Trapani, il GIP del Tribunale emette Ordinanza di misura cautelare a carico di dipendente regionale indagato per vasto incendio boschivo di 83 ettari di terreno

Un incendio doloso ha colpito la Riserva naturale WWF Le Cesine di Lecce

 

Trapani,

Su richiesta della Procura della Repubblica di Trapani, l’Ufficio del G.I.P. del Tribunale Ordinario di Trapani ha emesso un’ordinanza applicativa di misura cautelare degli arresti domiciliari con sorveglianza elettronica a carico di 1 soggetto originario del trapanese, dipendente di una struttura dipartimentale della Regione Siciliana, in quanto indagato per l’incendio boschivo che in data 20.08.2025 ha interessato un’area di 83 ettari di terreno, in parte incolta, in parte coltivata, occupata da vegetazione di diverso tipo, in zona immediatamente a ridosso del Bosco SCORACE.

Per i fatti contestati, l’uomo dovrà rispondere del reato di cui all’art.  423 bis c.p., ossia di incendio boschivo.
L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Trapani e condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo, della Sezione Operativa del N.O.R. della Compagnia di Alcamo, della Stazione di Buseto Palizzolo e della Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura della Repubblica di Trapani, ha consentito, in poco tempo, di raccogliere gravi indizi di colpevolezza in ordine ai fatti per i quali si procede, i quali hanno determinato un grave danno all’ecosistema su un’ampia area rurale, distruggendo colture e ponendo a rischio aree boscate e l’incolumità di animali da reddito, al pascolo nella contrada Quasale di Buseto Palizzolo.
Gli approfondimenti investigativi condotti, hanno consentito di documentare visivamente le fasi delle azioni delittuose, ricostruendo gli spostamenti dell’indagato, quel giorno peraltro a riposo, ripreso mentre appiccava le fiamme in più punti, ampliando così il fronte del fuoco in aree in cui non erano presenti le squadre antincendio poiché impegnate a fronteggiare altri focolari.

Le stesse immagini sottoposte al vaglio investigativo, consentivano inoltre di documentare i momenti in cui, dopo aver appiccato le fiamme, l’indagato si nascondeva tra la vegetazione di un’area boscata, per sottrarsi alla vista degli equipaggi di volo dei mezzi antincendio impegnati nelle operazioni di spegnimento dei roghi. L’uomo veniva inoltre ripreso mentre si allontanava dal posto, prendendo posto sull’auto guidata da altro soggetto che era andato a prelevarlo.

L’esito delle attività di perquisizione in seguito condotte a carico dello stesso indagato, consentivano rinvenire e porre in sequestro importanti elementi di riscontro utili a riscontrare la sua presenza sui luoghi di commissione del reato. Il grave quadro indiziario veniva ulteriormente corroborato dalle attività di intercettazione e di analisi dei dati del traffico telefonico e dall’analisi della copia forense dell’apparecchio telefonico in suso all’indagato, con il quale lo stesso aveva ripreso le proprie condotte incendiarie, condividendo i filmati con alcuni colleghi.
Nel corso dell’esecuzione, i militari operanti hanno ritirato cautelativamente sei fucili ed una pistola legalmente detenuti dal destinatario del provvedimento.

 

Palermo, le mazzette per il rilascio veloce delle salme: in due ai domiciliari. Queste le misure imposte dal GIP Carmen Salustro per i 15 indagati

 

 

Palermo,

 Arresti domiciliari  disposti dal Gip di Palermo, Carmen dr. Salustro per 2 dei 4 operatori della camera mortuaria del Policlinico di Palermo che avrebbero chiesto «mazzette» alle imprese di pompe funebri in cambio di una accelerazione nel rilascio delle salme dei pazienti deceduti nel nosocomio. I domiciliari, decisi dopo gli interrogatori preliminari, sono stati imposti a Marcello Gargano, 64 anni, Salvatore Lo Bianco, 58 anni. Mentre per altri 2 dipendenti, Antonio Di Donna di 62 anni e Giuseppe Anselmo 66 anni, il Gip ha disposto la misura della presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria e la sospensione dall’esercizio di pubblici uffici o servizi per un anno.

Obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria anche per Marcello Spatola, Giacomo Marchese, Francesco Trinca, Nunzio Trinca, Davide Madonia.

I Pm avevano chiesto l’arresto per i 15 indagati coinvolti – oltre ai dipendenti del Policlinico, personale e titolari di agenzie di pompe funebri – accusati a vario titolo di associazione a delinquere, corruzione e concussione.

Il Gip ha inoltre disposto il sequestro preventivo di somme per equivalente a carico di Lo Bianco, Gargano, Di Donna e Anselmo.

Procedimento disciplinare d’ufficio: La direzione del Policlinico Paolo Giaccone nei giorni scorsi ha disposto la sospensione cautelativa dei quattro dipendenti in servizio presso la camera mortuaria.

LA SPECULAZIONE SUI MORTI DEI DIPENDENTI DEL POLICLINICO DI PALERMO- LA DIREZIONE LI SOSPENDE DAL SERVIZIO IN ATTESA DELLE DECISIONI DEI MAGISTRATI

I dipendenti sono accusati   di associazione a delinquere per aver richiesto e incassato denaro al fine di accelerare le pratiche di rilascio delle salme.

 

 

Palermo,

La Procura, coordinata dal dr. Maurizio de Lucia, ha chiesto al Gip l’arresto di 15 persone. Il giudice dovrà fissare gli interrogatori preventivi al termine dei quali deciderà se disporre o meno il provvedimento cautelare.

Non è finita qui per chi speculava sui morti a Palermo.  Anche  l’amministrazione da dove dipendevano  gli indagati muove contemporaneamente i suoi passi. Si sa che oggi gli Enti pubblici non sono più tenuti all’attesa delle sentenze giudiziarie per poter procedere.  E non sono indolori.  La direzione del Policlinico «Paolo Giaccone» di Palermo ha disposto  infatti  la sospensione cautelativa dal servizio dei quattro dipendenti della camera mortuaria, nei confronti dei quali la Procura di Palermo ha avanzato richieste di rinvio a giudizio con istanza di custodia cautelare in carcere.

I dipendenti sono accusati – ricorderemo-  di associazione a delinquere per aver richiesto e incassato denaro al fine di accelerare le pratiche di rilascio delle salme.

Appresa informalmente la notizia dell’indagine, l’Azienda aveva immediatamente adottato un primo provvedimento  disciplinare, disponendo il trasferimento degli interessati ad altra sede. L’Azienda aveva  inoltre provveduto a trasmettere tutti gli atti all’Ufficio procedimenti disciplinari dell’Università di Palermo, amministrazione di appartenenza dei dipendenti coinvolti, sebbene attualmente distaccati presso l’Aoup.

«Alla luce dei successivi sviluppi –  si apprende dal Policlinico – e in considerazione della particolare gravità dei fatti contestati, che potrebbero comportare anche il licenziamento, nonché della rilevante lesione dell’immagine aziendale, la direzione ha ritenuto che la precedente misura non fosse più sufficiente. Pertanto, è stato adottato il più incisivo provvedimento della sospensione dal servizio, riservandosi l’adozione di ulteriori determinazioni all’esito della decisione del Gip e della conclusione del procedimento disciplinare».

 

 

Cosche mafiose , Clan “Della Noce” e Brancaccio”, in ginocchio a Palermo: cinquanta persone colpite dai provvedimenti giudiziari

 

 

Palermo,

Cosche mafiose in ginocchio. Disarticolati i mandamenti di Brancaccio e della Noce. Cinquanta persone colpite da provvedimenti giudiziari cautelari.

La Polizia di Stato, su delega della Procura – Direzione Distrettuale Antimafia, ha eseguito  una imponente operazione antimafia e antidroga, con applicazione di  misure restrittive a carico di un totale di cinquanta persone, ritenute a vario titolo responsabili dei reati di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione, intestazione fittizia di beni, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e spaccio delle medesime.

il  Gip del Tribunale di Palermo ha disposto la custodia cautelare in carcere per diciannove indagati, mentre per altri sei gli arresti domiciliari.

Disposto il fermo di indiziato di delitto per altri 26 soggetti.

I provvedimenti restrittivi, scaturiscono da quattro distinte attività investigative. Due sono state condotte dalla VII Sezione “Antidroga” della Squadra Mobile della Questura di Palermo, una dalla I Sezione “Criminalità Organizzata” insieme alla Sezione Investigativa del Servizio Centrale Operativo (S.I.S.C.O.) di Palermo ed una dal Commissariato di Pubblica Sicurezza “Brancaccio”.

Le due indagini espletate dalla Sezione specializzata Antidroga hanno consentito di disarticolare diverse organizzazioni criminali che hanno iniettato nel territorio siciliano rilevanti quantitativi di droga, portando all’esecuzione, nel complesso, venticinque misure cautelari. Nel corso delle investigazioni, inoltre, sono stati messi a segno sequestri per un totale di circa due quintali e mezzo di hashish e quattro chilogrammi di cocaina, con conseguente arresto in flagranza di dodici persone. Delle due azioni investigative, la prima – durata dall’ottobre 2022 all’agosto 2023 – ha permesso di raccogliere elementi suscettibili di delineare l’esistenza di due consorterie dedite al narcotraffico, collegate da una fitta rete di relazioni.

Dei due gruppi, uno era radicato a Palermo ed era connotato da legami molto forti tra gli affiliati, cementati da vincoli parentali; l’altro, invece, operava in Campania e costituiva il principale fornitore del primo. In questa seconda compagine delinquenziale erano inseriti soggetti che fungevano da intermediari con la gang palermitana e si adoperavano anche per conto di un esponente di un noto clan camorrista, che ha riversato importati quantitativi di droga non soltanto nella provincia di Palermo, ma anche in quella di Catania. La seconda attività d’indagine dell’Antidroga ha consentito di individuare una cellula criminale palermitana che ha strutturato un vasto traffico di cocaina, hashish e marijuana sia nel circondario del Capoluogo siciliano che nella limitrofa provincia di Trapani.

Gli approfondimenti investigativi, infatti, hanno permesso di acclarare l’esistenza di un consolidato canale di fornitura di droga attivato nel mazarese. Gli indagati, peraltro, sono risultati appartenere ad ambienti criminali di rilevantissima caratura, taluni anche palesemente collegati a consorterie mafiose. Tra i soggetti coinvolti nei traffici illeciti, difatti, ce ne sono alcuni che, anche di recente, sono stati raggiunti da altri provvedimenti giudiziari in quanto ritenuti responsabili del reato di associazione per delinquere di tipo mafioso. Circostanza che conferma il ruolo di supervisione-cointeressenza svolto dalle famiglie mafiose sull’approvvigionamento e sullo smercio della sostanza stupefacente nel territorio della Provincia ed oltre.

Nell’odierna operazione repressiva confluisce poi l‘attività d’indagine antimafia che ha interessato il mandamento mafioso della “Noce” e, più nello specifico, tutte le famiglie che lo compongono ovvero “Noce”, “Cruillas-Malaspina” e “Altarello”. Le indagini, che hanno avuto inizio nel maggio 2023 e si sono protratte fino ad oggi, hanno consentito agli investigatori della Sezione Criminalità Organizzata della Squadra Mobile e della Sisco di Palermo di delineare posizioni e ruoli in seno ai rispettivi contesti di appartenenza degli associati, nonché la gestione delle attività illecite nel territorio di riferimento.

Le acquisizioni investigative, maturate nel corso delle precedenti attività intraprese sul medesimo contesto criminale, culminate con l’esecuzione dell’operazione convenzionalmente denominata “Nuovo Corso” dello scorso mese di aprile, hanno messo in luce come il vuoto di potere, generato dagli ultimi arresti, abbia dato spazio a nuovi soggetti, pronti ad approfittare per scalare le posizioni di vertice all’interno del sodalizio. In tale contesto, oltre all’emersione di volti nuovi, in ascesa tra le fila dell’organizzazione criminale, sono ricomparse figure di riferimento alla guida delle famiglie, che vantano un curriculum di tutto rispetto all’interno di Cosa nostra, tra i quali spicca un anziano boss, in grado di orientare alcune scelte importanti per il mandamento, ciò in ragione della sua lunga militanza nell’associazione.

Le indagini hanno permesso di identificare l’uomo che è stato attualmente posto al vertice del mandamento, in linea di continuità familiare ad una trascorsa gestione, poiché risulta essere imparentato con un già “reggente” la compagine criminale, oggi in carcere. Le risultanze investigative hanno messo in evidenza l’operatività criminale delle famiglie, impegnate in un controllo serrato del territorio eseguito attraverso le estorsioni: sei, in particolare, quelle contestate, in danno di altrettanti esercizi commerciali e attività imprenditoriali della zona. Sempre attuale risulta, tra l’altro, l’interesse del mandamento verso il traffico di stupefacenti.

Sono 11 i decreti di fermo indiziato di delitto emessi dalla Direzione Distrettuale Antimafia a carico di altrettanti soggetti ritenuti, a vario titolo, responsabili delle condotte e dei fatti-reato riferibili alle dinamiche del mandamento mafioso della “Noce”. Da ultimo, l’attività di polizia giudiziaria condotta nel quartiere “Brancaccio” dal Commissariato di Pubblica Sicurezza con competenza su quell’area cittadina ha permesso di fare luce su una fiorente rete di smercio di cocaina, hashish e marijuana, consentendo di acquisire elementi che hanno determinato la Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo ad emettere un decreto di fermo a carico di 14 persone. Tra gli indagati figurano anche soggetti riconducibili ad importanti famiglie mafiose che esercitano la loro influenza in quel rione popolare che, evidentemente, traevano lauti introiti dal traffico e dallo spaccio di sostanze stupefacenti. Anche le investigazioni del Commissariato, durate dal giugno 2024 al gennaio del 2025, hanno consentito di sequestrare 9,2 chilogrammi di hashish, 2,5 chilogrammi di marijuana e quantitativi minori di cocaina nonché di arrestare, in flagranza di reato, 11 persone. Con le indagini, gli investigatori hanno potuto verificare come i promotori del sodalizio abbiano scrupolosamente annotato in un “libro mastro”, e messo da parte in un fondo cassa appositamente approntato, tutta la contabilità del narcotraffico, suddividendo i conteggi per le varie forniture di stupefacenti di volta in volta trattate, avendo cura di procedere scrupolosamente ai pagamenti delle partite di droga e ai compensi settimanali di tutti gli associati.

PROCURATORE CAPO DR. DE LUCIA “LE STRATEGIE DELLA MAFIA SONO SEMPRE LE STESSE MA ABBIAMO DISARTICOLATO MANDAMENTI BRANCACCIO E DELLA NOCE”

 

 

“Il procuratore capo di Palermo  dr. Maurizio De Lucia in una conferenza stampa alla Questura, relativamente all’operazione antimafia e antidroga svoltasi nella notte afferma : “.Le cose si fanno insieme: Squadra Mobile e Polizia di Palermo sono sempre stati un’eccellenza per il Paese e gli interventi di stanotte fanno parte di una strategia che la Procura porta avanti da parecchio tempo”.

“Dal punto di vista investigativo e della capacità di ottenere risultati l’efficienza della Squadra Mobile si vede ogni volta – spiega De Lucia, – La scelta di compiere operazioni quantitativamente significative come questa dipende da un’esigenza strategica, che ha ricadute sul territorio disarticolando l’organizzazione mafiosa: questa è ancora la Cosa nostra con cui siamo abituati a misurarci da decenni e che, in questo momento, ha come obiettivo il riaccumulare ricchezza attraverso il mercato di stupefacenti. 

Le misure cautelari delle ultime ore hanno disarticolato in particolare i mandamenti di Brancaccio e della Noce, con particolare riferimento alla distribuzione di stupefacenti per Brancaccio e all’attività estorsiva per la Noce: il senso dell’intervento è strategico e simile ad altri già operati nel recente passato, vogliamo dare continuità a quest’azione anche in futuro e il nostro sforzo andrà sempre incontro al monitoraggio delle attività criminali. Le strategie della mafia continuano a essere le stesse e guardano ad accumulare capitali: il quadro indiziario conferma come Cosa nostra sia tutt’altro che sconfitta, il nostro scopo è continuare a tenerla in una situazione di difficoltà”.

“Noi ci occupiamo di repressione dei reati più che di sicurezza: questo concetto non va inteso solo come sforzo delle forze dell’ordine sul territorio, che è sotto gli occhi di tutti con presidii abbastanza importanti, ma dai percorsi di formazione che coinvolgono i giovani soprattutto nelle borgate. 

Situazioni di questo tipo non riguardano solo Palermo, ma tutte le grandi città – continua De Lucia. – Il controllo del territorio c’è, ma la sicurezza dei cittadini si costruisce sul medio-lungo periodo non solo con interventi repressivi, ma anche costruendo modelli di vita diversi da quelli che vediamo oggi. Le politiche criminali non sono cambiate molto rispetto a 25 anni fa: Cosa nostra non può rinunciare al meccanismo estorsivo. Una delle modalità con cui l’organizzazione si appresta a rivolgersi ai commercianti è la valutazione se questi stessi commercianti possono rivolgersi alle forze dell’ordine o no: c‘è ancora un importante pezzo del settore terziario che fa resistenza alla denuncia perché, a nostro giudizio, sono ancora legati a Cosa nostra da rapporti generazionali in cui magari il padre o il nonno pagavano”.

Ragusa,Maltratta i familiari e vìola il divieto di avvicinarsi – Attivato il Codice Rosso

Quando la violenza domestica porta all'addebito della separazione -  Separazione Conviventi Consulenza Legale Milano

Archivi -Sud Libertà

Ragusa
Su richiesta della Procura della Repubblica di Ragusa, il G.I.P. presso il Tribunale del capoluogo ibleo ha emesso una misura restrittiva nei confronti di un 28enne, gravemente indiziato – allo stato degli atti, in una fase in cui non è stato ancora attivato il contraddittorio processuale – del reato di maltrattamenti in famiglia.
Il giovane ragusano si era scagliato con violenza nei confronti della madre per delle richieste di denaro non accolte, ciò aveva reso necessario un doppio intervento dei Carabinieri di Ragusa per sedare le liti familiari. Considerati i motivi dei dissidi e i comportamenti tenuti dal ragazzo era stato attivato il cd. Codice Rosso.
L’attività d’indagine esperita dai Carabinieri della Stazione di Ragusa Principale ha permesso di far luce su pregressi episodi vessatori anche nei confronti della sorella, motivo per il quale, su richiesta della Procura iblea, il G.I.P. presso il Tribunale di Ragusa ha disposto un allontanamento dalla casa familiare e il contestuale divieto di avvicinamento alle vittime delle violenze.
Ma il 28enne non si è arreso, così il giorno successivo, nonostante l’applicazione della misura cautelare in forza da poche ore, ha tentato di accedere nuovamente all’abitazione in questione. Dopo essersi recato fuori casa ha tentato di far aprire la porta di accesso chiamando lui stesso i Vigili del Fuoco, asserendo di non trovare più le chiavi e di non riuscire a contattare i familiari. Tenuto conto della circostanza alquanto singolare e dubbia, i VV.FF. allertavano il Numero Unico di Emergenza e interveniva subito una Gazzella della Sezione Radiomobile della Compagnia di Ragusa.
Quando i militari sono arrivati sul posto, considerata la conoscenza diretta del richiedente l’intervento, nonché della misura alla quale era da poco stato sottoposto, hanno subito proceduto all’arresto in flagranza di reato per la violazione del provvedimento di allontanamento dalla casa familiare.
Esperite le formalità di rito, il giovane è stato associato al carcere del capoluogo ibleo, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria. In virtù del principio di presunzione di innocenza, il grado di responsabilità dell’odierno indagato dovrà essere vagliato in sede giurisdizionale, come legislativamente previsto.

Appalti truccati in Sicilia, il direttore generale del Consorzio di bonifica occidentale, GiovanniTomasino risponde al GIP sulla presunta mazzetta: «Non conosco l’imprenditore Alessandro Vetro»

 

 

Palermo,

Giovanni Tomasino, direttore generale del Consorzio di bonifica Sicilia occidentale, indagato nell’inchiesta su presunti appalti e concorsi truccati che vede al centro l’ex governatore siciliano Totò Cuffaro si è difeso così oggi:”  Non conosco l’imprenditore Vetro e non mi risulta abbia partecipato ad alcuna gara indetta dal Consorzio di Bonifica».

Secondo l’accusa, Tomasino in cambio di denaro, avrebbe favorito nell’aggiudicazione delle gare l’imprenditore Alessandro Vetro, segnalato da Cuffaro. In una intercettazione a casa dell’ex presidente della Regione, Vetro parla di una mazzetta.

Gli inquirenti hanno raccolto elementi per provare che la mazzetta sarebbe stata destinata a Tomasino che avrebbe dovuto riceverla dal deputato regionale Dc Carmelo Pace. «Non mi risulta che Vetro abbia partecipato a un bando del Consorzio», ha detto al Gip.   Per lui e altre 17 persone la Procura della Repubblica ha chiesto gli arresti domiciliari.

Ragusa, saccheggiavano esercizi commerciali con il metodo della “spaccata” nel cuore della notte. Indagini dei Carabinieri e visione dei filmati: arrestati

 

Noir movie character

 

 Ragusa – Ispica (RG) e Modica (RG),

Su richiesta della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Ragusa, il Giudice per le Indagini Preliminari del capoluogo ibleo ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare a carico di 3 soggetti gravemente indiziati, a vario titolo, di essersi resi responsabili di una tentata rapina e di svariati furti commessi ai danni di bar e tabaccherie nel territorio di Ispica e Modica.
Gli eventi delittuosi contestati ai tre uomini – tutti indiziati nell’attuale fase del procedimento e ferma restando la loro presunzione di innocenza fino a condanna definitiva – risalgono all’inizio di quest’anno, quando si erano registrati diversi episodi contro esercizi commerciali, che avevano destato allarme, soprattutto nel comune di Ispica.
Gli attacchi avvenivano con il metodo della c.d. “spaccata”, nel cuore della notte, ad opera di alcuni individui, che le indagini hanno poi rivelato essere sempre le stesse persone, i quali servendosi di auto rubate, utilizzate come ariete, sfondavano porte o saracinesche delle rivendite per introdursi al loro interno e sottrarre quanto si poteva arraffare in fretta – dal registratore di cassa con i contanti ai tagliandi del “Gratta e vinci” – e dileguarsi subito, nel giro di pochi minuti.
All’arrivo delle forze di polizia sempre la stessa scena di devastazione: infissi divelti e vetri frantumati sparsi sul pavimento. L’importo trafugato era a volte di alcune decine o centinaia di Euro (nei 6 “colpi” analizzati, in tutto 1.250 Euro in contanti e “Gratta e vinci” per un valore di 700 Euro), ma i danni alle strutture erano ingenti, assolutamente sproporzionati al valore della refurtiva.
L’episodio più grave una tentata rapina nel gennaio di quest’anno. A Ispica, i proprietari di un bar preso di mira alle 4 del mattino erano accorsi dopo il fracasso provocato dai malviventi e questi invece di desistere avevano ingaggiato una colluttazione coi due titolari, che avevano riportato contusioni e dovuto ricorrere alle cure mediche.
L’attività investigativa, coordinata dalla Procura della Repubblica di Ragusa e portata avanti dai Carabinieri della Compagnia di Modica e della Stazione di Ispica, ha portato a recuperare tutte le tracce lasciate sul luogo delle violente effrazioni e a visionare centinaia di ore di filmati di telecamere poste all’esterno ed all’interno degli esercizi derubati e nei pressi degli stessi.
L’identificazione dei responsabili era resa ancor più complessa dal fatto che gli autori colpivano sempre a volto coperto e con un cappuccio sulla testa per non farsi riconoscere. I Carabinieri, partendo dal modus operandi, sempre simile, hanno scoperto che le auto usate come ariete erano state tutte rubate in provincia di Siracusa e che uno dei responsabili aveva un difetto, appena percettibile, alla mano sinistra.

Altre immagini video delle vie di accesso a Ispica permettevano di individuare anche i percorsi di fuga notturni, attraverso strade di campagna poco frequentate, tutti in direzione di Rosolini (SR), ove il gruppo aveva la base logistica, per nascondere la refurtiva, e ove gli autori si liberavano dei mezzi rubati.
Il cerchio si stringeva ulteriormente e le prove raccolte permettevano di identificare i tre indagati: i primi due destinatari della custodia cautelare in carcere per la tentata rapina e indagati in stato di libertà per i numerosi furti con spaccata, ed uno, per il quale ci sono elementi di prova solo per la partecipazione all’episodio più grave e ad uno dei furti, destinatario della misura degli arresti domiciliari. A uno di loro la misura è stata notificata in carcere, dove si trovava già per altri reati contro il patrimonio.
L’operazione odierna, frutto delle rapide indagini coordinate dalla Procura di Ragusa e condotte nei mesi scorsi dai Carabinieri di Modica e Ispica è stata portata a termine da un dispositivo composto da militari del Comando Compagnia, con il supporto della Stazione di Rosolini e delle unità cinofile specializzate nella ricerca armi provenienti da Catania.
All’arrivo dei Carabinieri presso le loro abitazioni, nelle prime ore del mattino, le persone destinatarie del provvedimento hanno cercato di darsi alla fuga, una provando a dileguarsi sui tetti, l’altra cercando rifugio a casa di un vicino, ma sono state bloccate dai militari che avevano circondato l’intera zona.
I tre dovranno rispondere, a vario titolo, in concorso, di tentata rapina, furto aggravato, tentato furto (tutti aggravati dal fatto di aver agito travisati, riuniti in più persone) e ricettazione.
Tutte le ipotesi accusatorie dovranno trovare conferma allorché verrà instaurato il contraddittorio tra le parti, come legislativamente previsto

 

 

Rapina in Banca: tre persone arrestate in Sicilia

 

Rapina in banca da 150mila euro, arrivano le condanne – NOTIX.IT

Archivi -Sud Libertà

 Palermo – Bagheria (PA)
I Carabinieri della Compagnia di Bagheria, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione della custodia cautelare in carcere emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Termini Imerese, a carico di tre persone, un bagherese e due palermitani, tra i 42 e i 56 anni, ritenuti essere i responsabili della rapina consumata il 28 agosto scorso presso la filiale Credem di Bagheria, via Città di Palermo.
Le tempestive indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Termini Imerese e, condotte dai militari attraverso mirati servizi di osservazione e una minuziosa analisi dei filmati di vari apparati di videosorveglianza della città, hanno permesso in breve tempo di individuare e ricostruire gli spostamenti dei malviventi che la mattina del 28 agosto hanno fatto irruzione con il volto coperto da maschere in silicone nella filiale Credem di Bagheria e, dopo aver minacciato i dipendenti e gli utenti presenti, si sono fatti consegnare 6.500 euro, per poi darsi alla fuga a bordo di una utilitaria rubata poche ore prima a Palermo.
La perizia dei militari e la sinergia con il Pubblico Ministero hanno permesso di ottenere celermente i provvedimenti coercitivi nei confronti degli indagati, riuscendo altresì a bloccare l’ulteriore proposito dei tre malviventi che stavano pianificando una imminente rapina ai danni di una gioielleria di Bagheria.

Ramacca, scoperta una piantagione di canapa indiana. Arrestato un uomo di 33 anni

 

Catania,

Scoperto mentre coltivava canapa indiana, uomo di 33 anni . Ventiquattro piante di canapa indiana, alte quasi un metro e appena irrigate, all’occhio del carabinieri e dri carabinieri dello Squadrone eliportato Cacciatori di Sicilia in un fondo agricolo di contrada Giglio e Buonconsiglio, a Ramacca.

L’uomo è stato colto in flagranza dai militari che perquisivano il terreno . Nel corso delle verifiche, i carabinieri hanno trovato anche alcuni grammi di marijuana sul davanzale di una casa rurale. L’uomo è stato arrestato in flagranza e il Gip ha convalidato il provvedimento.

Messina, il giovane fermato per l’omicidio della studentessa ha confessato davanti al Gip- Venerdi l’autopsia della vittima

 

 

Messina,

Il presunto assassino della studentessa ,interrogato dal Gip, ha confessato di aver ucciso la collega di corso–

Conferma resa dall’avvocato difensore del  giovane arrestato  a Messina al termine dell’interrogatorio di garanzia davanti al giudice delle indagini preliminari.

Resta da comprendere ancora cosa avrebbe spinto l’assassino a  tanta violenza nei confronti della studentessa universitaria. , accoltellata più volte e morta dissanguata. Si apprende che venerdi al policlinico di Messina sarà eseguita l’autopsia.