Zelensky rimuove il suo capo staff Yermak per corruzione e lo sostituisce con R.Umerov

Lo stilista di Zelensky: “Il nuovo outfit non era una risposta alle  critiche della Casa Bianca” - la Repubblica

 

 

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky  è stato costretto a rimuovere  il suo capo di gabinetto e principale negoziatore, Andriy Yermak.

A seguito infatti di una perquisizione nell’abitazione del suo consigliere arrestato,    scaturita da  un’ampia indagine per corruzione, è avvenuta la rimozione di Yermak, 54 anni,. Zelensky,  si trova ad affrontare una crescente offensiva russa a est, proprio mentre gli Stati Uniti promuovono un piano per porre fine alla guerra.

Il capo di gabinetto avrebbe dovuto negoziare per conto dell’Ucraina durante i colloqui di pace negli Stati Uniti questo fine settimana, ma quel piano è saltato, secondo le comunicazioni dell’Ucraina. . I colloqui saranno invece guidati dal segretario del Consiglio di sicurezza ucraino Rustem Umerov….

La visita del Papa in Turchia, nella Moschea blu: qui si è tolto le scarpe come fece Francesco, il suo predecessore

Il Papa alla Moschea Blu di Istanbul (Afp)

 

 

 

Dalla Sala Stampa della Santa Sede.

Il Papa, nel terzo giorno in Turchia, ha visitato la Moschea Blu di Istanbul. Leone XIV è stato accolto e accompagnato dal presidente per gli Affari religiosi della Turchia.

Il Pontefice, entrando nella Moschea Blu, si è tolto le scarpe come fecero anche il predecessore Francesco e altri papi.

“Il Papa ha vissuto la visita alla Moschea in silenzio, in spirito di raccoglimento e in ascolto, con profondo rispetto del luogo e della fede di quanti si raccolgono lì in preghiera”, sottolinea la Sala Stampa della Santa Sede.

La Moschea è particolare per le 21.043 piastrelle di ceramica turchese inserite nelle pareti e nella cupola, all’interno ha un altissimo soffitto illuminato da 260 finestre. È in questo luogo che Papa Leone ha compiuto la prima tappa della sua terza giornata in Turchia.

La tappa di Papa Leone alla Moschea Sultan Ahmed segue quella di Francesco nel 2014 avvenuta proprio nello stesso giorno. Prima ancora fu Papa Benedetto XVI nel 2006 ad entrare nel luogo di culto musulmano.

Oggi anche la stampa sciopera: SUD LIBERTA’ SPIEGA LE MOTIVAZIONI DELLA PROPRIA ADESIONE

 

SUD  LIBERTA’  NON HA MAI RICHIESTO CONTRIBUTI ECONOMICI  AD ENTI PUBBLICI, ALLA REGIONE, AL MINISTERO:  CHIEDIAMO SOLO LA VALORIZZAZIONE DEI GIORNALISTI  IMPEGNATI VOLONTARIAMENTE  CON LA DOCUMENTAZIONE DETTAGLIATA DELLE SPESE EFFETTUATE E REGISTRATE

 

Anche i giornalisti -collaboratori , redazione e direttore – del Quotidiano on line  Sud  Libertà aderiscono allo sciopero proclamato dalla Federazione nazionale della Stampa italiana per venerdì 28 novembre 2025, dalle ore 6 e per 24 ore.

Anche noi condividiamo nuove norme per il corretto utilizzo dell’intelligenza artificiale nelle redazioni, soprattutto il riconoscimento  (anche economico  pur non avendo MAI ricevuto  e/0  richiesto contributi  economici alla Regione, al Ministero, agli Enti o chicchessia se si vuole mantenere la vera indipendenza )del ruolo cruciale che il giornalismo on line riveste nell’ordinamento democratico del nostro Paese.

Chiediamo tuttavia maggiore attenzione agli Organi preposti e al sindacato del settore per  consentire  regolari assunzioni  di Giornalisti professionisti/pubblicisti nonchè Giornalisti indipendenti  nei Quotidiani on line che svolgono costante-quotidiana informazione pubblica

 

La lettera della FNSI

Oggi le giornaliste e i giornalisti italiani sono in sciopero. Scioperiamo perché il nostro contratto di lavoro è scaduto da 10 anni e soprattutto perché riteniamo che il giornalismo, presidio fondamentale per la vita democratica del Paese, non abbia avuto la necessaria attenzione da parte degli editori della Fieg: molti tagli e pochi investimenti, nonostante le milionarie sovvenzioni pubbliche.

In oltre 10 anni la riduzione degli organici delle redazioni e la riduzione delle retribuzioni dei giornalisti attraverso stati di crisi, licenziamenti, prepensionamenti e il blocco del contratto hanno avuto fortissime ripercussioni sul pluralismo e sul diritto dei cittadini ad essere informati.

In questi 10 anni i giornalisti dipendenti sono diminuiti, ma è aumentato a dismisura lo sfruttamento di collaboratori e precari: pagati pochi euro a notizia, senza alcun diritto e senza futuro. In questi 10 anni il potere di acquisto degli stipendi dei giornalisti è stato eroso dall’inflazione, quasi del 20% secondo Istat: per questo chiediamo un aumento che sia in linea con quelli degli altri contratti collettivi. Gli editori hanno proposto un aumento irrisorio e chiesto di tagliare ulteriormente il salario dei neo assunti, aggravando così in modo irricevibile la divisione generazionale nelle redazioni.

Non ne facciamo una battaglia corporativa. Pensiamo che un’informazione davvero libera e plurale, che sia controllo democratico, abbia bisogno di giornalisti autorevoli e indipendenti, che non siano economicamente ricattabili.

Chiediamo un contratto nuovo, che tuteli i diritti e che guardi all’informazione con le nuove professioni digitali, regolando l’uso dell’Intelligenza Artificiale e ottenendo l’equo compenso per i contenuti ceduti al web. Vogliamo spingere gli editori a guardare al futuro senza continuare a tagliare il presente.

Se davvero la Fieg tiene all’informazione professionale deve investire sulla tecnologia e sui giovani che non possono diventare manovalanza intellettuale a basso costo. Lo deve a noi giornalisti, ma soprattutto lo deve ai cittadini tutelati dall’articolo 21 della Costituzione.

La replica della FIEG

Diversamente da quanto afferma il sindacato, gli Editori nell’ultimo decennio hanno realizzato ingenti investimenti a tutela sia della qualità e della libertà dell’informazione che dell’occupazione giornalistica.

In un contesto drammatico nel quale le aziende hanno registrato un dimezzamento dei ricavi si è riusciti a scongiurare i licenziamenti attraverso il ricorso alle norme di settore e ciò è sempre avvenuto con il consenso del sindacato.

Negli ultimi anni, il modello di business dei media tradizionali si è dovuto misurare con la concorrenza sleale degli Over The Top (quali Google, Meta e altri) che sfruttano economicamente i contenuti editoriali trattenendo la maggior parte dei ricavi pubblicitari e dei dati: ciò ha indebolito la sostenibilità finanziaria delle imprese editrici che, tuttavia, hanno reagito con responsabilità e rigore, raccogliendo la sfida dell’innovazione senza interventi drastici.

Anche le aziende vogliono un contratto nuovo. Per fronteggiare l’attuale scenario occorre infatti poter promuovere l’innovazione, cogliere le opportunità offerte dall’evoluzione tecnologica e dal sistema dell’informazione digitale, con un sistema di costi compatibili con le nuove dinamiche del settore e il contratto nazionale di lavoro dovrebbe rappresentare uno strumento di competitività.

Tuttavia, in questi mesi di trattative ci si è trovati di fronte un sindacato che non ha voluto affrontare né il tema della complessiva modernizzazione di un contratto antiquato (che prevede ancora il pagamento delle ex festività soppresse da una legge del 1977) né l’introduzione di regole più flessibili per favorire l’assunzione di giovani, preferendo invece limitarsi a richieste esclusivamente economiche finalizzate al recupero della asserita perdita salariale registrata nell’ultimo decennio.

Sebbene nel suddetto periodo il recupero dell’inflazione sia stato garantito dal sistema di scatti in percentuale previsto dal contratto gli Editori hanno offerto un riconoscimento economico importante, superiore a quello concesso nell’ultimo rinnovo del 2014, pur in assenza di alcun tipo di innovazione contrattuale.

Con riferimento ai collaboratori è da ricordare come le aziende agiscono nel pieno rispetto dei compensi previsti dall’accordo del 2014 sottoscritto con il sindacato. In merito la FIEG ha costantemente espresso la propria volontà di migliorare l’accordo contrattuale vigente ma, anche su questo tema, si è dovuta registrare l’indisponibilità al confronto.

Quanto all’intelligenza artificiale si ribadisce che la soluzione non può risiedere nella pretesa di introdurre norme limitative di utilizzo, destinate ad essere velocemente superate, ma piuttosto occorre un approccio etico da parte delle aziende con la possibilità di dotarsi di Codici che tutelino tanto la professione giornalistica quanto i lettori.

Per affrontare le sfide dell’immediato futuro gli Editori sono pronti a fare la loro parte, continuando ad investire sui prodotti e sulla valorizzazione della professionalità e auspicano che il confronto possa avvenire in termini più realistici e senza pregiudizi.

La sfida della Piazza -Oggi protesta generale in Italia Si ferma tutto- Si va avanti anche contro la precettazione Il Quotidiano “SUD LIBERTA’ ” PARTECIPA ALLO SCIOPERO E SOSPENDE LE PUBBLICAZIONI FINO ALLE ORE 6 DEL GIORNO 29 Novembre 2025

 

 

Ecco cosa c'è da sapere dello sciopero generale di oggi - la Repubblica

PROTESTA DI TUTTI, ANCHE DEI PENSIONATI ,MAGGIORMENTE PENALIZZATI   

Nuovo sciopero generale oggi, venerdì 28 novembre 2025. Dai treni ai bus, dalla metro agli aerei, fino alla scuola e alla stampa: sono molti i settori che incroceranno le braccia in tutta Italia. Vediamo  gli orari e le fasce di garanzia di chi ha pensato di attuare la giornata di sciopero…  Naturalmente la protesta è estesa anche ai pensionati che scenderanno in piazza nelle varie città

Sciopero, Landini: "500mila persone in 50 piazze"

Sul fronte dei treni, Per il gruppo Fs, Trenitalia, Trenitalia Tper e Trenord lo stop è iniziato alle 21 di ieri, giovedì 27, e durerà fino 21 di oggi, con possibili cancellazioni o variazioni, fatte salve le fasce di garanzia previste per legge. Per i regionali sono garantiti i servizi dalle 6 alle 9 e dalle 18 alle 21. Alla protesta aderisce anche il personale di Italo.

Per chi deve prendere il treno è opportuno telefonare al numero verde gratuito 800892021, oltre che ad informarsi nelle biglietterie e negli uffici assistenza delle stazioni, attraverso le self-service e le agenzie di viaggio.

Si fermano pure  i lavoratori del trasporto pubblico (metro, bus e tram) con effetti prevedibili sul traffico in particolare a Roma. Il servizio sarà garantito esclusivamente durante le fasce di legge: da inizio servizio alle 8.29 e dalle 17 alle 19.59. A Milano, invece, il servizio Atm sarà regolare.

In Sicilia molte attività pubbliche sono bloccate: scendono in piazza dipendenti e   disoccupati che hanno l’occasione di esprimere il dissenso

Roma, la protesta tocca l’intera rete Atac e le reti degli esercenti Autoservizi Troiani/Sap, Autoservizi Tuscia/Bis, Atr e, sulla rete Atac, anche i collegamenti eseguiti da altri operatori in regime di subaffidamento.

Sono garantite le corse sull’intera rete da inizio servizio diurno alle ore 8.29 e dalle ore 17.00 alle ore 19.59; non è garantito il servizio sull’intera rete dalle ore 8.30 alle ore 17.00 e dalle ore 20.00 al termine del servizio diurno, compreso la linea di bus sostitutiva MC8 Parco di Centocelle-Pantano programmata a partire dalle ore 21.30 per lavori all’infrastruttura ferroviaria; non sono garantite invece le corse delle linee metro A, B/B1, C previste dopo le ore 24, le linee diurne che hanno corse programmate oltre le ore 24 e le corse notturne delle linee 8-38-44-61-86-170-246-301-451-664-881-916-980 e delle linee 314, 404 e 444 gestite da altri esercenti.

Si apprende pure che durante lo sciopero, nelle stazioni della rete metroferroviaria che resteranno eventualmente aperte, non sarà garantito il servizio di scale mobili, ascensori e montascale.

Regione Sicilia :”Pioggia di milioni nel bilancio 2026 per i dipendenti regionali in servizio con contratto rinnovato”

 

Incontro tra presidente Schifani e sindacati della Funzione pubblica

 

 

La commissione Bilancio dell’Ars ha approvato l’emendamento del governo regionale alla prossima manovra finanziaria che destina quasi 35 milioni di euro al rinnovo del Contratto collettivo regionale di lavoro 2025-2027 per il personale della Regione Siciliana. Il presidente Schifani, proprio nella giornata di oggi, ha incontrato a Palazzo d’Orléans i rappresentanti delle organizzazioni sindacali della Funzione pubblica illustrando lo stanziamento previsto nella legge di stabilità.

«La Sicilia sta vivendo un momento positivo – ha detto Schifani – Il bilancio è in attivo, le entrate aumentano e abbiamo bisogno dell’impegno di tutti per trasformare queste risorse in crescita e sviluppo. La Regione si fonda sui suoi dipendenti, il loro lavoro è fondamentale per essere pronti ed efficienti di fronte alle sfide che ci attendono nel prossimo futuro. Ed è per questo che, dopo due rinnovi del contratto collettivo di lavoro del comparto in poco più di un anno, nel Bilancio 2026-2028 stiamo stanziando fondi per il prossimo contratto. Un obiettivo che porterà i nostri dipendenti allo stesso livello dello Stato, colmando i ritardi accumulati e riconoscendo il ruolo strategico della nostra pubblica amministrazione. Sarà la prima volta, dopo decenni di blocco, che la Regione avrà un contratto rinnovato nei tempi di vigenza». 

All’incontro erano presenti anche il capo di gabinetto del presidente, Salvatore Sammartano, il capo di gabinetto dell’assessorato della Funzione pubblica Carmen Madonia e la dirigente generale del dipartimento Salvatrice Rizzo. 

Accogliendo l’appello dei sindacalisti, inoltre, la Presidenza della Regione si è impegnata anche a dare un input all’Aran Sicilia affinché avvii al più presto anche il confronto per il rinnovo del contratto dei dirigenti regionali, ancora fermo al 2019-2021.

 

Baraccopoli Messina, assegnati alloggi in deroga a cinque famiglie

 

 

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Messina,

Cinque famiglie del rione Taormina, dove sono in corso le demolizioni delle baracche di Messina, avranno un’abitazione in deroga. I casi dei cinque nuclei familiari, pur non avendo diritto all’assegnazione di un alloggio, sono stati valutati dalla Struttura commissariale guidata dal presidente Renato Schifani nel corso dei tavoli tecnici con l’amministrazione comunale e con l’Agenzia per il risanamento e la riqualificazione della Città di Messina (ArisMe), compreso quello che si è tenuto ieri a Palazzo Zanca.

Alla luce dell’esito degli approfondimenti sull’assenza dei requisiti e dei chiarimenti forniti dall’assessore comunale ai Servizi sociali Alessandra Calafiore e dal Dipartimento dei servizi alla persona, gli uffici commissariali hanno emesso i provvedimenti di assegnazione. In particolare, gli accertamenti effettuati dal Comune hanno evidenziato la presenza di minori fragili nei nuclei familiari in questione e la “non possibilità da parte del Comune di assegnare alloggi”.

Vista la necessità e urgenza di reperire gli alloggi per le cinque famiglie del rione Taormina, poiché le baracche nelle quali vivono saranno demolite prossimamente, la Struttura commissariale con il subcommissario Santi Trovato ha disposto la deroga dei criteri d’assegnazione.

«Abbiamo ritenuto necessario andare incontro a specifiche situazioni emergenziali e di fragilità – sottolinea il presidente Schifani – confermando la massima attenzione per i bisogni di quanti vivono in condizioni di estremo disagio abitativo. Il risanamento della baraccopoli sta diventando realtà grazie a un lavoro interistituzionale, mettendo sempre al primo posto la ricollocazione abitativa dei cittadini che ancora vi risiedono».

Il Presidente Putin “pronto a sedersi e discuterne seriamente sulla questione Ucraina. Ogni parola conta”

 

 

La rielezione di Putin e l'altra Russia - la Repubblica

 

 

Roma

Il presidente russo Vladimir Putin, sul  possibile accordo di cessate il fuoco in Ucraina informa il mondo con il suo pensiero che riportiamo:.

Dobbiamo assolutamente sederci e discutere seriamente questioni specifiche; dobbiamo tradurre tutto in un linguaggio diplomatico. Perché una cosa è dire, in generale, che la Russia non attaccherà l’Europa. Ci sembra ridicolo, vero? Non abbiamo mai avuto intenzione di farlo. Ma se vogliono sentire la nostra opinione, mettiamola a verbale, nessun problema”.

“Ci sono persone lì, credo, o un po’ pazze o delinquenti di qualche tipo, e vogliono qualcosa in cambio quando dicono pubblicamente alla loro popolazione, ai loro cittadini, che la Russia si sta preparando ad attaccare l’Europa e che dobbiamo rafforzare immediatamente le nostre capacità difensive – prosegue -. O stanno servendo gli interessi dell’industria della difesa e delle aziende private, o stanno cercando di aumentare il loro indice di gradimento politico interno in questo contesto, dato il disastroso stato dell’economia e della sfera sociale. È difficile dire quali siano le loro motivazioni, ma dal nostro punto di vista, è una totale assurdità, una vera e propria menzogna. Ciononostante, se questo viene promosso nella coscienza pubblica, se hanno spaventato i loro cittadini e vogliono sentirsi dire che non abbiamo intenzioni né piani, né intenzioni aggressive contro l’Europa, allora fate pure, siamo pronti a documentarlo come volete”.

“Forse ha senso, considerando che tutti noi vogliamo parlare e discutere insieme e definire alcuni punti su questioni di sicurezza paneuropea. Forse è così, noi stessi lo abbiamo proposto una volta. Se i nostri partner occidentali – li chiamiamo di nuovo “partner” – lo vogliono ora, allora facciano pure, siamo pronti. Ma entrambi comprendiamo che dobbiamo sederci e discuterne seriamente; ogni parola conta. Oppure, per esempio, uno dei documenti afferma che dovremmo risolvere la questione della stabilità strategica insieme ai nostri partner americani. Per l’amor di Dio, siamo contrari? Abbiamo proposto proprio questo, e abbiamo persino proposto di raggiungere un accordo con l’amministrazione Obama su alcune questioni – conclude Putin -. Abbiamo sentito un “Sì, sì”, e poi, un mese prima che l’amministrazione Obama lasciasse la Casa Bianca, tutto si è arenato. Ora un altro trattato, il New START, scade a febbraio. Se non vogliono fare nulla, allora non lo facciano. Ma da questi documenti abbiamo visto che, nel complesso, c’è il desiderio di riesaminare queste questioni. Ognuna di queste questioni è una questione a sé stante, molto seria. Siamo certamente pronti per questa seria discussione. Una delegazione americana è prevista per la prossima settimana a Mosca”.

Ponte sullo stretto. La Corte dei conti comunica le violazioni ambientali degli habitat naturali e seminaturali….e altre osservazioni non valutate dal governo

 

Ponte sullo stretto -Messina

La Corte dei conti ,in seduta collegiale,  nell’espletamento del controllo preventivo di legittimità, è il comunicato -, ha ritenuto di assegnare prioritario rilievo alla “violazione della direttiva 92/43/CE del 21 maggio 1992 relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, a causa della carenza di istruttoria e di motivazione della cosiddetta delibera IROPI; alla violazione dell’articolo 72 della direttiva 2014/24/UE, in considerazione delle modificazioni sostanziali, oggettive e soggettive, intervenute nell’originario rapporto contrattuale; alla violazione degli articoli 43 e 37 del decreto-legge numero 201/2011, per la mancata acquisizione del parere dell’Autorità di regolazione dei trasporti in relazione al piano tariffario posto a fondamento del piano economico e finanziario”.

Con la stessa delibera, fanno sapere dalla Sezione centrale di controllo di legittimità della Corte dei conti, “sono state, altresì, formulate osservazioni relative a ulteriori profili confermati all’esito dell’adunanza, ma ritenuti non decisivi ai fini delle valutazioni finali”.

Palazzo Chigi già spiega : “Le motivazioni della deliberazione della Corte dei conti sul Ponte sullo Stretto saranno oggetto di attento approfondimento da parte del Governo, in particolare delle amministrazioni coinvolte, che da subito sono state impegnate a verificare gli aspetti ancora dubbi. Il Governo è convinto che si tratti di profili con un ampio margine di chiarimento davanti alla stessa Corte, in un confronto che intende essere costruttivo e teso a garantire all’Italia un’infrastruttura strategica attesa da decenni”.

Il  Ministero prende atto delle motivazioni della Corte

Così si esprime il MIT: “Il ministero prende atto delle motivazioni della Corte dei Conti. Continua l’iter per la realizzazione del collegamento tra Calabria e Sicilia, anche alla luce della positiva collaborazione con la Commissione europea. Tecnici e giuristi sono già al lavoro per superare tutti i rilievi e dare finalmente all’Italia un Ponte unico al mondo per sicurezza, sostenibilità, modernità e utilità”.

Regione siciliana, accordi conclusi per le nomine dei vertici di Iacp, Parchi e Consorzi universitari

 

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Via libera dal governo Schifani, nella seduta di giunta di oggi, al completamento della procedura di nomina dei vertici degli Iacp, dei Consorzi universitari e degli enti Parco dopo che la prima Commissione Affari istituzionali dell’Ars si è espressa con parere favorevole relativamente al possesso dei requisiti e all’insussistenza di cause di incompatibilità e inconferibilità in capo ai nominati nell’incarico.

Su proposta dell’assessore regionale alle Infrastrutture e alla mobilità Alessandro Aricò, potranno ufficialmente insediarsi alla guida degli Istituti autonomi case popolari dell’sola: Antonino Garozzo allo Iacp di Acireale, Pietro Medici in quello di Agrigento, Calogero Valenza a Caltanissetta, Francesco Occhipinti a Enna, Giuseppe Picciolo a Messina, Francesco Riggio a Palermo, Giovanni Moscato a Ragusa, Vincenzo Scontrino a Trapani e Alessia Scorpo a Siracusa.

Approvate in via definitiva anche le nomine dei presidenti dei consigli di amministrazione dei Consorzi universitari, su proposta dell’assessore all’Istruzione e alla formazione professionale Mimmo Turano: Corrado Bonfanti al Consorzio universitario Mediterraneo orientale (Cumo) di Noto-Siracusa, Domenico Arezzo a Ragusa e Gianluca Tumminelli a Caltanissetta. Rimangono al momento in sospeso le nomine dei vertici degli enti di Agrigento e Trapani.

Completato, inoltre, l’iter di designazione, su proposta dell’assessore al Territorio e all’ambiente Giusi Savarino, dei presidenti del Parco fluviale dell’Alcantara (Carmelo Calabrò), del Parco dei Nebrodi (Domenico Barbuzza) e del Parco dell’Etna (Massimiliano Giammusso).

Debiti Aica in Sicilia, il Presidente della Regione Schifani: «In commissione Bilancio sì a emendamento da 20 milioni per far fronte alla grave morosità dell’azienda idrica “

 

Incontro Schifani Aica a Palazzo Orleans

 

 

Palermo,

«La commissione Bilancio dell’Assemblea regionale siciliana ha approvato l’emendamento alla legge di Stabilità inserito dal governo per ripianare i debiti di Aica e scongiurare l’interruzione dell’erogazione idrica da parte di Siciliacque nell’Agrigentino».

Lo ha comunicato il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, ricevendo a Palazzo d’Orléans i vertici di Aica, l’azienda idrica dei Comuni agrigentini, che si trova in una situazione di grave morosità nei confronti della società di sovrambito.

Durante l’incontro con la presidente del cda di Aica, Danila Nobile, il presidente dell’assemblea dei soci Salvatore Di Bennardo e quello dell’Ati Giovanni Cirillo, che hanno accolto con soddisfazione l’intervento del governo in soccorso del territorio, Schifani ha confermato l’impegno della Regione per impedire che siano i cittadini agrigentini a pagare gli errori dei loro amministratori, ma ha sottolineato la necessità di avviare un piano di rientro per i Comuni morosi.

Il provvedimento della Regione inserito nella prossima Finanziaria prevede 10 milioni nel 2026 e altri 10 nel 2027 vincolati al pagamento del debito verso Siciliacque che Aica dovrà restituire in dieci anni.