Enna, protesta dei detenuti , carcere messo a ferro e fuoco, distrutte le telecamere di sorveglianza

 

Carcere - Fotogramma /Ipa

 

Rivolta nel carcere di Enna dove oltre cento detenuti si sono impossessati delle sezioni del vecchio padiglione, dopo avere distrutto le telecamere di sorveglianza.

La protesta è iniziata e mettendo a ferro e fuoco l’istituto. La rivolta dei detenuti è iniziata dopo che un fulmine aveva colpito nei giorni scorsi le centraline telefoniche facendo saltare le linee e rendendo impossibile i contatti tra detenuti e familiari.

Domani,14, al voto n Sicilia 71 Comuni al voto. Riflettori su Messina, Enna e Agrigento

 

 

Immagine in evidenza del post: Elezioni amministrative maggio 2025: la guida agli adempimenti per i Comuni

 

 

Palermo

–Gran movimento politico oggi in tanti comuni italiani e siciliani. Se puntiamo i riflettori sull’Isola, sono  71 i Comuni siciliani chiamati al voto domenica 24 e lunedì 25 maggio, in una tornata elettorale che coinvolgerà tre capoluoghi: Messina, Enna e Agrigento. L’apertura delle urne è prevista per domenica alle 7, la chiusura lunedì alle 15: gli eventuali ballottaggi tra i due candidati che hanno ricevuto più voti sono domenica 7 e lunedì 8 giugno, anche qui con urne aperte alle 7 del primo giorno e chiuse alle 15 del successivo.

In 54 Comuni si vota con il sistema maggioritario, poiché il numero di abitanti è inferiore a 15mila: in questo caso non è previsto ballottaggio, tranne se i candidati totalizzano lo stesso numero di voti. Negli altri 17 Comuni, nei quali il numero di abitanti supera le 15mila unità, si vota con il sistema proporzionale: in questo caso il ballottaggio è previsto solo se il candidato con più voti non ha raggiunto il 40% delle preferenze. Nei Comuni con un solo candidato per la rielezione sarà sufficiente raggiungere il 50% più uno delle preferenze.

Per  i capoluoghi, a Messina sono cinque i candidati: il sindaco uscente Federico Basile, appoggiato da Sud chiama Nord; Marcello Scurria per il centrodestra, appoggiato da Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega, Noi Moderati, Nuova Dc e Mpa-Grande Sicilia; Antonella Russo per il centrosinistra, appoggiata da Pd, M5s e Controcorrente; infine i candidati civici Gaetano Sciacca e Lillo Valvieri.

A Enna i candidati sono tre: Ezio Massimo De Rose per il centrodestra, appoggiato da Forza Italia, Fratelli d’Italia, Noi Moderati, Noi con la Sicilia, Fare Comune ed Enna Futura; Mirello Crisafulli per il centrosinistra, appoggiato da Democratici e Progressisti, Enna Democratica, Sinistra Democratica, Prima Enna e Movimento progressista e Democratici per Enna; Filippo Fiammetta in quota civica.

Più complessa la situazione di Agrigento, dove i pretendenti al ruolo di sindaco sono quattro ma si registrano due diverse candidate per il centrodestra: Dino Alonge è appoggiato da Forza Italia, Fratelli d’Italia, Udc, Mpa-Grande Sicilia e Forza Azzurri, Luigi Gentile invece da Lega, Nuova Dc e Noi Moderati; a loro si aggiungono Michele Sodano per il centrosinistra, con l’appoggio di Pd, Controcorrente e Casa Riformista, e il civico Giuseppe Di Rosa.

Nel palermitano si vota in 16 Comuni. Ad Aliminusa a scendere in campo sono Giuseppina Dolce e Crocetta Di Pasquale; ad Altofonte Patrizia Capizzi, Giacomo Raccuglia e Vitaliano Catanese; a Caltavuturo Pietro Porretta e Giuseppina Romana; a Campofelice di Fitalia Fabio La Barba e Anna Canzoneri; a Carini Rossella Covello con l’appoggio di Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Mpa, Valeria Gambino con Pd e M5s, Giovanni Gallina con Sud chiama Nord e Pietro Pellerito con Noi Moderati; a Godrano l’unico candidato è l’uscente Sebastiano Bellini; a Gratteri Giacomo Santoro, Emanuele Coco ed Eugenio Randi; a Isola delle Femmine Stefano Bologna e Orazio Nevoloso; a Lascari l’uscente Franco Schittino e Antonio Eduardo Cesare. A Misilmeri l’uscente civico di centrosinistra Rosario Rizzolo e Rosalia Stadarelli, appoggiata da Forza Italia; a Polizzi Generosa l’uscente Gandolfo Librizzi e Gandolfo Lo Verde; a Pollina l’uscente Pietro Musotto e Cirino Scavone; a Santa Cristina Gela l’unica candidatura è quella di Giuseppe Cangialosi; a Scillato sfida tra l’uscente Giuliano Cortina e Gaetano Nicchi; a Termini Imerese l’uscente Maria Terranova con l’appoggio di Pd e M5s, Antonio Battaglia con Fratelli d’Italia e Lega e Nicola Mendolia con Controcorrente; a Villabate Vincenzo Oliveri con l’appoggio di Forza Italia e Fratelli d’Italia e Giovanni Pitarresi con una lista civica di centrosinistra.

Messina è la provincia con più Comuni al voto, 17 compreso il capoluogo. Ad Alì Terme si fronteggiano l’uscente Tommaso Micalizzi e Alessandro Triolo; a Barcellona Pozzo di Gotto Nicola Barbera con l’appoggio di Fratelli d’Italia e Forza Italia, David Bongiovanni con Pd, M5s e Controcorrente e Melangela Scolaro con Sud chiama Nord; a Basicò Antonio Cotone e Tindaro Bertolami Pelleriti; a Giardini Naxos Alfredo Mandri, Rosalba Cannizzaro, Agatino Bosco e Salvo Puccio; a Graniti l’uscente Francesco Lo Giudice e Carmelo Lo Monte; a Limina l’uscente Filippo Ricciardi e Concetta Spadaro; a Malfa Claudio Saltalamacchia, Maurizio Isaja e Giuseppe Siracusano; a Malvagna l’uscente Nino Panebianco e Rita Mungiovino; a Merì Giusi Cicciari e Antonino Siracusa; a Milazzo i candidati sono sei (record in Sicilia) con in testa l’uscente Midili appoggiato da Fratelli d’Italia, Forza Italia e Noi Moderati, mentre gli sfidanti sono Michele Vacca per Pd e M5s, Laura Castelli per De Luca Sindaco di Sicilia, Giuseppe Falliti per Controcorrente, Lorenzo Italiano e Carmelo Torre. A Mirto l’unica candidatura è quella di Maurizio Zingales; a Naso l’uscente Gaetano Nanì e Daniele Letizia; a Raccuja c’è solo l’uscente Ivan Martella; a San Salvatore di Fitalia scenario identico, con l’unica candidatura dell’uscente Giuseppe Pizzolante; a Saponara sfida a tre tra l’uscente Giuseppe Merlino, Maria Spidaleri e Giuseppe Rizzo, quest’ultimo appoggiato dalla Nuova Dc; a Savoca Massimo Stracuzzi e Charmel Pio Informante, che a 20 anni è il candidato più giovane di tutta la Sicilia.

A Catania i Comuni in cui si vota sono 9. A Bronte i candidati sono Giuseppe Castiglione con l’appoggio di Forza Italia, Giovanna Caruso con Fratelli d’Italia e Lega, Graziano Calanna con il Pd e Giuseppe Gullotta con Controcorrente; a Calatabiano Domenico Miuccio e Antonio Petralia; a Mascali Salvatore Gullotta, Veronica Musumeci e Biagio Susinni; a Milo Maria Aurora Catalano e Maria Concetta Cantarella; a Pedara l’uscente Alfio Cristaudo, Olga Agosta e Domenica Pezzino; a Randazzo Filippo Bertolo, Alfio Pillera, Concetta Foti, Gianluca Anzalone e Antonino Grillo; a San Giovanni la Punta Mario Brancato con l’appoggio di Sud chiama Nord, Forza Italia e Mpa, Santo Trovato con Fratelli d’Italia e Lega, Antonella Riccobene con M5s e Controcorrente e Patrick Battipaglia; a San Pietro Clarenza l’uscente Vincenzo Santonocito e Orazio Scalia; a Trecastagni Edmondo Pappalardo e Raffaele Trovato.

Anche ad Agrigento si vota in 9 Comuni, compreso il capoluogo. A Camastra si sfidano l’uscente Dario Gaglio e Gera Bellomo; a Cammarata l’uscente Giuseppe Mangiapane e Giuliano Traina; a Casteltermini l’uscente Gioacchino Nicastro, Pasquale Mancuso e Costantino Ripepe; a Raffadali Ida Cuffaro (nipote di Totò, ex leader della Nuova Dc), Francesco Milisenda e Sabrina Mangione; a Ribera Carmelo Pace con l’appoggio di Nuova Dc e Sud chiama Nord, Eunice Palminteri con M5s e Controcorrente, Rosaria Provenzano e Riccardo Romano; a Sambuca di Sicilia Giovanna Casà e Sario Arbisi; a Siculiana l’uscente Giuseppe Zambito e Santo Lucia; a Villafranca Sicula Rosario Sortino e Domenico Balsamo.

A Caltanissetta sono 7 i Comuni al voto. A Bompensiere a scendere in campo sono Salvatore Virciglio e Lucio Libretta; a Mussomeli Gianluca Nigrelli e Daniela Noto Castagnino; a Santa Caterina Villarmosa l’uscente Giuseppe Ippolito, Antonino Fiaccato e Giuseppe Natale; a Serradifalco l’unica candidatura è quella dell’uscente Leonardo Burgio; a Sutera l’uscente Giuseppina Catania e Carmelo Salamone; a Vallelunga Pratameno Rosa Izzo e Samanda Ministeri; a Villalba Fabio Plumeri e Rita Favata. A Enna si andrà al voto in 6 Comuni, capoluogo incluso. Ad Agira i candidati sono Filippo Grassia e Francesco Marchese; a Centuripe unico aspirante sindaco è l’uscente Salvatore La Spina; a Nicosia Giovanni La Ganga Ciciritto, Francesca Gemmellaro e Francesco Spedale; a Pietraperzia Silvia Romano, Angelica Zarba e Calogero Di Gloria; a Valguarnera Caropepe Carmelina Cutrona, Giuseppe Interlicchia e Angelo Bruno.

Sono 3 invece i Comuni al voto nel trapanese. A Campobello di Mazara si fronteggiano Gioacchina Catanzaro, Pietro Di Stefano e Daniele Mangiaracina; a Gibellina l’uscente Salvatore Sutera, Antonio Fazzino, Daniela Pirrello e Gianluca Navarra; a Marsala l’uscente Massimo Grillo con l’appoggio dell’Udc, Giulia Adamo con Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati, Andreana Patti con Pd, M5s, Sud chiama Nord e Avs. Stesso numero di Comuni al voto in provincia di Siracusa. Ad Augusta i candidati sono l’uscente Giuseppe Di Mare con l’appoggio di Forza Italia e Grande Sicilia, Salvatore Pancari con Pd, M5s e Avs e Concetto Cacciaguerra; a Floridia l’uscente Marco Carianni con l’appoggio del Pd e Antonio Sala con l’appoggio di Fratelli d’Italia, Forza Italia e Grande Sicilia; a Lentini Giuseppe Fisicaro con l’appoggio di Fratelli d’Italia e Grande Sicilia, Enzo Pupillo con il Pd ed Efrem Sanzaro.

Nel ragusano l’unico Comune al voto è Ispica: i candidati sono Angelo Galifi con l’appoggio di Forza Italia e Mpa-Grande Sicilia, Tonino Cafisi con Fratelli d’Italia e Noi Moderati, Paolo Monaca con Pd e Sud chiama Nord, Serafino Arena con M5s e Controcorrente e Lucio Muraglie.

 

Enna, due auto finite nel torrente Crisa. Disperso un automobilista

 

Maltempo nell'ennese, due auto nel torrente Crisa: si cerca un disperso

 

Enna,

vigili del fuoco sono intervenuti ieri sera  a Leonforte, in provincia di Enna, per due autovetture finite nel torrente Crisa. Le due auto sono state individuate e due persone sono state recuperate. Una persona risulta ancora dispersa

Si apprende che uno  degli automobilisti si è salvato salendo sul tetto della sua auto. 

Il  Comando provinciale dei Vigili del Fuoco di Enna, comunica pure che sono state attivate le unità anche da Palermo. In arrivo gli specialisti per le ricerche in acqua e un drone. Oltre al nucleo cinofili.

Enna: consegnano in carcere droga e cellulari col drone, 13 arresti .. La consegna di un pacco a 2500 euro….

Drone Foto Stock, Drone Immagini | Depositphotos

Archivi -Sud Libertà

 

Consegnavano in volo ingenti quantitativi di droga e telefoni cellulari all’interno del carcere di Enna. Con uno stratagemma ben collaudato che prevedeva l’uso di un drone, eludevano i controlli e portavano a destinazione i pacchi illeciti. Con l’accusa di traffico, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti nonché di accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti, sono state arrestate tredici persone in un’operazione congiunta tra la Polizia di Stato e la Polizia penitenziaria di Enna.

Durante la notte, gli indagati da una via adiacente all’istituto carcerario, legavano con una corda delle buste contenenti droga o telefoni e, dopo aver fatto alzare in volo l’aeromobile a pilotaggio remoto, lo guidavano fino alle finestre delle celle dove i detenuti, sporgendo le braccia dalla finestra, ne recuperavano il contenuto.

I poliziotti della Squadra mobile ennese e gli investigatori della penitenziaria, attraverso le indagini hanno portato alla luce un vero e proprio tariffario. Per consegnare la droga e i cellulari nelle carceri venivano chiesti 2.500 euro a pacco e fino a 3.500 euro per la consegna di due pacchi.

Enna, un acceso contrasto tra padre e figlio causa l’uccisione del padre a coltellate. Ricercato e subito arrestato.

 

 

Polizia - Fotogramma

Enna,

Una lite tra padre e figlio ha causato l’uccisione del   padre a coltellate per poi scappare e convincersi poi di rientrare ad Enna in Questura.

La Polizia del luogo ha posto M.M.,in stato di fermo,quale  presunto responsabile dell’omicidio del genitore convivente. Il delitto si sarebbe consumato all’interno dell’abitazione di famiglia, dove la vittima sarebbe stata colpita da numerosi fendenti inferti con un’arma da taglio, presumibilmente un coltello da cucina, ritrovato sui luoghi. Il presunto autore, in seguito, si è allontanato facendo perdere le sue tracce.

Sono scattate le ricerche dei  poliziotti della squadra mobile  e dislocate numerose pattuglie su tutto il territorio ennese alla ricerca del sospettato, alcune delle quali si sono estese anche nelle province limitrofe dove, per un certo tempo, era stata localizzata l’utenza in uso dal presunto assassino. Il tempestivo intervento delle forze di Polizia ed il contestuale avvio delle indagini condotte dalla Procura di Enna hanno consentito agli agenti di agganciare telefonicamente il presunto autore del reato, che con estenuanti attività di convincimento è stato invitato a far rientro ad Enna. Nonostante ciò, nel frattempo, lo stesso è stato intercettato nei pressi degli uffici della Questura.

Dai primi accertamenti sarebbero emersi accesi e forti contrasti tra padre e figlio, accresciuti nel tempo, per motivi verosimilmente di carattere economico e, comunque, in fase di ulteriore indagine .  Il Pubblico Ministero di turno, dopo aver proceduto all’immediato interrogatorio dell’arrestato, durante il quale lo stesso ha parzialmente ammesso il tragico gesto, ne ha disposto il trasferimento in carcere, in attesa dell’udienza di convalida da parte del Gip.

Il Questore di Enna ha espresso massima soddisfazione per l’attività d’indagine svolta dal personale della Squadra Mobile di Enna 

 

 

Enna, neonato cade dal fasciatoio e, dopo vari interventi, non c’è più nulla fare

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Archivi -Sud Libertà

Enna

Un neonato di sei mesi di Agira, in provincia di Enna, è morto stamani all’ospedale Cannizzaro di Catania, dove è giunto ieri in condizioni disperate.      Sembra che  il piccolo sarebbe caduto dal fasciatoio, procurandosi gravissime lesioni. Immediata la corsa all’ospedale Umberto I di Enna, dove i medici hanno disposto il trasferimento in elisoccorso al nosocomio etneo. Qui il bimbo è stato sottoposto a un primo delicato intervento chirurgico per un vasto ematoma cerebrale e stamani a una seconda operazione per tentare di salvarlo. Per il piccolo, la fine era però giò segnata e non c’è stato, però, nulla da fare.

Contributi europei : tredici arresti in Sicilia per truffa ed operazioni inesistenti

Arresti per truffa per richiesta contributi europei

Enna,

Una inchiesta  della Guardia di Finanza di Enna si conclude con tredici arresti. Reati:  interposizione fittizia, truffa, falso, reimpiego di capitali illeciti e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti.   Tra i fermati anche  un avvocato catanese.

Tredici  ordinanze di custodia cautelari sono state emesse e notificate-dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Caltanissetta Graziella Luparello, nell’ambito dell’operazione “Carta bianca” nel territorio di Centuripe, Regalbuto, Troina, Adrano, Catania e Randazzo. Sequestrate somme di denaro, società e aziende per oltre 3 milioni di euro. I reati contestati sono vari: interposizione fittizia, truffa, falso, reimpiego di capitali illeciti. Tra i soggetti destinatari della custodia cautelare anche un avvocato del Foro di Catania e l’ex direttore dell’Azienda Speciale Silvo Pastorale del Comune di Troina. Altri sei sono stati invece sottoposti alla misura degli arresti domiciliari. 

«Le indagini della Guardia di Finanza di Nicosia e della DDA di Caltanissetta, con a capo il Procuratore Salvatore De Luca e coordinate dai Sostituti Pasquale Pacifico e Dario Bonanno, hanno consentito di acclarare come il metodo fosse sempre quello da tempo denunciato da Antoci, cioè le sistematiche infiltrazioni nel settore dei contributi europei per l’agricoltura».

«Questa volta a cadere sotto la scure del ”Protocollo Antoci” e della Giustizia è una famiglia criminale che utilizzava prestanomi visto che i suoi componenti erano impossibilitati a conseguire i contributi comunitari in quanto destinataria di interdittiva antimafia ai sensi del Protocollo Antoci oggi legge dello Stato. Inoltre, per poi rientrare dalle somme erogate ai prestanomi, effettuavano emissione di fatture false per operazioni inesistenti».

Gli indagati avevano messo le mani anche sui pascoli demaniali sempre utilizzando tutta una serie di imprese a loro collegate tentando di aggirare fraudolentemente le regole previste dal cosiddetto  “Protocollo Antoci” e del conseguente “nuovo codice antimafia” che lo ha in toto recepito nel 2017. Circa 1200 ettari di pascoli demaniali, hanno permesso agli indagati di percepire illecitamente elevati contributi comunitari.

Dall’attività di indagine, inoltre, «è emerso che gli indagati risultano anche legati da rapporti di parentela o affinità con soggetti già condannati in via definitiva per associazione di stampo mafioso in quanto esponenti di rilievo di famiglie di cosa nostra operanti nel territorio». 

«Come ormai noto, bastava mantenersi sotto la soglia dei 150 mila euro, oltre la quale risultava obbligatorio per la pubblica amministrazione richiedere l’informativa antimafia, per eludere e autocertificare falsamente di avere i requisiti previsti dalla norma –  –

Gli inquirenti ricordano che  negli anni hanno usufruito di tali erogazioni personaggi come Gaetano Riina fratello di Totò, le famiglie Santa Paola Ercolano e tantissimi altri capi mafia non solo siciliani. È così che in questi lunghi anni sono state assicurate alle consorterie criminali milioni e milioni di euro a discapito dei poveri agricoltori onesti per anni vessati dai mafiosi». 

Per contrastare tutto ciò Giuseppe Antoci creò nel 2015, insieme al Prefetto di Messina Stefano Trotta, un protocollo di legalità stipulato il 18.03.2015 tra la Prefettura di Messina e l’Ente Parco dei Nebrodi (appunto il cosiddetto “Protocollo Antocì’), ormai divenuto legge dello Stato e votato in Parlamento il 27 settembre 2017. Con il Protocollo è stato stabilito un nuovo e più stringente obbligo e cioè l’abbassamento della soglia da 150 mila euro a zero. Una vera svolta nella legislazione antimafia, una norma considerata epocale da tanti giuristi per l’attacco ai patrimoni dei mafiosi, una norma che, come ha dichiarato anche il Ministro degli Interni Luciana Lamorgese, è ormai “un paradigma nella lotta alla mafia, quale modello cooperativo per prevenire infiltrazioni nel tessuto economico sano”. 

I “Protocollo Antoci” dopo la  interdittiva antimafia emessa dal Prefetto di Catania e dopo aver subito la revoca dei contratti e la conseguente perdita delle erogazioni,  cercava nuovi prestanomi.    Ma il trucco era già conoscenza delle Procure.

Mafia, stop al mercato della droga e 46 arresti per estorsioni e spaccio

La legge della Mafia locale era di imporre il pizzo a tutti i commercianti e imprenditori della zona e di monopolizzare il mercato della droga, sfruttando la forza intimidatrice derivante dall’appartenenza alla famiglia di Cosa Nostra di Enna, per costringere le vittime a sottostare ai loro voleri. I 30 appartenenti al gruppo criminale oggetto dell’indagine “Caput silente” sono stati arrestati questa mattina al termine di un’attività investigativa condotta dagli agenti della Squadra mobile di Enna e del commissariato di Leonforte.

Gli indagati sono accusati di associazione per delinquere di tipo mafioso, aggravata dall’utilizzo delle armi, estorsioni, danneggiamenti, associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, detenzione e porto illegale di armi.
Nel corso dell’indagine sono state arrestate altre 16 persone in flagranza di reato, e sequestrate numerose armi da fuoco e notevoli quantità di cocaina, hashish e marijuana.

All’indagine hanno preso parte anche i poliziotti della Squadra mobile di Catania, dei Reparti prevenzione crimine e delle unità cinofile di Palermo e Catania, del Reparto volo di Palermo e della Polizia di frontiera di Catania.

L’attività odierna è una costola dell’operazione “Homo novus”, che nel 2014 aveva portato alla condanna per mafia degli affiliati alla famiglia di Cosa Nostra attiva a Leonforte.

L’operazione “Caput silente” ha evidenziato come i capi del gruppo criminale, nonostante fossero reclusi, abbiano continuato a dare disposizioni e direttive, anche con l’utilizzo di messaggi scritti su pezzi di carta, i cosiddetti pizzini, particolare che ha dato il nome all’indagine. Attraverso intercettazioni telefoniche, ambientali e videoriprese, supportate anche dai classici appostamenti e pedinamenti, gli investigatori hanno documentato l’attività criminale svolta dagli indagati.

Innumerevoli cessioni di sostanze stupefacenti, numerosi episodi di danneggiamento ai danni di commercianti, imprenditori, e di due agenti della polizia giudiziaria del commissariato di Leonforte che davano particolarmente “fastidio” all’organizzazione criminale.

I tipici “messaggi” utilizzati per minacciare le vittime erano costituiti dal taglio degli pneumatici delle auto, sulle quali venivano incise, con evidenti solchi sulla carrozzeria, anche delle croci. Ad un imprenditore sono state invece recapitate buste da lettera contenenti proiettili, insieme alla richiesta di una notevole somma di denaro.

Un altro particolare emerso dall’indagine è quello relativo alla politica delle estorsioni messa in atto dagli indagati, che chiedevano piccoli importi per la “protezione”, in modo che tutti potessero pagare senza problemi, con lo scopo di soggiogare la totalità degli operatori economici del loro territorio.

Le direttive all’interno dell’organizzazione venivano impartite con i classici pizzini, in modo da evitare il più possibile i contatti diretti tra gli appartenenti; questi godevano anche di una sorta di assicurazione interna, che scattava in caso di arresto, sotto forma di somme elargite ai familiari dei detenuti.

Nel corso dell’indagine gli investigatori hanno anche evitato l’omicidio di un pusher che doveva essere punito per non aver onorato un debito legato allo spaccio e per i suoi tentativi di contrastare il monopolio dell’organizzazione.

CODICE ROSSO: FERMATO AD ENNA DIPENDENTE DELL’OASI PER VIOLENZA SESSUALE SU UNA DISABILE

Violenza sessuale a Marina di Ragusa ai danni di una ragazza - Ragusa -  Corriere di Ragusa

Immagine d’archivio -Sud Libertà

Codice Rosso.  Il reato contestato è di violenza sessuale nei confronti di una disabile, in pieno periodo di lockdown. Presso l’Oasi di Troina, la ​Polizia di Stato – Squadra Mobile di Enna – ha eseguito, la notte scorsa,presso l’Oasi di Troina, il fermo di indiziato di delitto disposto dalla Procura della Repubblica di Enna diretta da Massimo Palmeri.  I pm Stefania Leonte e Orazio Longo, al termine dell’interrogatorio, hanno disposto il fermo di indiziato di delitto dell’indagato L.A. di 39 anni nato in provincia di Enna, per il reato di violenza sessuale aggravata dall’aver commesso il fatto ai danni di una donna disabile e nel momento in cui la stessa era a lui affidata.

La Squadra Mobile della Questura di Enna in data 11.09.2020 ha ricevuto dal legale, nominato dalla famiglia della vittima, una formale denuncia con la quale si poneva in luce che la congiunta era in stato di gravidanza, ed era già sofferente di gravissime patologie connesse ad una rara malattia genetica.     Il reato denunciato rientrava tra i nuovi delitti del Codice Rosso. Cioè quelli in cui è urgente l’immediatezza delle indagini e dei procedimenti giudiziari. Il Pubblico Ministero titolare del procedimento ha coordinato “l’avvio tempestivo delle indagini, convocando presso gli uffici della Procura della Repubblica i genitori della vittima“.

Gli investigatori della Polizia di Stato ed i Pubblici Ministeri hanno raccolto le dichiarazioni dei familiari, “tracciando sin da subito una prima ipotesi investigativa poi confermata dalle successive indagini”.            L’interrogatorio ha posto in luce elementi gravi,  “emergeva che la vittima della violenza sessuale era ospite da diverso tempo della Struttura Sanitaria I.R.C.C.S. Associazione “Oasi Maria SS” di Troina.  Qualche giorno prima del deposito della denuncia, i genitori erano stati avvisati da personale della struttura che la figlia era in stato di gravidanza-dicono gli inquirenti- Considerate le condizioni di salute particolarmente gravi non era possibile in alcun modo che la stessa avesse prestato il proprio consenso. Si è subito delineata l’ipotesi delittuosa che si potesse trattare di un grave caso di violenza sessuale”.

I primi accertamenti sanitari effettuati  con l’assistenza del reparto di ginecologia dell’Ospedale di Enna e del Policlinico di Palermo hanno consentito”di focalizzare l’attenzione degli investigatori su un gruppo di persone presenti in struttura al momento del presunto periodo di concepimento”. La donna, nel momento in cui è stato accertato lo stato di gravidanza, aveva superato la 25ma settimana di gestazione e, pertanto, alcune indagini di tipo sanitario non potevano essere effettuate per non mettere a rischio tanto la vita della donna quanto quella del feto.

. Presso la Squadra Mobile della Questura di Enna, guidata dal vicequestore aggiunto Antonino dr. Ciavola, sotto il continuo e costante coordinamento investigativo della Procura della Repubblica, sono stati  convocati i vertici aziendali della struttura sanitaria e successivamente tutti gli addetti ai vari servizi, dai medici agli operatori socio sanitari.

Dalle indagini è emerso che “nessuno della struttura sanitaria si è accorto dello stato di gravidanza, ipotizzando che l’aumento di peso della ragazza potesse dipendere dal fatto che durante il lockdown ai degenti era stato permesso di mangiare di più o che i farmaci somministrati a volte erano causa di una irregolarità del ciclo”. Dalle prime persone ascoltate dalla Squadra Mobile emergeva “solo un dato di fatto che rendeva la vicenda ancora più grave, ovvero che nessuno aveva accesso alla struttura senza autorizzazione e che altri ospiti disabili non avrebbero potuto commettere il reato“.

Le indagini- informano gli investigatori -si restringevano e sono state concentrate così sulle persone che vi prestavano l’attività lavorativa,” tanto da iniziare a procedere con il prelievo di un campione salivare per l’estrazione del profilo genetico (DNA) da parte degli operatori della Polizia Scientifica”. Dopo aver ascoltato decine di persone e prelevato diversi campioni di liquido biologico per l’estrazione del DNA, ieri mattina è stato convocato, tra gli altri, l’uomo fermato, operatore socio sanitario dipendente della struttura di Troina da due anni.

L’indagato faceva particolare confusione nel raccontare quanto accaduto negli scorsi mesi ed in particolar modo il periodo in cui la struttura di Troina era stata dichiarata zona rossa per il focolaio sviluppatosi all’interno con decine di positivi al covid-19- dicono- Gli investigatori intuendo  che l’uomo stesse nascondendo qualcosa e che non fosse del tutto sincero continuavano ad incalzare l’indagato concentrando i suoi sforzi di memoria al mese di aprile, in particolar modo alla presunta data del concepimento“.

Gli inquirenti spiegano pure che l’indagato  a fine marzo aveva  chiesto alla direzione sanitaria di poter fare accesso alla struttura per poter dare aiuto ai suoi colleghi in difficoltà ed alle persone degenti visto che era stata dichiarata la zona rossa con impossibilità di accesso o di dimissioni dall’Oasi. Dopo qualche giorno, stante la carenza di personale, veniva autorizzato ad accedere per prestare la propria attività di operatore socio sanitario.

Nei primi giorni di aprile, proprio nel periodo di massima emergenza sanitaria affrontato dalla struttura di Troina, il sospettato  era stato assegnato al reparto dove erano stati trasferiti tutti i soggetti risultati positivi al COVID-19. Nel corso di  una delle tante notti consecutive prestate in struttura, “approfittando dell’assenza temporanea dell’infermiere professionale, non curante neanche della positività al COVID -19, raggiungeva la vittima che conosceva da tempo e consumava un rapporto sessuale privandosi di ogni sistema di protezione antivirale, tuta e mascherina“.

. Al termine dell’interrogatorio la Procura della Repubblica di Enna ha disposto il fermo di indiziato di delitto, atto immediatamente eseguito dalla Polizia di Stato che ha condotto il fermato in carcere a disposizione dell’Autorità Giudiziaria. La Procura della Repubblica di Enna continuerà le attività d’indagine per chiarire ogni ulteriore aspetto ed eventuali responsabilità

Il “Capo dei capi “siciliano, Raffaele Bevilacqua, si saluta con il “bacio d’onore”, segno di rispetto. Emessi 46 provvedimenti cautelari

 

La leggenda di Osso, Mastrosso e Carcagnosso: i padri di mafia ...

 

I carabinieri del ROS e del Comando Provinciale di Enna hanno notificato tra Barrafranca, Pietraperzia, Catania, Palermo e Wolfsburg 46 provvedimenti cautelari emessi dal gip del Tribunale di Caltanissetta su richiesta della Dda Nissena: si tratta di persone affiliate o vicine al clan di cosa nostra di di Barrafranca e Pietraperzia.

Tutti sono accusati a vario titolo di associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, estorsioni, corruzione aggravata dall’aver favorito l’associazione mafiosa, detenzioni di armi e assistenza agli associati. Sono stati anche sequestrati beni per un valore di oltre un milione di euro.

Tutto ruota attorno al superboss,Raffaele Bevilacqua ,avvocato, già condannato per associazione mafiosa nel processo Leopardo, che tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ‘90 era stato non solo componente del direttivo della Democrazia Cristiana ed in strettissimi rapporti con Salvo Lima, ma anche al vertice di cosa nostra ennese per intervento di Bernardo Provenzano. Raffaele Bevilacqua è stato, inoltre, condannato all’ergastolo per essere stato riconosciuto quale mandante – insieme a Francesco “Ciccio” La Rocca – dell’omicidio di Domenico Calcagno avvenuto a Valguarnera Caropepe nel maggio del 2003.

Bevilacqua era ai domiciliari a maggio del 2018 per motivi di salute,     Appena uscito il superboss ha ripreso immediatamente il comando operativo del clan con il fondamentale apporto dei suoi familiari. E comandava dall’ appartamento di Catania dove scontava i domiciliari e divenuto il crocevia di incontri con altri storici affiliati, primi fra tutti gli uomini d’onore Alessandro Salvaggio e Salvatore Privitelli, nel corso dei quali – dicono gli investigatori – venivano decise strategie e progettate le azioni da compiere, alcune anche molto gravi.

Dalle indagini è emerso che il carisma ed il rispetto di cui godeva Raffaele Bevilacqua siano rimasti intatti nonostante il tempo trascorso in carcere; significativo  il bacio d’onore  dall’anziano  Alessandro Salvaggio che, rivedendo il suo capo famiglia dopo più di 15 anni,  gli baciava le mani in segno di immutato rispetto.

Nel progetto di riorganizzazione della famiglia mafiosa  hanno assunto un posizione dominante i suoi figli, Flavio Alberto e Maria Concetta, quest’ultima avvocato del foro di Enna. Flavio Alberto era “l’interfaccia” del padre con il territorio e teneva dunque i contatti con gli altri affiliati e di concordare le azioni da intraprendere. Maria Concetta Bevilacqua, invece, “dimostrando fierezza del ruolo ricoperto dal padre all’interno dell’organizzazione mafiosa e piena adesione alla stessa”, non solo era solita compiacersi per il “rispetto” che le veniva tributato, ma, , incontrava presso il suo studio legale di Barrafranca gli affiliati ai quali consegnava- secondo gli investigatori – i “pizzini” scritti dal genitore con gli ordini da eseguire. La stessa al pari del fratello, partecipava alla scelte strategiche del gruppo criminale, organizzava gli incontri di Catania e, ancora una volta sfruttando il suo ruolo di legale, attuava una serie di manovre volte ad evitare il ritorno in carcere del padre.

 

A conferma che il tempo e la detenzione non abbiano rescisso il legame con l’organizzazione è stato anche documentato come Filippo Milano, anch’egli storico affiliato alla consorteria barrese, nel tempo avesse consegnato ai famigliari del suo capo cospicue somme di denaro con le quali, come la moglie del boss Giuseppa ammetteva, aveva provveduto a soddisfare i “piaceri” dei figli, tra cui la festa di laurea di Maria Concetta pagata proprio con il denaro provento di attività illecite.

Raffaele Bevilacqua assumeva il pieno controllo del territorio ed assicurarsi lauti ritorni economici, individuando nell’appalto del valore di 7.5 milioni di euro per la gestione dei Rsu del comune di Barrafranca una scelta prioritaria.

La famiglia – Raffaele, Flavio Alberto e Maria Concetta – agiva con l’ausilio di Alessandro Salvaggio e del figlio di questi, Salvatore, di Salvatore Privitelli e di Luigi Fabio La Mattina, imponendo all’Ati agrigentina vincitrice dell’appalto l’affitto degli spazi per il ricovero dei mezzi per un importo annuo di 27 mila euro e facendosi pagare il “pizzo” attraverso bonifici così da giustificare i pagamenti come “regolare” canone di locazione.

Secondo gli inquirenti vi sono anche attentati incendiari come quello commesso ai danni del ”Supermercato Decò” di Barrafranca del “Gruppo Arena” nella notte del 15 settembre del 2018. l   Il boss Raffaele Bevilacqua stabiliva con autorità mafiosa che il traffico e lo spaccio di droga dovevano essere gestiti in toto dalla famiglia  dalla quale erano costrette a rifornirsi tutte le piazze di spaccio presenti su Barrafranca.

TRAFFICO DI DROGA. I fornitori del clan erano catanesi. A loro si rivolgevano Salvatore Privitelli e Fabio Luigi La Mattina con  l’intermediazione del catanese Marco Vaccari. La gestione delle piazze di spaccio riconducibili alla famiglia mafiosa era demandata a Salvatore Strazzanti e Andrea Ferreri; Filippo Bonelli, Davide e Valentino La Mattina erano deputati al controllo e alla raccolta del denaro provento dello spaccio da consegnare ai vertici della famiglia. E’ in questa fase che l’indagine del Ros è andata ad intersecarsi con quella condotta dal Comando Provinciale di Enna, che su delega della Dda nissena stava svolgendo indagini sul traffico di droga – cocaina e marijuana – a Barrafranca. .

Nel corso delle perquisizioni a casa di Salvatore Strazzanti e Valentino La Mattina sono state sequestrate armi da fuoco e un libro mastro con la rendicontazione dell’attività di spaccio. . E’ stata accertata infatti la diretta e fondamentale partecipazione di Giuseppe Zuccalà, responsabile del IV Settore – Gestione del Territorio Infrastrutture e Servizi Manutentivi del Comune, nell’assegnazione di un appalto, con il metodo dell’affidamento diretto all’imprenditore Salvatore Blasco, risultato essere in stretti rapporti con la famiglia Bevilacqua.

Gli inquirenti forniscono i nomi dei destinatari dell’ordinanza di custodia in carcere: Raffaele Bevilacqua, Flavio Alberto Bevilacqua, Giuseppe Emilio Bevilacqua, Luigia Bellomo, Adriano Giuseppe Bevilacqua, Andrea Blasco, Filippo Bonelli, Davide Cardinale, Domenico Cardinale, Fabio Cardinale, Angelo Cutaia, Andrea Ferreri, Calogero Ferreri, Agatino Maxmiliam Fiorenza, Davide La Mattina, Giuseppe La Mattina, Luigi Fabio La Mattina, Valentino La Mattina, Dario La Rosa, Filippo Milano, Giovanni Monachino, Vincenzo Monachino, Salvatore Paternò, Salvatore Privitelli, Massimo Riggi, Vincenzo Russo, Alessandro Salvaggio, Salvatore Salvaggio, Giovanni Strazzanti, Salvatore Strazzanti, Sebastiano Tasco, Mirko Filippo Tomasello, Giuseppe Trubia, Angelo Tummino, Salvatore Marco Vaccari e il minorenne S.S.

Ai domiciliari sono finiti: Maria Concetta Bevilacqua, Abigail Bellomo, Rosetta Bellomo, Salvatore Blasco, Rosario Corvo, Stella Crapanzano, Davide Pagliaro, Cateno Sansone, Giuseppina Strazzanti, Giuseppe Zuccalà.