‘Ndrangheta, blitz in tre regioni su richiesta della Procura Antimafia del capoluogo calabrese: disposto il sequestro di due aziende, 9 arresti

 

 

Lamezia Terme

– I carabinieri del Gruppo di Lamezia Terme, con il supporto dello Squadrone Eliportato Carabinieri Cacciatori “Calabria”, stanno dando esecuzione, tra Lamezia Terme e le province di Vibo Valentia, Terni e Como, a un provvedimento cautelare in carcere emesso dal Gip del Tribunale di Catanzaro, su richiesta della Procura Direzione Distrettuale Antimafia del Capoluogo calabrese, nei confronti di 9 indagati, ritenuti presunti responsabili, a vario titolo, di “associazione di tipo mafioso”, “concorso esterno in associazione di tipo mafioso”, “usura”, “estorsione”, “corruzione”, “falso ideologico”, “turbata libertà degli incanti”, “turbata libertà del procedimento di scelta del contraente”, “trasferimento fraudolento di valori”, “rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio”, “illecita concorrenza con minaccia o violenza”, “peculato”.

Inoltre, è stato disposto il sequestro preventivo di due aziende (una attiva nel taglio boschivo e l’altra operante nel terzo settore per il servizio di refezione e mensa scolastica). L’operazione, convenzionalmente denominata “ARTEMIS II”, costituisce il diretto e coordinato prosieguo dell’ampia attività investigativa culminata nell’esecuzione del provvedimento cautelare del 7 novembre 2024 (operazione “ARTEMIS”), nell’ambito del quale vennero arrestati 59 indagati.

Reggio Calabria, la Direzione Antimafia confisca beni per un valore di 6 milioni alla cosca Barbaro di Platì

 

 

Reggio Calabria

La Direzione Investigativa Antimafia, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, informa di aver dato esecuzione ad un provvedimento emesso dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria che dispone l’applicazione della misura di prevenzione patrimoniale della confisca di beni – per un valore complessivo stimato in circa 6 milioni di euro – riconducibili a un soggetto ritenuto apicale della cosca Barbaro di Platì, su proposta a firma congiunta della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria e del Direttore della Direzione Investigativa Antimafia.

Ndrangheta: scovato un bunker sotterraneo- degno di un set cinematografico – nella Locride- Una pesantissima botola all’esterno

 

 

Ingresso al bunker sotterraneo. La scala sale.

Un bunker ,come nella foto, rappresenta la migliore via di fuga di un ipotetico latitante

 

 Reggio Calabria – Ardore 
Un bunker sofisticato, nascosto perfettamente, protetto da sistemi di occultamento degni di un set cinematografico e progettato nei minimi dettagli per garantire la fuga di un ipotetico latitante. È l’incredibile scoperta effettuata ad Ardore dai Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Locri e della locale Stazione, con il decisivo supporto tecnico dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria” e con l’ausilio logistico dei Vigili del Fuoco di Bianco (RC).
Quella che inizialmente appariva come una normale attività di perquisizione finalizzata alla ricerca di armi si è trasformata in una vera e propria operazione culminata nel rinvenimento di un complesso e unico nel suo genere, il primo scoperto sul territorio con un livello di articolazione e sofisticazione così elevato.
Dietro pareti apparentemente anonime e sotto il pavimento dell’immobile controllato, i Carabinieri hanno individuato un articolato bunker sotterraneo realizzato con una cura quasi maniacale.
Il bunker si sviluppa attraverso tre distinti ambienti sotterranei: una camera da letto, un servizio igienico e una vera e propria “camera di fuga”, cuore pulsante dell’intero sistema. È proprio qui che emerge il livello straordinario della struttura: una pesantissima botola in cemento armato, invisibile dall’esterno e realizzata con notevole precisione, veniva aperta tramite un sofisticato meccanismo elettrico occultato, capace di azionare il passaggio segreto verso l’esterno.
Oltre la botola si snoda uno stretto tunnel sotterraneo lungo circa 120 metri, scavato nelle profondità del terreno e progettato per consentire una rapida via di fuga verso una vicina area rurale, lontana da occhi indiscreti.
La lunghezza del cunicolo, la compartimentazione degli spazi, i sistemi di accesso nascosti e l’intera architettura del bunker fanno ritenere agli investigatori di trovarsi davanti ad una delle strutture clandestine più sofisticate rinvenute nella Locride.
L’operazione, resa particolarmente complessa dalle caratteristiche dell’immobile e dalla conformazione del bunker, ha richiesto ore di lavoro e il contributo specializzato di più reparti dell’Arma e dei Vigili del Fuoco.
Sono tuttora in corso approfondimenti investigativi per accertare chi abbia realizzato e utilizzato il bunker e per individuare il proprietario della struttura.

Reggio Calabria: colpita con 32 arresti una piazza di spaccio

 

Reggio Calabria

Sono 31 le ordinanze di custodia cautelare in carcere e una degli arresti domiciliari eseguite nei confronti di altrettante persone accusate di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, estorsione e violazione alle disposizioni in materia di armi.

Le ordinanze sono state eseguite dai poliziotti della Squadra mobile di Reggio Calabria, dopo un’attività di indagine che ha portato anche al sequestro di circa 40 chilogrammi di droga.

Alcuni degli arrestati stoccavano la sostanza stupefacente in un casolare abbandonato e sorvegliato dagli stessi nella piccola frazione Concessa di Catona (Rc), in seguito la droga veniva confezionata e venduta a Reggio Calabria, Messina, Agrigento e altre province siciliane.

Tra gli acquirenti sono stati individuate alcune persone che avevano monopolizzato un condominio per utilizzarlo come piazza di spaccio. L’edificio era stato dotato di telecamere di videosorveglianza per monitorare gli accessi, la mole di cessioni di droga si aggirava sui 300 episodi giornalieri con guadagni vicini a 3000 euro.

L’organizzazione criminale era strutturata gerarchicamente con ruoli ben definiti, lo spaccio al minuto veniva demandato per lo più a minorenni che si muovevano con agilità all’interno del rione.

Gli investigatori hanno anche ricostruito diversi casi di estorsione ai danni di cittadini che si rivolgevano ai criminali per riavere indietro le auto che gli erano state rubate.

Reggio Calabria: quattro arresti per corruzione, appalti in cambio di favori e mazzette

 

Reggio Calabria: quattro arresti per corruzione

 

Reggio Calabria,

A Reggio Calabria due pubblici ufficiali, dipendenti del comune reggino e altre due persone, imprenditori locali, sono stati i destinatari di un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dalla Procura ed eseguita dai poliziotti del Servizio centrale operativo e della Squadra mobile di Reggio Calabria.

Gli arrestati sono accusati di diversi episodi di corruzione commessi nell’ambito della gestione degli appalti pubblici e nel rilascio di autorizzazioni.

Le indagini degli investigatori hanno permesso di accertare l’operato illecito dei due pubblici ufficiali che avrebbero approfittato del loro ruolo favorendo privati nell’ottenimento di permessi e appalti, intascando denaro in cambio dei favori.

In particolare sono state documentate diverse consegne di denaro nelle mani dei dipendenti pubblici da parte dell’impresa aggiudicatrice dopo che questa ultima, già agevolata per aver ottenuto un appalto per la demolizione di un edificio e la successiva costruzione di un polo musicale, ha anche ricevuto in tempi brevissimi l’emissione degli Stati di avanzamento dei lavori, di fondamentale importanza ai fini dei pagamenti nei confronti del privato, nonché l’approvazione delle varianti e la loro liquidazione.

Durante l’operazione è stato disposto anche il sequestro preventivo di due società, in quanto strumentali alla commissione dei fatti criminosi da parte dei rispettivi amministratori.

Reggio Calabria,Armi nascoste tra le pietre. Scoperto deposito clandestino pronto all’uso e a una destinazione a breve termine

 

Armi rubate nel bresciano ritrovate a Fidenza dai Carabinieri

Archivi -Sud  Libertà
 Reggio Calabria – Ciminà (RC),
Un nascondiglio invisibile, incastonato tra le pietre di un muretto a secco a Ciminà (RC), nel cuore aspro e impervio dell’Aspromonte. È qui che i Carabinieri della Stazione di Sant’Ilario dello Jonio, affiancati dallo Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria”, hanno inferto un nuovo, significativo colpo alla circolazione illegale di armi, riportando alla luce un deposito clandestino perfettamente mimetizzato e potenzialmente pronto all’impiego.
L’operazione, sviluppata nell’ambito di mirati servizi di controllo del territorio e contrasto alla criminalità diffusa e organizzata, si è svolta attraverso un’intensa attività di rastrellamento in un’area demaniale particolarmente difficile da raggiungere. Proprio in questo scenario, i militari hanno individuato un ingegnoso sistema di occultamento: un tubo in plastica nascosto con estrema cura all’interno di un muretto, trasformato in un vano segreto capace di sfuggire a occhi inesperti.
All’interno, un vero e proprio arsenale: due fucili – uno dei quali realizzato artigianalmente – e circa 50 munizioni di vario calibro. Tutto il materiale si presentava in condizioni eccellenti e perfettamente funzionante, un dettaglio che lascia ipotizzare una disponibilità recente e una possibile destinazione operativa a breve termine.
Il rinvenimento assume un rilievo ancora più marcato alla luce del contesto territoriale, confermando come le aree rurali e demaniali dell’entroterra aspromontano continuino a essere utilizzate come luoghi strategici per l’occultamento di armi e strumenti illeciti. In questo scenario, l’azione capillare e incessante dell’Arma dei Carabinieri si conferma presidio fondamentale di sicurezza e legalità.
Le indagini, coordinate dalla competente Autorità Giudiziaria, sono in pieno svolgimento e mirano a individuare i responsabili, nonché a ricostruire eventuali legami con ambienti della criminalità organizzata attivi nel comprensorio della Locride.
L’operazione si inserisce in un più ampio dispositivo di prevenzione e repressione dei reati in materia di armi, che vede impegnati senza sosta Carabinieri e Magistratura in un’azione sinergica e costante.

Truffa False Assicurazioni On-Line: denunciato alla Procura della Repubblica di Locri sedicente Broker

Mafia: tra cultura, tratti di personalità e caratteristiche del pensiero  mafioso

 

 Reggio Calabria – San Luca (RC),
Un’articolata e incisiva attività investigativa condotta dai Carabinieri della Stazione di San Luca ha consentito di fare luce su una sofisticata truffa online ai danni di un cittadino del comprensorio aspromontano, culminata con la denuncia alla Procura della Repubblica di Locri di un giovane, residente in provincia di Crotone. L’indagine trae origine da una denuncia-querela presentata dalla vittima nel marzo 2024.
L’uomo, alla ricerca di un’offerta vantaggiosa per il rinnovo della polizza assicurativa della propria autovettura, veniva agganciato da un sedicente intermediario assicurativo che, con modi convincenti e un’apparente professionalità, riusciva a instaurare un rapporto di fiducia.
Dietro quella facciata, però, si celava un raggiro ben congegnato: il falso broker induceva la vittima a effettuare due bonifici bancari, per un importo complessivo di quasi 1200 euro, salvo poi dileguarsi nel nulla immediatamente dopo aver incassato la somma. Determinante si è rivelata la meticolosa attività investigativa dei Carabinieri, sviluppata attraverso un accurato lavoro di analisi e incrocio dei dati telematici e dei flussi finanziari, che ha permesso di risalire all’identità del presunto responsabile e di deferirlo all’Autorità Giudiziaria di Locri.
L’operazione si inserisce nel costante e capillare impegno dell’Arma dei Carabinieri nel contrasto alle truffe online, fenomeno in continua espansione che colpisce sempre più spesso cittadini ignari, e nelle parallele attività di prevenzione e sensibilizzazione volte a rafforzare la consapevolezza e la sicurezza della collettività. Il procedimento penale è attualmente nella fase delle indagini preliminari e che, per l’indagato, vige il principio di non colpevolezza fino a eventuale sentenza definitiva.

Reggio Calabria, in un casolare isolato scoperto un nascondiglio segreto con un arsenale completo di munizioni

 

Mafia: tra cultura, tratti di personalità e caratteristiche del pensiero mafioso

 

 Reggio Calabria – Palmi (RC),

Un casolare isolato, nelle campagne della Piana di Gioia Tauro, nascondeva un bunker costruito per non essere scoperto: sotterraneo e celato sotto una botola perfettamente mimetizzata nel pavimento. A portarlo alla luce sono stati i Carabinieri della Compagnia di Palmi, nel corso di un servizio straordinario di controllo del territorio.
Determinante l’intuito investigativo dei militari, supportati dallo Squadrone Eliportato “Cacciatori” di Vibo Valentia. Durante la perquisizione, alcune anomalie nella pavimentazione del locale principale hanno attirato l’attenzione dei militari dell’Arma. Da lì, la scoperta: un accesso nascosto conduceva a un ambiente sotterraneo realizzato in cemento armato.
All’interno, un vero e proprio bunker: isolato, invisibile dall’esterno e dotato di un sistema di aerazione artigianale, segno di una struttura progettata nei dettagli per garantire autonomia e segretezza. Un luogo verosimilmente destinato all’occultamento di armi e sostanze stupefacenti o, all’occorrenza, a rifugio per chi intende sottrarsi alle ricerche.
Nel vano sotterraneo e nel casolare, i Carabinieri hanno rinvenuto un arsenale: armi da fuoco con matricola abrasa e ingenti quantitativi di munizioni di vario calibro, custoditi in modo tale da far ipotizzare una disponibilità continuativa e organizzata.
Nel corso dell’operazione, un uomo è stato arrestato con l’accusa di detenzione illegale di armi e munizioni.
Un risultato che si inserisce nel più ampio dispositivo di controllo e prevenzione attuato dall’Arma nella Piana di Gioia Tauro, finalizzato a contrastare ogni forma di illegalità e a rafforzare, giorno dopo giorno, la presenza dello Stato sul territorio.
Il  Comando Carabinieri precisa  che il procedimento penale è nella fase delle indagini preliminari e che, per l’indagato, vige il principio di non colpevolezza fino a eventuale condanna definitiva

Reggio Calabria,sorpreso con una “Penna-Pistola” in casa, dotata di tutti i meccanismi identici ad un’arma da fuoco, arrestato

Morto Ponari, inventore penna-pistola - Notizie - Ansa.it

Archivi -Sud Libertà

 

 Reggio Calabria – Riace (RC),
A guardarli così, certi oggetti della quotidianità di ogni famiglia non attirerebbero certamente l’attenzione: né lo farebbe una penna, soprattutto se adagiata tra altri oggetti in un salotto di una casa come tante.  Eppure, quell’oggetto apparentemente così comune non si è sottratto alla curiosità dei Carabinieri di Riace e dei colleghi del Nucleo Operativo e Radiomobile di Roccella Jonica: impegnati in un’attività di perquisizione, infatti, non si sono lasciati trarre in inganno dalle apparenze, scoprendo così che si trattava di una “penna-pistola”, dotata di tutti quei meccanismi che la rendono identica, nel suo funzionamento, ad un’arma da fuoco.
È proprio quella sua connaturata semplicità a renderla tanto più pericolosa e, soprattutto, insidiosa: può essere infatti trasportata ed occultata con pochissimi accorgimenti, sottraendola con facilità ai controlli.  Ma questo, i Carabinieri, lo sanno bene. D’altronde, non è la prima arma clandestina di questo tipo viene trovata nella stessa zona: appena pochi mesi fa, infatti, nel limitrofo Comune di Camini (RC), gli stessi militari si erano imbattuti in un altro manufatto, assai simile ed anche in quel caso erano scattate le manette.
L’uomo, arrestato dai militari, dovrà ora spiegare come mai la custodisse insieme a diverse munizioni, una delle quali rinvenuta proprio all’interno dell’arma, apparentemente pronta ad essere utilizzata.
Si ricorda che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che, in base alla legge, gli indagati  – informa il Comando –sono da considerarsi innocenti fino a una sentenza definitiva di condanna.

Reggio Calabria,Discarica clandestina, 15 denunce e sequestrati i mezzi utilizzati per gli sversamenti

 

Traffico illecito rifiuti, Cattaneo: Regione opera per prevenzione reati

 Reggio Calabria – Gioia Tauro (RC),

Una discarica abusiva realizzata nel tempo all’interno di un burrone naturale, utilizzato come punto di sversamento per rifiuti urbani, speciali e anche pericolosi. È il bilancio di un’operazione dei Carabinieri che, nella Piana di Gioia Tauro, ha portato alla denuncia di quindici persone e al sequestro di sedici veicoli impiegati per il trasporto illecito dei materiali.
L’attività, coordinata dalla Procura della Repubblica di Palmi diretta dal Procuratore Emanuele Crescenti, è stata condotta dai militari della Compagnia di Taurianova assieme ai colleghi del Nucleo Carabinieri Forestale di Cittanova, impegnati da mesi in servizi mirati di controllo delle aree rurali.
Le indagini, avviate nel novembre 2024, hanno permesso di individuare in contrada “Piggra” di Taurianova, un’area progressivamente trasformata in una discarica a cielo aperto. Secondo quanto ricostruito dai militari dell’Arma, nel burrone sarebbero stati riversati nel tempo detriti, scarti di lavorazione e rifiuti potenzialmente inquinanti, con il rischio di contaminazione del terreno e delle falde acquifere.
Attraverso appostamenti, monitoraggi e accertamenti tecnici, i Carabinieri hanno documentato una presunta attività sistematica di trasporto e abbandono dei rifiuti, riuscendo a risalire ai veicoli e alle persone coinvolte.
Per quindici indagati è scattata la denuncia in stato di libertà per gestione e smaltimento illecito di rifiuti in concorso. L’Autorità giudiziaria ha inoltre disposto il sequestro preventivo di 15 mezzi utilizzati per gli sversamenti e, per un soggetto, l’applicazione della misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
L’operazione si inserisce nell’attività di contrasto ai reati ambientali intensificata dall’Arma nelle zone extraurbane e agricole, dove l’abbandono illegale dei rifiuti rappresenta una delle principali criticità per la tutela del territorio.
Il procedimento è nella fase delle indagini preliminari: la responsabilità degli indagati – informa il Comando -potrà essere accertata solo con sentenza definitiva.