Corruzione Genio civile di Messina: le mazzette registrate in diretta con le “cimici” dalla Polizia

Privilegi, un soggiorno in albergo, mazzette per ogni appalto al dirigente del Genio civile

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MESSINA

Corruzione, rivelazione di segreto d’ufficio e fittizia intestazione di beni.Sono questi i reati che hanno indotto la Questura di Messina ad arrestare un funzionario pubblico del Genio civile i Messina e un altro di Trapani. Entrambi avrebbero intascato delle mazzette. L’inchiesta, chiamata ‘Ottavo cerchio’, ha preso il via la notte di Capodanno del 2019, quando furono sparati dei colpi di pistola contro la saracinesca di un esercizio commerciale, una tabaccheria sita in zona Camaro.

Dapprima si pensò che l’episodio “costituisse un preciso segnale intimidatorio rivolto ai titolari dell’esercizio per un possibile intento estorsivo”, poi approfondite le indagini si è scoperta “l’esistenza di un sistema di corruzione che coinvolgeva, a vario titolo, persone operanti sia nel settore pubblico che in quello privato”.

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Quattordici, in totale, le persone indagate, undici delle quali raggiunte da misure cautelari. È anche in corso di esecuzione il sequestro preventivo del complesso di beni e utilità economiche di una società commerciale.

Secondo quanto emerso dalle indagini coordinate dal Procuratore capo di Messina Maurizio de Lucia, tra gli arrestati di oggi, un imprenditore avrebbe stipulato un accordo con un funzionario del Genio Civile. Per ogni appalto vinto avrebbe pagato duemila euro.

Le mazzette intascate dai due funzionari di Messina e di Trapani sono state registrate in diretta dalle ‘cimici’ degli investigatori della Squadra mobile di Messina. In particolare, le intercettazioni hanno registrato le tangenti durante le conversazioni degli indagati. In un caso, sarebbe stato offerto al dirigente del Genio Civile un soggiorno in albergo e altri privilegi.

Fra le persone finite in manette, c’è anche una ‘talpa’ al Palazzo di giustizia di Messina che passava notizie riservate ad alcuni imprenditori. Si tratta dell’autista di un magistrato, accusato di corruzione, che è agli arresti domiciliari. Era in servizio alla Direzione distrettuale antimafia di Messina.

 

 

Scala dei Turchi sotto sequestro: perchè la Soprintendenza di Agrigento non è mai intervenuta?

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Il provvedimento di sequestro della Scala dei Turchi innesca alcune polemiche..      E’ stato  iscritto nel registro degli indagati il presunto proprietario, Ferdinando Sciabbarrà   E questa è la motivazione diffusa dal Procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio:. “Ricorre l’urgente necessità di sottrarre la Scala dei Turchi alla libera disponibilità” dell’indagato “affinché cessino le conseguenze della sua occupazione illegittima, sine titulo, di un bene intrinsecamente destinato alla pubblica regolare fruizione

Occorre, inoltre, evitare –  attraverso una gestione pubblica del bene sottratta all’indagato che il sito continui a essere vandalizzato”. “Senza dire, infine, che solo il gestore pubblico può mettere in atto tutte le costose attività di prevenzione e di messa in sicurezza volte, da un lato, a tutelare i visitatori del sito e dall’altro, ad impedire che le frane del materiale terroso a monte della marna bianca danneggino irrimediabilmente la stessa“.

 “Si tratta di interventi particolarmente urgenti, sollecitati anche dalla Polizia giudiziaria, atteso che le piogge del mese di dicembre hanno provocato gravi e devastanti frane sulla marna bianca e che l’approssimarsi della stagione turistica esponga i visitatori del sito a un concreto pericolo di vita“.

Ne consegue — la necessità di un intervento di urgenza del pm che sottragga il bene al privato oggetto di indagini e lo affidi a un custode pubblico che si ritiene di individuare nel dirigente della struttura territoriale dell’Ambiente di Agrigento-Caltanissetta della Regione siciliana e nel Sovrintendente ai Beni culturali e ambientali di Agrigento. I funzionari “prenderanno in carico l’area, dopo l’apposizione dei sigilli da parte del delegato organo di Pg, al fine di evitare ulteriori danneggiamenti del sito, di evitare danni a persone e cose e di regolamentare la fruizione del bene pubblico ai cittadini visitatori dell’area”.

Il magistrato, che definisce il sito “così bello e prezioso” ribadisce che la Scala dei Turchi “presenta purtroppo delle debolezze geologiche intrinseche”. “Tutta l’area è interessata da crolli dello strato di calcarenite bruna che si sovrappone alle marne bianche che si ribaltano nella sottostante scogliera, frequentata assiduamente da turisti e bagnanti anche nel periodo invernale”.

 

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Nella foto sopra il Procuratore di Agrigento dr.Luigi Patronaggio

“Il pericolo costituito alle frane è stato segnalato sia dal Comune di Realmonte che dalla Capitaneria di porto di Porto Empedocle che dall’Assessorato Regionale al Territorio e Ambiente – afferma Patronaggio  nel provvedimento – i quali si sono prodigati, in questi ultimi anni, nell’emanare ordinanze e divieti purtroppo molte volte disapplicati e violati“. E ricorda la messa in sicurezza effettuata dal Commissario di Governo contro il dissesto idrogeologico nella Regione siciliana.

“Resta da mettere in sicurezza tutto il versante Ovest del costone, dove anche recentemente si è verificata una importante frana che ha costretto il sindaco di Realmonte ad emettere una ordinanza di interdizione al pubblico di accesso all’area”. “Infine, va segnalato – conclude il Procuratore – che a causa delle piogge di dicembre scorso centinaia di piccoli e medi massi si sono staccati dalla parte sommitale del versante Ovest e sono franati sulla marna bianca in basso.

Anomala la posizione di Ferdinando Scialabba indagato per danneggiamento al patrimonio archeologico, storico e artistico nazionale “per non avere impedito in qualità di possessore di fatto del sito il danneggiamento e il deterioramento del sito” di Scala dei Turchi. Per il Procuratore Luigi Patronaggio “le condotte di Ciabbarrà si sono protratte attraverso atti giuridici e rivendicazioni della proprietà, almeno fino all’ottobre 2019, data in cui ha tentato di concludere con il Comune di Realmonte l’accordo di sfruttamento del sito”, come scrive nel provvedimento di sequestro di Scala dei Turchi, “Vanno poi aggiunti i tentativi da parte dell’indagato di perimetrare il sito con apposizione di paletti e cartelli”.

Il luogo meraviglioso, candidato a diventare patrimonio dell’umanità dell’UNESCO, si sta infatti lentamente sgretolando.

E’ intervenuta anche  l’associazione ambientalista MareAmico, che da anni documenta l’abbandono del tratto di costa siciliano. Una situazione difficile che si sta aggravando ulteriormente   L’eccessiva cementificazione attorno alla Scala dei Turchi ha modificato il normale deflusso delle acque meteoritiche. A peggiorare il tutto, poi, è l’esagerata frequentazione del luogo.

Secondo quanto spiegato dall’Associazione MareAmico,  va interdetto il versante ovest che si affaccia sul lido Rossello. Misure urgenti, alle quali poi vanno fatte seguire una tempestiva programmazione e una seria gestione del sito che preveda il contingentamento delle presenze.

I detriti di marna a Scala dei Turchi sono collassati sui gradoni naturali della maestosa scogliera di Realmone. Alcuni mesi fa, il sito era stato riaperto alla fruizione dopo la chiusura ordinata in seguito al crollo del lato est, ripristinato con un’opera di disgaggio, intervento necessario alla messa in sicurezza in tempi brevi della parete rocciosa, finanziato dalla Regione Sicilia.

La Scala dei Turchi rappresenta una grande attrazione turistica e di visitatori della provincia di Agrigento: ogni anno richiama centinaia di migliaia di visitatori provenienti dal resto d’Italia, dall’Europa e dal mondo. La situazione di degrado in cui sta versando porta una ricaduta negativa sull’aspetto turistico e di conseguenza su quello economico di tutto il territorio circostante.

Ma il fatto che più salta agli occhi è la regolare catastazione eseguita all’epoca in accordo con il segretario del Comune  che riconduce il sito alla proprietà privata.     Come è stato possibile consentire la costruzione in quel luogo tanto peculiare e turistico? E la Soprintendenza di Agrigento perchè non è mai intervenuta?  Cosa ha fatto in questi decenni?   Perchè si scopre soltanto adesso che l’occupazione della Scala dei turchi è arbitraria ed abusiva?     I procedimenti amministrativi in particolare -ci chiediamo e rivolgiamo la domanda alla Soprintendente ai beni culturali di Agrigento che ha avuto adesso l’onere giudiziario della “custodia pubblica” non richiedono il requisito della tempestività?

La parola-informa l’indagato Scialabba- spetterà adesso alla difesa che ha tanti ingredienti da opporre.  Un fatto è certo: la Magistratura si sostituisce spesso- assumendosi piena responsabilità- agli amministratori e dirigenti locali laddove sono evidenti debolezze e storture pubbliche

NAPOLI: SEQUESTRI APPARTAMENTI A BOSS DEL CLAN MAZZARELLA

 

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Napoli

Un gran da fare per gli agenti della Sezione Misure di Prevenzione Patrimoniali  della Divisione Polizia Anticrimine della Questura di Napoli, che hanno notificato ieri   due decreti di sequestro di beni emessi dal Tribunale di Napoli – Sezione Misure di Prevenzione(nella foto sopra).

Gli inquirenti hanno svolto indagini tese a scoprire patrimoni veloci ed illecitamente posseduti.   Nella rete è finito un appartenente al Clan Mazzarella A lui è  stato sequestrato ad A.E., 46enne napoletano , un appartamento sito in via Pisanelli la cui provenienza è da ricondursi all’illecita attività dell’uomo.

Altro sequestro.  In Via Carbonari è stato sottoposto a sequestro un appartamento acquistato in assenza di disponibilità economiche lecite da R.D.V., 53enne napoletano anch’egli contiguo al clan Mazzarella, attualmente detenuto in seguito ad una condanna a 28 anni di reclusione per aver partecipato ad un’associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti operante nella zona del centro storico di Napoli.   Si apprende che il valore  complessivo dei beni sottoposti a sequestro ammonta a circa 300mila euro.   La parola ora spetta alla difesa.

 

Mafia delle “bionde”: scacco delle Fiamme gialle

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Napoli-

Scacco matto della Guardia di Finanza di Napoli alla Mafia del contrabbando. Il Comando Provinciale  nell’ambito della costante attività di controllo economico del territorio, ha sequestrato, nell’agro nocerino-sarnese, oltre 8 tonnellate di sigarette di contrabbando per un totale di 40.500 stecche provenienti dall’est Europa, che avrebbero fruttato sul mercato quasi 2 milioni di euro. In particolare, i finanzieri della Compagnia di Giugliano in Campania, dopo aver notato un furgone che per un lungo tragitto precedeva un TIR con targa polacca, hanno avviato un inseguimento che si è protratto fino a quando il camioncino e l’autotreno sono entrati all’interno dei magazzini di una società di logistica di Mercato San Severino.
Le Fiamme gialle scoprivano che le “bionde” erano nascoste dietro dei bancali ricolmi di “corn flakes” ed avevano il marchio falso della “Marlboro Light”. I pacchetti, infatti, riportavano tutti lo stesso codice alfanumerico per la tracciatura del prodotto. Al termine dell’operazione, i finanzieri, oltre ad aver intercettato le sigarette e sequestrato il TIR, il furgone e i prodotti alimentari utilizzati come carico di copertura, hanno tratto in arresto i 3 corrieri di nazionalità ucraina.

Secondo un consuntivo del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli ,nel 2019 le Fiamme gialle hanno  operato 1.323 interventi, sequestrato oltre 70 tonnellate di tabacchi, denunciato 700 soggetti e ammanettati altri 109.

Tragedia sulla strada di Ortigia(Siracusa): due giovani perdono la vita nello schianto

 

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SIRACUSA

Tragedia stamane, dopo le 4, al lungomare Vittorini nel centro storico di Ortigia. Due giovani, tra i 17 e 22 anni, sono morti e altri tre sono rimasti feriti in seguito allo scontro dell’auto sulla quale viaggiavano, una Ford Fiesta, contro uno dei piloni che sorreggono gli archi del Belvedere San Giacomo.     La polizia locale sta  ricostruendo la dinamica della tragedia.

I giovani avevano trascorso la serata in Ortigia e stavano facendo ritorno a casa, ma  il conducente dell’auto- non si sa ancora la causa- avrebbe perso il controllo del mezzo andandosi a schiantare. I vigili del fuoco hanno estratto uno dei quattro dalle lamiere. Pronto l’intervento urgente o in ospedale con il 118, ma per due di loro i sanitari hanno allargato le braccia

Le vittime sono Benedetto Di Maria, 22 anni, e Loris Fazzina.  La Procura di Siracusa ha disposto il sequestro dell’autovettura, una Ford Fiesta, che si è schiantata contro un pilone. Sono stati ricoverati in ospedale gli altri passeggeri dell’auto: uno di loro è stato sottoposto ad intervento chirurgico, gli altri due- più “fortunati” rispetto ai compagni deceduti – hanno  riportato lesioni varie  e fratture  .

GUARDIA DI FINANZA: “IL MAR MEDITERRANEO BACINO MONDIALE DI TRAFFICI ILLECITI..”

Palermo

Arrestati dalla Guardia di Finanza di Palermo  17 persone – italiani, libici ed egiziani, e provvedimento di  sequestro di 8 imbarcazioni utilizzate per il trasporto di 6,7 tonnellate di tabacchi lavorati esteri prodotti in Tunisia e negli Emirati Arabi Uniti, oltre a 160.000 euro in contanti.

L’intera operazione ha richiesto  l’impiego di numerosi mezzi aerei e navali, costieri e alturieri, del Reparto Operativo Aeronavale di Palermo e del Gruppo Aeronavale di Messina, in coordinamento con gli investigatori del Nucleo di Polizia economico finanziaria di Palermo…

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Si apprende dagli investigatori che  un aereo ATR 42 del Gruppo di Esplorazione Marittima della Guardia di Finanza di Pratica di Mare, in servizio di ricognizione nel canale di Sicilia, ha segnalato  le rotte anomale di due imbarcazioni al largo di Lampedusa, che dapprima navigavano affiancate per poi dirigere verso i due estremi meridionali dell’Isola, ovvero al largo di Mazara del Vallo e Siracusa.

Il Reparto Operativo Aeronavale di Palermo ha, quindi, dislocato diverse unità aeronavali, anche sulla base delle prime analisi investigative degli specialisti del GICO del Nucleo di Polizia economico finanziaria di Palermo.

Lo sviluppo dello scenario operativo- spiegano i militari delle Fiamme Gialle – portava ad accertare che le due imbarcazioni, ciascuna di oltre 20 metri, adottando lo stesso schema illecito, stazionavano ai limiti delle acque territoriali ove aspettavano imbarcazioni veloci, provenienti dalla costa, per il trasbordo delle casse di sigarette –  -Il dispositivo integrato di contrasto approntato si è attivato nel momento in cui i gommoni facevano rientro all’interno delle 12 miglia, dove sono stati fermati dalle imbarcazioni del Corpo, che poi si sono messe all’inseguimento delle “navi madri” che nel frattempo stavano cercando, senza successo, di riprendere il largo in direzione Nord Africa”.

Tutte le imbarcazioni contrabbandiere sono state abbordate e condotte a terra nei porti di Mazara del Vallo e Siracusa. Sono stati arrestati sia gli 11 membri dell’equipaggio delle due imbarcazioni nordafricane, di nazionalità egiziana e libica, sia 6 italiani, acquirenti del TLE di contrabbando, originari della Provincia di Trapani e di Siracusa.

Le circa 7 tonnellate di sigarette, destinate a rifornire i mercati siciliani e in particolare la piazza di Palermo avrebbero fruttato all’organizzazione criminale introiti per oltre 1 milione di euro.

“Il Mar Mediterraneo si conferma, in definitiva, uno dei bacini mondiali maggiormente interessati dai traffici illeciti”, dicono dalla Guardia di Finanza. “In questo scenario, la Guardia di Finanza svolge il suo ruolo esclusivo di “polizia del mare”, potendo sfruttare le potenzialità di un dispositivo integrato tra la componente investigativa territoriale e quella aeronavale, costiera e di altura, tanto per il controllo delle frontiere esterne, quanto per la difesa degli interessi economico-finanziari del Paese e dell’Unione Europea“.

 

Catania,evadono il fisco di oltre 10 milioni di euro: la Finanza sequestra i loro beni

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L’Agenzia delle entrate individua grandi evasori, interpella il settore operativo della Guardia di Finanza e sequestra.  Sono finiti i tempi in cui chi evadeva grandi somme restava impunito . Beni per un valore complessivo di oltre 3 milioni di euro sono stati sequestrati da finanzieri del Comando provinciale di Catania a Francesco e Sergio Lo Trovato, padre e figlio di 87 e 52 anni, rispettivamente amministratore di fatto (nonché direttore generale) e presidente del Cda del Consorzio siciliano di riabilitazione Società consortile arl. L’accusa della Procura è dichiarazione infedele.

 

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Secondo gli inquirenti i due avrebbero sottratto al pagamento delle imposte, dal 2013 al 2016, redditi complessivi per oltre 10 milioni di euro. L’Ires evasa, pari a oltre 3 milioni, è stata sottoposta a sequestro. Il Consorzio, costituito nel 1980 e con sede a Viagrande (Catania), svolge quale attività prevalente quella di fisioterapia mediante la gestione diretta di 19 centri di riabilitazione dislocati tra Catania, Siracusa, Ragusa, Enna, Trapani e Caltanissetta. 

Napoli, : bimbo di 4 anni cade nella piscina e muore davanti agli sposi

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Pozzuoli.      Un bimbo  di appena 4 anni è morto annegato ieri sera nella piscina del lido “Kora” di Lucrino durante un matrimonio. Il piccolo Davide M., secondo di quattro figli di una coppia di Maddaloni,  è finito nella piscina dove altri bambini stavano facendo il bagno. 
Il corpo esanime del piccolo è stato scoperto da  un’animatrice che si è tuffata in acqua. Inutili sono stati i tentativi di rianimazione e la corsa al pronto soccorso dell’ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli dove è stato constatato il decesso. La salma è stata trasferita presso il secondo Policlinico di Napoli..         Intanto la Procura ha disposto l’esecuzione di una autopsia per accertare le cause della morte.

Come in questi casi avviene ritualmente la piscina è stata sequestrata, per le indagini in corso, dall’Autorità giudiziaria compresa  l’area circostante dove era in corso la cerimonia nuziale.

 

Vittoria in mano alla Mafia: il turismo ucciso da criminali-spazzatura tipo Rosario Greco

 

Anche il commissariato appartiene alla mafia:  stabile sequestrato dai colleghi della Finanza

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La Guardia di Finanza notifica il provvedimento ai poliziotti

Vittoria, anche la sede della polizia appartiene alla mafia: e lo stabile finisce sotto sequestro

VITTORIA (RAGUSA) –

Vittoria è scossa ancora dall’episodio di cui si è reso protagonista  il pregiudicato -criminale Rosario Greco che ha travolto e ucciso i piccoli cuginetti Alessio e Simone..  ” Per lui -ha affermato il vicepremier Di Maio non basta neppure il carcere….” I genitori in occasione del funerale hanno annunziato di andare via dalla città..   Sembra che questo criminale abbia infettato oramai l’intera città. Non basterebbero decenni di campagna promozionale sul turismo per rilanciare Vittoria- osserviamo noi di SUD LIBERTA‘ – se ancora questo immondo sacco di spazzatura dal nome di Rosario Greco, non venisse catapultato fuori per sempre dalla città siciliana .

.Il vescovo di Ragusa Carmelo Cuttitta non si dà pace per la tragedia «Quando ho saputo di questa terribile notizia – afferma monsignor Carmelo Cuttitta – non ho trattenuto le lacrime, lo confesso». Da venerdì mattina il dodicenne, che aveva perso le gambe, quasi del tutto tranciate nel terribile impatto, era ricoverato nel reparto di terapia intensiva neonatale del policlinico di Messina..Ogni terapia non è bastata a farlo rimanere in vita. Siamo rammaricati», afferma Eloise Gitto, direttrice del reparto.., Oggi altra notizia choc: si scopre che a Vittoria comune commissariato per Mafia, anche l’immobile che ospita il commissariato di Polizia, è riconducibile ai clan mafiosi. L’edificio  è stato sequestrato dalla Guardia di Finanza nell’ambito del sequestro dei beni della famiglia Luca di Gela.

La proprietà per una quota parte del 50% è di Rocco Luca, figlio di Salvatore, finito in carcere assieme allo zio perché indagati con accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. L’affitto pagato  ai proprietari dell’immobile è di 105 mila euro l’anno. I Luca, a cui fa capo il gruppo Lucauto di Gela, sarebbero subentrati al 50% nella proprietà dell’immobile dopo che lo stesso era stato posto in vendita all’asta dal Tribunale di Ragusa nel 2012. L’altra parte  dell’edificio è di un commerciante di Vittoria. I poliziotti che prestano servizio  al commissariato sono ancora increduli alla notizia notificata dai colleghi militari della Finanza

MAXI OPERAZIONE ISOLA BELLA DELLA GUARDIA DI FINANZA A TAORMINA

Il  clan che controllava le attività economiche di Taormina in ginocchio: 31 arresti e sequestri beni in corso

Il clan mafioso Cintorino, legato alla cosca Cappello e attivo a Calatabiano e nel Messinese tra Giardini Naxos e Taormina subisce oggi un duro colpo dalla Guardia di Finanza. Militari delle Fiamme Gialle stanno eseguendo un’ordinanza cautelare nei confronti di 31 indagati: 26 in carcere e 5 ai domiciliari. . I reati ipotizzati, a vario titolo, sono associazione mafiosa, estorsioni, usura, trasferimento fraudolento di valori e narcotraffico.

E’ in corso anche un sequestro di beni riconducibili al gruppo Cappello-Cintorino e alla “famiglia” Santapaola-Ercolano per un milione di euro: una società di noleggio di acquascooter, un bar e un lido balneare di Giardini Naxos e una ditta attiva nel settore dei lavori edili. Nella rete di attività economiche più redditizie del clan la Dda di Catania indica il business delle escursioni turistiche con barche da diporto nel tratto di mare antistante Isola Bella di Taormina.

Le indagini (che sono state attivate e curate in una prima fase dalla Compagnia dei finanzieri di Riposto) attestano come il clan Cintorino sia particolarmente radicato ed attivo nella propria “roccaforte” storica di Calatabiano ed opera ancora sotto l’egida di Mario Pace, storico componente del clan Cappello già condannato all’ergastolo che, durante i permessi premio, organizzava “summit”, dava disposizione e ribadiva la propria egemonia nel Clan.

Figura apicale del clan Cintorino  è Carmelo Porto che riveste il ruolo di reggente fino alla scarcerazione di altro esponente storico:  Salvatore Trovato il quale, dopo circa un ventennio di detenzione, recuperava le redini del gruppo. Figura di grande spessore emersa dalle attività è quella di Gaetano Di Bella, soggetto incensurato che fa da tramite tra la famiglia catanese Cappello e Carmelo Porto.

Ed infine altro afflusso di denaro per il clan Cintorino era il  traffico di stupefacenti (cocaina, hashish e marijuana), in relazione al quale è stata tracciata l’esistenza di plurimi e stabili canali di rifornimento, che hanno permesso al clan Cintorino di superare i “danni” causati dai sequestri operati dalla Guardia di Finanza nel corso delle indagini (kg. 1 di cocaina, kg. 1,5 di hashish e kg. 1 di marijuana).

L'estate all'Isola Bella "business" della mafia: in corso 31 arresti