Draghi al Senato: “Un Sud più forte è nell’interesse dell’Italia e dell’Europa”

Mario Draghi presidente del Consiglio, parte la petizione | Il Friuli

Riportiamo il discorso integrale di Mario Draghi al Senato Eccolo: ”

 

“L’Italia vive oggi un periodo di forte ripresa – migliore di quello che avevamo immaginato solo qualche mese fa.

Le previsioni del Governo, che presenteremo tra pochi giorni, stimano una crescita intorno al 6% per quest’anno – a fronte del 4,5% ipotizzato in primavera.

La produzione industriale ha superato a luglio il valore registrato prima dell’inizio della pandemia.

Le esportazioni nel secondo trimestre di quest’anno sono state del 4,8% più alte che nello stesso periodo del 2019, prima della crisi sanitaria.

L’indice di fiducia delle imprese negli ultimi due mesi è il più alto dal 2005, quando sono iniziate le rilevazioni.

Al rafforzamento dell’economia si accompagna un miglioramento dell’occupazione.

A luglio il numero di occupati è cresciuto di 440mila unità rispetto a un anno prima, e c’erano 170mila disoccupati e 484mila inattivi in meno.

Il mercato del lavoro è ripartito, ma ci sono ancora aspetti che destano preoccupazione.

Tra i dipendenti, tre quarti dei nuovi occupati hanno ricevuto un contratto a tempo determinato.

Nel 2020, più di due milioni di famiglie erano in condizione di povertà assoluta.

La crescita che abbiamo davanti è un rimbalzo, legato alla forte caduta del prodotto interno lordo registrata l’anno scorso.Nel 2020, l’economia italiana si è contratta dell’8,9%, una delle recessioni più profonde d’Europa

Era dunque inevitabile che alla riapertura si accompagnasse una forte accelerazione dell’attività.

La sfida per il Governo – e per tutto il sistema produttivo e le parti sociali – è fare in modo che questa ripresa sia duratura e sostenibile.

Dobbiamo evitare i rischi congiunturali che si nascondono dietro questo momento positivo;

preservare buone relazioni industriali, perché assicurino equità e pace sociale;

e accelerare con il nostro programma di riforme e investimenti, per migliorare il tasso di crescita di lungo periodo dell’economia italiana.

Per assicurare la sostenibilità della ripresa dobbiamo prima di tutto impedire che ci siano altre significative ondate di contagio.Il governo sta agendo con la massima determinazione per evitare nuove chiusure.

Voglio quindi ringraziare ancora una volta gli italiani per la convinzione con cui hanno aderito alla campagna vaccinale, e le imprese per l’impegno dimostrato nel cooperare alla sua organizzazione.

A oggi, oltre 41 milioni di italiani hanno completato il ciclo vaccinale, quasi il 77% della popolazione con più di 12 anni.

E siamo vicini a raggiungere e poi superare l’obiettivo che c’eravamo posti, ovvero immunizzare entro fine settembrel’80% della popolazione vaccinabile.

La “variante Delta”, molto più contagiosa del ceppo originario del virus, ci obbliga però a raggiungere tassi di vaccinazione ancora maggiori.

Anche per questo motivo abbiamo prima introdotto e poi allargato l’uso del cosiddetto “green pass”.

Il “green pass” è uno strumento di libertà e sicurezza, per difendere i cittadini e i lavoratori e tenere aperte le scuole e le attività economiche.

Voglio ringraziare Confindustria che ha da subito lavorato insieme al governo e ai sindacati per trovare un accordo sull’estensione del “green pass” ai luoghi di lavoro.

Se riusciremo a tenere sotto controllo la curva del contagio, potremo allentare ulteriormente le restrizioni che sono ancora in vigore – ad esempio nei luoghi di lavoro, nei cinema, nei teatri, negli stadi e negli altri spazi di sport e cultura.

L’altra incognita su cui dobbiamo vigilare riguarda l’aumento dei prezzi e la difficoltà nelle forniture in alcuni settori.

L’economia globale attraversa una fase di aumento dei prezzi, che riguarda anche i prodotti alimentari, i noli e tocca tutte le fasi del processo produttivo.

Non sappiamo ancora se questa ripresa dell’inflazione sia transitoria o permanente.

Se dovesse rivelarsi duratura, sarà particolarmente importante incrementare il tasso di crescita della produttività, per evitare il rischio di perdita di competitività internazionale.

Per le imprese sono particolarmente importanti i rincari sui materiali da costruzione, sul gas e sull’energia, e i problemi di approvvigionamento dei semiconduttori.

Il Governo è impegnato a trovare soluzioni immediate a questi problemi, e a disegnare strategie di lungo periodo per ridurre le nostre vulnerabilità.

Per quanto riguarda il prezzo delle materie prime, esso è in parte temporaneo perché legato alla forte ripresa dell’economia globale.

Già quest’estate abbiamo approvato un intervento per arginare i rincari e per aiutare le imprese di costruzione impegnate in opere pubbliche.

Anche l’aumento del prezzo del gas e dell’elettricità è legato a fenomeni in parte transitori.

In assenza di un intervento del governo, nel prossimo trimestre il prezzo dell’elettricità potrebbe salire del 40%, e quello del gas del 30%.

Per questo abbiamo deciso di eliminare per l’ultimo trimestre dell’anno gli oneri di sistema del gas per tutti, e quelli dell’elettricità per le famiglie e le piccole imprese.

Potenziamo il bonus luce e gas per proteggere soprattutto le fasce meno abbienti.

Si tratta complessivamente di un intervento di oltre 3 miliardi, che fa seguito a quello da 1,2 miliardi avvenuto a giugno.

E che ha una forte valenza sociale, per aiutare in particolare i più poveri e i più fragili.

A queste misure deve seguire un’azione, anche a livello europeo, per diversificare le forniture di energia e rafforzare il potere contrattuale dei Paesi acquirenti.

Dalla fine del 2020, la domanda di semiconduttori supera la capacità produttiva mondiale.

L’aumento delle vendite di elettronica e la crescente incidenza di queste componenti nell’industria automobilistica hanno provocato gravi carenze che non sono destinate a attenuarsi.

L’importanza dei semiconduttori aumenterà infatti con la digitalizzazione e la mobilità elettrica.

Il governo ha in programma importanti investimenti nella filiera microelettronica.

Proprio questo mese, il Ministero dello Sviluppo Economico ha messo a disposizione fondi alle imprese del settore per oltre 700 milioni, a cui si aggiungono quelli del PNRR.

Siamo impegnati a sostenere la ricerca e ad attrarre investimenti sul settore, perché le innovazioni sui semiconduttori possano provenire anche dall’Italia e dall’Europa.

L’Italia si sta rimettendo in piedi dopo una crisi profonda.Questa fase richiede una politica di bilancio equilibrata ed efficace.

Le conseguenze dello shock economico causato dalla pandemia, a partire dall’aumento dell’indebitamento privato, richiedono tempo per essere assorbite.

Misure straordinarie come la moratoria sul credito bancario hanno nascosto vulnerabilità del nostro sistema economico che sono destinate a riemergere nel tempo

La fiducia di famiglie e imprese è elevata ma fragile.

La priorità deve essere quella di preservare la loro capacità di spesa e la loro volontà di investire.

Se guardiamo oltre l’orizzonte congiunturale, il nostro obiettivo deve essere migliorare in modo significativo il tasso di crescita di lungo periodo dell’Italia.Nel 2019, il nostro reddito pro capite era fermo al livello diventi anni prima.

Nello stesso periodo, la produttività totale dei fattori è diminuita di più del 4%, mentre in Germania è aumentata di oltre il 10% e in Francia di quasi il 7%.

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, approvato dalla Commissione Europea a giugno, include le riforme e gli investimenti necessari per colmare questo divario.

Vogliamo favorire l’innovazione, la transizione ambientale e quella digitale.

E portare l’Italia su un percorso di crescita inclusiva, che migliori la mobilità sociale e consenta la piena realizzazione professionale dei giovani e delle donne, soprattutto al Sud.

La transizione ecologica non è una scelta ma una necessità.I cambiamenti climatici hanno già gravi conseguenze sulle nostre vite, il nostro pianeta e le nostre economie.

Se non interveniamo subito, i loro effetti rischiano di peggiorare e diventare irreversibili.

Dobbiamo prendere misure ambiziose per ridurre le emissioni e contenere l’aumento della temperatura.

Ma dobbiamo tenere conto della capacità di riconversione delle nostre strutture produttive.

Lo Stato deve fare la sua parte nell’aiutare cittadini e imprese a sostenere i costi di questa trasformazione

E prestare particolare attenzione alle fasce più deboli della popolazione.

Gli investimenti del PNRR riguardano l’efficienza energetica, la mobilità sostenibile, l’idrogeno.

Investiamo nello sviluppo di capacità industriali, per esempio nei pannelli solari e nelle batterie, per ridurre la dipendenza dai produttori stranieri.

E miglioriamo l’efficienza del nostro sistema di autorizzazioni, che non può impedire la realizzazione degli ambiziosi obiettivi sulle energie rinnovabili.

La transizione digitale è l’altra grande sfida che il nostro Paese ha davanti.

Intendiamo migliorare la vita di cittadini e imprese e dotare soprattutto i giovani delle capacità necessarie per essere pronti per i lavori di domani.

Sul fronte delle infrastrutture, abbiamo concluso la consultazione pubblica sulla banda larga, che darà avvio al processo di cablatura del paese.

Attendiamo di ricevere le prime proposte di partnership per la creazione del Polo Strategico Nazionale, il cloud sicuro per la pubblica amministrazione.

In entrambe le iniziative il contributo dei privati sarà importante.

Un Sud più forte e meglio connesso con il resto del Paese è nell’interesse dell’Italia e dell’Europa.

Le nostre politiche per il Mezzogiorno intendono superare le disparità che condannano milioni di cittadini a servizi pubblici inadeguati, e a godere di minori opportunità di crescita e affermazione professionale.

Gli investimenti infrastrutturali del PNRR destinano almeno il 40% delle risorse al Sud.

Particolare attenzione sarà dedicata alle aree interne.

La riforma delle Zone Economiche Speciali vuole renderle realmente attrattive per gli investimenti nazionali e internazionali, grazie a procedure semplificate e agevolazioni fiscali.

Gli importanti investimenti nei porti e nello sviluppo dell’economia del mare vogliono riportare di nuovo l’Italia al centro dei traffici marittimi intercontinentali.

Negli scorsi mesi abbiamo preso altri importanti provvedimenti per l’attuazione di tutto il PNRR.

Abbiamo creato la struttura per la gestione e il monitoraggio del Piano e approvato importanti semplificazioni del sistema normativo e degli appalti.

Abbiamo migliorato la gestione delle risorse umane della pubblica amministrazione e i processi di reclutamento e stabilito nuove regole per la mobilità nella PA.

Abbiamo portato avanti la riforma della giustizia penale, per accorciare i tempi dei processi, e lo stesso stiamo facendo ora per quella civile.

Nel Consiglio dei Ministri di oggi presenteremo il quadro del monitoraggio degli interventi del PNRR previsti per l’ultimo trimestre del 2021.

Dobbiamo mantenere la stessa ambizione e la stessa determinazione che abbiamo avuto negli scorsi mesi, soprattutto per quanto riguarda l’agenda di riforme.

In particolare, nel mese di ottobre, intendiamo approvare un provvedimento che dia impulso alla concorrenza.

A voi imprese chiedo di appoggiarlo con convinzione.

Il rafforzamento dell’economia passa attraverso l’apertura dei mercati e non la difesa delle rendite.

Intendiamo inoltre attuare in legge di bilancio la razionalizzazione e il potenziamento degli ammortizzatori sociali.

Vogliamo rafforzare gli strumenti di integrazione salariale per tutelare meglio chi perde il lavoro.

E avviare una riforma delle politiche attive del lavoro, per agevolare il reinserimento di chi è disoccupato o cassaintegrato con più efficacia di quanto non succeda oggi.

Il PNRR rappresenta un progetto decisivo per il futuro del nostro Paese.

Dobbiamo assicurarci che i soldi stanziati per gli investimenti siano spesi bene, con onestà, senza infiltrazioni criminali;

evitare i ritardi che hanno spesso rallentato o impedito l’uso dei fondi europei in Italia;

cogliere l’opportunità per sciogliere i nodi strutturali che legano da anni il nostro Paese;

e accompagnare le imprese in questa transizione, attraverso le riforme e gli investimenti.

Ne va del nostro benessere economico, e della nostra credibilità di fronte agli italiani e all’Europa.

Un governo che cerca di non far danni è molto, ma non basta per affrontare le sfide dei prossimi anni, in primis le tensioni geopolitiche, il protezionismo, ma anche il probabile mutare delle condizioni finanziarie, il graduale affievolirsi degli stimoli di bilancio.

È quando l’intero quadro di riferimento politico, economico e sociale cambia che più occorre essere uniti per non aggiungere incertezza interna a quella esterna.

Le buone relazioni industriali sono il pilastro di questa unità produttiva.

Il Governo da parte sua non ha intenzione di aumentare le tasse.

In questo momento i soldi si danno e non si prendono.

Ho avuto modo di ricordare che riacquistare il “gusto del futuro” è essenziale perché l’Italia torni alla crescita, alla prosperità, al rispetto dell’ambiente visto come opportunità, non come vincolo.

Le nostre imprese, voi, avete raccolto il messaggio e oggi abbiamo uno dei tassi di crescita più elevati dell’UE.

Il nostro compito, il compito del Governo, è far sì che il gusto del futuro continui a restare nelle vostre scelte di imprenditori.

La mia presenza oggi è un ringraziamento a tutte le imprese e ai loro lavoratori.

Per la vostra capacità di reagire e innovare, in anni molto difficili per la nostra società.

Lavoro, anche duro, investimenti e spazio ai giovani e alle donne.

Insieme ai vostri dipendenti, avete fatto la vostra parte.

Ma oggi vi chiedo di fare di più.

Ve lo chiedo pur essendo consapevole che la storia dell’imprenditoria italiana è già ricca di pagine nelle quali la responsabilità nazionale ha prevalso sugli interessi aziendali, familiari e di settore.

Vorrei che la pagina che state scrivendo oggi con il vostro impegno fosse ricordata come un momento storico.

Vorrei che oggi tutti noi condividessimo una prospettiva di sviluppo a beneficio anche dei più deboli e delle prossime generazioni.

Nessuno può chiamarsi fuori.

Sono certo, conoscendo le virtù dell’impresa, che sarà una pagina di cui l’Italia andrà fiera.

Conte la spunta con 156 voti favorevoli tra i veleni che serpeggiano tra i corridoi del Senato

VIDEO – CONTE AL SENATO REPLICA ALLE CRITICHE

 

di    R.Lanza

Brividi sulla conta al Senato. La fibrillazione nasce dal ritardo dei voti di Italia viva- Renzi leader e Teresa Bellanova- La conclusione della votazione è questa: 156 senatori favorevoli, 16 astenuti,  come proclamato con ritardo dalla Presidente Casellati del Senato: l’Italia apre una nuova pagina di storia. Vedremo le conseguenze, soprattutto il lavoro al SUD dove i giovani sono mortificati a stare in casa con i genitori.   Conte dovrà costruire una maggioranza più ampia e qualificata nel corso della sua navigazione se non vorrà incontrare facili intoppi ed inghippi.

Vedremo se la Sicilia, la Campania, diventeranno nel prossimo futuro terre ideali per le imprese piccole e grandi che danno occupazione. Vedremo gli incentivi, i contributi nel Meridione per risollevare le sorti di una terra abbandonata e depredata da mezzo secolo da politici mafiosi e senza dignità, maestri nel rubare i soldi pubblici dei finanziamenti ai partiti ed altro.

Ricordiamo alcuni tratti della giornata al Senato:

Conte rivolgendosi a Renzi e Bellanova:  Italia Viva ha scelto “la strada, non leale” dello scontro e degli “attacchi mediatici”.

Ma “sui temi concreti si sono trovate soluzioni”,  la prima bozza del Recovery plan non sia stata”elaborata in un’oscura cantina di Palazzo Chigi, ma è stata elaborata anche con le ministre di Iv. La bozza che avete voluto distruggere, anche mediaticamente, è frutto di un confronto anche con i ministri”.

Confrontiamoci, vi era stato detto –  – dovevamo operare e occorreva un momento collegiale, i bilaterali non avevano risolto i problemi. L’effetto finale” delle rimostranze di Iv “è stato di bloccarlo per 40 giorni”, mentre “avremmo potuto trovarci attorno a un tavolo e in una ventina giorni risolvere, dare molto prima la versione aggiornata”. La bozza è stata “migliorata grazie a voi ma anche grazie alle altre forze di maggioranze, si discute tutti insieme e nessuno può avere pretese di verità o pretese di offrire le soluzioni migliori”.

“Il Mes può essere approvato in Parlamento, e le forze di maggioranza non sono d’accordo. Ma per stanziare risorse aggiuntive, e ne abbiamo stanziante tantissime, dovremmo aumentare il deficit e il debito pubblico. Questo prescinde dalla possibilità di usare il Mes o no. E, se mi permettete, è contraddittorio contribuire a migliorare il recovery e poi decidere di non accettare il Recovery plan perché non c’è il Mes“, …

Anche sulla cabina di regia –  -, avete detto che ‘non era accettabile’, che era ‘indecente’, ma quando mai si è detto che non si poteva discutere? Ma quando mai si è imposto qualcosa a voi?”.

“Quando si sceglie la via del dialogo e del confronto voi avete trovato sempre il sottoscritto a difendervi”, quando d’accordo sulle istanze mosse “le ho spesso difese, non avete mai trovato porte chiuse. A un certo punto, diciamolo, avete preso una strada diversa, non leale, di non collaborazione”, costruita su “attacchi mediatici, sul parlare fuori e non dentro. La rispettiamo, ma permetteteci di dire che non è la scelta migliore per il paese” e che non consente “di investire in futuro come sostenete di voler fare”.

Non mi vergogno di dire che siamo seduti su queste poltrone, non è importante dire non sono interessato a sedere su questa poltrona ma che lo faccio con disciplina e onore”, ha aggiunto il premier, che ha continuato: “Mi è stata rimproverata l’espressione ho i ministri migliori del mondo. Ma io sono il capitano, ho il dovere di difendere i ministri dagli attacchi strumentali”. “Consideriamo che non ci sono termini di paragone, nessun altro ministro ha attraversato una fase così grave e recessiva nella storia Repubblicana. Poi le opinioni sono aperte, ma tenete conto che l’impegno è stato notevole, non c’è stato risparmio di un briciolo di energie fisiche e intellettive“….

“Certo c’è un problema di numeri della maggioranza e se questi numeri non ci sono questo governo va a casa, non va avanti”,

Ho sentito qualche diffidenza sul progetto politico che ho presentato insieme alla forze di maggioranza rimaste a collaborare in modo leale”, ha poi replicato al senatore Quagliariello che ha parlato di ‘annessione’. “Il mio invito ai volonterosi, a singoli parlamentari ma anche rappresentanti di nobili tradizioni che si collocano in un perimetro progettuale ben chiaro” non avviene con “nessuna logica di annessione” ma è “un invito franco, fatto in modo trasparente e aperto, davanti al Paese”, la “gravità della situazione è tale che non possiamo permetterci di condurre partite in modo opaco”.

NEL SUD E’ NAPOLI CHE, SECONDO L’ISTAT,E’ LA CAPITALE ITALIANA DELL’INFLAZIONE

Mercato immobiliare di Napoli: il centro storico trascina i prezzi ...

Napoli presenta molti aspetti pieni di criticità. Lo sappiamo ma l’Istat lo conferma con i numeri. Il potere d’acquisto delle famiglie diminuisce progressivamente e su tanti lavoratori incombe lo spettro della disoccupazione. Ma aumentano pure i prezzi dei beni di consumo. Lo strano fenomeno riguarda Napoli che, secondo gli ultimi dati Istat, è la capitale italiana dell’inflazione, a dispetto di una tendenza deflattiva piuttosto diffusa sul territorio nazionale. E lo stesso primato, tra le regioni, spetta alla Campania.

L’aumento del costo della vita in poche città è una tendenza emersa dai dati sull’inflazione, divulgati dall’Istat e rielaborati su un campione di Comuni con più di 150mila abitanti. L’incremento del tasso di inflazione registrato a Napoli nel mese di giugno è dello 0,7%, lo stesso dato di maggio. A pesare soprattutto i settori alimentare e abbigliamento.

Napoli è in controtendenza rispetto al Settentrione e rispetto a buona parte del Mezzogiorno. «Mentre il resto d’Italia è in deflazione a giugno, al Sud – spiega l’Istat – i prezzi crescono, anche se solo dello 0,1%. Il Sud è l’unica area del Paese con numeri positivi e ospita una delle grandi città con i maggiori rincari, Napoli, che insieme con Bolzano e Perugia guida la classifica dello 0,7%.». 

Il primato di Napoli — è la conferma di una tendenza che era stata già anticipata nelle scorse settimane, quando le valutazioni sul costo della vita apparivano ancora premature. . Secondo uno studio recente della Commissione Europea, i prezzi al consumo in Italia nel 2020 dovrebbero rimanere stabili. I dati sull’inflazione, rielaborati dall’Unione consumatori, a Napoli e in Campania – dove l’incremento è dello 0.5% – risultano sorprendenti soprattutto per la differenza con le altre città del Mezzogiorno. In tutto il Sud Italia, il dato rilevato dall’Istat per giugno 2020 segnala un aumento dello 0,1%. E sull’intero territorio nazionale la media è negativa, con un -0,2%. 

Nelle grandi città la tendenza deflattiva è ancora più accentuata, con il -0,5% di Roma e il – 0,8% di Milano. È evidente che l’incremento dei prezzi dei beni di prima necessità- a partire dagli alimentari- abbia contribuito in maniera significativa a determinare l’aumento dell’inflazione.

. L’Unione nazionale Consumatori ha provato a tradurre in termini numerici l’aumento dell’inflazione su base percentuale, proiettandolo su un arco temporale di un anno. Un lavoratore- tipo a tempo pieno, con una retribuzione media di 1440 euro netti mensili, ha perso in questo periodo di fermo a casaoltre 480 euro mensili ad aprile e maggio. Il rincaro dei prezzi, in questo momento, risulta davvero inspiegabile.

 

SUD SENZA FUTURO PARADIGMA DELLA LATITANZA DEL PUBBLICO POTERE

 

Risultati immagini per immagini di giovani disoccupati

 

di Raffaele   Lanza

La fibrillazione e confusione politica nazionale ci ripiomba anche quest’anno nell’atmosfera biblica della torre di Babele, quantunque siano significativi i miglioramenti delle proposte e dei progetti  di interesse generale.    La politica, salvo alcune eccezioni, non è considerata più un servizio ai cittadini ma solo ed unicamente un privilegio esclusivo da conquistare ad ogni costo .  Il motto comune è diventato: levati tu , che mi siedo io sulla poltrona.

Si è accresciuta la comunicazione sui social. L’azienda statunitense californiana Facebook -fondata da Zuckbenger-  condannata dai tribunali italiani e, in particolare dai giudici romani per antidemocraticità e metodi  inusitati e violenti per   inauditi oscuramenti di pagine di giornali e quotidiani, è diventata tuttavia la maggiore attrazione di vetrina  dei politici- squillo.

Nel Sud si vuole intervenire, il premier italiano ha studiato pure un piano di rilancio per eliminare e/o attenuare la disparità sociale/economica con il Nord.   Ma i fatti e le cronache che registriamo dicono ancora che proprio il Sud e la Sicilia in particolare sono divenuti cimiteri dei bisogni inappagati e archivio dell’insipienza amministrativa .   In quasi tutti i settori della pubblica amministrazione e ,in primis nella Regione siciliana dove sono avvenuti ed ancora sono in corso migliaia di prepensionamenti di funzionari direttivi e dirigenti in prevalenza, ci sono e si allargano ogni giorno dei vuoti: colpa della legge che non consente assunzioni, dicono gli amministratori; e colpa degli amministratori, aggiungiamo noi, perennemente immersi in una guerra di accaparramento per piazzare i loro clienti e incapaci di chiuderle, quelle guerre.

La Regione siciliana con i  privilegi di una classe dirigenziale collegata per natura probabilmente mafiosa o quasi  a referenti politici di dubbia credibilità,e a segreterie politiche dislocate in ogni città siciliana, come fabbriche di clientele,   è sostanzialmente affondata anche se un salvagente economico è stato recentemente lanciato,per ispirazione programmatica, dal governo nazionale per spalmare il debito sicilianoin dieci anni.  La vicenda è nota e si foggia sui modelli comportamentali che finora ha avuto con la sua classe dirigente la Regione siciliana.   Ricorderemo l’inequivocabile grido d’allarme della Corte dei conti.  ”    L’esame comparato dei principali saldi risultanti dai documenti costituenti il ciclo del bilancio 2018 della Regione siciliana, dimostra l’inefficacia delle politiche pubbliche rispetto ai vincoli di riduzione del deficit di bilancio e del disavanzo di amministrazione intrinseci al quadro normativo e ribaditi più volte”, si legge nella relazione delle sezioni riunite della Corte dei conti, riunita a Palermo, per l’udienza di parifica del rendiconto della Regione per il 2018, alla presenza del governo Musumeci. Per i giudici dal “raffronto tra i dati degli equilibri di bilancio nelle varie fasi del ciclo 2018, risulta chiara l’inconsistenza della manovra finanziaria: l’equilibrio di parte corrente e l’equilibrio finale 2018 registrano valori a consuntivo, rispettivamente -651,9 milioni di euro e -667,0 milioni di euro, notevolmente superiori ai dati di tendenziale del Defr 2018-2020 i cui saldi risultavano comunque viziati dalla sottostima degli stanziamenti a copertura del disavanzo e di quelli per accantonamento ai fondi. In altre parole — la Regione non è stata in grado di raggiungere nemmeno gli obiettivi ‘minimi’ che essa stessa si era data con la legge di stabilità”. Inoltre, “né il Defr 2018-2020, né il bilancio di previsione – pur essendo stati approvati ad esercizio ampiamente in corso – né l’assestamento, sono informati al rispetto del principio di continuità degli esercizi finanziari, per non parlare degli esiti dei giudizi di parifica, al punto che, in talune fasi, l’attività della Regione sembra abbia avuto, piuttosto, finalità elusive“.
Manca ancora dunque  l’interlocutore pubblico.  Ed aumenta la povertà insieme alla disoccupazione. Nel 2018, in Italia- secondo i rilevamenti Istat –le famiglie in condizione di povertà assoluta sono un milione 822 mila (7,0 per cento), per un totale di oltre 5 milioni di individui poveri.

IL   DRAMMA DEL SUD FOTOGRAFATO DAI NUMERI E DALL’ISTAT

Le famiglie che, rispetto al 2017, vedono peggiorare la loro situazione sono quelle dove è presente un solo genitore, (dal 9,1 per cento all’11,4 del 2018), soprattutto se con minori (dall’11,8 per cento al 16,8 del 2018). L’incidenza della povertà assoluta rimane elevata fra i minori (12,6 per cento pari a un milione 260 mila minori) e raggiunge il minimo fra gli ultrasessantaquattrenni (4,6 per cento), continua l’Istat.

Nel 2018, quasi la metà dei giovani di 18-34 anni (47,8%) evidenzia l’assenza di deprivazione nelle cinque dimensioni del benessere considerate (Salute; Lavoro, Istruzione e formazione; Benessere soggettivo; Coesione sociale; Territorio); un terzo (33,5%) ne ha solo una mentre il 18,7% (quasi 2 milioni di giovani) risulta multi-deprivato, cioè è deprivato in due o più dimensioni del benessere. Lo rileva l’Istat nel Rapporto sul Benessere equo e sostenibile (Bes).

 

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La multi-deprivazione è più alta tra i giovani adulti di 25-34 anni (20,9% contro 15,2% dei giovani di 18-24 anni) e nel Mezzogiorno (23,9% contro 14,3% al Nord e 18,0% al Centro) -prosegue l’Istat -. Rispetto al 2012 la condizione dei giovani è peggiorata: è diminuita di quasi 4 punti percentuali la quota di quelli senza alcun tipo di disagio, sono invece aumentati sia i giovani deprivati per una sola dimensione (+2,6 punti percentuali), sia i multi-deprivati (+1,3 punti percentuali). Il peggioramento rispetto al 2012 ha riguardato la dimensione relativa alla Coesione sociale, che include le relazioni sociali e la partecipazione politica (da 17,6% nel 2012 a 24,9%), e le caratteristiche del territorio in cui si vive (da 12,9% a 15,7%); al contrario, migliorano le condizioni per le dimensioni Lavoro e Istruzione (da 22,2% nel 2012 a 19,6%) e Benessere soggettivo (da 11,5% a 7,6%), prosegue l’Istat.            L’Istat precisa che nel Nord e al Centro,  la quota di giovani senza alcun disagio cala rispettivamente di 8,4 e 4,8 punti percentuali. Invece nel Mezzogiorno, dove le difficoltà già nel 2012 erano maggiori, la situazione è sostanzialmente stabile (-0,8 punti percentuali).

 

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Tre quarti dei giovani multi-deprivati lo sono in due dimensioni, un quinto in tre e un residuale 5% di giovani in 4 o 5 dimensioni del benessere. Le dimensioni che più incidono sulla multi-deprivazione sono quelle relative alla Coesione sociale (il 69,5% dei multi-deprivati sono deprivati in questo dominio), al Lavoro, formazione e istruzione (il 58,1% dei multi-deprivati sono deprivati in questo dominio) e alla dimensione che descrive le caratteristiche del territorio nel quale vivono i giovani (47,3% dei multi-deprivati)…..

Altro problema italiano: crediamo nell’oroscopo , nei maghi   e al contempo ci professiamo cristiani .Per l’Osservatorio antiplagio sono circa 13 milioni gli italiani che si rivolgono ai maghi: nel Belpaese gli “specialisti” dell’occulto sono circa 150.000 , con punte elevatissime a Napoli e in Sicilia, zone interne, e contribuiscono ad un giro di affari annuo che pesa oltre 4 miliardi di euro. Il Codacons fornisce i numeri: due anni fa, l’associazione dei consumatori ha registrato un aumento di tre milioni di italiani che ne facevano ricorso rispetto al 2001. Per un paradosso, spesso chi si rivolge ai maghi spera in un futuro di prosperità, ma lo fa a caro prezzo: un consulto può variare dai 50 ai mille euro per attività che registrano un picco di evasione delle tasse.
E se il pronostico sul prossimo futuro e sulla politica sembra raggelante perchè il colloquio si svolge con i sordi e con chi è stato disponibile solo a parole, nel mondo germogliano figure nuove che condiscono l’ottimismo e fanno ben sperare. Ricordiamo qui-noi di Sud Libertà- alcune belle figure che lasciano ben sperare nel futuro. Eccole:

1. Greta Thunberg


Greta Thunberg – 

Scelta come persona dell’anno, i giovani del Duemila come l’ispirazione per ritornare ad appropriarsi del proprio futuro. Scetticismi e dietrologie a parte, la giovanissima attivista svedese è ormai una personalità a tutti gli effetti, in grado di parlare con scioltezza del disastro climatico della nostra epoca alle convention internazionali piuttosto che nelle assemblee delle Nazioni Unite, fino ad arrivare al campo a lei più familiare, quello delle piazze con i suoi coetanei. La battaglia per il clima è forse l’eredità più importante che il decennio degli Anni Dieci ci lascia, con milioni di ragazzi e ragazze che prendono in mano il vessillo del pianeta che soffre portando alla classe dirigente l’istanza del futuro firmata dalle generazioni che, tacciate di lassismo e dipendenza tecnologica, dimostrano di essere ancora in grado di scendere in strada con la forza delle idee. Il 2020 (o comunque il decennio in entrata) ci dirà se la sfida climatica può essere vinta o se, come qualcuno sospettano, la deriva del riscaldamento globale sia ormai una corsa contro il tempo troppo impegnativa per il genere umano. Sulla scia di Greta si consolida una protesta importante, con lo “Skolstrejk for klimatet” iniziato a Stoccolma diventato ormai il fenomeno globale dei Fridays for Future. Quello che i millennials hanno iniziato a rivendicare.

 

2. Fabiola Gianotti


Fabiola Gianotti – Foto © Cern

Quando lo scorso anno il matematico Alessio Figalli si guadagnò l’eccezionale premio della Fields Medal, la scienza italiana riceveva il secondo importantissimo riconoscimento nel giro di pochissimi anni. Il primo, con record annesso, lo aveva già ottenuto con la nomina della scienziata romana alla direzione del Cern, il più grande laboratorio di fisica delle particelle al mondo. Fabiola Gianotti ha ottenuto forse il riconoscimento di maggior prestigio. Lei, una fisica dichiaratasi credente, convinta sostenitrice della tesi per cui scienza e fede possono coesistere, a guida dell’avveniristico centro in cui l’acceleratore di particelle prova a spiegare l’origine del tutto. E nel 2019 un altro record: il lavoro svolto nei suoi cinque anni da dirigente in Svizzera le vale il secondo mandato alla guida del Cern. Nessun altro prima di lei c’era riuscito.

 

3. Abiy Ahmed Ali


Abiy Ahmed Ali

Premio Nobel per la Pace . E gli sforzi condotti da Abiy Ahmed Ali per il suo Paese, l’Etiopia, sono stati estremamente impegnativi e volti non solo alla stabilità della propria Nazione ma anche  di un’area in crisi come il Corno d’Africa. Veniva eletto nel 2018, al termine di una protesta di massa contro il premier precedente Desalegn, soprattutto per ragioni etniche, ereditando un Paese logorato da due decenni di rapporti gelidi con la vicina Eritrea, tragico lascito del conflitto armato di fine anni Novanta. In qualche mese riorganizza la sua Etiopia, promuove riforme sul piano interno e riallaccia rapporti su quello esterno, invitando il dittatore eritreo Isaias Afewerki a trattare la riaperture delle ambasciate e il ritorno a una relazione cordiale fra due Stati che, a ben vedere, fino al 1991 era uno solo. L’abbraccio con Afewerki segna la fine della “guerra fredda” e la ripresa dei rapporti fra Asmara e Addis Abeba, con conseguenti influssi positivi anche nelle regioni vicine, martoriate dall’emergenza profughi e dall’influsso del jihadismo di al-Shabaab. Il Nobel è idealmente un riconoscimento anche per l’Africa, capace di sconfiggere i propri rancori e di lavorare per la pace.

 

Maltempo ancora a Venezia, tregua nel SUD

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Tempo tranquillo oggi in Sicilia e nel Sud .  Grandi quantità d’acqua sotto forma di nubifragi. si riverseranno invece nel  Lazio e nelle aree costiere.

Domani,-avverte il Meteo -” sin dalle primissime ore, ci aspettiamo rovesci temporaleschi molto intensi su Lombardia, Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia con neve sull’arco alpino oltre i 1000/1200 metri di quota”

Successivamente il maltempo si estenderà ai settori tirrenici del Centro Sud, con possibili forti rovesci a Roma e Napoli, nonché sulla Sicilia. Purtroppo le previsioni indicano ancora la possibilità di acqua alta a Venezia anche a causa dei forti venti di Scirocco.

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Tra la giornata di mercoledì 20 e la prima parte di giovedì 21 ci sarà invece una pausa  con il ritorno di generose a provvidenziali schiarite su buona parte del Paese ad esclusione di basso Lazio, Campania e Calabria dove saranno ancora possibili piovaschi sparsi in un contesto di forte variabilità. Ma questa pausa dalle ormai continue avverse condizioni meteorologiche sembra risulterà solo una tregua per il possibile ritorno delle piogge su vaste aeree del Paese.

Dramma nella vita: glaucoma. Occhio cioè danneggiato fino a ridurre il campo visivo alla cecità assoluta

NUOVO DEVICE PER COMBATTERE IL “LADRO SILENZIOSO DELLA VISTA”

CHIRURGIA MININVASIVA, DAL POLIAMBULATORIO CENTRO EUROPEO

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Foto Archivio Sud Libertà

PRIMI RISULTATI INCORAGGIANTI PER LA CURA DEL GLAUCOMA

CATANIA –

Viene definito “ladro silenzioso della vista”: è un nemico invisibile che non dà sintomi nelle fasi iniziali ma può danneggiare irreparabilmente il campo visivo, restringendolo fino alla cecità. È il Glaucoma, che solo in Italia colpisce circa un milione di persone e che nei prossimi vent’anni vedrà un incremento del 33% dei casi, a causa dell’invecchiamento della popolazione. Per combattere questa patologia, dovuta a un progressivo innalzamento della pressione oculare, esiste un nuovo “device” che sta letteralmente rivoluzionando il decorso della neuropatia ottica cronica e la sua cura. Al Sud Italia, i primi a sperimentarlo con risultati davvero promettenti sono i medici de Poliambulatorio Centro Europeo (PCE) di Acicastello, tra le maggiori eccellenze della sanità siciliana nel campo della microchirurgia oculare. Si chiama “InnFocus” ed è un impianto che si sostituisce ai colliri, ai laser e ai più tradizionali interventi di chirurgia (la classicatrabeculectomia) praticati fino ad oggi, per la tipologia più diffusa di glaucoma, ovvero quello ad angolo aperto.

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«Si tratta di un sottile tubicino del diametro di 70 micron che s’introduce nell’occhio attraverso un piccolo foro praticato in anestesia locale – spiegano i dottori Marco e Silvio Zagari, esperti in materia, già premiati dall’Aiccer (Associazione italiana di chirurgia della cataratta e refrattiva) per gli studi sulle nuove metodiche nel campo della microchirurgia oculare – InnFocus è capace di drenare continuamente l’umore acqueo contenuto nell’occhio, così da ridurre in maniera consistente la pressione oculare e quindi ostacolare l’insorgenza e la progressione del glaucoma, con il relativo danneggiamento del nervo ottico. Inoltre – continuano gli specialisti, che hanno ottenuto la certificazione per l’impianto del nuovo device – ad oggi è una delle poche chirurgie reversibili per il glaucoma: se non si raggiungono i target pressori proposti, è possibile infatti rimuovere il dispositivo e tornare allo stato precedente. Rispetto alle chirurgie tradizionali, caratterizzate dal crollo repentino della pressione oculare nell’immediato post-operatorio – che nei casi più complessi è responsabile dello spegnimento del campo visivo detto “wipe-out” – questa metodica consente di controllare e contenere l’abbassamento della pressione».

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Il nuovo dispositivo è disponibile in Italia da qualche settimana e si applica in day surgery, con un intervento di soli 15-20 minuti, che consente di dimettere il paziente nell’arco della giornata. «È composto da un particolare materiale plastico, già brillantemente utilizzato in cardiochirurgia– continuano i medici – robusto sì, ma nello stesso tempo abbastanza delicato da non danneggiare il tessuto oculare. Inoltre, una volta posizionato, non va più cambiato nel corso della vita: una metodica davvero promettente, i cui risultati arrivano da molteplici sperimentazioni cliniche durate anni. La nostra equipe ha già avuto modo di testarlo su alcuni pazienti proprio in questi giorni, con valori della pressione intraoculare per tutta la durata del follow up davvero incoraggianti».

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Nel Sud Italia, il PCE è attualmente l’unica struttura privata ad effettuare l’innovativa metodica, che ha un alto profilo di sicurezza e riduce i disagi dei pazienti, migliorando notevolmente la qualità della vita.

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Archivio Sud Libertà- (Occhio con tumore)

Qualità della vita: le città del SUD all’ultimo posto

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Bolzano ha la medaglia d’oro in fatto di qualità della vita in Italia. Seguita, come l’anno scorso, da Trento e Belluno. Sono i risultati dell’indagineUniversità la Sapienza di Roma, che analizza anche quest’anno modelli virtuosi, criticità e cambiamenti in atto nelle province e nelle principali aree del Paese. Roma  dal 67esimo passa all’85esimo posto della classifica mentre Milano  dal 57esimo al 55esimo.

Le migliori posizioni sono delle piccole:   Siena, Pordenone, Parma, Aosta, Sondrio, Treviso e Cuneo. Treviso, in particolare, risulta la provincia più sicura d’Italia; Trento, Bolzano e Bologna le realtà più positive per affari e lavoro; Parma, Siena, Trento e Piacenza quelle con la migliore offerta finanziaria e scolastica; Isernia, Pisa, Ancona, Siena e Milano quelle con migliore Sanità ed ospedali.  Qualità della vita bassa a Trapani, addirittura sotto la sufficienza in sette dimensioni su nove (affari e lavoro; ambiente, disagio sociale e personale, servizi finanziari e scolastici, sistema salute, tempo libero, tenore di vita) Maglia nera alla calabrese Vibo Valentia, in coda alla classifica diverse città del Sud e della Sicilia, Catania, Napoli, Siracusa e Palermo.

Posizione Diff. pos. Provincia Punti
1
583
3
23
11
5
2
63
2
-1 
578
9
63
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1
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3
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15
9
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543
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7
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-1 
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42
4
44
6
41
11
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30
19
22
61
3
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-6 
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523
11
5
5
13
105
27
15
27 
519
49
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93
20
64
12
16
11 
518
15
3
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44
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17
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18
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509
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13 
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24
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505
53
35
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39
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2
25
-5 
503
27
18
34
29
65
30
26
-11 
503
19
7
29
28
81
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27
502
74
15
46
11
101
7
28
502
45
16
14
8
66
59
29
12 
502
24
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-4 
501
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41
70
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-8 
500
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36
58
9
45
26
32
498
30
54
44
23
24
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33
-1 
497
28
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26
13
90
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39
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12
25
38
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495
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36
495
10
32
95
49
35
43
37
-9 
493
57
12
81
19
56
28
38
15 
492
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21
16
66
93
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39
490
22
38
77
47
22
62
40
-5 
490
34
49
47
50
68
18
41
489
48
14
70
25
30
72
42
-12 
489
32
22
73
17
70
46
43
-4 
488
52
50
51
72
79
9
44
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7
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57
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29
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45
13 
483
17
58
61
100
21
51
46
-1 
482
43
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31
31
86
53
47
-16 
480
50
33
68
36
95
19
48
-27 
480
38
71
27
57
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49
-5 
480
65
46
28
30
85
24
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480
25
40
64
46
51
65
51
479
51
48
56
82
89
11
52
476
79
104
35
83
3
74
53
-2 
474
60
44
52
48
80
31
54
-18 
474
46
43
38
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99
17
55
473
64
56
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25
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20
19
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54
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52
57
-5 
472
16
67
60
38
46
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-34 
468
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63
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97
13
59
468
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65
54
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42
36
60
16 
467
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51
104
21
71
21
61
11 
462
33
27
98
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33
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19 
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85
68
87
34
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8
63
-3 
461
75
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85
16
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20
64
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29
53
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29
65
460
31
47
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101
20
80
66
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37
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67
13 
460
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53
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93
68
-4 
459
67
34
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62
37
47
69
-10 
457
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13
32
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87
76
70
-5 
454
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78
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103
98
4
71
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63
85
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36
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-23 
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79
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15 
448
98
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6
65
17
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-4 
448
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20
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26
84
76
-15 
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57
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73
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49
77
-2 
443
78
89
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56
16
78
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89
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42
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19
99
79
-12 
438
55
109
18
33
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80
429
95
77
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39
60
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-18 
424
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-5 
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76
69
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21 
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92
10
110
86
-1 
419
101
74
17
74
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67
87
-9 
416
73
70
109
78
67
88
88
10 
416
102
52
78
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88
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-1 
415
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94
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54
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10 
412
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10 
410
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408
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-6 
404
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402
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-4 
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370
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100
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107
100

SUD LIBERTA’ : IL SUD SI STA “DESERTIFICANDO”, I GIOVANI FUGGONO,LASCIANO GLI STUDI, IL RILANCIO DELLA SICILIA AFFIDATO SOLO A POCHI MA NON BASTA

IL  DRAMMA      SICILIANO

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di   Raffaele  Lanza

Sotto i riflettori il dibattito politico-economico: la “Questione meridionale”. Secondo studi di osservatori scientifici (Svimez), il Mezzogiorno per recuperare terreno rispetto al resto del Paese deve essere sostenuto da politiche ad hoc. Altrimenti, si profila un rischio peggiore. ed un ulteriore passo indietro   Non trascuriamo che il Meridione  può pagare anche le incertezze internazionali e il rallentamento del commercio mondiale che potrebbero debilitarne, ulteriormente, la crescita. Non ci sono dubbi: il Sud ha bisogno di investimenti e di interventi strutturali nella propria economia. Per questi motivi, nell’evoluzione del Meridione d’Italia, e in Sicilia in particolare, il ruolo della politica è di straordinaria importanza. Il ruolo spesso evocato nel dibattito di politica economica su efficacia e rilevanza degli investimenti pubblici quale volano dello sviluppo del Paese è, nel Sud, confermato con ogni evidenza”.

 

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In 16 anni, hanno lasciato il Mezzogiorno, un milione e 883mila residenti, la metà giovani. Purtroppo è la Sicilia la regione in cui l’emorragia è più allarmante.Mettiamo nel conto poi anche la Campania e la Calabria che stanno comunque meglio di noi . Secondo il presidente Svimez Adriano Giannola, “con la frenata dell’economia le prospettive per il Sud peggiorano. Per ora tutto tiene, ma i dati che iniziano a circolare sul rallentamento della crescita preoccupano, anche perché il Mezzogiorno continua a portarsi dietro tutte le sue arretratezze”. In buona sostanza, “il recupero che c’è stato negli ultimi due anni rischia di saltare nell’attuale stagione dell’incertezza”. Per lo Svimez, nel 2019, “si rischia un forte rallentamento dell’economia meridionale: la crescita del prodotto sarà pari a +1,2 per cento nel Centro-Nord e +0,7 per cento al Sud”. Secondo Giannola, “il Mezzogiorno non è tutto uguale. Ci sono regioni che hanno fatto meglio,  ma ce ne sono altre, come la Sicilia, che stanno andando particolarmente male”.

La Sicilia – è il pensiero di SUD LIBERTA’- è stata usata nei decenni come un serbatoio di voti , messa volutamente in ginocchio nello sproporzionato rapporto economico con il Nord Italia, per costringere la popolazione a rivolgersi ai referenti politici- onorevoli – e frequentare le segreterie dei deputati per risollevare la famiglia con un favore o un “posticeddu” al Comune o, velatamente, alla Regione in massa o creando apposite categorie clientelari (come alla Protezione civile o in maniera sfacciata al dipartimento ai beni culturali infestato dagli “amici degli amici”)…

A dispetto delle dichiarazioni politiche attuali , lo Svimez dimostra, purtroppo, che il Sud, e la Sicilia in particolare, si stanno “desertificando”. Chi si iscrive all’Università lascia la struttura sia per i costi esosi delle tasse che ricadono sulle spalle dei genitori sia per la difficoltà/impossibilità di trovare lavoro persino con due lauree… I giovani sono senza futuro e fuggono altrove,probabilmente sono più coraggiosi delle precedenti generazioni, partono in Spagna, Australia, Svizzera, Germania ,le micro, piccole e medie imprese accusano la mancanza del sostegno adeguato, la burocrazia eccessivamente pesante e l’assenza di aiuti per l’accesso al credito, le famiglie si sentono abbandonate. Solo il lavoro e la produzione nonchè l’agricoltura possono salvare il Sud e la Sicilia. , per invertire la rotta del tessuto produttivo/occupazionale dell’isola.   Non basta combattere la Mafia e la corruzione come un dipartimento di polizia e magistratura,-osserviamo noi di SUD LIBERTA’ – occorre che l’intera classe politica regionale, collaborando con la Presidenza della Regione Sicilia, instauri un rapporto alla pari con il  governo di Roma per l’interesse generale del Sud . Quando la casa brucia bisogna intervenire tutti insieme.Solo così possiamo far restare nel Sud i nostri figli, salvare le loro idee genuine e riaffermare quell’autonomia che abbiamo nel sangue dalla nascita e che, pochi lassù vogliono ancora riconoscere…

 

Nel Sud il maggior numero di vittime di suicidio

 

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Il suicidio non è permesso dai principi cristiani ma il fenomeno riporta numeri e statistiche ragguardevoli.  Non potevamo non tenerne conto, visto che dal 2012 al 2017 sono stati 878 i casi nel nostro Paese di suicidio legati a motivazioni economiche, mentre 608 sono stati i tentati suicidi. A rilevarlo l’Osservatorio “Suicidi per motivazioni economiche” che pubblica i dati aggiornati al 2° semestre del 2017, che ha visto 56 vittime contro le 47 dei primi 6 mesi dell’anno, per un totale di 103 casi.  Naturalmente abbiamo escluso – perchè l’aspetto focalizza una altra problematica delicata -il fenomeno dei suicidi negli istituti penitenziari.

«I dati aggiornati al 2017 – commenta  l’Osservatorio – evidenziano come siamo di fronte a un fenomeno che, da quando ha avuto inizio la crisi economica, sembra essere uscito da quella dimensione di “straordinarietà” legata al suo essere estrema ratio di fronte a una situazione di difficoltà, assumendo invece una allarmante dimensione di “ordinarietà”. Di qui dunque la necessità di una riforma strutturale del Welfare State in grado di ristabilire i diritti sociali. Ben vengano, dunque, interventi tangibili che sappiano conciliare il sostegno al reddito, una riforma strutturale del mercato del lavoro, che faciliti la spinta propulsiva delle imprese, e un rilancio complessivo della nostra economia. Di fronte alla evidente richiesta di aiuto che viene dalla società, è fondamentale l’impegno della politica nel rimettere al centro la dignità degli individui e la responsabilità dello Stato nel tutelare gli imprenditori e i lavoratori».

Dall’analisi complessiva dei 6 anni emerge come, nonostante la categoria professionale più colpita resti quella degli imprenditori, cresce prepotentemente il numero di vittime tra i disoccupati ma anche tra coloro che, pur possedendo un lavoro, faticano a trovare una stabilità e una serenità economica, e in molti casi a far fronte alle comuni spese quotidiane. Se dal 2012 al 2017, infatti, gli imprenditori rappresentano il 42% del totale, il 40,5% sono disoccupati e l’11,6% lavoratori dipendenti. Questi ultimi, in modo particolare, crescono dal 7,9% del 2012 al 13,6% del 2017. Considerando i dati sulla disoccupazione nel sud Italia, non sorprende che il numero più elevato di vittime tra i disoccupati si rilevi proprio nelle regioni meridionali con il 27,5% dei suicidi, mentre al Nord, patria delle piccole e medie imprese, crescono i casi tra gli imprenditori con il 31,2%.

«In questi anni il fenomeno dei suicidi per motivazioni economiche –  ha subìto una progressiva trasformazione: se nel 2012 esso interessava infatti gli imprenditori in oltre la metà dei casi, oggi colpisce le fasce più deboli della popolazione, come chi ha perso il lavoro o chi soffre l’instabilità lavorativa ed economica. A partire dal 2015, oltre il 60% dei suicidi ha per protagonisti lavoratori dipendenti, disoccupati e pensionati».

Seppur con le differenze evidenziate, l’analisi complessiva condotta dal 2012 al 2017 mostra come il fenomeno interessi tutte le diverse aree geografiche. Se il Nord-Est infatti conta il 25,2% del totale dei suicidi avvenuti dal 2012 al 2017, rappresentano il 23,2% i casi al Sud, il 21,2% al Centro, il 19,8% nel Nord-Ovest e il 10,4% nelle Isole. Ma nel 2017, il Sud e il Nord-Ovest, entrambi con il 24,3%, superano il Nord-Est (22,3%).

In testa le regioni Veneto e Campania che nei 6 anni analizzati raccolgono rispettivamente il 16,4% e il 12,4% dei tragici episodi, in modo particolare con le province di Padova e Napoli, ma anche quelle di Venezia, Salerno e Treviso.

Lo studio pone in attenzione  infine come la fascia d’età più esposta continui a essere quella che va dai 45 ai 54 anni, con un’incidenza percentuale pari al 34,6%. Seguono le fasce dei 55-64enni con il 24,5% degli episodi e quella dei 35-44enni con il 20,5%. A preoccupare in modo particolare è però la progressiva crescita dei casi tra i più giovani: complessivamente rappresentano circa il 10% le vittime al di sotto dei 35 anni dal 2012 al 2017; inoltre, se la fascia dei 25-34enni è passata dal 6,7% del 2012 al 10,7% del 2017, gli under 25 nel 2017 rappresentano il 4% circa del totale, quando nel 2012 non se ne contava alcun caso. Ritorneremo a parlare del triste fenomeno in alcune città siciliane di spicco….