“GLADIATORI E SCHIAVI” IN VENDITA

 

Stasera in tv Spartacus il film di Kubrick: il capolavoro di Stanley Kubrick stasera in tv su Iris Spartacus

Come nel film di Kubrick:   I gladiatori e Spartacus

NEL MARASMA GENERALE L’ISTITUTO INCREMENTO IPPICO DI CATANIA: PERSONALE “IN DISPONIBILITA

 

DI  RAFFAELE  LANZA

 

Il coro è unanime, la conclusione è univoca  L’Istituto Incremento ippico di Catania non è più l’ente museo, cavalli in mostra e carrozze di altri tempi da ammirare: è ,in questo momento, soltanto l’arena in cui  si combatte per il mantenimento del posto o l’ottenimento di vantaggi . L’interesse generale –pur nella nobile presenza della baronessa/principessa Caterina Grimaldi  la cui famiglia si occupa da diverse generazioni dell’allevamento di equini– è da tempo fuori di ogni attenzione. 

  I suoi dipendenti, un tempo veri gladiatori dell’ente,li conosciamo tutti, uno ad uno, ricordiamo che dimostravano di essere davvero valorosi rispetto alla controparte(direzione) oggi malgrado l’  azione di contrasto , l’ente autonomo li ha tramutati in  “schiavi” di un sistema ammalato,che ha mostrato una grave  frattura, difficilmente colmabile, forse del tutto incolmabile al punto  essi sono arrivati.. 

 

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I dipendenti ci telefonano in redazione, in tanti ricordiamo insieme i momenti belli in cui curavamo un impegno sindacale regionale molto comunicativo ed efficace, la direzione dell’ente , prima con il dott. Paladino poi con il dott. Alessandra e Bentivegna,rispettava e riscontrava le nostre richieste sindacali diffuse all’opinione pubblica. Oggi la situazione generale è catastrofica,troppa tensione sociale, e mancanza di coraggio nelle decisioni -oneste- da assumere. 

Come vedete abbiamo pubblicato una foto che ritrae il leggendario  attore statunitense  Kirk Douglas interpretare “Spartacus”     Ma chi  è oggi  l’interprete vero, spontaneo, deciso,altruista,  degli interessi dei lavoratori dell’Istituto Incremento ippico?   Dov’è un uomo come Spartacus, signori mei?   Non  vediamo proprio alcun soggetto capace di  interpretare un interesse generale   Ricorsi, denunce penali per “distrazione provvisoria” delle somme destinate al pagamento dell’Istituto Vacanza contrattuale-oggi quasi interamente pagata, dipendenti intimiditi  dalla direzione,lettere, richieste al Prefetto, ricorso amministrativo d’urgenza, dialogo con diversi e noti avvocati.       Questo ente è divenuto una coda impropria del Tribunale di Catania

 

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Credo che anche i sindacalisti siano d’accordo oggi nel ritenere che le determinazioni dirigenziali che suscitano tanta indignazione siano il prodotto di una politica che vuole-purtroppo- il rilancio dell’ente tramite  tanta, tanta obbedienza cieca.   Da parte di tutti: dal commissario ad acta al direttore fino agli ex stallieri, attuali istruttori direttivi.  Parola d’ordine: “Fate silenzio, via gli striscioni sindacali dai balconi, sotto i tacchi le “contrattazioni sindacali” (francamente neanche poi neanche molto risolute,chiare e contrastanti), ignorate le proteste. Obbedite e basta”      Ricordiamo i punti essenziali  di un recente ‘intervento sindacale a firma della FpCgil, Uil, Sadirs, Ugl.

Eccolo:    “Senza alcun criterio logico, in forza di provvedimenti adottati d’imperio e unilateralmente, l’Istituto Incremento Ippico di Catania ha posto in eccedenza con la illegittima e illogica delibera del Commissario ad acta n. 1 del 9.3.2021 (All.2), i lavoratori che non hanno deciso volontariamente di “ricollocarsi” in categorie inferiori, dalla C di istruttore alla A di operatore, procedendo a declassare anche coloro che hanno confermato la disponibilità a svolgere le mansioni di sempre. Si è proceduto inoltre a mettere in disponibilità quelli che non fossero in possesso di un requisito non meglio definito di adeguata professionalità, rimasto incompreso ai più, dando mandato al direttore dell’Istituto stesso di adottare i provvedimenti attuativi a ciò consequenziali.
Il tutto condito da una informativa sindacale e da una forma di confronto che l’Istituto Ippico ha reso inutile, nulla riferendo in ordine alle reali possibilità di ricollocamento del personale e abbandonandosi a intendimenti generici circa l’eventuale mobilità presso altre amministrazioni regionali, rimasti solo sulla carta, anche a causa della chiusura totale su ogni soluzione del genere da parte dell’Assessorato regionale di competenza.
I dipendenti, abbandonati a un destino inesorabile, hanno proclamato lo stato di agitazione (All.3) oltre che esperire i mezzi legali più idonei (All.4) per bloccare la situazione venutasi a creare che rischia di mettere fine a trent’anni e più di attività lavorativa prestata sempre con massima diligenza e passione verso i fini dell’Istituto.
Da qualche settimana a questa parte, all’interno dello stesso Istituto si è diffuso un clima di incertezza e di precarietà, che sta ulteriormente destabilizzando l’ambiente.
Da qualche giorno, infatti, circola tra i dipendenti una determina dirigenziale (All.5), datata 14.5.2021, a firma del direttore dell’Istituto, non pubblicata all’Albo pretorio, né notificata al personale dipendente interessato o alle organizzazioni sindacali, che ha disposto “d’ufficio” il collocamento nelle categorie A e B, o il mantenimento nella categoria di appartenenza C, di parte dei lavoratori in servizio, in applicazione di criteri assolutamente arbitrari, soggettivi e palesemente discriminatori. Con la stessa determina si è proceduto a collocare in disponibilità una parte del personale con criteri arbitrari, discriminatori, basati perfino su una accertata inidoneità fisica di alcuni di loro, circostanza che dovrebbe piuttosto indirizzare a tutelare il personale interessato per le sue fragilità.
Alla circolazione del predetto provvedimento, non pubblicato sul sito istituzionale dell’Ente, è seguita una riunione col personale dipendente, estromettendo le organizzazioni sindacali, in cui pare che sia stato richiesto a chi interessato dai cambi di profilo di “mettere per iscritto” il proprio consenso, pena la revoca di quanto già disposto!  Veramente, si ritiene che si stia oltrepassando ogni accettabile limite”.

Da questo marasma emergono lucidamente tre perdenti: i dipendenti loro malgrado, in tensione e preoccupazione quotidiana di non ritrovarsi presto il posto pubblico;  i cittadini -offesi ed ignorati- ed i politici nazionali e regionali c he vivono a Catania incapaci di manifestare una volontà.    La partita è molto delicata.   Bisogna provare a stringere un “patto sociale”  -Prefetto  e Assessore regionale alla Funzione pubblica ad es. – per non rischiare di tagliare fuori dal mercato del lavoro, questi dipendenti dell’Istituto incremento ippico-    Superfluo -ricorderemo agli ex gladiatori- presentarsi dal Prefetto senza la presenza di un rappresentante politico regionale.     Si verificherebbe il definitivo tracollo dell’ente autonomo.

Svolta Whirpool: sediamoci ad un tavolo di confronto con il governo per garantire il futuro a Napoli e a 400 dipendenti”

 

          “Stop  ai licenziamenti”

NAPOLI,

Decisione della società Whirlpool Emea all’ultimo minuto: l’azienda comunica di essere pronta a ritirare la procedura di trasferimento del ramo d’azienda, a non procedere con il licenziamento collettivo dei dipendenti di Napoli e a continuare la produzione delle lavatrici. La decisione, , condivisa con il Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli, è stata presa con l’obiettivo di «ripristinare un clima costruttivo nella trattativa con il governo e con le organizzazioni sindacali».

Whirlpool Emea ritiene, infatti, che le attuali tensioni siano «controproducenti nella ricerca di una soluzione condivisa, a fronte di una situazione di mercato che rende insostenibile il sito e che necessita di una soluzione a lungo termine». Whirlpool è convinta che, con maggior tempo a disposizione, si possa ristabilire un dialogo costruttivo e raggiungere una soluzione condivisa per garantire un futuro sostenibile nel lungo termine allo stabilimento di Napoli e ai suoi 400 dipendenti. Alla luce di questo nuovo e importante sviluppo, conclude l’azienda, nei prossimi giorni ripartirà il tavolo di confronto con tutte le parti coinvolte.

video

Patuanelli: “Proviamo a trovare una soluzione industriale..”

«È un primo passo che ci consente di sederci a un tavolo per risolvere definitivamente i problemi di quello stabilimento. Su questa vertenza il Governo ci ha messo la faccia. Abbiamo ottenuto un importante risultato. Ora ci sono le condizioni – ha detto ancora Patuanelli – per sederci a un tavolo con le parti sociali per provare a trovare una soluzione industriale anche con un impegno del Governo per lo stabilimento. Era un primo passo fondamentale altrimenti la procedura di cessione avrebbe comportato o la cessione a un’altra attività industriale che era difficile da accettare o a una procedura di licenziamento collettivo. L’abbiamo ottenuto – ha concluso – grazie all’impegno dei lavoratori, alla loro compattezza e alla loro manifesta volontà di lavorare in quello stabilimento. È un primo passo ma era fondamentale farlo».

 

Scuola: ancora tanti i problemi da risolvere,”una partita molto complessa”

 

Scuola: sono ancora molti i problemi da risolvere, mentre continuano le polemiche riguardanti soprattutto i test sierologici, facoltativi, per i docenti e il personale scolastico. I presidi dei vari istituti sono  alle prese anche con la gestione dell’arrivo dei nuovi banchi, monoposto e, in alcuni casi, a rotelle. E i sindacati denunciano le incertezze e la  grande confusione che ancora regna nell’organizzazione del rientro a scuola in presenza e in sicurezza. Si avverte ritardo ed improvvisazione urlano le forze di opposizione.

Il ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina.La riapertura della scuola è una partita molto bella, molto complessa, che riguarda tutto il governo, ciascuno con le proprie responsabilità“. 

Scuola, Azzolina: "La riapertura riguarda tutto il governo"I banchi costituiscono solo una parte del lavoro, poi ci sono le assunzioni: porteremo 70mila unità di personale scolastico in più, nessun Paese d’Europa tranne la Spagna sta facendo tanto. Abbiamo messo 2,9 miliardi per la ripartenza”, ha aggiunto.

Red Weekend MediaWorld

Parola del Presidente Musumeci:”I dipendenti regionali sono improduttivi e si grattano la pancia dalla mattina alla sera”

Timbratura cartellini per presenza docenti, a Cevignano per motivi ...

(Archivi-Sud Libertà)

 

di      R.Lanza

 

Palermo –

.Polemiche per una dichiarazione del presidente della Regione siciliana Nello Musumeci nel corso di un convegno sull’energia a Catania,  “l’80 % dei dipendenti regionali si gratta la pancia”  

Musumeci ha definito i dipendenti regionali anche  “improduttivi», gente che «si gratta la pancia dalla mattina alla sera». «Affermazioni gratuite per i sindacati, che lasciano senza parole – denunciano i sindacati – non solo perché poco eleganti, per dirla così. Ma anche perché pronunciate dal formale datore di lavoro. ». Per i confederali, «è la riforma che non c’è, la chiave di tutto». «Fare finta di nulla – sostengono – lasciare il mondo com’è e poi andare addosso ai lavoratori, fa pensare al tentativo di scaricare sui dipendenti l’incapacità di realizzarla, la riforma».

Musumeci è anche assessore ad interim del dipartimento ai beni culturali e dell’Identità siciliana. Certamente non è uomo che inventa una dichiarazione tanto impopolare se non avesse fatto dei riscontri sui luoghi di lavoro. Ha coraggio, bisogna prenderne atto. Il suo predecessore-Crocetta – si scagliava contro i forestali -perchè aveva detto che alcuni forestali erano gli autori degli incendi  per garantire l’occupazione.  Le cronache del tempo in diversi casi confermavano la “verità” di Crocetta.Musumeci che è anche un acuto osservatore e conosceva-come politico dirigente e giornalista capocronista di un periodico siciliano- la burocrazia della pubblica amministrazione siciliana. Ha capito come funzionano gli uffici della Regione Siciliana. Chi dice il contrario ha interessi di parte e difende il contributo sindacale.

Assenteismo: in Italia il tasso più basso in aziende private

E il fenomeno assenteismo ad esempio, specie quello dirigenziale è sotto gli occhi di tutti. Oggi è molto ridotto certo, l’ombra del magistrato aleggia dapertutto.  Al dipartimento ai beni culturali i dirigenti hanno sempre “timbrato il cartellino”, cioè passato il classico badge una sola volta al giorno per un inusitato ordine di servizio regionale di un direttore generale dei beni culturali esperto in magia e  affari di prestigiazione.

La cosa è passata inosservata e messa sotto silenzio. E nel passato alle Soprintendenze,in particolare a Catania persino il caposervizio personale – è una cosa notoria -all’epoca della ex soprintendente Vera Greco, venica-    (circostanza all’attenzione della Guardia di Finanza che allora chiese chiarimenti al vertice -)  in ufficio da Adrano, dove risiedeva,  alle ore 945-10 del mattino anzichè alle 7.30 per rispondere alle istanze degli utenti.           E’ innegabile e nessuno lo può negare alla propria coscienza   Oggi i dipendenti probabilmente restano al loro posto ma non si può escludere che tanti di essi come afferma il governatore Musumeci- “si grattino davvero la pancia” o si tocchino altre parti del corpo..

Firmato il Protocollo di Sicurezza nelle imprese

 

 

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Raggiunta l’intesa tra sindacati e imprese,  Dopo un lungo confronto , anche in videoconferenza con il governo, è stato firmato il “protocollo di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro”. Al tavolo, a distanza, erano presenti Cgil, Cisl, Uil, Confindustria e Confapi. “L’Italia -afferma Conte – va avanti, non si ferma”.

“L’accordo sottoscritto, spiegano i sindacati, potrà riaprire le imprese e “consentirà alle imprese di tutti i settori, attraverso il ricorso agli ammortizzatori sociali e la riduzione o sospensione dell’attività lavorativa, la messa in sicurezza dei luoghi di lavoro“.
I lavoratori e le lavoratrici italiane sapranno agire e contribuire nell’adeguare l’organizzazione aziendale e i ritmi produttivi per garantire la massima sicurezza possibile e la continuazione produttiva essenziale per non fermare il Paese”.

Durc irregolari e denunciati: “non tutti i sindacati sono concordi nel smantellare il sistema corrotto..”

Cassa edile Catania, “Durc pilotati”: tra gli indagati anche l’ex presidente Ance Sicilia

 

IL PRESIDENTE ANCE CATANIA GIUSEPPE PIANA
«CONCORRENZA SLEALE E MANCANZA DI REGOLE: FENOMENI REITERATI CHE HANNO DANNEGGIATO L’INTERA FILIERA EDILE»

La denuncia: «Una situazione che non ha registrato la totale adesione di tutte le sigle sindacali: alcuni hanno creato fratture insanabili, difendendo e proteggendo dipendenti infedeli»

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CATANIA 

«Una situazione incresciosa; un sistema che per anni ha inquinato la trasparenza delle procedure e delle gare d’appalto; un fenomeno reiterato che ha danneggiato l’intera filiera, delegittimando il ruolo della Cassa Edile che, quale Ente paritetico costituito da Ance e Organizzazioni sindacali dei lavoratori del settore edile, è e deve essere strumento di garanzia di legalità per tutte le imprese del territorio».

Il presidente Ance Catania Giuseppe Piana (nella foto sotto)è amareggiato, ma soprattutto risoluto nel denunciare le “anomalie” – oggetto dell’inchiesta condotta dalla Procura e dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza – sui Durc irregolari emessi per partecipare e ottenere commesse pubbliche.

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«Grazie alle denunce effettuate in questi anni – continua Piana – l’operato della magistratura e delle forze di polizia ha scoperchiato un apparato che si muoveva con logiche clientelari e con sotterfugi messi in campo per agevolare questa o quell’impresa, danneggiando l’intero comparto edile, già duramente provato da una lunga crisi. Un meccanismo complesso e tentacolare, come emerge dalle indagini, messo in atto da un componente della precedente direzione della Cassa Edile,(Ing.Nicola Colombrita…ndr  ma occorre verificare la sua eventuale diretta responsabilità sulla problematica) che potrebbe portare a responsabilità di “ulteriori dipendenti infedeli,” eliminando così ogni possibile ombra sull’Ente”

Un ringraziamento al presidente della Cassa Edile Marcello La Rosa (Ance), insieme al vicepresidente Giovanni Pistorio (Fillea Cgil), per il coraggio e la determinazione nel denunciare e così smantellare un sistema corrotto e pieno di criticità che finora nessuno aveva osato destabilizzare, sradicando quell’illegalità diffusa che traeva linfa dal malcostume della vecchia governance. Un grazie alla Feneal Uil, in particolare nella persona del segretario provinciale Nino Potenza e alla quasi totalità del Comitato di gestione della Cassa Edile in cui Ance Catania è presente, per avere condiviso un percorso necessario».

«Una situazione – continua Piana – che non ha registrato la totale e complessiva adesione, com’era giusto che fosse, di tutte le sigle sindacali del settore: alcuni, infatti, hanno deciso di rimanere su un’altra linea, creando fratture insanabili e non contribuendo affatto al processo di verifica e di rinnovamento in corso, difendendo e proteggendo dipendenti infedeli. Ho sempre sostenuto, sin dal mio insediamento alla presidenza Ance Catania, ogni azione volta a fare luce e ripristinare le regole, spesso anche con duri scontri interni, ma con il solo obiettivo di garantire legalità al sistema e dare la giusta immagine che l’imprenditoria delle costruzioni, fatta da imprese sane e non da “furbetti”, merita».

Il presidente Piana va giù duro quando evidenzia che «le battaglie si fanno insieme “senza se e senza ma”, in un contesto dove la lotta contro gli illeciti passa attraverso scelte dure, a volte anche sofferte, con conseguenze che impattano gravemente su equilibri e sistemi consolidati. La speranza – conclude Piana – è ritrovare quella serenità che consenta a tutti di lavorare secondo parametri di legalità, trasparenza e operosità, nel pieno rispetto delle regole e di una concorrenza leale».

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Adesso-informiamo noi di SUD LIBERTA’  la parola spetta al processo, verificare come stanno le cose all’Ance e quali le responsabilità vere dei dirigenti e dei sindacati dissindenti dell’Ance chiamati in causa dal presidente La Piana

LAVORATORI DELLA SIBEG A RISCHIO: FRONTE COMUNE PER COSTRUIRE PERCORSI VALIDI

 

Effetto Sugar e Plastic Tax: Sibeg Coca-Cola incontra tutte le sigle sindacali

«CHIEDEREMO INCONTRO AL PREMIER PER VAGLIARE CORRETTIVI E COSTRUIRE PERCORSI SOSTENIBILI»

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La manovra è legge: sugar e plastic tax sono ormai entrate a pieno titolo nella finanziaria 2020, pregiudicando l’intera filiera delle bibite con ricadute occupazionali ed economiche già dibattute nei giorni scorsi. Sibeg – l’azienda siciliana che imbottiglia bevande a marchio Coca-Cola – vuole continuare la battaglia intrapresa per salvare i posti di lavoro in Sicilia, cercando quei correttivi utili a evitare il tracollo e il conseguente trasferimento delle linee produttive nello stabilimento di Tirana, in Albania. Si riparte dunque dalla rimodulazione del piano industriale e dal riposizionamento dei costi alla luce delle nuove imposte, che a conti fatti incidono ben 18 milioni di euro sul fatturato dell’azienda (pari a 115

 

 

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milioni di euro9 «Un quadro legislativo incerto e punitivo per un intero settore – commenta l’ad Sibeg Luca Busi – un allarme che in tutti i modi abbiamo cercato di trasferire a chi ci rappresenta a livello centrale. Adesso che i giochi sono fatti e che i nostri appelli sono rimasti inascoltati, non ci resta altro che trovare strade percorribili per limitare le disastrose conseguenze dettate dalle imposte. Come prima cosa abbiamo cercato un confronto con i sindacati per tracciare un quadro, condividere preoccupazioni e linee da seguire».

Un incontro avvenuto in azienda con tutte le sigle del comparto – Flai Cgil, Uila Uil, Fai Cisl e Ugl – che si è concluso con la volontà comune di richiedere un confronto al premier Giuseppe Conte per un tavolo di lavoro utile a concertare possibili aggiustamenti e compensazioni per attutire il colpo: «Faremo fronte comune con l’azienda per salvaguardare tutti i posti di lavoro – ha sottolineato il segretario generale Flai Cgil Sicilia Tonino Russo – in un clima di piena collaborazione, metteremo in campo ogni risorsa per cercare di neutralizzare gli effetti collaterali della manovra: riteniamo che Sibeg-Coca Cola debba continuare la sua attività in questo territorio e proseguire la sua politica aziendale di investimento sull’ambiente, sull’innovazione  e sulla valorizzazione dei prodotti tipici della Sicilia come le arance rosse, con l’auspicio che l’azienda rappresenti sempre una fetta importante dell’economia della nostra Isola e che nel prossimo futuro ci si incontri per discutere di sviluppo e maggiore occupazione».

«Sin dall’inizio abbiamo contestato in ogni modo questi due balzelli, consapevoli delle gravi ripercussioni occupazionali – ha detto Alessandro Salamone, in rappresentanza della segreteria regionale Uila Uil Sicilia – Sibeg Coca-Cola ha sempre rappresentato un patrimonio occupazionale e produttivo per Catania e per la Sicilia: vogliamo lavorare in piena sintonia con tutte le altre sigle per raggiungere l’obiettivo comune legato al futuro e alla serenità dei lavoratori coinvolti in questa incresciosa vicenda». «Il prossimo passo sarà quello di richiedere un incontro a Roma direttamente con il presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte – hanno concluso il segretario generale Fai Cisl Catania Pietro Di Paola e il segretario provinciale Agroalimentare UGL Catania Antonino Neri – per inoltrare le nostre istanze e tutelare i livelli occupazionali».

 

Conte: “Ex Ilva,è un problema industriale, l’azienda non ha rispettato il piano d’investimento”

 

In conferenza stampa con il Ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli

Slået op af Giuseppe Conte i Onsdag den 6. november 2019

Video Comunicato Stampa Presidenza Consiglio -(Fac;)

 

E’ un problema industriale. Abbiamo offerto lo scudo penale.Hanno rifiutato!”

Trattativa in salita per il governo Conte sull’ex Ilva.  2E’ un problema industriale, afferma il premier  e non ci facciamo prendere in giro“. E’ questo il sunto del comunicato stampa dopo l’incontro avuto con i vertici di  Arcelor Mittal e annunciando per giovedì la convocazione dei sindacati . “Non è accettabile lasciare 5mila lavoratori e quindi 5mila famiglie senza lavoro e senza futuro” aggiungee il premier, assicurando che “non lasceremo soli gli operai”. “Per me è inaccettabile qualsiasi piano di esuberi”, dice Conte. “C’è un rischio di impresa, parliamo di un player globale attrezzatissimo, profondo conoscitore del mercato. È inaccettabile che dopo un anno si metta in discussione il piano. È inaccettabile la proposta che oggi ci è stata fatta”.”Nessuna responsabilità sulla decisione dell’azienda può essere attribuita al governo”, precisa comunque, perché da parte dell’esecutivo c’è la massima disponibilità “a tenere aperta una finestra negoziale 24 ore su 24, d’ora in avanti”.      Si apprende intanto che i sindacati hanno preannunciato uno sciopero per l’8 novembre.

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Non è lo scudo la causa di disimpegno dell’azienda” chiarisce  Conte. “Chi non sta rispettando i patti?”, si chiede il presidente del Consiglio. “A noi – spiega – sta a cuore il rilancio di quel polo industriale”. “Noi – ribadisce – chiediamo il rispetto del piano industriale”. “Abbiamo invitato ArcelorMittal a prendersi un paio di giorni per proporci qualche soluzione”, aggiunge il premier, per “farci una proposta per assicurare continuità dei livelli occupazionali, produttivi e ambientali”. Si lavora perché il vertici di Mittal “possano ritornare al nostro tavolo con delle proposte accettabili e plausibili”. “Invitiamo l’azienda a rimediare queste sue iniziative, non accettiamo che ci siano iniziative di tutela giudiziaria dal loro punto di vista”. “Siamo determinati a difendere con il massimo rigore, a fare tutto quello che è necessario per rilanciare Taranto”.

Dopo il premier prende la parola il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli. “Riteniamo che non ci sia una reale motivazione strutturale” nella decisione di ArcelorMittal, sottolinea. Quella dell’Ex Ilva “è una vertenza industriale“. L’azienda” ha chiarito sin dal 12 settembre che, a prescindere dagli elementi di contorno, il problema è la loro incapacità di rispetto del piano industriale”, afferma Patuanelli sottolineando che i livelli di produzione sono pari a 4 milioni di tonnellate, con la conseguenza di 5mila persone in meno, quando già quest’anno avrebbero dovuto attestarsi a 6 milioni. “Il piano – dice ancora Patuanelli – è stato proposto in un bando di gara”. “Arcelor Mittal non è in grado di rispettare il suo piano industriale e non possono essere i lavoratori e Taranto a pagare”, dice Patuanelli. “A prescindere da ogni altra condizione la società oggi dice che non riesce a produrre più di 4 milioni di tonnellate e che queste non sono sufficienti a remunerare l’investimento. Ma Mittal ha vinto la gara per Ilva promettendo 6 milioni di tonnellate e 8 milioni dal 2024”.

Oggi donne in piazza contro la violenza, femminicidi e ogni discriminazione di genere- Scioperi “sindacali”

 

La giornata di oggi, 8 marzo, in occasione della festa della donna si tramuta in giornata sindacale. Diverse sigle sindacali, tra cui Usi (Unione Sindacale Italiana), Cobas (Confederazione dei Comitati di Base), Usb (Unione Sindacale di Base) hanno annunciato uno sciopero generale nazionale di 24 ore di tutte le categorie pubbliche e private.  Non sappiamo bene se i sindacati  hanno l’effettivo interesse e rivendicazione del movimento libero delle donne se non certamente quello della sponsorizzazione ed ampliamento liste.

 

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Anche il servizio di trasporto pubblico con metro, tram e bus sarà occasionale e a rischio. I sindacati aderiscono all’appello lanciato dal movimento ‘Non Una Di Meno’. Tra i motivi dello sciopero “la violenza maschile sulle donne e i femminicidi, ogni discriminazione di genere, le molestie nei luoghi di lavoro, la precarietà e la privatizzazione del welfare, l’obiezione di coscienza nei servizi sanitari pubblici e la difesa della L. 194, il disegno di legge Pillon su separazione e affido”.

Molte aziende resteranno chiuse, anche negozi di un certo tono rispetteranno la chiusura per l’intera giornata. Previsti sit-in in diverse città.

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– Due a Roma: secondo un Comunicato Stampa,  alle 9 al ministero della Salute e alle 10.30 al ministero del Lavoro. Mentre alle 17 da Piazza Vittorio partirà il corteo promosso da ‘Non una di meno’.

Ma anche settori pubblici saranno coinvolti dall’agitazione nazionale. Le Frecce di Trenitalia- avverte un comunicato stampa – circoleranno regolarmente in occasione dello sciopero del personale del Gruppo FS Italiane proclamato dalla mezzanotte alle 21 di venerdì 8.

Il programma dei treni potrebbe comunque essere oggetto di variazioni.

 – A Roma incroceranno le braccia anche i dipendenti di Cotral, che aderiscono allo sciopero generale “con astensione dalle prestazione lavorative dalle ore 8:30 alle ore 17:00 e dalle ore 20:00 a fine servizio.

Anche a Milano, la manifestazione delle donne si preannuncia molto sentita, le donne chiedono il rispetto “non solo l’8 Marzo ma tutti i giorni dell’anno”.       Qui l’ Atm sarà coinvolta dall’agitazione sia per i mezzi di superficie che per le metropolitane. I dipendenti incroceranno le braccia dalle 8.45 alle 15 e dalle 18 al termine del servizio. La rivendicazione .: “la violenza maschile sulle donne, le discriminazioni di genere, contro la precarietà e la privatizzazione del Welfare, il diritto ai servizi pubblici gratuiti e accessibili, al reddito universale e incondizionato, alla casa, al lavoro, alla parità salariale, all’educazione scolastica, alla libertà di movimento, per le politiche di sostegno alla maternità e paternità condivisa”.

Autobus sostitutivi diretti saranno istituiti, limitatamente ai soli collegamenti aeroportuali di ‘Milano Cadorna – Malpensa Aeroporto’ e ‘Malpensa Aeroporto – Stabio’, in caso di cancellazione delle corse”. L’azienda rende noto che “saranno vigenti le consuete fasce orarie di garanzia, dalle ore 6 alle 9 e dalle 18 alle 21, durante le quali circoleranno i treni rientranti nella lista dei ‘servizi minimi garantiti”.   La protesta quest’anno è più calda perchè la strage delle donne sembra non avere più fine. Ogni anno diciamo le stesse cose ma solo nel 2018 sono  state uccise oltre 100 donne, quasi sempre da compagni, ex mariti o fidanzati. Sono 7 milioni le donne picchiate, maltrattate o violentate.

Pochi giorni fa un’altra ferita nel cuore delle donne. Una ‘tempesta emotiva’ determinata dalla gelosia ha condizionato  la Corte di appello di Bologna che ha quasi dimezzato la pena a Michele Castaldo, 57 anni, reo confesso dell’omicidio di Olga Matei, la donna con cui aveva una relazione da un mese e che strangolò a mani nude il 5 ottobre 2016 a Riccione.

Ma ci sono altre  vittime invisibili, i figli orfani dei femminicidi: in 15 anni in Italia sono oltre 2 mila, la maggior parte ragazzini tra i 5 e 14 anni assistono – informano le cronache – impotenti ad abusi e violenze fisiche o psichiche. . Un gruppo di 25 esperte di associazioni, coordinate da D.i.Re (Donne in rete contro la violenza), si sono unite per approfondire lo stato dell’applicazione della Convenzione di Istanbul del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica.

Si apprende che il governo  entro l’anno intenda approvare una nuova legge “Codice rosso”, per garantire tempi brevissimi di protezione ad una donna che denuncia una violenza .      Naturalmente ci sono anche donne che sfruttano la popolarità di un personaggio per lanciare pubblicamente “invenzioni” contro persone qualificate socialmente per tramutarsi in false paladine delle donne.  E qui i giudici devono stare molto attenti nella valutazione delle “accuse femminili” contro personaggi noti.

Insomma anche in altre città le donne fanno sentire la loro voce, si registrano manifestazioni in quasi tutte le città siciliane e – unico colore comune in Sicilia e nel resto del Paese- il simbolo dei cartelli manifestanti  il bellissimo fiore giallo della “Mimosa”. Per gli innamorati e i galantuomi amanti delle tradizioni un fiore oggi da non dimenticare…

 

 

TROPPI PRIVILEGI ALLA REGIONE SICILIANA HANNO BLOCCATO IL FUNZIONAMENTO: DISCO VERDE ALLA MOBILITA’

Farò la Mobilità del personale regionale per colmare diversi vuoti e per valorizzare le professionalità.  i Sindacati sono spinti solo da interessi personali non generali

  UN’OPERAZIONE NECESSARIA PER COMINCIARE A SPAZZARE PIAN PIANO I ” DIRIGENTI CRIMINALI DEGLI UFFICI SICILIANI”

  La Regione siciliana si appresta alla riorganizzazione del personale dei vari dipartimenti.  Ecco la comunicazione stampa

Nessuno stop alla mobilità dei dipendenti, ho solo concesso altro tempo al confronto con le organizzazioni sindacali”.

Lo dice l’assessore regionale alla Funzione pubblica, Bernadette Grasso (nella foto)che  e poi aggiunge: “occorre provvedere alla mobilità straordinaria per rafforzare quei dipartimenti in affanno; uno di questi è il Dipartimento delle Attività produttive che, oltre ad accelerare la spesa, consentirà anche di dare ossigeno all’economia dell’isola mediante il supporto alle imprese siciliane. Sulla questione della mobilità – prosegue l’assessore – abbiamo anche coinvolto i sindacati che, invece di comprendere le reali esigenze dei dipartimenti per rispondere ai fabbisogni dei cittadini, si limitano ad ostacolare qualsiasi percorso di riforma che ormai non può più attendere, come sanno bene tutti i dipendenti di questa Regione e tutti i cittadini che si aspettano servizi più efficienti ed in tempi certi. Dall’inizio di questa legislatura abbiamo messo in campo le azioni necessarie per riorganizzare e rendere più efficace la struttura amministrativa. In tal senso, abbiamo partecipato attivamente alla redazione del Piano di Rafforzamento Amministrativo (PRA), attraverso la previsione di una puntuale azione, con due focus: il primo focus per coloro che già operano per la gestione della spesa comunitaria; il secondo finalizzato ad ampliare la platea di dipendenti regionali che dovranno acquisire le necessarie competenze per programmare e gestire al meglio la spesa dei Fondi UE. Tale modo di operare è stato, fra l’altro, molto apprezzato dalla Commissione Europea in occasione della approvazione del PRA”.

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Ma ci sono anche altri motivi di mobilità straordinaria “Inoltre, la Regione siciliana è stata invitata ad incrementare le risorse necessarie per fare crescere la competenza dei dipendenti. In questo ambito abbiamo previsto meccanismi per incentivare e motivare, con trattamenti accessori, il personale impegnato nelle operazioni di gestione dei fondi comunitari – dice ancora Grasso – mediante l’attivazione di progetti speciali che possano garantire un trattamento accessorio per coloro che sono impegnati nelle attività di programmazione e gestione della spesa comunitaria”.

“Sempre nell’ottica di una completa ed organica riorganizzazione – aggiuge l’assessore – abbiamo attivato un percorso per il riequilibrare le competenze al fine di valorizzare le risorse umane della Regione, spesso non opportunamente motivate e non organizzate in maniera tale da rendere il loro operato più efficiente ed efficace. Il nostro intento è quello di valorizzare tutto il personale e di metterlo nella condizione di potere rispondere tempestivamente alle esigenze dei cittadini”.

“Questa operazione di valorizzazione – conclude l’assessore Grasso – sarà affrontata con una riqualificazione del personale e con la necessaria riorganizzazione dei profili e dei ruoli che ognuno sarà chiamato a compiere, prevedendo anche un congruo trattamento economico in funzione del lavoro che ognuno espleterà. Quindi, stiamo lavorando per valorizzare il personale e, non come falsamente raccontato dai sindacati, per penalizzarlo. È chiaro a tutti che il dipartimento della Funzione pubblica negli anni passati non si è mai occupato del tema della riorganizzazione del personale e, quindi, il lavoro sarà faticoso perché occorre superare anche tutte le carenze del passato. Ma il nostro impegno è quello di fare bene e fare in fretta”.

 

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