1° Maggio, Mattarella: “La sicurezza sul lavoro resta un impegno, un dovere che non consente rinunce o distinguo”

 

 

Il Presidente Sergio Mattarella saluta gli operai della Piaggio

 

 

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha aperto le celebrazioni della Festa del Lavoro 2026 con una visita allo stabilimento Piaggio di Pontedera (PI), uno dei simboli della creatività e dell’operosità italiana.

La scelta di celebrare il 1° maggio nei luoghi rappresentativi del lavoro in Italia, rinnovata anche quest’anno, si inserisce in una consuetudine ormai consolidata, avviata dallo stesso Presidente a Reggio Emilia nel 2023 e proseguita a Cosenza nel 2024 e a Latina nel 2025.

Al suo arrivo, il Capo dello Stato è stato accolto da Matteo Colaninno e Michele Colaninno, rispettivamente Presidente esecutivo e Amministratore delegato del Gruppo Piaggio S.p.A.

Insieme a loro, ha visitato l’officina della fabbrica, cuore storico del Gruppo, osservando le linee di montaggio e le fasi di assemblaggio degli scooter, tra cui la Vespa, che quest’anno compie 80 anni. Il percorso si è poi concluso con la visita al Museo Piaggio.

Successivamente, nell’Auditorium del Museo, alla presenza delle autorità locali, il Presidente ha preso parte all’evento celebrativo del 1° maggio 2026, aperto con l’esecuzione dell’Inno nazionale.

Nel corso dei lavori sono intervenuti Andrea Madonna, Presidente dell’Unione Industriale Pisana, il Presidente Matteo Colaninno, Pamela Vanni, Rappresentante dei lavoratori dello Stabilimento Piaggio, e  Marina Elvira Calderone, Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali.

L’intervento conclusivo è stato affidato al Presidente della Repubblica.

Rivolgo il saluto più cordiale a tutti i presenti, al Presidente della Regione, al Sindaco, al Presidente della Provincia, all’Arcivescovo; a tutti coloro che sono qui in questo suggestivo Auditorium di questo affascinante Museo, che ho avuto la possibilità di vedere, purtroppo, velocemente.

Un augurio particolarmente intenso alle lavoratrici e ai lavoratori della Piaggio, ai loro familiari, a quanti operano nelle aziende della filiera, a tutti coloro che lavorano in questo territorio storicamente ricco di attività produttive e di creatività.

Un esempio di connessione tra conoscenza e produttività.

In queste contrade viene da citare il grande storico dell’economia Carlo Cipolla: “gli italiani sono abituati, diceva, fin dal Medio Evo, a produrre, all’ombra dei campanili, cose belle che piacciono al mondo”.

Siamo a Pontedera per celebrare, oggi – con la presenza del Ministro del lavoro – il lavoro italiano, fondamento essenziale della nostra convivenza, del nostro progredire, della nostra vita democratica.

Ringrazio la Ministra del Lavoro, il Presidente della Piaggio, la Signora Pamela Vanni, il Presidente dell’Unione industriali pisani per le considerazioni che hanno svolto, per le riflessioni che ci hanno proposto.

Domani, Primo maggio, è la festa dei lavoratori di tutto il mondo.

È una festa della Repubblica, che sul lavoro si fonda.

Anticiparne la celebrazione in questo luogo, ripeto, così iconico ricorda il cammino del nostro Paese con le sue fatiche e i suoi successi, il dinamismo che ha fatto breccia nei mercati e nell’immaginario collettivo, sottolinea la tessitura della solidarietà e dei diritti in fabbrica e fuori di essa.

Ne sono espressione gli scooter che hanno caratterizzato un’epoca nella ricostruzione italiana del secondo dopoguerra, segnando lo sviluppo di una società contraddistinta dalla mobilità e dalla libertà di azione che da essa derivava.

Piaggio, con la Vespa, e Innocenti con la Lambretta, hanno imposto a livello internazionale un modello che persiste.

La Vespa è, tutt’ora, nel mondo, uno dei simboli della creatività e della industriosità dell’Italia.

Il lavoro plasma il nostro essere e il nostro futuro.

Contribuisce a far mettere radici, a renderci artefici, protagonisti, responsabili della società che lasciamo a figli e nipoti.

Domande e bisogni segnano le fisionomie delle società.

La produzione di ricchezza e la sua distribuzione alimentano la qualità della vita, il benessere della comunità, realizzano i valori a cui si ispirano la nostra convivenza e la nostra cultura, caratterizzano la sostenibilità sociale del nostro modo di essere.

Il lavoro è attore preminente nella realizzazione degli obiettivi di solidarietà sociale assegnati dalla Costituzione.

La modernità modifica i ruoli propri al lavoro nella società contemporanea.

La velocità nell’innovazione è sempre più cifra di questo nostro tempo.

L’accelerazione tecnologica, peraltro, non conduce alla eliminazione del lavoro, ma alla sua trasformazione.

Una trasformazione che, in questo cambiamento d’epoca, rischia di condurre anche a forme di una sua svalutazione, rischio da prevenire e scongiurare.

Il lavoro è presidio della società.

È espressione della libertà della persona e dell’intera comunità.

È dignità.

È strumento di partecipazione, di costruzione.

L’obiettivo di una piena e buona occupazione è iscritto tra quelli della nostra democrazia.

È il messaggio dei Costituenti che hanno voluto che la Repubblica – di cui stiamo per festeggiare l’ottantesimo compleanno – fosse “fondata sul lavoro” proprio per dare alla democrazia, alla libertà, all’uguaglianza – finalmente conquistate – un contenuto più forte e impegnativo.

Per sottolineare che la Repubblica sarebbe stata il tempo delle opportunità.

Fu una scelta coraggiosa e lungimirante quella dell’articolo 1 della Costituzione, che definì, con magistrale brevità, un insieme assai denso di valori, nei quali si sono riconosciute tutte le forze e le culture dell’Italia liberata.

Meuccio Ruini, presidente della Commissione dei 75 alla Costituente, parlò dell’avvio di una “nuova fase” della storia proprio perché per la prima volta si riusciva a unire “la democrazia puramente politica” con la prospettiva di “una democrazia sociale ed economica”.

Questo compito appartiene alla Repubblica e costituisce un orizzonte comune, nel confronto tra i diversi, legittimi, indirizzi politici.

L’industria è pilastro per l’Italia. Quella manifatturiera contribuisce al Pil nazionale nella misura del 15%.

Seconda in Europa, ottava nel mondo, la manifattura italiana è veicolo fondamentale e motore di crescita.

Per essere attori, e non piatti curatori di un’eredità passata, sappiamo che non serve attardarsi a misurare sterilmente la realtà sulle immagini rimandate dallo specchietto retrovisore ma occorre guardare avanti.

Ci deve guidare la capacità di innovazione basata sulla sostenibilità, lungimirante elemento di guida per la resilienza delle aziende in un mondo sempre più complesso.

Pesano le fragilità dell’economia internazionale sulle nostre aziende. Pesano i conflitti e le guerre.

Per produttività e capacità di innovazione registriamo in Europa un deficit competitivo. Occorre eliminare al più presto le barriere che ancora impediscono una compiuta unione dei nostri mercati interni. Bisogna orientare gli investimenti nei settori più strategici e con il maggiore potenziale di crescita.

È una consapevolezza diffusa fra i membri dell’Unione, tra i suoi Paesi, tanto è vero che la Commissione ha ritenuto di proporre un regolamento, dal significativo titolo Provvedimento di accelerazione industriale, ispirato al rapporto Draghi e diretto a rafforzare la base industriale continentale, a promozione del Made in Unione Europea.

È tempo di visione. Non di misure di corto respiro.

È tempo di procedere, con coraggio, sulla strada dell’integrazione europea.

Nel frattempo siamo chiamati a fare la nostra parte.

Potremmo intendere i punti maggiormente critici del nostro mercato del lavoro come potenzialità ancora inespresse, come riserve a cui attingere per dare nuovo impulso alla società e all’economia italiana.

Certamente la prima di queste leve su cui concentrarsi è il lavoro delle donne.

L’occupazione femminile in Italia è anch’essa cresciuta negli ultimi anni, raggiungendo tassi che per noi costituiscono un primato. Tuttavia resta consistente il gap da colmare rispetto alla media europea. Il divario di genere, che emerge non soltanto dai tassi di occupazione ma anche dalla disparità che perdura nelle retribuzioni e nelle carriere, va colmato con un complesso di interventi e attenzioni: sui fattori strutturali e sui contesti territoriali, ma anche sulla qualità del lavoro e sui servizi per favorire la conciliazione con gli altri impegni di vita.

L’altro punto critico da intendere come “riserva” di potenziale sviluppo è il lavoro dei giovani.

Ancora troppo alta l’età di ingresso nel mercato del lavoro.

Nella nostra società i giovani sono poco ascoltati. C’è una scarsa attenzione alla loro maturazione e alla loro indipendenza.

Se guardiamo ai lavoratori definiti “indipendenti” che lavorano per un solo datore – insomma lavoratori autonomi senza autonomia – scopriamo che la parte più consistente è formata proprio da under 30.

Sono numerosi i giovani ben istruiti che lasciano il nostro Paese per lavorare all’estero.

Sono più di quelli che vengono in Italia.

Nell’interesse del Paese questa tendenza va invertita.

Nostri giovani lasciano l’Italia, altri arrivano. Il sistema produttivo reclama manodopera: c’è di che riflettere.

Il tema delle migrazioni è rilevante in tutta Europa. L’impoverimento demografico da un lato, la crescita delle esigenze di lavoro che non trovano risposta dall’altro, pongono le nostre società di fronte al bisogno di misurarsi con questi problemi usando razionalità e saggezza, sollecitando cooperazione con i Paesi di origine.

In questo ambito si colloca il Piano Mattei, varato e sviluppato dal Governo.

Due giorni fa, la Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro ha riproposto alla attenzione delle opinioni pubbliche una piaga che non accenna a sanarsi.

Un richiamo che, in verità, giunge dalle dolenti note di ogni giorno.

Le cronache ci restituiscono, pressoché quotidianamente, notizie di lavoratrici e di lavoratori che perdono la vita o rimangono infortunati, nello svolgimento delle loro attività. La sicurezza sul lavoro resta un impegno, un dovere, che non consente rinunce o distinguo. Tra luoghi di lavoro e in itinere sono oltre mille le vite spezzate ogni anno.

Nel ricordarle, rinnovando la vicinanza alle famiglie delle vittime, ribadiamo che si tratta di un tributo inaccettabile.

La lotta alle incurie, all’illegalità, alle imprudenze deve coinvolgere tutti.

Imprenditori, lavoratori, istituzioni, società.

Sono le cronache a intimarci che ciò facciamo non è ancora abbastanza per tutelare la salute di chi lavora.

Deve migliorare l’organizzazione, il rispetto delle regole, la cultura della sicurezza comune.

Le imprese italiane che fanno dell’innovazione e della qualità il cuore del loro impegno sono tante.

E costituiscono un traino.

A rafforzare il modello contribuisce la cura degli ambienti e delle relazioni umane, la partecipazione dei lavoratori alla vita delle imprese, la sintonia con le comunità e i territori che fa crescere efficienza e competitività delle aziende.

Le fabbriche, i lavoratori, le organizzazioni sindacali, sono state in primo piano nella costruzione – dopo la guerra – della nuova Italia, nello sviluppo dei diritti, nel welfare, nella civiltà.

Un Paese forte, in cui vige l’eguaglianza dei cittadini, vive di coesione sociale.

La coesione sociale richiede che il lavoro e la tutela dei lavoratori siano effettive, contro ogni illegalità e sfruttamento che rappresentano una minaccia alla stessa convivenza.

Le parti sociali – sindacati, imprese, associazioni – sono chiamate a contribuirvi con i loro valori.

Il dialogo sociale non deve mai interrompersi.

Le fabbriche, con la loro inventiva, con l’orgoglio operaio di prodotti eseguiti alla perfezione, hanno offerto, in questi ottant’anni della vita della Repubblica, una lezione.

Oggi sono – siamo – a confronto con la sfida dell’Intelligenza Artificiale.

Ebbene proprio a un territorio e a realtà come queste credo si possa applicare una riflessione di Carlo Cattaneo che, nel cuore della rivoluzione industriale di quel tempo, nel 1845, nel suo “Industria e morale” affermava che le rivelazioni della scienza si vanno collegando per molteplici fila alle fatiche dell’officina, elevandole ad alta dignità.

E fu la cultura politecnica a unire umanesimo e scienza, dando vita a quella che venne definita “civiltà delle macchine”, con la persona al centro di questi processi.

È oggi una nuova frontiera con cui dobbiamo misurarci, nella riaffermazione dei valori che ispirano la nostra comunità.

Alle confederazioni Cgil, Cisl e Uil che domani celebrano insieme il Primo maggio con il motto “Lavoro dignitoso” rivolgo l’augurio più intenso.

L’organizzazione sindacale, la sua libertà, e anche la sua capacità di trovare momenti ampi e importanti di unità, è parte insostituibile della vita democratica.

Rivolgo un saluto a tutti i sindacati che rappresentano i lavoratori e i loro interessi.

Un saluto speciale ai giovani che si ritroveranno a Roma – come ormai è consuetudine – nel concertone di piazza San Giovanni.

Buona festa del lavoro, ancora una volta, anche a chi il lavoro lo sta cercando, a chi lo difende, a chi cerca di superare le barriere del lavoro povero e precario.

Buon Primo maggio a tutti!

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  • Visita allo Stabilimento della Piaggio in occasione della Festa del Lavoro

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  • Il Presidente Sergio Mattarella rivolge il suo indirizzo di saluto in occasione della celebrazione della Festa del Lavoro

    Intervento del Presidente Mattarella alla celebrazione della Festa del Lavoro alla Piaggio di Pontedera

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  • Visita del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella all’azienda Piaggio S.p.A. di Pontedera i

Aeroporto Trapani, Schifani: «Bene arrivo di Ita a Birgi, prosegue rilancio scalo e valorizzazione dell’aeroporto Florio”

 

Aeroporto Trapani Birgi Vincenzo Florio

 

 

Accolgo con grande soddisfazione l’arrivo di Ita Airways all’aeroporto di Trapani-Birgi con un collegamento quotidiano da e per Roma Fiumicino. Un risultato di grande importanza per la Sicilia occidentale che rafforza la mobilità dei cittadini e rende il territorio più accessibile e competitivo sul piano turistico ed economico. Per la Regione Siciliana, proprietaria dello scalo attraverso Airgest, questo nuovo volo segna un ulteriore passo avanti nel percorso di rilancio e valorizzazione dell’aeroporto Vincenzo Florio. Desidero rivolgere il mio plauso al presidente di Airgest, Salvatore Ombra, per il lavoro svolto nel raggiungimento di questo importante obiettivo».

Lo dichiara il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani.

 

Giunta regionale siciliana, presidente Schifani nomina tre nuovi assessori: Albano, Ingala e Caruso che subentra a Daniela Faraoni

 

Schifani firma assessori Giunta

 

 

Palermo,

Il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, ha nominato tre nuovi assessori, completando così la squadra di governo di Palazzo d’Orléans. Entrano in giunta: Nuccia Albano, medico legale, perito e consulente di Tribunali e Procure della Sicilia, che torna a occupare il posto all’assessorato della Famiglia, delle politiche sociali e del lavoro; Elisa Ingala, commercialista, già assessore comunale a Caltanissetta e amministratore giudiziario di aziende sottoposte a sequestro preventivo, che guiderà l’assessorato della Funzione pubblica e delle autonomie locali; Marcello Caruso, già assessore comunale e provinciale a Palermo, presidente della municipalizzata Amia e amministratore unico della Sas, nuovo assessore alla Salute.

Con queste designazioni vengono coperti i due assessorati che dal 10 novembre scorso erano rimasti ad interim nelle mani dello stesso Schifani, mentre Caruso subentra a Daniela Faraoni.

«Si ripristina la giunta al completo – dichiara il presidente Schifani – condizione per proseguire con ancora maggiore efficacia, in quest’ultima parte della legislatura, l’azione amministrativa e dare piena attuazione agli impegni assunti con i siciliani».

Il governatore ha rivolto un ringraziamento a Daniela Faraoni «per il lavoro svolto in questo anno con impegno e competenza alla guida dell’assessorato della Salute».

I neo assessori giureranno all’Ars nella prossima seduta utile.

La Marina israeliana intercetta e sequestra le imbarcazioni della Flotilla con 400 attivisti e circa 58 imbarcazioni

 

 

Abbordata la Flotilla: attivisti arrestati in mare aperto

 

 

 La Marina israeliana ha intercettato a centinaia di km dalle coste del Paese delle navi che trasportavano circa 400 attivisti, appartenenti alla flottiglia che stava navigando verso la Striscia di Gaza per sfidare il blocco navale israeliano.

La Global Sumud Flotilla, che include 58 imbarcazioni, si trova vicino all’isola greca di Creta, a centinaia di miglia nautiche da Israele. Gli organizzatori della flottiglia hanno pubblicato filmati in cui un ufficiale della Marina israeliana intima agli attivisti di cambiare rotta: “Se desiderate consegnare aiuti umanitari a Gaza, potete farlo attraverso canali stabiliti e riconosciuti. Vi preghiamo di cambiare rotta e di ritornare al porto di origine. Se state trasportando aiuti umanitari, siete invitati a procedere verso il porto di Ashdod” si sente in un video. Nel frattempo, il Ministero degli Esteri israeliano ha pubblicato un video che afferma mostrare “preservativi e droghe” rinvenuti a bordo di una delle imbarcazioni intercettate dalla Marina.

“Si tratta di un vero e proprio attacco contro civili in acque internazionali. Imbarcazioni civili disarmate, a centinaia di chilometri da Israele, vengono circondate e minacciate con le armi”.

MINISTRO ESTERI ISRAELE “ATTIVISTI SARANNO RILASCIATI IN GRECIA”

“In seguito al coordinamento con il governo greco, i cittadini che sono stati trasferiti dalle navi della flottiglia alla nave israeliana sbarcheranno sulle coste greche nelle prossime ore”. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa’ar, citato dai media. “Israele non permetterà la violazione del blocco marittimo legale di Gaza”, ha aggiunto. Il capo della diplomazia israeliana ha concluso: “Finora Israele, tramite le Forze di difesa israeliane (Idf), ha sventato con successo i tentativi di violare il blocco marittimo legale di Gaza e l’arrivo delle navi della flottiglia provocatoria, anche la scorsa notte. Tutti i partecipanti alla flottiglia provocatoria che sono stati fatti sbarcare dalle navi sono stati portati via senza subire danni”.

LA DENUNCIA DEGLI ORGANIZZATORI

Gli organizzatori della Global Sumud Flotilla diretta verso la Striscia di Gaza affermano che la Marina israeliana ha intercettato 15 delle loro 58 imbarcazioni durante la notte. “Quindici delle nostre imbarcazioni sono state sequestrate: i nostri uomini in mare risultano ancora dispersi”, dichiara la Global Sumud Flotilla.

La Marina israeliana, ricordano i media israeliani, ha iniziato a intercettare la flottiglia ieri sera vicino all’isola greca di Creta, a centinaia di miglia nautiche da Israele. La Marina avrebbe intimato agli attivisti rimasti di tornare indietro o, in alternativa, se trasportano aiuti umanitari, di consegnarli al porto di Ashdod, dove saranno ispezionati prima di entrare a Gaza. Se dovessero proseguire sulla rotta indicata, la Marina ha avvertito che verranno fermati. “Con un violento raid in acque internazionali, le forze navali israeliane hanno intercettato, abbordato e sistematicamente neutralizzato diverse imbarcazioni della Global Sumud Flotilla”, affermano gli organizzatori.

La Global Sumud Flotilla afferma che “dopo aver distrutto i motori e i sistemi di navigazione, i militari si sono ritirati, lasciando intenzionalmente centinaia di civili alla deriva su imbarcazioni danneggiate e inutilizzabili, proprio sulla traiettoria di una violenta tempesta in arrivo“. “Inoltre, le comunicazioni con diverse imbarcazioni sono state interrotte, impedendo loro di coordinarsi o di chiedere aiuto”, sostengono.

ISRAELE “FLOTILLA MANOVRATA DA HAMAS. INTERVENTO SECONDO DIRITTO INTERNAZIONALE”

La “forza motrice” della Global Sumud Flotilla “è Hamas, che si allea con provocatori professionisti, con l’obiettivo di sabotare la transizione del piano di pace del presidente Trump alla seconda fase e di distogliere l’attenzione dal rifiuto di Hamas di disarmarsi”. Così in una nota il ministero degli Esteri israeliano, affermando che il fermo di 175 attivisti a bordo di 21 imbarcazioni della Flotilla avvenuto al largo di Creta rispetta il diritto internazionale.

“Israele è impegnato a garantire la libertà di navigazione. A causa dell’elevato numero di imbarcazioni partecipanti alla flottiglia, del rischio di escalation e della necessità di prevenire la violazione di un blocco legittimo, si è reso necessario un intervento tempestivo in conformità con il diritto internazionale. L’operazione si è svolta in acque internazionali pacificamente e senza vittime”, prosegue la nota. “Un’ispezione iniziale delle imbarcazioni ha rivelato materiale che sembra essere droga e contraccettivi. Questa flottiglia è l’ennesima trovata pubblicitaria, senza alcun aiuto umanitario. Si tratta di provocatori professionisti in crociera. ‘Una flottiglia di preservativi’: niente di più, niente di meno”, conclude.

VERTICE CON MELONI, GOVERNO CHIEDE LIBERAZIONE ITALIANI

Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha tenuto questa mattina una riunione cui hanno partecipato il vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani, il ministro della Difesa, Guido Crosetto e il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, sugli sviluppi relativi alla Global Sumud Flotilla. “In questo quadro – si legge in una nota di Palazzo Chigi -, il Governo italiano condanna il sequestro delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, avvenuto ieri sera in acque internazionali al largo delle coste greche e chiede al Governo d’Israele l’immediata liberazione di tutti gli italiani illegalmente fermati, il pieno rispetto del diritto internazionale e garanzie sull’incolumità fisica delle persone a bordo”. Il Governo ribadisce “il suo impegno per continuare a fornire aiuti umanitari a Gaza nel quadro della nostra cooperazione e nel rispetto del diritto internazionale”.

ITALIA E GERMANIA “PREOCCUPAZIONE, RISPETTARE IL DIRITTO INTERNAZIONALE”

L’Italia e la Germania “seguono con forte preoccupazione gli sviluppi relativi alla Global Sumud Flotilla, sequestrata la notte scorsa in acque internazionali al largo della Grecia”. Lo sottolinea una dichiarazione congiunta di Italia e Germania diffusa dalla Farnesina. “Chiediamo il pieno rispetto del diritto internazionale applicabile e di astenersi da azioni irresponsabili. La nostra priorità comune e assoluta è garantire la sicurezza dei nostri cittadini, in linea con il diritto internazionale umanitario. Richiamiamo il nostro comune impegno e gli sforzi della comunità internazionale per fornire aiuti umanitari a Gaza in conformità con il diritto e gli standard internazionali”, si legge ancora nella dichiarazione.

 

 

Lotta alla contraffazione Catania, “regina della boutique del falso”” – Sequestrati oltre 1200 articoli contraffatti mentre era in corso una diretta social

 

 

Catania,

I Finanzieri del Comando Provinciale di Catania, nel corso di un’attività investigativa finalizzata al contrasto del “mercato del falso” e dell’abusivismo commerciale, svolta anche mediante il monitoraggio del web, hanno individuato l’esistenza di un profilo su un noto social network utilizzato per la vendita di prodotti di prestigiosi marchi, nazionali ed esteri, contraffatti e a prezzi di gran lunga inferiori a quelli di mercato.

Le Fiamme Gialle del II Gruppo di Catania sono riusciti a individuare i gestori del profilo social e a localizzare il magazzino, situato all’interno di un cortile nella loro disponibilità a San Cristoforo, rione storico nel centro di Catania, utilizzato come base logistica per organizzare dei “mercatini telematici”, nell’ambito dei quali, in diretta streaming, mostrare l’ampio campionario di prodotti contraffatti e raccogliere gli ordini dei clienti collegati.

I militari hanno fatto accesso nel locale proprio mentre era in corso una “diretta social”, rinvenendo una vera e propria “boutique del falso”, con scaffali, espositori e scatole dove erano presenti oltre 1.200 prodotti, tra borse, capi di abbigliamento, scarpe, giubbini, cinture, portafogli e altri accessori, tutti recanti marchi contraffatti di noti brand del lusso (tra cui Louis Vuitton, Prada, Gucci, Chanel e Valentino), casual (tra cui ALO, Fendi, Jacquemus, MIU MIU, DIOR, Yves Saint Laurent, Burberry) e sportivi (tra cui Adidas, Nike e Lacoste).

Gli articoli presentavano caratteristiche molto simili agli originali: materiali curati, etichette, confezioni e perfino QR code stampati sulle scatole, nel tentativo di rendere più credibile la provenienza e l’originalità dei prodotti. In alcuni casi era presente anche una “garanzia del venditore”.

Tutta la merce, ivi inclusa quella contenuta in diversi pacchi già pronti per la spedizione, è stata sequestrata per essere formalmente sottoposta alle attività peritali da parte degli studi e delle agenzie che tutelano i marchi riconducibili alle case di moda coinvolte.

Sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Catania, sono in corso specifici approfondimenti investigativi finalizzati all’individuazione dei canali di approvvigionamento e alla completa ricostruzione della «filiera del falso».

I due responsabili, per i quali vige la presunzione di innocenza e la cui responsabilità penale sarà definitivamente accertata solo in caso di sentenza irrevocabile di condanna, sono stati deferiti all’Autorità Giudiziaria di Catania, per ricettazione e introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi.

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Reggio Calabria,Armi nascoste tra le pietre. Scoperto deposito clandestino pronto all’uso e a una destinazione a breve termine

 

Armi rubate nel bresciano ritrovate a Fidenza dai Carabinieri

Archivi -Sud  Libertà
 Reggio Calabria – Ciminà (RC),
Un nascondiglio invisibile, incastonato tra le pietre di un muretto a secco a Ciminà (RC), nel cuore aspro e impervio dell’Aspromonte. È qui che i Carabinieri della Stazione di Sant’Ilario dello Jonio, affiancati dallo Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria”, hanno inferto un nuovo, significativo colpo alla circolazione illegale di armi, riportando alla luce un deposito clandestino perfettamente mimetizzato e potenzialmente pronto all’impiego.
L’operazione, sviluppata nell’ambito di mirati servizi di controllo del territorio e contrasto alla criminalità diffusa e organizzata, si è svolta attraverso un’intensa attività di rastrellamento in un’area demaniale particolarmente difficile da raggiungere. Proprio in questo scenario, i militari hanno individuato un ingegnoso sistema di occultamento: un tubo in plastica nascosto con estrema cura all’interno di un muretto, trasformato in un vano segreto capace di sfuggire a occhi inesperti.
All’interno, un vero e proprio arsenale: due fucili – uno dei quali realizzato artigianalmente – e circa 50 munizioni di vario calibro. Tutto il materiale si presentava in condizioni eccellenti e perfettamente funzionante, un dettaglio che lascia ipotizzare una disponibilità recente e una possibile destinazione operativa a breve termine.
Il rinvenimento assume un rilievo ancora più marcato alla luce del contesto territoriale, confermando come le aree rurali e demaniali dell’entroterra aspromontano continuino a essere utilizzate come luoghi strategici per l’occultamento di armi e strumenti illeciti. In questo scenario, l’azione capillare e incessante dell’Arma dei Carabinieri si conferma presidio fondamentale di sicurezza e legalità.
Le indagini, coordinate dalla competente Autorità Giudiziaria, sono in pieno svolgimento e mirano a individuare i responsabili, nonché a ricostruire eventuali legami con ambienti della criminalità organizzata attivi nel comprensorio della Locride.
L’operazione si inserisce in un più ampio dispositivo di prevenzione e repressione dei reati in materia di armi, che vede impegnati senza sosta Carabinieri e Magistratura in un’azione sinergica e costante.

Agrigento – Chiusa cantina abusiva, sotto sequestro 8.000 litri di vino

 

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Agrigento,

I militari del Comando Provinciale della Guardia di finanza di Agrigento e gli ispettori dell’Ufficio ICQRF Sicilia, nell’ambito delle attività di contrasto alle frodi nel settore agroalimentare, hanno eseguito nelle ultime settimane una serie di controlli congiunti nel settore vitivinicolo nella provincia di Agrigento.

L’operazione, che ha interessato l’intero territorio provinciale, è stata orientata a individuare pratiche fraudolente nella commercializzazione di vini a denominazione d’origine, con particolare attenzione all’illecita rivendicazione di marchi DOP e IGP, all’impiego di uve e mosti non conformi ai disciplinari di produzione e alla falsa attestazione della provenienza geografica.

Uno degli interventi ha portato alla scoperta e alla chiusura di una cantina completamente abusiva presso un’azienda agricola di Palma di Montechiaro.

L’opificio clandestino era totalmente privo delle autorizzazioni sanitarie obbligatorie per la produzione e la conservazione di alimenti e bevande destinati al commercio, nonché dei requisiti igienico-strutturali richiesti dalla normativa vigente: per tali motivi i locali sono stati dichiarati non idonei all’attività e ne è stata disposta l’immediata chiusura.

 

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Nel corso dell’intervento congiunto, i finanzieri della Tenenza di Licata e gli ispettori dell’ICQRF Sicilia hanno sottoposto a sequestro oltre 8.000 litri di vino, sia sfuso che imbottigliato, completamente privo di tracciabilità e di certificazioni d’origine. Sono state contestate le relative violazioni amministrative.

I risultati conseguiti confermano l’efficacia del modello operativo adottato, che ha visto la Guardia di Finanza operare in stretto raccordo con l’ICQRF, unendo capacità investigativa e competenze tecnico-ispettive a garanzia delle denominazioni di origine, della leale concorrenza e della trasparenza verso i consumatori.

Il settore vitivinicolo rappresenta una delle espressioni più riconoscibili del Made in Italy nel mondo. Difenderlo da filiere illecite e produzioni abusive significa preservare non soltanto il valore economico delle imprese oneste, ma anche la reputazione internazionale di un patrimonio produttivo e culturale che affonda le radici nella storia e nel territorio.

Napoli,Emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti per oltre 166 milioni di euro

 

Un elemento chiave della frode era il sistematico omesso versamento dell’IVA da parte delle cooperative sin dalla loro costituzione

 

 

 

Napoli,

Nell’ambito di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Napoli Nord e delegate al Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di finanza di Napoli, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli Nord ha disposto un sequestro preventivo di beni per un valore complessivo superiore a 30 milioni di euro, nell’ambito di un procedimento penale che vede, allo stato, indagate 29 persone fisiche e giuridiche per i reati di emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti.

Le attività investigative, condotte con la collaborazione del Settore Contrasto Illeciti dell’Agenzia delle Entrate e riferite agli anni d’imposta dal 2019 al 2025, hanno fatto emergere un’articolata frode fiscale nel settore della grande distribuzione organizzata fondata sull’emissione di fatture per un ammontare complessivo superiore a 166 milioni di euro.

Al centro del meccanismo vi era un sistema di somministrazione illecita di manodopera strutturato su più livelli.

La società committente, beneficiaria della frode, si avvaleva formalmente di due consorzi per i servizi di logistica e movimentazione merci svolti presso il proprio centro distributivo sito nell’area industriale di Aversa Nord.

Tali consorzi, tuttavia, erano privi di un’adeguata struttura organizzativa e di personale sufficiente, operando quasi esclusivamente per la committente sin dalla loro costituzione.

Si servivano, quindi, di 18 società cooperative, appositamente create e utilizzate come “serbatoi” di manodopera.

Queste cooperative assumevano formalmente i lavoratori, che però svolgevano la propria attività direttamente presso gli stabilimenti della committente, sotto la sua direzione e il suo controllo. In tal modo, quello che formalmente appariva come un appalto di servizi si configurava, in realtà, come una somministrazione illecita di manodopera.

Il sistema permetteva alla committente di utilizzare centinaia di lavoratori senza assumerli direttamente, evitando i costi e i vincoli del lavoro subordinato e beneficiando di una notevole flessibilità organizzativa nonchè di un rilevante e illecito risparmio d’IVA.

Particolarmente significativa è risultata anche la gestione operativa della forza lavoro, organizzata direttamente dalla committente mediante sistemi informatici avanzati, in grado di impartire istruzioni ai lavoratori e monitorarne in tempo reale le attività, confermando l’effettivo esercizio dei poteri tipici del datore di lavoro.

Un elemento chiave della frode era il sistematico omesso versamento dell’IVA da parte delle cooperative sin dalla loro costituzione. Le somme incassate venivano destinate quasi esclusivamente al pagamento degli stipendi e degli altri costi del personale: in tal modo, l‘I.V.A. veniva impiegata per finanziare il costo del lavoro, con un rilevante risparmio per la società committente e un danno significativo per l’Erario.

Le indagini hanno evidenziato come le cooperative fossero prive di reale autonomia imprenditoriale: in molti casi inesistenti presso le sedi dichiarate, prive di utenze e di beni, sono risultate gestite da soggetti prestanome e assistite dagli stessi professionisti per gli adempimenti fiscali, societari e del lavoro. I lavoratori venivano inoltre trasferiti “in blocco” da una cooperativa all’altra, secondo un meccanismo che garantiva continuità operativa nonostante l’accumulo di debiti fiscali e la successiva sostituzione delle società.

La società committente detraeva I’I.V.A. indicata nelle fatture emesse dai consorzi, conseguendo un indebito vantaggio fiscale. Tali fatture erano inesistenti sia sotto il profilo soggettivo, poiché emesse da soggetti diversi dai reali fornitori della manodopera, sia sotto il profilo giuridico, in quanto riferite a contratti di appalto simulati, utilizzati per celare una somministrazione di lavoro non consentita.

Le indagini hanno inoltre evidenziato una gestione accentrata delle società coinvolte, riconducibile a un’unica regia, con il supporto di professionisti per la gestione contabile e fiscale. Sono emersi elementi che indicano l’utilizzo di artifici contabili finalizzali a nascondere le perdite delle cooperative e a rappresentare una situazione economica non veritiera, attraverso l’iscrizione di ricavi fittizi e la sottostima dei debiti verso l’Erario.

Si evidenzia che, nel corso delle indagini, la società committente ha provveduto a regolarizzare la propria posizione per gli anni d’imposta dal 2019 al 2024, presentando dichiarazioni integrative e versando imposte per un ammontare complessivo di € 14.413.269,45, oltre interessi e sanzioni per € 6.229.864,91.

Alla luce di tale ravvedimento, il sequestro preventivo è stato eseguito nei confronti degli altri soggetti coinvolti per un importo pari a € 14.564.502,67.

A tutte le società è stata inoltre contestata la responsabilità amministrativa degli enti ai sensi del D.Lgs.23ll200l.

L’operazione – informa il Comando -conferma l’impegno della Procura della Repubblica di Napoli Nord, della Guardia di finanza e dell’Agenzia delle Entrate nel contrasto ai fenomeni di illegalità economica che, oltre a causare ingenti danni all’Erario, alterano la concorrenza e incidono negativamente sui diritti dei lavoratori.

Si precisa – informa ancora il comando della Finanza-che il procedimento penale si trova ancora nella fase delle indagini preliminari e che la responsabilità degli indagati potrà essere definitivamente accertata solo con sentenza irrevocabile di condanna.

Estorsioni e truffe: Operazione nella Capitale, 5 arresti di cui uno localizzato a Nizza in Francia

Utilizzando vari espedienti, tra cui quello del “finto nipote in difficoltà economiche per pagamenti insoluti o a seguito di incidente stradale”, del “finto rappresentante delle forze dell’ordine”,gli arrestati  carpivano la fiducia e disponibilità delle vittime, tutte persone ultrasessantacinquenni, spesso con patologie e in condizioni fisiche che ne limitavano la capacità di reagire e respingere le richieste dei truffatori,
personaggio del film noir - gangster foto e immagini stock
 – Roma,
Su delega dei magistrati della Procura della Repubblica di Roma – dipartimento “Criminalità diffusa e grave”, i Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Roma Trastevere hanno dato esecuzione, a Napoli e Casoria, a un’ordinanza di applicazione della custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale Ordinario di Roma, su richiesta della Procura della Repubblica di Roma, nei confronti di 5 uomini originari della provincia di Napoli, di età compresa tra i 29 e 73 anni – di cui uno localizzato nel carcere di Nizza, in Francia, nei cui confronti è stato emesso un mandato di arresto europeo – gravemente indiziati, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere ed estorsione aggravata in danno di anziani, commessi nel periodo compreso tra ottobre 2023 e marzo 2024, nelle città di Roma e Livorno.
Le indagini dei Carabinieri, coordinate dalla Procura della Repubblica di Roma, avviate nel mese di ottobre 2023 (a seguito della denuncia di una delle vittime) e concluse nel mese di marzo 2024, svolte attraverso l’acquisizione dei dati di traffico telefonico e telematico, l’acquisizione ed analisi delle immagini dei sistemi di videosorveglianza (in prossimità delle abitazioni delle vittime che degli istituti di credito ove venivano effettuati i prelievi), l’attività d’intercettazione, hanno consentito di raccogliere gravi elementi indiziari relativi all’esistenza di un’associazione per delinquere, con riferimento a dodici persone, finalizzata alla commissione di estorsioni e truffe in danno di anziani, in totale, tredici episodi, ricostruendone il coinvolgimento e il relativo ruolo (promotori, telefonisti, contabili, emissari). Nei confronti delle restanti sette persone, verranno notificati gli inviti a rendere interrogatorio preventivo, per i reati di associazione per delinquere e truffa aggravata.
In particolare, attraverso un collaudato modus operandi, gli indagati, contattate le vittime sulle utenze fisse, da un c.d. centralino individuato nel seminterrato dell’abitazione di uno degli indagati nella città di Casoria, utilizzando vari espedienti, tra cui quello del “finto nipote in difficoltà economiche per pagamenti insoluti o a seguito di incidente stradale”, del “finto rappresentante delle forze dell’ordine”, carpivano la fiducia e disponibilità delle vittime, tutte persone ultrasessantacinquenni, spesso con patologie e in condizioni fisiche che ne limitavano la capacità di reagire e respingere le richieste dei truffatori, e si introducevano in casa, facendosi consegnare denaro e gioielli.
Il provento dei reati, poi consegnato ai promotori dell’associazione al ritorno nella provincia di Napoli, veniva suddiviso tra i partecipi, quale compenso per l’attività illecita prestata.
Il valore della refurtiva – perlopiù gioielli di famiglia, fedi nuziali e denaro – è di circa 100.000 euro.
Si precisa – informa il Comando  che, considerato lo stato del procedimento, indagini preliminari, gli indagati devono intendersi innocenti fino ad eventuale accertamento di colpevolezza con sentenza definitiva.

 

Ciclone Harry e Niscemi, il Presidente della Regione Sicilia Schifani: «Altri soldi, Finanziamenti fino a 400 mila euro alle imprese danneggiate»

 

 

Emergenza Ciclone Harry

 

 

 

Al via una nuova misura a favore delle imprese siciliane danneggiate dal ciclone Harry e dalla frana di Niscemi. La Regione, tramite l’assessorato dell’Economia, rafforza il proprio impegno a sostegno del tessuto produttivo locale con l’attivazione di un pacchetto integrato di agevolazioni che combina finanziamenti a tasso zero e contributi a fondo perduto, a valere sul Fondo Sicilia gestito da Irfis FinSicilia. L’intervento mira a favorire la rapida ripresa delle attività economiche e a sostenere le spese necessarie alla ricostruzione e al rilancio produttivo.

Il sostegno finanziario copre fino al 100 per cento degli investimenti ammissibili, per un importo massimo di 400 mila euro, in questa articolazione: il 60 per cento a finanziamento agevolato a tasso zero e il 40 per cento come contributo a fondo perduto.

«Dopo avere già erogato complessivamente 12 milioni di euro per i primissimi interventi di sostegno alle imprese danneggiate dal ciclone e dalla frana – afferma il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani – a distanza di tre mesi diamo il via alla seconda fase, quella della ripartenza e della ricostruzione, con gli ulteriori 18 milioni di euro stanziati a marzo dalla Regione nel plafond del Fondo Sicilia. Veniamo così incontro alle aziende immettendo nel sistema produttivo finanziamenti fino a 400 mila euro per il ripristino delle attività e per consentire agli operatori di ripartire in maniera rapida, aiutandoli a sostenere costi non indifferenti. Non vogliamo lasciare indietro nessuno, pur rimanendo attenti al corretto impiego delle risorse».

Beneficiarie della misura sono le micro, piccole e medie imprese operanti in Sicilia, comprese le isole minori, che abbiano formalmente segnalato i danni subiti alle autorità competenti. Possono accedere alle agevolazioni anche le imprese coinvolte nella frana di Niscemi, indipendentemente dalla localizzazione rispetto alla cosiddetta “zona rossa”.

Le risorse potranno essere utilizzate per interventi di ricostruzione e ripristino, inclusi lavori edili, ristrutturazioni, sostituzione o riparazione di macchinari, acquisto di arredi e attrezzature produttive indispensabili per la ripresa delle attività.

Il finanziamento prevede una durata fino a 15 anni, con un periodo iniziale di preammortamento fino a 3 anni e rimborso mediante rate trimestrali. L’erogazione avverrà per stati di avanzamento lavori (sal), garantendo un sostegno progressivo e coerente con l’effettiva realizzazione degli interventi.

Tra i requisiti richiesti, è prevista la presentazione di una perizia asseverata che certifichi l’entità dei danni e il nesso causale con l’evento calamitoso, oltre a una valutazione prospettica della sostenibilità economico-finanziaria dell’impresa beneficiaria. L’iniziativa si inserisce nel quadro degli aiuti in regime “de minimis” e non prevede commissioni a carico delle imprese. Le domande saranno valutate secondo una procedura a sportello, in base all’ordine cronologico di presentazione.

Tutte le informazioni relative alla misura e alle modalità di accesso, sono disponibili nell’avviso pubblico e nella documentazione ufficiale del Fondo Sicilia sul sito istituzionale di Irfis.