Ha affermato in una nota-comunicato il sindaco di Catania Enrico Trantino:
“Accolgo con sentito apprezzamento lo stanziamento di 200.000 euro previsto nella Manovra del Governo Meloni per la ricostruzione e il potenziamento della biblioteca dell’Istituto Comprensivo Pestalozzi di Librino. Un intervento di grande valore, frutto dell’impegno del senatore Salvo Pogliese, che ha saputo portare all’attenzione nazionale un grave atto delinquenziale contro una delle istituzioni più preziose del nostro territorio.
L’incendio doloso che ha colpito la biblioteca non è stato solo un danno materiale, ma un attacco alla cultura, alla scuola e alla comunità intera. La risposta dello Stato è chiara e inequivocabile: a chi distrugge si risponde ricostruendo, migliorando e rafforzando i presìdi di legalità e sapere. Come amministrazione comunale stiamo lavorando con determinazione, attraverso le iniziative già avviate e quelle in programma anche grazie all’impegno dell’assessore alla Pubblica Istruzione Andrea Guzzardi, per restituire al quartiere di Librino e alla città di Catania una scuola e una biblioteca ancora più moderne, sicure e attrezzate.
Questo finanziamento, promosso dal senatore Pogliese e condiviso con il Comune, rappresenta un segnale concreto di attenzione verso Catania e conferma come il gioco di squadra tra istituzioni produca risultati tangibili per il bene delle future generazioni”. Lo ha affermato in una nota il sindaco di Catania Enrico Trantino.
desidero anzitutto esprimere l’apprezzamento della Repubblica al nostro Servizio diplomatico, alle donne e agli uomini che, giorno per giorno, assicurano la presenza del nostro Paese in ogni parte del mondo.
Alcuni commentatori sostengono che quelli attuali non siano tempi facili e siano perfino inadatti per la diplomazia e, dunque, per quanti la esercitano per vocazione e professione.
Sono in errore.
È esattamente in tempi difficili che la diplomazia si trova a dispiegare una delle sue caratteristiche più preziose: la ricerca di percorsi per uscirne e di spazi di dialogo.
A chi ci si affida, infatti, per tracciare in concreto percorsi di negoziato e alternative possibili, anche nelle condizioni più complesse se non alla funzione diplomatica?
Per altro – e forse appunto per questo – nessuno immagina i diplomatici come una sorta di meri portaordini nel contesto internazionale, bensì ci si rivolge a loro come sperimentati professionisti, capaci di elaborare soluzioni e alternative sulla base delle scelte assunte dalle nostre libere istituzioni.
Importanti traguardi, conseguiti dalla comunità internazionale a partire dalla seconda metà del secolo scorso, sono il risultato di un impegno di grande efficacia della cooperazione tra gli Stati, agevolato dalle istituzioni multilaterali, a cominciare dall’ONU, e dalla prassi diplomatica.
Grazie a tutto questo – non va dimenticato – nel mondo di oggi si vive più a lungo, si impara di più, si crea più innovazione e ricchezza; abbiamo visto sottrarre interi continenti a condizioni di grande arretratezza.
La situazione internazionale imprevedibile – e, per qualche aspetto, sorprendente – provoca disorientamento.
L’inquietudine del pessimismo che ne deriva non deve indurre a ritenere ineluttabile il processo che vede l’ordine geopolitico che avevamo contribuito a costruire mostrare crepe sempre più estese e profonde, con conflitti che credevamo consegnati per sempre alla storia riacutizzati, lambendo regioni a noi vicine.
Così come l’affacciarsi di nuovi focolai di instabilità in aree dove la fragilità politica e sociale è divenuta ormai strutturale, con l’emergere di paradigmi che vedono prevalere interessi particolari che, sovente, sfidano la legalità internazionale.
Nel contesto attuale è possibile essere protagonisti puntando su due ambiti, quello multilaterale e quello degli organismi sovranazionali, come l’Unione Europea, che possono consentire di raggiungere la massa critica necessaria per evitare di ricadere in ambizioni velleitarie.
Il mondo contemporaneo è attraversato da molteplici crisi che si sovrappongono l’un l’altra e si alimentano a vicenda. Per cogliere questa complessità sono state introdotte locuzioni nuove, come “policrisi”, mettendo a sistema fattori politici, frutto di scelte consapevoli dell’uomo, e di circostanze in apparenza esogene, come le emergenze climatiche o sanitarie, talvolta anch’esse – a ben vedere – effetti collaterali delle stesse attività umane.
Gli esempi sono di grande evidenza.
Permane l’aggressione russa ai danni dell’Ucraina, con vittime e immani distruzioni, e con l’aberrante intendimento, malgrado gli sforzi negoziali in atto, di infrangere il principio del rifiuto di ridefinire con la forza gli equilibri e i confini in Europa. Azione ritenuta irresponsabile e inammissibile già oltre cinquanta anni addietro alla Conferenza di Helsinki sulla Cooperazione e la Sicurezza nel continente.
La tragedia di Gaza, con il suo carico di sofferenza civile e il persistente alto rischio di escalation, continua a esporre il Medio Oriente a nuove lacerazioni: il raggiungimento del cessate-il-fuoco, per quanto fragile, richiede il fermo sostegno di tutta la Comunità internazionale.
Nel Sahel e nel Corno d’Africa le instabilità politiche e i conflitti settari si sommano alle crisi ambientali, alla povertà estrema, alle migrazioni forzate.
Nelle zone più sensibili dell’Asia orientale la competizione tra potenze si traduce in un incremento delle frizioni e, talvolta, in un incremento di una pericolosa retorica bellicista.
Tensioni si vanno accentuando anche in America Latina e nei Caraibi, da ultimo con il riaffacciarsi di una sorta di riedizione della cosiddetta “dottrina” di James Monroe, la cui presidenza si è conclusa esattamente due secoli fa.
Ovunque, le conseguenze di fenomeni globali, dal cambiamento climatico alle disuguaglianze economiche, alle crisi energetiche, si sommano al riaffiorare di radicalismi ed estremismi che rendono, talvolta, difficili le pacifiche convivenze negli stessi Stati e fra gli Stati.
Una condizione che viene alimentata da flussi informativi manipolativi che, nell’ambito di conflitti ibridi condotti con vari strumenti ostili, congiungono fronte interno e fronte esterno.
Pericolose attività di disinformazione tendono ad accreditare una presunta vulnerabilità delle opinioni pubbliche dei Paesi democratici.
Cercano di affermarsi inediti ma opachi centri di potere – di fatto sottratti alla capacità normativa e giurisdizionale degli Stati sovrani e degli organismi sovranazionali. Centri di potere dotati di vaste capacità di influenza sui cittadini e, con esse, sulle scelte politiche, tanto sul piano interno ai singoli Stati quanto su quello internazionale.
Ne viene interpellata anche la diplomazia, chiamata, assieme alle altre articolazioni dello Stato, a concorrere, nel nostro Paese, alla salvaguardia del sistema di libertà e democrazia della Repubblica.
Su questo fronte un ruolo di particolare rilievo compete alle istituzioni del multilateralismo e all’Unione Europea, sede di condivisione di valori e scudo di difesa dei diritti dei propri cittadini.
Si tratta di un tema centrale.
La tentazione della frammentazione si insinua nelle relazioni internazionali – e persino nel mondo occidentale – con la ripresa di un metodo di ostilità che misura i rapporti internazionali su uno schema a somma zero: se qualcuno ci guadagna significa che qualcun altro ci perde.
Esattamente il contrario dello schema adoperato con successo nei decenni di sviluppo della cooperazione in sede internazionale, in cui è stato possibile puntare a progredire e a ottenere, tutti insieme, risultati positivi.
Appare, a dir poco, singolare che, mentre si affacciano, in ambito internazionale, esperienze dirette a unire Stati e a coordinarne le aspirazioni e le attività, si assista a una disordinata e ingiustificata aggressione nei confronti della Unione Europea, alterando la verità e presentandola anziché come una delle esperienze storiche di successo per la democrazia e per i diritti, sviluppatasi anche con la condivisione e con l’apprezzamento dell’intero Occidente, come una organizzazione oppressiva, se non addirittura nemica della libertà.
L’Europa ha conosciuto nel Novecento l’abisso di un sistema internazionale che smarriva la via della ragione.
Le guerre del Novecento non sono soltanto un capitolo della storia, dei suoi libri: ci ammoniscono circa le conseguenze del predominio della forza sulla ragione, dell’arbitrio sulla norma, della paura sulla lungimiranza.
Assistiamo oggi alla pretesa di imporre punizioni contro giudici delle Corti internazionali per le loro funzioni di istruire denunce contro crimini di guerra, a difesa dei diritti umani, in definitiva a difesa dei popoli del mondo: sono pretese di un mondo volto pericolosamente indietro, al peggiore passato. Un mondo che si presenta rovesciato e contraddittorio con condanne alla carcerazione di componenti le Corti internazionali ad opera di un Paese promotore, e con suoi giudici protagonisti, del processo di Norimberga.
Ottanta anni fa, la fine della Seconda guerra mondiale e la nascita delle Nazioni Unite segnarono un passaggio fondamentale: la consapevolezza che la pace non è soltanto l’assenza di conflitti, ma un’architettura politica complessa, giuridica, morale che va realizzata giorno per giorno. E che richiede impegno – impegno quotidiano – da parte degli Stati e, al loro interno, da comunità che alimentino questa prospettiva.
La «ricerca della pace nella sicurezza» – come ammoniva un illustre inquilino di questo palazzo, Aldo Moro – ponendone a fondamento non solo i calcoli strategici e gli equilibri di potenza, ma anche l’aspirazione al superamento dei divari economici ed educativi, la cooperazione, l’interdipendenza tra i popoli.
Una pace nella sicurezza, una pace nella giustizia.
Il dopoguerra suggeriva l’idea che non potesse essere l’alternanza dei cicli egemonici fra potenze – o aspiranti tali – a definire il futuro, per sfuggire alla “trappola di Tucidide” messa in luce nella teoria delle relazioni internazionali.
La nostra Repubblica, fin dalle sue origini, ha manifestato acuta consapevolezza del valore del dialogo internazionale come via privilegiata per affermare il suo ruolo nel mondo.
Questa scelta non discese soltanto da un’ispirazione riflessa nella nostra Costituzione, ma risponde, oggi come allora, a un ragionamento puntuale circa il modo migliore di tutelare i nostri interessi nazionali.
Prese forma nel corso del tempo, progressivamente, a partire dall’azione di un ministro degli Esteri come Alcide De Gasperi e, poi, di Carlo Sforza – che con lui collaborò, a sua volta da Ministro – quella Costituzione materiale che ha guidato, senza discontinuità, il nostro Paese nello scenario internazionale, basandosi su pace, dialogo, multilateralismo, europeismo, legame atlantico.
Quegli orientamenti continuano a rappresentare, ancora oggi, un patrimonio prezioso che ci può guidare nelle nuove forme con cui si presentano i conflitti.
Di fronte alla nuova complessità, avviene anche che la diplomazia appaia in ripiego o che si ritenga che si trovi a gestire la mera certificazione notarile di situazioni regolate con la forza.
Non è così!
Alcuni dei risultati raggiunti nel dopoguerra dalla diplomazia, tanto quella multilaterale quanto quella bilaterale, sono stati straordinari.
Oggi, forse ancor più che nel recente passato, è indispensabile disporre di una diplomazia, competente e ben formata, capace di comprendere e gestire questa complessità, muovendosi con equilibrio.
Una diplomazia che sia in grado di sviluppare iniziative che colmino il preoccupante deficit di fiducia reciproca tra gli Stati che si va accumulando in seno alla Comunità internazionale; che sappia rivolgersi a tutti gli attori di una crisi, affermando i principi irrinunciabili della legalità internazionale.
Paradossalmente, l’evoluzione tecnologica degli armamenti e l’uso dell’intelligenza artificiale espongono a rischi accresciuti.
Nei domini più pericolosi, affidare ad algoritmi la decisione sulla vita e la morte segnerebbe un arretramento drammatico della sicurezza collettiva.
Penso che sia molto sottile il crinale tra l’illusione del dominio infallibile delle intelligenze artificiali e la prevalenza definitiva della stupidità naturale, che purtroppo, come noto nell’aforisma, attribuito ad Albert Einstein, può tendere all’infinito.
Il piano economico e commerciale è tutt’altro che esente da tensioni, con la diffusione di politiche e strumenti che puntano a rafforzare artificiosamente il proprio Paese a scapito degli altri. Sovraccapacità produttiva, dumping, dazi, dominio delle catene di approvvigionamento e coercizione economica, solo per citare alcune tra le distorsioni più significative, nuocciono a un mondo pacifico e interdipendente.
Se ci si propone di perseguire obiettivi di progresso la strada è soltanto quella del rafforzamento della collaborazione.
L’alternativa porta ad avvolgersi nella spirale dell’instabilità.
La posizione geografica ci pone al crocevia di aree sensibili, dal Mediterraneo all’Europa centrale, dall’Africa al Vicino Oriente.
La nostra economia è legata ai flussi globali; la nostra società è aperta al mondo; la nostra evoluzione politica ha tratto beneficio dalla costruzione europea, dalle istituzioni multilaterali, dalla cooperazione.
È evidente che è in atto un’operazione, diretta contro il campo occidentale, che vorrebbe allontanare le democrazie dai propri valori, separando i destini delle diverse nazioni.
Non è possibile distrarsi e non sono consentiti errori.
La diplomazia è decisiva per la proiezione esterna dell’Italia, per la sua posizione nell’Europa integrata e nel mondo, e non soltanto per questi obiettivi.
Lo è perché il nostro Paese ha sempre saputo gestire in modo efficace il soft power di cui è portatore.
Vale ancora, in tempi in cui si afferma una visione dei rapporti internazionali, che da qualche parte si tende a ispirare alla brutalità?
L’epoca di transizione in cui ci troviamo presenta pericoli che dobbiamo saper tempestivamente riconoscere: a stagliarsi all’orizzonte c’è il rischio di un generale arretramento della civiltà.
La legalità internazionale è un bene comune efficace nel contrastare questo pericolo.
Lo sa bene chi, come voi, opera quotidianamente in contesti spesso difficili. E consentitemi, a questo riguardo, di esprimere solidarietà e vicinanza a quanti di voi lavorano in zone di conflitto, con disagi e rischi che meritano massima riconoscenza da parte dello Stato.
Nell’epoca delle “policrisi” è indispensabile una “poli-diplomazia”.
Immagino che a questa pressante esigenza di adattamento voglia corrispondere la recente riforma della Farnesina, che – come il Ministro Tajani ha ricordato – punta a rivolgersi all’intera gamma degli interessi nazionali da promuovere con una visione integrata.
L’opera silenziosa di tessitura della diplomazia, che sempre più, in questa epoca, connette Stati e comunità, può e credo debba – nelle sue espressioni più alte – contribuire a promuovere concordia nella convivenza tra i popoli, giustizia internazionale nei confronti di chi aggredisce e opprime, collaborazione per il bene comune.
Sono, questi, fondamenti della nostra Repubblica.
Con questi auspici, auguro a tutti un proficuo proseguimento dei lavori, insieme agli auguri a voi e alle vostre famiglie per le festività che si avvicinano.
Il Governo introduce un pacchetto di modifiche alla manovra per il 2026. L’annuncio è del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che ha partecipato oggi a una riunione dell’ufficio di presidenza della commissione Bilancio del Senato.
Nel pacchetto, tra l’altro, misure su Transizione 5.0, previdenza complementare e una riprogrammazione delle risorse per il Ponte sullo Stretto.
Comunicato del Mit “Approfondimenti in corso per superare i rilievi della Corte dei conti“
“Il ministro dei Trasporti Matteo Salvini è determinato a realizzare il Ponte sullo Stretto e farà di tutto per velocizzare il via ai lavori. Il governo ha garantito la copertura finanziaria per l’opera: a causa dell’intervento della Corte dei Conti, sono in corso gli ulteriori approfondimenti richiesti: per questo, i fondi sono stati ricollocati perché i cantieri saranno aperti nei prossimi mesi anziché entro fine anno come auspicato”.
Chi pensava che l’Europa fosse intimidita dalle dichiarazioni-minacciose del Presidente russo Putin è in errore. Il Consiglio europeo, comunica, di aver deciso “di vietare, su base temporanea, qualsiasi trasferimento alla Russia di attività della Banca Centrale Russa immobilizzate nell’UE . Questa decisione è stata presa con urgenza per limitare i danni all’economia dell’Unione. In assenza di tale divieto, qualsiasi risorsa aggiuntiva verrebbe utilizzata direttamente dalla Russia per finanziare la sua guerra di aggressione contro l’Ucraina, con gravi conseguenze per l’economia dell’Unione Europea e dei suoi Stati membri. Ciò esacerberebbe il rischio di un’escalation di attività belligeranti ibride contro gli Stati membri e sul territorio dell’UE, aggravando così le difficoltà economiche dell’Unione. Rischierebbe inoltre di prolungare e aggravare l’incertezza economica e di richiedere una maggiore risposta fiscale da parte degli Stati membri”.
Concretamente, il regolamento concordato oggi “vieta, su base temporanea, qualsiasi trasferimento diretto o indiretto di attività o riserve della Banca centrale russa o di qualsiasi persona giuridica, entità o organismo che agisca per conto o sotto la direzione della Banca centrale russa, come il Fondo nazionale russo per il benessere. Le misure sono temporanee e dovrebbero essere mantenute finché la messa a disposizione di ingenti risorse finanziarie e di altro tipo alla Russia per proseguire le sue azioni nel contesto della guerra di aggressione contro l’Ucraina pone, o minaccia di porre, gravi difficoltà economiche all’interno dell’Unione e degli Stati membri e persiste il rischio di causare un ulteriore grave deterioramento della situazione economica nell’Unione e negli Stati membri”.
il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in visita a Berlino, nel suo discorso al Bundestag in occasione della cerimonia della ‘Giornata del lutto nazionale’, a 80 anni dalla fine della Seconda guerra mondiale così si è espresso:
“La guerra di aggressione è un crimine”. “Oggi è per me motivo di grande onore essere qui e prendere parte alla Giornata del lutto nazionale tedesco. I morti che qui ricordiamo, i morti nel mondo a causa della violenza dei conflitti riguardano ciascuno di noi, se intendiamo essere considerati essere umani”.
“la memoria delle atrocità dell’uomo nel passato e dolore profondo per quelle presenti ci obbligano a un esercizio di consapevolezza. La pace non è un traguardo definitivo bensì il frutto di uno sforzo incessante, fondato sul raggiungimento di valori condivisi e sul riconoscimento della inviolabilità della vita umana di ogni persone, ovunque. Da sempre la guerra ambisce a proiettare la sua ombra cupa sull’umanità”.
“La vita delle persone, dei popoli, delle Nazioni è colma di inciampi e di tragedie, talvolta per scelte individuali, più spesso per deliberato operare degli altri. La Prima guerra mondiale lasciò sul terreno almeno 16 milioni di morti, la metà dei quali civili, oltre a venti milioni di feriti e mutilati. La Seconda guerra mondiale, estesa al fronte del Pacifico, si calcola che abbia visto settanta milioni di morti. Le vittime, Paese per Paese, sono impressionanti e va sempre ricordato che non di numeri si tratta, ma di persone. Come è possibile che tutto questo sia potuto accadere e pretenda di ripresentarsi? Quanti morti occorreranno ancora prima che si cessi di guardare alla guerra come strumento per risolvere le controversie tra gli Stati? Che se ne faccia uso per l’arbitrio di voler dominare altri popoli?”
“Nie wieder, mai più, è l’espressione adottata nella comunità internazionale per condannare l’Olocausto ebraico -ha ricordato il Capo dello Stato- A nie wieder si contrappone wieder, di nuovo. A questo assistiamo: di nuovo guerra, di nuovo razzismo, di nuovo grandi diseguaglianze, di nuovo violenza, di nuovo aggressione”
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è intervenuto a Vienna, insieme al Presidente Federale della Repubblica d’Austria, Alexander Van der Bellen, alle celebrazioni per il 25esimo anniversario della Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale, adottata a Palermo nel dicembre 2000 e ratificata oggi da 190 Paesi.
La cerimonia – ospitata presso il Polo delle Nazioni Unite e organizzata dall’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (UNODC) – è stata anche occasione per un omaggio alla memoria delle vittime colpite dalla mafia, tra cui i magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, cui è dedicata la mostra fotografica “L’eredità di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino”, che il Capo dello Stato ha visitato, in mattinata, al suo arrivo nella sede ONU, prima dell’avvio dei lavori.
Le attività sono state aperte dalla Direttrice esecutiva dell’UNODC, Ghada Waly, cui sono seguiti gli interventi del Presidente Mattarella e del suo omologo Van der Bellen.
La visita di Mattarella è proseguita, nel pomeriggio, a Palazzo Metternich, sede dell’Ambasciata d’Italia in Austria, per l’incontro con il personale dell’Ambasciata italiana e della Rappresentanza Permanente d’Italia presso le Organizzazioni Internazionali di Vienna, oltre che con i funzionari italiani presenti nella capitale austriaca.
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella accolto a Vienna dall’Ambasciatore Giovanni Pugliese
l Presidente della Repubblica Sergio Mattarella durante l’incontro con Ghana Waly, Direttrice UNODC
l Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con il Presidente della Repubblica Federale d’Austria Alexzander Van der Bellen
Le funzioni degli assessorati della Famiglia e della Funzione pubblica sono state assunte ad interim direttamente dal presidente Schifani.
Il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani.: «Alla luce del quadro delle indagini che sta emergendo, riguardanti l’ex presidente della Regione Salvatore Cuffaro, ritengo doveroso riaffermare la necessità che il governo regionale operi nel segno della massima trasparenza, del rigore e della correttezza istituzionale, principi che rappresentano il fondamento stesso della buona amministrazione. In questa prospettiva, e fino a quando il quadro giudiziario non sarà pienamente chiarito, ritengo non sussistano le condizioni affinché gli assessori regionali espressione della Nuova Democrazia Cristiana possano continuare a svolgere il proprio incarico all’interno della Giunta regionale».
«La nostra – prosegue il presidente – vuole essere una decisione improntata al senso di responsabilità, alla tutela della credibilità dell’istituzione e al rispetto dei siciliani, che confidano in un’amministrazione trasparente e coerente con i valori di correttezza e rigore che devono sempre ispirare l’azione pubblica. Questi valori costituiscono il cardine etico e politico su cui si regge il fondamento della mia azione politica per rappresentare l’interesse collettivo con autorevolezza e trasparenza».
«Non si tratta – aggiunge Schifani – di una decisione di parte, né di un giudizio sulle persone, alle quali va il mio personale ringraziamento per l’impegno, la dedizione e il contributo offerto finora, ma di un atto di responsabilità politica e morale. In momenti come questo, chi ha l’onore e la responsabilità di rappresentare i cittadini deve saper anteporre il bene collettivo e la credibilità delle istituzioni a ogni altra considerazione».
«Ringrazio i parlamentari della Nuova Democrazia Cristiana per la loro consolidata lealtà politica e parlamentare – conclude – ed auspico che essi continuino a sostenere i provvedimenti dell’esecutivo regionale, nell’interesse superiore della Sicilia e dei cittadini che rappresentiamo, nella convinzione che la responsabilità e la coesione istituzionale debbano prevalere su ogni altra considerazione. Solo così sarà possibile proseguire nel lavoro di governo con la necessaria serenità, chiarezza e coerenza rispetto ai valori di legalità e buon governo che tutti siamo chiamati a difendere». Le funzioni degli assessorati della Famiglia e della Funzione pubblica sono state assunte ad interim direttamente dal presidente Schifani.
l Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricevuto nel pomeriggio al Quirinale il Presidente della Repubblica del Sudafrica, Cyril Matamela Ramaphosa.
C o m u n i c a t o
Roma,
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricevuto nel pomeriggio al Quirinale il Presidente della Repubblica del Sudafrica, Cyril Matamela Ramaphosa.
Così il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, intervenendo alla 7° conferenza nazionale sulle dipendenze. “L’accurata preparazione di questa conferenza ha consentito di raccogliere esperienze, riflessioni, opinioni e proposte da riversare nei lavori di questi due giorni, ha reso possibile l’importante e significativa ampiezza dei fronti inclusi nella strategia di contrasto alle dipendenze e di recupero. La tragedia delle vite distrutte dalla droga, della perversa presenza e opera della criminalità organizzata richiede un impegno consapevole, articolato, costantemente aggiornato, richiede un impegno corale”.
“Vorrei ricordare le parole usate dalla presidente del Consiglio: nessuno si troverà solo su questo fronte. È un impegno di grande importanza perché è un fronte di libertà. Ce l’ho ha ricordato Papa Leone XIV affinché i giovani siano liberi e responsabili”, ha aggiunto ricordando “l’opera preziosa di recupero delle vittime”.–
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato al Ministro della Difesa, Guido Crosetto, il seguente messaggio:
«Il 4 novembre segna la data in cui l’armistizio di Villa Giusti pose termine alla Guerra mondiale che aveva insanguinato l’Europa, con il coronamento del sogno risorgimentale dell’unità d’Italia.
La Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate che oggi celebriamo è momento di ricordo e di espressione della riconoscenza del Paese per quanto i cittadini in uniforme fecero, combattendo per fare dell’Italia una Nazione indipendente e libera, ispirata a valori democratici e di pace.
Il contributo delle Forze Armate in oltre un secolo e mezzo è stato prezioso per l’affermazione del ruolo internazionale del nostro Paese. Con grande professionalità e umanità, negli ultimi decenni, sono intervenute, su mandato della comunità internazionale, in soccorso a popolazioni e in contesti dove è stato urgente operare per la pace.
Oggi nuovi conflitti si sono affacciati in Europa e nel Mediterraneo, interpellando la cornice di sicurezza costruita nel dopoguerra e le istituzioni poste a suo presidio.
Il pericolo di allargamento del sanguinoso conflitto scatenato dalla aggressione all’Ucraina da parte della Federazione Russa impone grande attenzione e un impegnativo sforzo di adattamento dello strumento militare, per la creazione di una comune forza di difesa europea che, in stretta cooperazione con l’Alleanza Atlantica, sia strumento di sicurezza per l’Italia e l’Europa.
L’instancabile operato delle Forze Armate lungo tutto l’arco di crisi del Mediterraneo allargato, dove permangono situazioni di contrasto e fragili tregue, rimane fondamentale.
In questa giornata, un commosso pensiero va a coloro che sono caduti, sacrificando le loro vite per l’Italia. È un sentimento che richiama soprattutto le giovani generazioni, affinché siano consapevoli della necessità di impegno a difesa dei valori della nostra Costituzione.
Con questi sentimenti, rivolgo l’augurio più intenso e partecipato di tutti gli italiani ai soldati, ai marinai, agli avieri, ai carabinieri, ai finanzieri e al personale civile della Difesa che con professionalità e dedizione lavorano ogni giorno per il più alto bene della Repubblica.
Viva le Forze Armate, viva l’Italia».
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