Pubblichiamo la prima parte – originale-dell’indagine della Corte dei conti sulle gravi carenze dell’emergenza idrica in Sicilia, le proposte quali correttivi da fare e le responsabilità degli enti pubblici – Regione, Geni civili -il nullismo degli ex dirigenti responsabili

 

 

Pubblichiamo la prima parte dell’indagine della Corte dei conti sulle inefficienze e le gravi criticità dell’emergenza idrica in Sicilia 

 

 

Deliberazione n. 297_____/2025/GEST SEZIONE DI CONTROLLO PER LA REGIONE SICILIANA Nella Camera di consiglio del 7 ottobre 2025 composta dai Magistrati: Salvatore Gioacchino Tatiana Antonio Giuseppe Antonino PILATO ALESSANDRO CALVITTO TEA VELLA CATANZARO Massimo Giuseppe URSO Giuseppe Francesca Marina Mara DI PRIMA LEOTTA SEGRE ROMANO Presidente – relatore Consigliere Primo Referendario Primo Referendario Primo Referendario Primo Referendario Primo Referendario Referendario Referendario Referendario – relatore Referendario VISTO l’art. 100, secondo comma, e gli artt. 81, 97 primo comma, 28 e 119 ultimo comma della Costituzione;

VISTO il R.D. 12 luglio 1934, n. 1214 e successive modificazioni; vista la legge 14 gennaio 1994, n. 20 e successive modificazioni; VISTO l’art. 2 del decreto legislativo 6 maggio 1948, n. 655, nel testo sostituito dal decreto legislativo 18 giugno 1999, n. 200; VISTO il decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 e successive modificazioni, recante il Testo Unico degli Enti Locali (T.U.E.L.); VISTO l’art. 7, comma 7, della legge 5 giugno 2003, n. 131; Sezione di controllo per la Regione siciliana 7 Referto emergenza idrica in Sicilia VISTA la deliberazione n. 51/2024/INPR con cui questa Sezione ha approvato la programmazione dell’attività di controllo per l’anno 2024; PRESO ATTO che al punto E.3. della sopra citata deliberazione la Sezione si riserva di avviare eventuali controlli sulla gestione, aggiuntivi alla programmazione 2024, da deliberare in corso d’anno, precisando che le analisi aggiuntive si svilupperanno in determinati contesti ritenuti meritevoli di particolare e specifica attenzione come quello della gestione dei rifiuti, l’economia circolare e, in generale, le azioni a tutela dell’ambiente e di manutenzione e di valorizzazione del territorio, anche con riferimento agli enti-parco ed alla gestione delle aree e delle riserve naturali protette;

CONSIDERATO che con la deliberazione n. 220/2024/GEST questa Sezione ha approvato l’avvio dell’indagine sulla gestione dello stato di emergenza in relazione alla situazione di grave deficit idrico ed alla criticità delle infrastrutture nel territorio della Regione siciliana;

EVIDENZIATO che la citata deliberazione è stata trasmessa alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Presidente della Regione, all’Assemblea Regionale Siciliana, alla Cabina di regia presso la Presidenza della Regione siciliana per fronteggiare lo stato di crisi e di emergenza nel territorio della Regione siciliana nel settore idrico agricolo/zootecnico e in quello idropotabile civile e produttivo, al Collegio dei revisori della Regione siciliana, al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – Direzione generale per le dighe e le infrastrutture idriche e Struttura Tecnica di Missione (STM); VISTA la deliberazione n. 61/2025/INPR con cui questa Sezione ha approvato la programmazione dell’attività di controllo per l’anno 2025, rilevando lo svolgimento dell’attività istruttoria avviata con deliberazione n. 220/2024/GEST; EVIDENZIATO che, nella sussistenza dei presupposti per l’approvazione degli esiti istruttori esposti nella bozza di referto da sottoporre al contraddittorio, nei confronti dei Soggetti interessati, la Sezione ha proceduto all’approvazione della bozza, nella sequenza degli atti che si menzionano in successione temporale; VISTA l’ordinanza del Presidente della Sezione di controllo n. 78/2025 dell’11 luglio 2025, con la quale la Sezione è stata convocata in Camera di consiglio in data 16 luglio 2025;

Sezione di controllo per la Regione siciliana 8 Referto emergenza idrica in Sicilia VISTA la deliberazione n. 213/2025/GEST, adottata nella camera di consiglio del 16 luglio 2025, con la quale la Sezione di controllo per la Regione siciliana ha approvato la bozza di relazione sulla gestione dello stato di emergenza in relazione alla situazione di grave deficit idrico ed alla criticità delle infrastrutture nel territorio della Regione siciliana, assegnando termine fino alla data dell’8 settembre 2025 per il deposito di relazioni, memorie, documenti ed atti comunque rilevanti per le deduzioni documentali e tecniche ed ha trasmesso la bozza di relazione: – per il contraddittorio: alla Presidenza della Regione siciliana; all’Assessorato regionale all’Agricoltura; all’Assessorato regionale all’Energia; all’Ufficio legislativo e legale presso la Presidenza della Regione siciliana; al Dipartimento della Protezione civile presso la Presidenza della Regione siciliana; al Dipartimento Acqua e Rifiuti presso l’Assessorato all’Energia; al Dipartimento Agricoltura presso l’Assessorato all’Agricoltura; agli enti gestori delle grandi Dighe (DAR, ENI spa/Agip Petroli spa- raffineria di Gela, ENEL spa/Enel Green Power spa/Enel produzione spa, Siciliacque spa, Priolo servizi società consortile a r.l., Azienda Agricola Termini e Foderà); al Consorzio di bonifica Sicilia Occidentale; al Consorzio di bonifica Sicilia Orientale; agli enti gestori del Sovrambito (Siciliacque spa, AMAP spa); agli enti di governo d’ambito (ATI: ATO 1 Palermo, ATO 2 Catania, ATO 3 Messina, ATO 4 Ragusa, ATO 5 Enna, ATO 6 Caltanissetta, ATO 7 Trapani, ATO 8 Siracusa, ATO 9 Agrigento); – per conoscenza informativa, ai fini dell’esercizio della facoltà di partecipazione al contraddittorio: al Commissario straordinario nazionale per la crisi idrica; al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Direzione generale per le dighe e le infrastrutture idriche; all’Autorità di Bacino distrettuale della Regione siciliana; alla Ragioneria territoriale dello Stato di Palermo; – per conoscenza: al Ministero dell’Ambiente; alla Cabina di regia nazionale per la crisi idrica; all’Assemblea regionale siciliana (ARS); alla Commissione UE-ARS, Commissione II Sezione di controllo per la Regione siciliana 9 Referto emergenza idrica in Sicilia – Bilancio e Programmazione-ARS, Commissione IV- Ambiente e Territorio-ARS ; alla Cabina di regia presso la Presidenza della Regione siciliana per fronteggiare lo stato di crisi e di emergenza nel territorio della Regione Siciliana nel settore idrico agricolo/zootecnico e in quello idropotabile civile e produttivo; all’Assessorato regionale all’Economia; al Collegio dei revisori della Regione siciliana;

VISTA l’ordinanza del Presidente della Sezione n. 89/2025 del 12 settembre 2025, con la quale è stata convocata l’adunanza per il contraddittorio in data 25 settembre 2025, dando atto delle note documentali pervenute in riscontro alla deliberazione n. 213/2025/GEST; VISTE le ulteriori note documentali pervenute in riscontro alla deliberazione n. 213/2025/GEST: nota del Consorzio di Bonifica Sicilia Occidentale, prot. n. 1653 dell’11 settembre 2025 (prot. Cdc n. 6835 dell’11 settembre 2025); nota della Presidenza del Consiglio dei ministri, Dipartimento per la programmazione ed il coordinamento della politica economica, prot. n. 10011 del 16 settembre 2025 (prot. Cdc n. 6910 del 16 settembre 2025); nota dell’ATI di Messina, prot. n. 1601 del 17 settembre 2025 (prot. Cdc n. 7016 del 18 settembre 2025); nota pec di Legambiente Sicilia del 19 settembre 2025 (prot. Cdc n. 7087 del 19 settembre 2025); nota dell’ATI di Trapani (prot. Cdc n. 7088 del 19 settembre 2025); nota integrativa del Consorzio di Bonifica Sicilia Orientale, (prot. Cdc n. 7091 del 19 settembre 2025); nota di Enel Green Power Italia S.r.l., prot. n. 23354 del 19 settembre 2025 (prot. Cdc n. 7123 del 22 settembre 2025); nota dell’AICA, prot. n. 51585 del 22 settembre 2025 (prot. Cdc n. 7143 del 22 settembre 2025); nota dell’ATI di Siracusa, prot. n. 853 del 22 settembre 2025 (prot. Cdc n. 7154 del 23 settembre 2025); nota dell’ATI di Caltanissetta, prot. n. 2518 del 23 settembre 2025 (prot. Cdc n. 7173 del 23 settembre 2025); CONSIDERATO che in data 25 settembre 2025 si è svolta, dinanzi a questa Sezione, l’audizione delle seguenti Amministrazioni ed enti: Presidenza della Regione siciliana, Assessorato regionale dell’Agricoltura, Assessorato regionale dell’energia e dei servizi di pubblica utilità; Dipartimento della Protezione civile, Dipartimento Acqua e Rifiuti presso l’Assessorato all’Energia, Dipartimento Agricoltura, Enel Green Power Italia s.r.l., Consorzio di bonifica Sicilia Sezione di controllo per la Regione siciliana 10 Referto emergenza idrica in Sicilia Occidentale, Consorzio di bonifica Sicilia Orientale, Siciliacque spa, AMAP spa, ATI Palermo, ATI Palermo, ATI Catania, ATI Messina, ATI Enna, ATI Caltanissetta, ATI Trapani, ATI Agrigento; Commissario straordinario nazionale per la crisi idrica; Ragioneria territoriale dello Stato di Palermo, Legambiente Sicilia, AICA – Azienda Idrica Comuni Agrigentini; VISTA la documentazione depositata in adunanza da AICA – Azienda Idrica Comuni Agrigentini, assunta al protocollo di questa Sezione di controllo al n. 7278 del 25 settembre 2025; VISTE le ulteriori note documentali pervenute all’esito dell’adunanza: nota prot. n. 522972 del 26 settembre 2025 di AICA – Azienda Idrica Comuni Agrigentini (ricevuta a seguito di convocazione in audizione, rimasta priva di esito); nota pec del WWF Italia del 26 settembre 2025, assunta al protocollo Cdc n. 7319 del 29 settembre 2025, avente ad oggetto “relazione Tecnica” della Delegazione WWF Italia per la Regione Sicilia; nota del Dipartimento Acqua e Rifiuti prot. n. 38691 del 29 settembre 2025, con allegati (prot. Cdc n. 7371 del 30 settembre 2025); pec di AICA – Azienda Idrica Comuni Agrigentini con varia documentazione allegata, inviata con sei successivi invii, assunti al prot. Cdc ai numeri n. 7370 del 30 settembre 2025, n. 7377 del 30 settembre 2025; n. 7380 del 30 settembre 2025, n. 7381 del 30 settembre 2025, n. 7382 del 30 settembre 2025, n. 7384 del 30 settembre 2025); nota di Enel Green Power Italia s.r.l., prot. n. 24355 del 1° ottobre 2025 (prot. Cdc n. 7423 del 1° ottobre 2025); nota del Commissario straordinario nazionale per l’adozione di interventi urgenti connessi al fenomeno della scarsità idrica, prot. n. 1160 del 2 ottobre 2025 (prot. Cdc n. 7462 del 2 ottobre 2025); nota del Dipartimento regionale dell’Acqua e dei Rifiuti, prot. n. 39540 del 3 ottobre 2025 (prot. Cdc n. 7498 del 3 ottobre 2025); nota integrativa di AICA – prot. n. 55112 del 6 ottobre 2025 (prot. Cdc n. 7551 del 7 ottobre 2025); VISTA l’ordinanza del Presidente della Sezione di controllo n. 104 del 3 ottobre 2025, con la quale la Sezione è stata convocata in Camera di consiglio in data 7 ottobre 2025; UDITI i Magistrati relatori Salvatore Pilato e Marina Segre Sezione di controllo per la Regione siciliana 11 Referto emergenza idrica in Sicilia La Sezione di controllo per la Regione siciliana DELIBERA l’approvazione del referto sulla gestione dello stato di emergenza in relazione alla situazione di grave deficit idrico ed alla criticità delle infrastrutture nel territorio della Regione siciliana. DISPONE che, a cura del Servizio di supporto della Sezione di controllo, copia della presente pronuncia sia trasmessa: – per le misure e gli interventi correttivi da verificare nel follow-up: alla Presidenza della Regione siciliana; all’Assessorato regionale all’Agricoltura; all’Assessorato regionale all’Energia; all’Ufficio legislativo e legale presso la Presidenza della Regione siciliana; al Dipartimento della Protezione civile presso la Presidenza della Regione siciliana; al Dipartimento Acqua e Rifiuti presso l’Assessorato all’Energia; al Dipartimento Agricoltura presso l’Assessorato all’Agricoltura; all’Autorità di Bacino distrettuale della Regione siciliana; alla Cabina di regia presso la Presidenza della Regione siciliana per fronteggiare lo stato di crisi e di emergenza nel territorio della Regione Siciliana nel settore idrico agricolo/zootecnico e in quello idropotabile civile e produttivo; agli enti gestori delle grandi Dighe (DAR, ENI spa/Agip Petroli spa- raffineria di Gela, ENEL spa/Enel Green Power spa/Enel produzione spa, Siciliacque spa, Priolo servizi società consortile a r.l., Azienda Agricola Termini e Foderà); al Consorzio di bonifica Sicilia Occidentale; al Consorzio di bonifica Sicilia Orientale; agli enti gestori del Sovrambito (Siciliacque spa, AMAP spa); agli enti di governo d’ambito (ATI: ATO 1 Palermo, ATO 2 Catania, ATO 3 Messina, ATO 4 Ragusa, ATO 5 Enna, ATO 6 Caltanissetta, ATO 7 Trapani, ATO 8 Siracusa, ATO 9 Agrigento); – per conoscenza informativa e nell’ambito delle rispettive competenze istituzionali: al Commissario straordinario nazionale per la crisi idrica; al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Direzione generale per le dighe e le infrastrutture idriche; alla Ragioneria territoriale dello Stato di Palermo; al Ministero dell’Ambiente; alla Cabina di regia nazionale per la crisi idrica; all’Assemblea regionale siciliana (ARS); alla Commissione UE-ARS, Commissione II – Bilancio e Programmazione-ARS, Commissione IV- Ambiente e Sezione di controllo per la Regione siciliana 12 Referto emergenza idrica in Sicilia Territorio-ARS ; all’Assessorato regionale all’Economia; al Collegio dei revisori della Regione siciliana; alla Ragioneria territoriale dello Stato di Palermo. – per conoscenza alle Associazioni esponenziali di interessi locali, e di interessi a rilevanza collettiva e/o diffusa: A.N.C.I. Sicilia; Legambiente Sicilia; AICA – Azienda Idrica Comuni Agrigentini; WWF Sicilia. Così deliberato in Palermo, nella Camera di consiglio del 7 ottobre 2025.  13 Referto emergenza idrica in Sicilia Sintesi del referto e delle conclusioni per il follow up I. Premessa introduttiva.

Dal complesso svolgimento delle attività istruttorie, contraddistinte dall’acquisizione di una rilevante mole di informazioni documentali (a matrice amministrativa, finanziaria e tecnica), e dagli esiti altrettanto complessi ed articolati del contraddittorio espletato con le Autorità e gli Enti che partecipano e/o intervengono con varie competenze della programmazione, dell’indirizzo e del coordinamento, e della gestione degli interventi nell’ambito del ciclo idrico integrato, emergono molteplici priorità a rilevanza strategica, per il superamento dei nodi strutturali che hanno generato gravi inefficienze e diseconomicità di sistema, risalenti nel tempo.

Premesso che la funzione caratterizzante il controllo di gestione consiste nella individuazione dei profili di sistema e di attività amministrativo-contabile da ricondurre ad economicità, efficacia ed efficienza con raccomandazioni sollecitatorie di interventi (anche di natura urgente) e di misure correttive, tutte le gravi criticità di sistema individuate nello svolgimento dell’istruttoria, analiticamente e puntualmente descritte per il contraddittorio, sono state integralmente confermate all’esito del confronto con tutte le amministrazioni, senza alcun superamento neppure parziale, poiché gli stessi Enti, Autorità ed Uffici dotati di competenza programmatoria e gestionale (con particolare riferimento alla Presidenza della Regione siciliana, al DAR, all’Ufficio della Protezione civile della Regione siciliana ed all’Assessorato all’Agricoltura, che hanno fattivamente partecipato a tutte le fasi e le attività del referto, in esatto e corretto adempimento dei doveri di leale cooperazione amministrativa ed istituzionale) hanno pacificamente ed unanimemente riconosciuto la sussistenza di cause d’inefficienza gestionale e strutturale, sulle quali intervenire con urgenza ed immediatezza ed in ogni caso nel breve-medio periodo, al fine di recuperare l’economicità complessiva del sistema di gestione e l’ottimizzazione nell’utilizzazione delle risorse idriche disponibili, rimuovendo ed eliminando i fattori ostativi all’efficienza dell’approvvigionamento primario e del ciclo idrico integrato. nell’assetto complessivo All’esito dell’articolata istruttoria durata oltre un anno e del complesso contraddittorio che ha coinvolto tutti gli Enti e le Autorità titolari di competenze strategiche nella programmazione e nella gestione del ciclo idrico integrato, la Sezione ritiene di avere conseguito risultati d’accertamento alquanto utili, significativi ed emblematici delle urgenze, dei ritardi e degli inadempimenti amministrativi, i quali confluiscono in un primo completo quadro informativo e ricognitivo delle gravi e risalenti criticità strutturali che affliggono i bisogni primari dell’approvvigionamento idrico in Sicilia, distribuiti tra gli usi civile/potabile, irriguo/agricolo ed industriale.

Il presente referto assume, dunque, una particolare e specifica rilevanza per le Comunità territoriali, poiché è suffragato da esiti conseguiti con certezza e chiarezza documentale, da assoggettare ai successivi follow up (v. infra i singoli punti), sui profili di rilevanza Sezione di controllo per la Regione siciliana 14 Referto emergenza idrica in Sicilia strategica che richiedono interventi correttivi e d’approfondimento normativo oltre che gestionale e tecnico-amministrativo, da valutare anche con riferimento alla ragionevole e corretta applicazione della disciplina statale e regionale, vigente nella materia della programmazione dell’approvvigionamento e della gestione del ciclo integrato dei rifiuti. II. Sul collegamento amministrativo-finanziario tra le gestioni emergenziali e la gestione ordinaria.

E’ opportuno rilevare che, come si desume dagli esiti del “Referto sulla gestione del ciclo dei rifiuti nella Regione siciliana, sull’economia circolare e, in generale, sulle azioni a tutela dell’ambiente e di manutenzione e di valorizzazione del territorio”, approvato dalla Sezione di controllo con la recente deliberazione n. 275/2025 depositata il 4 dicembre u.s., il presente referto segue in senso temporale e contenutistico “in gemellaggio” ed espone situazioni di risalente e consolidata inefficienza normativa, programmatoria e gestionale le quali, per la tipologia e la morfologia dimensionale, presentano tratti di analogia e similarità con le altrettanto gravi inefficienze di sistema già accertate e puntualmente rimesse al follow up per la gestione integrata del ciclo dei rifiuti. È necessario conseguire chiarezza e trasparenza amministrativa nei rapporti strutturali, funzionali e finanziari tra il sistema a gestione emergenziale ed il sistema a gestione ordinaria, affinché il primo (sistema emergenziale) non costituisca una copertura permanente e di lungo periodo delle gravi inefficienze del secondo (sistema ordinario), il quale richiede urgenti interventi di revisione e di riorganizzazione, di rilevanza normativa e programmatoria, oltre che dei profili di gestione operativa, come peraltro palesemente ammesso e richiesto negli esiti istruttori e documentali del contraddittorio.

Premesso che l’unica gestione emergenziale suffragata da puntuali riscontri documentali è quella esercitata dal Gen. CC Roberto Jucci, risalente agli anni 1999-2000, il superamento delle evidenti carenze e lacune informative nelle acquisizioni istruttorie afferenti alle relazioni conclusive delle gestioni emergenziali successive al 2000 (v. punto n. 1 follow up), fino all’attuale gestione emergenziale – anch’essa gravata dall’obbligo di rendicontazione periodica (annuale) e conclusiva – conferirà certezza degli obiettivi e dei risultati effettivamente conseguiti nelle diverse gestioni emergenziali, sulle quali insistono le rilevanti valutazioni critiche esposte nel referto. Sotto il profilo in esame è palese, allo stato degli atti, che su tutte le situazioni di grave inefficienza gestionale già accertate e segnalate dal Gen. Jucci nella relazione conclusiva del 2000 (v. es. realizzazione grandi Dighe Pietrarossa e Blufi, rilevazione ed eliminazione perdite idriche nelle reti di adduzione), nessun significativo stato e/o livello di miglioramento qualitativo nella gestione dell’approvvigionamento primario e del ciclo idrico integrato risulta conseguito nelle successive gestioni emergenziali e neppure nella concorrente gestione amministrativa ordinaria, registrandosi -in senso contrario- altrettanto palesi peggioramenti complessivamente gravanti sul sistema idrico. Sezione di controllo per la Regione siciliana 15 Referto emergenza idrica in Sicilia III. Il quadro degli obiettivi del referto: indicatori BESt, Ambiente e Acqua. I BESt prendono in considerazione tre fattori: il benessere, che analizza gli aspetti, complementari al PIL, rilevanti per la qualità della vita dei cittadini; l’equità, che rimanda all’attenzione nella distribuzione del benessere; e la sostenibilità, che si riferisce alla garanzia dello stesso benessere anche per le generazioni future. Dalla lettura e dalla rilevazione dei BESt, la Sicilia, rispetto alle altre regioni, occupa il penultimo posto per classe di benessere relativo.

Utilizzando i menzionati indicatori riferiti alla Sicilia, la Sezione del controllo ha orientato l’attività istruttoria per accertare le cause ed approfondire le ragioni per le quali le rilevanti dotazioni idriche presenti nel territorio regionale – che rappresentano un presidio basilare per i diritti fondamentali, per la qualità e la dignità della Vita della Persona e per le prospettive di sviluppo dei settori produttivi, tra i quali in evidenza l’Agricoltura – siano amministrate in situazioni di grave e consolidata incapacità sistemica, con stati di criticità programmatoria e gestionale di gran lunga ben più marcate rispetto a quelle esistenti nelle altre realtà regionali.

Alla necessità di accesso all’acqua espressa sul territorio regionale da ciascuno dei tre comparti fondamentali (potabile, irriguo ed industriale) corrisponde il governo della risorsa idrica, articolato, nella Regione siciliana, su più livelli, con il coinvolgimento di molteplici attori. L’approvvigionamento idrico primario rappresenta la fase a monte, di raccolta e messa a disposizione della risorsa idrica a livello regionale, che viene poi indirizzata, a valle, verso i tre possibili usi: agricoli (di competenza dei Consorzi di bonifica); industriali o energetici (gestiti da enti privati o a partecipazione pubblica); potabili o civili (gestiti dalle articolazioni organizzative del Servizio Idrico Integrato). I mutamenti climatici evidenziano che i dati complessivi delle precipitazioni atmosferiche rimangono tendenzialmente invariati nel lungo e discontinuo ciclo dei periodi di siccità. La variabilità dei fenomeni climatici avrebbe dovuto indurre la Regione al miglior governo dell’approvvigionamento idrico, che – viceversa ed all’esatto contrario – è diventato meno sicuro, con il palese incremento dei profili di criticità programmatoria e gestionale, rilevato dall’anno 2000 (prima dichiarazione di emergenza idrica) assumendo carattere sempre più problematico fino alla più recente dichiarazione di stato di emergenza regionale, nel maggio 2024. I periodi siccitosi si alternano con periodi ricchi di precipitazioni, consentendo al quantitativo totale di acqua piovana di non diminuire. Sussiste una grande disomogeneità locale nella distribuzione delle piogge, poiché vi sono molte zone regionali con significativi deficit di pioggia rispetto agli standard ordinari, ai quali dovrebbe corrispondere un’adeguata e congruente ri-organizzazione delle reti di distribuzione per portare la risorsa idrica nelle zone carenti. In questo quadro, è alquanto evidente la capitale rilevanza ed Sezione di controllo per la Regione siciliana 16 Referto emergenza idrica in Sicilia importanza da riconoscere alla gestione efficiente e sostenibile dell’acqua, anche nell’ottica della tutela delle future generazioni e degli ecosistemi. Pertanto, il referto consente di accertare le cause strutturali ostative alla regolarità, economicità, efficacia ed efficienza della gestione delle risorse idriche in relazione agli stati di emergenza dichiarati nel lungo periodo (2000 – 2024), in relazione alla situazione di grave deficit idrico e alla criticità delle infrastrutture nel territorio della Regione. IV. Il quadro normativo: le leggi di programma e di principio e l’inadeguatezza dell’attuazione amministrativa nell’ambito regionale.

Nel contesto della normativa europea, la direttiva sulle acque 2000/60/CE ha istituito il quadro per l’azione comunitaria in materia di acque, con i seguenti obiettivi: prevenire il deterioramento, proteggere e migliorare lo stato degli ecosistemi acquatici; assicurare un utilizzo idrico sostenibile a lungo termine; perseguire la graduale riduzione e arresto degli scarichi delle sostanze inquinanti; assicurare la graduale riduzione dell’inquinamento delle acque sotterranee impedendone anche l’aumento; contribuire a mitigare gli effetti delle inondazioni e della siccità. Con la Direttiva Quadro sulle Acque è stata introdotta la gestione a scala di bacino, il cui coordinamento è garantito da un unico soggetto competente, rappresentato, in Italia, dalle Autorità di bacino distrettuali. Il recepimento della Direttiva quadro all’interno dell’ordinamento nazionale è avvenuto con il d.lgs. n.152 del 3 aprile 2006, Codice dell’Ambiente. A seguito dell’emanazione del d.lgs. 152/2006 (v. in particolare, art. 121), con l’ordinanza n. 333 del 24/12/08 del Commissario Delegato per l’Emergenza Bonifiche e la Tutela delle Acque è stato approvato il Piano di Tutela delle Acque della Regione siciliana. Il Piano è strettamente correlato al Piano di Gestione del Distretto Idrografico, in particolare per i profili dell’efficienza nell’attuazione del programma di misure e del programma di monitoraggio. Nell’ambito della più recente legislazione orientata ad affrontare l’emergenza idrica e la siccità che hanno colpito diverse Regioni ed in particolare, la Sicilia, la principale normativa è contenuta nel decreto–legge 39 del 14 aprile 2023, c.d. “decreto Siccità”, che ha introdotto le seguenti novità: – l’istituzione della Cabina di Regia nazionale, con funzioni di indirizzo, coordinamento e monitoraggio per il contenimento e il contrasto della crisi idrica connessa alla drastica riduzione e/o alterazione periodica del ciclo delle precipitazioni. L’attività è svolta attraverso una stretta collaborazione con le Autorità di Bacino distrettuali, le quali indicano e trasmettono le misure di immediata e urgente attuazione per il territorio di competenza; – la nomina del Commissario straordinario nazionale per l’adozione di interventi urgenti connessi al fenomeno della scarsità idrica, che provvede alla realizzazione degli interventi di cui sia incaricato dalla Cabina di Regia; inoltre, provvede alla regolazione dei volumi e delle portate derivanti dagli invasi e alla riduzione temporanea Sezione di controllo per la Regione siciliana 17 Referto emergenza idrica in Sicilia dei volumi e svolge compiti di supervisione e monitoraggio sullo stato di attuazione degli interventi; Nell’ambito regionale, la normativa di riferimento è rappresentata dalla legge n. 19 del 11 agosto 2015, che stabilisce la disciplina in materia di risorse idriche. L’art. 147 d.lgs. 152/2006 prevede che le regioni possano modificare le delimitazioni degli ambiti territoriali ottimali per migliorare la gestione del servizio idrico integrato, assicurandone comunque lo svolgimento secondo criteri di efficienza, efficacia ed economicità, nel rispetto, in particolare, dei seguenti principi: a) unità del bacino idrografico o del sub-bacino o dei bacini idrografici contigui, tenuto conto dei piani di bacino, nonché della localizzazione delle risorse e dei loro vincoli di destinazione, anche derivanti da consuetudine, in favore dei centri abitati interessati; b) unicità della gestione (erogazione sull’intero territorio dell’ATO di tutte le componenti del servizio idrico integrato da parte di un unico soggetto gestore); c) adeguatezza delle dimensioni gestionali, definita sulla base di parametri fisici, demografici, tecnici. Dunque, sul fondamento dell’art. 147 d. lgs. n. 152/2006, gli ATO dovrebbero coincidere con i bacini idrogeografici; viceversa, in Sicilia gli ATO coincidono sostanzialmente con i territori delle province. L’art. 3 comma 1 della legge regionale 19/2015 ha previsto l’individuazione di nove Ambiti territoriali ottimali (ATO), coincidenti con le zone omogenee dei bacini idrografici o con i preesistenti Ambiti territoriali ottimali. In ogni Ambito territoriale ottimale è costituita un’Assemblea territoriale idrica (ATI), composta dai sindaci dei comuni ricompresi nell’ATO; ogni assemblea approva ed aggiorna il Piano d’Ambito di cui all’art. 149 del decreto legislativo n. 152/2006, con gli interventi necessari al superamento delle criticità idropotabili e depurative presenti nel territorio, stabilendo le tariffe per la fornitura del servizio idrico e il piano idrico in casi emergenziali. Alla luce delle disposizioni contenute nell’art. 147 del Codice dell’Ambiente e nell’art. 3 della legge regionale 19/2015, gli ATO, e dunque le ATI, dovrebbero coincidere sostanzialmente con i bacini idrografici, come accade nella maggiore parte delle regioni italiane ; invece, in Sicilia, gli ATO (e, di riflesso le ATI) sono coincidenti con i territori amministrativi delle province: l’effetto conseguente consiste nella frammentazione delle competenze, poiché ogni singolo bacino idrografico, ripartito tra più province, risulta suddiviso tra più ATO.

Dunque, anche all’esito del contraddittorio, la Sezione di controllo rileva la sussistenza di un sistema di gestione dei bacini idrografici radicalmente frammentato, con competenze distinte e non coordinate che danno luogo a molteplici e differenti questioni critiche di rilievo per i profili di economicità, efficienza ed efficacia, connessi ai profili di natura strettamente tecnica e gestionale. Sezione di controllo per la Regione siciliana 18 Referto emergenza idrica in Sicilia Pertanto, tale profilo confluisce nell’analisi delle cause dell’inefficienza di gestione delle risorse idriche, che si rimette agli approfondimenti istruttori del follow up per l’ottimizzazione della dimensione morfologica ed organizzativo/territoriale dei bacini idrogeografici (punto 7 follow up). V. Le infrazioni comunitarie.

Nell’ambito della procedura 2017/2181 (causa 594/24), si rileva che le infrazioni relative al trattamento e smaltimento delle acque reflue, aperte nei confronti dell’Italia riguardano il seguente numero di agglomerati nel territorio della Regione Siciliana: P.I. 2004/2034: 45 agglomerati siciliani; P.I. 2009/2034: 3 agglomerati siciliani; P.I. 2014/2059: 123 agglomerati siciliani; P.I. 2017/2181: 28 agglomerati siciliani. Per la rilevanza amministrativa e gestionale tale questione è rimessa al follow up (punto 16). VI. Le gravi criticità strutturali nella governance dell’approvvigionamento primario e del sistema idrico integrato. Il Piano di Tutela delle Acque, previsto dall’art. 121 del d.lgs. 152/2006, approvato dal Commissario Delegato per l’Emergenza Bonifiche e la Tutela delle Acque – Presidente della Regione Siciliana – con ordinanza n. 333 del 24/12/08, prevede, per il territorio della Regione siciliana, un sistema autosufficiente, poiché il volume totale di progetto degli invasi, pari a 1,129 milioni di m3 di acqua invasata corrisponde integralmente al fabbisogno di acqua espresso dai diversi comparti, anche in assenza di precipitazioni piovose per lunghi periodi. Nonostante la programmazione e la predisposizione amministrativa di un sistema idrico ampiamente resiliente ed autosufficiente, la Regione ha affrontato, ciclicamente, situazioni di elevata gravità, in relazione all’approvvigionamento idrico, con ricorso abituale allo stato di emergenza. Il settore idrico si caratterizza per la molteplicità dei soggetti coinvolti e per la complessità e -per molti profili- eccessiva frammentarietà delle gestioni e delle competenze. Dal controllo-referto emerge un complesso quadro di criticità derivante dalla ricostruzione del quadro della governance e delle competenze che vengono in rilievo ai diversi livelli di gestione: dalla pianificazione e coordinamento a livello regionale, alla gestione delle infrastrutture, al raccordo con i poteri statali e con quelli commissariali per la gestione dell’emergenza idrica, alle competenze a livello provinciale e locale. In particolare, le criticità strutturali e/o gestionali rilevate nelle dinamiche della governance dell’approvvigionamento primario e del sistema idrico integrato afferiscono ai seguenti profili organizzativi: –

I rapporti funzionali ripartiti tra la Presidenza della Regione siciliana, l’Autorità di bacino del distretto idrografico della Sicilia, incardinata presso la Presidenza della Regione, l’Osservatorio Permanente sugli usi idrici- organo dell’Autorità di bacino, la Cabina di regia regionale per l’emergenza idrica, gli enti e i soggetti gestori delle Sezione di controllo per la Regione siciliana 19 Referto emergenza idrica in Sicilia grandi dighe, il DAR, l’Assessorato all’Agricoltura ed i Consorzi di Bonifica, i soggetti affidatari del Sovrambito e gli enti di governo d’ambito, poiché dalla ricostruzione della governance sono emerse frammentazioni e sovrapposizioni di competenze, con interferenze riduttive e diminutive del ruolo strategico affidato all’Autorità di bacino (AdB) , che nel modello di governance definito dagli articoli 63–68 D.lgs. 152/2006 interviene nel settore idrico con attività trasversali a tutti i numerosi ambiti di intervento, tra i quali il rischio idrogeologico, l’analisi climatica, la gestione e manutenzione oltre che l’utilizzazione delle infrastrutture idriche, lo studio della qualità dell’acqua, etc (punto 3 follow up); – – Il Dipartimento Acqua e Rifiuti. Tutta l’attività di coordinamento amministrativo e tecnico in materia di dighe e grandi adduttori e dello stato degli invasi spetta al DAR. Tale Dipartimento ha competenza sulla programmazione, progettazione e realizzazione di interventi sulle infrastrutture per le acque (Dighe ed opere annesse a grandi adduttori), e individua priorità, programmi e risorse finanziarie per la manutenzione ordinaria e per la risoluzione delle criticità.

Dei 45 grandi invasi artificiali esistenti, 26 sono gestiti direttamente dal DAR, che si ritrova quindi, in tali gestioni, nella duplice veste di autorità concedente e di ente concessionario, con un cumulo improprio ed atipico delle due qualità soggettive, entrambe rilevanti per l’analisi delle disfunzioni gestionali. Al DAR, con l’art. 9 della legge Regionale n. 19 del 16 dicembre 2008, sono stati trasferiti i compiti e le funzioni in precedenza esercitati dall’Agenzia regionale di cui all’articolo 7 della legge regionale 22 dicembre 2005, n. 19 (ARRA) e successive modifiche ed integrazioni, unitamente al personale in servizio. Infatti, la gestione degli invasi era in precedenza attribuita all’Agenzia Regionale rifiuti e acque (ARRA), che risulta istituita con l’art. 7 della Legge Regionale n. 19 del 22/12/2005 (punto 6 follow up); Il Dipartimento dell’Agricoltura è un organismo regionale, settore operativo dell’Assessorato Regionale dell’agricoltura, le cui competenze sono state attribuite con la deliberazione n. 239 del 27/06/2019 della Giunta Regionale. La missione principale del Dipartimento è quella di promuovere lo sviluppo sostenibile del settore agricolo, garantendo la sicurezza alimentare, la tutela dell’ambiente e la valorizzazione delle risorse naturali. Per quanto interessa l’assetto idrologico, il “Servizio 6” svolge funzioni di indirizzo strategico, vigilanza e controllo degli enti e reti irrigue e ha un ruolo centrale nella supervisione e gestione dei Consorzi di Bonifica e delle reti irrigue, nonché degli altri enti regionali del settore agricolo. Con particolare riferimento ai Consorzi di bonifica, il Dipartimento svolge le seguenti funzioni: i) indirizzo strategico e vigilanza per i consorzi di bonifica; ii) gestione capitoli di spesa di competenza e relativi provvedimenti compresi gli obblighi scaturenti dall’applicazione delle norme relative al D.lgs. 33/2013 e D.lgs. 39/2013; iii) attività concernente la liquidazione e il contenzioso dei Consorzi di Sezione di controllo per la Regione siciliana 20 Referto emergenza idrica in Sicilia Bonifica soppressi; iv) coordinamento strategico degli interventi sulle reti irrigue consortili. Sulle rilevanti e gravi criticità nella gestione delle risorse idriche in Agricoltura si richiama il recente rapporto Bankitalia sull’Economia in Sicilia 2025 (v. punto 2 follow up); – –

I Consorzi di Bonifica. L’attività di bonifica riguarda due funzioni integrate: la salvaguardia del territorio ed il suo razionale sviluppo a fini strettamente agricoli e produttivi. Le competenze principali dei Consorzi di bonifica sono quindi relative alla esecuzione, gestione, manutenzione ed esercizio di opere pubbliche di bonifica. Con il duplice obiettivo di adeguare i servizi di bonifica e irrigazione alle attuali esigenze dell’agricoltura e di razionalizzare l’impiego delle risorse umane, strumentali e finanziarie del settore, con l’art. 13 della L.R. 5/2014 e con il D.P. 467 del 17 settembre 2017 sono stati ridefiniti gli ambiti territoriali di operatività dei Consorzi di bonifica. I comprensori consortili sono stati così unificati sulla base della unitarietà e omogeneità idrografica e idraulica del territorio, ai fini della difesa del suolo e della gestione delle acque. Sono quindi stati costituiti il Consorzio di bonifica Sicilia Occidentale e il Consorzio di bonifica Sicilia Orientale.

Il processo di riorganizzazione risulta da tempo incompleto, anche in considerazione delle proroghe concesse per l’operatività, nelle more del completamento, degli 11 Consorzi precedentemente istituiti con la Legge Regionale 45/1995. Le risultanze istruttorie acquisite nel corso delle attività di referto, e confermate all’esito del contraddittorio, espongono gravi profili di criticità sulla capacità e sulla idoneità amministrativa dei Consorzi di Bonifica a svolgere con economicità, efficacia ed efficienza le funzioni strategiche nella gestione delle risorse idriche, anche con particolare riferimento alla gestione delle grandi dighe, come emerso dagli approfondimenti documentali e tecnici definiti con l’ausilio delle competenze del MIT. Infatti, come risulta dagli esiti istruttori confermati in sede di contraddittorio, la governance dei Consorzi risulta inadeguata già da tempo risalente, rendendosi quindi necessario un intervento legislativo anche in funzione programmatoria. L’affidamento ai Consorzi di bonifica della gestione di infrastrutture strategiche si associa all’inadeguatezza tecnico-organizzativa e finanziaria di tali enti a gestire tali opere, con la conseguenza – laddove si tratti della gestione di grandi dighe – di rilevantissime perdite di capacità di invaso per interrimento del serbatoio, causato dalla mancata manutenzione dell’opera e dei sedimenti trasportati dalle piene con le conseguenti limitazioni d’uso disposte dal Ministero per le carenze di sicurezza e di manutenzione (punti 2-9 follow up); Gli enti di governo d’ambito (ATO). Secondo la previsione dell’art 147 del d.lgs. 152/2006, i servizi idrici sono organizzati sulla base degli ambiti territoriali ottimali (ATO) definiti dalle regioni; l’affidamento del servizio idrico al gestore è improntato Sezione di controllo per la Regione siciliana 21 Referto emergenza idrica in Sicilia al principio della unicità della gestione, fatta salva la c.d. “gestione in regime di salvaguardia” (art. 147, comma 2 bis. d.lgs.) che consente la gestione del servizio idrico in forma autonoma per i Comuni che presentino determinate caratteristiche. La costituzione e la piena operatività degli enti di governo dell’ambito rappresentano quindi il presupposto per una ordinata organizzazione del servizio idrico integrato (SII), nonché per l’adozione e l’aggiornamento delle scelte di programmazione. L’Ente di governo d’ambito provvede, in base all’art. 149 del d.lgs. 152/2006, all’affidamento della gestione del servizio idrico al gestore unico d’ambito. Il gestore unico di ambito, affidatario del servizio idrico integrato, secondo la normativa prevista dal d.lgs. 152/2006 e dal d.l. 133/2014, è il soggetto deputato a proporre e a realizzare ampi programmi di intervento sul territorio di competenza, essendo in grado di promuovere la necessaria capacità di investimento, con l’obiettivo di migliorare la qualità delle prestazioni erogate all’utenza. Mentre altre Regioni italiane hanno individuato un unico ATO a livello territoriale , la Regione siciliana ha suddiviso il proprio territorio in nove ambiti territoriali ottimali, coincidenti con i territori amministrativi provinciali (art. 3, comma 1, della legge reg. siciliana n. 19 del 2015, come attuato dal decreto dell’Assessore regionale per l’energia e i servizi di pubblica utilità 29 gennaio 2016, n. 75); ad essi compete la gestione degli approvvigionamenti su scala provinciale o comunale (punto 7 follow up). In particolare, l’ATI provvede all’approvazione e all’aggiornamento del Piano d’Ambito di cui all’art. 149 d.lgs. 152/2006, all’approvazione del piano operativo annuale e triennale delle attività degli interventi, all’approvazione della proposta di tariffazione dei corrispettivi relativi alla fornitura del servizio idrico, all’approvazione del piano operativo di emergenza per la crisi idropotabile; – VII. I due settori del servizio acquedottistico (Servizio Idrico Integrato- S.I.I.) in Sicilia organizzato nel Sovrambito, costituito dalle grandi infrastrutture di approvvigionamento e trasporto della risorsa idrica, fornita “all’ingrosso” a utenze collocate in ambiti diversi; e nei nove Ambiti Territoriali Ottimali, coincidenti con i territori amministrativi delle nove Province siciliane, che gestiscono gli approvvigionamenti su scala provinciale o comunale; poiché in entrambi i settori sono emersi gravi deficit di manutenzione infrastrutturale (punti 10-14 follow up). Alcune considerazioni sui lineamenti normativi della governance tra approvvigionamento e gestione del ciclo idrico integrato. AdB, PTA, ARERA. In relazione al ruolo strategico dell’Autorità di Bacino, la Sezione di controllo sottolinea la titolarità delle competenze per assicurare la difesa del suolo e la mitigazione del rischio idrogeologico, il risanamento delle acque, la manutenzione dei corpi idrici, la fruizione e la gestione del patrimonio idrico e la tutela degli aspetti ambientali nell’ambito dell’ecosistema unitario del bacino del distretto idrografico della Sicilia, in adempimento degli obblighi derivanti dalle direttive UE di settore. Tra le altre competenze strategiche e fondamentali, spettano Sezione di controllo per la Regione siciliana 22 Referto emergenza idrica in Sicilia all’Autorità di bacino presso la Presidenza della Regione Siciliana la pianificazione della ripartizione della risorsa idrica disponibile (art. 145 d.lgs. 152/2006), svolta anche attraverso un’attività di programmazione degli interventi rivolta agli enti operanti nel distretto di riferimento, e il monitoraggio dello stato delle risorse idriche in Sicilia, reso operativo con il Report Siccità, elaborato mensilmente e annualmente già dal 2021. Rientra, inoltre, tra le competenze assegnate dalla legge regionale anche la redazione del Piano di Tutela delle Acque (PTA) ex art. 121 d.lgs. 152/2006, insieme ai relativi programmi di intervento. Previsto prima dal decreto legislativo n.152/1999 e successivamente dal decreto legislativo n.152/2006, il PTA è lo strumento di pianificazione regionale per le strategie di azione in materia di acque (acque interne – superficiali e sotterranee ed acque costiere) rivolto a garantire nel lungo periodo un approvvigionamento idrico sostenibile. L’Osservatorio Permanente sugli usi idrici si pone quindi come un riferimento a livello territoriale per la raccolta e la condivisione di dati riguardanti tutto il governo delle risorse idriche e risulta che, sin dalla sua istituzione, abbia richiesto a tutti i soggetti gestori degli invasi i dati, da trasmettere con frequenza mensile, riguardanti i bilanci di invaso, i volumi invasati e i volumi utili settimanali, i volumi erogati, al fine di condividere tali informazioni e metterle in relazione con i fabbisogni di risorsa idrica espressi dai diversi comparti. Sempre sui profili d’inefficienza di sistema della governance, per quanto riguarda la Sicilia, l’ARERA ha evidenziato come, a distanza di oltre nove anni dall’approvazione della disciplina regionale (L.R. 19/2015), nonostante l’avvenuta istituzione e operatività delle ATI – anche a seguito dell’esercizio dei poteri sostitutivi da parte della Regione – “i progressi rappresentati, anche alla luce delle criticità tecnico-impiantistiche che il territorio evidenzia nell’attuale, e perdurante, siccità, non appaiono sufficienti a fornire un livello istituzionale di base necessario all’avvio di programmi di miglioramento infrastrutturale di lungo termine”. È inoltre opportuno rappresentare la grave criticità che investe la quasi totalità delle reti idriche siciliane, con specifico e particolare riferimento all’elevatissima percentuale di dispersione idrica totale in distribuzione, calcolata nel 51,6% (fonte ISTAT). Dal contenuto della relazione ARERA del 4 febbraio 2025 possono essere tratti tutti gli elementi informativi, distinti per singolo ATO per gli interventi correttivi e migliorativi anche sulle questioni della tariffazione del servizio idrico e dell’affidamento al gestore unico del SII (punti 4-10-12 follow up). VIII. Gli esiti conseguiti negli accertamenti, nelle attività istruttorie e nelle verifiche in loco. Le conferme e le condivisioni con le amministrazioni nel contraddittorio. Tutti i gravi e risalenti profili di criticità gestionale e/o strutturale accertati nello svolgimento delle complesse attività istruttorie risultano confermati all’esito del dettagliato ed analitico contraddittorio con tutte le amministrazioni partecipanti. Gli esiti sono compendiati nei punti di sintesi che seguono. Sezione di controllo per la Regione siciliana 23 Referto emergenza idrica in Sicilia 1. – I commissariamenti emergenziali dal 2000.

Con decorrenza risalente all’anno 1999, il Presidente del Consiglio dei ministri ha dichiarato, e poi più volte reiterato e/o prorogato, lo stato di emergenza in relazione alla crisi idrica nel territorio della Regione siciliana, con la nomina, da parte del Governo nazionale, di commissari delegati alla gestione dell’emergenza in Sicilia. L’unica gestione emergenziale per la quale è stata acquisita la relazione conclusiva, richiesta con nota CDC 2022 del 6 marzo 2023, è quella redatta ed intestata al commissario Gen. Roberto Jucci, risalente all’anno 1999 (con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 5 novembre 1999 è stato dichiarato lo stato di emergenza idrica). Con relazione dell’11 marzo 2002, a seguito della scadenza dell’incarico in data 31 dicembre 2001, il Commissario delegato Gen. Jucci ha riferito al Dipartimento della Protezione Civile e ai Ministeri interessati (Interno, Ambiente, Infrastrutture e Trasporti) circa l’attività espletata nei (soli) nove mesi di incarico, elencando contestualmente tutti gli interventi effettuati e quelli ancora necessari per consolidare il sistema idrico e migliorare i programmi di approvvigionamento, consentendo così la raccolta di maggiori volumi di acqua negli invasi, l’assegnazione di maggiori quantitativi di acqua pro capite, l’aumento di disponibilità di acqua irrigua, l’ottimizzazione della gestione ordinaria delle risorse, e descrivendo gli interventi da eseguire o completare sulle dighe Ancipa, Blufi, Pietrarossa, Gibbesi, Villarosa, Furore e altre. Nella premessa alla relazione finale del 19 luglio 2002, il Gen. Jucci ha sottolineato la difficoltà e la gravità della situazione relativa al sistema idrico siciliano, richiamando la necessità di uno sforzo comune per l’attuazione di immediati interventi.

Il Commissario Gen. Jucci ha descritto nel dettaglio tutti gli interventi tecnici sui corpi idrici che, in soli nove mesi, aveva realizzato o autorizzato e i lavori a breve, medio e lungo termine che aveva programmato, incluso il risanamento della diga Ancipa, la realizzazione del collegamento degli acquedotti Blufi e Fanaco, etc. Il Gen. Jucci ha richiamato poi l’attenzione sulla prioritaria necessità di disporre di uno schema aggiornato di ciascuna rete idrica comunale, poiché era emerso che i Comuni non ne disponevano (“è come voler ristrutturare una casa senza averne la planimetria”, scriveva il Gen. Jucci). Ma i gruppi di lavoro a tale scopo costituiti cessavano l’attività prima di ultimare il lavoro. 2. – I riscontri istruttori della Cabina di regia nazionale per l’emergenza idrica e del Commissario nazionale per gli interventi urgenti.

Ai fini della individuazione delle criticità strutturali che confluiscono integralmente nei punti di follow up, meritano menzione i documenti che seguono: • il verbale della seduta della Cabina di regia per la crisi idrica del 29 maggio 2024, nella quale sono stati illustrati i contenuti del Piano Nazionale degli Interventi infrastrutturali e per la Sicurezza nel Settore Idrico (PNIISSI), che al suo interno contiene 418 proposte (su 562 presentate, 521 sono state dichiarate ammissibili), Il PNIISSI è stato adottato con DPCM del 17 ottobre 2024; Sezione di controllo per la Regione siciliana 24 Referto emergenza idrica in Sicilia • il verbale della seduta della Cabina di regia per la crisi idrica del 12 settembre 2024, nella quale è stata discussa la richiesta del Presidente della Regione siciliana, in qualità di Commissario delegato per la realizzazione degli interventi urgenti finalizzati alla gestione della crisi idrica, di attribuire la realizzazione di tre dissalatori nei comuni di Trapani, Gela e Porto Empedocle al Commissario straordinario nazionale per l’adozione di interventi urgenti connessi al fenomeno della scarsità idrica, con facoltà di procedere in deroga alla normativa vigente; •

il verbale della seduta della Cabina di regia per la crisi idrica del 15 novembre 2024, nella quale è stato esaminato il programma presentato dal Commissario straordinario nazionale per l’adozione di interventi urgenti connessi al fenomeno della scarsità idrica, relativamente all’installazione di tre impianti di dissalazione containerizzati in Sicilia. Il piano approvato ha previsto l’installazione di 3 impianti di dissalazione con moduli containerizzati da 100 l/s ciascuno di acqua dissalata, con le relative opere accessorie, presso i siti di Porto Empedocle, Gela e Trapani, realizzando ex novo, altresì, l’impianto di dissalazione di Porto Empedocle. Il costo dell’intervento è stato stabilito in circa 100 milioni, di cui 90 milioni provenienti da fondi FSC 2021/2027 e 10 milioni dal bilancio della Regione Siciliana; • la documentazione trasmessa dal Commissario nazionale il quale ha richiesto, alle Autorità di Bacino distrettuali, di procedere con l’individuazione delle misure più urgenti, di immediata e breve attuazione, strutturali e gestionali. In esito alla iniziativa, sono pervenute al Commissario nazionale richieste per n. 1438 interventi urgenti, di cui n. 773 presentati dall’Autorità di Bacino per la Sicilia.

Si osserva che tale numero (773) corrisponde a più del 50% degli interventi totali richiesti, e costituisce una prima macroscopica evidenza della gravità del deficit strutturale nella realizzazione e/o manutenzione delle opere idriche nella Regione siciliana. Sezione di controllo per la Regione siciliana 25 Referto emergenza idrica in Sicilia • la prima relazione della Cabina di Regia nazionale sulle dighe in Sicilia nella parte relativa al richiamo del documento, proveniente dall’Autorità di Bacino, che analizza la situazione dei volumi degli invasi siciliani, differenzianti in volume di progetto (1097.46 milioni di metri cubi di acqua), volume autorizzato (724.69 milioni di metri cubi di acqua) e volume recuperabile (372.78 milioni di metri cubi di acqua) [v. infra Figura]. In base ai dati raccolti l’attuale risorsa recuperabile ammonta a 372,78 Mmc, con una necessità finanziaria pari a circa 510 Milioni di euro per consentire l’efficientamento degli invasi. Pertanto, risulta possibile la ricostruzione della situazione dell’emergenza idrica in Sicilia, con particolare riferimento alla ridotta capacità degli invasi, per la presenza di fango e detriti, nonché per i provvedimenti limitativi provenienti dall’Ufficio dighe nazionale – Ministero infrastrutture e trasporti, a causa delle omissioni e dei ritardi nell’esecuzione delle opere di manutenzione. Fig. Situazione invasi: • la nota prot. 383 del 20/03/2025 (prot. C.d.C 2371 del 21/03/2025) con la quale il Commissario straordinario nazionale ha inviato tre documenti: – l’informativa sulla dismissione degli impianti di dissalazione nei siti di Porto Empedocle, Trapani e Gela; tale documento è incentrato sulla cronologia della gestione dei dissalatori in Sicilia, con l’esposizione del rapporto tra i costi dell’acqua e la produttività degli impianti, inclusivo del decreto n. 2547 del 22/12/2015 sull’accordo tra la Regione siciliana e la società Raffineria di Gela s.p.a. per il pagamento di 105 milioni di euro in favore della predetta società, e dell’accordo transattivo tra le medesime parti; -lo schema sintetico di funzionamento del sistema di approvvigionamento idrico primario, con dettaglio delle competenze della Regione Siciliana; – l’informativa sulla Diga Trinità, la quale specifica che “tra gli interventi prioritari segnalati dall’Autorità di bacino distrettuale della Sicilia è presente l’opera denominata Interconnessione del Sistema Garcia-Arancio con il sistema irriguo alimentato dalla Sezione di controllo per la Regione siciliana 26 Referto emergenza idrica in Sicilia Diga Trinità, il cui soggetto attuatore è il Consorzio di bonifica 1 Trapani e il cui importo totale dell’intervento è pari a circa € 18.000.000,00.

L’intervento di cui sopra risulta inserito nell’elenco degli interventi ammessi nel PNIISSI, come da DPCM del 17 ottobre 2024 di adozione del PNIISSI (pubblicato in GU n. 302 del 27.12.2024)”. È allegata, inoltre, la nota prot. 18952 del 28 luglio 2023 della Presidenza della Regione Siciliana -Autorità di bacino del distretto idrografico della Sicilia, avente ad oggetto la trasmissione degli interventi di sfangamento e sghiaiamento degli invasi, e la scheda n. 10, relativa agli interventi sull’invaso Trinità. 3. – I riscontri istruttori dell’Autorità di Bacino del Distretto idrografico della Sicilia.

Dalla relazione del Segretario generale (prot. 29017 del 12/11/2024) e dalle informazioni allegate sulle attività svolte per la pianificazione, previsione, prevenzione, monitoraggio e mitigazione degli effetti della crisi idrica, meritano menzione le seguenti evidenze documentali: • i report siccità annuali e mensili, i quali contengono, oltre ad analisi sullo stato di riempimento degli invasi, le analisi climatologiche, l’elaborazione dell’indice di siccità che scaturisce da una serie di parametri collegati al tipo di suolo, la capacità del suolo di permeare le acque piovane, il monitoraggio dello stato di riempimento degli invasi, nonché lo stato del reticolo idrografico. Occorre sottolineare, infatti, che dall’inizio del 2023, sulla base delle proiezioni storiche e dei dati provenienti dai sistemi di rilevamento meteoclimatico è stata constatata una situazione in rapido peggioramento, dovuta alla mancanza di piogge a breve e medio termine, che ha reso necessaria la sospensione della pianificazione dell’economia idrica, a lungo termine, da parte dell’Autorità di Bacino, costretta ad operare per brevi periodi, dovendo necessariamente confrontarsi con i soggetti gestori; • la circolare n. 4282 del 24 febbraio 2023, con la quale il Segretario Generale ha rappresentato, a tutti gli enti preposti (Consorzi di Bonifica, ATI, Siciliacque S.P.A., Dipartimento regionale Acque e rifiuti, Dipartimento regionale dell’Agricoltura, Enel, Eni, Ufficio del Genio civile) e, per conoscenza al Presidente della Regione, l’attivazione di tutte le misure di mitigazione già previste nel report siccità 2022. • il successivo promemoria del 22 marzo 2023, indirizzato dal Segretario generale al Presidente della Regione, con il quale è stato rappresentato l’aggravamento dello stato di severità idrica, con la richiesta d’istituzione di un tavolo tecnico permanente finalizzato all’attuazione di misure preventive e di mitigazione dei fenomeni di criticità idrica. Dunque, già nel 2023, alla luce del citato promemoria, si sarebbe dovuto dichiarare lo stato di emergenza idrica, con l’immediata attivazione delle azioni necessarie intestate ai soggetti competenti. Successivamente, il Segretario Generale dell’Autorità di Bacino, in ripresa del promemoria del 2023, ha inviato ulteriori tre promemoria al Presidente della Regione, con i quali ha segnalato l‘incremento dello stato di severità idrica e la necessità di dichiarare lo stato di emergenza. Sezione di controllo per la Regione siciliana 27 Referto emergenza idrica in Sicilia Pertanto, alla luce della ricostruzione documentale appena esposta, risulta evidente il ritardo nel provvedere alle misure urgenti richieste dall’Autorità di Bacino, poiché nonostante i promemoria inviati alla Presidenza della Regione siciliana, soltanto nel 2024 la Giunta regionale ha adottato i conseguenti atti deliberativi. Peraltro, sul punto in esame, la Sezione di controllo rileva che l’istituzione, con la deliberazione di Giunta n. 148 del 9 aprile 2024, della Cabina di regia presso la Presidenza della Regione Siciliana, per fronteggiare lo stato di crisi e di emergenza nel territorio della Regione Siciliana nel settore idrico agricolo/zootecnico e in quello idropotabile civile e produttivo non contiene nel preambolo alcun riferimento alla nota-circolare SG prot. n. 4282 del 24 febbraio 2023, nonostante i contenuti di tale documento che avrebbero consentito d’intervenire con immediatezza, anticipando di oltre un anno gli interventi d’urgenza nel territorio siciliano colpito dalla siccità. 4. – I riscontri istruttori del Dipartimento regionale della Protezione civile e del Dipartimento regionale Acque e Rifiuti.

Altrettanto rilevanti e significativi sono i riscontri istruttori derivanti dalla collaborazione istituzionale con il Dipartimento regionale della Protezione Civile e con il Dipartimento regionale Acque e Rifiuti, i quali hanno entrambi fattivamente e lealmente operato per l’espletamento di tutte le attività di controllo, dall’avviamento fino allo svolgimento del contraddittorio, depositando le relazioni richieste e le pertinenti allegazioni documentali. Meritano menzione le evidenze documentali che si espongono in sintesi, secondo la provenienza dai due distinti Dipartimenti. – Il Dipartimento della Protezione civile regionale (v. in particolare, relazione prot. 12531 del 20/03/2025, trasmessa con n. 41 allegati) ha documentato le informazioni istruttorie che si richiamano con riferimento ai diversi profili di criticità strutturale e/o gestionale: a) – i prospetti contenenti gli interventi in corso sulle dighe, gli interventi relativi alle dighe previsti nel PNIISSI (92 milioni di euro), nel FSC (154 milioni di euro), nel MASAF, nel PSR (26,985 milioni di euro), nel Piano traverse (12,985 milioni di euro); b) – le riduzioni dell’approvvigionamento idrico nel settore potabile, e nel settore irriguo a causa della severa siccità; – il “coordinamento delle strategie e degli interventi urgenti e indifferibili utili per mitigare gli effetti della crisi idrica”, con l’avvalimento della Cabina di regia regionale, titolare delle competenze per “supportare la Regione nella definizione di strategie coordinate, piani e programmi per l’individuazione degli interventi urgenti e indifferibili, nonché quelli a medio-lungo periodo utili a mitigare gli effetti della crisi idrica, anche in aderenza alla metodologia che il Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei ministri, il Commissario Nazionale e la Cabina di regia nazionale indicheranno, con funzioni di impulso e di coordinamento di tutti i rami dell’Amministrazione regionale; c) – la dichiarazione dello stato di emergenza di rilievo nazionale, deliberata il 6 maggio 2024 dal Consiglio dei ministri per la durata di 12 mesi, alla quale è seguita l’ordinanza n.1084 del 19 maggio 2024, “Primi interventi di protezione civile finalizzati a contrastare la Sezione di controllo per la Regione siciliana 28 Referto emergenza idrica in Sicilia situazione di deficit idrico in atto nel territorio della Regione Siciliana “con la successiva nomina del Presidente della Regione Siciliana nella qualità di Commissario Delegato, con lo stanziamento della somma di euro 20.000.000,00 a valere sul fondo per le emergenze nazionali (FEN) di cui all’art.44, comma 1, del D. Lgs. n. 1/2018, destinati ad interventi di medio/lungo termine, tra i quali il revamping dei dissalatori esistenti e il noleggio di dissalatori mobili da installare nei siti già esistenti di Trapani, Gela e Porto Empedocle; d) – la elaborazione di un Piano di interventi nelle dighe, per la costruzione e rifacimento di grandi adduttori e reti idropotabili e irrigue, il completamento della diga Blufi, gli sfangamenti degli scarichi di fondo degli invasi, la messa in sicurezza delle dighe, e il riuso delle acque reflue per l’agricoltura; e) – le elevate criticità gestionali del servizio di adduzione e distribuzione di acqua potabile a scala Sovrambito affidato alla Società mista (Siciliacque s.p.a.) per la gestione di 1.705 km di rete di adduzione;

f) – le gravi criticità nella manutenzione e nella gestione delle grandi dighe esistenti in Sicilia con riferimento a n. 45 grandi invasi artificiali, per un volume complessivo potenziale d’invaso pari a circa 1.129 milioni di metri cubi, differenziati come segue: attivi n. 38 (18 a pieno regime senza condizioni), 20 soggetti a limitazioni di riempimento, ed in particolare 10 per l’assenza del collaudo e 10 per ragioni di sicurezza imposte dall’Ufficio Tecnico per le Dighe di Palermo); invece, i n. 7 invasi rimanenti sono attualmente fuori esercizio o in costruzione. Dunque, al netto degli invasi inattivi e delle limitazioni, il volume disponibile totale ammonta a circa 757,23 milioni di metri cubi, che è circa il 67,1% del volume complessivo potenziale di 1.129 milioni di metri cubi; g) – le notevoli, gravi e risalenti criticità rilevate in molti invasi, tra le quali la mancanza di collaudo statico o di verifica sismica, la presenza di sabbie e detriti all’interno degli invasi con conseguente riduzione della capacità di accumulo dell’acqua, l’occlusione degli scarichi, delle opere di presa, nonché delle relative condotte dell’invaso, la carenza degli impianti elettrici e dei quadri di controllo, l’elevato apporto solido dagli immissari fluviali, l’occlusione degli scarichi, delle opere di presa, nonché delle relative condotte, delle traverse che alimentano gli invasi. Per la risoluzione di tali problematiche, sono stati richiesti 73 interventi, di cui 25 hanno terminato il proprio iter (o richiedevano somme superiori per la realizzazione), mentre 48 interventi sono in corso, per un totale di 307 milioni di euro; h) – le perdite medie di rete, con un valore medio di perdite lineari di 54 mc/km/gg e di perdite percentuali pari a 52,36%; i) – gli interventi previsti nel settore idrico integrato (v. tabella inserita nel referto) e nel settore agricolo, con particolare riferimento ai n. 314 laghetti collinari da realizzare con i fondi POC – PSC 2014/20 (finanziamento pari a 35 milioni di euro) per il ricavo di 50 milioni di metri cubi di capacità di invaso distribuiti sul territorio regionale Sezione di controllo per la Regione siciliana 29 Referto emergenza idrica in Sicilia –

Il Dipartimento regionale dell’Acqua e dei Rifiuti (v. in particolare la relazione prot. 17799 del 14/05/2025) ha riferito sulla gestione, le condizioni e l’attuazione degli interventi riguardanti le infrastrutture idriche amministrate dal medesimo Dipartimento, al quale (caso unico nel panorama nazionale) è affidata anche la gestione diretta delle grandi dighe ricadenti sul territorio regionale. Infatti, al DAR (gravato da gravi scoperture nella pianta organica, nonostante la rilevanza delle competenze affidate, v. già sul punto referto emergenza rifiuti del. 275/2025 cit.), allo stato attuale è trasferita la conduzione di 26 delle 45 grandi dighe presenti nell’Isola (le rimanenti sono gestite da diversi soggetti, quali Enel, Eni, Consorzi di Bonifica, Siciliacque e altri enti privati). Le informazioni documentali e tecniche rese dal DAR consentono di analizzare le criticità delle infrastrutture in gestione, e di specificare le seguenti considerazioni, in ripresa delle valutazioni espresse dal medesimo Dipartimento:

a) – “le problematiche riguardanti le dighe gestite sono provocate dall’obsolescenza delle stesse opere che hanno un’età media di 47 anni con punte anche di 70 anni e da una manutenzione spesso non efficace che si è protratta per un lungo periodo, già molto tempo prima del trasferimento al Dipartimento degli stessi impianti”;

b) – la presenza concomitante di diverse criticità ha comportato, per alcune dighe gestite, l’imposizione di limitazioni d’invaso da parte della Direzione Generale Dighe. Dunque, si è reso necessario lo sviluppo di piani operativi per la realizzazione di interventi “diretti alla valorizzazione dell’esercizio, alla manutenzione, al miglioramento e alla riabilitazione delle dighe esistenti”;

c) – le principali criticità presenti sono: i problemi connessi al funzionamento idraulico, allo stato del serbatoio, ai dispostivi di controllo e monitoraggio della diga, della stabilità delle sponde dell’invaso (interventi di manutenzione straordinaria); l’interrimento, poiché il volume utile occupato dai sedimenti, in tutti i 23 serbatoi, è di 40 Mmc a fronte di una capacità effettiva originaria di progetto di 532 Mmc. Pertanto, il tasso di interrimento medio sul volume utile è del 7%, ritenuto dalle norme vigenti “non trascurabile” in quanto maggiore del 5%, ma non “rilevante”, essendo inferiore al 20%, e pertanto si rendono necessari i lavori di sfangamento per assicurare il funzionamento dello scarico di fondo Sezione di controllo per la Regione siciliana 30 Referto emergenza idrica in Sicilia contro ogni rischio di ostruzione e del rischio del territorio a valle della diga; il collaudo delle dighe, poiché per le grandi dighe, oltre all’obbligo di ottenere i collaudi statico e tecnico-amministrativo come per tutte le costruzioni, è necessario conseguire il collaudo “tecnico-funzionale” di cui all’art. 14 del D.P.R.1363/1959 e ss.mm.ii., definito anche “collaudo speciale”, cioè il collaudo che si ottiene, definita la realizzazione delle opere già collaudate staticamente e da un punto di vista tecnico-amministrativo, per porre in esercizio ordinario il serbatoio artificiale al termine degli invasi sperimentali, da avviare gradualmente e a livelli crescenti fino al raggiungimento della massima quota idrica di regolazione prevista nel progetto approvato;

e) – alla data odierna dei 23 serbatoi gestiti dal DAR (con esclusione delle dighe Pasquasia fuori esercizio, Blufi e Pietrarossa ancora da completare), 10 sono in esercizio sperimentale ossia prive del collaudo speciale ex art. 14 del vigente regolamento dighe, anche se gli invasi possono comunque mantenersi in esercizio, seppure limitato alla soglia fino a quel momento autorizzata.

f) – gli interventi di manutenzione straordinaria ed ordinaria hanno trovato il proprio finanziamento all’interno di diversi programmi, tra i quali PNIISSI, PNRR, PSC 20212027, PR FESR 2021-2027, Patto per il Sud FSC 2014-2020, POC SICILIA 2014-2020. 5. I riscontri istruttori tratti dalla relazione del 2001-2002 del Commissario delegato all’emergenza idrica per la Regione siciliana Gen. Roberto Jucci. Nello svolgimento delle attività istruttorie è stata acquisita, previa apposita richiesta alla Prefettura di Palermo, la relazione redatta dal Generale CC. R. Jucci negli anni 2001-2002, nella qualità di Commissario delegato all’emergenza idrica per il territorio della Regione siciliana. Redatto nel 2002, in coincidenza della scadenza dell’incarico commissariale, conferito fino al 31 dicembre 2001, tale documento contiene la ricognizione fondamentale delle cause della crisi idrica nel territorio siciliano, che risulta analizzato per ambiti localizzati in dipendenza delle grandi infrastrutture e degli impianti di adduzione e di derivazione.

Il Commissario Gen. Jucci espone il quadro generale aggiornato (al 2001-2002) sugli interventi già eseguiti e sugli interventi ancora da eseguire in una prospettiva di breve, medio e lungo termine. In particolare, la relazione pone in evidenza alcuni profili di grave criticità che, già nel 2002, presentavano caratteristiche di urgenza e richiedevano interventi immediati, per evitare l’aggravamento delle conseguenze negative nel tempo futuro, con le evidenze documentali che seguono: • il grave deficit infrastrutturale presente in molte zone della regione, è caratterizzato dalla necessaria ed efficiente manutenzione, ordinaria e straordinaria, e dalla immediatezza nelle riparazioni delle condotte di adduzione, per poter garantire una fornitura di acqua giornaliera per 24 ore continuative. Inoltre, è stata evidenziata: l’assenza, nei Comuni, di una mappatura delle reti idriche esistenti, necessaria sia per gli interventi di riparazione, sia per l’esatta ricognizione dell’effettiva situazione infrastrutturale, nel singolo Comune e nella Sezione di controllo per la Regione siciliana 31 Referto emergenza idrica in Sicilia Regione interamente considerata; la necessità di un continuo ed aggiornato censimento di pozzi potabili e sorgenti, per permettere un’adeguata assegnazione delle condotte agli Enti, effettuando anche un constante controllo sui prelievi, a causa dell’imprecisione dei dati forniti dalle Amministrazioni stesse; • l’analisi sullo svolgimento e sul completamento di opere in alcune dighe, quali: – la diga Ancipa, i cui lavori sono stati completati da Erga – Enel, in quanto soggetto gestore, a seguito di un provvedimento di diffida; – la diga Blufi, il cui completamento dei lavori rivestiva, già al tempo, un elevato grado di priorità. A seguito di contrasti tra il committente e l’impresa, i lavori furono sospesi nel 1996, anche in considerazione di successivi interventi da parte del Ministero dell’Ambiente, del Ministero dei Beni culturali e del Servizio Nazionale Dighe. Attualmente, la diga Blufi risulta incompiuta e priva di opere trasversali all’alveo, i cui lavori sono interrotti da decenni; – la diga Pietrarossa, già assoggettata a due differenti sequestri da parte delle Procure della Repubblica di Caltagirone e di Enna. La diga e le condotte erano ultimate ma risultarono inutilizzate da anni, comportando così una serie di riparazioni molto onerose. La sospensione definitiva è stata disposta nel 1997 a seguito di Ordinanza della Soprintendenza per i beni culturali e ambientali di Enna, per il ritrovamento di un sito di interesse archeologico nell’area di invaso. Attualmente, la diga è ancora in corso di completamento, poiché i lavori, finanziati nell’ambito del PNRR, sono iniziati a settembre 2023; • l’analisi delle condotte di adduzione, basata principalmente sulla distinzione tra le condotte principali (”autostrade delle acque”) e quelle che, invece, svolgono un collegamento tra i serbatoi comunali e le condotte principali. Con riferimento alle condotte di adduzione e/o di collegamento, la relazione sottolineava la necessità di procedere alla riparazione delle perdite di acqua, nonché alla sostituzione dei tratti che presentassero perdite ravvicinate o condizioni di precarietà funzionale, anche in considerazione dell’omessa manutenzione.

Le n. 4 condotte principali, di Gela – Aragona, Favara di Burgio, Montescuro-Est e Montescuro-Ovest, erano da rifare integralmente, a causa delle condizioni precarie in cui versavano. 6. La fondamentale rilevanza dei riscontri informativi, documentali e tecnici del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti- Direzione generale Dighe. La collaborazione istruttoria della Direzione generale delle Dighe assume una rilevanza fondamentale per gli esiti d’accertamento e di verifica contenuti nel referto, anche nella prospettiva dei successivi follow up. La relazione prot. 12493 del 18/06/2025 (prot. C.d.C. 4628 del 18/06/2025), è completata da n. 6 allegati, tra i quali: -il registro delle grandi dighe aggiornato al 2024; l’elenco dei provvedimenti limitativi delle dighe in Sicilia; – l’elenco dei progetti di gestione pervenuti ed approvati; -l’informativa sulle grandi dighe siciliane; – l’informativa sulle concessioni relative alle dighe; -l’informativa sullo stato degli interventi sulle dighe e nel comparto idrico nella Regione Sicilia. La documentazione Sezione di controllo per la Regione siciliana 32 Referto emergenza idrica in Sicilia pervenuta costituisce una fonte informativa e ricognitiva di rilevanza fondamentale che ha ricevuto piena conferma negli esiti del contraddittorio. Pertanto, nella specificazione dei punti di follow-up che saranno assoggettati a monitoraggio nelle successive attività di referto, la Sezione di controllo espone le evidenze documentali che seguono: a) – Le situazioni di grave criticità organizzativa e funzionale nella gestione delle “grandi” dighe.

Le “grandi dighe” in Sicilia sono 45 e sono in concessione (o in stato di richiesta di concessione) a 9 differenti soggetti: •Regione Siciliana – Ass. Reg. Energia E Servizi Pubbl. Utilità – Dip. Reg. Acqua e Rifiuti (n. 26); •Enel Produzione S.P.A. (n. 8); •Priolo Servizi Società Consortile a R.L. (n. 3); •Siciliacque S.P.A. (n. 2); •Consorzio Di Bonifica 2 Palermo (n. 1); •Consorzio Di Bonifica 3 Agrigento (n. 1); •Consorzio Di Bonifica 7 Caltagirone (n. 2); •Bioraffineria Di Gela S.P.A. (n. 1); •Azienda Agricola Termini Emilia E Fodera’ (n. 1). Tutte le infrastrutture realizzate con finanziamenti pubblici, comprese dunque anche le grandi dighe, devono conseguire due diverse tipologie di collaudo: il collaudo “tecnico amministrativo” previsto dalla normativa dei contratti pubblici e, in aggiunta, il collaudo “tecnico speciale”, previsto dalla normativa di settore vigente (c.d. Regolamento Dighe), che riguarda tutte le grandi dighe, sia quelle realizzate con finanziamenti pubblici, che quelle realizzate con finanziamenti privati.

In relazione allo stato e all’esito dei collaudi citati, una grande diga è classificata in: •esercizio normale, quando ha conseguito il collaudo “tecnico speciale”; •esercizio limitato, quando ad esito del collaudo “tecnico speciale” sono emersi dei problemi tecnici che ne condizionano il pieno riempimento del serbatoio; •esercizio sperimentale, quando non ha ancora conseguito il collaudo “tecnico speciale”; •fuori esercizio, quando non ha l’autorizzazione ad invasare e, pertanto, lo scarico di fondo è mantenuto in posizione di completa apertura; •costruzione, quando lo sbarramento non è ancora completato. Ad oggi le 45 grandi dighe siciliane sono così classificate: 21 in esercizio normale, 8 in esercizio limitato, 11 in esercizio sperimentale, 3 fuori esercizio (di cui 1 con collaudo tecnico speciale conseguito), 2 in costruzione (di cui 1 con lavori di completamento in corso ed 1 incompiuta con costruzione interrotta da decenni). Oltre alle 45 dighe sopra riportate, vanno citate per esaustività tre ulteriori grandi dighe rimaste incompiute: •la diga Blufi, sull’omonimo torrente, in territorio di Blufi (PA), con destinazione d’uso potabile; richiedente la concessione: Ente Acquedotti Siciliani, successivamente soppresso. L’opera ad oggi risulta in capo alla Regione – DRAR. •la diga Laura, sul torrente Mendola, in territorio di Campobello di Licata (AG), con destinazione d’uso irriguo; richiedente la concessione: Consorzio di Bonifica del Salso inferiore, successivamente soppresso. •la diga Piano del Campo, in territorio di Corleone (PA), sul fiume Belice destro, con destinazione d’uso irriguo; richiedente la concessione: Consorzio di Bonifica Alto e Medio Belice, successivamente soppresso. È opportuno evidenziare che lo stato di “esercizio sperimentale”, derivante dall’omesso conseguimento del collaudo “tecnico speciale”, non è imputabile a ritardi procedimentali/burocratici da parte degli organi di collaudo, Sezione di controllo per la Regione siciliana 33 Referto emergenza idrica in Sicilia ma è viceversa da imputare a carenze manutentive o di sicurezza, ovvero ancora a problemi tecnici sorti nel corso dei primi riempimenti e irrisolti dal gestore/concessionario di derivazione. I motivi della prolungata durata degli invasi in stato sperimentale sono molteplici, tra di essi è annoverato l’utilizzo anticipato della risorsa idrica nel corso della sperimentazione. b) – I finanziamenti e gli interventi. In particolare, tra gli interventi di competenza della D.G. per le dighe e le infrastrutture idriche, ad oggi, per la Regione siciliana, risultano essere stati programmati n. 116 interventi per un investimento complessivo di circa 804,1 milioni di euro, divisi nei seguenti programmi di finanziamento: – Piano Nazionale di Interventi Infrastrutturali e per La Sicurezza nel Settore Idrico. Con il piano sono stati programmati per la regione Siciliana 9 interventi per complessivi 21,1 mln di euro, di cui 3 finanziamenti revocati, 2 interventi ultimati e 4 con attività in corso; -Fondo per lo sviluppo e la coesione.

Sul fondo in questione sono stati assegnati finanziamenti con due diverse programmazioni, una relativa alle dighe e una relativa alle infrastrutture idriche, entrambe attualmente in corso: i) FSC 2014-2020 – Piano Operativo Infrastrutture Interventi di manutenzione straordinaria e messa in sicurezza dighe. Con il FSC 20214-2020, sono stati programmati n. 24 interventi per complessivi 33,8 mln di euro. Attualmente, dei 24 interventi programmati, 7 interventi relativi a studi e indagini finalizzati alla definizione delle verifiche sismiche e verifiche idrauliche e idrologiche delle dighe, risultano finanziati per un importo complessivo di 3,1 mln di euro. Dei restanti 17 interventi, 5 sono in corso e 12 non hanno raggiunto l’OGV (obbligazione giuridicamente vincolante). ii) FSC 20212027, Piano Sviluppo e Coesione 2021-2027. Aree tematica “Mobilità e Infrastrutture Sostenibili” – Linea di intervento “Infrastrutture idriche”. Con il FSC 2021-2027, sono stati programmati n. 46 interventi per complessivi 140,16 mln di euro. Attualmente, dei 46 interventi programmati, 5 non hanno raggiunto l’obbligazione giuridicamente vincolante rappresentata dalla proposta di aggiudicazione al 31 dicembre 2023. Ad oggi sono 41 gli interventi che hanno raggiunto l’Obbligazione Giuridicamente Vincolante per un importo finanziato di 105,403 mln di euro di cui: 1 interventi in appalto integrato per un importo finanziato di 4,649 mln di euro; 9 interventi con lavori aggiudicati per un importo finanziato pari a 11,48 mln di euro; 25 interventi con lavori in corso per un importo finanziato pari a 88,24 mln di euro; 6 interventi ultimati per un importo pari 1,040 mln di euro; – PNRR M2C4-I4.1- Investimenti in infrastrutture idriche primarie per la sicurezza dell’approvvigionamento idrico.

Si tratta n. 10 interventi programmati per complessivi 239,6 mln di euro; – PNRR M2C4-I4.2- Riduzione delle perdite nelle reti di distribuzione dell’acqua, compresa la digitalizzazione e il monitoraggio delle reti. La linea di finanziamento ricomprende n. 5 interventi in corso per complessivi 115,3 mln di euro; -PON INFRASTRUTTURE E RETI 2014-2020 – ASSE IV “REACT-EU” RIDUZIONE DELLE PERDITE NELLA RETE DI DISTRIBUZIONE IDRICA DELLE REGIONI DEL MEZZOGIORNO, con questa linea di finanziamento sono stati programmati n. 11 Sezione di controllo per la Regione siciliana 34 Referto emergenza idrica in Sicilia interventi – in corso – per complessivi 214,2 mln di euro; -FONDO PROGETTAZIONE (DM n. 259 del 29 agosto 2022), sono stati programmati n. 3 interventi – in corso – per complessivi 1,5 mln di euro. La gestione del programma è in capo alla Direzione generale per l’edilizia statale e gli interventi speciali del M.I.T. c) – Manutenzioni, interrimenti e progetti di gestione. Allo stato degli atti, il fenomeno dell’interrimento non è stato gestito, né in fase preventiva con la programmazione di interventi territoriali nel bacino imbrifero tendente a ridurre l’erosione dei suoli con conseguente apporto di sedimenti nell’invaso, né in fase operativo-gestionale con lo smaltimento dei sedimenti che arrivano nel serbatoio e/o che si sono accumulati nel tempo. La mancata o non corretta gestione dell’interrimento nell’invaso, oltre a sottrarre volumi potenzialmente disponibili per la risorsa, in molti casi ha determinato l’ostruzione degli scarichi profondi della diga, privandola di un fondamentale impianto per la gestione della sicurezza idraulica. Ai fini della corretta gestione del fenomeno (D. Lgs. 152/2006, art. 114; D.M. 12 ottobre 2022 n. 205) è previsto che il Concessionario/Gestore predisponga per ogni invaso il “Progetto di gestione”.

Il Progetto è approvato dall’Autorità di Distretto Bacino Idrografico della Sicilia, previo parere del MIT-Ufficio Dighe (per gli aspetti sulla sicurezza dell’invaso e dello sbarramento), e sentiti, ove necessario, gli enti gestori delle aree protette direttamente interessate. Alla data odierna i Progetti di gestione dell’invaso approvati sono 23. Pertanto, si rimette al follow up (punti 2-10-11-12-14) la verifica dello stato dei lavori di manutenzione e delle ragioni per le quali le altre dighe non siano tuttora dotate dell’approvazione del progetto. IX. I profili di grave criticità nella gestione dei titoli di concessione e dei rapporti di concessione.

Nell’analisi confermata dagli esiti del contraddittorio, risulta in piena evidenza documentale che, nella maggior parte dei casi, le concessioni idriche trovano fondamento in titoli concessori molto risalenti nel tempo, o hanno subito diverse proroghe senza che sia stata avvertita la necessità procedimentale di riesaminare ed aggiornare le condizioni del rapporto concessorio, con specifico riferimento ai termini delle stesse, compresi i canoni di concessione, le clausole della concessione, ovvero esaminare i presupposti per l’apertura al mercato ed alla concorrenza. A tal riguardo, occorre rilevare che l’affidamento delle concessioni delle derivazioni idriche è stato al centro dell’attenzione dell’Unione Europea la quale, nell’intento di dare una forte spinta alla creazione del mercato interno dell’energia, ha emanato nel 1996 la direttiva n. 96/92/CE, contenente le misure di liberalizzazione del mercato dell’energia elettrica, che ha avviato in Italia una stagione di proroghe delle concessioni in essere, dichiarate, a più riprese, illegittime dalla Corte costituzionale (v. sentenza n. 205/2011).

Con specifico riferimento all’affidamento delle concessioni idroelettriche, la Commissione UE, in più occasioni ha rilevato profili di incompatibilità della normativa italiana, nei confronti dell’articolo 12 della Direttiva servizi 2006/123/UE (cd Bolkestein) e con il diritto alla libertà di stabilimento Sezione di controllo per la Regione siciliana 35 Referto emergenza idrica in Sicilia garantito dagli articoli 49 e 57 del TFUE. La Regione siciliana, ad oggi, non si è adeguata al nuovo contesto normativo, sebbene nel DEFR 2025-2027 richiami il DDL n. 834 del 20 novembre 2024 sulla base della quale intenderebbe conformare la concessione degli invasi idroelettrici alla Direttiva servizi (cd “Bolkestein”), prevedendo l’espletamento di gare ad evidenza pubblica, termini più contenuti per la durata delle concessioni e l’adeguamento dei canoni attraverso un complesso calcolo fondato su una componente fissa ed una componente variabile.

Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Direzione Generale per le Dighe e le Infrastrutture Idriche, ha evidenziato le criticità del disegno di legge regionale citato (v. nota prot. n. 4628 del 18 giugno 2025, prodotta nel corso dell’istruttoria svolta da codesta scrivente Sezione di Controllo), osservando che: “A parere della scrivente Direzione la proposta di legge non sembra tener sufficientemente conto delle recenti prescrizioni statali di cui al comma 1-ter.1, inserito nell’articolo 12 del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79 dall’art. 7, comma 1, lett. a), della legge 5 agosto 2022, n. 118, secondo cui le procedure di assegnazione delle concessioni di grandi derivazioni idroelettriche sono effettuate tenendo conto degli interventi di miglioramento della sicurezza delle infrastrutture esistenti.

La pubblica incolumità e la sicurezza delle infrastrutture idriche rappresentano infatti interessi pubblici primari da valorizzare alla stregua degli altri interessi pubblici richiamati espressamente dal disegno di legge, come i miglioramenti ambientali, territoriali ed energetici. In ogni caso, il progetto di legge cit. individua nuovi criteri di determinazione dei canoni di concessione delle derivazioni idroelettriche, sulla base dei quali la Regione, nel Documento di Economia e Finanza regionale, presentato per il triennio 2025/2027 , ha elaborato, a titolo meramente esemplificativo, una simulazione del valore dei canoni di concessione delle sole derivazioni idroelettriche, attualizzati alla luce del DDL 834 che compone il canone sia di una quota fissa che di una componente varabile: Uso Concessionario Fonte idrica Canone attuale per il 2024 Idroelettrico Idroelettrico Enel Produzione SpA Canone 2024 in applicazione del DDL 834 Ancipa-Pozzillo-Simeto Ene lGreen Power Alcantara 2 335.231,350 82.411,860 1.779.763,34 412.896,200 Dall’elaborazione effettuata in sede programmatoria dal Dipartimento della Ragioneria Generale della Regione, emerge che per i canoni presi in considerazione l’importo attualizzato dovrebbe essere rivalutato di ben oltre il 500%. Applicando un coefficiente di rivalutazione analogo ai canoni di concessione delle sole concessioni delle derivazioni idroelettriche, sui dati trasmessi dal DAR, si presenta la situazione descritta nella tabella che segue (in verde sono evidenziati i calcoli del DEFR 2025-2027). Sezione di controllo per la Regione siciliana 36 Referto emergenza idrica in Sicilia Uso Idroelettrico Idroelettrico Concessionario Enel Produzione SpA Fonte idrica Canone attuale per il 2024 Canone 2024 in applicazione del DDL 834 Ancipa-Pozzillo-Simeto Ene lGreen Power Alcantara 2 335.231,350 82.411,860 1.779.763,34 412.896,200 Idroelettrico Enel Produzione SpA Grammauta 45.030,610 225.153,050 Idroelettrico Enel Produzione SpA Piana degli Albanesi 42.613,340 213.066,700 Idroelettrico Idrosud Srl Don Sturzo/Ogliastro 4.151,110 20.755,550 Idroelettrico Idrosud Srl Rosamarina 4.213,990 Totali 513.652,26 21.069,950 2.672.704,79 In relazione a tutti gli altri canoni di concessione (uso irriguo, uso potabile, uso industriale, ecc.), a causa dell’eccessiva durata dei titoli concessori, è molto elevata la probabilità che gli stessi non siano attualmente congrui, poiché l’eventuale aggiornamento al tasso di inflazione programmato ISTAT non tiene conto delle mutate condizioni di mercato sulle quali incide, da un lato, il maggior valore della risorsa idrica a fronte della situazione emergenziale e, dall’altro lato, il maggiore numero di soggetti presenti nel mercato (punto 5 follow up). X.

Le entrate finanziarie dalla gestione delle dighe e degli impianti di adduzione. L’ulteriore entrata che proviene a vantaggio della Regione siciliana dalla gestione dell’acqua pubblica consiste nella Tariffa idrica a fronte della cessione dell’acqua grezza. Un ruolo preminente nella distribuzione dell’acqua invasata è rivestito da Siciliacque S.p.A., società privata per il 75%, e partecipata dalla Regione per il rimanente 25%, responsabile della gestione e distribuzione all’ingrosso dell’acqua ai Comuni e agli altri gestori d’ambito. Ebbene, la Società regola i propri rapporti con la Regione attraverso la Convenzione del 20 aprile 2004, Rep. N. 10997, dalla quale si evince che la stessa, sebbene applichi una tariffa ai propri clienti, non paga alcun canone per l’acqua di cui si approvvigiona e che distribuisce all’ingrosso, limitandosi a pagare un canone di utilizzo per le infrastrutture affidate in gestione (art. 14 -Convenzione). Una gestione improntata ai postulati dell’economicità e dell’autosufficienza finanziaria dovrebbe prevedere la riscossione di un canone, da parte della Regione, a fronte dell’utilizzo della risorsa idrica da parte del concessionario che, per buona parte, ha natura privata e che, a sua volta, incassa delle tariffe a fronte del servizio di distribuzione. XI. Considerazioni a chiusura. Sulle criticità strutturali della gestione delle infrastrutture. Sui punti di sintesi del quadro informativo confermato dal contraddittorio e rimesso al follow up. Il fabbisogno idrico annuale in Sicilia è stimato nel Piano di Tutela delle Acque (PTA) su base annua. Secondo il “Piano di Tutela delle Acque – documento di sintesi”, la stima del fabbisogno idrico – a causa della mancanza di disponibilità di dati sui volumi effettivamente prelevati in tutti i settori (civile, irriguo e industriale) – è effettuata Sezione di controllo per la Regione siciliana 37 Referto emergenza idrica in Sicilia utilizzando diverse metodologie a seconda del settore d’impiego. Il fabbisogno idrico annuale stimato per i bacini significativi ammonta a un totale di circa 1.166,2 milioni di metri cubi (Mm3/anno), suddiviso come segue: -Fabbisogno idrico civile: stimato in circa 283,9 Mm3/anno; – Fabbisogno idrico irriguo: stimato in circa 749,6 Mm3/anno, il settore agricolo rappresenta la maggiore pressione sulla risorsa idrica; -Fabbisogno idrico industriale: stimato in circa 132,7 Mm3/anno.

Il documento “PTA-sintesi” evidenzia che i fabbisogni si distribuiscono percentualmente in modo significativo: 24% per usi civili, 65% per usi irrigui e 11% per usi industriali. Su tale premessa, la Sezione di controllo richiama le evidenze documentali, gestionali e tecniche che seguono, le quali sono rimesse integralmente al follow up. a) – La situazione degli invasi. Dei 45 grandi invasi artificiali esistenti sull’isola, sono attivi n. 38, dei quali n. 18 funzionanti a pieno regime senza condizioni, mentre n. 20 assoggettati a limitazioni di riempimento (n. 10 per l’assenza del collaudo e n. 10 per ragioni di sicurezza imposte dall’Ufficio Tecnico per le Dighe di Palermo). Sette invasi, invece, sono attualmente fuori esercizio o in costruzione. Pertanto, al netto degli invasi inattivi e delle limitazioni di invaso, il Volume disponibile dagli invasi per il territorio regionale ammonta a circa 757,23 Mm3, pari al 67,1% a fronte del Volume complessivo potenziale di 1.129 Mm3. Ogni invaso, come già rilevato negli esiti istruttori riferiti alla nota del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti acquisita con prot. Cdc 4628 del 18 giugno 2025, ha un volume di progetto, un volume autorizzato dal MIT per ragioni di sicurezza e staticità, e un volume di esercizio, che è quello effettivo. Come rilevato negli esiti istruttori (relazione del Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza della Regione Siciliana acquisita con prot. Cdc 2391 del 21/03/2025), su un volume di progetto pari a 1,1 miliardi di m3 di acqua, risulta autorizzato un volume pari a 757 milioni di m3 di acqua. Di questo volume solo una porzione risulta effettivamente utilizzabile, a causa dei detriti e dei sedimenti che negli anni e nei decenni si sono accumulati e che hanno di fatto ridotto il volume di uso degli invasi. Pertanto, oltre alle limitazioni a cui l’invaso è soggetto a causa del mancato collaudo tecnico-funzionale, ulteriori limiti alla capacità di accumulo vengono imposti dal MIT a causa della presenza di sedimenti che (oltre a ridurre di per sé la capacità di invaso, creando un corpo solido che occupa volume) compromettono la staticità della diga.

Tale situazione assume una rilevanza di urgenza prioritaria nella programmazione del follow up (punti 2-10-11). b) – Le principali criticità degli invasi. Alla luce delle complesse risultanze istruttorie, è possibile redigere l’elenco delle maggiori e più gravi criticità presentate dagli invasi, come riportate nella relazione del DAR, acquisita con protocollo Cdc 3688 del 14 maggio 2025: 1. Mancanza di collaudo statico; 2. Mancanza di Verifica sismica; 3. Presenza di sabbie e detriti all’interno degli invasi e la conseguente riduzione capacità di accumulo acqua; 4. Occlusione degli scarichi, delle opere di presa, nonché delle relative condotte dell’invaso; 5. Carenza impianti elettrici, locali tecnici, quadri di controllo; 6. Elevato apporto solido dagli adduttori; 7. Occlusione o malfunzionamento degli scarichi, delle opere di presa, nonché delle relative Sezione di controllo per la Regione siciliana 38 Referto emergenza idrica in Sicilia condotte, delle traverse che alimentano gli invasi; 8. Imprecisa definizione dei volumi di riserva per la fauna ittica, per le opere di presa, per interrimento e per evaporazione. Si rilevano criticità anche riguardo il completamento, la gestione e la manutenzione delle dighe, oltre che delle opere accessorie (di ruscellamento). Con la locuzione “interrimento” si indica il fenomeno che vede il progressivo depositarsi sul fondo degli invasi di sedimenti che, con il tempo, ne possono ridurre anche significativamente i volumi. In particolare, secondo i dati forniti dallo stesso DAR, in tutte le dighe gestite dal Dipartimento Acqua e Rifiuti, a fronte di una capacità originaria di 532 Mmc di acqua, i sedimenti occupano un volume utile pari al 7% (circa 40 Mmc). L’interrimento appare dovuto non solo all’obsolescenza degli impianti, ma anche alla omessa manutenzione protratta nel lungo periodo. Un ulteriore problema causato dagli interrimenti è quello dell’occlusione degli scarichi, necessari per il contenimento di eventuali piene, a tutela del territorio a valle. Alla luce di quanto riportato, è indispensabile l’esecuzione di lavori di “sfangamento”, onde assicurare il corretto funzionamento dello scarico di fondo, come più volte sottolineato nella corrispondenza istruttoria con la Direzione generale Dighe del MIT. Anche tale profilo confluisce con urgente priorità nel follow up (punti 2-4-10). c) –

Il malfunzionamento degli impianti e delle opere di presa. Un’altra criticità emersa riguarda lo stato dei serbatoi, le condizioni dei manufatti e dei dispostivi di controllo e monitoraggio della diga, nonché la stabilità delle sponde dell’invaso. Anche in questo caso si rendono necessari interventi di manutenzione straordinaria volti a superare le limitazioni d’invaso prescritte dall’autorità di vigilanza. In conseguenza delle problematiche funzionali-strutturali evidenziate, nonché delle relative limitazioni d’invaso imposte dalla Direzione Dighe, la capacità effettiva dei serbatoi condotti ha subito una riduzione, in condizioni idrologiche e climatiche ordinarie, pari a circa un terzo della capacità di progetto. Più nel dettaglio, la capacità utile originaria degli invasi gestiti dal DAR è riportata in 532 Mm3. Di questa capacità quella effettivamente erogabile appare oggi pari a 359 Mm3 (67% del totale), con un deficit di capacità utile di 173 Mm3 (33% del totale). Di questo volume non fruibile, circa 40 Mm3 appare occupato da sedimenti, mentre la restante quota di 133 Mm3 è costituita dal volume utile non accumulabile a causa delle limitazioni d’invaso. d) –

Le criticità rilevate nel regime concessorio. Dalle informazioni acquisite in istruttoria e dai verbali delle visite ispettive effettuate dal MIT si evince che la gestione è maggiormente efficiente in caso di dualismo tra l’ente concedente ed il soggetto concessionario/gestore, mentre nel caso di coincidenza dei soggetti si riscontrano maggiori criticità. In Sicilia il DAR è contemporaneamente concedente e concessionario di 26 dighe, in un regime che si dimostra palesemente inefficiente; n. 20 sono invece gli invasi in concessione per i quali il DAR è solo soggetto concedente (i soggetti concessionari sono ENEL, ENI, Siciliacque, etc.). Le problematiche relative a tale duplicità di competenze sono evidenziate dallo stesso Dipartimento, che mette in luce come la gestione operativa delle grandi dighe da parte di Sezione di controllo per la Regione siciliana 39 Referto emergenza idrica in Sicilia un’amministrazione pubblica abbia fatto emergere criticità dovute a una percepita incompatibilità tra le caratteristiche di una struttura orientata anche a obiettivi economici (tipica di un gestore privato) e un organismo istituzionale rivolto al perseguimento dell’interesse collettivo. Tale aspetto gestionale influisce sull’efficienza e la sostenibilità finanziaria del servizio. Sul piano delle politiche per il personale, la relazione del Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza della Regione Siciliana, acquisita con prot. Cdc 2391 del 21/03/2025, evidenzia una “inadeguatezza strutturale nella gestione delle dighe e delle infrastrutture idriche” da parte del Dipartimento dell’Acqua e dei Rifiuti (DAR).

La criticità da ultimo rilevata è stata altresì condivisa dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Direzione Generale per le Dighe e le Infrastrutture Idriche che, con la nota prot. Cdc n. 4628 del 18 giugno 2025, ha osservato di avere già segnalato – con Nota DG dighe prot. 29334 del 03.12.2024 – all’Ufficio Legislativo del Ministero i menzionati profili di incompatibilità e violazione dei principi di tutela della concorrenza, laddove si attribuiscono le funzioni di amministrazione concedente ad un dipartimento regionale – Dipartimento dell’Acqua e dei Rifiuti, che svolge allo stesso tempo funzioni di gestore di dighe. Tale profilo, assume una rilevanza normativa, che si rimette al follow up, unitamente alle questioni di analoga rilevanza, afferenti alla riforma dei Consorzi di Bonifica e alla revisione del regime di concessione idrica (punti 2-5-6 follow up). e) –  finanziamenti operativi su diversi fondi e programmi. Le gravi carenze realizzative e manutentive riscontrate sulle grandi Dighe e sulle reti d’acquedotto, con particolare riferimento al Sovrambito, si ricongiungono e si riflettono -allo stato degli atti- su una molteplicità eterogenea di interventi finanziati da diversi programmi e fondi, sui quali la Sezione di controllo rileva la necessità di un attento e quanto più analitico follow up, in considerazione: – della necessità di prevenire la perdita di finanziamento e/o la realizzazione di opere incompiute, in analogia ai gravi e risalenti fenomeni riscontrati in istruttoria; – dell’urgenza di recuperare l’efficienza nelle funzioni d’indirizzo e di coordinamento dei molteplici interventi, di rilevante importo finanziario, censiti nel referto, in considerazione della sussistenza delle palesi frammentazioni e sovrapposizioni di competenza, riscontrate nella ricostruzione della governance dell’approvvigionamento primario e del ciclo idrico integrato. In tale contesto che si rimette integralmente al follow up (punti 2-10-11-12), giova richiamare oltre agli interventi finanziati dal PNIISII e dai programmi gestiti dal MIT-DG Dighe, i fondi messi a disposizione della Regione siciliana dalle linee di finanziamento provenienti dal PNRR, dal FNC e da altri fondi, come dalle tabelle ricognitive inserite nel referto. Per ripristinare il funzionamento idraulico e l’integrità strutturale degli impianti e recuperare la capacità utile, il DAR ha individuato interventi prioritari da realizzare tramite diversi Programmi Operativi: tali operazioni mirano a eliminare le limitazioni d’invaso e a rimuovere parzialmente i sedimenti accumulati. Si stima che, con l’esecuzione dei lavori, si potrà recuperare un volume utile complessivo di circa 82 Mmc, portando la capacità complessiva dei serbatoi a 441 Mmc. Tali interventi, che Sezione di controllo per la Regione siciliana 40 Referto emergenza idrica in Sicilia richiedono un orizzonte di realizzazione medio-lungo, non potranno seguire le logiche legate all’emergenza, essendo legati ai tempi tecnici previsti dalla normativa vigente. Gli interventi in corso o programmati (DAR) sono numerosi (48 attivi su 73 originariamente previsti) e i relativi finanziamenti originano da diversi Programmi Operativi (PO Infrastrutture FSC, Piano Straordinario, Patto per il Sud, POC Sicilia, CIPESS, PNRR, PSC 2021-2027, PR FESR 2021-2027, Fondo progettazione L.R. 3/2024), spesso con necessità di reperire risorse integrative. Il DAR ha inoltre proposto l’inclusione di 12 interventi nel Piano nazionale di interventi infrastrutturali e per la sicurezza del settore idrico (PNIISSI) per un importo complessivo di € 292.603.256,39. Nell’elenco dei 12 interventi proposti dal DAR e ammessi nel PNIISSI vengono previsti specifici progetti per le dighe Rosamarina, Olivo, Disueri, Gibbesi, Castello Scanzano-Rossella, Nicoletti, Comunelli, Arancio, San Giovanni. Sotto il profilo in esame, è altrettanto utile richiamare la vicenda dei finanziamenti richiesti dai Consorzi di Bonifica a valere sul PNRR. Sul punto in questione, si segnala che nell’ambito del PNRR, l’Investimento 4.3 della componente M2C4, denominato “Investimenti nella resilienza dell’agrosistema irriguo per una migliore gestione delle risorse idriche”, prevedeva una dotazione finanziaria di 880 milioni di euro, dei quali 520 disponibili per il finanziamento di investimenti in infrastrutture irrigue e 360 per progetti coerenti. Agli atti istruttori risulta che i Consorzi di Bonifica della Regione Siciliana hanno presentato, in tale ambito, trentuno progetti. È risultato che nessuno dei progetti presentati dai Consorzi di bonifica della Regione Siciliana abbia superato il vaglio di ammissibilità, per una richiesta totale di finanziamenti non conseguiti pari a 422.752.171,56 euro. Anche tale profilo confluisce, con prioritaria urgenza, nel follow up in considerazione della grave e risalente sofferenza del settore irriguo, imputabile all’inefficienza strutturale della gestione delle infrastrutture e delle risorse destinate, con gli esiti negativi sulle capacità di sviluppo e crescita del settore agricolo, puntualmente rilevate da BankItalia nella relazione sull’economia siciliana del 2025 (punto 9 follow up). f) – Gli esiti istruttori delle verifiche in loco.

Nel corso dell’attività istruttoria sono stati espletati due sopralluoghi, in conformità agli standard ed ai parametri del controllo di gestione consolidati in ambito comunitario e recepiti nel contesto nazionale, i cui esiti non sono stati contestati nello svolgimento del contraddittorio. In particolare, dalle risultanze documentali e tecniche emerge in sintesi che: – la Diga TRINITA’ è stata oggetto di sopralluogo da parte di questa Sezione in data 30 aprile 2025. La Diga della Trinità, situata nel territorio di Castelvetrano (TP), è stata costruita negli anni ’50. Attualmente, la Diga è in gestione al DAR (Dipartimento Regionale dell’Acqua e dei Rifiuti).

Il Presidente della Regione con nota n. 91 del 29 aprile 2025 ha chiesto ai Magistrati Istruttori in via principale “la chiusura dell’istruttoria e l’archiviazione del procedimento di controllo”, ed in subordine il differimento della verifica in loco, invitando a non procedere al sopralluogo per presunte violazioni del principio del contraddittorio. La nota cit. è stata riscontrata in pari data dai Magistrati Istruttori con la nota n. 3362 di conferma del sopralluogo, che è stato Sezione di controllo per la Regione siciliana 41 Referto emergenza idrica in Sicilia espletato nella data programmata, alla presenza dell’Amministrazione regionale e della Protezione civile regionale.

La scheda relativa all’invaso compilata dall’Autorità di bacino nel 2023 riporta un volume utile di regolazione peri a 17.500.000 m3 a fronte di un volume autorizzato pari a 3.764.000 m3, con un interrimento totale su volume di massima regolazione pari a 5.844.800 m3. In data 09/04/2024, la Direzione Generale per le Dighe ha avviato il procedimento per l’ulteriore limitazione o la messa fuori esercizio dell’invaso della diga, ai sensi del DPR 85/1991. Il Gestore richiedeva la sospensione del procedimento in attesa di ulteriori verifiche; tuttavia, l’istruttoria condotta dalla Direzione Generale ha evidenziato gravi carenze manutentive e strutturali, in particolare nei cunicoli, protrattesi per anni nonostante le prescrizioni, e incongruenze nelle analisi statiche e sismiche.

Con provvedimento del 14 gennaio 2025, la Direzione Generale per le Dighe ha disposto la conclusione del procedimento di messa fuori esercizio / ulteriore riduzione dei livelli di invaso della Diga della Trinità. Ai fini del Documento di protezione civile, sono state fissate nuove quote di preallerta (50,00 m s.l.m.), vigilanza rinforzata (52,00 m s.l.m.) e pericolo (54,00 m s.l.m.), evidenziando la ridotta capacità di laminazione in sicurezza. Il provvedimento di messa fuori esercizio è stato poi sospeso a seguito della presentazione, da parte del DAR, della documentazione “Nota tecnica per il mantenimento di un livello minimo di sicurezza dell’invaso”, a firma dell’Ing. Salvatore Miliziano, e della relativa esecuzione da parte del DAR di alcuni interventi urgenti di incremento della sicurezza. Permangono tuttavia forti criticità in relazione allo stato delle gallerie e cunicoli. Allo stato risulta quindi come le gravi criticità strutturali che interessano l’invaso non siano state adeguatamente trattate dall’Ente gestore. In particolare, i sedimenti accumulati hanno ridotto il volume utile dell’invaso e creato condizioni di rischio la sicurezza dell’impianto, inducendo la Direzione Generale per le Dighe del MIT a disporre limitazioni d’uso sempre più consistenti, fino alla messa fuori esercizio. È quindi opportuno l’intervento dell’Ente Gestore DAR o, in caso di inerzia, della Regione con poteri sostitutivi, al fine di permettere un aumento della capacità di accumulo dell’invaso e, di conseguenza, di erogazione della risorsa idrica a scopo irriguo; – la Diga PIETRAROSSA è stata oggetto di sopralluogo da parte della Sezione del controllo in data 27 maggio 2025. Il costo complessivo per il completamento della diga, pari a 82 M€, grava su tre diverse linee di finanziamento: PNRR (FSC 2014-2020), Delibera CIPESS 1/2022, Fondo ex art. 26 comma 2 D.L. 50/2022 conv. in L. n. 91/2022. Si tratta di un caso alquanto emblematico di opera incompiuta, in analogia alla Diga BLUFI (v. relazione Gen. Jucci 2002). g) – Le risultanze documentali, amministrative e tecniche sui DISSALATORI. I tre dissalatori dell’Isola (Porto Empedocle, Trapani, Gela) hanno subito lo stato di totale abbandono da oltre un decennio, a seguito della dismissione degli impianti affidata a Siciliacque S.p.A. Il costo iniziale per la realizzazione dei nuovi dissalatori è stato inizialmente stimato in 96 milioni di euro (32 milioni per singolo dissalatore), con tecnologia a osmosi inversa. In seguito alle analisi tecnico-strutturali effettuate sui vecchi dissalatori, Sezione di controllo per la Regione siciliana 42 Referto emergenza idrica in Sicilia la rifunzionalizzazione degli impianti originari è apparsa impossibile a causa delle condizioni di completo abbandono e degrado in cui essi versano; si è quindi resa necessaria la demolizione completa e la conseguente ricostruzione di tutti i dissalatori. Nella seduta della Cabina di regia nazionale del 15 novembre 2024, il Commissario straordinario nazionale è stato incaricato di procedere alla realizzazione e messa in esercizio di n. 3 impianti di dissalazione mobili con potenzialità di circa 100 l/s ciascuno, per un costo iniziale pari a 4 milioni di euro dei fondi regionali stanziati, con l’obiettivo di utilizzarli fino al completamento della costruzione di quelli nuovi, e poterli successivamente spostare ove si presenti la necessità; in aggiunta, è stata prevista l’individuazione di Siciliacque s.p.a., già soggetto gestore del servizio idrico di Sovrambito della Regione Siciliana, in qualità di soggetto attuatore di tali opere. Successivamente, con la delibera di Giunta regionale n. 459/2024, sono stati stanziati ulteriori 180 milioni (per un totale di fondi stanziati per l’emergenza pari attualmente a 280 milioni) per la costruzione di due nuovi impianti di dissalazione nella provincia di Palermo, di cui 10 milioni derivanti da finanziamento pubblico e i restanti 170 milioni da finanziamenti privati. L’Amministrazione ha infatti ritenuto necessario realizzare e gestire impianti di dissalazione e relative opere di adduzione per l’approvvigionamento in sicurezza del sistema idropotabile dell’area metropolitana di Palermo, la quale è dipendente per l’approvvigionamento di oltre il 50% dall’acqua degli invasi di Rosamarina, Piano, Scanzano e Poma. Si richiama l’attenzione sull’evidenza documentale acquisita sulla sulla diga di Blufi (PA), destinata ad uso potabile, la quale non è mai stata completata, costituendo un caso alquanto emblematico di opera incompiuta. Inoltre, è fondamentale il rilievo -allo stato degli atti- che i dissalatori sono da considerarsi una fonte marginale di approvvigionamento idrico emergenziale. Infatti, nella gestione ordinaria del ciclo dell’acqua, i dissalatori entrano in funzione solo per brevi periodi, durante le fasi considerate più critiche per la contestuale aumentata domanda di acqua e minore disponibilità idrica, mentre durante il resto dell’anno vengono mantenuti in stand-by. Pertanto, i costi più elevati di produzione per metro cubo di acqua sarebbero concentrati in un arco di tempo limitato, con conseguente minore incidenza sul costo totale dell’acqua al m3. Si rinvia alle analitiche conclusioni del referto (v. par. 9.13, pagg. 232 ss.), con riferimento all’esito del contraddittorio, per l’individuazione dei quantitativi di acqua che saranno prodotti dai dissalatori e dei relativi costi, rispetto al costo dell’acqua prodotta da una gestione delle dighe e dei pozzi maggiormente improntata ai principi di efficienza, efficacia ed economicità. Attualmente, l’acqua dissalata contribuisce per il 3,17% al fabbisogno civile/potabile; una volta che i dissalatori opereranno al regime previsto dal progetto, la percentuale di acqua così prodotta rispetto al fabbisogno potabile dell’isola salirà al 5,28%. Rapportando tali volumi agli elevatissimi costi sostenuti e previsti per costruire e mantenere in funzionamento i dissalatori, e allo stato delle risultanze istruttorie e dei dati tecnici acquisiti, la Sezione di controllo rileva che non è stata raggiunta un’adeguata e chiara Sezione di controllo per la Regione siciliana 43 Referto emergenza idrica in Sicilia evidenza dell’economicità e dell’efficienza della scelta dei dissalatori, rispetto ad altre forme o modalità di ottenimento della risorsa idrica (in particolare, in comparazione con i costi di un maggior efficientamento delle reti di distribuzione, nonché dei pozzi e degli invasi esistenti). Si evidenzia come agli atti non sia stata depositata una relazione tecnica sui costi-benefici dei dissalatori, neppure in comparazione con altre modalità di produzione e distribuzione dell’acqua. L’esito istruttorio raggiunto non dà quindi evidenza delle tesi sostenute dall’Amministrazione sull’utilità dei dissalatori (quantitativi di acqua prodotta; €/mc di acqua prodotta; volumi e costi di produzione). In definitiva, all’esito dell’attività istruttoria e del contraddittorio svolto, non risultano emersi elementi che dimostrino l’efficienza e l’economicità della spesa in relazione alla scelta di realizzare e gestire i dissalatori (punto 8 follow up). h) – Le criticità nella gestione degli ATO e del SII. Le dotazioni delle risorse idriche disponibili per singoli ATO. Le perdite delle Reti Idriche.

Dal complesso ed articolato svolgimento delle attività istruttorie e dagli approfondimenti documentali e tecnici svolti nel contraddittorio, si rimettono al follow up (punti 4-10) tutte le gravi criticità strutturali afferenti alla gestione dei singoli ATO (v. es. in particolare la corrispondenza informativa pervenuta dalla Consulta AICA sulle inefficienze del servizio idrico nel territorio di Agrigento), in relazione all’esatta individuazione delle fonti di approvvigionamento idrico disponibili nei diversi ambiti ed agli interventi di manutenzione straordinaria delle reti idriche, comprese gli acquedotti del Sovrambito, gravate da fenomeni di perdita media ad elevata rilevanza quantitativa, come emerge dai dati ARERA, ISTAT e dalle informazioni provenienti dalla Protezione civile regionale. i) – Le sanzioni comminate per le omissioni nelle opere e nei lavori di manutenzione delle grandi Dighe. Anche tale profilo risulta confermato dagli esiti del contraddittorio e si rimette al follow up per la verifica dell’adozione degli interventi e delle misure correttive da parte delle Amministrazioni competenti (punto 17). l) – I mutamenti climatici. I modelli previsionali riportano un aumento generalizzato dell’intensità delle piogge. Si prevede per il futuro una tendenza già visibile oggi: piove meno frequentemente, ma quando piove la precipitazione è più intensa. Tali proiezioni suggeriscono l’utilità di dotarsi di una efficiente programmazione della governance dell’approvvigionamento primario e del ciclo idrico integrato, orientata a conservare la risorsa idrica proveniente dai periodi di maggior intensità di precipitazioni. Sezione di controllo per la Regione siciliana ***********  (I PARTE)

Crisi idrica in Sicilia , il Presidente della Regione siciliana, Schifani: «Criticità ultradecennali, mio governo già al lavoro sulle soluzioni»

Sulle criticità sollevate dalla Corte dei conti

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Palermo,

«Accogliamo con attenzione le osservazioni della Corte dei conti che richiamano criticità strutturali maturate in oltre vent’anni e un quadro normativo che, in alcuni casi, ha generato una frammentazione delle competenze. Su questi aspetti la Regione resta aperta a suggerimenti utili a migliorare l’azione amministrativa».

Lo dice in un comunicato il presidente della Regione, Renato Schifani, commentando il referto sulla gestione dello stato di emergenza idrica in Sicilia redatto dalla sezione regionale di Controllo della Corte dei conti.

«Da quasi due anni il mio governo – aggiunge Schifani – è impegnato sia nella gestione dell’emergenza idrica sia in un piano ordinario di interventi infrastrutturali, finalizzato alla riforma del settore e all’accelerazione della manutenzione di dighe e adduttori. Sono state attivate, solo per l’emergenza, risorse per oltre 200 milioni di euro, tra fondi regionali e nazionali, ottenendo un incremento stimato del 30% della dotazione idrica delle aree colpite».

«Parallelamente – conclude il presidente – abbiamo già attivato tre dissalatori, pienamente operativi, e ne abbiamo programmati altri due a Palermo. Stiamo inoltre potenziando il dipartimento Acqua e rifiuti e avviando una riorganizzazione della governance del sistema, con l’obiettivo di superare frammentazione e ritardi storici e garantire risposte strutturali e durature ai cittadini siciliani»

Nuove modifiche alla manovra 2026

 

Roma,

Il  Governo introduce un pacchetto di modifiche alla manovra per il 2026. L’annuncio è del  ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che ha partecipato oggi a una riunione dell’ufficio di presidenza della commissione Bilancio del Senato.

Nel pacchetto, tra l’altro, misure su Transizione 5.0, previdenza complementare e una riprogrammazione delle risorse per il Ponte sullo Stretto.

Comunicato del Mit  “Approfondimenti in corso per superare i rilievi della Corte dei conti

“Il ministro dei Trasporti Matteo Salvini è determinato a realizzare il Ponte sullo Stretto e farà di tutto per velocizzare il via ai lavori. Il governo ha garantito la copertura finanziaria per l’opera: a causa dell’intervento della Corte dei Conti, sono in corso gli ulteriori approfondimenti richiesti: per questo, i fondi sono stati ricollocati perché i cantieri saranno aperti nei prossimi mesi anziché entro fine anno come auspicato”.

Ponte sullo stretto. La Corte dei conti comunica le violazioni ambientali degli habitat naturali e seminaturali….e altre osservazioni non valutate dal governo

 

Ponte sullo stretto -Messina

La Corte dei conti ,in seduta collegiale,  nell’espletamento del controllo preventivo di legittimità, è il comunicato -, ha ritenuto di assegnare prioritario rilievo alla “violazione della direttiva 92/43/CE del 21 maggio 1992 relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, a causa della carenza di istruttoria e di motivazione della cosiddetta delibera IROPI; alla violazione dell’articolo 72 della direttiva 2014/24/UE, in considerazione delle modificazioni sostanziali, oggettive e soggettive, intervenute nell’originario rapporto contrattuale; alla violazione degli articoli 43 e 37 del decreto-legge numero 201/2011, per la mancata acquisizione del parere dell’Autorità di regolazione dei trasporti in relazione al piano tariffario posto a fondamento del piano economico e finanziario”.

Con la stessa delibera, fanno sapere dalla Sezione centrale di controllo di legittimità della Corte dei conti, “sono state, altresì, formulate osservazioni relative a ulteriori profili confermati all’esito dell’adunanza, ma ritenuti non decisivi ai fini delle valutazioni finali”.

Palazzo Chigi già spiega : “Le motivazioni della deliberazione della Corte dei conti sul Ponte sullo Stretto saranno oggetto di attento approfondimento da parte del Governo, in particolare delle amministrazioni coinvolte, che da subito sono state impegnate a verificare gli aspetti ancora dubbi. Il Governo è convinto che si tratti di profili con un ampio margine di chiarimento davanti alla stessa Corte, in un confronto che intende essere costruttivo e teso a garantire all’Italia un’infrastruttura strategica attesa da decenni”.

Il  Ministero prende atto delle motivazioni della Corte

Così si esprime il MIT: “Il ministero prende atto delle motivazioni della Corte dei Conti. Continua l’iter per la realizzazione del collegamento tra Calabria e Sicilia, anche alla luce della positiva collaborazione con la Commissione europea. Tecnici e giuristi sono già al lavoro per superare tutti i rilievi e dare finalmente all’Italia un Ponte unico al mondo per sicurezza, sostenibilità, modernità e utilità”.

Corte dei conti, nuova nomina per la sezione della Regione siciliana: Maria Aronica al posto di Salvatore Pilato

 

Maria Rachele Aronica

 

Maria Rachele Aronica, 65 anni, di Agrigento, -nella foto sopra –  è il nuovo presidente della sezione di controllo della Corte dei conti per la Regione siciliana. La nomina è stata deliberata ieri sera dal Consiglio di presidenza della Corte dei conti.

La nuova presidente prende il posto di Salvatore Pilato, che da inizio ottobre è a Roma per dirigere la sezione delle Autonomie.

Attualmente, Aronica riveste incarico di procuratore generale presso la sezione giurisdizionale di appello della Corte dei conti per la Regione siciliana. L’insediamento avverrà dopo i provvedimenti formali di nomina.

La Corte dei conti impone l’alt all’opera del Ponte sullo stretto, per la regolarità della spesa pubblica ma il governo non ci sta e si scaglia contro l’operato dei magistrati

 

 

 

 

 

 Palazzo Chigi , stamane un incontro tra il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, i vicepresidenti Matteo Salvini e Antonio Tajani e i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari, dedicato al progetto del ponte sullo Stretto.

All’esito della riunione – comunica  Palazzo Chigi -, si è convenuto di attendere la pubblicazione delle motivazioni della delibera adottata ieri dalla Corte dei conti. Solo dopo averne esaminato nel dettaglio i contenuti, il Governo provvederà a replicare puntualmente a ciascun rilievo, utilizzando tutti gli strumenti previsti dall’ordinamento. Rimane fermo l’obiettivo – conclude la nota -, pienamente condiviso dall’intero Esecutivo, di procedere con la realizzazione dell’opera.

CORTE CONTI, valutazioni di legittimità   necessarie per la regolarità della spesa pubblica  La critica attuale turba la serenità di giudizio dei giudici

La Corte dei conti tramite la Sezione di controllo di legittimità si è espressa su profili strettamente giuridici della delibera CIPESS, relativa al Piano economico finanziario afferente alla realizzazione del “Ponte sullo stretto”, senza alcun tipo di valutazione sull’opportunità e sul merito dell’opera. Il rispetto della legittimità è presupposto imprescindibile per la regolarità della spesa pubblica, la cui tutela è demandata dalla Costituzione alla Corte dei conti.

Le sentenze e le deliberazioni della Corte dei conti – afferma  l’Organo contabile -non sono certamente sottratte alla critica che, tuttavia, deve svolgersi in un contesto di rispetto per l’operato dei magistrati.

SALVINI “Se la Corte insiste approveremo di nuovo il progetto del Ponte sullo stretto in Consiglio dei ministri E poi lo approverà il Parlamento”..

Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini esprime un giudizio sprezzante sulla Corte dei conti: “Questa è la casta giudiziaria che vede il crollo del suo potere e del suo impero. E queste sono le sue ultime, disperate invasioni di campo”.

“La scelta sul Ponte non è uno sgarbo alla Lega ma a tutti gli italiani. Lo fanno contro tutti. È un progetto a cui hanno lavorato 21 università italiane. Ventuno. Studi di progettazione di mezzo mondo, i migliori, dalla Danimarca al Giappone. Un progetto che desta una curiosità enorme a livello globale. È un progetto sostenuto dall’Europa: il commissario di oggi e il suo predecessore sono entrambi assolutamente favorevoli a quest’opera. E ora, vediamo una scelta dal sapore politico e pochissimo tecnico. 

“La mia proposta è quella di tornare in Consiglio dei ministri e approvare di nuovo il progetto. E poi lo approverà il Parlamento. Ripeto, qui c’è dentro l’università italiana, c’è dentro l’Italia. Dovrebbero tutti farsi dire di no da un mini sistema di potere?”….

Corte dei conti, oggi l’Organo contabile fa sapere il programma e le modalità del controllo 2025

Sono in tutto 313 gli enti pubblici o privati, cui lo Stato contribuisce in via ordinaria con apporti annuali al bilancio o al patrimonio, che nel 2025 saranno sottoposti all’esame della Corte dei conti

 

 

La Corte dei conti come strumento di contrasto alla corruzione a tutela  della legalità delle Pubbliche Amministrazioni | Associazione Giuristi di  Amministrazione

 

 

Sono in tutto 313 gli enti pubblici o privati, cui lo Stato contribuisce in via ordinaria con apporti annuali al bilancio o al patrimonio, che nel 2025 saranno sottoposti all’esame della Corte dei conti sotto il profilo della gestione finanziaria.

È quanto emerge dal Programma 2025 delle attività della Sezione controllo enti che la Corte dei conti ha approvato con delibera n. 16/2025, sottolineando come il controllo si collochi in un contesto generale di finanza pubblica, inteso a preservare la capacità di crescita del Paese attraverso un complesso quadro di riforme e investimenti infrastrutturali – con priorità di quelli legati al PNRR – e orientato a una politica di sostegno delle famiglie, delle imprese e del sistema di welfare, nonché a garantire una dinamica della spesa coerente con gli impegni assunti a livello europeo e con un graduale percorso di rientro dal debito.

Rilievo particolare verrà dato al monitoraggio sui risultati di bilancio (quelli, soprattutto, delle grandi società partecipate, che giocano un ruolo centrale nella strategia di crescita e innovazione del Paese) e alla realizzazione dei progetti del PNRR demandati agli enti controllati, proseguendo – anche grazie alla piattaforma informatica Lime survey – nell’attività di rilevazione tempestiva dell’avanzamento dei lavori compresi nel Piano stesso. Questo, specifica la Corte, anche allo scopo di verificare che le riforme aumentino l’attrattività degli investimenti, rafforzino la coesione sociale e promuovano l’inclusione dei soggetti più deboli, favorendo la partecipazione al mondo del lavoro e contribuendo a raggiungere gli obiettivi di efficienza energetica e tutela ambientale.

Lo svolgimento dei controlli, prosegue il documento, si coniuga con i numerosi e recenti interventi normativi che impattano anche sulle attività del controllo stesso, con un’attenzione rivolta alla riforma legata all’adozione di un sistema unico di contabilità economico-patrimoniale Accrual per tutte le PA (rientrante tra gli interventi strategici del Pnrr e in vigore con una fase pilota a partire dal 2025), alla nuova disciplina di protezione dei whistleblowers e alle disposizioni integrative e correttive del codice dei contratti pubblici.

I profili della gestione degli enti che saranno sottoposti al controllo riguarderanno, nel complesso, gli aspetti ordinamentali, le caratteristiche della governance, i costi degli organi e del personale, i risultati dell’attività istituzionale, le partecipazioni societarie, l’attività negoziale e i risultati finanziari ed economico-patrimoniali del bilancio d’esercizio, con aggiornamenti sui più significativi fatti gestori fino alla data di approvazione del referto.

Corte dei conti

Il quadro programmatico dell’attività della Sezione del controllo sugli enti per l’anno 2025 viene definito in coerenza con gli indirizzi ed i criteri di riferimento, deliberati dalle Sezioni riunite nell’adunanza del 16 dicembre 2024 (deliberazione n. 61/SSRRCO/INPR/2024), al fine di assicurare che le funzioni siano esercitate secondo canoni uniformi e in coerenza con il quadro normativo che disciplina le competenze delle varie Sezioni di controllo della Corte dei conti.
Occorre ribadire come le funzioni attribuite alla Sezione trovino fondamento nell’art. 100,secondo comma, della Costituzione e disciplina sistematica e di natura organizzatoria nella legge attuativa, che ha anche istituito la Sezione (legge 21 marzo 1958, n. 259).
Trattasi di un controllo obbligatorio e annuale, esercitato in via generale ed esclusiva nei confronti degli enti cui lo Stato contribuisce in via ordinaria, individuati, a prescindere dalla loro natura giuridica, con apposito atto normativo o con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri.
La citata legge – le cui disposizioni, pur risalenti, mantengono tutta la loro attualità pur in un quadro in continua evoluzione dell’ordinamento amministrativo e delle stesse funzioni della Corte – prevede, nello specifico, che, non oltre sei mesi dalla trasmissione del conto consuntivo o bilancio d’esercizio da parte dell’ente controllato, la Sezione comunichi alle Presidenze delle due Camere i predetti documenti contabili e riferisca il risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria di ciascun ente.
La Sezione può, anche, pronunciarsi in corso di esercizio in caso di irregolarità nella gestione e, comunque, quando lo ritenga opportuno, formulando i suoi rilievi ai Ministri competenti e al Mef.
Il quadro normativo, che disciplina l’attività della Sezione, in linea di principio non consente,quindi, in sede di programmazione, di operare scelte selettive in ordine ai soggetti destinatari e ai contenuti del controllo, ma ha l’obiettivo di indicare metodologie e criteri, ai quali improntare l’esame delle gestioni, e di individuare eventuali profili critici o meritevoli di approfondimento, in coerenza con i mutamenti degli assetti ordinamentali e delle politiche pubbliche e in continuità con le verifiche effettuate nell’esercizio precedente.
Le linee programmatiche della Sezione per l’anno 2025, quindi, continueranno ad investire i principali profili della gestione degli enti controllati, tra i quali quelli inerenti agli aspetti ordinamentali, alle caratteristiche della governance, ai costi degli organi e del personale, ai  risultati dell’attività istituzionale, alle partecipazioni societarie, all’attività negoziale, ai risultati finanziari ed economico-patrimoniali del bilancio d’esercizio, con aggiornamenti sui
più significativi fatti gestori fino alla data di approvazione del referto.
Nell’esame dell’attività istituzionale svolta dai singoli enti, e con particolare riferimento alle società, specifica attenzione continuerà ad essere rivolta all’utilizzo delle risorse destinate agli investimenti, con riguardo all’osservanza della normativa di settore e delle relative procedure,nonché ai tempi di realizzazione delle opere. Sotto tale profilo, sarà oggetto di esame anche l’attuazione degli impegni programmatici (contratti di servizio, convenzioni altri obiettividefiniti dagli enti nei programmi di attività o nei piani strategici), valutando l’osservanza dei
cronoprogrammi, le attività concretamente svolte, i risultati raggiunti, nonché le correttemodalità di appostamento e di movimentazione delle risorse in bilancio.
Pur confermando e riproponendo indirizzi generali e criteri di indagine indicati nelle pregresse eterminazioni di programma ritenuti tuttora operativi e cogenti, anche per l’anno in corso la Sezione dovrà tener conto pure del contesto generale di finanza pubblica.
Quadro di finanza, questo, compiutamente illustrato dalle Sezioni riunite nella delibera n.61/2024, inteso a preservare la capacità di crescita del Paese attraverso un complesso quadro di riforme e investimenti infrastrutturali, con priorità per quelli del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e orientato, anche nel 2025, ad una politica di sostegno alle necessità delle famiglie, in termini di reddito disponibile, delle imprese, che devono misurarsi con il
rallentamento della domanda e con nuovi costi, fra cui quelli della transizione energetica, e del sistema di welfare, con particolare riferimento a quello sanitario, nel contempo, garantendo una dinamica della spesa coerente con gli impegni assunti a livello europeo e con un graduale percorso di rientro dal debito.
Un contesto geopolitico assai complesso, che già si è riflesso e che, anche con maggior vigore, potrebbe riflettersi su un rallentamento della produzione industriale, seppure in uno scenario positivo per l’occupazione, impone ritmi di crescita più elevati rispetto al recente passato.
Per questo motivo, il monitoraggio relativo alla realizzazione dei progetti del PNRR demandati agli enti controllati dalla Sezione, nonché quello riguardante i risultati di bilancio,in primo luogo delle grandi società partecipate, giocano un ruolo centrale nella strategia dicrescita e innovazione del Paese.

 

 

2. PROFILI FUNZIONALI E ORGANIZZATIVI

Le funzioni di controllo della Sezione, secondo la legge istitutiva, hanno quali destinatari soggetti istituzionali di differente natura giuridica cui lo Stato contribuisce in via ordinaria,con apporti annuali al bilancio o al patrimonio: si tratta di enti pubblici, economici e non economici, di società partecipate dallo Stato e/o da altre amministrazioni pubbliche, di fondazioni e di altri organismi di diritto privato.
Tale platea è suscettibile di ampliamento o riduzione, a seguito della costituzione di nuovi organismi finanziati con contribuzioni pubbliche o di accorpamento, fusione, trasformazione di enti già esistenti.
Le competenze della Sezione – pur senza considerare le attribuzioni ulteriori di cui si dirà nel prosieguo – risultano, di fatto, di anno in anno accresciute, in relazione alla pluralità dei nuovi soggetti giuridici, pubblici e privati, a beneficio dei quali il legislatore ha previsto, con modalità diversificate, contribuzioni pubbliche.
Nel 2024, sono state assoggettate al controllo ex art. 12 la Fondazione Centro italiano per il design dei circuiti integrati a semiconduttore e la Fondazione Centro italiano di ricerca per l’automotive.
Gli enti assoggettati a controllo, al 31 dicembre 2024, sono complessivamente 313, compresi i 98 Automobile club federati; di essi 207 sono enti pubblici, 43 sono società e 63 sono personegiuridiche di diritto privato diverse dalle società.
Di tali enti, 83 sono controllati con le modalità di cui all’art. 12 della citata legge n. 259.E’ ancora una volta da sottolineare come negli ultimi esercizi si sia verificato un progressivo aumento degli enti controllati ex art. 12 (fra cui Leonardo S.p.A., Giubileo 2025 S.p.A., Ita Airways S.p.A., Milano Cortina infrastrutture S.p.A., Biotecnopolo di Siena, Società stretto di Messina S.p.A.), tutti di grande rilevanza o di elevata complessità, che hanno richiesto
l’impiego di notevoli risorse, solo in modesta misura compensate da interventi di dismissione del controllo, ai sensi dell’art. 3 della legge n. 259 del 1958, di alcuni enti (come previsto nel Programma del 2024).
La Sezione dovrà, peraltro, continuare a confrontarsi con gli impegni connessi alle verifiche sui progetti del PNRR assegnati agli enti sottoposti a controllo, secondo quanto previsto dal decreto-legge n. 77 del 2021, nonché con l’emanazione dei pareri di cui al novellato art. 5 del decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 175.
2.2 Organizzazione della Sezione
Il ruolo della Sezione si connota per la complessità dell’attività di verifica che riguarda enti aventi, come detto, natura e caratteristiche fra loro diverse e con la necessità di riscontrare le attività amministrativo-contabili di ciascun ente in rapporto a diversi assetti normativi primari e secondari.
Si tratta di funzioni – non appare superfluo ribadirlo – non comprimibili, in quanto trovano fondamento nell’art. 100 della Costituzione, con le modalità declinate dalla legge n. 259 del 1958, come ribadito dalla Corte costituzionale, in particolare, con la sentenza n. 466 del 1993,ovvero in leggi ordinarie.
In un quadro di migliore organizzazione delle funzioni di controllo, anche nel 2025 è confermato lo stretto collegamento tra i magistrati componenti la Sezione ed i magistrati delegati non facenti parte dell’organico della stessa. Questi ultimi, infatti, saranno partecipi dell’attività della Sezione attraverso la presenza alle adunanze e alle periodiche riunioni di coordinamento, sia per l’esame preliminare degli schemi di referti sulla gestione degli enti, sia
per la trattazione di specifiche questioni di carattere generale.
È, poi, da sottolineare come, anche nell’anno in riferimento, l’attività dei magistrati della Sezione e dei magistrati delegati ex art 12 della legge n. 259 del 1958 continuerà ad avvalersi dei consueti strumenti di coordinamento, sia mediante appositi gruppi di esame, sia attraverso note di indirizzo, nella predisposizione delle relazioni

Particolare attenzione dovrà essere prestata all’attività formativa, sia nei riguardi dei magistrati che del personale di supporto, mediante la predisposizione di un apposito programma formativo con l’ausilio, come nel passato, della Scuola di alta formazione. Attività formativa, questa, che, per assumere piena efficacia, dovrà esplicarsi con riguardo i) alle peculiarità e alle modalità di svolgimento delle specifiche attività di controllo ivi comprese, in
primo luogo, le funzioni ex art. 12; ii) agli aspetti applicativi di alcuni recenti interventi
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normativi. Al riguardo, occorre ricordare, per la rilevanza nell’attività di controllo, il d.lgs. 10 marzo 2023, n. 24 in materia di segnalazioni di violazioni del diritto europeo e nazionale e il d.lgs. 31 dicembre 2024, n. 209, contenente disposizioni integrative e correttive al codice dei contratti pubblici di cui al d.lgs. 31 marzo 2023, n. 36.

CONTENUTO DEL CONTROLLO 

È da considerare, in primo luogo, come l’attività della Sezione vada sempre ad incrementarsi,anche sotto il profilo dei contenuti, in forza di verifiche rese necessarie dall’evoluzione normativa e dallo stato della finanza pubblica.
Restano, altresì, confermati i contenuti essenziali cui si deve attenere l’attività predetta e di cui
è data sintetica esposizione nel prosieguo.
3.1 Controllo relativo all’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) Il programma messo a punto dall’Unione europea per la ripresa post-pandemica, denominato Next Generation EU (NGEU), prevede investimenti e riforme per rilanciare l’economia dei vari Paesi dell’Unione stessa; il Piano nazionale di ripresa e resilienza presentato dall’Italia,articolato sui tre assi strategici della digitalizzazione e innovazione, della transizione ecologica
e dell’inclusione sociale, coinvolge, sotto vari profili, numerosi enti assoggettati al controllo della Sezione.
In linea generale, si dovrà verificare che le riforme aumentino l’attrattività degli investimenti,rafforzino la coesione sociale e promuovano l’inclusione dei soggetti più deboli, favorendo la partecipazione al mondo del lavoro e contribuendo a raggiungere gli obiettivi di efficienza energetica e tutela ambientale.
Il programma dei controlli per l’anno 2025 continuerà, quindi, a tenere conto di tali priorità;ciò comporterà da parte dei magistrati relatori il monitoraggio tempestivo dell’avanzamento dei lavori compresi nel Piano.
A tal fine, proseguirà, da parte dell’apposito gruppo di lavoro costituito nell’ambito della Sezione, la ricognizione semestrale sullo stato di attuazione dei progetti e delle attività intestate a ciascun ente e la valutazione del relativo impatto economico-finanziario, dando conto al Parlamento, in apposito capitolo del referto annuale su ciascun ente, dell’esito del controllo effettuato, secondo i parametri di economicità, efficienza ed efficacia indicati dall’art. 7, comma 7, del menzionato decreto-legge n. 77 del 2021.
Anche tale attività sarà svolta in coerenza con la “Programmazione dei controlli e delle analisi
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della Corte dei conti per il 2025” adottata dalle Sezioni riunite con la citata deliberazione n.61/SSRRCO/INPR/2024, che stabilisce “il coinvolgimento di tutte le Sezioni centrali di controllo, prevedendo tuttavia output distinti e allineati, in termini di modalità di referto e di tempistica, alle relative competenze specifiche [e che] la Sezione di controllo sugli enti affronterà il tema dell’attuazione del PNRR in seno ai referti dei singoli enti sottoposti a
controllo, secondo le tempistiche ordinarie di produzione dei referti stessi”.
Va anche ricordato come le stesse Sezioni riunite abbiano evidenziato che “La complessità di alcune gestioni ed esigenze di tempestività delle verifiche comporta anche la necessità di un rafforzamento del controllo in corso di esercizio, anche con riguardo all’art. 8 della legge n. 259 del 1958, che trova specifica ragion d’essere soprattutto nel controllo esercitato dal magistrato delegato ai sensi dell’art 12, per i caratteri di contestualità che può assumere rispetto alle scelte operate dagli organi di amministrazione dell’ente”.
Questa Sezione, nel 2024, ha proseguito la propria attività di monitoraggio del Piano, con la consueta cadenza semestrale, ma avvalendosi della piattaforma informatica Lime survey, così
fotografandone lo stato di attuazione alle date del 30 giugno 2024 e del 31 dicembre 2024,rispettivamente, in occasione del quinto e del sesto monitoraggio, e svolgerà gli ulteriori monitoraggi alle date del 30 giugno e del 31 dicembre 2025.
I dati così raccolti, in conformità alle sopra richiamate indicazioni formulate dalle Sezioni riunite, anche nel 2025, verranno in tempo reale messi a disposizione dei singoli magistrati che,nella qualità di istruttori ex art. 2 o di delegati ex art. 12 della legge 21 marzo 1958, n. 259, sono chiamati a predisporre le relazioni annuali sugli enti sottoposti a controllo.
In particolare, attraverso la predetta piattaforma informatica vengono acquisite informazioni per l’esatta individuazione del progetto (CUP, denominazione, eventuale qualità di soggetto attuatore dell’ente coinvolto, Amministrazione centrale titolare dell’intervento,provvedimento di approvazione del finanziamento) e, quindi, per la specifica individuazione dei flussi finanziari di cassa, ovvero: l’importo assegnato per il progetto, la fonte di
finanziamento (PNRR e/o PNC e/o altre fonti e/o autofinanziamento), le somme ricevute dall’ente nell’ambito di ciascuna delle fonti del finanziamento, le somme pagate, la fase di avanzamento del progetto; inoltre, l’Ente è invitato a dichiarare l’avvenuto raggiungimento degli obiettivi fissati alle varie scadenze ovvero, in caso contrario, a specificare i motivi del loro mancato raggiungimento.
I dati raccolti consentono al magistrato relatore l’esame dei flussi finanziari e la verifica del tempestivo raggiungimento degli obiettivi fissati dal Piano; nel contempo, costituiscono il punto di partenza per ogni ulteriore approfondimento in ragione della specifica situazione economico-finanziaria dell’ente.
3.2 Controlli relativo all’art. 5 del TUSP
Le disposizioni, introdotte dall’art. 11 della legge 5 agosto 2022, n. 118, apportano modifiche all’art. 5 del d.lgs. n. 175 del 2016, prevedendo che la Corte dei conti (e quindi, per gli enti ssoggettati al controllo, questa Sezione) si pronunci, entro il termine perentorio di sessanta giorni dal ricevimento, sull’atto deliberativo di costituzione di una società a partecipazione pubblica o sull’acquisto di partecipazioni, anche indirette, da parte di amministrazioni
pubbliche in società già costituite.
La novella ha posto numerosi dubbi interpretativi che in parte sono stati risolti da due pronunce di orientamento delle Sezioni riunite in sede di controllo (la n.16/SSRRCO/QMIG/2022 e la n. 19/SSRRCO/QMIG/2022) in cui vengono declinati i tratti essenziali della funzione ed i parametri di riferimento.
La Sezione continuerà a svolgere la funzione in parola sulla base delle modalità organizzative già adottate, che, come già detto, hanno comportato anche un’implementazione del SICE
3.3 Relazioni di settore
In continuità con le linee programmatiche degli anni precedenti, la Sezione continuerà apredisporre, unitamente ai referti annuali al Parlamento per singolo ente, referti al Parlamento di taglio trasversale (c.d. relazioni di settore), attraverso la predisposizione di relazioni unitarie afferenti a una pluralità di enti omogenei, affidati ad un unico magistrato in qualità di istruttore-relatore.
Questa modalità ha dato negli anni precedenti buona prova di sé, perché ha consentito non solo di analizzare la gestione di ogni singolo ente ma anche di effettuare comparazioni fra glienti del medesimo ambito, nonché di acquisire elementi di conoscenza e valutazione generale dell’intero settore.
Pertanto, anche nel corso del 2025 la Sezione continuerà a riferire al Parlamento con un’unica relazione sulla gestione finanziaria delle 14 Fondazioni lirico-sinfoniche, dell’Automobile club d’Italia, unitamente ai 98 Automobile club federati, dei 23 parchi nazionali, dei 3 Consorzi fluviali e della Giunta storica insieme agli Istituti della rete; sarà, infine, valutata l’eventualità di un unico referto riguardante le cinque Autorità di bacino.
Qualora profili organizzativi non consigliassero relazioni di carattere unitario, saranno individuati elementi di comparabilità normativi, economico-finanziari o gestionali, best practice o quant’altro sia utile alla valutazione dell’ente in esame, nel contesto più generale della categoria cui esso è riconducibile.
3.4 Contraddittorio
La Sezione -informa la Corte -anche nel 2025 non mancherà di assicura l’efficacia del confronto con l’ente,
rafforzando le forme di contraddittorio, sia nella fase istruttoria che in quella successiva all’invio del referto agli organi di gestione e controllo, introdotte dalla determinazione n. 7 del 30 gennaio 2020, con la quale sono state apportate integrazioni alle disposizioni di organizzazione della Sezione a suo tempo approvate con la determinazione n. 10 del 1° marzo 1990 e successive modificazioni ed integrazioni.
Senza alterare la peculiare natura del controllo della Sezione, l’art. 8-bis delle predette disposizioni, introdotto con la citata novella, prescrive, infatti, che, alla conclusione della fase istruttoria, il vertice dell’ente controllato sia informato delle criticità, ove riscontrate e non risolte, sulle quali potrà produrre risposte e chiarimenti, di cui si terrà conto in sede di valutazione collegiale.
Tenuto poi conto delle peculiarità delle funzioni svolte dalla Sezione ai sensi della legge n. 259 del 1958 – che, come sopra specificato, sono continuative, in quanto seguono la cadenza dei bilanci consuntivi degli enti sottoposti a controllo – il sistema regolamentare sopra delineato consente di dare conto delle valutazioni dell’ente già nel successivo referto. Pertanto, il comma 2-bis, aggiunto all’art. 5 delle indicate norme di organizzazione, stabilisce che, dopo l’approvazione del referto da parte del Collegio – sede nella quale potrebbero anche emergere
nuove osservazioni, critiche e suggerimenti – il Presidente della Sezione trasmette la relazione  anche ai vertici dell’ente, con specifico invito a presentare eventuali proprie osservazioni, che potranno essere oggetto di esame della Sezione e di cui potrà darsi conto nel referto successivo.
3.5 Contenuto e profili gestionali oggetto del controllo

Sulla base dell’ormai consolidato indirizzo seguito nell’esercizio del controllo, l’analisi della
gestione finanziaria andrà riferita alle funzioni assegnate dall’ordinamento a ciascun ente,
rispetto alle quali valutare la legittimità e la regolarità amministrativo-contabile degli atti e
commisurare l’efficienza, l’economicità e l’efficacia della gestione rispetto ai risultati finali
rappresentati nel rendiconto.
Sarà osservata la corretta costituzione del sistema di governo, in primo luogo con riferimento al tempestivo, fisiologico rinnovo degli organi da parte dei soggetti competenti. In particolare,per gli enti che svolgono attività di impresa, sarà oggetto di analisi il profilo dell’efficace funzionamento della governance, anche alla luce del nuovo testo dell’art. 2086 del Codice civile, il cui comma 2, introdotto dall’art. 375, comma 2, del decreto legislativo 12 gennaio 2019, n. 14 (“Codice della crisi di impresa e dell’insolvenza”) ed entrato in vigore, ai sensi del successivo
art. 389, comma 2, il 16 marzo 2019, ha posto, per le imprese in forma societaria o collettiva, il dovere di istituire anche un assetto organizzativo e amministrativo adeguato, in funzione della tempestiva rilevazione di eventuali situazioni di crisi o perdita della continuità aziendale. Il decreto legislativo citato, con esclusione degli articoli entrati in vigore nel 2019, è divenuto efficace da luglio 2022 nel testo largamente modificato ad opera del decreto legislativo 17
giugno 2022, n. 83, che ha recepito la cd. Direttiva insolvency (Direttiva (UE) 2019/1023 del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 giugno 2019) e, da ultimo, ulteriormente modificato dall’art. 2, comma 1, del d. lgs. 13 settembre 2024, n. 136.

Nei referti un approfondimento dovrà essere riservato al funzionamento degli organi di amministrazione e controllo. Dovrà, in particolare, darsi conto i) della qualità e della tempestività delle informazioni fornite ai componenti gli organi sulle questioni poste all’ordine del giorno nelle sedute collegiali e dei profili di problematicità eventualmente insorti; ii) della regolare approvazione, attuazione e aggiornamento del Piano triennale unico anticorruzione
e per la trasparenza, anche con specifico riferimento al rispetto della normativa sui contratti pubblici e connesse procedure ed alla pubblicazione delle informazioni nella sezione

(Continua)

Disco verde della Corte dei conti al rinnovo del contratto dei dirigenti : “La Regione siciliana-afferma Schifani- deve essere moderna e meritocratica..”

L'orlandino Cono Catrini nominato dirigente del dipartimento regionale  Turismo

 

 

Disco verde della Corte dei conti al rinnovo del contratto dell’area della dirigenza della Regione Siciliana e degli enti regionali per il biennio 2019/2021. L’ipotesi di contratto dell’area della dirigenza regionale, firmata il 27 novembre scorso nella sede dell’Aran a Palermo, è stata notificata agli assessorati regionali all’Economia e alla Funzione pubblica, all’ufficio legislativo della Regione e all’Aran Sicilia, che potrà ora procedere alla convocazione delle parti per la firma definitiva del contratto. Dopo il via libera dello scorso dicembre al rinnovo del contratto di comparto per lo stesso triennio 2019/2021, si tratta del secondo risultato che testimonia il lavoro delle istituzioni regionali con le organizzazioni sindacali, in linea con le direttive del governo Schifani.

«Un risultato fondamentale che consente alla Regione Siciliana di allinearsi agli standard nazionali della pubblica amministrazione – dice l’assessore regionale alla Funzione pubblica, Andrea Messina – Questo contratto, al quale abbiamo lavorato con la dottoressa Madonia, già dirigente generale della Funzione pubblica che ha seguito l’iter istruttorio fin qui svolto, colma un primo gap e rappresenta un passaggio cruciale verso una maggiore efficienza e stabilità amministrativa. Nonostante la rilevanza del traguardo raggiunto, però, è già necessario guardare al futuro: il contratto per il triennio successivo 2022/2024, anch’esso scaduto, rappresenta il prossimo obiettivo per completare il riallineamento con il resto del Paese e riportare la gestione dei contratti del personale regionale in una condizione di normalità. Il nostro impegno prosegue senza sosta per assicurare alla Regione Siciliana una pubblica amministrazione moderna e meritocratica, capace di rispondere efficacemente alle sfide attuali».

La Corte dei conti Sicilia boccia il Rendiconto 2020 della Regione siciliana . Dove sono finiti i soldi del disavanzo? “Correttivi in atto”

 

 

I giudici contabili bocciano  la parifica del documento varato dall’allora giunta Musumeci.

L’assessore Falcone mimetizza: ” La bocciatura non avrà conseguenze sulla tenuta finanziaria della Regione”

La Corte dei Conti ha definito il giudizio sul rendiconto 2020 della Regione Siciliana, non parificando lo strumento finanziario. Presenti all’adunanza
l’assessore regionale all’Economia Marco Falcone, il ragioniere generale Ignazio Tozzo, il capo di gabinetto della presidenza della Regione Salvatore Sammartano. “Abbiamo preso atto – afferma Falcone – della decisione della Corte dei Conti inerente a una fase finanziaria risalente ormai a un quinquennio fa e che non avrà conseguenze sulla tenuta finanziaria della Regione. Se è vero che il disavanzo al 2018 andava ripianato non in dieci ma in tre anni, è vero anche che la Regione, da allora ad oggi, ha posto in essere tutti i necessari correttivi e guarda ai propri conti con maggiore serenità.

Lo scorso novembre i giudici contabili, accogliendo la richiesta della Procura generale della Corte dei conti, avevano sospeso il giudizio di parificazione del rendiconto, rinviando la decisione in attesa della sentenza della Corte Costituzionale sulla questione del disavanzo: sentenza che è arrivata a fine gennaio di quest’anno, con la quale la Consulta ha dichiarato illegittimo il decreto che consentì all’ex governo Musumeci di spalmare il deficit in dieci anni perché per i giudici la Regione poteva essere autorizzata solo con una legge e dunque andava spalmato in tre anni, tesi questa che era stata sostenuta dalla Corte dei conti.

La manovra,  prevista all’origine in 100 milioni, sale intorno ai 350 milioni.       La Regione Sicilia dovrà dare i promessi 60 milioni ai Comuni per i rifiuti inviati all’estero; 15 milioni a Siciliacque per combattere la crisi idrica a Trapani; 7 milioni per la nuova ondata di stabilizzazioni dei Pip e 6 milioni e mezzo per l’Ast , azienda che funziona poco e male, incontrollata com’è. ma servono anche quasi 170 milioni per coprire tante altre piccole spese e nuove falle di natura contabile.

Ci adegueremo alle indicazioni dei magistrati nella revisione del rendiconto 2020 – aggiunge – potendo disporre degli opportuni accantonamenti che mantengono in sicurezza i nostri bilanci. Ciò è avvenuto anche grazie al rapporto di leale collaborazione che abbiamo instaurato con la Corte dei Conti e che ci ha condotto assieme a risultati importanti: infatti, il rendiconto 2022 certifica il calo del disavanzo della Regione a soli   miliardi di euro. Dal 2021 ad oggi siamo cioè rientrati di quasi tre miliardi e, secondo le nostre previsioni, nel rendiconto 2023, in fase di  predisposizione, rientreremo di altri 800 milioni di euro”.

 

Nuove norme per limitare i poteri di controllo della Corte dei conti

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Archivi -Sud Libertà

 

Nuove norme per limitare i poteri di controllo della Corte dei conti. Il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo informa che alla Camera il governo ha posto la questione di fiducia sull’esame del disegno di legge di conversione del decreto 22 aprile 2023, n. 44, recante disposizioni urgenti per il rafforzamento della capacità amministrativa delle amministrazioni pubbliche, il cosiddetto decreto Pa.  Il testo prevede anche nuove norme sulla Corte dei Conti.

Il voto di fiducia sul decreto si terrà domani.Una decisione della capigruppo di Montecitorio. Dalle 12.30 ci saranno le dichiarazioni di voto.