Ranucci contesta formalmente la RAI (sollecitata dalla politica) dalla decisione di rimozione di conduzione di Report. E lo fa punto per punto Quasi certamente il Tribunale darà piena ragione al giornalista scomodo per tanti

 

Sigfrido Ranucci  al contrattacco per contestare la politica – sporca e disumana -che lo ha fatto rimuovere dalla conduzione Report e per esprimere  formalmente la decisione con cui i vertici Rai lo hanno rimosso  spinti ovviamente  dalla politica che non vuole fastidi e non accetta critiche sui componenti dei partiti e sulla classe dirigenziale corrotta..E lo fa punto per punto.  Dire il contrario sulla questione  significa essere in palese malafede, per un fatto così evidente, o cretini del tutto.Anche i dibattiti giornalistici sulla rete quattro in particolare più che altro orientati contro la conduzione di Ranucci sono in gran parte demenziali o campioni della menzogna e della vergogna..

In una lettera di cinque pagine indirizzata alla Rai, firmata dagli avvocati Roberto De Vita e Stefano Rossi, contesta la comunicazione ricevuta ieri da viale Mazzini chiedendo una precisazione di fatti e circostanze e di accesso ai documenti.

La lettera di contestazione -punto per punto -alla Rai

“Nella missiva, dopo aver fatto riferimento a una ‘obiettiva situazione di incompatibilità’ che si sarebbe determinata, per effetto delle ‘continue pressioni’ a cui sarebbe sottoposta la redazione di Report – scrivono i legali di Ranucci – programma di cui Ranucci ha la conduzione e la responsabilità autorale, e della diminuita credibilità e autorevolezza conseguenti a ‘percezioni di opacità, commistione e interferenze'” è stata comunicata “la decisione della Rai di avviare una riorganizzazione editoriale del programma Report mediante l’avvicendamento della conduzione e della responsabilità autorale della trasmissione con effetto immediato, con la contestuale ‘offerta’ al dottor Ranucci di tre ipotesi di nuovo incarico, tra cui scegliere entro 30 giorni.

La presente vale pertanto, a ogni effetto, quale formale contestazione della predetta decisione datoriale e di ogni effetto dalla stessa derivante, della quale si contesta integralmente la legittimità, con espressa riserva di ogni azione, anche cautelare e d’urgenza, diretta a ottenerne la cessazione degli effetti e il ripristino della situazione antecedente, nonché il risarcimento di tutti i danni conseguenti”.

“La richiesta di chiarimenti e documentazione che segue non comporta pertanto, né potrà essere interpretata quale acquiescenza, accettazione o rinuncia ad alcun direzione con la contestuale ‘offerta’ al dottor Ranucci di tre ipotesi di nuovo incarico, tra cui scegliere entro 30 giorni.  –  -. Nel contestare fin d’ora la decisione comunicata, posto che risultano manifestamente insussistenti, in fatto e in diritto, le ragioni giustificatrici addotte a sostegno della rimozione del dottor Ranucci dalla conduzione e dalla responsabilità autorale della trasmissione Report, si rileva anzitutto come la stessa risulti fondata su valutazioni di eccezionale gravità relative alla credibilità, all’autorevolezza, all’indipendenza e all’imparzialità professionale del dottor Ranucci, senza che nella comunicazione venga tuttavia indicato alcun fatto specifico, concretamente accertato e al medesimo imputabile, idoneo a fondare tali valutazioni”.

“Tale carenza appare tanto più rilevante dove si consideri che, da un lato, la comunicazione afferma che i richiamati presupposti sarebbero già oggi ‘oggettivamente’ venuti meno e, dall’altro, precisa che la determinazione assunta sarebbe ‘del tutto autonoma e indipendente rispetto agli approfondimenti tuttora in corso’. Non è pertanto dato comprendere – evidenziano i due legali – quali fatti già accertati abbiano consentito all’Azienda di formulare un giudizio così definitivo sulla posizione professionale del dottor Ranucci prima ancora della conclusione degli stessi approfondimenti. Parimenti, la comunicazione afferma che la redazione di Report sarebbe ‘gravemente compromessa dalle continue pressioni a cui è sottoposta’, ma non indica da chi tali pressioni provengano né chiarisce il nesso per il quale la risposta aziendale alle stesse debba consistere nell’immediato avvicendamento del dottor Ranucci.dalla conduzione e responsabilità del programma..

““Tanto premesso, nel denunciare la gravità del fatto per cui la vittima di un grave attentato viene ritenuto dal proprio datore di lavoro come responsabile di una presunta situazione di incompatibilità” gli avvocati De Vita e Rossi chiedono “di conoscere i fatti e le circostanze, nonché di ricevere la relativa documentazione a comprova, che avrebbero integrato, secondo l’Azienda, le ‘continue pressioni’ a cui sarebbe sottoposta la redazione di Report; di conoscere i nominativi dei soggetti che avrebbero sottoposto la redazione di Report a ‘continue pressioni’, nonché di ricevere la relativa documentazione a comprova; di conoscere i fatti e le circostanze, nonché di ricevere la relativa documentazione a comprova, da cui sarebbero derivate le ‘percezioni di opacità’ che avrebbero incrinato ‘la serenità produttiva e il necessario carattere di indipendenza e imparzialità del programma Report’”.

Si chiede inoltre “di conoscere i fatti e le circostanze, nonché di ricevere la relativa documentazione a comprova, da cui sarebbero derivate le ‘commistioni’ che avrebbero incrinato ‘la serenità produttiva e il necessario carattere di indipendenza e imparzialità del programma Report’; di conoscere i fatti e le circostanze, nonché di ricevere la relativa documentazione a comprova, da cui sarebbero derivate le ‘interferenze’ che avrebbero incrinato ‘la serenità produttiva e il necessario carattere di indipendenza e imparzialità del programma Report’; di conoscere i fatti e le circostanze, nonché di ricevere la relativa documentazione a comprova, che avrebbero determinato la ‘obiettiva situazione di incompatibilità; di conoscere – scrivono i legali – quale rapporto sussista, secondo l’Azienda, tra i fatti e le circostanze posti a fondamento della decisione comunicata e gli ‘approfondimenti tuttora in corso’ richiamati nella medesima comunicazione”.

I  legali di Ranucci chiedono ancora “di conoscere il nesso causale e organizzativo in forza del quale le asserite ‘continue pressioni’, ‘percezioni di opacità’, ‘commistioni’ e ‘interferenze’ avrebbero reso necessario proprio l’immediato avvicendamento del dottor Ranucci dalla conduzione e dalla responsabilità autorale di Report; di conoscere le ragioni per le quali l’Azienda abbia ritenuto non praticabili misure organizzative diverse e meno invasive dell’immediato avvicendamento del dottor Ranucci, eventualmente idonee a preservare la redazione dalle asserite pressioni e a garantire l’indipendenza e l’imparzialità del programma; di conoscere e ricevere l’atto o gli atti mediante i quali è stata assunta la decisione comunicata, con indicazione dell’organo o del soggetto aziendale che l’ha adottata, della relativa data, dell’istruttoria eventualmente svolta e dell’atto con il quale è stata autorizzata a formulare le tre ipotesi di incarico indicate nella comunicazione; di conoscere e ricevere tutti gli atti e i documenti posti, direttamente o indirettamente, a fondamento della decisione comunicata, ivi compresi eventuali relazioni, note, verbali, pareri, comunicazioni, risultanze istruttorie e ogni ulteriore documento interno rilevante”.

“In attesa di ricevere tempestivamente, e comunque entro e non oltre sette giorni dal ricevimento della presente, l’intera documentazione richiesta e le dovute precisazioni in ordine ai fatti e alle circostanze sopra richiamate, rappresentiamo e ribadiamo – concludono gli avvocati De Vita e Rossi – che la presente contestazione e richiesta documentale non costituiscono, sotto alcun profilo, acquiescenza alla decisione comunicata, né esercizio o rinuncia all’esercizio dell’opzione relativa agli incarichi proposti, rispetto alla quale ogni determinazione potrà essere assunta soltanto una volta conosciuti i presupposti fattuali e documentali della decisione aziendale. In ragione dell’immediata efficacia attribuita all’avvicendamento e della necessità di consentire al dottor Ranucci il pieno e consapevole esercizio dei propri diritti, si chiede pertanto all’Azienda di sospendere, nelle more, gli effetti della determinazione comunicata e, in ogni caso, il decorso del termine di trenta giorni assegnato per l’esercizio dell’opzione”.

In ultimo, pone in luce l’esposto di Ranucci “rappresentiamo fin d’ora che ci riserviamo di promuovere ogni iniziativa, anche cautelare e urgente, e di opporci alla suddetta discriminatoria, illegittima e ingiustificata decisione nelle competenti sedi giudiziarie, a tutela del diritto del dottor Ranucci al ripristino delle funzioni e di ogni ulteriore diritto e interesse leso, nonché per il risarcimento in forma specifica e per equivalente di tutti i conseguenti danni patrimoniali e non patrimoniali, ivi compresi quelli alla dignità personale, alla reputazione professionale e all’immagine e a ogni altro diritto e interesse patrimoniale e non patrimoniale del dottor Sigfrido Ranucci”.

Barbara Floridia si dimette da Presidente della Commissione vigilanza RAI “Non mi hanno consentito di svolgere i lavori ordinari…”

B.FLORIDIA .”Una gestione del servizio pubblico che palesemente e senza un minimo di pudore ha premiato quasi esclusivamente l’appartenenza politica, mortificando il merito, la qualità, l’indipendenza e perfino la sostenibilità economica delle scelte editoriali. Chi ha potuto se n’è andato. Compresi i telespettatori. Ad altri è stata mostrata brutalmente l’uscita. La cosa che più mi ha colpito è stata vedere professioniste e professionisti che da anni tengono in piedi la missione del servizio pubblico con competenza, dignità e schiena dritta essere messi ai margini, isolati, umiliati, sottoposti a pressioni continue e inaccettabili”.

 

 

Roma  –

la senatrice M5S Barbara Floridia ha affermato: “Oggi ho consegnato ai presidenti del Senato e della Camera le mie dimissioni da presidente della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai. È una decisione sofferta ma necessaria e inevitabile. Ho dovuto prendere atto che restare e denunciare non è servito. Non mi resta che dare un segnale forte dinnanzi all’arroganza e all’uso spregiudicato che questa maggioranza fa delle istituzioni e delle Commissioni parlamentari”.

Sento vivo dentro di me l’onore e la disciplina che si devono al ruolo che rappresento, per queste ragioni non posso restare a guardare impotente. Finché ho potuto ho cercato in tutti i modi di permettere alla Commissione di funzionare, ho cercato il dialogo, ho resistito alle provocazioni, agli ostacoli. Ho lottato con tutte le mie forze per consentire a un organo di garanzia del Parlamento di svolgere le proprie funzioni. Ho tentato in ogni modo di difendere il diritto dei cittadini ad avere una Commissione che si occupasse davvero del servizio pubblico. Ho denunciato anche pubblicamente con molto ardore”, aggiunge.

“Ma è ormai evidente – spiega – che a questa maggioranza mancano alcuni presupposti molto importanti: il rispetto delle prerogative della minoranza, il rispetto delle istituzioni più in generale e delle regole che disciplinano il funzionamento degli organi parlamentari. Il boicottaggio sistematico della commissione di vigilanza da parte della maggioranza e la situazione in cui sta precipitando il servizio pubblico non mi consente di andare oltre. Da quasi due anni le forze che sostengono il Governo impediscono deliberatamente il normale svolgimento dei lavori ordinari della Commissione perché le opposizioni non si sono piegate a votare la loro candidata alla Presidenza della Rai.

Il blocco dunque non è reiterato ed esteso per ragioni istituzionali. Non per divergenze sul merito delle questioni. Ma solo per ricatto. Non era mai accaduto nella storia della nostra Repubblica che un organo di garanzia fosse tenuto in ostaggio di chi governa. E io con esso. Non ha più alcun senso presiedere una Commissione ormai svuotata delle proprie funzioni, tenuta artificialmente in vita dalla maggioranza solo per fornire una foglia di fico a decisioni che vengono prese altrove, dal Governo, sulle spalle di milioni di cittadini che ogni anno pagano il canone”.

Secondo Floridia “mentre incombe una infrazione per il mancato adeguamento a un regolamento europeo vincolante per l’Italia – chiamato Media Freedom Act – che vige da ormai un anno senza che questa maggioranza senta il dovere e la responsabilità di attuarlo. Nel frattempo assistiamo a uno degli spettacoli più desolanti nella storia recente del servizio pubblico senza poter dare seguito a richieste di audizioni, di chiarimenti. Nulla. Una gestione del servizio pubblico che palesemente e senza un minimo di pudore ha premiato quasi esclusivamente l’appartenenza politica, mortificando il merito, la qualità, l’indipendenza e perfino la sostenibilità economica delle scelte editoriali. Chi ha potuto se n’è andato. Compresi i telespettatori. Ad altri è stata mostrata brutalmente l’uscita. La cosa che più mi ha colpito è stata vedere professioniste e professionisti che da anni tengono in piedi la missione del servizio pubblico con competenza, dignità e schiena dritta essere messi ai margini, isolati, umiliati, sottoposti a pressioni continue e inaccettabili”.

“Mentre a qualcuno venivano stesi tappeti rossi e garantiti ponti d’oro per programmi che si sono trasformati, puntualmente, in clamorosi fallimenti. Scelte che nei prossimi palinsesti sono clamorosamente confermate. Perché oggi? Perché la misura è colma. Perché manca un anno alle elezioni e servirebbe una Commissione attiva e vigile sul servizio pubblico, perché manca persino il pudore di nascondere ciò che sta accadendo. Io non sono disposta a trascorrere l’ultimo anno di questa legislatura assistendo impotente alle richieste di audizioni da parte delle opposizioni sistematicamente bocciate dalla maggioranza per impedire di fare domande, di pretendere risposte, di chiedere conto a chi sta gestendo la Rai. Non considerate queste dimissioni una resa. Non lo sono. Io le considero un atto di libertà e di denuncia. Di libertà, perché le considero il monito per difendere un diritto importante: quello dei cittadini di essere liberamente informati e non manipolati. Di denuncia, perché considero ciò che è accaduto alla Commissione di Vigilanza un pericoloso precedente che non possiamo sottovalutare. Una ferita istituzionale che colpisce la democrazia e le istituzioni, ma che avremo il dovere e la responsabilità di rimarginare”, conclude.

LA PARALISI DA MESI IMPEDISCE ALLA COMMISSIONE DI SVOLGERE IL RUOLO DI GARANZIA

capigruppo di opposizione nella Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi Stefano Graziano (PD), Dario Carotenuto (M5S), Angelo Bonelli e Giuseppe De Cristofaro (AVS) e Maria Elena Boschi (IV) scrivono in una nota:

“Come componenti delle forze di opposizione della Commissione parlamentare di vigilanza Rai, abbiamo rassegnato tutti, con effetto immediato, le nostre dimissioni. È un atto politico necessario, conseguenza della paralisi che da mesi impedisce alla Commissione di svolgere il proprio ruolo di garanzia, a causa delle divisioni interne alla maggioranza e di una gestione che ne ha di fatto svuotato le funzioni. Una scelta maturata dopo i ripetuti appelli, rimasti inascoltati, ai Presidenti delle Camere, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, e nonostante il richiamo del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al pieno funzionamento degli organi di garanzia del Parlamento”.

“Le anticipazioni dei nuovi palinsesti confermano il progressivo declino del servizio pubblico: calano ascolti e credibilità, si riducono il pluralismo e il merito, aumentano i costosi contratti esterni e viene disatteso il Media Freedom Act. Riteniamo che la Commissione non sia più nelle condizioni di esercitare la propria funzione istituzionale di vigilanza. Restare al suo interno significherebbe abdicare alla funzione di controllo democratico e avallare un uso sempre più partitico del servizio pubblico. Le nostre dimissioni chiedono di restituire ai cittadini una Rai libera, autonoma e realmente pluralista”, concludono.

DIMISSIONI ANCHE PER IL CENTRODESTRA

I componenti di centrodestra della Commissione Vigilanza sulla Rai così si sono espressi: “Anche noi, come le opposizioni, ci dimettiamo dalla commissione di Vigilanza Rai che è stata occupata, sequestrata e strumentalizzata in maniera irresponsabile dalla sinistra. Questa ha sfruttato cinicamente la legge sulla Rai, che prevede una maggioranza a 2/3 per eleggere il Presidente, che noi in questi mesi stiamo cercando di cambiare”.

È anomalo, infatti, che il Presidente della Rai dopo un certo numero di votazioni non possa essere eletto a maggioranza, eventualità che invece è prevista perfino per la carica di Presidente della Repubblica. E le opposizioni, appunto, hanno sfruttato in maniera vergognosa questa legge, impedendo così alla Rai di avere un Presidente nonostante sia stato designato già da tempo dallo stesso Cda della Rai. Siamo dinanzi a una vergognosa pantomima inscenata dalle opposizioni che hanno la smania di continuare a monopolizzare il Servizio pubblico, dopo aver perso il governo della Nazione per volontà degli italiani. E proprio l’avidità di poltrone della sinistra ha prodotto lo stallo in Commissione. Per quanto ci riguarda siamo disponibili a dare vita a una nuova Commissione con un nuovo Presidente, a dare in tempi rapidi un presidente alla Rai e riprendere il ciclo di audizioni che le dimissioni della presidente Floridia e dei componenti delle opposizioni in Vigilanza hanno interrotto. Non sarà questa messa in scena ad impedire che la Rai possa tornare finalmente ad essere libera e pluralista”, concludono.

Rientrano -decisione della RAI- la giornalista Stefania Battistini e l’operatore Simone Traini dalla regione “russa” del Kursk

 

La Rai “ha ritenuto, esclusivamente per garantire sicurezza e tutela personale, di far rientrare, temporaneamente in Italia, la giornalista Stefania Battistini e l’operatore Simone Traini”. Lo ha annunciato l’amministratore delegato, Roberto Sergio, dopo le minacce di ritorsioni e di azioni penali avanzate dalla Russia a carico dei giornalisti.

Stefania Battistini e Simone Traini

Di ieri la notizia che il Ministero degli Interni sovietico intenderebbe avviare un procedimento penale contro i due giornalisti del Tg11  che hanno realizzato un reportage dalla regione di Kursk, dove da giorni è in corso un’incursione delle forze ucraine.

Secondo Telegram Baza, canale vicino ai servizi russi, secondo cui si tratterebbe di un procedimento penale ai sensi dell’articolo 322 del codice penale russo “Attraversamento illegale del confine di Stato”. Stefania Battistini e Simone Traini hanno trasmesso un servizio dalla città russa di Sudzha, al confine con l’Ucraina, che è sotto il controllo delle forze di Kiev. Durante il servizio sono stati mostrati i veicoli colpiti vicino al confine e i giornalisti hanno parlato con i residenti locali rimasti in città.

Si apprende che già vi sono sviluppi della situazione, l’ambasciatrice italiana in Russia Cecilia Piccioni è stata convocata presso il Ministero degli interni russo, ” causa dell’ingresso illegale di giornalisti della Rai nella regione di Kursk per coprire l’attacco dei militanti ucraini”.

 

Il ministro Nello Musumeci e il Presidente della Regione Sicilia Renato Schifani danno dimostrazione di come non è così che si fa politica . La polemica è fragorosa

 

 

Nello Musumeci, ex presidente della Regione e Renato Schifani, l’uomo che ha preso il suo posto a Palazzo d’Orlèans hanno reso la dimostrazione della diversità di vedute per uno spettacolo televisivo. La polemica è esplosa fragorosa oggi e il pretesto è la fiction Rai “Sempre al tuo fianco” dedicata alla Protezione civile ma durante le cui riprese un incendio, appiccato per esigenze di scena, devastò larga parte dell’isola.  Curiosità: la Rai ha deciso di mandarla lo stesso in onda: Schifani ha espresso ufficialmente il suo dissenso, Musumeci, altrettanto ufficialmente, ha espresso il suo “vivo apprezzamento”.

Crisi idrica, Schifani sente Musumeci: «Collaborazione tra ...

Ipocrisia istituzionale

In mattinata era stato il presidente della Regione Sicilia  a prendere duramente posizione: «Per Stromboli, oltre al danno, pure la beffa. Non solo la società di produzione non ha ancora provveduto al risarcimento dopo il procurato incendio sul set di due anni fa, ma adesso la Rai ha pensato bene di programmare la messa in onda della fiction per il prossimo settembre, nonostante il parere negativo unanime degli abitanti dell’isola che hanno già visto l’anteprima. Una produzione – ha aggiunto Renato Schifani – che non ha assolutamente la valenza di promozione turistica e che appare controproducente e inopportuna, anche per come è concepita la trama, in un periodo di allerta rossa e di stato di mobilitazione dichiarato dal governo nazionale, in cui abitanti e albergatori sono già duramente provati dall’emergenza continua. Piuttosto che dare ristoro – prosegue Schifani – si aggiunge ulteriore nocumento. E ciò è intollerabile. Scriverò all’amministratore delegato della Rai e alla Commissione parlamentare di vigilanza dei servizi radiotelevisivi per chiedere ufficialmente di sospendere la programmata messa in onda, sollecitando anche il rispetto degli ’impegni assunti per adeguate misure compensative a favore dell’isola».

Partita chiusa? Nemmeno per sogno. Il ministro Nello Musumeci che ha tra le competenze proprio quella della Protezione civile ha invece diffuso un commento di tenore opposto: «Esprimo vivo apprezzamento alla direzione Rai – ha scritto l’ex presidente – per avere deciso di inserire nel suo palinsesto autunnale la fiction dedicata alla funzione della Protezione civile in Italia. Si tratta di una serie televisiva di alto valore educativo e formativo, che promuove un approccio nuovo e responsabile alla cultura del rischio, di cui proprio oggi si avverte tanto bisogno. Al tempo stesso sorprendono alcune disarmanti posizioni di dissenso – anche istituzionali – assunte nelle ultime ore, animate da pregiudizi o da interessi di categoria che mal si conciliano con una doverosa politica di prevenzione del rischio. Cosa c’entra il contenzioso tra un privato e una comunità locale, contenzioso già affidato alla magistratura civile (che dovrà giustamente valutare l’entità del danno procurato da un incidente), con la autonoma decisione programmatoria dell’azienda pubblica di Stato? Vorrei non si facesse facile confusione tra interessi pubblici e pur legittimi interessi privati»

Il caso Saviano e la libertà delle idee

Archivi -Sud Libertà

Sul caso Saviano e sull’esclusione del suo programma dalla Rai interviene il presidente Rai Marinella Soldi :”Una premessa: l’Amministratore Delegato della Rai, secondo le norme, ha autonomia decisionale sulla gestione aziendale e sui programmi. Come Presidente svolgo il mio ruolo a garanzia degli utenti e dell’azienda, ricercando un approccio costruttivo; le valutazioni politiche non mi appartengono. Proprio in virtù del mio ruolo ritengo oggi di dover intervenire sul cosiddetto caso Saviano, che molti hanno paragonato al caso Facci. Vicende diverse, per quel che ciascuno ha detto e per le tipologie di programma”.

“La trasmissione ‘Insider – faccia a faccia con il crimine’ condotta da Roberto Saviano è un prodotto nello spirito del servizio pubblico, parla di mafia e di legalità, ha avuto un primo ciclo di successo, con un gradimento del pubblico superiore alla media degli approfondimenti Rai (dati Qualitel TV 2022). Fermo restando il rispetto dovuto alle Istituzioni – prosegue – auspicherei un supplemento di riflessione interna per ricercare, in tempi idonei, una soluzione gestionale nell’interesse degli utenti e dell’azienda, tenendo conto, tra l’altro, che si tratta di un programma già registrato“.

Disco rosso “alla libertà d’espressione” di Fedez: querela in arrivo , la manda la RAI

 

Fedez: 10 cose che non sai di lui e Chiara Ferragni - Foto Style

 

 

Si profilano guai giudiziari in vista per Fedez.Apprendiamo oggi che ‘la Rai ha conferito mandato ai propri legali di procedere in sede penale nei confronti di Federico Leonardo Lucia, in arte Fedez, in relazione all’illecita diffusione dei contenuti dell’audio e alla diffamazione aggravata in danno della società e di una sua dipendente avvenuti in occasione del concerto del 1° maggio'”.

La dichiarazione reca la firma del capogruppo della Vigilanza Rai ,Massimiliano Capitanio, deputato Lega  in merito alla risposta alla interrogazione in Vigilanza Rai sulle polemiche legate al concerto del Primo maggio.

“Si tratta di un atto dovuto e doveroso -spiega- perché su temi fondanti la nostra democrazia, come la libertà di espressione e il rispetto della persona, non è possibile scherzare né tantomeno organizzare show per un pugno di like. Noi speriamo solamente che emerga la verità: non abbiamo sete di vendetta, e ci siamo già dichiarati disponibili ad accogliere la richiesta di Fedez di venire in audizione in Vigilanza. Quella sera sono state fatte e dette cose troppo gravi, sarebbe offensivo del nostro ruolo fare finta di niente”.

 

“LA RAI NON GARANTISCE LO SVILUPPO DEL SENSO CRITICO,CIVILE ED ETICO…” SANZIONATA DALL’AGCOM

Risultato immagini per IMMAGINE DELLA RAI

Rai sotto torchio.L’Autorità per le comunicazioni multa la Rai per non aver rispettato i principi di indipendenza, imparzialità e pluralismo con una sanzione da 1,5 milioni.   La decisione dell’Agcom è stata adottata  “a seguito di un monitoraggio costante e continuo dal quale sono emersi numerosi episodi riguardanti la programmazione diffusa dalle tre reti generaliste”.
L’Autorità ha accertato “il mancato rispetto da parte di Rai dei principi di indipendenza, imparzialità e pluralismo, riferito a tutte le diverse condizioni e opzioni sociali, culturali e politiche, così – spiega – da garantire l’apprendimento e lo sviluppo del senso critico, civile ed etico della collettività, nel rispetto della dignità della persona, del diritto e dovere di cronaca, della verità dei fatti e del diritto ad essere informati”.

La  sanzione pecuniaria di 1,5 milioni di euro,è stata irrogata ai sensi dell’art. 48 comma 7 del Tusmar (il Testo unico sulla radiotv). con  il voto contrario- precisa l’Autorità – del Commissario Morcellini e l’astensione del Commissario Posteraro” .

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Il Presidente della Rai, Marcello Foa (contestato anche per omesso intervento sugli elevati compensi
del festival Sanremo di diversi giorni addietro)

Il Consiglio dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha accertato, con due diverse delibere, di cui una si riferisce alla vendita di spazi pubblicitari, “alcune violazioni degli obblighi di contratto di servizio da parte della concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo”.

In tema di rispetto dei principi di indipendenza, imparzialità e pluralismo l’Autorità ha diffidato la concessionaria pubblica “affinché elimini, nella vigenza del contratto di servizio 2018-2022, le violazioni e gli effetti delle infrazioni accertate, adottando specifiche misure volte a garantire il rispetto degli obblighi e a evitare il ripetersi delle violazioni in futuro, richiamando l’importanza della responsabilità editoriale pubblica della concessionaria”.

Nella vigilanza della missione di servizio pubblico -specifica ancora l’Agcom -non sono le singole fattispecie – su cui la società ha spesso messo in atto azioni ripristinatorie o correttive – a rilevare ma l’effetto che tali condotte hanno generato e potrebbero generare sui valori della collettività e i diritti dei cittadini, nonché sul valore di utilità pubblica e sociale del canone del servizio della concessionaria”

Accertato inoltre “all’unanimità, il mancato rispetto dei principi di non discriminazione e trasparenza,  nella vendita degli spazi pubblicitari”

Pertanto l’Agcom  ha diffidato la Rai a cessare immediatamente i comportamenti contestati, anche al fine di consentire ad Agcom la verifica del corretto utilizzo delle risorse pubbliche (canone) e private (pubblicità) per il finanziamento delle attività e della programmazione di servizio pubblico”.

La vergogna dei guadagni di Fabio Fazio: chiusura anticipata delle sue trasmissioni

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di R.Lanza

La direzione Rai ha finalmente preso una decisione: stop alle trasmissioni “fallimentari” del superpagato conduttore Fabio Fazio.   L’uomo che aveva creato problemi di concorrenza e di immagine a Giletti costringendo quest’ultimo a dirottare verso altri lidi, adesso è finito lui sulla graticola. Chi la fa l’aspetti dive un antico proverbio ed ecco che è venuto il turno di Fabio Fazio. 

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Si apprende un comunicato formulato dallo stesso conduttore: ” “Prima di iniziare solo un avviso al nostro pubblico, per tutti coloro che ci seguono al lunedì con Che Fuori Tempo Che Fa, vorrei ricordavi che domani sarà la nostra ultima puntata di Che Fuori Tempo Che Fa del lunedì. Ci è stato comunicato che le ultime tre previste non andranno in onda e quindi per tutti gli appassionati di Maurizio Crozza, del Mago Forest, di Raul Cremona, di tutti noi e di Max Pezzali vi aspetto domani sera e grazie per essere stati con noi quest’anno: più del 13% e un milione e mezzo di telespettatori di media. Grazie molte”.

Infine vorremmo dire un appunto alla commissione vigilanza Rai: “E’ una vergogna agire con tanto ritardo e offrire compensi d’oro a un conduttore che svolge lavoro ordinario come tanti altri giornalisti che lavorano in silenzio sottopagati e spesso pure non pagati dal giornale dove sono in servizio. Fine della storia. Si sono aperti gli occhi, era ora…

Indagine della Corte dei conti sui compensi d’oro di Fabio Fazio

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di R.Lanza

Tutti d’accordo nel ridurre il compenso d’oro di Fabio Fazio ma il conduttore va avanti egualmente , privo di quella dignità che dovrebbe spingerlo a riconsegnare o rivedere il compenso follemente pattuito dai dirigenti Rai.   Quello dei compensi elevati è una piaga italiana, sia nel mondo dello spettacolo che del pianeta calcistico dove girano cifre irriferibili.   E’ un’offesa agli italiani che lavorano in silenzio senza chiedere la vetrina per guadagnare la somma sufficiente per sfamare una famiglia.  E spesso si sa lo stipendio non basta, si arriva a malapena a metà mese. 

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Intanto tra l’indifferenza politica e l’opportunismo dei leader dei partiti che vedono in Fazio una buona rampa di lancio per volare nella galassia della pubblicità, si muovono le istituzioni più serie: la Corte dei conti.

L’Organo contabile ha richiesto i fascicoli sulla  conduzione e produzione di ‘Che tempo che fa’. Si studia se vi sia possibile danno erariale dovuto al compenso, “c’è una istruttoria in corso a cura della Procura Regionale per il Lazio della Corte dei Conti – . Ed ora l’inchiesta è nelle mani del vice procuratore generale Massimiliano Minerva il quale ha già chiesto la documentazione in materia alla Rai“.

Impallinare Foa in Rai
foto d’Archivio -Sud Libertà- Il Presidente della Rai Foa ha rivelato chiaramente la sua “falsità”, nel ruolo pubblico che riveste, sulla vicenda Fazio

L’esito dell’istruttoria, , “sarà noto solo quando ci sarà l’eventuale atto di citazione nei confronti di chi ha procurato l’eventuale danno erariale. In ogni caso l’azione di responsabilità si prescrive in 5 anni, il cui decorso può essere interrotto una sola volta”. In sostanza ci sono altri tre anni per condurre in porto la vicenda visto che “l’istruttoria è stata aperta nel 2017”. Nella politica italiana oltre Salvini che ha rifutato di farsi intervistare da Fazio anche Michele Anzaldi del Pd ha manifestato con appunti scritti assoluta contrarietà al compenso vergognoso del conduttore Rai.     

  Il Presidente della Rai ha rivelato invece la sua pochezza- e falsità- un uomo obbediente solo al suo partito politico (M5S) con l’omissione di un possibile intervento risolutivo su una faccenda chiaramente vergognosa oltre che inammissibile con il denaro pubblico dei contribuenti italiani

 

I compensi d’oro di Fabio Fazio,una autentica vergogna italiana- Critico il Presidente della Rai, Foa, ma non fa nulla a riguardo

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di   R.Lanza

Sotto i riflettori nuovamente i compensi d’oro di Fabio Fazio, conduttore della Rai 1.    Compensi faraonici che stridono con le tariffe previste nelle tabelle giornalistiche.  Suonano offesa grave anche a chi .in possesso di lauree e titoli – non può provare la propria professionalità perchè ancora senza lavoro.       Vibrata protesta dunque della Lega con Matteo Salvini che unico segretario di partito  si è rifiutato, di farsi intervistare da Fazio…’. “Per me la coerenza viene prima e per me i valori e la coerenza valgono più di 3 milioni di spettatori”. Lo ha detto il vicepremier della Lega, Matteo Salvini, in un comizio a Foligno. Poi, rivolgendosi direttamente a Fazio: “Riduciti lo stipendio, chiacchierone di sinistra pagato con i soldi degli italiani”.

 

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FOA – Il presidente della Rai, Marcello Foa, lamenta anche lui i compensi d’oro di Fazio e critica  “Il compenso di cui beneficia Fabio Fazio è molto elevato, al di sopra di qualunque altra valutazione di merito che può essere fatta rispetto agli ascolti che fa. Nella Rai del cambiamento che vuole essere anche rispettosa del canone pubblico è chiaro che per quanto vincolato da un contratto che la Rai naturalmente deve rispettare si pone un problema di opportunità”.

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Nella foto d’Archivio, il Presidente della Rai Marcello Foa

Spetta all’amministratore delegato trovare risposte opportune a una questione che è sul tavolo da tanto tempo. Non interferisco con il suo lavoro. Questa è la Rai del cambiamento e ‘Che tempo che fa’ è una trasmissione che va in onda da 16 anni, dal 2003. Forse è un format che non ha più quella carica innovativa che aveva all’inizio. Questo dovrebbe farci riflettere” E’ stata portata su Rai1 e gli indici di ascolto non sono aumentati. Questo induce a una riflessione dal punto di vista aziendale. Non gestisco i palinsesti, non voglio entrare nel campo di Salini, è compito dell’ad; ma sono riflessioni di fondo che condivido anche con lui che porteranno alle valutazioni che Salini riterrà più opportune“.

Ci chiediamo: ma dove arrivano allora i poteri del Presidente della Rai che, pur critico sui compensi esagerati di Fazio, non riesce ad intervenire con immediatezza?     Aspetta forse il beneplacito di Luigi Di Maio ?