Strage di un pensionato: spara alla moglie, figlio disabile e proprietari appartamento

alternate text

Una vera e propria strage. Non si conoscono ancora le motivazioni. Pensionato uccide la moglie, il figlio disabile e i proprietari dell’appartamento e poi si spara al volto riportando gravissime ferite.

A scoprire la tragedia i  carabinieri della Compagnia di Ivrea che intorno alle 3.15 di stanotte, a Rivarolo Canavese, provincia di Torino,all’interno di una abitazione privata, hanno trovato quattro persone uccise nelle ore precedenti da colpi di arma da fuoco esplosi da un pensionato .

Si sa, al momento che, mentre i militari cercavano di entrare nell’appartamento attraverso il balcone, con l’aiuto dei Vigili del Fuoco,il pensionato ha provato un tentativo di suicidio sparandosi al  volto

. Le vittime sono la moglie e il figlio disabile del pensionato, nonché una coppia di anziani coniugi proprietari dell’abitazione che vivevano nell’appartamento posto al piano di sopra. Gli investigatori stanno raccogliendo elementi utili al fine di comprendere le ragioni dell’insano gesto del pensionato-autore della strage

MATTARELLA: DOVERE LA RICERCA DELLA VERITA’ SULLA STRAGE NEL CIELO DI USTICA, ANCHE DA PARTE DEGLI ALLEATI

 

Mattarella: “Insieme possiamo farcela. Oggi come nella lotta di ...

Ustica, paese di circa mille abitanti.”La strage avvenuta nel cielo di Ustica la sera del 27 giugno 1980 è impressa nella memoria della Repubblica con caratteri che non si potranno cancellare. Nella ricorrenza dei quarant’anni, sentiamo ancora più forte il legame di solidarietà con i familiari delle ottantuno vittime e ci uniamo nel ricordo di chi allora perse la vita, con una ferita profonda nella nostra comunità nazionale”.                     Ricorda così quel dramma il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

“La condivisione di tanto dolore è stata ed è anche motivo di testimonianza e di impegno civile. Il quadro delle responsabilità e le circostanze che provocarono l’immane tragedia tuttora non risulta ancora ricomposto in modo pieno e unitario. Tuttavia molta strada è stata percorsa dopo che reticenze e opacità erano state frapposte al bisogno di verità, incomprimibile per una democrazia e uno Stato di diritto”.

“La Repubblica e la tenacia e professionalità di uomini dello Stato – prosegue il capo dello Stato – hanno consentito di diradare nebbie; e ciò è stato possibile grazie anche alla determinazione e alla passione civile delle famiglie delle vittime e di quanti le hanno sostenute nelle istituzioni e nella società. Non può e non deve cessare l’impegno a cercare quel che ancora non appare definito nelle vicende di quella sera drammatica. Trovare risposte risolutive, giungere a una loro ricostruzione piena e univoca richiede l’impegno delle istituzioni e l’aperta collaborazione di Paesi alleati con i quali condividiamo comuni valori. Il dovere della ricerca della verità – conclude Mattarella – è fondamentale per la Repubblica”.

 

 

BATTAGLIA NELLE PROCURE SICILIANE: INDAGATI DUE EX PM TRA CUI IL PROCURATORE PETRALIA PER DEPISTAGGIO SULLA STRAGE DI VIA D’AMELIO

Nella foto il Procuratore Carmelo Petralia

 A distanza di 27 anni dall’attentato in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta, la Procura di Messina ha iscritto nel registro degli indagati, con l’accusa di calunnia aggravata, almeno due magistrati che indagarono sulle stragi del 1992. I loro nomi sono Annamaria Palma, Avvocato generale dello Stato, e Carmelo Petralia, Procuratore aggiunto di Catania.

I  magistrati coinvolti secondo la Procura di Messina e Maurizio De Lucia che coordina le clamorose indagini, , in concorso con i tre poliziotti sotto processo a Caltanissetta, Mario Bo, Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo, “avrebbero depistato le indagini sulla strage di via D’Amelio. Un depistaggio che i giudici della sentenza del processo Borsellino quater definirono “clamoroso”. Ai magistrati è stato notificato dalla Procura di Messina, che indaga per il coinvolgimento di un noto magistrato in servizio a Catania,”che si occupa di mafia”,  un avviso di accertamenti tecnici irripetibili notificato anche alle parti lese, cioè Giuseppe La Mattina , Gaetano Murana, Cosimo Vernengo, Gaetano Scotto, Giuseppe Urso, Natale Gambino, ingiustamente accusati nei primi processi.

Nello scorso novembre la Procura di Caltanissetta, che ha istruito il processo per il depistaggio delle indagini sull’attentato, aveva trasmesso un fascicolo scottante alla Procura di Messina per l’accertamento delle responsabilità dei magistrati. Così la Procura di Messina ha aperto in un primo tempo un fascicolo di atti relativi, una sorta di attività pre-investigativa sfociata adesso in una inchiesta per calunnia aggravata in concorso per due magistrati, che si afferma nell’ambiente giudiziario, il cui numero comunque potrebbe salire

Nel documento inviato dai pm di Caltanissetta a Messina si parla della  sentenza del processo Borsellino quater. Nelle motivazioni della sentenza i giudici della Corte d’assise parlavano di depistaggio delle indagini sull’attentato al magistrato. Depistaggio su cui i pm di Caltanissetta hanno indagato e poi incriminato tre poliziotti del pool che indagò sull’eccidio, Mario Bo, Michele Ribaudo e Fabrizio Mattei. Ma nella sentenza si denunciavano anche gravi omissioni nel coordinamento dell’indagine, costata la condanna all’ergastolo di otto innocenti, coordinamento che spettava ai pm dell’epoca.uno dei quali Carmelo Petralia salito alla carica ora di Procuratore della Repubblica aggiunto.

Preferisco non parlare di indagini ancora in corso…” ha detto pubblicamente alla stampa  Fiammetta Borsellino, figlia minore del giudice Paolo Borsellino. La donna, che ha partecipato a numerose udienze del processo sul depistaggio sulle indagini sulla strage del 19 luglio 1992, dove si è costituita parte civile, più volte ha lamentato il comportamento dei magistrati che indagarono sull’attentato. “Mio padre è stato lasciato solo, sia da vivo che da morto. C’è stata una responsabilità collettiva da parte di magistrati che nei primi anni dopo la strage – ha sempre ripetuto Fiammetta – hanno sbagliato a Caltanissetta con comportamenti contra legem e che ad oggi non sono mai stati perseguiti né da un punto di vista giudiziario né disciplinare”.

Gli accertamenti tecnici irripetibili disposti dalla Procura di Messina che indaga sul depistaggio dell’indagine sulla strage di via D’Amelio e che ha iscritto nel registro degli indagati gli ex pm Palma e Petralia, vertono sulle “ le cassette con le intercettazioni delle conversazioni del falso pentito Vincenzo Scarantino registrate durante il periodo in cui quest’ultimo era sottoposto al programma di protezione. Secondo l’accusa il pentito, che proprio nelle scorse udienza, è stato ascoltato nel processo a carico dei tre poliziotti, sarebbe stato indotto, dal pool di poliziotti che indagava sull’attentato a mentire sulla strage incolpando persone innocenti “.

Si tratta di 19 microcassette, cioè supporti magnetici contenenti registrazioni prodotte con vecchie strumentazioni dell’epoca contenenti le parole di Scarantino. Proprio per questo motivo si farà il prossimo 19 giugno un “accertamento tecnico non ripetibile” al Racis di Roma.

Fino a ieri il Procuratore aggiunto Carmelo Petralia aveva aperto un procedimento penale sulla trasmissione “Realiti” per le espressioni giudicate “offensive” sui giudici Falcone e Borsellino. Un modo per distrarre l’opinione pubblica? O una tecnica per consacrarsi pubblicamente giudice “antimafia”.    Sarebbe interessante sentire anche il magistrato catanese. Nelle prossime ore vedremo.

Suicidio carabiniere Capasso: l’Arma vuol fare un’indagine ma solo Dio può leggere l’anima umana

Proposta di SUD LIBERTA’ :  AFFIANCARE AI NEGOZIATORI CARABINIERI LA FIGURA DEL SACERDOTE

Risultati immagini per immagini di sacerdoti cattolici

Risultati immagini per foto di carabinieri che indagano

Ora si cercano i tanti perchè.  L’Arma vuol fare indagine, su pressione della politica che fa opinione, se vi fossero elementi validi per fermare preventivamente il carabiniere impazzito.    Pure il ministro cerca le responsabilità e vuol qualcuno da sacrificare all’altare della critica dell’opinione pubblica per salvare l’immagine e il ruolo del ministero che ricopre.

Tutti trascurano che l’anima umana può essere scrutata solo da Dio e il bene  e/o il male può intrecciarsi inconsapevolmente in essa .     Nessuno può capire quando un uomo arriva al limite della distorsione della realtà.  Nessuno può capire se un demone riesca ad impossessarsi dell’anima e a distruggere una splendida famiglia. Nessuno può capire, neppure gli investigatori professionisti dei titolati carabinieri quando un uomo vuol oltrepassare la barriera terrena per superare o porre fine alle proprie sofferenze.         Solo la fede può salvare in tali circostanze un uomo sofferente. Non la privazione del lavoro di carabiniere che è servizio prezioso per la società, non la privazione di un’arma di servizio che avrebbe depresso ulteriormente il Capasso.            Il carabiniere ha peccato in questo, ha mancato l’appuntamento con l’Angelo sulla terra che avrebbe ridato vitalità e fioritura dell’armonia familiare.   

Luigi Capasso era stato visitato una prima volta presso la scuola sottufficiali dei carabinieri di Velletri quando era stato trasferito in Caserma: lì era stato ospitato dopo aver lasciato la casa in cui viveva con la sua famiglia. E una seconda volta, presso la Asl. Ma nessuno degli psicologi tuttavia aveva espresso parere negativo o relazionato alcunchè.

Il comando generale dell’Arma dei Carabinieri intende ora verificare “se le autorità gerarchiche e sanitarie competenti a valutare il comportamento e la condizione psicofisica dell’appuntato Luigi Capasso avessero elementi sufficienti per prevedere quanto purtroppo è accaduto, nonché se sia stato fatto tutto ciò che la legge consentiva a tutela della consorte e, per estensione, dell’intero nucleo familiare“. Oltre a fornire all’Autorità giudiziaria “la massima collaborazione investigativa e ogni informazione in suo possesso”, l’Arma ha disposto “per gli aspetti di propria competenza l’esecuzione di una rapida inchiesta, tesa ad accertare i fatti con puntualità e trasparenza”. Questa procedura, “ulteriore rispetto al procedimento già avviato dall’Autorità giudiziaria”, porterà “a una completa conoscenza della vicenda e all’adozione dei provvedimenti che si renderanno necessari”.

Quello che è avvenuto è inaccettabile. Innanzitutto per me, per le mie responsabilità. Perché su queste questioni ci sono troppe sottovalutazioni”, è stato il commento del ministro dell’Interno, Marco Minniti su quanto accaduto a Cisterna di Latina. “Potrei cavarmela dicendo che non c’era stata una denuncia, e quindi non si è messo in moto il meccanismo, ma non voglio nascondermi dietro le formalità”, ha aggiunto il ministro.

Forse è opportuno- secondo SUD LIBERTA’ – che l’Arma si affianchi di una figura di sacerdote, insieme ai titolati negoziatori, per capire ciò che oggi non si riesce a capire o a vedere.