore pieno di mitezza e di misericordia”. Nella pagina evangelica di oggi, Gesù si identifica non solo col re-pastore, ma anche con le pecore perdute. “Potremmo parlare come di una doppia identità: il re pastore, e anche Gesù e le pecore: cioè con i fratelli più piccoli e bisognosi si identifica”.

E indica così il criterio del giudizio: esso sarà preso in base all’amore concreto dato o negato a queste persone, perché Lui stesso, il giudice, è presente in ciascuna di esse. Lui è giudice. Lui è Dio, uomo, ma Lui è anche il povero, Lui è nascosto, è presente nella persona dei poveri che Lui menziona proprio lì. Dice Gesù: «In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto (o non avete fatto) a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete (o non l’avete) fatto a me». Saremo giudicati sull’amore. Il giudizio sarà sull’amore. Non sul sentimento, no: saremo giudicati sulle opere, sulla compassione che si fa vicinanza e aiuto premuroso.

Saremo giudicati sulle opere, sulla compassione che si fa…

La domanda centrale che il Papa chiede, dunque, di porsi oggi è: “Io mi avvicino a Gesù presente nella persona dei malati, dei poveri, dei sofferenti, dei carcerati, di coloro che hanno fame e sete di giustizia, mi avvicino a Gesù presente lì?” Alla fine del mondo, infatti, il Signore passerà in rassegna il suo gregge, “non solo dalla parte del pastore, ma anche dalla parte delle pecore, con le quali Lui si è identificato”

“Sei stato pastore di me che ero presente in questa gente che era nel bisogno, o sei stato indifferente?” Fratelli e sorelle, guardiamoci dalla logica dell’indifferenza, di quello che ci viene in mente subito. Guardare da un’altra parte quando vediamo un problema.

Quel che avete fatto al povero, al sofferente, l’avete fatto a me

Il Papa esorta, quindi, a seguire un’altra logica, ispirandosi al Buon Samaritano. Una logica che indica Gesù stesso:

 “Quello che avete fatto a questo, a questo, a questo, lo avete fatto a me. E quello che non avete fatto a questo, a questo, a questo, non lo avete fatto a me, perché io ero lì”. Che Gesù ci insegni questa logica, questa logica della prossimità, dell’avvicinarsi a Lui, con amore, nella persona dei più sofferenti.

Gesù, in questa parabola del giudizio finale, dunque, si serve dell’immagine del pastore, richiamandosi al profeta Ezechiele, il quale aveva parlato dell’intervento di Dio in favore del popolo, contro i cattivi pastori d’Israele, quelli che “erano stati crudeli e sfruttatori, preferendo pascere sé stessi piuttosto che il gregge”. Quindi “Dio stesso promette di prendersi cura personalmente del suo gregge, difendendolo dalle ingiustizie e dai soprusi”…

Papa Francesco: “L’autorità è un servizio e come tale va sfruttata per il bene di tutti”

 

Oggi ,San Francesco, l’Angelus  particolare di Papa Francesco. Il Vangelo di oggi,infatti,  con la parabola dei vignaioli, incaricati di lavorare nella vigna ma diventati omicidi, perché uccidono via via i servi inviati dal padrone e infine il suo stesso figlio, vuole significare che nemmeno Gesù è stato riconosciuto. “E’ una parabola molto dura – afferma il Papa – e Gesù mette i suoi interlocutori davanti alla loro responsabilità. Questo ammonimento non vale solo per coloro che rifiutarono Gesù in quel tempo: vale anche oggi: anche oggi Gesù aspetta i frutti della sua vigna da coloro che ha inviato a lavorare nella sua vigna, cioè tutti noi. Anche oggi chiunque ha autorità può essere tentato di fare i propri interessi invece di quelli di Dio stesso, ma Dio dice che la vera autorità è quando si fa il servizio, è nel servire, non nello sfruttare gli altri. La vigna è del Signore, non nostra. L’autorità è un servizio e come tale va sfruttata per il bene di tutti. E’ brutto vedere quando nella Chiesa le persone che hanno autorità cercano i propri interessi”.

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Nella Seconda Lettura, poi,  San Paolo si sofferma sull’ impegno quotidiano “ciò che è virtù”, quello che è “vero, nobile, giusto,“E’ l’atteggiamento dell’autorità e anche di ognuno di noi – afferma – perché ognuno di noi anche nel suo piccolo, piccolo, ha certa autorità.

“Diventeremo così una Chiesa sempre più ricca di frutti di santità”, conclude Francesco esortando a rivolgersi a Maria, “spiritualmente uniti ai fedeli radunati nel Santuario di Pompei per la Supplica” e rinnovando, nel mese di ottobre, l’impegno a pregare il Rosario.

“Ieri – ha detto poi il Papa al termine dell’Angelus – sono stato ad Assisi per firmare la nuova enciclica ‘Fratelli tutti’ sulla fraternità e l’amicizia sociale. L’ho offerta a Dio sulla tomba di San Francesco – ha spiegato -, dal quale ho tratto l’ispirazione come per la precedente Laudato Sì”. Secondo il Pontefice,i segni dei tempi mostrano chiaramente che la fraternità umana e la cura del creato formano l’unica via verso lo sviluppo integrale e la pace, già indicata dai santi Papi Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II”.

Papa Francesco:” Chi non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede “

Angelus

Immagine Vaticano

Gesù stabilisce due cardini essenziali per i credenti di tutti i tempi. Due cardini essenziali della nostra vita. Il primo è che la vita morale e religiosa non può ridursi a un’obbedienza ansiosa e forzata, ma deve avere come principio l’amore. Il secondo cardine è che l’amore deve tendere insieme e inseparabilmente verso Dio e verso il prossimo.

Le parole di Francesco si riconducono all’episodio in cui  Matteo racconta come Gesù risponde alla provocazione di un dottore della Legge su quale sia “il grande comandamento, cioè il comandamento principale di tutta la Legge divina”, mettono in luce il rapporto indissolubile che esiste tra l’amore a Dio e al prossimo. Gesù affermando “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”, e aggiungendo, come secondo comandamento, “Amerai il tuo prossimo come te stesso”, stabilisce, spiega Francesco, “due cardini essenziali per i credenti di tutti i tempi”.

“Chi non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede”

Come in un gioco di specchi in cui l’amore verso Dio e verso il prossimo si riflettono l’uno nell’altro e non esiste l’uno senza l’altro, l’immagine che emerge rivela a noi stessi come viviamo – concretamente – l’essere cristiani:

Gesù conclude la sua risposta con queste parole: ‘Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti’. Ciò significa che tutti i precetti che il Signore ha dato al suo popolo devono essere messi in rapporto con l’amore di Dio e del prossimo. Infatti, tutti i comandamenti servono ad attuare ad esprimere quel duplice indivisibile amore.

Cura per gli altri

“L’amore per Dio si esprime soprattutto nella preghiera” e “in particolare nell’adorazione” che noi “trascuriamo tanto”, prosegue il Papa:

L’amore per il prossimo, che si chiama anche carità fraterna, è fatto di vicinanza, di ascolto, di condivisione, di cura per l’altro. Tante volte noi lasciamo passare l’altro perchè è noioso o mi prende tempo. Non abbiamo tempo per consolare gli afflitti ma tanto tempo per chiacchierare. Scrive l’apostolo Giovanni: ‘Chi non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede’ . Così si vede l’unità dei due comandamenti

La Comunione con Dio, “dono da invocare ogni giorno” è quindi anche impegno personale “perché la nostra vita non si lasci schiavizzare dagli idoli del mondo” e si orienti verso le necessità dei fratelli:

La verifica del nostro cammino di conversione e di santità è sempre nell’amore del prossimo. Se io dico amo Dio e non amo il prossimo, non vale. Finché ci sarà un fratello o una sorella a cui chiudiamo il nostro cuore, saremo ancora lontani dall’essere discepoli come Gesù ci chiede.

Oggi il “Premio Kinèo “in Vaticano: Papa Francesco interviene per accogliere anche chi non si riconosce nella Religione cattolica

Fratelli tutti”, l'Enciclica di Papa Francesco: cos'è e cosa prevede

I diversi hanno diritto ad avere una copertura legale . Così Papa Francesco che spezza quasi un tabù della Chiesa ma non parla di Matrimonio di fronte a Dio. Non avrebbe potuto. Anzi, il Santo Padre è andato “oltre gli steccati” senza con questo voler cambiare la dottrina.

“Le persone omosessuali hanno il diritto di essere in una famiglia. Sono figli di Dio. Nessuno dovrebbe essere estromesso o reso infelice per questo. Ciò che dobbiamo creare è una legge di convivenza civile. In questo modo sono coperti legalmente. Mi sono battuto per questo“. Lo afferma papa Francesco nel docufilm “Francesco“ di Evgeny Afineevsky, presentato oggi in anteprima mondiale al Festival del cinema di Roma, nella sezione Eventi Speciali. Inutile ribadire che l’invito del Papa ha come sempre carattere universale e non si riferisce necessariamente all’Italia, dove peraltro una legge simile è già stata approvata.

Il documentario parte – e chiude – con l’immagine potentissima di Papa Francesco nella piazza San Pietro completamente vuota: la sua camminata faticosa, i candelabri che illuminano il sagrato, il selciato bagnato dalla pioggia, le sirene delle ambulanze in sottofondo. Erano i giorni più duri, noi chiusi in casa e i drammatici bollettini, e il pontefice pregava per la fine della pandemia da Coronavirus: c’era tutto il mondo, in quella piazza vuota, anche chi non crede. Afineevsky, per raccontare il Papa venuto dalla “fine del mondo”, sceglie quel momento, un evento che fa già parte dei libri di storia, perché testimonia la sua capacità di dialogare oltre gli steccati, ascoltando e accogliendo anche chi non si riconosce nella religione cattolica.

Nel lungometraggio, che oggi giovedì, sarà insignito al Vaticano, del Premio Kinèo , giunto alla 18ma edizione, il Papa interviene sul tema anche con una telefonata a una coppia di omosessuali italiani che gli avevano indirizzato una lettera. Andrea Rubera e Dario Di Gregorio, tre figli piccoli a carico avuti con la “gestazione per altri” in Canada, avevano chiesto al Papa come superare l’imbarazzo legato al loro desiderio di portare i figli in parrocchia alle lezioni di catechismo. La risposta di Papa Francesco è  inequivocabile: i bambini vanno accompagnati in parrocchia superando eventuali pregiudizi e vanno accolti come tutti gli altri. Andrea Rubera è presidente di “Nuova proposta”, associazione di cristiani lgbt di Roma. Molto bella poi la testimonianza di Juan Carlos Cruz, vittima e attivista contro gli abusi sessuali, presente al Festival di Roma insieme al regista. «Quando ho incontrato Papa Francesco mi ha detto quanto fosse dispiaciuto per quello che era successo. ‘Juan, è Dio che ti ha fatto gay e comunque ti ama. Dio ti ama e anche il Papa poi ti ama’».

Papa Francesco: “Pagare le tasse è doveroso ma è necessario affermare il primato di Dio”

Papa Francesco sorridente in papamobile in piazza San Pietro - Esteri -  quotidiano.net

LA DOMANDA TRAPPOLA A GESU’ PER SCREDITARLO: E’ LECITO PAGARE IL TRIBUTO A CESARE’? “RENDETE A CESARER QUELLO CHE E’ DI CESARE E A DIO QUELLO CHE  E’ DI DIO”

Pagare le tasse. Il Papa oggi all’Angelus si sofferma su questo  drammatico e delicato argomento per gli italiani vessati dalle tasse di ogni tipo.   Il “trabocchetto” che fanno gli avversari di Gesù ponendogli “una domanda insidiosa” per screditarlo – “E’ lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?” – è il centro della riflessione del Pontefice. Proprio partendo dalla risposta di Gesù – “Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio” – il Pontefice distingue i piani, richiamando ai doveri di ognuno quelli di essere buoni cittadini e buoni cristiani.

Pagare le tasse è un dovere dei cittadini, come anche l’osservanza delle leggi giuste dello Stato. Al tempo stesso, è necessario affermare il primato di Dio nella vita umana e nella storia, rispettando il diritto di Dio su ciò che gli appartiene.     E’ questa  la missione della Chiesa e dei cristiani: parlare di Dio e testimoniarlo agli uomini e alle donne del proprio tempo.

Pagare le tasse è un dovere ma è necessario affermare il primato di Dio

Francesco ricorda che la domanda scomoda nasceva dal considerare offensiva l’immagine dell’imperatore romano impressa sulle monete, “era un’ingiuria al Dio d’Israele”. Gesù, con la sua risposta, si pone al di sopra delle polemiche:

Da una parte, riconosce che il tributo a Cesare va pagato – e anche a tutti noi: le tasse vanno pagate -, perché l’immagine sulla moneta è la sua; ma soprattutto ricorda che ogni persona porta in sé un’altra immagine – la portiamo nel cuore, nell’anima -, quella di Dio, e pertanto è a Lui, e a Lui solo, che ognuno è debitore della propria esistenza, della propria vita. 

Si tratta di impegnarsi con umiltà, e al tempo stesso con coraggio, portando il proprio contributo all’edificazione della civiltà dell’amore, dove regnano la giustizia e la fraternità.

Il Santo Padre infine ha ricordato la triste vicenda dei pescatori trattenuti e sequestrati in Libia. “Desidero rivolgere- ha detto Papa Francesco- una parola di incoraggiamento e sostegno ai pescatori fermati da più di un mese in Libia e ai loro familiari. Affidandosi a Maria, stella del mare, mantengano viva la speranza di poter riabbracciare presto i loro cari”. 

 

Papa Francesco ” Dio apparecchia per tutti, nessuno è escluso”

Papa Francesco stupisce con l'enciclica verde Laudato si'

Oggi all’Angelus Papa Francesco ricorda che  per due volte i servi del re vengono mandati a chiamare gli invitati “ma questi rifiutano, non vogliono andare alla festa, perché hanno altro a cui pensare: i campi e gli affari”. Francesco commenta:

Tante volte anche noi anteponiamo i nostri interessi e le cose materiali al Signore che ci chiama. Ma il re della parabola non vuole che la sala resti vuota, perché desidera donare i tesori del suo regno.

Nella casa di Dio “nessuno è escluso”

Il Signore non si arrende al rifiuto e anzi allarga l’invito anche ai più lontani, “senza escludere nessuno”, perchè “nessuno è escluso dalla casa di Dio”. I servi escono dalla città e raggiungono le strade di campagna, i luoghi “dove la vita è precaria”. Ad accettare l’invito sono dunque gli “esclusi”, “coloro che non erano mai sembrati degni di partecipare a una festa”.

Anzi: il padrone, il re, dice ai messaggeri: “Chiamate tutti, buoni e cattivi. Tutti!”. Dio chiama i cattivi, pure. “No, io sono cattivo, ne ho fatte tante …”. Ti chiama: “Vieni, vieni, vieni!”. E Gesù andava a pranzo con i pubblicani, che erano i peccatori pubblici, lì, erano i cattivi … Gesù, Dio non ha paura della nostra anima ferita da tante cattiverie, perché ci ama, ci invita.

Il  Vangelo non è riservato a pochi

Come il Signore anche la Chiesa, afferma Papa Francesco, “è chiamata a raggiungere i crocicchi odierni, cioè le periferie geografiche ed esistenziali dell’umanità”, tutti quei luoghi dove vivono “brandelli di umanità senza speranza”. E prosegue.

Si tratta di non adagiarsi sui comodi e abituali modi di evangelizzazione e di testimonianza della carità, ma di aprire le porte del nostro cuore e delle nostre comunità a tutti, perché il Vangelo non è riservato a pochi eletti. Anche quanti stanno ai margini, perfino coloro che sono respinti e disprezzati dalla società, sono considerati da Dio degni del suo amore.   

Il Pontefice confida che ieri sera è riuscito a parlare al telefono con un anziano sacerdote italiano, da anni missionario in Brasile accanto agli esclusi e ai poveri e che ora vive nella pace la sua vecchiaia. “Ha bruciato la sua vita con i poveri – dice il Papa-. Questa è la nostra Madre Chiesa, questo è il messaggero di Dio che va agli incroci dei cammini”.

Dio dunque apparecchia per tutti, ma pone ai suoi invitati una condizione, quella di indossare l’abito nuziale, ai tempi di Gesù una specie di mantellina che ogni invitato riceveva in dono all’entrata. Tra i seduti al banchetto della parabola uno non la indossa: rifiutando il dono si è escluso da solo e il re non può che gettarlo fuori.

Quest’uomo ha accolto l’invito, ma poi ha deciso che esso non significava nulla per lui: era una persona autosufficiente, non aveva alcun desiderio di cambiare o di lasciare che il Signore lo aiutasse. Questa mantellina, l’abito nuziale simboleggia la misericordia che Dio ci dona gratuitamente. La grazia. L’invito di Dio, anche che ti porti Dio alla festa, è una grazia. Senza grazia tu non puoi fare un passo nella vita cristiana. Tutto è grazia. Non basta accettare l’invito a seguire il Signore, occorre essere disponibili a un cammino di conversione, che cambia il cuore.

Occorre avere vedute larghe, non ristrette

La misericordia di Dio è un dono del suo amore, afferma Francesco, è la grazia che va accolta “con stupore e con gioia”. Il Papa conclude rivolgendo una preghiera a Maria Santissima perché aiuti tutti noi a fare come i servi della parabola, ad “uscire dai nostri schemi e dalle nostre vedute ristrette” per annunciare a tutti l’amore gratuito del Signore.

PAPA FRANCESCO: L’AUTORITA’ E’ UN SERVIZIO PER IL BENE DEGLI ALTRI, NON DOBBIAMO CERCARE IL PROPRIO INTERESSE

Papa Francesco lancia una riflessione sulla gestione dell’autorità e della raccolta frutti. “Anche oggi-afferma il Pontefice – Dio aspetta i frutti della sua vigna da coloro che ha inviato a lavorare in essa”, cioè da “tutti noi”. In una domenica di attesa per la nuova enciclica dedicata alla fraternità e all’amicizia sociale, firmata ieri ad Assisi,  Lo fa a partire dal Vangelo di oggi, in cui Gesù narra la parabola dei vignaioli omicidi, ai quali il padrone aveva affidato la sua vigna.

 

La vigna è di Dio, non nostra  – L’autorità è servizio non interesse proprio

Al tempo del raccolto arrivano i servi per ritirare i frutti ma i vignaioli li respingono a bastonate e addirittura ne uccidono alcuni e, alla fine, persino il figlio del padrone. E quando Gesù chiede cosa farà il padrone della vigna, al ritorno, a quei contadini, i capi del popolo che cercavano di eliminare Gesù, rispondono pronunciando “da sé stessi la propria condanna”: li punirà e affiderà la sua vigna ad altri. Una “parabola molto dura”, con cui “Gesù mette i suoi interlocutori di fronte alla loro responsabilità”. Si tratta di un ammonimento di Gesù che “vale per ogni tempo, anche per il nostro”:

In ogni epoca, coloro che hanno un’autorità, qualsiasi autorità, anche nella Chiesa, nel popolo di Dio, possono essere tentati di fare i propri interessi, invece di quelli di Dio stesso. E Gesù dice che la vera autorità è quando si fa il servizio, è nel servire, non sfruttare gli altri. La vigna è del Signore, non nostra. L’autorità è un servizio, e come tale va esercitata, per il bene di tutti e per la diffusione del Vangelo. È brutto vedere quando nella Chiesa le persone che hanno autorità cercano i propri interessi.

Entrando profondamente in questa parabola, Papa Francesco ricorda che l’immagine della vigna rappresenta “il popolo che il Signore si è scelto” mentre i servi sono i profeti, e il figlio è figura di Gesù. Anche lui viene respinto e ucciso.

Nella Seconda Lettura, poi, ricorda il Papa, San Paolo dice che per essere buoni operai, deve essere oggetto di impegno quotidiano “ciò che è virtù e merita lode”, quello che è “vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato”. “È l’atteggiamento dell’autorità e anche di ognuno di noi – dice – perché ognuno di noi, nel suo piccolo, ha una certa autorità”.

“Diventeremo così una Chiesa sempre più ricca di frutti di santità”, conclude Francesco esortando a rivolgersi a Maria, “spiritualmente uniti ai fedeli radunati nel Santuario di Pompei per la Supplica” e rinnovando, nel mese di ottobre, l’impegno a pregare il Rosario.