
Fine alla guerra a Gaza: stamane hanno messo la firma sul documento storico ambedue le parti contrapposte. Firma apposta in Egitto.
Si apprende pure che entro 24 ore dalla riunione del governo per l’approvazione dell’accordo, l’accordo entrerà in vigore e inizierà il periodo di 72 ore per il rilascio degli ostaggi, dopodiché Israele controllerà il 53% del territorio della Striscia di Gaza.
Marwan Barghouti, noto leader palestinese che sconta 5 ergastoli in Israele, “non verrà rilasciato nell’ambito dell’accordo” raggiunto nella notte a Sharm el-Sheikh tra Israele e Hamas, con la mediazione di Egitto, Qatar, Turchia e Usa.
Il miracolo di Trump
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aprendo una riunione di gabinetto alla Casa Bianca:..“Abbiamo messo fine alla guerra nella Striscia di Gaza. Con il punto di svolta di ieri abbiamo messo fine alla guerra e creato una pace che spero possa essere duratura”. “Sarà un territorio nuovo, abbiamo contribuito a questo miracolo. Il Paese si rimetterà in piedi e sarà tutto nuovo. E’ stata una giornata storica e siamo riusciti a trattare la cosa con la dovuta cautela. C’era scetticismo, sapevamo che non era facile, ma tutte le cose sono state messe insieme nel modo giusto. Voglio esprimere la mia più grande gratitudine a tutti quanti si sono spesi per l’incredibile lavoro fatto”.
Secondo Trump “sul rilascio degli ostaggi nessuno credeva che potessero tornare a casa. Lunedì o martedì avranno la possibilità di tornare a casa”. Il presidente americano ha quindi ribadito di essere intenzionato a recarsi in Egitto per la firma ufficiale dell’accordo tra Israele e Hamas per il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza. “Proverò ad andare, stiamo lavorando sulle tempistiche”.
Riunione del governo d’Israele alle 19 -ora italiana (in Israele ore 20)
Al via la riunione del gabinetto di sicurezza israeliano per votare l’intesa firmata oggi a Sharm el-Sheikh per il cessate il fuoco a Gaza. . La riunione del governo slitta alle 20 (le 19 in Italia).
L’UFFICIO DI NETANYAHU “DATE IL NOBEL A TRUMP”
Il “premier israeliano Benjamin Netanyahu : “Assegnate il Premio Nobel per la pace a Donald Trump: se lo merita”.
L’Europa discute il piano di pace. Presente il ministro Tajani
Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, è atterrato a Parigi per partecipare alla riunione ministeriale sull’attuazione del piano di pace Usa. L’incontro parigino si svolgerà in concomitanza della riunione del governo israeliano per vagliare formalmente l’accordo raggiunto ieri notte a Sharm el-Sheikh. Tajani, insieme ai colleghi E4 (Italia, Francia, Germania e Regno Unito), del Quintetto Arabo (Egitto, Giordania, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Qatar) ed altri partner internazionali, discuterà oggi i prossimi passi per attuare il piano di pace del presidente Trump. Cinque saranno i punti cardine della discussione: 1) governance di Gaza; 2) disarmo di Hamas; 3) stabilizzazione della Striscia; 4) ricostruzione; 5) ruolo dell’Onu.
SARR “Israele spera ora che tutte le parti del Piano vengono attuate”
Il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Saar, ha dichiarato che Israele è fedele al piano del presidente degli Stati Uniti Donald Trump per porre fine alla guerra nella Striscia di Gaza. “Non abbiamo intenzione di riprendere la guerra e speriamo che tutte le parti del piano vengano attuate”, ha detto. Sa’ar ha aggiunto che Hamas si è impegnata a restituire tutti gli ostaggi previsti dall’accordo, sia vivi che deceduti. Secondo Sa’ar, “il presidente Trump ha colto la risposta di Hamas e ha creato un’opportunità, affermando che è positiva e che dobbiamo farla funzionare”.
Il gruppo terroristico non saprebbe con certezza dove si trovino nove dei 28 corpi di ostaggi
Il gruppo terroristico al potere nella Striscia di Gaza, Hamas, non saprebbe con certezza dove si trovino nove dei 28 corpi di ostaggi. Si apprende che verrà “ istituita una task force per localizzare, ricercare e riportare indietro gli ostaggi dispersi che non sono stati restituiti entro le prime 72 ore. La task force includerà Israele, Stati Uniti, Egitto e Qatar e collaborerà con le forze sul campo nella Striscia di Gaza per raccogliere tutte le informazioni e le capacità necessarie per completarne la localizzazione”.
La creazione della task force internazionale “è stata concordato nei colloqui a Sharm el-Sheikh, e, se necessario, sarà supportata dalla Croce rossa”.
Entro 24 ore dall’approvazione del governo, inizierà il parziale ritiro delle Forze di difesa israeliane (Idf), che continueranno a controllare il 53% di Gaza, ma andranno via da Gaza City. Entro 72 ore dall’ok del governo di Israele al piano, Hamas dovrà rilasciare tutti i 20 ostaggi vivi insieme e senza cerimonie.
“E’ probabile che gli ostaggi vengano rilasciati sabato, in modo che possano essere già in Israele durante la visita di Trump, ma lo stesso presidente Usa ha detto che torneranno tutti lunedì”
In cambio, Israele rilascerà circa duemila detenuti palestinesi, tra cui 250 ergastolani e 1.700 arrestati dopo il 7 ottobre 2023.
ABBAS “adesso la creazione dello Stato Palestina”
Il presidente dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), Mahmoud Abbas, ha accolto con favore l’annuncio del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di un accordo per porre fine alla guerra nella Striscia di Gaza, far ritirare l’esercito israeliano, consentire l’ingresso di aiuti umanitari e facilitare uno scambio di prigionieri. Abbas ha auspicato che questi sforzi “costituiscano il preludio al raggiungimento di una soluzione politica permanente, come annunciato dal presidente Trump, che porti alla fine dell’occupazione israeliana dello Stato di Palestina e alla creazione di uno Stato palestinese indipendente sui confini del 4 giugno 1967, con Gerusalemme Est come capitale”. Il capo dell’Anp ha inoltre elogiato Trump e tutti i mediatori per i loro significativi sforzi nel raggiungimento dell’accordo, affermando la disponibilità dello Stato di Palestina a collaborare con i mediatori e con i partner internazionali per garantirne il successo, al fine di raggiungere la stabilità e una pace duratura e giusta, nel rispetto del diritto internazionale.
Il presidente palestinese ha sottolineato la necessità che tutte le parti si impegnino per l’immediata attuazione dell’accordo, incluso il rilascio di tutti gli ostaggi e i detenuti, l’invio di aiuti umanitari urgenti attraverso le organizzazioni delle Nazioni Unite, la prevenzione di sfollamenti o annessioni e l’avvio del processo di ricostruzione di Gaza. Infine, Abbas ha ribadito che la sovranità sulla Striscia di Gaza appartiene allo Stato di Palestina e che il collegamento tra la Cisgiordania e la Striscia di Gaza deve essere realizzato attraverso leggi e istituzioni governative palestinesi, attraverso un comitato amministrativo palestinese unificato e forze di sicurezza palestinesi, nel quadro di un unico sistema con il sostegno arabo e internazionale.
SMOTRICH “Non voteremo a favore dell’accordo perchè Israele dovrà rilasciare 250 ergastolani”
Il ministro delle Finanze israeliano, Bezalel Smotrich ha parlato della firma della prima fase dell’accordo per il rilascio degli ostaggi e la fine della guerra a Gaza, affermando che i membri del suo partito messianico, Sionismo religioso, voteranno contro durante la riunione del governo israeliano per approvare l’intesa prevista alle 17. “I sentimenti sono contrastanti: enorme gioia per il ritorno dei nostri fratelli rapiti e preoccupazione per le implicazioni dello svuotamento delle prigioni e del rilascio della prossima generazione di leader terroristici. Per questo motivo, non possiamo unirci ai festeggiamenti miopi e votare a favore dell’accordo”.
Lunedì, primo giorno dei negoziati indiretti tra Hamas e Israele il primo ministro Benjamin Netanyahu ha ordinato ai suoi ministri di astenersi dal rilasciare dichiarazioni pubbliche o parlare con i media in merito ai colloqui in corso in Egitto per il rilascio degli ostaggi rapiti il 7 ottobre 2023 e da allora a Gaza. Non è la prima volta che Netanyahu chiede ai suoi ministri di astenersi dal fare commenti in situazioni delicate. Soprattutto i ministri della destra religiosa, in particolare Itamar Ben Gvir e Bezalel Smotrich, hanno rilasciato in più occasione dichiarazioni forti e poco diplomatiche.
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