MAFIA, COSTA CARO AGLI IMPUTATI L”INCHINO” AL CAPOBOSS E AVER DEVIATO LA PROCESSIONE. SENTENZA DEL TRIB.DI CALTAGIRONE

 

Sentenza del Tribunale di Caltagirone nel processo per tre deviazioni durante la processione del Venerdì Santo del 25 marzo del 2016 a San Michele di Ganzaria per un “inchino” davanti la casa del boss mafioso Francesco La Rocca di Cosa nostra.Totale 80 anni di reclusione per 39 imputati.I reati contestati dalla Dda di Catania, a vario titolo, sono turbamento di funzioni religiose e istigazione a delinquere. A 30 imputati è contestata anche l’aggravante mafiosa. Ritenuto prescritto il reato di riunione pubblica non autorizzata. Tre imputati sono stati assolti perché il fatto non costituisce reato..

Il tribunale di Caltagirone ha condannato a sei mesi ciascuno di reclusione dodici imputati, disponendo la sospensione della pena. Ha comminato due anni e sette mesi di reclusione per altri undici imputati, due anni e nove mesi per otto e tre anni per altri otto. Ha assolto, con la formula perché il fatto non costituisce reato, accogliendo anche la richiesta del Pm Giuseppe Sturiale della Dda di Catania, Francesco Pullara, difeso dall’avvocato Roberto Cavevaro, e Simone Franchino e Gaetano La Rocca, figlio di un fratello del boss ergastolano Francesco che era detenuto al 41bis, difesi dai penalisti Luca Fosco e Daniele Guzzetta. Un altro nipote del capomafia, Salvatore La Rocca, figlio di un altro fratello del boss, è stato condannato a due anni e nove mesi di reclusione. Il Tribunale ha disposto anche il risarcimento spese al Comune di Santa Maria di Ganzaria che si era costituito parte civile nel procedimento.

Secondo l’accusa, sostenuta in aula dalla Dda di Catania, e basata su indagini e video girati dai carabinieri della stazione di Santa Maria di Ganzaria e della compagnia di Caltagirone, il fercolo del Venerdì Santo il 25 marzo del 2016, sarebbe stato costretto a cambiare il percorso previsto dalla processione facendolo «fermare davanti l’abitazione di Francesco La Rocca, consentendo alla moglie, che attendeva la sosta di render omaggio al simulacro del Cristo morto». Alcuni dei portatori avrebbero atteso l’uscita di casa della donna e avrebbero “inneggiato” al capo clan La Rocca. 

 

Caltagirone : -Furto autovetture e ricettazione . Provvedimento restrittivo per 6 persone.

 

Furti d'auto: 6 consigli per non farsi rubare la macchina in estate - Il  Sole 24 ORE

Archivi – SUD LIBERTA’

 

 Catania – Caltagirone 
Nelle prime ore del mattino, i militari della Compagnia di Caltagirone, supportati da personale dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Sicilia”, hanno dato esecuzione ad un provvedimento restrittivo emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Caltagirone nei confronti di 6 persone gravemente indiziate, a vario titolo, per reati di furto di autovetture e ricettazione delle stesse, e 3 anche di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati contro il patrimonio.
Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Caltagirone e condotte dal Comando Stazione di Caltagirone nell’estate del 2020, hanno consentito di accertare, in un lasso di tempo di circa 40 giorni, la commissione di 18 furti di autovetture e 4 tentativi di furto, nei comuni di Caltagirone, Grammichele, Misterbianco e Catania, nonché la ricettazione di un veicolo con la complicità di un palagonese e di un altro catanese.
Gli obiettivi delle malefatte erano veicoli del gruppo FCA, specificatamente Fiat 500, Fiat Panda e Punto, Lancia Y, Alfa Romeo Giulietta e Jeep Renegade.
L’attività ha avuto inizio a seguito di due furti di autovetture avvenuti nel maggio 2020 nei comuni di Caltagirone e Grammichele, le cui denunce hanno permesso ai Carabinieri di visionare le immagini dei sistemi di videosorveglianza presenti in quelle zone, ed individuare due degli odierni arrestati, ripresi nel momento della commissione del furto.
Le indagini svolte dai Carabinieri, attraverso pedinamenti e servizi di osservazione, nonché con l’ausilio di intercettazioni telefoniche, ambientali e g.p.s., hanno consentito di acquisire importanti elementi indiziari a carico del gruppo criminale, la cui scaltrezza e “professionalità” si sono evinte da un modus operandi ben rodato e dettagliato in ogni aspetto: i sodali preventivamente ricevevano commesse sulle tipologie di vetture da rubare; già individuavano il luogo ove occultare i veicoli in attesa di cederli ai ricettatori; si avvalevano, per la commissione dei furti, di automobili a noleggio, al fine di eludere i controlli delle forze dell’ordine nel caso venissero avvistati nella flagranza di un furto; erano dotati di sofisticati strumenti atti allo scasso e all’accensione delle autovetture, del tipo grimaldelli, spadini, centraline, ed altri, discutendo tra di loro sul dove reperire tali materiali nonché sulle metodologie di scassinamento dei veicoli.
Uno degli indagati, invece, è risultato essere un sicuro referente per la “cannibalizzazione” dei veicoli rubati, all’interno di un’artigianale “officina” dallo stesso realizzata nel proprio domicilio, smontando pezzi delle auto per poi commercializzarli. Anche la modalità con cui consegnare le vetture rubate a questo sodale era ben studiata, ed avveniva con il metodo della “staffetta”: nel tratto di strada che conduce a Palagonia, due individui precedevano l’auto rubata a bordo di un altro veicolo, al fine di avvistare la presenza di eventuali posti di controllo delle forze armate, mentre l’auto provento di furto veniva guidata da un altro soggetto, dietro corrispettivo in denaro. In un’occasione, gli indagati, sottoposti ad intercettazione, commentavano il corrispettivo troppo basso, ammontante ad Euro 50,00, per trasportare l’auto rubata, a fronte del rischio di essere fermati ed arrestati.
Le intercettazioni hanno permesso di comprendere la stabilità e la forza di questa organizzazione, nonchè il ruolo di primo piano che ha assunto nel “mercato” catanese dei furti d’auto. Alla luce della fiorente e redditizia attività illecita, dagli stessi membri del sodalizio definita come “lavoro”, spesso discutevano dei proventi, mostrando pervicacia nel loro operare e, prima di uscire per compiere furti, si prefiggevano il numero di autovetture da asportare.
Inoltre, grazie alle intercettazioni si è evinto che le conversazioni tenute dal gruppo criminale vertessero unicamente su attività illecite, sia messe in atto che da progettare. È il caso del c.d. “cavallo di ritorno”, in quanto gli odierni indagati più volte hanno discusso della possibilità di compiere estorsioni in danno alle vittime che, dietro dazione di denaro, avrebbero potuto riottenere le auto sottratte.
Dei sei destinatari della misura cautelare, come disposto dall’Autorità Giudiziaria, quattro sono stati associati presso istituti penitenziari della provincia etnea, mentre due sono stati sottoposti all’obbligo di presentazione quotidiana alla p.g………

 

 

Incidente su lavoro, operaio 60enne perde la vita in un intervento di riparazione nel catanese

 

Infortuni sul lavoro: no alla responsabilità automatica del committente
Infortuni sul lavoro, in costante crescita – Archivi Sud Libertà

 

Ancora un infortunio sul lavoro nel catanese. Un operaio sessantenne N.C. di Militello Val di Catania, ha perso la vita folgorato ieri sera a Caltagirone mentre eseguiva un intervento di riparazione su un palo della corrente di una linea di media tensione. Le organizzazioni sindacali  Filctem Cgil, Flaei Cisl e Uiltec Uil siciliane in una nota esprimono il loro cordoglio. “In attesa che la magistratura accerti le dinamiche di questo ennesimo incidente sul lavoro – dicono le organizzazioni sindacali – ci stringiamo ai familiari per la grave perdita del congiunto. Non ci sono parole che possano esprimere il dolore e la costernazione per morti assurde che possono e devono essere evitate”.

Ferrovie in Sicilia, ricostruzione del viadotto fra Caltagirone e Niscemi. Aperto il cantiere. 9 milioni di euro!

 

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foto CHE INDICA LA RIAPERTURA DEL PUNTO FERROVIARIO

Palermo,

Al via – comunica la Regione Sicilia – la ricostruzione del viadotto ferroviario di contrada Angeli, fra Caltagirone e Niscemi, segmento della linea Caltagirone-Gela chiusa da oltre dieci anni. Proprio il crollo del vecchio ponte determinò, nel 2011, il blocco totale della tratta. Stamane, alla presenza del’assessore regionale alle Infrastrutture Marco Falcone e dei tecnici di Rfi e Italferr, sono stati consegnati i lavori. 
«Il cantiere ormai avviato – ha dichiarato Falcone – ha un grande valore non solo per il sistema della mobilità su ferro in Sicilia, ma anche, per altro verso, sul piano simbolico. Il crollo del vecchio ponte, in una domenica di maggio del 2011, colse tutti alla sprovvista e divenne purtroppo l’emblema, a livello nazionale, dell’arretratezza a cui erano condannate le ferrovie in Sicilia. Poi, per anni, la tratta Caltagirone-Gela è stata considerata come un ramo secco fino all’inversione di tendenza voluta dal governo Musumeci. Prima abbiamo riaperto la tratta Caltagirone-Catania, poi abbiamo spinto Rfi al cambio di passo negli investimenti su un comprensorio da ben 170 mila abitanti, da Gela fino al capoluogo etneo passando per l’entroterra del Nisseno e del Calatino. Di fatto, la riapertura di una ferrovia ad elevato potenziale commerciale, sociale e turistico, non è più un traguardo irrealizzabile. Oggi vediamo invece partire un investimento che cancellerà lunghi anni di trascuratezza e abbandono». 
La ricostruzione del viadotto ferroviario fra Caltagirone e Niscemi, da completare in un anno, costituisce il primo lotto del complessivo ripristino della tratta fino a Gela. Il cantiere odierno ha un valore di quasi 9 milioni di euro ed è stato aggiudicato al Research Consorzio stabile Scarl di Salerno consorziato con l’impresa Ricciardello Costruzioni srl. Il nuovo viadotto ad archi, progettato in modo da riprodurre la configurazione architettonica a 17 arcate esistente prima del crollo, si svilupperà per 413 metri. Il vecchio ponte era stato realizzato tra il 1957 e il 1959

CALTAGIRONE, «UN LUOGO DI CULTO ECUMENICO» INSIEME SI VALORIZZA IL CIMITERO MONUMENTALE

Ultimato Concorso di idee lanciato da Ordine e Fondazione Architetti con il Comune

 

(Foto Press)

Al primo posto il progetto contemporaneo del pugliese Lorenzo Netti

Caltagirone –

«Un Luogo di culto ecumenico, sull’asse nord-sud della croce bizantina, in quel vuoto prospettico che evidenzia l’opera incompiuta nel cuore del Cimitero Monumentale di Caltagirone  – una città nella città, sia per la natura storica del Monumento, che per lo sviluppo urbanistico legato all’ampliamento delle aree cimiteriali. La sovrapposizione di tre competenze (opere cimiteriali, di arredo e restauro) intersecate per la natura stessa dell’opera richiesta, danno vita a un luogo di meditazione e contemplazione comune, dove si mescolano spazi di preghiera interreligiosa. Il tutto, utilizzando materiali ecosostenibili».

È il progetto dell’architetto pugliese Lorenzo Netti, a vincere con 100 voti il Concorso di idee lanciato dall’Ordine e dalla Fondazione degli Architetti della Provincia di Catania e dall’Amministrazione comunale di Caltagirone, per recuperare, valorizzare e completare un bene artistico-architettonico di indubbio valore, dichiarato monumento nazionale italiano: il Cimitero di Caltagirone. Il concorso patrocinato dalla Diocesi di Caltagirone, dalla Soprintendenza dei Beni Architettonici e Ambientali di Catania, dall’Ordine degli Architetti di Bologna, dall’Ordine degli Ingegneri di Catania, da Ance Catania e da Chiesa Oggi, ha ultimato l’iter per realizzare uno spazio ecumenico senza specificità confessionali.

La giuria – presieduta dall’arch. Paolo Colonna (Studio Renzo Piano), e composta dalla soprintendente ai Beni Culturali di Catania Donatella Aprile, dal sindaco di Caltagirone Gino Ioppolo, dai past president di Ordine e Fondazione Architetti Alessandro Amaro e Veronica Leone, dalla responsabile editoriale di Chiesa Oggi Caterina Parrello e dal critico d’architettura “the Plan” Francesco Pagliari – ha selezionato il progetto vincitore.

«Si conclude così un percorso che ha condotto a un’assegnazione di grande prestigio – ha commentato Sebastian Carlo  Greco, neo presidente dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Catania – Abbiamo creduto molto in questa iniziativa, sollecitati dalle associazioni locali, questo dimostra come, facendo rete tra tutti gli attori territoriali coinvolti nel processo, si possano produrre e realizzare progetti di valore. Ne traggo un auspicio per altre iniziative che possano investire la Città metropolitana di Catania e tutta la provincia. Il Concorso di idee – che permette una partecipazione dal basso alla comunità dei progettisti – può fare da apripista, certamente sta alle istituzioni trovare poi il modo per realizzare le idee. Attraverso la ricerca progettuale a trarne beneficio sono la cultura e la qualità dell’opera».

«Il metodo dei Concorsi come procedimento di scelta è quello che riteniamo migliore in assoluto, perché si ha la comparazione tra progetti dando spazio alle idee – ha spiegato Eleonora Bonanno, presidente della Fondazione dell’Ordine degli Architetti P.P.C. di Catania e RUP (Responsabile del Procedimento unico) – Il progetto che ha vinto coglie in pieno l’obiettivo del Concorso, che era quello di immaginare un luogo che raccogliesse tutte le religioni in un afflato comune. Lo spazio ecumenico si inserisce in un contesto storico particolare, con discrezione e con una forma ben definita e ben delineata, sono dunque concorde con il giudizio della giuria. L’auspicio è che l’Amministrazione comunale di Caltagirone possa sposare il progetto, impegnandosi nella sua realizzazione».

Caltagirone:restauro dell’area cimiteriale e nuove opportunità per gli artigiani

Concorso di idee per uno spazio ecumenico – Cimitero monumentale di Caltagirone

 

«Un bene di inestimabile valore architettonico e storico che merita cure e attenzioni, con operazioni volte al recupero e alla valorizzazione», questo il commento del sindaco di Caltagirone Gino Ioppolo in riferimento al cimitero monumentale del comune etneo, oggetto di un concorso di idee per realizzare uno spazio ecumenico senza specificità confessionali, promosso dall’Amministrazione comunale, dalla Fondazione e dall’Ordine degli Architetti di Catania, oggetto questa mattina di una conferenza online moderata dalla presidente della Fondazione Veronica Leone.

«Con la delibera dello scorso 22 marzo abbiamo formalizzato la nostra adesione, convinta, partecipe e fattiva, all’iniziativa che da tempo portiamo avanti su proposta della Fondazione e dell’Ordine – ha proseguito Ioppolo – Abbiamo coinvolto professioni e associazioni, accogliendo con grande positività il concorso di idee, con la speranza che faccia da volano per ottenere il supporto economico dell’assessorato dei Beni Culturali della Regione Siciliana, nella cui sensibilità confidiamo, mettendo in campo iniziative per recuperare i beni edilizi al suo interno, le cappelle gentilizie e quelle familiari».

Dello stesso avviso anche il dirigente della soprintendenza di Catania Benny Caruso: «La buona riuscita del progetto potrebbe aprire la strada ai finanziamenti per rimettere in sesto quanto nel tempo è andato rovinato, riportando questo Bene al suo splendore e rendendolo fruibile a tutti i cittadini, indipendentemente dalla propria fede. Il concorso ci permette di entrare in punta di piedi in una situazione delicata. Speriamo nella qualità e nell’alto livello dei professionisti, perché il cimitero ne ha davvero bisogno. Si tratta di un monumento particolare per le sue costruzioni ipogee, che lo rendono tra i più belli e suggestivi d’Italia».

«La riqualificazione e il restauro del cimitero darebbe nuove opportunità lavorative agli artigiani del calatino, che verrebbero coinvolti negli interventi dei pregiati bassorilievi in terracotta. In questo modo, il concorso avrebbe una duplice finalità: una lavorativa, l’altra sociale, dando lustro a un bene monumentale unico nel suo genere, che va tutelato, preservato e conservato, e che oggi si trova in condizioni precarie e di rischio, anche sul fronte della sicurezza», ha aggiunto il presidente dell’Ordine Alessandro Amaro. «Possiamo essere soddisfatti, perché lavoravamo da due anni per ottenere questo risultato – ha sottolineato il presidente della Fondazione Veronica Leone – Si tratta di una grande opportunità per puntare i riflettori al cuore pulsante del cimitero monumentale dichiarato Monumento Nazionale italiano nel 1931, e opera d’arte a cielo aperto Il progetto deve rispettare alcuni vincoli urbanistici, ma potrebbe valorizzare appieno l’area che, nel 1866, avrebbe dovuto vedere la realizzazione di una cappella da parte dell’architetto Giovan Battista Nicastro, che due anni prima aveva realizzato il Palazzo di Città». Un risultato difficile da raggiungere senza il sostegno dell’Ordine degli Architetti di Bologna, che ha messo a disposizione la piattaforma, «certi dell’importanza per il territorio di riportare alla luce un monumento così importante e prestigioso – ha sottolineato il presidente Pier Giorgio Giannelli – attraverso una formula, quella del concorso, che potrà valorizzare i giovani».

 

 

A supporto dell’iniziativa anche l’Ordine degli Ingegneri di Catania, con la «consapevolezza del importante ruolo che rivestono gli architetti per il territorio: il loro operato diventa stimolo culturale – ha dichiarato il presidente della categoria etnea Giuseppe Platania – Si tratta di una felice intuizione per il completamento del cimitero monumentale: un’opportunità di riqualificazione per una vera e propria porzione della città calatina, considerato che l’area oggetto dell’intervento ha tutte le caratteristiche di un centro storico». Tra i patrocinanti l’evento anche Ance Catania e la diocesi di Caltagirone, che «metterà a disposizione tutte le proprie competenze e conoscenze del territorio per ottenere il miglior risultato possibile», ha commentato don Sebastiano di Benedetto (responsabile dell’Ufficio diocesano per ecumenismo e dialogo interreligioso). Qualità e professionalità sono le fondamenta riscontate anche da Chiesa Oggi e dalla sua responsabile editoriale Caterina Parrello: «Si tratta di uno strumento virtuoso, dato che il concorso consentirà di selezionare la migliore proposta in gara».

Le idee potranno essere inoltrate fino al 31 maggio. La prima settimana di giugno, la giuria – presieduta dall’arch. Paolo Colonna (Studio Renzo Piano), e composta dalla soprintendente ai Beni Culturali di Catania Donatella Aprile, dal sindaco di Caltagirone Gino Ioppolo, dai presidente di Ordine e Fondazione Architetti ,dalla responsabile editoriale di Chiesa Oggi Caterina Parrello e dal critico d’architettura “the Plan” Francesco Pagliari – esamineranno e selezioneranno il progetto migliore.

CIMITERO DI CALTAGIRONE,  PROGETTO INNOVATIVO CHE INTERESSA A TANTI

Presentazione Concorso di idee: domani, giovedì 25 marzo ore 11.00

 

 CALTAGIRONE –

Un bene monumentale unico al mondo; una città nella città; un’opera realizzata nella seconda metà del 1800, tra le espressioni più alte dello stile gotico-siciliano. Si tratta del cimitero monumentale di Caltagirone, oggetto del Concorso di idee – promosso dal Comune di Caltagirone , dalla Fondazione degli Architetti di Catania  e dall’Ordine ) – che verrà presentato in streaming domani, giovedì 25 marzo, a partire dalle ore 11.00, per accendere i riflettori sulla necessita del recupero di un Bene artistico-architettonico dichiarato “Monumento nazionale italiano”.

Il progetto dovrà rispecchiare e dar vita a un luogo di culto ecumenico, mistico, di quiete, di silenzio e di riflessione (senza specificità confessionali). Un luogo per l’anima, in cui architettura e vita spirituale si intrecciano in un rapporto vivido e intenso.

Un’iniziativa patrocinata dalla Soprintendenza dei Beni Culturali di Catania (soprintendente Donatella Aprile), dall’Ordine etneo degli Ingegneri (presidente Giuseppe Platania), da Ance Catania (Rosario Fresta) e dalla diocesi di Caltagirone (vescovo S.E. mons. Calogero Peri). Importante la collaborazione dell’Ordine degli Architetti di Bologna (presidente Pier Giorgio Giannelli) – che ha messo a disposizione la piattaforma per la partecipazione al Concorso di idee – mentre a sostenere il progetto sono i partner Chiesa Oggi e Kinetika.

Il concorso è frutto del duro lavoro delle parti interessate e della sinergia tra Fondazione e Comune di Caltagirone, che dal 2018 (anno della firma di un protocollo d’intesa) operano per potenziare e valorizzare un luogo eccezionale con caratteristiche uniche: sia per la sua natura ed evoluzione storica, che per lo sviluppo urbanistico legato all’ampliamento delle aree cimiteriali che, di fatto, trasformano il cimitero in un vero e proprio “centro storico”.

Indagini Fiamme gialle e sequestri patrimoniali di beni di “Cosa Nostra”

 

 

CATANIA

Gli accertamenti della G.di Finanza danno buon esito e si sequestrano i patrimoni dei mafiosi. Troppa sproporzione tra redditi dichiarati e attività svolta. Nell’ambito di attività di indagine coordinate dalla Procura della Repubblica di Catania, i Finanzieri del Comando Provinciale di Catania hanno infatti eseguito un provvedimento di sequestro patrimoniale in materia antimafia – emesso dal Tribunale etneo, Sezione Misure di Prevenzione – relativo a una ditta individuale, operante nel settore della coltivazione agricola e della ristorazione, e il relativo terreno, per un valore complessivo di circa 60 mila euro.

Si tratta dell’esito di ulteriori accertamenti patrimoniali, svolti dal GICO del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Catania e dalla Compagnia della Guardia di finanza di Caltagirone, nei confronti di noto esponente di “Cosa Nostra” e dei suoi familiari, tutti residenti a Palagonia (CT), già destinatari, a ottobre 2020, di un provvedimento di sequestro relativo a terreni, una villa e conti correnti per circa 270 mila euro.

In particolare, le indagini hanno consentito di:

  • da un lato, confermare la pericolosità sociale dell’affiliato a “Cosa Nostra”, condannato, tra l’altro, per associazione a delinquere di tipo mafioso e molteplici “reati fine” (estorsioni a danno di imprenditori del catanese), nonché, con sentenza definitiva, per gravissimi reati quali rapina e omicidio;
  • dall’altro, la sproporzione tra il profilo reddituale del nucleo familiare del soggetto destinatario della misura patrimoniale, che in alcune annualità ha dichiarato redditi pari a zero, e il complesso patrimoniale.

Nel dettaglio, le indagini svolte dalla Guardia di finanza di Catania hanno posto in luce, in primo luogo, la pericolosità sociale del soggetto proposto al fine dell’applicazione delle misure di prevenzione patrimoniali. Sotto questo aspetto – in aggiunta alla condanna definitiva per rapina e omicidio – di rilievo è risultata l’appartenenza del proposto all’associazione a delinquere di tipo mafioso denominata “Cosa nostra” e, in particolare, alla “famiglia” di Caltagirone.

Al riguardo, è emerso che il proposto – condannato dal GIP di Catania a 13 anni e 6 mesi di reclusione – ha partecipato ad almeno quattro summit tra esponenti di punta delle famiglie catanesi e calatine di “Cosa nostra” (clan Santapaola, Ercolano e Floridia per il clan Nardo di Lentini), nell’ambito dei quali, tra l’altro, è stata discussa la nomina del “rappresentante provinciale” dell’associazione criminale e la ripartizione dei proventi delle estorsioni (7 episodi di estorsione nei confronti di imprenditori catanesi, operanti nel settore delle costruzioni, del movimento terra e delle onoranze funebri).

Le investigazioni condotte dal GICO della Guardia di finanza di Catania e dalla Compagnia di Caltagirone si sono poi concentrate sul profilo economico-finanziario del proposto e, soprattutto, del suo nucleo familiare (moglie e figlie). Le indagini, estese pertanto ai restanti componenti della famiglia, hanno posto in luce che la presenza di ulteriori particelle di terreno – acquisite nel tempo dal proposto – e di una ditta individuale, formalmente intestata alla moglie, attiva nel settore della coltivazione agricola e della ristorazione. Anche questo patrimonio è stato realizzato dal proposto a fronte di una significativa sproporzione rispetto al reddito dichiarato: infatti, per ciascuno degli anni nel periodo dal 2002 al 2018, il relativo nucleo familiare ha presentato dichiarazioni di redditi minimali e, in un anno, anche pari a zero.

Al termine delle attività di indagine,  il Tribunale di Catania – Sezione Misure di Prevenzione ha così disposto il sequestro, finalizzato alla confisca, della azienda agricola e dei terreni agricoli.

vIOLENTA COLLUTTAZIONE CON IL MARITO: CATYA PERDE LA VITA

 

Il marito di Catya si è poi suicidato in carcere

Uxoricidio Caltagirone, il marito di Catya si è suicidato in carcere

Gli inquirenti avevano contestato all’uomo la circostanza di una violenta lite all’interno del condominio, confermata dai lividi e dagli evidenti segni di lotta trovati sul corpo di Catva Di Stefano. Prima di essere condotto n carcere,l’uomo è stato curato all’ospedale dell’Asl  a causa di una frattura al dito della mano sinistra ..