NAPOLI: ATTRAZIONE FATALE PER UN FOLLE GIOCO SOCIAL CHE ISTIGA AL SUICIDIO. INCHIESTA DELLA PROCURA

Si impone una regolamentazione urgente su questo social        non solo dal punta di vista dei contenuti inseriti ma anche per l’identificazione immediata ed autentica di chi si registra su Facebook in particolare.  Omessa la propria identità-quella vera-dovrebbe scattare il divieto per chiunque di registrarsi su Facebook in particolare, social incontrollato e di dubbia credibilità

Attrazione fatale di uno sciocco gioco sul massimo sociale per un bambino di undici anni a Napoli «Vuoi giocare con me?». Una richiesta di amicizia su Instagram, Facebook o Tik Tok. La faccia di un uomo che sembra mascherato da Pippo, il cartone della Disney. Ma quello che “Jonathan Galindo” (questo il nome del profilo da cui arriva il contatto) propone di fare sui social è tutto fuorché un gioco.

Una gara fatta di piccoli step con difficoltà sempre più elevate e che potrebbe aver spinto il ragazzino di 11 anni a Napoli a lanciarsi nel vuoto dal balcone perché così era stato deciso «dall’uomo col cappuccio».

Jonathan Galindo è un fenomeno molto conosciuto negli Usa, arrivato in Europa prima in Spagna e Germania e poi approdato in Italia. Il gioco è semplice: se accetti la richiesta di amicizia, solitamente fatta a giovanissimi, ti viene inviato, tramite messaggistica, un link che ti propone di entrare in un gioco nel quale vengono proposte delle sfide e prove di coraggio fino ad arrivare all’autolesionismo.

I profili sono tanti: differenziati magari da un punto o da un trattino tra le parole Jonathan e Galindo. La nuova challenge mira a sfruttare l’impatto mediatico che acquisì alcuni anni fa la Blue      Whale che solo in Russia contò oltre cento vittime. E sul web, quest’estate, sono anche cominciati a spuntare video inquietanti di persone mascherate – generalmente di “fantasmi neri” – che entrano nelle  case di notte.     Si impone una regolamentazione urgente su questo social        non solo dal punta di vista dei contenuti inseriti ma anche per l’identificazione immediata ed autentica di chi si registra su Facebook in particolare.

Tra le prove -si apprende – quella” di incidere con una lama sulla pelle dell’addome le lettere iniziali del proprio nome ma anche il numero del diavolo 666″. 

 

Catania: notifica ordinanza di custodia della Procura a tre componenti del Clan Cappello

Catania, operazione "Tondicello": tre arresti nel clan Cappello per droga

Catania –

Il nucleo della squadra Mobile etnea ha notificato un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale dei Minorenni di Catania in carcere a carico di tre indagati, all’epoca dei fatti minorenni,  ritenuti responsabili, a vario titolo, di traffico di sostanze stupefacenti nonchè detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti con l’aggravante di cui all’art.416 bis, per avere commesso il fatto  con le  condizioni  tipiche di assoggettamento e  omertà peculiari di un’associazione mafiosa ……

L’indagine, avviata a fine 2018, svolta sotto il coordinamento della Procura Distrettuale Antimafia di Catania, ha consentito di acquisire significativi elementi in ordine al sodalizio criminale riconducibile al clan mafioso dei “Cappello- Bonaccorsi”. Ricorderemo che già la Polizia ha provveduto all’esecuzione di un provvedimento di fermo disposto dalla Procura Distrettuale di Catania lo scorso 12 dicembre a carico di 21 indagati, in virtù  delle  dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, che rivelarono agli inquirenti gravi elementi di colpevolezza a carico dei tre indagati…

Infatti i tre erano dediti al traffico di sostanze stupefacenti nel rione San Cristoforo, nonchè nella gestione di una “piazza di spaccio” coincidente con l’area del cosiddetto “Tondicello”, al fine di ampliare l’attività dell’organizzazione criminale.

I tre hanno anche partecipato attivamente all’aggressione ai membri di un equipaggio delle volanti, avvenuta il 2 dicembre 2019, a seguito della quale il questore di Catania Mario Della Cioppa dispose una perlustrazione e una serie di controlli straordinari del territorio ….

GRUPPO LEONARDI SETTORE RIFIUTI: ARRESTI, SEQUESTRI, ILLECITI ,”CORRUZIONE, ASSOCIAZIONE MAFIOSA”

– VIDEO   – g.di    finanza – Un ingente quantitativo di denaro è stato trovato sotterrato dai finanzieri: le banconote in mazzette erano contenute in sacchi di plastica neri inseriti in alcuni bidoni di plastica e poi sotterrati. 

Il  gruppo Leonardi di Lentini i cui interessi erano ormai su Catania, soprattutto nel settore dei rifiuti è sotto i riflettori della Giustizia. I finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catania, in collaborazione con il Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata hanno eseguito un’ordinanza cautelare emessa dal G.I.P. del Tribunale di Catania su richiesta della Procura etnea nei confronti di 9 persone, due delle quali sono finite in carcere, tre ai domiciliari e 4 sottoposti alle misure cumulative dell’obbligo di presentazione alla P.G. e di dimora.

La contestazione verte su reati a vario titolo, per associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti, frode nelle pubbliche forniture, corruzione continuata e rivelazione di segreto d’ufficio nonché per concorso esterno in associazione di tipo mafioso.

"Sicura Mazzette", ecco i nomi degli arrestati

La cronaca giudiziaria parte dagli anni 2018 e 2019 per la gestione della discarica di Lentini nel Siracusano, la più estesa della Sicilia e gestita dalla Sicula Trasporti nonché le “pressioni” del clan mafioso dei Nardo finalizzate ad ottenere l’affidamento di un chiosco presente all’interno dello stadio della Sicula Leonzio che disputa il campionato di serie C.

Sequestro preventivo anche di tutti i beni aziendali, quote e azioni sociali per un valore complessivo di 110 milioni di euro. I sigilli sono stati apposti sulla Sicula Trasporti che ha a Catania in Contrada San Giorgio e che si occupa di “trattamenti e smaltimenti di altri rifiuti non pericolosi” e cioè la gestione dei rifiuti solidi urbani, insieme all’impianto di trattamento meccanico biologico di Contrada San Giorgio e le vasche di abbancamento situate nel comune di Lentini. La società ha un fatturato annuo di circa 100 milioni di euro e oltre 120 dipendenti;

Sequestrata anche la “Sicula Compost con sede a Catania che si occupa di “produzione di compost” e cioè la produzione di fertilizzanti agricoli derivanti dall’utilizzazione e trasformazione di scarti vegetali e agroalimentari; la società ha circa 20 dipendenti e ha un fatturato di 3,6 milioni di euro;

Non è finita qui l’attività della G.di Finanza: -sequestro anche per la “Gesac con sede a Catania in Contrada Coda Volpe che si occupa di estrazione di pomice e di altri minerali ed è inserita nella filiera della lavorazione dei rifiuti solidi urbani, forniva il materiale pietroso da cospargere (obbligatoriamente per legge) sulla “parte secca” del rifiuto, abbancato nelle vasche della discarica gestita dalla Sicula Trasporti. Ha un fatturato di circa 2 milioni di euro e ha oltre 20 dipendenti.

Sotto inchiesta la Edile Sud srl di Scordia che gestisce l’attività di gestione di un impianto di recupero, trasporto e produzione di rifiuti non pericolosi nel territorio di Lentini. La società, con 18 dipendenti, ha un volume d’affari di circa un milione di euro.

La Procura e la Gdf ipotizzano il traffico illecito di rifiuti in virtù anche ad un rodato circuito corruttivo con il pagamento di tangenti in contanti per decine di migliaia di euro per ammorbidire i controlli. Le indagini dei finanzieri del Gico di Catania si sono avvalse di di intercettazioni telefoniche e ambientali, accertamenti bancari, disamina della documentazione amministrativa afferente le autorizzazioni necessarie per la gestione degli impianti della famiglia Leonardi nonché accertamenti tecnici disposti dalla Procura di Catania nel corso di un accesso negli impianti “incriminati” e operato dai finanzieri nel febbraio del 2019.

 

La consistente mole indiziaria così emergente ha consentito di porre in attenzione, secondo gli investigatori un sistematico illecito smaltimento dei rifiuti solidi urbani provenienti da oltre 200 Comuni siciliani convenzionati con la Sicula Trasporti, un enorme quantitativo di rifiuti strutturalmente non più gestibile e che finiva in discarica senza subire alcun trattamento preliminare, un trattamento quest’ultimo essenziale per favorire l’individuazione dei materiali non ammissibili in discarica o dei rifiuti da destinare a operazioni di recupero.

Una gestione della discarica, dell’impianto Tmb e di compostaggio, da parte della famiglia Leonardi, orientata all’esclusivo perseguimento di utili attraverso il mantenimento delle convenzioni con i Comuni pur non essendo gli impianti nelle condizioni di poter più adempiere alle prescrizioni fissate dalle stesse autorizzazioni amministrative.

Il sistema illecito orchestrato da Antonino Leonardi, secondo gli atti giudiziari, si reggeva su due pilastri: le tangenti per influenzare la concessione di autorizzazioni amministrative e di “pilotare” i controlli ambientali e la fasulla rappresentazione della movimentazione dei rifiuti al fine di garantire un’apparente osservanza delle norme con una contabilità assolutamente non corrispondente alla reale entità e tipologia dei rifiuti conferiti in discarica e trattati nell’impianto di compostaggio.

Gli accertamenti tecnici operati direttamente nelle imprese gestite da “Antonello” Leonardi hanno consentito di rilevare che sia ingenti quantitativi di rifiuti solidi urbani (non sottoposti ai preventivi trattamenti di frantumazione, triturazione, successiva vagliatura e biostabilizzazione e, tra questi, anche la frazione “umida” che avrebbe dovuto essere destinata al recupero mediante compostaggio) quanto una consistente mole di materiale originata da un incompleto processo di compostaggio, venivano conferiti direttamente nella discarica lentinese, previa attribuzione fittizia di un codice che identifica i rifiuti derivanti da tritatura e vagliatura e, in alcuni casi, anche senza che i rifiuti fossero tracciati da alcun formulario.

Si tratta di rifiuti che, per la loro stessa natura, non avevano i requisiti di ammissibilità necessari alla discarica e che hanno permesso agli indagati di accumulare, nel tempo, guadagni illeciti non spettanti anche in frode agli impegni assunti con i Comuni.

Rifiuti altamente putrescibili e quindi in grado di formare percolati e di produrre biogas creando così concreti presupposti per l’emissione diffuse di maleodoranze oltreché di gas serra. In alcune circostanze, è stato appurato che i percolati, liquidi che dovevano confluire sul fondo delle vasche e da qui stoccati in silos, erano sversati nel suolo e nelle acque circostanti.

Tra i rifiuti conferiti “tal quali” in discarica anche frigoriferi interi (contenenti al loro interno ancora il poliuretano), pneumatici non ammissibili nella discarica lentinese, materassi non previamente lacerati, oggetti di plastica, metallo e carta recuperabili, pasti provenienti da mense ancora integri nonché rifiuti speciali sanitari (circostanza che ha anche configurato un’evasione del tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti solidi pari, per il 2018, a oltre 6,2 milioni di euro da versare trimestralmente alla Regione).

L’impianto di compostaggio della “Sicula Compost dal maggio 2018 ha iniziato a ricevere la “frazione umida” proveniente dalla “Raccolta Differenziata” svolta da diversi comuni siciliani, con i quali l’azienda aveva stipulato preventivi contratti di conferimento, in ragione dell’autorizzazione rilasciata dalla Regione che avrebbe consentito alla “Sicula Compost di ricevere presso la sua struttura un quantitativo massimo di 70 mila tonnellate annue. Ma l’impianto di compostaggio, a fronte di una potenzialità di lavorazione della “frazione umida” calcolata intorno alle 160/170 tonnellate giornaliere, ne riceva 250/270. Una circostanza nota sia ad Antonino Leonardi che a Pietro Nicotra che hanno così deciso che che delle 1.400 tonnellate di “rifiuto umido” che arrivavano settimanalmente in impianto, almeno 400 dovevano essere “smaltite illecitamente” ovvero senza sottoporle ad alcun processo di recupero e veicolandole “tal quali” nella discarica di Lentini.

Oltre 30.000 tonnellate di rifiuti solidi inerti derivanti da lavori di scavo effettuati per la realizzazione di una nuova vasca nella discarica della Sicula Trasporti venivano smaltiti illecitamente nei terreni di proprietà delle società di Leonardi. Una condotta fraudolenta realizzata  con la compiacenza – secondo la Procura – dei fratelli Guercio e della loro Edile Sud la cui piattaforma risultava solo “cartolarmente”, attraverso la redazione di oltre 1.300 falsi formulari, luogo di destinazione dei succitati inerti.                       Adesso resta da vedere l’azione difensiva dei legali del Gruppo Leonardi. Attendiamo…

A seguire le foto distribuite alla Stampa dei soggetti sotto i riflettori della Procura

Attesa alle 14 a Ciampino Silvia Romano per essere ascoltata dalla Procura di Roma sui dettagli del rapimento

 

chi e silvia romano
 –   Silvia Costanza Romano 

Attesa per le 14 di oggi all’aeroporto di Ciampino,Silvia Romano, finalmente libera a più di un anno e mezzo dal rapimento in Kenya a Chakama per mano di al-Shabaab….Sarà il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ad accoglierla dopo il volo dalla Somalia, dove è stata rilasciata.

Silvia Romano è milanese e ha 25 anni anni.  Come  la volontaria dell’associazione Africa Milele Onlus una piccola organizzazione. Silvia era stata sequestrata alle 20 di martedì 20 novembre nella contea di Kilifi, in Kenya

Silvia si è laureata pochi mesi prima del sequestro, nel febbraio 2018, in una scuola per mediatori linguistici per la sicurezza e la difesa sociale con una tesi sulla tratta di esseri umani.     La sua passione è anche il fitness: aveva iniziato a lavorare nella palestra ‘Pro Patria 1883’ di Milano per poi passare alla ‘Zero Gravity’, dove uno dei responsabili la ricorda come una ragazza che “ama i bambini, la ginnastica” ed è “portata ad aiutare la gente”.

Da collaboratrice-istruttrice aveva tenuto anche un campus estivo per i bambini.

Aveva lanciato una raccolta fondi per ampliare la struttura e accogliere un maggior numero di bambini che vivono attualmente nella discarica di Mombasa in condizioni estremamente pericolose per la loro salute    Subito dopo il ritorno in Italia,  e poi la ripartenza per Malindi, lì vicino.. 

Il progetto principale dell’associazione è la costruzione di una casa orfanotrofio in grado di ospitare 24 bambini orfani di entrambi i genitori.        All’interno della struttura è stato progettato un impianto fotovoltaico per sopperire alla totale mancanza di corrente elettrica.

La liberazione grazie a un’operazione congiunta dell’intelligence italiana e turca

La 24enne è anche attesa alla  Procura di Roma per essere ascoltata sulla vicenda dai pubblici ministeri che hanno aperto un fascicolo  sul sequestro della giovane  per finalità di terrorismo.
Si apprende c he il colloquio con i pm verrà effettuato nel rispetto delle normative legate all’emergenza coronavirus. Ric orderemo che la  cooperante, che collaborava con la onlus marchigiana ‘Africa Milele’, era stata rapita il 20 novembre 2018 da un commando di uomini armati nel villaggio di Chakama, a circa 80 chilometri a ovest di Malindi, in Kenya mentre seguiva un progetto di sostegno all’infanzia.

Altri dettagli sul rapimento verranno fuori dopo l’interrogatorio con la Procura..

DIRIGENTI E FUNZIONARI DELL’ASP DI CATANZARO “PROTAGONISTI DELL’ASSENTEISMO ED ANCHE ISTIGATORI”

Reati  contestati sono quelli di truffa ai danni di un ente pubblico e di fraudolenta attestazione della presenza in servizio.

Il tasso di assenteismo nei ministeri | nextQuotidiano

OPERAZIONE CARTELLINO ROSSO: FENOMENO DIFFUSO A CATANZARO MA  ANCHE IN TUTTA LA SICILIA

Operazione ‘cartellino rosso‘ della Guardia di finanza del comando provinciale di Catanzaro contro l’assenteismo alla Asp e all’ospedale ‘Pugliese – Ciaccio’ di Catanzaro .. Cinquantasette indagati e 15 misure cautelari     Oggi circa cento finanzieri del comando provinciale di Catanzaro hanno dato esecuzione  a un’ordinanza cautelare emessa dal gip del Tribunale di Catanzaro, Claudio Paris, su richiesta della Procura. I delitti contestati sono quelli di truffa ai danni di un ente pubblico e di fraudolenta attestazione della presenza in servizio.

 

Nel mirino delle indagini, dirette dal Pubblico ministero Domenico Assumma, con il coordinamento del procuratore aggiunto Giancarlo Novelli e del procuratore della Repubblica Nicola Gratteri, sono finite le “condotte illecite di numerosi dirigenti, impiegati e dipendenti delle strutture amministrative dell’azienda sanitaria provinciale di Catanzaro e dell’ospedale ‘Pugliese – Ciaccio’ del capoluogo calabrese”.

 

Si apprende che  “nei confronti di 15 persone, (un dirigente e sei dipendenti dell’azienda sanitaria provinciale di Catanzaro e otto lavoratori dell’azienda ospedaliera ‘Pugliese – Ciaccio’) è scattata la misura interdittiva della sospensione dell’esercizio di un pubblico servizio, con durate variabili tra 3 mesi ed 1 anno”.

Disposto invece “nei confronti di 18 persone fisiche (oltre ai quindici sopra citati, altri due ex dipendenti dell’azienda ospedaliera e un ex dirigente dell’azienda sanitaria provinciale, tutti ora in quiescenza), il sequestro preventivo finalizzato alla confisca, anche per equivalente, delle somme di denaro corrispondenti agli stipendi illecitamente guadagnati durante i periodi di indebita assenza, per un importo totale di circa 20.000 euro“.

Complessivamente –  i pubblici dipendenti assenteisti coinvolti nell’indagine sono cinquantasette e a ciascuno di essi viene oggi notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari del pubblico ministero”.

Dettagli dell’indagine. Dalle telecamere installate negli uffici amministrativi dei due presidi sanitari dai finanzieri del nucleo di polizia economico – finanziaria/gruppo tutela spesa pubblica, che hanno poi proceduto a riscontrare minuziosamente gli episodi di assenteismo, sono emersi “oltre 2.100 episodi di assenteismo, di ingiustificato allontanamento dal luogo di lavoro e di falsa attestazione della presenza, per un totale di circa 1.800 ore di servizio non effettuate“.

Il fenomeno è spiegato dalla Procura di Catanzaro in una nota, “variegato e per certi versi fantasioso era il sistema illecito ideato per eludere gli obblighi di registrazione della presenza in servizio attraverso l’utilizzo dei badge”. “Ad esempio, in moltissimi casi gli indagati si allontanavano dall’ufficio senza alcuna valida ragione lavorativa: molto spesso per fare la spesa, per esigenze di carattere personale o addirittura per recarsi a giocare ai videopoker in un vicino esercizio commerciale – spiegano gli inquirenti – in altri casi, invece, alcuni indagati (anche di rango dirigenziale) consegnavano il badge a colleghi o dipendenti compiacenti, affinché lo utilizzassero al loro posto per far rilevare falsamente la presenza dell’interessato”.

Una curiosità ha colpito l’attenzione degli investigatori.E cioè :un “dipendente, evidentemente intento a strisciare il cartellino per conto di altri colleghi assenteisti” che “è arrivato a coprirsi aprendo l’ombrello all’interno della struttura, per evitare di essere ripreso da eventuali sistemi di videosorveglianza”.

Il colonnello Carmine Virno, comandante del Nucleo di polizia economica della Guardia di Finanza di Catanzaro che ha condotto le indagini, ha chiarito che si tratta di dirigenti, ex dirigenti e funzionari amministrativi, non di medici o infermieri.

Gli assenteisti erano tutti d’accordo, si coprivano a vicenda, anche i dirigenti erano compiacenti e anziché reprimere tali condotte ne erano protagonisti e in alcuni casi istigatori. Un atteggiamento diffuso, definito nell’ordinanza di custodia cautelare ‘corporativo’. L’indagine che si è conclusa oggi con queste misure ha messo a nudo un diffuso assenteismo, non circoscritto a pochi dipendenti”.

 

 

 

MANUTENZIONE PONTI SENZA PIU’ CONTROLLO: COLLASSA PONTE CON CREPE A MASSA CARRARA. ERA STATO “RIPARATO” DALL’ANAS

 

  INCHIESTA DELLA PROCURA DI MASSA: SI IPOTIZZA IL REATO DI DISASTRO COLPOSO

Il crollo del ponte lungo la Strada statale 330 (ex Sp 79) è avvenuto alle 10.10 di stamani, come da sopralluogo dei  carabinieri ..

Al momento del crollo stavano transitando sulla sede stradale i due furgoni, i cui conducenti sono rimasti leggermente feriti e sono stati trasportati in ospedale: uno al pronto soccorso della Spezia e l’altro, in codice giallo, in elisoccorso al pronto soccorso di Pisa. Il primo sopralluogo a cura dei carabinieri della compagnia di Pontremoli, con l’ausilio di un elicottero dell’Arma e dei vigili del fuoco di Aulla, ha permesso di escludere la presenza di vittime.

Il ponte collega Albiano Magra in provincia di Massa Carrara e Santo Stefano Magra, tra Toscana e Liguria

L’infrastruttura crollata questa mattina negli ultimi mesi era stata al centro di denunce/esposti dopo che, lo scorso novembre, in seguito a un’ondata di maltempo, si era formata una crepa notata anche da molti automobilisti. Ma dopo un intervento di riparazione e dopo il sopralluogo dei tecnici Anas era stato dato disco verde alla circolazione senza limiti al traffico.

Nella caduta entrambi i furgoni sarebbero rimasti sopra una delle solette d’asfalto del ponte, crollato su se stesso e abbattutosi sul letto del fiume Magra. La prima chiamata di soccorso era arrivata al 118 intorno alle 10.20. Sul posto sono stati inviati l’automedica da Aulla, due ambulanze della Croce rossa di Albiano, un’ambulanza di da Aulla, l’elisoccorso da Massa e un altro mezzo del 118 da Vezzano nello spezzino.

Presente sul posto anche personale di Italgas per bloccare una fuga di gas in seguito alla rottura di una condotta. Alla base dei piloni, sul fiume sottostante, stanno conducendo un sopralluogo i Vigili del fuoco.

Sono i carabinieri del comando provinciale di Massa Carrara a condurre gli accertamenti sul crollo del ponte. I militari dell’Arma sono coordinati dalla Procura della Repubblica di Massa, che ha aperto un fascicolo di indagine per ricostruire le cause del collassamento del viadotto. L’inchiesta è seguita dal sostituto procuratore di turno, Alessandra Conforti. Si indaga ipotizzando il reato di disastro colposo. L’area interessata dal crollo è stata sottoposta a sequestro su disposizione del pm.  Non si escludono pertanto convocazioni/rinvii a giudizio         per coloro che avevano il dovere della manutenzione primaria e relazionare con urgenza assoluta.

La Regione Toscana appena appresa la notizia del crollo del ponte sul fiume Magra, si è “immediatamente attivata con la Protezione civile… Sono tutti in allarme. Anche il Genio civile che avrebbe dovuto verificare la staticità dell’opera

Presente infatti  il dirigente del Genio civile Toscana Nord, ingegnere Enzo Di Carlo,  per verificare gli aspetti idraulici di propria competenza e per mettersi a disposizione subito di Anas per una veloce ricostruzione.

“Siamo operativi da stamani – ha detto l’assessore regionale alla protezione civile, Federica Fratoni – , ci siamo attivati subito con la Protezione civile e le strutture del Genio civile che sono sul posto, in contatto costante con i Vigili del Fuoco, la Prefettura, il Comune e l’Amministrazione provinciale per monitorare la situazione. Questo evento ci rafforza nella convinzione che determinati tipi di interventi, quali quelli di post emergenza o prevenzione idraulica come la manutenzione delle nostre infrastrutture non possono fermarsi neanche davanti a questa pandemia. Pertanto abbiamo già allo studio nei prossimi giorni una modalità, nel rispetto delle disposizioni del governo, per garantire queste attività essenziali”.

Siamo sconcertati – ha detto l’assessore regionale ai trasporti e alle infrastrutture, Vincenzo Ceccarelli –  Sono già allo studio le soluzioni per individuare una viabilità locale alternativa in modo da escludere zone isolate”.

“Ho visto che la ministra De Micheli ha chiesto ad Anas una relazione sull’accaduto – ha aggiunto Ceccarelli – Non spetta a noi dare giudizi e neanche accertare le responsabilità, ma di fronte a questi fatti non possiamo che confermare la necessità di stringere i tempi e dare il via ad un piano nazionale di verifiche e interventi sulle infrastrutture.

Proprio in questi giorni stiamo definendo una delibera per finanziare direttamente una serie di interventi manutentivi… Ci aspettiamo che siano accolte le nostre richieste di individuare a livello nazionale risorse e procedure semplificate per consentire che gli interventi necessari siano attuati il più celermente possibile”.

DIRIGENTI DELLA REGIONE SICILIANA IN MANETTE PER CORRUZIONE E FALSO

UNA CLASSE DIRIGENZIALE SICILIANA ” VOLTA A FAVORIRE LE RICHIESTE MILIONARIE DEI CONTRIBUTI EUROPEI”

 

Risultato immagini per foto palazzo di giustizia di palermo

Il Tribunale di Palermo

 

PALERMO –

Regione siciliana coinvolta in un’inchiesta di corruzione e mazzette. I finanzieri del Nucleo di polizia economico finanziaria di Palermo hanno eseguito 24 misure cautelari di cui 4 custodie cautelari in carcere, 12 arresti domiciliari e 8 obblighi di dimora.  Funzionari e imprenditori accusati a vario titolo di associazione a delinquere, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, corruzione, falso in atto pubblico, rivelazione di segreto d’ufficio, soppressione e occultamento di atti pubblici.

Disposto anche il sequestro preventivo di 14 imprese, 3 con sede in Ungheria, Austria e Romania, per un valore di circa 24 milioni di euro, e il sequestro, anche per equivalente, di disponibilità finanziarie, beni mobili e immobili per oltre 12,5 milioni di euro. Bloccata  l’erogazione di contributi indebiti per 3,5 milioni di euro.

Risultato immagini per immagine di scambio mazzette

Le inchieste degli inquirenti si possono suddividere in due tronconi di indagini: la prima relativa alla percezione indebita di finanziamenti pubblici, la seconda dell’operato dei funzionari pubblici che avrebbero dovuto controllare i requisiti e l’attribuzione dei punteggi per l’ammissione al contributo delle domande di finanziamento.

Controllate così le domande di finanziamento sulle misure 121 e 123 del PSR Sicilia 2007/2013 per circa 10 milioni di euro percepiti tra il 2012 e il 2018 da due società riconducibili agli imprenditori Giovanni e Francesco Di Liberto. In particolare la DI LIBERTO S.r.l., ha avuto quasi 6 milioni di euro per l’ammodernamento dell’azienda agricola e per la realizzazione di un mattatoio a Ciminna (PA) e la LPB Soc. Coop oltre 4 milioni di euro per la realizzazione di un complesso agro-industriale nel comune di Monreale (PA).

Risultato immagini per foto del procuratore francesco lo voi

Nella foto d’Archivio il Procuratore Capo di Palermo Francesco Lo Voi

Le indagini hanno consentito di accertare l’esistenza di una organizzazione criminale, ideata dai fratelli Di Liberto, finalizzata a ottenere in modo illecito finanziamenti pubblici concessi dalla Regione Siciliana con la complicità di professionisti e di Filippo Cangialosi, funzionario istruttore dell’I.P.A. di Palermo.

I Di Liberto, anche attraverso fatture false, sono riusciti a incassare indebitamente non solo le erogazioni relative a due domande di finanziamento, ma, nel mese di dicembre 2019, anche la prima tranche di una terza domanda di un sussidio di 2,5 min. La truffa è stata messa a segno documentando costi superiori a quelli sostenuti attraverso false fatturazioni emesse da società italiane ed estere.

La seconda attività di indagine ha dimostrato l’esistenza di pratiche clientelari volte a favorire alcune domande di finanziamento relative ai PSR Sicilia 2007/2013 e PSR Sicilia 2014/2020, realizzate da pubblici ufficiali in servizio all’IPA di Palermo. L’inchiesta ha svelato la complicità tra chi chiedeva finanziamenti e alcuni dirigenti e funzionari dell’IPA di Palermo. Lo scopo era ottenere finanziamenti pubblici milionari concessi dalla Regione Siciliana alterando o sostituendo i documenti presentati a supporto delle richieste.

La figura dominante dell’inchiesta  è quella di  Filippo Cangialosi. Cangialosi, che oltre a far avere sussidi indebiti a due imprenditori di Belmonte Mezzagno, sarebbe stato corrotto da Giuseppe Tavarella, un altro funzionario dello stesso ente e già legale rappresentante del CONSORZIO AGRARIO di Palermo S.c.a.r.l.

Cangialosi, in relazione alle domande di finanziamento e di pagamento presentate alla Regione da questa società, avrebbe attestato falsamente di aver svolto controlli, concludendo la procedura con esito positivo. In cambio il funzionario avrebbe ottenuto da Tavarella una corsia preferenziale per alcune domande di finanziamento presentate da soggetti a lui vicini.
Altro funzionario corrotto sarebbe Cosimo Antonino D’Amico, all’epoca dei fatti a capo dell’IPA di Palermo. D’Amico sarebbe stato avvicinato da uno degli indagati ,Giuseppe Guttadauro, per avere sussidi regionali per oltre 3,5 milioni di euro.

In particolare, D’Amico sarebbe intervenuto sui membri delle commissioni di controllo affinché condizionassero favorevolmente le valutazioni sulle istanze presentate da Guttadauro producendo false attestazioni, distruggendo documenti compromettenti per poi sostituirli con documenti regolari. In cambio avrebbe ottenuto la promessa che il suo nominativo sarebbe stato preso in considerazione per l’incarico di capo di gabinetto dell’Assessore all’Agricoltura della Regione Siciliana. I membri della commissione Lilli Napoli e Maria Concetta Catalano, invece, rispondono dei delitti di tentata truffa per il conseguimento di pubbliche erogazioni e falso.

Di rivelazione di segreti d’ufficio, falso ideologico e materiale in atto pubblico, soppressione occultamento e distruzione di atto pubblico sono indagati oltre a D’Amico e Cangialosi, Gaetano Ales, funzionario dell’IPA di Palermo, Vincenzo Geluso, all’epoca dei fatti sindaco del Comune di San Cipirello e attualmente componente dell’Ufficio di gabinetto dell’Assessore Regionale all’Agricoltura, e Salvatore Picardo responsabile dell’area 4 tecnica – SUAP del Comune di San Cipirello. Sono indagati in relazione ad una domanda di finanziamento di 159 mila euro presentata dal Comune di San Cipirello e relativa ad un progetto per la riqualificazione dell’area a parcheggio e la realizzazione di un centro di informazione turistica. Gli indagati avrebbero alterato atti pubblici, allegati alla pratica di finanziamento già assunta in carico dall’IPA di Palermo, inserendo delle date che non erano state indicate in sede di deposito. Il piano non è andato a buon fine perché l’opera non risultava inserita dal Comune nel programma triennale delle opere pubbliche.

In manette sono finiti i fratelli Giovanni Salvatore e Francesco Di Liberto, il primo amministratore unico della DI LIBERTO S.r.l. e il secondo ex rappresentante legale della GENERAL T.E.C. Soc. Coop., Filippo Cangialosi, ex funzionario dell’Ispettorato Provinciale dell’Agricoltura – I.P.A. di Palermo e attualmente in servizio al Dipartimento dell’Agricoltura dell’Assessorato Regionale all’Agricoltura e Paolo Guarrusso, amministratore unico della MEATECH Gmbh.

Arresti domiciliari per Vincenzo Geluso, ex sindaco del Comune di San Cipirello e attualmente componente dell’Ufficio di gabinetto dell’Assessore Regionale all’Agricoltura; Antonio Cosimo D’Amico, ex ispettore capo dell’I.P.A. di Palermo e attualmente Dirigente del Dipartimento dell’Agricoltura dell’Assessorato Regionale all’Agricoltura; Maurizio Di Liberto, tecnico progettista della DI LIBERTO S.r.l., Nunzia Pipitone, prestanome e moglie di Salvatore Di Liberto, Roberto Percivale, intermediario all’estero dei fratelli Di Liberto, Marco Iuculano, rappresentante legale della LPB Soc. Coop., Giovanni Calì, attuale rappresentante legale della GENERAL T.E.C. Soc. Coop., Riccardo Puccio e Francesco Sclafani, ingegneri di Marineo, Giuseppe Guttadauro, avvocato e imprenditore agricolo, Alessandro Li Destri, imprenditore agricolo e Giuseppe Taravella, rappresentante del Consorzio Agrario di Palermo S.c.a.r.l. e poi in servizio presso l’Ispettorato dell’agricoltura di Palermo.

Obbligo di dimora nel comune di residenza per Lilli Napoli e Maria Luisa Virga, dirigenti presso l’I.P.A. di Palermo, Gaetano Ales, funzionario dell’IPA di Palermo, Salvatore Picardo, responsabile dell’area 4 tecnica – SUAP del Comune di San Cipirello, Ciro Spinella, agronomo di Marineo, Girolamo Lo Cascio,r appresentante legale della GENERAL T.E.C. Soc. Coop., Alessandro Russo, tecnico progettista della DI LIBERTO S.r.l. e Maria Concetta Catalano, dirigente dell’Ufficio intercomunale dell’agricoltura «Basse Madonie».

Scala dei Turchi sotto sequestro: perchè la Soprintendenza di Agrigento non è mai intervenuta?

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Il provvedimento di sequestro della Scala dei Turchi innesca alcune polemiche..      E’ stato  iscritto nel registro degli indagati il presunto proprietario, Ferdinando Sciabbarrà   E questa è la motivazione diffusa dal Procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio:. “Ricorre l’urgente necessità di sottrarre la Scala dei Turchi alla libera disponibilità” dell’indagato “affinché cessino le conseguenze della sua occupazione illegittima, sine titulo, di un bene intrinsecamente destinato alla pubblica regolare fruizione

Occorre, inoltre, evitare –  attraverso una gestione pubblica del bene sottratta all’indagato che il sito continui a essere vandalizzato”. “Senza dire, infine, che solo il gestore pubblico può mettere in atto tutte le costose attività di prevenzione e di messa in sicurezza volte, da un lato, a tutelare i visitatori del sito e dall’altro, ad impedire che le frane del materiale terroso a monte della marna bianca danneggino irrimediabilmente la stessa“.

 “Si tratta di interventi particolarmente urgenti, sollecitati anche dalla Polizia giudiziaria, atteso che le piogge del mese di dicembre hanno provocato gravi e devastanti frane sulla marna bianca e che l’approssimarsi della stagione turistica esponga i visitatori del sito a un concreto pericolo di vita“.

Ne consegue — la necessità di un intervento di urgenza del pm che sottragga il bene al privato oggetto di indagini e lo affidi a un custode pubblico che si ritiene di individuare nel dirigente della struttura territoriale dell’Ambiente di Agrigento-Caltanissetta della Regione siciliana e nel Sovrintendente ai Beni culturali e ambientali di Agrigento. I funzionari “prenderanno in carico l’area, dopo l’apposizione dei sigilli da parte del delegato organo di Pg, al fine di evitare ulteriori danneggiamenti del sito, di evitare danni a persone e cose e di regolamentare la fruizione del bene pubblico ai cittadini visitatori dell’area”.

Il magistrato, che definisce il sito “così bello e prezioso” ribadisce che la Scala dei Turchi “presenta purtroppo delle debolezze geologiche intrinseche”. “Tutta l’area è interessata da crolli dello strato di calcarenite bruna che si sovrappone alle marne bianche che si ribaltano nella sottostante scogliera, frequentata assiduamente da turisti e bagnanti anche nel periodo invernale”.

 

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Nella foto sopra il Procuratore di Agrigento dr.Luigi Patronaggio

“Il pericolo costituito alle frane è stato segnalato sia dal Comune di Realmonte che dalla Capitaneria di porto di Porto Empedocle che dall’Assessorato Regionale al Territorio e Ambiente – afferma Patronaggio  nel provvedimento – i quali si sono prodigati, in questi ultimi anni, nell’emanare ordinanze e divieti purtroppo molte volte disapplicati e violati“. E ricorda la messa in sicurezza effettuata dal Commissario di Governo contro il dissesto idrogeologico nella Regione siciliana.

“Resta da mettere in sicurezza tutto il versante Ovest del costone, dove anche recentemente si è verificata una importante frana che ha costretto il sindaco di Realmonte ad emettere una ordinanza di interdizione al pubblico di accesso all’area”. “Infine, va segnalato – conclude il Procuratore – che a causa delle piogge di dicembre scorso centinaia di piccoli e medi massi si sono staccati dalla parte sommitale del versante Ovest e sono franati sulla marna bianca in basso.

Anomala la posizione di Ferdinando Scialabba indagato per danneggiamento al patrimonio archeologico, storico e artistico nazionale “per non avere impedito in qualità di possessore di fatto del sito il danneggiamento e il deterioramento del sito” di Scala dei Turchi. Per il Procuratore Luigi Patronaggio “le condotte di Ciabbarrà si sono protratte attraverso atti giuridici e rivendicazioni della proprietà, almeno fino all’ottobre 2019, data in cui ha tentato di concludere con il Comune di Realmonte l’accordo di sfruttamento del sito”, come scrive nel provvedimento di sequestro di Scala dei Turchi, “Vanno poi aggiunti i tentativi da parte dell’indagato di perimetrare il sito con apposizione di paletti e cartelli”.

Il luogo meraviglioso, candidato a diventare patrimonio dell’umanità dell’UNESCO, si sta infatti lentamente sgretolando.

E’ intervenuta anche  l’associazione ambientalista MareAmico, che da anni documenta l’abbandono del tratto di costa siciliano. Una situazione difficile che si sta aggravando ulteriormente   L’eccessiva cementificazione attorno alla Scala dei Turchi ha modificato il normale deflusso delle acque meteoritiche. A peggiorare il tutto, poi, è l’esagerata frequentazione del luogo.

Secondo quanto spiegato dall’Associazione MareAmico,  va interdetto il versante ovest che si affaccia sul lido Rossello. Misure urgenti, alle quali poi vanno fatte seguire una tempestiva programmazione e una seria gestione del sito che preveda il contingentamento delle presenze.

I detriti di marna a Scala dei Turchi sono collassati sui gradoni naturali della maestosa scogliera di Realmone. Alcuni mesi fa, il sito era stato riaperto alla fruizione dopo la chiusura ordinata in seguito al crollo del lato est, ripristinato con un’opera di disgaggio, intervento necessario alla messa in sicurezza in tempi brevi della parete rocciosa, finanziato dalla Regione Sicilia.

La Scala dei Turchi rappresenta una grande attrazione turistica e di visitatori della provincia di Agrigento: ogni anno richiama centinaia di migliaia di visitatori provenienti dal resto d’Italia, dall’Europa e dal mondo. La situazione di degrado in cui sta versando porta una ricaduta negativa sull’aspetto turistico e di conseguenza su quello economico di tutto il territorio circostante.

Ma il fatto che più salta agli occhi è la regolare catastazione eseguita all’epoca in accordo con il segretario del Comune  che riconduce il sito alla proprietà privata.     Come è stato possibile consentire la costruzione in quel luogo tanto peculiare e turistico? E la Soprintendenza di Agrigento perchè non è mai intervenuta?  Cosa ha fatto in questi decenni?   Perchè si scopre soltanto adesso che l’occupazione della Scala dei turchi è arbitraria ed abusiva?     I procedimenti amministrativi in particolare -ci chiediamo e rivolgiamo la domanda alla Soprintendente ai beni culturali di Agrigento che ha avuto adesso l’onere giudiziario della “custodia pubblica” non richiedono il requisito della tempestività?

La parola-informa l’indagato Scialabba- spetterà adesso alla difesa che ha tanti ingredienti da opporre.  Un fatto è certo: la Magistratura si sostituisce spesso- assumendosi piena responsabilità- agli amministratori e dirigenti locali laddove sono evidenti debolezze e storture pubbliche

Incendio in un appartamento a S.G.La Punta di Catania: muore una donna

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Un incendio  al secondo piano di una palazzina di San Giovanni la Punta ha provocato il decesso di una donna di 72 anni ,incendio divampato nel suo appartamento.. Gravemente ustionato il marito  rianimato sul posto e portato in ospedale. Le fiamme sono state spente dai vigili del fuoco del comando provinciale di Catania che stanno lavorando anche per accertare le cause del rogo.       Il verbale dei vigili del fuoco -si apprende – è all’esame della Procura etnea che ha aperto un’inchiesta per chiarire le cause dell’incendio

Tragedia sulla strada di Ortigia(Siracusa): due giovani perdono la vita nello schianto

 

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SIRACUSA

Tragedia stamane, dopo le 4, al lungomare Vittorini nel centro storico di Ortigia. Due giovani, tra i 17 e 22 anni, sono morti e altri tre sono rimasti feriti in seguito allo scontro dell’auto sulla quale viaggiavano, una Ford Fiesta, contro uno dei piloni che sorreggono gli archi del Belvedere San Giacomo.     La polizia locale sta  ricostruendo la dinamica della tragedia.

I giovani avevano trascorso la serata in Ortigia e stavano facendo ritorno a casa, ma  il conducente dell’auto- non si sa ancora la causa- avrebbe perso il controllo del mezzo andandosi a schiantare. I vigili del fuoco hanno estratto uno dei quattro dalle lamiere. Pronto l’intervento urgente o in ospedale con il 118, ma per due di loro i sanitari hanno allargato le braccia

Le vittime sono Benedetto Di Maria, 22 anni, e Loris Fazzina.  La Procura di Siracusa ha disposto il sequestro dell’autovettura, una Ford Fiesta, che si è schiantata contro un pilone. Sono stati ricoverati in ospedale gli altri passeggeri dell’auto: uno di loro è stato sottoposto ad intervento chirurgico, gli altri due- più “fortunati” rispetto ai compagni deceduti – hanno  riportato lesioni varie  e fratture  .