Napoli, stop al Clan Russo che esercitava varie condotte estorsive , di gioco e scommesse. Pure reati aggravati dal metodo mafioso per agevolare clan camorristici

ORDINANZA DI CUSTODIA CAUTELARE PER 44 PERSONE ACCUSATE DI ASSOCIAZIONE MAFIOSA

Old fashioned detective or mafia in hat on dark background, black and white color. Generation AI

 Napoli – Nola, Cicciano e Casamarciano

Per delega del Procuratore Distrettuale di Napoli,   Carabinieri del Nucleo Investigativo del Gruppo di Castello di Cisterna informano di aver  eseguito una ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 44 persone (per 34 di esse è stata disposta l’irrogazione della custodia in carcere, per 10 la misura degli arresti domiciliari), gravemente indiziate, a vario titolo, dei reati di associazione di tipo mafioso nonché associazione finalizzata all’esercizio abusivo di giochi e scommesse, estorsione, tentata estorsione, delitti aggravati dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolare i rispettivi clan camorristici di appartenenza, oltre che di scambio elettorale politico – mafioso.
In particolare, dall’articolata attività di indagine -relativa al periodo 2022 – 2024- e consistita, tra l’altro, in intercettazioni (telefoniche e ambientali) e servizi di osservazione, sarebbe emerso quanto segue:
–       la perdurante operatività del clan Russo, attivo nel territorio di Nola e comuni limitrofi, che esercitava il proprio controllo, diretto e indiretto, di tutte le attività di carattere economico, soprattutto nel ramo immobiliare, pretendendo il pagamento di somme di denaro sulle compravendite immobiliari, sulle procedure di progettazione e sull’iter delle relative pratiche al comune per le opere da realizzarsi, successivamente ripartendo i proventi tra gli associati e conferendo parte dei proventi nella cassa comune per il sostentamento delle famiglie dei detenuti;
–       varie condotte estorsive, ai danni di tecnici comunali, progettisti, imprenditori, committenti di lavori, per acquisire immobili o per consentirne a terzi l’acquisto ovvero la costruzione;
–       un sistema finalizzato all’illecito esercizio di attività di gioco e scommesse, che sarebbe stato realizzato, d’intesa con esponenti del clan Licciardi, dal clan Russo con agenzie e sub-agenzie operanti nel nolano, mediante la raccolta clandestina delle scommesse e la gestione di giochi on-line in denaro, con la previa creazione e gestione di siti clandestini; i proventi di tale attività sarebbero stati in parte destinati alla cassa dell’associazione, in altra parte per il sostegno agli associati detenuti;
–       ulteriori condotte estorsive in danno dei titolari dei centri scommesse per ottenere il pagamento dei debiti maturati dalla loro partecipazione all’illecita attività di esercizio abusivo di giochi e scommesse;
–       il presunto condizionamento delle elezioni amministrative nel Comune di Cicciano, tenutesi nel mese di maggio 2023, e quelle del Comune di Casamarciano, tenutesi nel mese di giugno 2022, ricorrendo all’intermediazione di terze persone.
Il provvedimento eseguito è una misura cautelare disposta in sede di indagini preliminari, avverso cui sono ammessi mezzi di impugnazione e i destinatari della stessa sono persone sottoposte alle indagini e, quindi, presunte innocenti fino a sentenza definitiva.

Sicilia, smantellata una banda dedita ai furti di automobili ed estorsioni. Sui social con profili falsi chiedevano denaro per restituire il bene. Sette in manette

 

▷ Autodemolizioni Rubba, Alba

Archivi -Sud Libertà

 Palermo – Bagheria, Ficarazzi e Villabate (PA),
I Carabinieri del Gruppo di Monreale alle prime luci di ieri, nei comuni di Bagheria, Ficarazzi e Villabate, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Termini Imerese, su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di 7 persone ritenute responsabili – a vario titolo – di furto ed estorsione aggravati in concorso, ricettazione e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Nell’ambito della medesima attività sono inoltre indagate in stato di libertà altre otto persone.
Le indagini, condotte mediante attività tecniche e, soprattutto, con servizi di pedinamento su strada e controlli alla circolazione stradale eseguiti anche con l’ausilio delle Stazioni Carabinieri competenti per territorio, hanno permesso di ricostruire 10 episodi di furto, 4 estorsioni consumate e due tentate e, due casi di ricettazioni oltre a tre cessioni di sostanza stupefacente tra cocaina e hashish.
Nel periodo estivo gli investigatori dopo aver acquisito un numero sempre crescente di denunce per furti di autovetture, quasi tutti consumati lungo la strada panoramica litoranea tra Aspra e Mongerbino, sono riusciti a ricostruire un sistema operativo delittuoso che, aveva inizio con la denuncia sporta dagli ignari proprietari che, a distanza di pochi giorni, contattavano nuovamente i Carabinieri comunicando il rinvenimento su pubblica via dei veicoli asportati.
L’analisi dei primi elementi acquisiti ha sin da subito indotto gli investigatori a focalizzare l’attenzione su alcuni giovani residenti nell’hinterland palermitano, responsabili verosimilmente dei furti. Il loro intento, non era solo di impossessarsi dei mezzi ma, anche di ottenere somme di denaro in cambio della loro restituzione. Il modus operandi adottato dal gruppo criminale, era sempre lo stesso. Dopo il furto i malviventi utilizzando profili falsi e sempre diversi, contattavano tramite social network i proprietari delle auto o delle moto a cui, chiedevano per la restituzione del bene una somma che si aggirava tra i 200 e gli 800 euro.
Gli indagati, carpito l’interesse delle vittime che, ritenevano più vantaggioso pagare piuttosto che acquistare un nuovo mezzo, fornivano successivamente indicazioni sul luogo in cui sarebbe avvenuta la consegna dei soldi e solo dopo, fornivano le indicazioni inerenti la posizione della vettura o delle moto che, veniva così recuperata.
È obbligo rilevare- informa il Comando –  che gli odierni indagati sono, allo stato, solamente indiziati di delitto, seppur gravemente, e che la loro posizione verrà vagliata dall’Autorità Giudiziaria nel corso dell’intero iter processuale e definita solo a seguito dell’eventuale emissione di una sentenza di condanna passata in giudicato, in ossequio ai principi costituzionali di presunzione di innocenza.

Omicidi, Mafia in Sicilia : – Tre persone arrestate per il delitto di Giuseppe Incontrera, esponente del mandamento mafioso di “Porta Nuova”

 

Mafia: tra cultura, tratti di personalità e caratteristiche del pensiero  mafioso

 

 – Palermo,

I Carabinieri del Comando Provinciale di Palermo, con il supporto delle Aliquote di Primo Intervento e del Nucleo Cinofili, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Palermo, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di tre persone appartenenti allo stesso nucleo familiare (una delle quali già ristretta in carcere per altra causa), ritenute responsabili, a vario titolo, dei reati di concorso in omicidio e di detenzione e porto illegale di arma da fuoco, entrambi aggravati.

Il provvedimento restrittivo scaturisce dalle indagini avviate dal Nucleo Investigativo di Palermo, immediatamente dopo il 30 giugno 2022, data in cui Giuseppe INCONTRERA, esponente di spicco del mandamento mafioso di Porta Nuova, coinvolto in attività illecite quali, traffico di stupefacenti e gestione della cassa mafiosa, veniva attinto da colpi di pistola calibro 22, mentre percorreva il quartiere Zisa in bicicletta, decedendo poco dopo in ospedale a causa di gravi lesioni interne.

Nell’immediatezza dei fatti, i militari del Nucleo Investigativo di Palermo identificarono l’autore del reato in S.F.  (attualmente detenuto), il quale, dopo essersi inizialmente dato alla fuga, si consegnò spontaneamente qualche giorno dopo, presso una Stazione dei Carabinieri in città, ammettendo le proprie responsabilità e dichiarando di aver agito per vendetta personale, a seguito di una lite con l’Incontrera..

Le successive attività investigative, i cui esiti sono in parte confluiti nell’operazione denominata “Vento”, eseguita il 6 luglio 2022 – pochi giorni dopo l’omicidio di INCONTRERA, che era tra i destinatari del relativo provvedimento – nell’ambito della quale furono fermate 18 persone appartenenti al mandamento mafioso di Porta Nuova, ritenute responsabili dei reati di associazione mafiosa, traffico di stupefacenti ed estorsione aggravata dal metodo e dalle finalità mafiose, hanno consentito di accertare che l’omicidio era in realtà premeditato.

Le indagini hanno inoltre permesso di ricostruire che i tre destinatari dell’odierno provvedimento: avrebbero preso parte alle fasi preparatorie, garantendo supporto logistico e morale all’autore materiale, mettendo a disposizione un terreno per la preparazione dell’omicidio, fornendo il motoveicolo e l’arma del delitto (non rinvenuta) e, successivamente, aiutato il reo a occultare le prove.

 

È obbligo rilevare che gli odierni indagati sono, allo stato, solamente indiziati di delitto, seppur gravemente, e che la loro posizione verrà vagliata dall’Autorità Giudiziaria nel corso dell’intero iter processuale e definita solo a seguito dell’eventuale emissione di una sentenza di condanna passata in giudicato, in ossequio ai principi costituzionali di presunzione di innocenza.

Omicidio: arrestato presunto responsabile di un’efferato delitto in Sicilia … Ordinanza della Procura della Repubblica di Ragusa

 

Psicodinamica della mafia: attori, psicologia, psicopatologia | Igor Vitale

 

 

 Ragusa – Scicli (RG),

Su richiesta della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Ragusa, il Giudice per le Indagini Preliminari del capoluogo ibleo ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di una persona fortemente indiziata, allo stato degli atti e fatto salvo il principio della presunzione di non colpevolezza sino alla condanna definitiva, di essere l’autore dell’omicidio del quarantenne Giuseppe Ottaviano, commesso lo scorso anno a Scicli.

Il grave evento delittuoso contestato ad A.G., quarantatreenne di Scicli, arrestato questa mattina, risale alla notte di domenica 12 maggio 2024. Il corpo di Giuseppe Ottaviano era stato trovato la sera seguente nella sua abitazione da un amico e da alcuni familiari, che si erano recati presso la sua residenza dopo che non aveva risposto al telefono per diverse ore. Gli amici avevano così forzato il portone d’ingresso della casa di famiglia, nella via Manenti di Scicli, scoprendo il cadavere sporco di sangue al primo piano, all’interno della camera da letto.

I Carabinieri della Tenenza locale erano tempestivamente intervenuti sul luogo dell’evento. Accertata la natura violenta del decesso, le indagini erano state affidate al Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Ragusa. Le operazioni si erano svolte con il supporto della Compagnia di Modica, sotto il coordinamento del Sostituto Procuratore della Repubblica presente sul posto.

L’attività di indagine si era rivelata sin da subito molto complessa. Dal primo esame sul corpo – i cui esiti sarebbero stati confermati in sede di esame autoptico – la morte risaliva alla notte precedente, quando Ottaviano era stato ferocemente picchiato all’interno dell’abitazione. Lo dimostravano le diverse ferite lacero-contuse presenti sul suo corpo, la rottura di alcune costole e il gravissimo trauma cranico riportato, dopo i quali egli era stato lasciato da solo, agonizzante, morire lentamente. Non erano stati riscontrati elementi che facessero pensare a una rapina, poiché non erano state trovate tracce di presenze estranee nell’abitazione; l’ambiente domestico risultava in ordine, senza segni di rovistamento o sottrazioni. Anche i telefoni cellulari e il portafogli della vittima erano presenti.

Secondo le testimonianze, Ottaviano, appartenente a una famiglia benestante e molto nota a Scicli, conduceva una vita da single ed era in contatto con diverse persone, anche per procurarsi le sostanze stupefacenti delle quali faceva uso. Durante i sopralluoghi approfonditi e ripetuti condotti dai Carabinieri del RIS di Messina, era stata confermata l’assenza di tracce riconducibili a presenze estranee all’interno dell’appartamento. Le registrazioni delle telecamere poste nei pressi dell’abitazione non mostravano, in un primo esame, evidenze di movimenti insoliti.

I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Ragusa procedevano allora a una ricostruzione minuziosa dei movimenti e delle abitudini della vittima, dei suoi familiari e delle sue conoscenze, concentrandosi sui mesi e sulle settimane precedenti al brutale omicidio. Non poteva escludersi, infatti, che l’autore o gli autori del feroce pestaggio fossero a conoscenza di dettagli che non potevano essere noti ad estranei: meno di 48 ore prima dell’omicidio, la madre di Giuseppe Ottaviano era andata via da Scicli per recarsi da un’altra sua figlia, in Piemonte, e lui era rimasto solo nella grande casa.

Le serrate indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Ragusa consentivano pertanto di delineare il quadro delle abitudini dell’Ottaviano e delle sue frequentazioni, nonché di far emergere progressivamente alcune novità nel suo ultimo periodo di vita. Risaltava, in particolare, il dato di una relazione che la vittima intratteneva da molti anni con andamento altalenante con una ragazza, e che la donna aveva troncato pochi giorni prima della morte violenta di Ottaviano. Inoltre, tra le centinaia di ore di immagini delle telecamere del quartiere visionate dai Carabinieri, spiccava l’inquadratura di una figura, non identificata, che il sabato precedente l’omicidio era passata più volte a piedi nella zona di piazza Matteotti e via Manenti.

Da un ulteriore esame dei tabulati telefonici e da una messa a sistema di tutti i dati disponibili, emergeva un quadro d’insieme inquietante: un forte attrito tra la vittima e il nuovo compagno della sua ex fidanzata, che era sfociato qualche giorno prima della morte in almeno un “chiarimento” in cui quest’ultimo gli aveva senza esitazioni intimato di non cercare più la donna.

I reiterati tentativi di Giuseppe Ottaviano di mettersi in contatto con lei nel fine settimana avevano indotto l’odierno arrestato a predisporre una sorta di spedizione punitiva, dopo aver individuato con l’aiuto di un complice gli occhi elettronici presenti nelle vie adiacenti la casa dell’ucciso. Ma il sistema di videosorveglianza di un esercizio pubblico della zona era sfuggito a questa precauzione e aveva registrato l’avvicinarsi dell’indagato all’abitazione ove si è consumato il delitto.

Il movente era confermato dal contenuto di diverse intercettazioni che coinvolgevano il principale sospettato. L’esito dell’intera attività veniva compendiato nella richiesta di custodia cautelare avanzata dalla Procura della Repubblica nei confronti del presunto assassino, condivisa dal GIP presso il Tribunale di Ragusa, che ha portato all’arresto di stamane.

L’operazione odierna, frutto di complesse e articolate indagini della Procura della Repubblica di Ragusa e dei Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Ragusa, ha permesso di far luce su un omicidio efferato che aveva destato sgomento e preoccupazione nella comunità sciclitana.

Al quarantatreenne arrestato è contestato il reato di omicidio volontario aggravato.

Tutte le ipotesi accusatorie dovranno trovare conferma allorché verrà instaurato il contraddittorio tra le parti, come legislativamente previsto.

Catania, arrestate 5 persone gravemente indiziate di rapina aggravata, detenzione e porto illegale di armi

 

personaggio del film noir - gangster foto e immagini stock

 

Catania,
Su disposizione della Procura Distrettuale della Repubblica di Catania, i Carabinieri della Sezione di Polizia Giudiziaria e del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale, con il supporto dei Reparti specializzati dell’Arma, in particolare dello Squadrone Eliportato “Cacciatori Sicilia” e del Nucleo Cinofili, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Catania nei confronti di cinque indagati, tutti residenti nel capoluogo etneo, ritenuti – ferma restando la presunzione d’innocenza fino a sentenza definitiva – gravemente indiziati dei reati di rapina aggravata in concorso e di detenzione e porto illegale di armi.
Le indagini hanno consentito di identificare come promotore del gruppo M.A., già a suo tempo figura di rilievo all’interno della famiglia mafiosa Santapaola-Ercolano, struttura di vertice di Cosa Nostra etnea, con ruolo di comando e di gestione militare.
Divenuto, in seguito, collaboratore di giustizia dall’agosto 1998, M.A. rendeva dichiarazioni rilevanti in vari processi di mafia, contribuendo a delineare l’organigramma dell’ associazione mafiosa, nonché delle infiltrazioni di cosa nostra catanese nelle attività economiche. Tuttavia, in disparte la dichiarazioni da lui rese quale collaboratore di giustizia, il programma di protezione nei suoi confronti veniva revocato nel 2023, a seguito di nuove condotte delittuose da lui commesse mentre era sottoposto al predetto programma.
A seguito dell’attuale indagine, coordinata dalla Procura Distrettuale e condotta dalla Sezione di Polizia Giudiziaria e dal Nucleo Investigativo, si sono acquisiti gravi elementi indiziari da cui emerge che l’ex collaboratore di giustizia, negli ultimi mesi, grazie al suo radicamento operativo e relazionale nel territorio catanese, avrebbe creato un gruppo, composto prevalentemente da soggetti del proprio alveo familiare, dedito e specializzato nella commissione di violente rapine.
I Carabinieri hanno, infatti, ricostruito l’operatività del gruppo che, sotto la direzione di M., si sarebbe riunito con lo scopo di commettere rapine ai danni di autotrasportatori attivi nel settore del recupero e commercio di materiale ferroso.
Le attività tecniche, svolte con intercettazioni, appostamenti e riscontri sul territorio, hanno documentato due episodi avvenuti in data 8 maggio e 20 giugno 2025.
Gli eventi criminosi per i quali è stata emessa l’ordinanza cautelare eseguita in data odierna, hanno visto come vittime due autotrasportatori originari delle province di Palermo e di Enna, i quali sarebbero stati attirati con l’inganno presso due ditte di Catania, con sede presso la zona industriale, specializzate nel recupero, trattamento e vendita di materiale ferroso. Nell’occorso, alla prima vittima sarebbe stato garantito l’acquisto di materiale ferroso per un importo di 10.000 euro, ma, raggiunto il luogo dell’appuntamento, l’autista avrebbe subito, con violenza e gravi minacce, la rapina del denaro contante che aveva con sé da parte di quattro dei cinque sodali, uno dei quali lo avrebbe colpito alla testa e al volto con il calcio di una pistola.
Durante la seconda rapina, invece, la vittima sarebbe stata invitata da M.A. e V.R. a recarsi presso la ditta di quest’ultimo al fine di ottenere il pagamento dell’importo di 15.800 euro, a lui dovuto per precedenti conferimenti di rottami.
In questo caso, l’autotrasportatore avrebbe ricevuto realmente l’importo in questione ma, dopo essersi allontanato dal sito, sarebbe stato raggiunto dai rapinatori, fermato e poi minacciato di morte da M.A. il quale, armato di pistola, gli avrebbe sottratto non solo i 15.800 euro, ma anche ulteriori 500 euro custoditi nel portafoglio.

Usura: un arresto nel Palermitano Segnalazione partita dall’Associazione antiracket “ADDIOPIZZO” e denuncia del titolare commerciante

 

L'usura di vicinato - MDC

Archivi -Sud Libertà

Palermo – Corleone 
I Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Corleone hanno arrestato un 37enne, imprenditore incensurato del posto, per il reato di usura in esecuzione dell’ordinanza applicativa della custodia cautelare in carcere emessa dal Giudice per le Indagini Preliminare del Tribunale di Termini Imerese.
Il provvedimento scaturisce da una complessa attività investigativa condotta dai militari tra giugno 2024 e luglio 2025, a seguito della segnalazione da parte dell’associazione antiracket “ADDIOPIZZO” e la relativa denuncia sporta dal titolare di un esercizio commerciale di Corleone.
Le indagini, condotte attraverso intercettazioni telefoniche, accertamenti bancari e testimonianze, hanno permesso di ricostruire numerose condotte di natura usuraria, che sarebbero state commesse dall’indagato tra il 2022 ed il 2024 nei confronti della vittima. In particolare, l’arrestato, in cambio di prestiti, avrebbe preteso interessi percentuali superiori al 100%, percepiti in contanti, oppure tramite l’incasso di assegni, e ancora, con l’acquisto a prezzo irrisorio di un immobile, nonché attraverso la concessione a titolo gratuito di un esercizio commerciale.
Il quadro investigativo iniziale, che ha portato lo scorso aprile all’esecuzione di un decreto di sequestro preventivo di una ingente somma di denaro su conti correnti e, di un appezzamento di terreno nei confronti dell’indagato, è stato rafforzato dall’identificazione di un’altra vittima e dal conseguente approfondimento investigativo, che ha portato all’emissione della misura  di custodia, oltre che del decreto di un ulteriore sequestro preventivo ai fini di confisca eseguito nella medesima circostanza.
L’arrestato è stato tradotto presso la Casa Circondariale di Termini Imerese e posto a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

Ragusa, Violenta una giovane donna fingendo di offrirle un lavoro. Arrestato 58enne

Violenza Sessuale - Osservatorio sulla violenza

Archivi -Sud Libertà

 – Ragusa,
Su richiesta della Procura della Repubblica iblea, il G.I.P. presso il Tribunale di Ragusa ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di un cinquantottenne ragusano, in passato già macchiatosi di un analogo precedente, fortemente indiziato del reato di violenza sessuale aggravata nei confronti di una ventottenne, adescata tramite una proposta di lavoro per lo svolgimento di lavori di pulizie all’interno di alcuni appartamenti adibiti a locazioni turistiche nelle disponibilità dell’uomo.
Il provvedimento cautelare è scaturito a seguito delle indagini svolte dai Carabinieri della Stazione di Ibla, avviate dopo la denuncia della vittima che, dapprima confidatasi con il proprio medico curante e con uno stretto familiare, ai quali ha dettagliatamente raccontato quanto accaduto, in un momento di forte sconforto susseguente all’increscioso episodio, era caduta in uno stato di afflizione tale da indurla a pericolosi comportamenti autolesionistici, segnalati ai Carabinieri dal personale sanitario intervenuto in soccorso della giovane.
Gli accertamenti esperiti dai militari di corso Don Minzoni hanno permesso di far piena luce sulla grave vicenda e scoprire come l’uomo, approfittandosi della risposta ad un annuncio di lavoro da lui pubblicato attraverso un noto portale dedicato, avesse forzatamente costretto la malcapitata a subire atti sessuali, totalmente contro la volontà della ragazza.
L’indagine, promossa tempestivamente dai militari iblei, ha cristallizzato, corroborati da incontrovertibile documentazioni sanitaria, i gravi indizi di reità nella violenza sessuale commessa dall’uomo. Considerata la modalità di commissione del reato e la reiterazione dello stesso, nonché la noncuranza da parte dell’indagato verso le palesi condizioni di minorata difesa della vittima, l’ipotesi accusatoria è stata condivisa dal G.I.P. del Tribunale di Ragusa che ha emesso un’ordinanza per l’esecuzione della misura della custodia cautelare in carcere. Il grado di responsabilità dell’indagato dovrà essere vagliato in sede giurisdizionale, nel contraddittorio tra le parti, come legislativamente previsto.

Traffico di stupefacenti a Caivano, custodia cautelare in carcere per 5 persone Nel mirino il Clan Ciccarelli- Sautto

 

 

Cocaina, pubblicato su Biology studio ISS: capelli usati per valutare ...

Archivi -Sud Libertà

Napoli – Caivan
Nell’ambito di attività di indagine diretta dalla  Procura della Repubblica, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Gruppo di Castello di Cisterna hanno eseguito una ordinanza cautelare di custodia in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di cinque persone gravemente indiziate, a vario titolo, dei reati di associazione di tipo mafioso e associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti.
In particolare, sarebbe emersa la perdurante attività, sul territorio di Caivano e paesi limitrofi, del clan denominato Ciccarelli – Sautto, che avrebbe avuto non solo il controllo delle attività economiche e delle richieste estorsive, ma avrebbe anche rifornito di vari tipologie di droga le piazze di spaccio ubicate nella zona.
Il provvedimento eseguito è una misura cautelare disposta in sede di indagini preliminari, avverso cui sono ammessi mezzi di impugnazione e i destinatari della stessa son persone sottoposte alle indagini e, quindi, presunte innocenti fino a sentenza definitiva

 

Operazione “Saracena”. 18 misure cautelari nei confronti di famiglia mafiosa- Procura di Catania, ricostruite le attività illecite del clan Mazzei

 

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Catania,
Su disposizione di questa Procura Distrettuale della Repubblica, i Carabinieri del Comando Provinciale di Catania hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Catania, nei confronti di 18 persone nei confronti delle quali, nell’attuale fase del procedimento e ferma restando la presunzione di non colpevolezza fino alla sentenza definitiva, è stata ritenuta la sussistenza di gravi indizi di reato in ordine ai delitti di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, traffico e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti questi ultimi tutti aggravati dal metodo mafioso e con finalità di agevolare il sodalizio mafioso in riferimento.
L’indagine, condotta dai Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Randazzo e coordinata da questa Procura Distrettuale della Repubblica, si è sviluppata a partire dalla fin del 2020, permettendo di ricostruire le attività illecite di un’associazione mafiosa legata al clan “Mazzei” di Catania al cui vertice, sulla base degli indizi raccolti, risulterebbe esservi Montagno Bozzone Francesco. Il sodalizio criminale operava nei territori di Bronte, Maniace, Maletto e zone limitrofe, esercitando un controllo capillare sul territorio attraverso estorsioni, traffico di droga ed intimidazioni sistematiche.
Le investigazioni, nell’attuale fase procedimentale, avrebbero permesso di individuare i re ferenti del clan in Spitaleri Eugenio, che avrebbe assunto la direzione dell’organizzazione su Bronte e Maletto, e in Galati Rando Mario, detto “Balilla”, per il territorio di Maniace. Inoltre, risulterebbe documentata l’operatività di un’altra articolazione del clan Mazzei, il gruppo Lo Cicero, attivo tra Adrano e Bronte e diretto da Lo Cicero Cristian.
Le indagini hanno evidenziato come l’assenza dal territorio di Catania Salvatore, arrestato nel novembre 2020 unitamente a Montagno Bozzone Mario – condannato a nove anni di reclusione per un’estorsione ai danni dell’imprenditore e attuale sindaco di Maletto, Giuseppe Capizzi – avrebbe favorito l’ascesa nel sodalizio di Spitaleri Eugenio. Quest’ultimo avrebbe consolidato il proprio ruolo di vertice, intensificando in particolare le attività estorsive ai danni di imprenditori locali ed il traffico di sostanze stupefacenti, anche grazie alla collaborazione con Galati Rando Mario.
Le attività investigative hanno evidenziato a livello di gravità indiziaria come il gruppo criminale operasse con particolari cautele per eludere le indagini, utilizzando nomi in codice, evitando di specificare dettagli nei loro incontri e ricorrendo a telefoni occasionali e SIM intestate a soggetti estranei al sodalizio. Un ruolo fondamentale nei rapporti tra il duo Spitaleri-Galati Rando e il clan Lo Cicero sarebbe stato svolto da due soggetti di Bronte, mentre con compiti prettamente esecutivi avrebbero operato Bontempo Scavo Sebastiano,”, suo fratello Francesco, detto “Ciccio”, Barbagallo Giuseppe, Augusta Renato e Longhitano Biagio. Il gruppo sarebbe legato a Montagno Bozzone Francesco, per il tramite del figlio Montagno Bozzone Santino.
Il clan Lo Cicero, invece, vedeva inizialmente ai vertici i fratelli Agatino e Cristian Lo Cicero, fino alloro arresto nel gennaio 2022, quando la leadership sarebbe passata al fratello Lo Cicero Salvatore. Il gruppo operava con una rete di corrieri e spacciatori, incaricati di garantire la distribuzione della droga sul territorio.
Inoltre, le indagini hanno permesso di accertare la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza in ordine all’esistenza di un altro gruppo criminale, attivo principalmente a Maniace che sarebbe diretto da Conti Taguali Carmelo, detto “Carbuni” con il cOll1pito di garantire i rifornimenti anche da Fiumefreddo di Sicilia. Il gruppo si sarebbe occupato del traffico di sostanze stupefacenti attraverso una rete di giovani spacciatori, inizialmente riforniti, come le indagini sembrerebbero evidenziare, da Galati Rando Mario e da suo figlio Sebastiano, poi collaborati da Parisi Gabriele.
Le investigazioni hanno anche evidenziato a livello di gravità indiziaria, episodi di intimidazione ai danni di giovani spacciatori, nonché estorsioni sistematiche a imprenditori del catanese ed un fiorente traffico di cocaina e marijuana.
Il controllo del territorio esercitato dal sodalizio sulla base delle indagini svolte, sembrerebbe capillare: in diversi episodi, dopo il passaggio delle Forze dell’Ordine, gli affiliati avrebbero chiesto ai residenti informazioni sui motivi della loro presenza, raccogliendo dettagli utili per la loro attività illecita. Le indagini avrebbero inoltre permesso di accertare quattro episodi di estorsione, commessi in particolare da Augusta Renato e Incognito Giuseppe nei confronti di imprenditori locali. Le richieste di denaro avvenivano con minacce esplicite e violenza verbale, accompagnate da riferimenti all’appartenenza al clan, con lo scopo di incutere timore e ottenere ingiusti profitti.
Nel corso delle indagini, a riscontro delle attività investigative, i Carabinieri hanno eseguito sette arresti in flagranza di reato e un deferimento in stato di libertà per traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, oltre a segnalare alla Prefettura sette acquirenti. Inoltre, sono stati sequestrati 1 kg di marijuana, 200 grammi di cocaina e 3.500 euro in contanti, ritenuti provento dell’attività illecita.
Il quadro indiziario relativo alla natura mafiosa del sodalizio è stato documentato da specifiche vicende, quali, ad esempio, quella in cui Spitaleri Eugenio avrebbe imposto la propria “protezione” ad un’importante azienda attiva nel commercio delle fragole di Maletto, tentando di estendere tale imposizione ad altri imprenditori del settore attraverso richieste di percentuali sugli incassi.
Gli  elementi raccolti hanno consentito a questa Procura Distrettuale della Repubblica di richiedere ed ottenere dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Catania l’emissione dell’odierno provvedimento cautelare nei confronti di 18 indagati, mentre per un ulteriore soggetto la misura sarà valutata dopo l’interrogatorio preventivo previsto dalla legge. Altri 15 indagati riceveranno la notifica dell’a\Tiso di conclusione delle indagini preliminari
A seguito dell’esecuzione della suddetta ordinanza, sarà avviato il contraddittorio procedimentale, nel quale gli indagati potranno fornire durante l’interrogatorio di garanzia la propria versione dei fatti e presentare eventuali prove a loro discolpa.

Operazione anti droga. Arresti e 700mila euro di beni sequestrati

 

 

personaggio del film noir - mafia foto e immagini stock

 

 

 Territorio nazionale,

Nelle prime ore della mattina, il Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Bologna, con il supporto dei Comandi Provinciali di Reggio Calabria, Agrigento, Como e Sassari, ha dato esecuzione a una ordinanza di custodia cautelare nei confronti di tre cittadini italiani residenti nella provincia di Reggio Calabria, uno in carcere e due condotti in regime di arresti presso il proprio domicilio, nonché alla notifica di sei obblighi di dimora nelle province e comuni di residenza nei confronti di altri sei soggetti (tre residenti a Imola, uno nella provincia di Reggio Calabria, uno a Sassari e uno in provincia di Como).

Altri due, dei quali uno, residente a Palmi, da condurre in carcere, sono attivamente ricercati. Nell’ambito dello stesso procedimento penale instaurato presso la Procura della Repubblica di Bologna e che vede indagati complessivi 26 soggetti, tutti italiani, già lo scorso 21 gennaio, sempre su mandato dell’Autorità Giudiziaria, erano stati tratti in arresto altri due italiani, residenti ad Imola di origine calabrese, eseguite numerose perquisizioni domiciliari nelle regioni Emilia-Romagna, Lombardia, Calabria, Sardegna, Lombardia e Lazio, nonché sottoposti a sequestro beni per complessivi 700.000,00 euro circa tra immobili, patrimoni societari, quote sociali e autovetture.

La complessa attività d’indagine, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura felsinea nasce da un’accurata analisi condotta dal Nucleo Investigativo di numerose chat crittografate di messaggistica istantanea SKY ECC acquisite grazie alla cooperazione internazionale di polizia con Europol. Le informazioni raccolte hanno permesso di svelare l’esistenza di un sodalizio criminale operante principalmente a Bologna e provincia, attivo nel traffico di droga e armi tra il 2020 e il 2021.

L’attività investigativa, sviluppata negli anni 2022 e 2023 attraverso intercettazioni, videoriprese, servizi di osservazione e pedinamento, ha consentito di delineare il modus operandi del gruppo, responsabile dell’importazione e distribuzione di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti – cocaina, hashish e marijuana – provenienti da diverse località, tra cui Sardegna, Milano, Calabria e Spagna, e destinate proprio al mercato bolognese.

Parallelamente, l’organizzazione gestiva un traffico illecito di armi, tra cui pistole e fucili d’assalto. A seguito della stessa attività di analisi delle chat crittografate, si è giunti, sempre in collaborazione con Europol, alla cattura di due latitanti calabresi dimoranti nella Repubblica Dominicana e Colombia. Complessivamente, agli indagati sono stati contestati 47 capi di imputazione, tra cui reati in materia di stupefacenti, detenzione e traffico illecito di armi, reati finanziari ed estorsione. L’operazione ha inoltre portato al sequestro di 1 kg di cocaina, 21,5 kg di marijuana, 100 kg di hashish, due pistole semiautomatiche e numerose munizioni.