LINGUAGGIO DEL PUBBLICO MINISTERO NINO DI MATTEO:”PER FARE CARRIERA SI USA UN CRITERIO VICINO AL METODO MAFIOSO..”

 

 

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di    RAFFAELE LANZA

Se il premier pensa già di creare un Osservatorio per il controllo del lessico dei componenti dei Settori politico-sociali, qualche altro pensa già di entrare nelle Istituzioni pubbliche che “contano”, contaminate diverse dal virus della corruzione e del malaffare, con un linguaggio di comunicazione personale rivolto alla Stampa     A chi alludiamo?      Ad alcuni magistrati , noti al pubblico per diversi versi, che si candidano preventivamente all’organo superiore della Magistratura con una dichiarazione pubblica  .     Afferma il Pubblic o ministero Nino Di Matteo: “L’appartenenza a correnti o cordate è diventato l’unico modo per fare carriera e questo è un criterio molto vicino alla mentalità e al metodo mafioso”. 

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Due parole sul magistrato Di Matteo,(nella foto sopra)colui che ha istruito il processo sulla Trattativa Stato-Mafia e che vive sotto scorta da anni perchè minacciato dalla Mafia:”Il suo linguaggio in una trasmissione televisiva con elementi conosciuti sulla strage di Capaci è costato la fuoriuscita dal Pool        antimafia costituito dal Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Federico Cafiero de Raho per far luce “sulla presenza di entità esterne nei delitti eccellenti di Mafia”

Il magistrato, accennò alla  strage di Capaci come un “momento indelebile nelle menti delle persone perbene”, ma anche spiegato che è “altamente probabile che insieme agli uomini di cosa nostra abbiamo partecipato alla strage…  anche altri uomini estranei a Cosa nostra”. Una riflessione, come ha spiegato in premessa la toga, che arriva dalla letture delle sentenze già emesse. Un Pubblico ministero, un uomo che non ha alcuna paura nell’affermare dunque che la Mafia è sostanzialmente strutturata nello Stato.   Hanno perfettamente ragione gli studenti e i protestanti nella foto sopra secondo i quali se la Mafia uccide, il silenzio uccide ancora di più.

Non serve una riforma punitiva del Consiglio superiore della magistratura, ma bisogna dargli l’autorevolezza di organo costituzionale senza distinzioni legate all’apparenza o al gradimento politico” – ha  commentato la propria candidatura  Nino Di  Matteo, contrario anche all’ipotesi di sorteggio per l’elezione dei togati: ”rispetto i colleghi che lo hanno proposto per superare il correntismo, ma è incostituzionale – ha riferito – .E’ inammissibile che magistrati che decidono su ergastoli e patrimoni non possano avere competenza e autorevolezza per eleggere i consiglieri del Csm”.

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Foto d’Archivio-SUD LIBERTA’
IL CANCRO DELLA MAGISTRATURA E LA DEGENERAZIONE CORRENTIZIA

Quanto alla sua candidatura, “non avevo mai pensato di potere concorrere per il Csm – ha affermato Di Matteo – non ho mai seguito il classico percorso da cui maturano le candidature. Ma nel momento più buio ho sentito il bisogno di mettermi in gioco, di mettere a disposizione la mia determinazione a chi vuole dare una spallata al sistema che ci sta portando verso il baratro”.

Ma Di Matteo rincara la dose in maniera chiara ed inequivocabile: ”Negli ultimi anni – ha spiegato – la magistratura è pervasa da un cancro che si sta espandendo, i cui sintomi sono evidenti: la burocratizzazione, la gerarchizzazione degli uffici il collateralismo con la politica, la degenerazione correntizia”. “Dobbiamo avere il coraggio di dire che quanto è emerso dall’inchiesta di Perugia non ci deve stupire – ha ammesso-. Non c’è spazio per lo stupore, siamo tutti responsabili di questa situazione. Oggi c’è una grande possibilità di invertire la rotta prima che siano altri, approfittando della delegittimazione, a cambiarci con riforme che ci rendano squallidi burocrati”. La magistratura, ha detto ancora, ”è l’avamposto più alto di difesa della Costituzione rispetto alla volontà di poteri striscianti, non solo illegali, di limitare autonomia e indipendenza e renderla collaterale e servente rispetto alla politica”.

     GLI ABUSI DEI SOCIAL  E METODI CHE RICORDANO LA MAFIA USATI DA FACEBOOK ,L’AZIENDA CALIFORNIANA

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Il declino di Zuckerberg, fondatore di Facebook, soggetto privato che non ha sede legale in Italia e non dà chiarimenti agli utenti

Linguaggi diversi, istituzionale della gran parte dei magistrati, personale critica di alcuni pubblici ministeri che hanno subìto minacce e sono divenuti autentici personaggi-star , linguaggi diversi nei social dove i soggetti privati come Facebook censurano arbitrariamente blog o post senza renderne le ragioni agli utenti per un confronto democratico e senza rivelare l’identità di chi segnala “falsità”.   Democrazia in Italia: non facciamo ridere. Abbiamo preso l’esempio di Facebook. Questo soggetto ha una sede unica commerciale in Italia ma non ha nè una sede legale nè un referente nel nostro Paese.  Chi intende fare causa a Facebook per interpretazioni sbagliate sul linguaggio offensivo di alcuni Post od articoli dovrà   rivolgersi al Foro della California esclusivamente in lingua inglese. Il Centro di assistenza del massimo social è una presa per i fondelli .Oppure fare denuncia sugli abusi di Facebook all’Autorità giudiziaria (o Polizia Postale) che provvede con la Polizia giudiziaria ed emette infine l’ordinanza.Alcuni Tribunali italiani infatti hanno già espresso sentenza di condanna di Facebook per aver congelato o bloccato utenti e giornalisti (Ordinanza di Roma del 2015, altre del 2018)..