Napoli, il bambino precipitato dal terzo piano, fermato un uomo gravemente indiziato

 

Procura di Napoli, si cambia: Maresca lascia la Dda - Il Mattino.it

 

Le indagini degli investigatori hanno condotto oggi  all’arresto di un uomo-in attesa di convalida  giudiziale-  a Napoli per omicidio dopo la morte del piccolo Samuele, precipitato ieri dal balcone del terzo piano in via Foria e deceduto.

Si apprende che la Polizia di Stato ha fermato, su delega della Procura di Napoli, un uomo di 38 anni, M.C., ritenuto gravemente indiziato dell’omicidio del bambino. Il provvedimento è sottoposto al giudizio di convalida del Giudice.

Siracusa:decreto di fermo per duplice omicidio e occultamento di cadavere

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 Siracusa
Su disposizione della Procura della Repubblica di Siracusa, i Carabinieri del Comando Provinciale aretuseo hanno dato esecuzione ad un decreto di fermo di indiziato di delitto emesso nei confronti di un lentinese classe ‘83 per i reati di omicidio e occultamento di cadavere.
I fatti che hanno portato all’esecuzione del provvedimento si riferiscono al rinvenimento, nell’arco di poche ore ed in due differenti luoghi, dei cadaveri di due donne, madre e figlia, rispettivamente di 89 e 56 anni, conviventi in un’abitazione di Lentini.
Le indagini, dirette dal Sostituto Procuratore, dott.ssa Maria Chiara VEDOVATO e condotte dai Carabinieri del Nucleo Investigativo, della Compagnia di Augusta e della Stazione di Lentini, sono iniziate la sera di giovedì 8 luglio u.s., allorquando personale medico del 118, intervenuto su chiamata di alcuni vicini allarmati dal forte odore, ha segnalato al numero unico d’emergenza 112 di aver rinvenuto il cadavere della cinquantaseienne, riverso in avanzato stato di decomposizione su un divano della sua abitazione.
Nell’appartamento non era presente l’anziana madre, risultata irreperibile anche nei giorni successivi ed attivamente ricercata.
Sono state quindi immediatamente avviate serrate indagini e ricerche per stabilire cosa fosse avvenuto alla donna deceduta e dove si trovasse l’anziana madre, riuscendo così a stabilire che quest’ultima, in quelle che probabilmente erano state le ultime ore di vita della figlia, era stata ripresa da alcuni sistemi di videosorveglianza prossimi all’abitazione di famiglia, mentre si allontanava dalla stessa unitamente all’uomo che successivamente è stato sottoposto al provvedimento di fermo.
Lo stesso, dopo diverse ore di ininterrotti accertamenti, ha fornito agli inquirenti indicazioni rivelatesi utili al rinvenimento della salma dell’anziana all’interno di un garage ubicato nel centro di Lentini. Il corpo della donna, come è stato rilevato nel corso del sopralluogo operato dai Carabinieri della Sezione Investigazioni Scientifiche del Comando Provinciale Carabinieri di Catania, intervenuti sul posto, era stato occultato in una bara, avvolto in una pellicola di plastica.
Il sospettato ha continuato a negare ogni coinvolgimento attivo nella morte delle donne, fornendo una serie di versioni ritenute dall’Autorità Giudiziaria non attendibili sulla scorta degli elementi raccolti e che hanno indotto il Pubblico Ministero ad emettere il provvedimento di fermo.
L’uomo è già stato coinvolto in passato in un’inchiesta relativa all’occultamento del cadavere di un anziano di Lentini rinvenuto in un sacco mortuario deposto nelle campagne circostanti al paese.
Le salme delle donne saranno sottoposte ad esame autoptico, in quanto non si esclude che le cause della morte possano essere state di natura violenta.
I militari dell’Arma, sotto la direzione della Procura aretusea, stanno anche valutando l’eventuale coinvolgimento di terzi nella soppressione delle donne e nell’occultamento del cadavere dell’anziana
Al fine di permettere al Reparto Carabinieri Investigazioni Scientifiche di Messina di effettuare i necessari accertamenti tecnici, sono stati sottoposti a sequestro gli immobili ove sono stati rinvenuti i cadaveri, quelli nella disponibilità dell’indagato, nonché le autovetture in uso a quest’ultimo.

 

 

FUNIVIA MOTTARONE, TRE DIPENDENTI ED IL GESTORE IMPIANTO IN CARCERE PER “OMISSIONI DI CAUTELE..”

VIDEO VIG.DEL FUOCO

 

Il Procuratore di Verbania Olimpia Bossi  sulla Funivia guasta   riferisce che “.. il sistema frenante in caso di emergenza, è stato inserito più volte. Non sono in grado di dire se in maniera costante o solo quando c’erano difetti di funzionamento: sicuramente domenica non era la prima volta, questo lo hanno ammesso“.

Si sa, la Procura ha fatto sentire la sua voce con un  provvedimento di fermo nei confronti di tre persone – due dipendenti e il gestore dell’impianto della funivia – accusate di omicidio colposo plurimo per la tragedia del Mottarone in cui hanno perso la vita 14 persone e un bambino è rimasto ferito.

Si scopre che “la proprietà dovrebbe essere della Regione Piemonte perché non si è mai effettuato il passaggio al Comune di Stresa” sostiene il procuratore di Verbania . “Sono giornate intense, ci siamo dedicati a cose più necessarie, ora stiamo acquisendo la documentazione che dovrebbe chiarire questo aspetto”.

“In questo momento non abbiamo elementi per ritenere i due fatti collegati”, ossia la rottura della fune trainante della funivia e il blocco del sistema frenante di sicurezza, “o reciprocamente collegati. Sulla fune non possiamo avanzare ipotesi: siamo sempre in attesa delle verifiche tecniche di cui parlerò con il consulente tecnico che arriverà domani” . Se il malfunzionamento del sistema di sicurezza è imputabile ai tre fermati, “sul cavo non posso aggiungere nulla perché siamo al punto in cui stavamo ieri”.

Contro i tre c’è un quadro grave “fortemente indiziario”, ha detto il procuratore capo di Verbania, che ha disposto il carcere per il gestore dell’impianto della funivia del Mottarone e due dipendenti del servizio dell’impianto, “persone che avevano un ruolo giuridico ed economico, cioè prendevano decisioni”.

I fermati rispondono di rimozione ed omissione dolosa di cautele

Le tre persone fermate devono rispondere di “rimozione od omissione dolosa di cautele” previsto dell’articolo 437 del codice penale, che punisce chi “omette di collocare impianti, apparecchi o segnali destinati a prevenire disastri o infortuni sul lavoro, ovvero li rimuove o li danneggia”. Ipotesi aggravata “se dal fatto deriva un disastro” come nel caso in esame