Papa Leone torna ad invocare la pace nel Medio Oriente

 

 

 

 

Roma

Papa Leone XIV al termine dell’Angelus a Castel Gandolfo, torna a invocare la pace in Terra Santa.

Seguo con apprensione il perdurare e l’inasprirsi della violenza in Terra Santa, di cui ultimamente sono state vittime anche molti civili. Rinnovo il mio accorato appello affinchè si torni a negoziare per una equa soluzione politica fondata sulla pari dignità e sugli uguali diritti di ogni persona umana e a rigettare nuove azioni militari e decisioni unilaterali, in particolare quelle che violano il rispetto e lo status quo dei luoghi santi di ogni fede religiosa”.

“Rinnovo il mio appello circa le situazioni in tutto il Medio Oriente, dove l’intensificarsi delle operazioni militari ha riportato violenza e distruzione, mettendo gravemente a rischio la vita di numerosi civili e aggravando la carenza di acqua potabile ed elettricità. Dal profondo del cuore esorto tutte le parti coinvolte a sospendere gli attacchi e a riaprire con urgenza spazi di dialogo e diplomazia, per giungere quanto prima alla pace tanto desiderata per tutta la regione”, ha aggiunto.

“A fronte dei devastanti incendi che in questi giorni hanno interessato varie località della Francia e della Spagna, manifesto la mia vicinanza e invito tutti a pregare per le persone colpite e per il lavoro dei soccorritori”, ha ribadito il Pontefice.

– .

Zelensky, in questi quattro anni di invasione russa abbiamo difeso la nostra indipendenza

 

 

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in un videomessaggio nel giorno del quarto anniversario dell’invasione russa  così si è espresso:.

Putin  non ha vinto questa guerra. Abbiamo preservato l’Ucraina e faremo tutto il possibile per raggiungere la pace e garantire che ci sia giustizia”. “Oggi – sottolinea – sono esattamente quattro anni da quando Putin ha iniziato la sua avanzata di tre giorni per conquistare Kiev. E questo la dice lunga sulla nostra resistenza, su come l’Ucraina ha combattuto per tutto questo tempo. Dietro queste parole ci sono milioni di persone, un immenso coraggio, un duro lavoro, la perseveranza e il lungo cammino che l’Ucraina sta percorrendo dal 24 febbraio del 2022. Ripensando all’inizio dell’invasione e riflettendo sul presente, abbiamo tutto il diritto di dire: abbiamo difeso la nostra indipendenza, non abbiamo perso la nostra statualità”.

VON DER LEYEN “L’EUROPA E’ A FIANCO DELL’UCRAINA -LA PACE SIA ALLE CONDIZIONI DI KIEV”

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, giunta a Kiev con il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa.

“A Kiev per la decima volta dall’inizio della guerra. Per ribadire che l’Europa è fermamente al fianco dell’Ucraina, finanziariamente, militarmente e in questo rigido inverno. Per sottolineare il nostro costante impegno nella giusta lotta dell’Ucraina. E per inviare un messaggio chiaro sia al popolo ucraino che all’aggressore: non ci arrenderemo finché la pace non sarà ristabilita. La pace alle condizioni dell’Ucraina.”

“Quattro anni di una guerra di aggressione ingiusta. Quattro anni di incrollabile coraggio ucraino. Quattro anni di incrollabile sostegno europeo. Un obiettivo comune: garantire una pace giusta e duratura in Ucraina. Ecco perché oggi siamo qui a Kiev”.

Papa Leone XIV: “Il protrarsi delle ostilità allontana una pace giusta e durevole e allarga la frattura fra i popoli..”

Immagine ufficiale di Papa Leone XIV | MONDO CATTOLICO

Roma,

Papa Leone nel corso dell’Angelus in piazza San Pietro si è soffermato sul conflitto in Ucraina :“Anche in questi giorni l’Ucraina è colpita da attacchi continui che lasciano intere popolazioni esposte al freddo dell’inverno. Seguo con dolore quando accade. Sono vicino e prego per chi soffre. Il protrarsi delle ostilità con conseguenze sempre più gravi sui civili allarga la frattura tra i popoli e allontana una pace giusta e duratura. Invito tutti a intensificare ancora gli sforzi per porre fine a questa guerra”.

Papa Leone XIV “La pace deve guidare la sorte dei popoli e dell’intera umanità” Solo chi spera sostiene il dialogo nella diplomazia”

 

 

 

Roma,

Papa Leone XIV nel corso dell’Udienza in occasione del Giubileo della Diplomazia così si è espresso.” Non più la guerra. La pace deve guidare la sorte dei popoli e dell’intera umanità”. “La pace è il bene definitivo ed eterno, che speriamo per tutti”, .

“La speranza mostra un prezioso significato per il servizio che svolgete: in diplomazia, solo chi spera davvero cerca e sostiene sempre il dialogo fra le parti, confidando nella comprensione reciproca anche davanti a difficoltà e tensioni – ha spiegato il Pontefice rivolgendosi ai diplomatici -. Poiché speriamo di capirci, ci impegniamo a farlo cercando i modi e le parole migliori per raggiungere l’intesa. A riguardo, è indicativo che patti e trattati siano suggellati da un accordo: questa vicinanza del cuore – ad cor – esprime la sincerità di gesti, come una firma o una stretta di mano, altrimenti ridotti a formalità procedurali. Appare così un tratto caratteristico, che distingue l’autentica missione diplomatica dal calcolo interessato a tornaconti di parte o dall’equilibrio tra rivali che nascondono le rispettive distanze. Per resistere a tali derive guardiamo all’esempio di Gesù, la cui testimonianza di riconciliazione e di pace brilla come speranza per tutti i popoli. A nome del Padre, il Figlio parla con la forza dello Spirito Santo, compiendo il dialogo di Dio con gli uomini. Perciò tutti noi, fatti a immagine di Dio, sperimentiamo nel dialogo, ascoltando e parlando, le relazioni fondamentali della nostra esistenza”.

“Non a caso chiamiamo madre la nostra lingua nativa, quella che esprime la cultura della nostra patria, unendo il popolo come una famiglia. Nella propria lingua, ogni Nazione attesta una specifica comprensione del mondo, i valori più alti come i costumi più quotidiani – ha detto ancora Papa Leone XIV -. Le parole sono quel patrimonio comune attraverso le quali fioriscono le radici della società che abitiamo. 

In un clima multietnico diventa allora indispensabile aver cura del dialogo, favorendo la comprensione reciproca e interculturale come segno di accoglienza, di integrazione, di fraternità. A livello internazionale, questo stesso stile può portare frutti di cooperazione e di pace, a patto che perseveriamo a educare il nostro modo di parlare. Solo quando una persona è onesta, infatti, diciamo che è “di parola”, perché la mantiene come segno di costanza e fedeltà, senza voltafaccia. Allo stesso modo, una persona è coerente quando fa quello che dice: la sua parola è il buon pegno che dà a chi la ascolta, e il valore della parola data dimostra quanto vale la persona che la dice. In particolare, il cristiano è sempre uomo della Parola: quella che ascolta da Dio, anzitutto, corrispondendo nella preghiera al suo appello paterno. Quando siamo stati battezzati, è stato tracciato sulle nostre orecchie il segno della Croce, dicendo: “Effatà”, cioè “Apriti””.

“In quel gesto, che ricorda la guarigione operata da Gesù, viene benedetto il senso attraverso il quale riceviamo le prime parole di affetto e gli indispensabili elementi culturali che sostengono la nostra vita, in famiglia e nella società – ha riferito ancora  il Papa -. Come i sensi e il corpo, così anche il linguaggio va dunque educato, appunto alla scuola dell’ascolto e del dialogo. Sia essere autentici cristiani, sia essere cittadini onesti significa condividere un vocabolario capace di dire le cose come stanno, senza doppiezza, coltivando la concordia fra le persone. Perciò è nostro e vostro impegno, specialmente come Ambasciatori, favorire sempre il dialogo e tesserlo nuovamente, qualora si interrompesse. In un contesto internazionale ferito da prevaricazioni e conflitti, ricordiamo che il contrario del dialogo non è il silenzio, ma l’offesa. Laddove, infatti, il silenzio apre all’ascolto e accoglie la voce di chi ci sta davanti, l’offesa è un’aggressione verbale, una guerra di parole che si arma di menzogne, propaganda e ipocrisia. Impegniamoci con speranza a disarmare proclami e discorsi, curandone non solo la bellezza e la precisione, ma anzitutto l’onestà e la prudenza.

Chi sa cosa dire, non ha bisogno di molte parole, ma solo di quelle giuste: esercitiamoci dunque a condividere parole che fanno bene, a scegliere parole che costruiscono intesa, a testimoniare parole che riparano i torti e perdonano le offese. Chi si stanca di dialogare, si stanca di sperare la pace – ha concluso Papa Leone XIV -. A questo proposito, rievoco con voi l’accorato appello che San Paolo VI rivolse all’Assemblea delle Nazioni Unite esattamente sessant’anni fa. Quel che unisce gli uomini, notava il mio venerato Predecessore, è un patto suggellato “con un giuramento che deve cambiare la storia futura del mondo: non più la guerra, non più la guerra! La pace, la pace deve guidare le sorti dei Popoli e dell’intera umanità!”. Sì, la pace è il dovere che unisce l’umanità in una comune ricerca di giustizia. La pace è l’intento che dalla notte di Natale accompagna tutta la vita di Cristo, fino alla sua Pasqua di morte e risurrezione. La pace è il bene definitivo ed eterno, che speriamo per tutti”.

Ucraina, incontro stamane di Zelensky con Papa Leone XIV per l’urgenza di una pace “giusta” ..Poi, questo pomeriggio, alle 15, a Palazzo Chigi

 

 

Papa Leone XIV e Zelensky, l'incontro a Castel Gandolfo: il Vaticano si  offre (nuovamente) come

 

Roma,

Volodymyr Zelensky oggi martedì 9 dicembre è a Roma. In atto è a colloquio – sono le ore 9.31-  con Papa Leone XIV.

I due si sono già incontrati a luglio a margine della Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina a Roma. In quell’occasione avevano discusso di pace e di aiuti umanitari e isi concordò per  l’urgenza di una pace giusta e duratura. Il Papa offrì la propria disponibilità del Vaticano per i  difficili negoziati.

Zelensky a Palazzo Chigi alle ore 15

Questo pomeriggio , alle 15, Zelensky sarà poi ricevuto dalla premier Giorgia Meloni  a Palazzo Chigi.  Ricorderemo che il Presidente ucraino ieri si è recato a Londra accolto dal premier britannico Keir Starmer a Downing Street..

Si discuterà conZelensky e altri leader europei  sul percorso di pace in Ucraina  dopo i noti  “colpi di scena” del Presidente Usa .

Palazzo Chigi insiste , nonostante le dichiarazioni del Presidente Trump,  sulla necessità -opportunità di  una simbiosi  tra partner europei e Stati Uniti per il raggiungimento di una pace giusta e duratura in Ucraina. E’ “fondamentale in questo momento, ad avviso dei leader riuniti, aumentare il livello di convergenza su temi che toccano gli interessi vitali dell’Ucraina e dei suoi partner europei, come la definizione di solide garanzie di sicurezza e l’individuazione di misure condivise a sostegno dell’Ucraina e della sua ricostruzione”,…

Palazzo Chigi”ha innanzitutto voluto rinnovare la solidarietà italiana a seguito di una nuova serie di attacchi indiscriminati russi contro obiettivi civili ucraini e ha annunciato al presidente Zelensky l’invio di forniture di emergenza a sostegno delle infrastrutture energetiche e della popolazione. I generatori forniti da aziende italiane verranno inviati in Ucraina già nelle prossime settimane“.

Afferma Zelensky: “Sono grato per la grande attenzione prestata agli sforzi diplomatici e per il sostegno alle nostre infrastrutture energetiche con le attrezzature che l’Italia consegnerà nei prossimi giorni”,  anche sui ” risultati del nostro impegno con la parte americana, nonché le prospettive e le sfide attuali”.

Ha aggiunto il leader ucraino: “c’è ancora molto lavoro da fare insieme per garantire che la Russia si impegni realmente a porre fine alla guerra. L’Italia sostiene chiaramente la necessità di una reale sicurezza e di prevenire lo scoppio di nuove guerre“.

LA RUSSIA CERCA DI GIGANTEGGIARE IN EUROPA MA LA FRANCIA -CON LE SUE TESTATE NUCLEARI – E MACRON CERCANO DI APRIRE LE PORTE DELLA PACE,INSIEME AL PRESIDENTE TURCO ERDOGAN TRA LA RUSSIA E L’UCRAINA

 

 

Roma

presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, durante la telefonata con il suo omologo francese, Emmanuel Macron, tra i leader d’Europa che più da vicino sostiene l’Ucraina,  e ed esercita forte azione di deterrenza – con le sue numerose testate nucleari –  sulla Russia, secondo una nota diffusa dalla Direzione per la comunicazione turca. Erdogan, ha reso noto che   i contatti con russi e ucraini continuano a far rivivere il processo di Istanbul.

La Turchia è pronta a fare tutto il necessario per aiutare ad aprire le porte alla pace tra Russia e Ucraina il più presto possibile.

” la diplomazia – ha aggiunto Erdogan –  deve essere utilizzata nel modo più efficace per raggiungere una pace permanente. Erdogan ha anche osservato che il sostegno della Turchia agli sforzi nel processo di raggiungimento di un cessate il fuoco continuerà ad aumentare e che stare lontano dai passi che metteranno in pericolo la pace globale contribuirà agli sforzi di pace. Durante il colloquio, Macron e Erdogan hanno discusso anche della situazione nel Caucaso, a Gaza e in Siria e si dichiarano concordi ed uniti nel seguire le azioni della Russia a beneficio dell’intesa definitiva della pace con l’Ucraina.

Mattarella, nella “Giornata del lutto nazionale”:”Ricerca pace sforzo incessante, da sempre guerra ombra cupa su umanità”

 

Sergio Mattarella - (Afp)

 

 

il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in visita a Berlino, nel suo discorso al Bundestag in occasione della cerimonia della ‘Giornata del lutto nazionale’, a 80 anni dalla fine della Seconda guerra mondiale così si è espresso:

“La guerra di aggressione è un crimine”.  “Oggi è per me motivo di grande onore essere qui e prendere parte alla Giornata del lutto nazionale tedesco. I morti che qui ricordiamo, i morti nel mondo a causa della violenza dei conflitti riguardano ciascuno di noi, se intendiamo essere considerati essere umani”.

 “la memoria delle atrocità dell’uomo nel passato e dolore profondo per quelle presenti ci obbligano a un esercizio di consapevolezza. La pace non è un traguardo definitivo bensì il frutto di uno sforzo incessante, fondato sul raggiungimento di valori condivisi e sul riconoscimento della inviolabilità della vita umana di ogni persone, ovunque. Da sempre la guerra ambisce a proiettare la sua ombra cupa sull’umanità”.

La vita delle persone, dei popoli, delle Nazioni è colma di inciampi e di tragedie, talvolta per scelte individuali, più spesso per deliberato operare degli altri. La Prima guerra mondiale lasciò sul terreno almeno 16 milioni di morti, la metà dei quali civili, oltre a venti milioni di feriti e mutilati. La Seconda guerra mondiale, estesa al fronte del Pacifico, si calcola che abbia visto settanta milioni di morti. Le vittime, Paese per Paese, sono impressionanti e va sempre ricordato che non di numeri si tratta, ma di persone. Come è possibile che tutto questo sia potuto accadere e pretenda di ripresentarsi? Quanti morti occorreranno ancora prima che si cessi di guardare alla guerra come strumento per risolvere le controversie tra gli Stati? Che se ne faccia uso per l’arbitrio di voler dominare altri popoli?”

Nie wieder, mai più, è l’espressione adottata nella comunità internazionale per condannare l’Olocausto ebraico -ha ricordato il Capo dello Stato- A nie wieder si contrappone wieder, di nuovo. A questo assistiamo: di nuovo guerra, di nuovo razzismo, di nuovo grandi diseguaglianze, di nuovo violenza, di nuovo aggressione”

L’appello delle religioni unite a Roma: osare la pace. La guerra è “una sconfitta di fronte alle forze del male”

 

 

 

 

I rappresentanti delle diverse confessioni riuniti insieme al Papa al Colosseo per la chiusura dell’Incontro internazionale, promosso dalla Comunità di Sant’Egidio. Testimonianze e preghiere, poi l’Appello congiunto perché non si resti fermi e indifferenti davanti a “milioni di bambini, anziani, donne, uomini” che subiscono conflitti e violenze. Assisi la prossima tappa dell’evento, a quarant’anni dal primo incontro voluto da San Giovanni Paolo II

 

Uniti a Roma, per parlarsi per ascoltarsi, per conoscersi e per cercare la pace, e per denunciare “le scandalose disuguaglianze, il disinteresse verso il creato e la vita delle future generazioni”. I capi religiosi presenti all’Incontro Internazionale religioni e culture organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio, siedono l’uno accanto all’altro, nella cornice del Colosseo divenuto simbolo moderno della lotta contro la violenza e luogo di preghiera per la pace.

L’appello delle religioni presenti, firmato da tutti i leader lancia il richiamo all’azione per contrastare l’orrore denunciato dalla Fratelli tutti, che davvero “ogni guerra lascia il mondo peggiore di come lo ha trovato”, che è “un fallimento della politica e dell’umanità, una resa vergognosa, una sconfitta di fronte alle forze del male”.

 

La testimonianza di Omar dal Sudan

Sul palco, Papa Leone XIV e i responsabili delle religioni accolgono la voce di chi la guerra l’ha cucita sulla sua pelle, colui che viene “da una terra dove un tempo la pace scorreva come il grane Nilo, dal punto in cui si incontrano il Nilo Azzurro e il Nilo Bianco”. Quella terra è il Sudan. Omer Malla Ali ha 31 anni ed è un medico: le sue parole polarizzano l’attenzione della  platea, quando ricorda il giorno in cui tutto è cambiato, quando la morte e la paura hanno invaso il suo Paese stretto in un conflitto che dura da due anni e mezzo. Un uomo che ha lasciato nel Sudan  gli affetti più cari, la casa , amici

La sua ricerca di pace lo ha portato via da tutto ciò che era la sua vita, lo ha visto rifugiato in Etiopia, “uomo senza patria”, e poi accolto dall’Italia, giunto a Roma attraverso i corridoi umanitari della Comunità di Sant’Egidio, quando per la prima volta ha ricominciato a dormire senza paura, quando per la prima volta ha di nuovo sognato. Il suo appello agli uomini di pace che lo ascoltano è che si preghi per la pace nel suo Paese e in tutti i luoghi in cui si vive la guerra. Perché “la pace non è solo l’assenza di guerra, ma è presenza dell’amore, della dignità e dell’umanità”.

Non si può più restare fermi

Non è più il momento dell’attesa, indicano i religiosi nel loro appello, ma è il momento di avere coraggio, di “osare, per aprire vie di pace”, perché non si può restare fermi davanti a “milioni di bambini, anziani, donne, uomini che subiscono le conseguenze della guerra”.

Paura, nazionalismi, odi etnici e razziali, sono fantasmi de passato che l’umanità dell’oggi è tornata a vivere, a causa di “una globalizzazione senza anima”. La forza calpesta il diritto internazionale, è la denuncia delle fedi, indebolisce le istituzioni nate per difendere il mondo dalla guerra. Le conseguenze sono violenza e aggressività e la giustificazione dei conflitti, laddove si finisce nell’illusione “che il futuro migliore è contro l’altro e senza l’altro”. Le religioni però sanno “che non c’è mai futuro senza l’altro”.

È necessaria “una pace disarmata e disarmante”, è il richiamo che si alza dal cuore di Roma, da un Colosseo vestito di ogni credo e immerso nella convinzione che “la pace è la domanda inascoltata di popoli interi, dei profughi, dei bambini, delle donne” e che non esiste futuro “se la guerra si sostituisce alla diplomazia e al dialogo nella soluzione dei conflitti”.

La richiesta ai potenti è che avvenga “un cambiamento di paradigma”, che rimetta al centro la comunità umana, che si viva insieme costruendo ponti e non muri per fermare le guerre per aprire un tempo di riconciliazione, per “una sicurezza fondata sul dialogo e non sull’escalation della produzione e della minaccia delle armi”. Osare la pace significa che il futuro vedrà il ringraziamento delle nuove generazioni, che riceveranno dalle religioni “quello che hanno ricevuto da Dio: l’amore, la sapienza, il valore della vita, il perdono”. Perché “nessuna guerra è santa solo la pace è sa

 

 

Incontro Trump- Zelensky alla Casa Bianca: Siamo ottimisti , anche Putin vuole ora la pace, riusciremo a far finire questa guerra”

 

 

 

 

Il presidente americano Donald Trump ha avuto un lungo incontro con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky venuto “in giacca molto elegante”.

All’inizio del colloquio, Trump ha definito Zelensky “un leader molto forte” e ha precisato che i due avrebbero discusso della recente telefonata con il presidente russo Vladimir Putin e del vertice previsto in Ungheria. “Penso che le cose stiano andando abbastanza bene, vogliamo vedere se possiamo farlo”, ha dichiarato Trump, aggiungendo che “alcune linee guida sono state discusse nel corso della riunione in Alaska“.

Zelensky, da parte sua, ha posto  la necessità di porre fine alla guerra in Ucraina “con l’aiuto degli Stati Uniti. La Russia non sta avendo molti successi sul campo di battaglia”, ha aggiunto, spiegando di aver incontrato società energetiche americane pronte a investire nel Paese non appena il conflitto sarà terminato.  Trump si è complimentato con Zelensky per la sua giacca “molto elegante” e ha affrontato il tema della possibile fornitura di missili Tomahawk all’Ucraina.

 “È un’escalation, ma ne parleremo“, ha detto, ribadendo che il suo obiettivo resta quello di “raggiungere un accordo. Dare all’Ucraina i Tomahawk potrebbe significare un’escalation più grande, possono accadere molte cose brutte”, ha avvertito. “Anche gli Stati Uniti hanno bisogno di Tomahawk, e non vogliamo regalare cose di cui abbiamo bisogno per proteggere il nostro Paese”.

Il presidente americano ha confermato che l’incontro con Putin si terrà a Budapest, “perché mi piace il primo ministro ungherese Viktor Orbán”. Trump ha ricordato di aver proposto in passato di fermare la guerra in Ucraina imponendo tariffe, a condizione che i Paesi della Nato smettessero di importare petrolio russo.

Poi ha lasciato aperta la possibilità che Zelensky partecipi al futuro incontro con Putin: “È da determinare”, ha detto, osservando ironicamente che tra i due presidenti “non scorre buon sangue”. Ha spiegato di aver avuto un colloquio telefonico con Putin per oltre due ore nella giornata precedente, sottolineando che il presidente russo “vuole porre fine alla guerra in Ucraina”.

“Abbiamo esaminato molti dettagli e penso che sia Putin che Zelensky vogliano farla finita, e dobbiamo farlo ora”, ha dichiarato. Zelensky ha confermato che “tutte le parti devono sedersi e parlare per concordare un cessate il fuoco”, aggiungendo che “l’Ucraina vuole la pace, ma Putin deve essere pressato per porre fine alla guerra”.

 

Israele, la pace vicina con il rilascio degli ostaggi ,vivi o morti, d’ambo le parti

Macerie a Gaza - Afp

Archivi  Sud Libertà  (Gaza)

 

Trump spera di riuscire  a porre fine alla guerra nel corso dell’incontro  con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu previsto per  lunedì. Punto essenziale garantire il rilascio di tutti gli ostaggi, vivi e deceduti, Israele rilascerebbe centinaia di prigionieri palestinesi e ritirerebbe gradualmente le sue forze dalla Striscia di Gaza.

Ancora vittime, sale a 58 il bilancio delle vittime oggi dall’alba nella Striscia di Gaza

Sale ad almeno 58 palestinesi uccisi il bilancio delle vittime degli attacchi israeliani oggi nella Striscia. . Tra le vittime anche il giornalista Mohammed al-Dayaha, colpito mentre si trovava in una tenda nel centro di Gaza.

L’aeronautica militare israeliana ha riferito di aver colpito circa 120 obiettivi nella Striscia di Gaza nei giorni scorsi, tra cui edifici utilizzati da gruppi terroristici, agenti terroristici e altre infrastrutture. Lo rende noto l’esercito israeliano, mentre le truppe continuano ad avanzare nella città di Gaza. A Gaza City, l’Idf afferma che la 98a Divisione ha ucciso diversi uomini armati e rinvenuto numerose armi, tra cui lanciarazzi e razzi. La divisione ha anche diretto attacchi con droni contro una postazione di sorveglianza di Hamas e un punto di appoggio per gli agenti della Jihad islamica palestinese.

Oltre 750mila palestinesi fuggiti da Gaza City verso sud

Oltre 750.000 palestinesi sono fuggiti da Gaza City verso il sud della Striscia, mentre l’esercito israeliano intensifica la sua offensiva contro Hamas.

Si stima che circa un milione di palestinesi risiedessero a Gaza City prima che le Israele lanciasse la grande offensiva e ai civili fosse ordinato di evacuare in una zona umanitaria nel sud dell’enclave.

La città di Gaza si sta svuotando perché i suoi abitanti si rendono conto che l’operazione militare si sta intensificando e che spostarsi verso sud è per la loro sicurezza”, ha affermato il colonnello Avichay Adraee, portavoce in lingua araba delle Idf, aggiungendo, rivolto agli abitanti ancora presenti nella città: “Vi invitiamo a trasferirvi il prima possibile nell’area umanitaria di al-Mawasi e a unirvi agli oltre 750.000 residenti della città che sono partiti negli ultimi giorni e settimane per la loro sicurezza“.