Attentato a Sigfrido Ranucci L’imprenditore Lavitola sotto accusa Perquisita l’abitazione Si cerca l’altro mandante.

 

 

Roma

C’è un nome nell’attentato al giornalista Ranucci

 L’imprenditore ed ex giornalista Valter Lavitola risulterebbe indagato in concorso nel procedimento sull’attentato subito da Sigfrido Ranucci.      Si è appreso che  Lavitola ,la sua abitazione sia stata oggetto di una perquisizione da parte dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma e Frascati e sarebbe sospettato di essere, insieme a un’altra persona, il mandante dell’attentato. Le prove a supporto sono al momento al vaglio degli investigatori.

Ragusa, sorpresi dai Carabinieri a rubare cavi in rame del peso di oltre 250 chili e valore di oltre diecimila

 

Tornano i ladri di rame: rubati 3mila metri di cavi

Archivi -Sud  Libertà

 

Ragusa – Ispica (RG),

I Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Modica hanno arrestato due uomini, un 36enne ed un 38enne, entrambi residenti a Pachino (SR), gravemente indiziati di aver trafugato, dopo averli tranciati, decine di metri di cavi della linea telefonica della rete pubblica. Verso le due del mattino, le forze dell’ordine venivano allertate tramite il Numero Unico di Emergenza 112 da una persona che transitando aveva notato dei movimenti strani nella zona di Contrada Marza, da parte di alcuni individui che, dopo aver tranciato i cavi della linea telefonica pubblica, cercavano di occultarli all’interno di un furgone.

Giunta la chiamata, in pochissimo tempo accorreva sul posto una gazzella dell’Aliquota Radiomobile dei Carabinieri di Modica insieme ad una pattuglia della Stazione di Donnalucata. All’arrivo dei militari dell’Arma, i due uomini segnalati erano ancora intenti a caricare i cavi appena tranciati su un furgone nella loro disponibilità: i militari con prontezza bloccavano i due ed effettuavano delle operazioni di perquisizione che consentivano di recuperare un paio di guanti ed una sega, strumenti utilizzati per tagliare i cavi, oltre che circa 150 metri di fili telefonici appena tranciati, destinati ad esser nascosti sul mezzo.

Il 36enne ed il 38enne sono stati pertanto arrestati in flagranza e, su disposizione del Pubblico Ministero, sottoposti alla misura degli arresti domiciliari, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria iblea. Il cablaggio recuperato, del peso di oltre 250 chili, è stato restituito all’ente proprietario, che ha quantificato un danno, comprensivo anche dei lavori di ripristino della linea, pari a 10.000 euro.

Gli arrestati dovranno rispondere di furto aggravato in concorso. Uno dei due, in particolare, è stato inoltre deferito all’Autorità giudiziaria poiché violava il provvedimento di foglio di via obbligatorio con divieto di ritorno nel comune di Ispica emesso nel marzo 2026 dal Questore di Ragusa, a seguito di un suo precedente arresto per medesimi fatti di quelli odierni. Tutte le ipotesi accusatorie dovranno trovare conferma allorché verrà instaurato il contraddittorio tra le parti, come legislativamente previsto.

Reggio Calabria, in un casolare isolato scoperto un nascondiglio segreto con un arsenale completo di munizioni

 

Mafia: tra cultura, tratti di personalità e caratteristiche del pensiero mafioso

 

 Reggio Calabria – Palmi (RC),

Un casolare isolato, nelle campagne della Piana di Gioia Tauro, nascondeva un bunker costruito per non essere scoperto: sotterraneo e celato sotto una botola perfettamente mimetizzata nel pavimento. A portarlo alla luce sono stati i Carabinieri della Compagnia di Palmi, nel corso di un servizio straordinario di controllo del territorio.
Determinante l’intuito investigativo dei militari, supportati dallo Squadrone Eliportato “Cacciatori” di Vibo Valentia. Durante la perquisizione, alcune anomalie nella pavimentazione del locale principale hanno attirato l’attenzione dei militari dell’Arma. Da lì, la scoperta: un accesso nascosto conduceva a un ambiente sotterraneo realizzato in cemento armato.
All’interno, un vero e proprio bunker: isolato, invisibile dall’esterno e dotato di un sistema di aerazione artigianale, segno di una struttura progettata nei dettagli per garantire autonomia e segretezza. Un luogo verosimilmente destinato all’occultamento di armi e sostanze stupefacenti o, all’occorrenza, a rifugio per chi intende sottrarsi alle ricerche.
Nel vano sotterraneo e nel casolare, i Carabinieri hanno rinvenuto un arsenale: armi da fuoco con matricola abrasa e ingenti quantitativi di munizioni di vario calibro, custoditi in modo tale da far ipotizzare una disponibilità continuativa e organizzata.
Nel corso dell’operazione, un uomo è stato arrestato con l’accusa di detenzione illegale di armi e munizioni.
Un risultato che si inserisce nel più ampio dispositivo di controllo e prevenzione attuato dall’Arma nella Piana di Gioia Tauro, finalizzato a contrastare ogni forma di illegalità e a rafforzare, giorno dopo giorno, la presenza dello Stato sul territorio.
Il  Comando Carabinieri precisa  che il procedimento penale è nella fase delle indagini preliminari e che, per l’indagato, vige il principio di non colpevolezza fino a eventuale condanna definitiva

Reggio Calabria,sorpreso con una “Penna-Pistola” in casa, dotata di tutti i meccanismi identici ad un’arma da fuoco, arrestato

Morto Ponari, inventore penna-pistola - Notizie - Ansa.it

Archivi -Sud Libertà

 

 Reggio Calabria – Riace (RC),
A guardarli così, certi oggetti della quotidianità di ogni famiglia non attirerebbero certamente l’attenzione: né lo farebbe una penna, soprattutto se adagiata tra altri oggetti in un salotto di una casa come tante.  Eppure, quell’oggetto apparentemente così comune non si è sottratto alla curiosità dei Carabinieri di Riace e dei colleghi del Nucleo Operativo e Radiomobile di Roccella Jonica: impegnati in un’attività di perquisizione, infatti, non si sono lasciati trarre in inganno dalle apparenze, scoprendo così che si trattava di una “penna-pistola”, dotata di tutti quei meccanismi che la rendono identica, nel suo funzionamento, ad un’arma da fuoco.
È proprio quella sua connaturata semplicità a renderla tanto più pericolosa e, soprattutto, insidiosa: può essere infatti trasportata ed occultata con pochissimi accorgimenti, sottraendola con facilità ai controlli.  Ma questo, i Carabinieri, lo sanno bene. D’altronde, non è la prima arma clandestina di questo tipo viene trovata nella stessa zona: appena pochi mesi fa, infatti, nel limitrofo Comune di Camini (RC), gli stessi militari si erano imbattuti in un altro manufatto, assai simile ed anche in quel caso erano scattate le manette.
L’uomo, arrestato dai militari, dovrà ora spiegare come mai la custodisse insieme a diverse munizioni, una delle quali rinvenuta proprio all’interno dell’arma, apparentemente pronta ad essere utilizzata.
Si ricorda che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che, in base alla legge, gli indagati  – informa il Comando –sono da considerarsi innocenti fino a una sentenza definitiva di condanna.

Trapani, il GIP del Tribunale emette Ordinanza di misura cautelare a carico di dipendente regionale indagato per vasto incendio boschivo di 83 ettari di terreno

Un incendio doloso ha colpito la Riserva naturale WWF Le Cesine di Lecce

 

Trapani,

Su richiesta della Procura della Repubblica di Trapani, l’Ufficio del G.I.P. del Tribunale Ordinario di Trapani ha emesso un’ordinanza applicativa di misura cautelare degli arresti domiciliari con sorveglianza elettronica a carico di 1 soggetto originario del trapanese, dipendente di una struttura dipartimentale della Regione Siciliana, in quanto indagato per l’incendio boschivo che in data 20.08.2025 ha interessato un’area di 83 ettari di terreno, in parte incolta, in parte coltivata, occupata da vegetazione di diverso tipo, in zona immediatamente a ridosso del Bosco SCORACE.

Per i fatti contestati, l’uomo dovrà rispondere del reato di cui all’art.  423 bis c.p., ossia di incendio boschivo.
L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Trapani e condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo, della Sezione Operativa del N.O.R. della Compagnia di Alcamo, della Stazione di Buseto Palizzolo e della Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura della Repubblica di Trapani, ha consentito, in poco tempo, di raccogliere gravi indizi di colpevolezza in ordine ai fatti per i quali si procede, i quali hanno determinato un grave danno all’ecosistema su un’ampia area rurale, distruggendo colture e ponendo a rischio aree boscate e l’incolumità di animali da reddito, al pascolo nella contrada Quasale di Buseto Palizzolo.
Gli approfondimenti investigativi condotti, hanno consentito di documentare visivamente le fasi delle azioni delittuose, ricostruendo gli spostamenti dell’indagato, quel giorno peraltro a riposo, ripreso mentre appiccava le fiamme in più punti, ampliando così il fronte del fuoco in aree in cui non erano presenti le squadre antincendio poiché impegnate a fronteggiare altri focolari.

Le stesse immagini sottoposte al vaglio investigativo, consentivano inoltre di documentare i momenti in cui, dopo aver appiccato le fiamme, l’indagato si nascondeva tra la vegetazione di un’area boscata, per sottrarsi alla vista degli equipaggi di volo dei mezzi antincendio impegnati nelle operazioni di spegnimento dei roghi. L’uomo veniva inoltre ripreso mentre si allontanava dal posto, prendendo posto sull’auto guidata da altro soggetto che era andato a prelevarlo.

L’esito delle attività di perquisizione in seguito condotte a carico dello stesso indagato, consentivano rinvenire e porre in sequestro importanti elementi di riscontro utili a riscontrare la sua presenza sui luoghi di commissione del reato. Il grave quadro indiziario veniva ulteriormente corroborato dalle attività di intercettazione e di analisi dei dati del traffico telefonico e dall’analisi della copia forense dell’apparecchio telefonico in suso all’indagato, con il quale lo stesso aveva ripreso le proprie condotte incendiarie, condividendo i filmati con alcuni colleghi.
Nel corso dell’esecuzione, i militari operanti hanno ritirato cautelativamente sei fucili ed una pistola legalmente detenuti dal destinatario del provvedimento.

 

Reggio Calabria, fermato un uomo che deteneva armi clandestine e una originale “penna pistola” che, per le piccole dimensioni, può eludere i controlli Dettagli però non sfuggiti agli attenti Carabinieri

 

SUCHUANGUANG novità Penna Gel a Forma di Pistola Penne a ...

Archivi -Sud Libertà  (immagine di “Penna-pistola” in vendita nel mercato commerciale)

 

 Reggio Calabria – Camini (RC),

Il bilancio delle attività svolte dai Carabinieri della Stazione di Riace, coadiuvati dalla vicina Stazione di Stignano e dallo Squadrone Eliportato “Cacciatori Calabria”, assume ancora più importanza per l’insidiosità di quanto trovato nella disponibilità di un uomo di Camini.

Si tratta, infatti, di tre armi “clandestine”, ossia di armi che circolano occultamente, sfuggendo alla catalogazione e al censimento cui tutte le armi da fuoco sono sottoposte. In particolare, una di esse è stata ricavata da una comune scacciacani, modificata e resa idonea all’impiego di normali munizioni. Un’altra, invece, è costituita da quella che, a prima vista, appare a tutti gli effetti come una comune penna stilografica.

Un ordinario strumento, che appartiene alla quotidianità di ogni casa: se non fosse per il fatto che, come scoperto dai militari, al proprio interno risultava munita di meccanismi in tutto e per tutto identici a quelli di una pistola.

Di qui la particolare insidiosità: la “penna-pistola”, per le sue fattezze e per le sue contenute dimensioni, infatti, può essere trasportata con grande facilità, eludendo agevolmente i controlli e sfuggendo a occhi meno esperti e attenti. Piccoli ma fondamentali dettagli che, tuttavia, non sono sfuggiti ai Carabinieri: nel corso della perquisizione, inoltre, sono state rinvenute anche 480 munizioni di diverso calibro, utili ad essere impiegate anche con le armi rinvenute e sottoposte a sequestro.

Per l’uomo, un insospettabile, è scattato immediatamente l’arresto: accompagnato presso la Casa Circondariale di Locri dovrà ora attendere le valutazioni dell’Autorità Giudiziaria. Si ricorda- informa il Comando Carabinieri – che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che, in base alla legge, gli indagati sono da considerarsi innocenti fino a una sentenza definitiva di condanna.

 

MESSINA: AI DOMICILIARI 34ENNE PER SPACCIO DI DROGA MA CONTINUA A SPACCIARE, PERQUISITA ABITAZIONE, TRADOTTA IN CARCERE

Droghe: cosa si vende in Piazza di Spaccio? - Focus.it

Messina,
Adesso persino agli arresti domiciliari gli spacciatori vendono la droga. Ma, inevitabilmente, si finisce male. . Ad essere arrestata nuovamente con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, è stata una  giovane donna di 34 anni di Messina. Nel corso di una perquisizione nell’abitazione, i carabinieri hanno scoperto oltre 20 grammi di cocaina, alcune dosi di crack e marijuana, un bilancino di precisione e vario materiale verosimilmente utilizzato per il confezionamento delle dosi.  La giovane donna perde così il beneficio degli arresti domiciliari.

 

Palermo, la lite tra donne di due famiglie finita a colpi di pistola a scopo intimidatorio. Un uomo è rimasto ferito ,i partecipanti agli arresti

 

personaggio del film noir - mafia foto e immagini stock

 

 Arresti in carcere e ai domiciliari di tre persone, d’età compresa tra 22 e 54 anni, causa una lite tra donne di due famiglie di parenti, avvenuta lo scorso settembre a Palermo tra via Porta Sant’Agata e via Angelo Musco, nel quartiere Ballarò,. Le misure cautelari emesse dal Gip sono state notificate dai carabinieri del nucleo operativo di piazza Verdi.

Gli indagati sono accusati accusati di pubblica intimidazione con uso di armi, porto d’armi o oggetti atti ad offendere, porto e detenzione illegale di armi da fuoco e lesioni personali. 

Sono stati esplosi colpi di pistola, alla presenza di residenti e turisti. Nel corso dell’agguato, un uomo di 44 anni, anch’egli coinvolto nel violento dissidio familiare, è rimasto ferito al fianco e al braccio, mentre le grida e gli spari hanno seminato il panico tra i passanti.

Qualche ora dopo, uno dei partecipanti e il fratello sono stati arrestati dalla polizia perché in possesso d: un revolver calibro 38 e una semiautomatica calibro 7, 65 con matricola abrasa. 

Sorpreso a sparare in giardino con pistola illegale. Agli arresti domiciliari

Insieme di vettore di coppia spia. Illustrazione di detective uomo e donna, arma e pistola

 

Castellaneta (TA),
I Carabinieri dell’Aliquota Radiomobile della Compagnia di Castellaneta, impegnati h24 in servizi preventivi di controllo del territorio, anche nelle zone più impervie, in particolar modo in questo periodo estivo, caratterizzato dalla presenza in zona di numerosi turisti provenienti da ogni parte d’Italia, nel corso di un servizio perlustrativo, hanno arrestato un turista 56enne dell’hinterland milanese, presunto responsabile di “detenzione abusiva di un’arma da fuoco” ed “esplosioni pericolose”.
I militari dell’Arma, transitando vicino all’abitazione presa in affitto dall’arrestato per trascorrere le vacanze in Puglia, hanno sentito degli spari. Avvicinatisi alla villetta, i Carabinieri si sono resi conto di quanto stesse verosimilmente accadendo: l’uomo avrebbe esploso almeno 3 colpi da una pistola cal. 7,65, all’interno del giardino dell’abitazione, mirando presumibilmente ad un albero. All’arrivo dei militari, lo stesso avrebbe tentato di nascondere l’arma, che è stata, poi, subito trovata e messa in sicurezza dai Carabinieri, che l’hanno, successivamente, sottoposta a sequestro.
Nel giardino sono stati, poi, rinvenuti tre bossoli, relativi ad altrettanti colpi appena esplosi. Il luogo dove sarebbero avvenuti gli spari è distante poche decine di metri da una strada molto trafficata, soprattutto per il transito dei bagnanti, che in questo periodo affollano le località turistiche. La successiva ed accurata perquisizione domiciliare ha permesso di rinvenire ulteriori 85 cartucce dello stesso calibro.
In uno dei due pacchi contenenti le stesse, ne mancavano 15. Sia l’arma che le munizioni erano detenuti senza nessun titolo autorizzativo. L’arma trovata sarà inviata al Reparto Carabinieri Investigazioni Scientifiche di Roma per accertamenti tecnico-balistici, finalizzati ad accertare anche l’eventuale utilizzo in pregresse azioni delittuose. Il 56enne, fatta salva la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva di condanna, dopo le formalità di rito, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, è stato condotto presso la sua abitazione agli arresti domiciliari.

Ordinanza di misure cautelari del Gip del Tribunale di Roma per sei persone di nazionalità iraniana, filippina e bengalese accusate di spaccio di “shaboo”

shaboo

Archivi -Sud Libertà

Roma,

I Carabinieri della Compagnia di Roma Centro, a conclusione di una complessa attività d’indagine, durata circa sei mesi e diretta dalla Procura della Repubblica di Roma – Gruppo reati gravi contro il patrimonio e gli stupefacenti, stanno dando esecuzione a un’ordinanza che dispone l’applicazione di misure cautelari, emessa dal Gip del Tribunale di Roma, nei confronti di sei persone di nazionalità iraniana, filippina e bengalese, perché gravemente indiziati, a vario titolo, dei reati di traffico internazionale, spaccio e detenzione di sostanze stupefacenti del tipo metanfetamina, comunemente detta “shaboo” ed oppio.

L’operazione, scattata alle prime ore di questa mattina, ha impegnato i Carabinieri nella provincia di Roma, dove sono stati localizzati i 6 indagati, 4 destinatari della misura della custodia cautelare in carcere, due uomini, una donna iraniani e un uomo del Bangladesh; una donna filippina agli arresti domiciliari; una donna iraniana destinataria della misura del divieto di dimora in Roma.

Le attività investigative, condotte dai Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Roma Centro sono scaturite a seguito dell’arresto operato a giugno 2021 nei confronti di un cittadino bengalese, trovato in possesso di 530 g di shaboo; da qui sono stati raccolti gravi elementi indiziari in ordine alla presenza di un gruppo criminale per conto del quale l’arrestato deteneva la sostanza. Le indagini eseguite mediante attività tecniche e telematiche, associate come sempre ai servizi tradizionali di pedinamento ed osservazione, hanno consentito di mettere insieme gravi indizi di colpevolezza  a carico di colui che viene considerato il capo e coordinatore unico del gruppo, un cittadino Iraniano, in Italia da circa 25 anni, già agli arresti domiciliari per analogo reato il quale, sfruttando anche i permessi lavorativi come panettiere, dirigeva da remoto ed avvalendosi di gregari e collaboratori ai vari livelli, i rapporti sia con gli acquirenti che con i “galoppini” ed i fornitori di shaboo di stanza in Iran.

Proprio nei confronti di colui che viene considerato il capo e della moglie – anche lei membro del gruppo con compiti logistici ed operativi – i Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Roma Centro hanno eseguito a dicembre 2021 una perquisizione disposta dalla Procura della Repubblica che ha permesso di rinvenire e sequestrare all’interno di un appartamento 2,3 kg di shaboo e 1,4 kg di oppio, abilmente occultati nel doppio fondo di confezioni, completamente integre, di dolci tipici dell’Iran, comportando l’arresto della coppia.

La successiva analisi degli apparati telefonici sequestrati alla coppia ha poi permesso di ricostruire il canale di approvvigionamento dello stupefacente sintetico che veniva prodotto in Iran ed inviato in Italia, grazie alla collaborazione in terra persiana di un sodale non compiutamente identificato, che avvalendosi dell’inconsapevole apporto di alcuni turisti iraniani diretti a Roma, che mettevano a disposizione una porzione del proprio bagaglio, convinti di aiutare dei connazionali a portare in Italia “i sapori” della loro terra (i biscotti appunto), importavano in Italia lo stupefacente rischiando inoltre, se arrestati in Iran, la pena capitale. Una volta in Italia, lo stupefacente sotto forma di prodotti dolciari, veniva ritirato dalla madre o dalla moglie del capo dell’organizzazione e stoccato in depositi prima di essere immesso sul mercato capitolino sfruttando la manodopera a basso costo offerta da cittadini filippini e bengalesi.

È stata dunque ricostruita l’importazione di ben 21 kg di shaboo e 3 kg di oppio nel periodo ricompreso tra aprile e novembre 2021, e la successiva commercializzazione anche al dettaglio, e cristallizzata la posizione di 13 indagati a vario titolo per i reati di spaccio, detenzione ed importazione dall’estero di sostanze stupefacenti.

Nel corso dell’attività, a riscontro delle indagini, i Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Roma Centro hanno eseguito 6 arresti in flagranza di reato, convalidati, sequestrate sostanze stupefacenti del tipo metanfetamina, comunemente detta “shaboo”, per un peso complessivo di oltre 3 kg, del tipo oppio per un peso complessivo di kg. 1,5 nonché la somma in contanti di 25.000 euro ritenuta provento dell’attività di spaccio.

Si precisa che il procedimento versa nella fase delle indagini preliminari, per cui gli indagati sono da ritenersi innocenti fino ad eventuale sentenza definitiva.