Sulla Voragine di via Morghen, a Napoli ,dichiarazione della Vicepresidente del Consiglio Comunale Flavia Sorrentino

CEDIMENTO STRADALE  O CONDUTTURA IDRICA  ROVINATA?

 

La nota di Flavia Sorrentino sulla voragine di Napoli: “Sono davvero preoccupanti, oltre che impressionanti, le immagini della tragedia sfiorata in Via Morghen. La seconda in poche settimane: il 16 gennaio infatti si era aperta una voragine in Via Manzoni. Per questo ho immediatamente chiesto, alla Presidente della Municipalità e all’assessore competente, una relazione aggiornata sullo stato di manutenzione delle strade e dei sottoservizi, in particolare delle infrastrutture di adduzione e distribuzione idrica e di quelle fognarie di tutta l’area, e che siano adottate tutte le misure necessarie alla manutenzione e alla messa in sicurezza delle opere pubbliche e private.

Quando avvengono episodi così gravi, che mettono a rischio l’incolumità pubblica e lasciano senz’acqua interi comprensori abitativi con centinaia di famiglie, mettendo a rischio anche il valore di mercato delle loro case, bisogna interrogarsi sulle cause e soprattutto adoperarsi per scongiurare situazioni analoghe in futuro. Fino ad ora,, una parte della politica cittadina si é eccessivamente concentrata a denunciare, come se fosse un male assoluto, il proliferare di attività commerciali, gazebo, sedie e tavolini, dimenticando che é la sicurezza e la tutela dell’incolumità dei cittadini la fondamentale priorità della città e di chi la abita”.

Tragedia sfiorata a Napoli dove all’improvviso si apre sulla strada una enorme voragine

 

Voragine a Napoli

Tragedia sfiorata a Napoli

 

Napoli,

Miracolo e tragedia sfiorata a Napoli dove si è aperta all’improvviso una voragine in strada al Vomero.Miracolosamente si sono salvati gli automobilisti .

Due persone, rimaste bloccate nella propria autovettura per il cedimento del manto stradale, sono state tratte in salvo  dai Vigili del fuoco occorsi nel frangente. Disposta l’evacuazione delle persone residenti nella zona.   Tutta l’area interessata è stata recintata     I tecnici ora dovranno fornire una spiegazione a quel che è accaduto

Beni confiscati , il governatore siciliano Schifani al mattatoio di Partinico: «Regione impegnata nel riutilizzo sociale dei patrimoni tolti alla mafia»

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Palermo,

Sono molto fiero di essere qui oggi perché la rinascita di questo luogo, grazie al lavoro di aziende confiscate alla criminalità organizzata, rappresenta un nuovo punto messo a segno dallo Stato contro la mafia». A dirlo il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani che, assieme al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, al prefetto Bruno Corda, direttore dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, ha visitato questo pomeriggio il cantiere del mattatoio intercomunale di contrada Sant’Anna a Partinico alla presenza anche di altre autorità civili e militari.

«Siamo di fronte a un esempio virtuoso di amministrazione giudiziaria – prosegue il governatore – grazie al buon lavoro dell’Agenzia nazionale dei beni confiscati, guidata dal prefetto Bruno Corda. La Regione è molto sensibile al tema dei beni confiscati ed è concretamente impegnata per promuovere il loro riutilizzo a fini sociali, come dimostra anche l’esempio di Verbumcaudo, masseria di Polizzi Generosa confiscata alla mafia, per cui la Regione ha recentemente aggiudicato i lavori di riqualificazione stanziando 5,3 milioni di euro di fondi del Pnrr».

Prima di raggiungere Partinico, Schifani ha partecipato in Prefettura a Palermo alla cerimonia di consegna di un bene confiscato che si trova in via Sampolo alla Procura della Repubblica del capoluogo siciliano. Sarà destinato alla sezione di polizia giudiziaria. «La mafia si colpisce al cuore con il sequestro dei patrimoni. Ed è un principio non negoziabile – ha concluso il presidente della Regione – quello di restituire alla comunità i beni confiscati, affinché i cittadini trovino un ristoro ai danni subiti dalla criminalità organizzata».

Biden e il mondo intero che credeva nei valori del dissidente russo piange “l’assassinio” di Navalny, tutto l’opposto di Putin”

 

Tutto il mondo piange l’eroe di Navalny  “Putin è il responsabile della morte di Navalny“. Il presidente americano Joe Biden afferma che il  dissidente russo in carcere è stato sostanzialmente assassinato o ha subito. “‘ la conseguenza di quello che ha fatto Putin” . “Non sappiamo esattamente quello che è successo, ma non ci sono dubbi che la morte di Navalny è la conseguenza di qualcosa che Putin e i suoi banditi hanno fatto”

Biden (Afp)

“Persone in tutta la Russia e tutto il mondo oggi piangono Navalny” ha detto Joe Biden parlando dalla Casa Bianca  “indignato” per la morte del 47enne che Vladimir Putin aveva prima “avvelenato” e, poi, “ingiustamente accusato, condannato e isolato”. “Era tutto quello che non è Putin – ha continuato il presidente americano – era coraggioso, con dei principi. Si era dedicato a costruire una Russia, dove potesse esistere lo stato di diritto e combatteva perché venisse applicato ovunque”. “Credeva che questa fosse la Russia per cui valeva la pena di “vivere e morire”.

Tutto il mondo occidentale, non solo l’America, accusa senza mezzi termini Putin di omicidio. Mosca, per ora, si affida alle parole dei portavoce e alle versioni, spesso parziali, riportate dai media che parlano del malore, accusato durante una passeggiata prima di tornare in isolamento in carcere. .

Napoli, la Cassazione con sentenza “confisca” il magico Castello delle cerimonie”

 

Una notte alla Sonrisa dentro il «Castello delle Cerimonie»

Archivi-Sud Libertà  (Il Castello delle cerimonie)

 

 

Nonostante siano prescritti i reati, la Corte di Cassazione ha stabilito la confisca per il “Castello delle Cerimonie”, struttura ricettiva divenuta nota grazie alla trasmissione televisiva in onda sul canale Real Time. Il locale si trova a Sant’Antonio Abate, in provincia di Napoli.       Il Castello era divenuto un particolare punto di riferimento turistico per i giovani e per le coppie che intendevano unirsi in matrimonio in un’atmosfera magica e tanti, tanti giochi di luce

Chiamato ufficialmente La Sonrisa, o semplicemente «O Castiello», è il «Castello delle Cerimonie», : un immenso palazzo, sfarzoso, in stile diciamo eclettico che è diventata la location di matrimonio più famosa d’Italia – pure all’estero.

Sant’Antonio Abate, fra Napoli e la Costiera Sorrentina, è un paesino che conta giusto qualche chiesa e una sagra della porchetta nei giorni del santo patrono. . Il castello ha ingresso trionfale, viale alberato, parco, torri, piscine, palme, fontane, mobili in stile e oro a profusione.    Era il titolare  Ferdinando ad accogliere gli ospiti alla reception e i fidanzatini che volevano  fare un giro per le sale mentre programmavano le proprie nozze: di fronte a tanta bellezza artistica perchè di arte autentica si tratta  che ha respinto sin dall’inizio  la tarantola  della burocrazia ricattatoria,       le coppie decidevano di fidanzarsi qui, ancor prima di trovare l’amore.

In questa struttura da favola, come poche al mondo,  si esibivano Mario Merola e poi Gigi d’Alessio, poi la sceneggiatura   di un film di Matteo Garrone e in un documentario sui neomelodici napoletani – quando dei produttori televisivi capirono che oltre all’architettura, c’era molto di più.

Corte di Cassazione - Fotogramma
Archivi -Sud Libertà-  (La sede della Corte di Cassazione)

Ieri, la Corte ha certificato l’avvenuta prescrizione di tutti i reati, con l’eccezione dell’esecutività della sentenza nella parte che  riguarda la confisca degli immobili e dei terreni su cui sorge la struttura ricettiva, che saranno acquisiti a patrimonio del Comune di Sant’Antonio Abate.  Un autentico schiaffo a tutti coloro che hanno lavorato qui con rara professionalità . La sentenza di primo grado per lottizzazione abusiva era stata emessa dal tribunale di Torre Annunziata nel 2016.

 

Beni confiscati alla Mafia , aggiudicata la riqualificazione della masseria Verbumcaudo del valore di 5,3 milioni di euro

 

 

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La Regione ha aggiudicato i lavori di riqualificazione della masseria Verbumcaudo, bene confiscato alla mafia a Polizzi Generosa, nel Palermitano. L’opera, dal valore di 5,3 milioni di euro, rientra tra gli interventi regionali finanziati attraverso il Piano nazionale di ripresa e resilienza con l’obiettivo di un riutilizzo virtuoso del patrimonio sottratto alla criminalità organizzata in Sicilia. L’appalto, in via provvisoria, è stato assegnato all’ati Icored-Scancarello di Bagheria (Pa), grazie a un ribasso del 30,75 per cento.

L’avvio dei lavori è previsto per l’inizio di aprile 2024. «Sottrarre i beni acquisiti illecitamente dalle mafie e restituirli alla collettività per fini sociali – sottolinea il presidente della Regione, Renato Schifani – rappresenta un grande esempio di civiltà. E ha un duplice scopo: da un lato, colpire la mafia al cuore con il sequestro e la confisca dei patrimoni e, dall’altro, riconsegnare gli stessi alla comunità, affinché i cittadini trovino un ristoro ai danni subiti dalla criminalità organizzata. L’aggiudicazione della gara per la riqualificazione della masseria di Verbumcaudo è un traguardo importante nella valorizzazione dei beni confiscati ed è stato possibile grazie a un’estesa rete di collaborazione istituzionale tra soggetti pubblici e privati. Questo dà il senso della forza dello Stato contro la mafia. Proprio qualche mese fa, abbiamo firmato in prefettura a Palermo un accordo con l’Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati, rappresentata dal prefetto Bruno Corda, che va proprio in questa direzione. I siciliani devono sapere che le istituzioni ci sono e si impegnano al loro fianco: la criminalità va combattuta senza se e senza ma».

«Prosegue spedito l’iter di un’opera che darà nuovo slancio alla rigenerazione di Verbumcaudo – afferma l’assessore all’Economia, Marco Falcone – attraverso il miglioramento infrastrutturale della masseria e della viabilità di accesso. La Regione è attore protagonista della gestione efficace e trasparente dei beni sottratti alla mafia e diventati patrimonio di tutti, oggi utile veicolo del principio di legalità nel nostro tessuto sociale. Merito al dipartimento Finanze e ai tecnici del Drt per l’impegno finora profuso e che proseguirà anche nei prossimi mesi».

Il progetto di riqualificazione di Verbumcaudo prevede la ristrutturazione dell’ala nord-est della masseria, testimonianza dell’architettura feudale siciliana del Cinquecento, estesa per 960 metri quadrati; l’intera azienda agricola ha una grandezza complessiva di circa 150 ettari in territorio madonita. Gli interventi in programma saranno utili a sostenere le attività produttive, ma anche le finalità di promozione sociale e di diffusione della cultura della legalità attuate dalla cooperativa “Verbumcaudo”, fra cui laboratori per le scuole e i giovani, e l’inserimento socio-lavorativo di soggetti fragili. Prevista la rifunzionalizzazione della masseria mediante la creazione di spazi multimediali e l’acquisto di attrezzature agricole, la riqualificazione energetica della struttura e la sistemazione di alcuni tratti delle strade provinciali di accesso.

GIORNATA EUROPEA DEL NUMERO UNICO DI EMERGENZA EUROPEO 1 1 2

I numeri del 112 toscano: un servizio cresciuto molto negli ultimi anni -  Giglionews
 Roma –
Oggi 11 febbraio ricorre la Giornata Europea celebrativa del Numero Unico di Emergenza europeo 1.1.2..
L’1.1.2. Day è stato istituito nel 2009 con l’adozione di una dichiarazione congiunta del Parlamento Europeo, del Consiglio dell’Unione europea e della Commissione europea, al fine di incrementare la conoscenza del servizio e dei suoi vantaggi da parte dei cittadini europei.
Il Numero Unico Europeo delle Emergenze- comunica l’Ufficio Stampa – è oggi operativo in 13 Regioni italiane, con 18 Centrali Uniche di Risposta (CUR) che garantiscono la copertura del servizio ad oltre 38 milioni di abitanti, pari a circa il 65% della popolazione nazionale.
Il Servizio permette ad ogni cittadino, digitando l’1.1.2. da rete fissa o da rete mobile, di richiedere il tipo di soccorso di cui necessita (sanitario, forze di polizia, vigili del fuoco e soccorso in mare). La chiamata viene raccolta dalla Centrale Unica di Risposta che, svolte le opportune verifiche, la inoltra con i dati di localizzazione del chiamante e del tipo di soccorso, alla sala operativa competente per l’intervento immediato.
Il sistema dell’1.1.2., in piena coerenza con i requisiti del Servizio previsti dalla normativa europea e recepiti in quella nazionale, presenta dei rilevanti punti di forza che lo rendono prezioso per tutti i cittadini. Questi ultimi, infatti, possono raggiungere gratuitamente attraverso un solo numero tutti i servizi di emergenza con la garanzia di un accesso multilingue.
Tutte le chiamate sono localizzate; questa funzione, in particolare, certamente utile in città, risulta indispensabile per le chiamate provenienti da aree extra urbane dove risulta difficile fornire indicazioni precise e tempestive per essere raggiunti dai soccorsi. Proprio per garantire maggiore accuratezza in questi casi, dal 2022 l’Italia si è adeguata ai migliori standard tecnologici aggiungendo ai dati di localizzazione provenienti dalla rete telefonica quelli generati dallo smartphone.
Le Centrali uniche di risposta, inoltre, effettuano una rilevante azione di filtro delle chiamate improprie (non di emergenza) pari – nel 2023 – a quasi il 45% del totale delle richieste. Questo consente di liberare le centrali operative degli enti di pronto intervento da una significativa mole di lavoro, consentendo di concentrare le risorse sugli effettivi soccorsi richiesti.
In Italia, ogni chiamata di emergenza riceve normalmente una risposta in poco più di 7 secondi, con tempi complessivi di gestione della chiamata in linea con il disciplinare tecnico. Nel caso in cui il contatto con la centrale non avvenga per qualsivoglia ragione, l’utente viene immediatamente richiamato.
Per comprendere le dimensioni del servizio assicurato è sufficiente evidenziare che, nel corso del 2023, le Centrali Uniche di Risposta operanti sul territorio hanno gestito oltre 21 milioni di telefonate, assicurando la ricezione anche delle chiamate di emergenza generate direttamente dalle autovetture in caso di incidente automobilistico grazie al sistema e-Call. Nel 2023, le segnalazioni gestite con tale modalità sono state oltre 120.000, con l’inoltro di 7084 chiamate per interventi riconosciuti dalla C.U.R. come effettivamente necessari.
L’Italia ha sempre avuto una particolare attenzione a garantire l’accesso delle persone non udenti al servizio di emergenza. Già dal 2021 è attivo il servizio “112Sordi” erogato su tutto il territorio nazionale con un sistema completamente gratuito che consente l’utilizzo di una chat testuale in tempo reale, la condivisione della posizione geografica, la possibilità di ricevere immagini utili in attesa dei soccorsi e di rispondere a domande interattive estremamente semplici e veloci. Lo scorso anno 482 persone non udenti sono state soccorse con questo speciale sistema a loro dedicato.
Il modello di Numero Unico di Emergenza Europeo sviluppato in Italia, fortemente permeato da tecnologie sempre più sofisticate, messe gratuitamente al servizio della sicurezza dei cittadini, esprime una forte collaborazione istituzionale che vede il governo del sistema affidato ad una regia integrata tra Stato e Regioni. 
Espressione operativa di questo modello è la Commissione consultiva del Ministero dell’Interno nella quale sono rappresentate tutte le componenti del NUE 1.1.2. (Ministero dell’Interno, Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Ministero della Difesa, Ministero dell’Economia e Finanze, Dipartimento delle Politiche europee della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, Ministero della Salute e Conferenza Stato Regioni). A livello territoriale sono, invece, le Prefetture Capoluogo di Regione a coordinare i Gruppi di monitoraggio nel cui ambito sono rappresentate tutte le componenti istituzionali coinvolte.
Si tratta di un modello organizzativo che costituisce un unicum per complessità di composizione e vastità di impatto sulla sicurezza dei cittadini europei, che è riuscito a coniugare la storia pluridecennale dei numeri di pronto intervento con l’orizzonte di un servizio universale di livello europeo.

Esecuzione di abbattimento, da parte di un insensibile ed inutile “Corpo Forestale”, dell’Orso M90,condannato a morte da un decreto tenebroso ( e “velocissimo”) dal Presidente Fugatti della provincia di Trento

L'orso M90 - (Fotogramma)

L’Orso M90 ucciso dalle Istituzioni italiane, Presidente della Provincia di Trento e Corpo Forestale

 

di   RAFFAELE LANZA

 

L’orso M90 è stato ucciso. Nel corso del pomeriggio di ieri, martedì 6 febbraio, è stata data esecuzione al decreto firmato  dal presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti, che prevedeva il prelievo dell’esemplare tramite abbattimento. Lo comunica- con molta fretta prima della ipotizzabile pioggia di critiche – la Provincia autonoma di Trento.  

Cosa dire?   Siamo in un Paese in cui tanti Stati e persone invidiano la nostra democrazia e civiltà. Poi episodi come questi proiettano le istituzioni italiane -Provincia di Trento e Corpo Forestale esecutrice – al periodo buio del Medioevo e della legge della giungla.    Possibile che il Presidente Fugatti , persona che deve incontrare il consenso della popolazione per ricoprire la carica che occupa, non abbia aperto un democratico dibattito sull’ipotesi di abbattimento dell’Orso M90?          Possibile che una persona del genere  non abbia immaginato o pensato di trovare un’altra soluzione alternativa all’uccisione del plantigrado?
Ma esiste anche una precisa corresponsabilità: quella del Corpo Forestale.       Si sa che il Corpo Forestale tra le sue prerogative e peculiarità annovera la tutela dell’ambiente e , quindi anche degli animali che vi popolano.  I vertici del Corpo Forestale non hanno pensato ad un altro rimedio al barbaro abbattimento?   Non possono rifiutare di eseguire quei “decreti”  discutibili se non illeciti, certamente immorali di fronte alla legge di Dio e del tutto contrastante – se non il contrario dei loro compiti istituzionali-  con le loro mansioni di “vigilantes dell’ambiente?     Non si professano loro gli “angeli custodi” degli animali dei parchi?      Ma non fateci ridere …..      Facile sbrigare il lavoro premendo il grilletto di una carabina alla pari di un killer appostato nell’ombra. Vergogna!
Questa uccisione rivela ancora una volta l’insensibilità e la mancata autonomia decisionale di un organismo che avrebbe potuto – e , secondo noi, anche dovuto- rifiutare l’ingrato compito di uccidere l’orso
Non si poteva rifiutare di fronte ad una Ordinanza?   Non scherziamo, il Corpo Forestale è fatto di uomini pensanti e non di robot artificiali.   Che vergogna, Presidente Fugatti e vertici Corpo Forestale.
Questo il comunicato : ”Una squadra del Corpo forestale trentino è entrata in azione in una zona di montagna della Bassa Val di Sole: l’animale è stato identificato mediante l’osservazione del radiocollare e delle marche auricolari. M90 era un animale pericoloso, secondo la scala di problematicità riportata nel Piano d’azione interregionale per la conservazione dell’orso bruno sulle Alpi centro-orientali (Pacobace), alla luce della sua eccessiva confidenza e frequentazione di aree urbane e periurbane”.

Più volte aveva seguito intenzionalmente le persone. Episodio culmine lo scorso 28 gennaio, quando aveva seguito una coppia di escursionisti per oltre mezzo chilometro lungo una strada forestale nel comune di Mezzana. L’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) aveva confermato la necessità di rimuovere l’orso M90 al più presto”.

IL  MINISTRO PICHETTO FRATIN: “LA SOPPRESSIONE NON DOVEVA ESSERE L’UNICA ALTERNATIVA MA UNA SOLUZIONE ESTREMA”
Pichetto Fratin a Ecomondo spiega le linee guida del governo sull'ambiente - la Repubblica
Ministro dell’Ambiente Fratin

Il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin- ( nella foto ) -si sa- ha commentato l’abbattimento dichiarando che “la soppressione non può essere l’unica alternativa”, ma piuttosto “una soluzione estrema”.

Afferma inoltre di aver  “mobilitato tutte le strutture che fanno capo al ministero per definire una strategia tempestiva”, così che in futuro si possano individuare soluzioni che garantiscano “una convivenza pacifica nei territori”.

Oipa: “una vera esecuzione la caccia all’orso. Le  carabine erano già fumanti mentre si pubblicava il decreto…”

“Quella della Provincia Autonoma di Trento è una politica miope e nemica degli animali, che non tutela la biodiversità. Il presidente Fugatti è sordo anche alle istanze dell’opinione pubblica che vorrebbe un Trentino amico degli animali”. Lo sostengono i vertici dell’Organizzazione internazionale protezione animali (Oipa), che annunciano l’intenzione di presentare una richiesta di accesso agli atti per conoscere i dettagli della vicenda “perchè nella scarna nota della Provincia non viene spiegato come abbiano eseguito la sentenza, se con armi da fuoco o con l’intervento di un veterinario”.

La denuncia arriva anche da Lav (Lega anti-vivisezione): “Mentre pubblicavano il decreto di uccisione erano già pronti con le carabine per impedirci di difendere l’orso”. Una “caccia all’orso”, l’ha definita Massimo Vitturi, responsabile area animali selvatici dell’associazione, iniziata con “una vera e propria esecuzione”.

I tempi ristretti tra pubblicazione del decreto e la notizia di esecuzione della condanna “ci fanno pensare che mentre Fugatti firmava l’uccisione, le carabine erano già fumanti – commenta Vitturi –. Tutto questo è stato studiato a tavolino per impedirci di intervenire in difesa di M90, un giovane orso di appena 3 anni, da poco indipendente dalla madre”

 

 

Oggi a Ginevra si è spento all’età di 86 anni Vittorio Emanuele di Savoia Coinvolto in diverse – e “strane”- vicende giudiziarie

Vittorio Emanuele di Savoia - RIPRODUZIONE RISERVATA

 

Vittorio Emanuele di Savoia   si è spento oggi  a Ginevra all’età di 86 anni. La notizia è giunta con una nota della Real Casa di Savoia: “Sua Altezza Reale Vittorio Emanuele, Duca di Savoia e Principe di Napoli, circondato dalla Sua famiglia, si è serenamente spento in Ginevra”.

Nato nel 1937 a Napoli, Vittorio Emanuele era figlio di Umberto II, ultimo re d’Italia, e di Maria Josè del Belgio. Pur essendo nato dopo la sorella Maria Pia, divenne l’erede presunto al trono e fu principe ereditario durante il breve regno del padre Umberto nel maggio 1946 fino al referendum istituzionale del 2 giugno dello stesso anno che sancì la vittoria della Repubblica. A causa della nuova costituzione che proibiva l’ingresso in Italia ai discendenti maschi di Casa Savoia, seguì la famiglia in esilio.

Negli anni settanta sposò contro il volere del padre Marina Doria. Questo segnò una frattura con Umberto II la cui contrarietà alle nozze, secondo le leggi dinastiche di Casa Savoia, avrebbe comportato la decadenza dei diritti di Vittorio Emanuele al trono.

Dopo la morte di Umberto II nel 1983, questa tesi è stata assunta a sostegno delle rivendicazioni dei Savoia-Aosta, innescando la cosiddetta “crisi dinastica” tra i due rami della famiglia su chi sia il vero erede al trono. Dal matrimonio con Marina Doria, è nato nel 1972 Emanuele Filiberto.

Negli anni, Vittorio Emanuele è stato al centro di diverse vicende giudiziarie. La più nota riguarda l’accusa di omicidio nei confronti di Dirk Hamer nel 1978 in Corsica. La camera d’accusa di Parigi lo prosciolse nel 1991 dall’accusa di omicidio volontario e lo condannò a 6 mesi con la condizionale per porto abusivo d’arma da fuoco.

Nel 2006, nell’ambito di un’inchiesta sul casinò di Campione d’Italia, fu arrestato con l’accusa di di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e al falso e associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione. Il 23 giugno dello stesso anno fu sottoposto agli arresti domiciliari, poi comminati in divieto di espatrio il 20 luglio. Il 22 settembre 2010 fu assolto dal GUP del Tribunale di Roma perché il fatto non sussiste.

L’esilio di Vittorio Emanuele e della famiglia ebbe termine nel 2002 dopo la modifica della XIII disposizione transitoria della Costituzione che portò alla cessazione del primo e secondo comma che proibivano ai discendenti maschi di Casa Savoia tanto il rientro in Italia quanto l’accesso a cariche pubbliche e lo status di elettori. Nello stesso anno assieme al figlio giurò fedeltà all’ordinamento repubblicano.

 

 

 

 

 

Vecchio eletto presidente di Confindustria Sicilia, gli auguri di Schifani e Falcone e la speranza di nuove occupazioni

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Auguri e complimenti di buon lavoro a Gaetano Vecchio per l’elezione a presidente di Confindustria Sicilia.
Il mio governo continuerà ad avere un confronto aperto e libero nei riguardi dell’organizzazione rappresentativa delle imprese che, nell’ultimo anno, si è contraddistinta per un rapporto di idee proficuo e leale con la Regione in tema di politiche imprenditoriali. Un percorso che ha prodotto risultati positivi per lo sviluppo della nostra Isola, sia per l’aumento dell’occupazione sia per il notevole aumento del gettito erariale legato soprattutto alle imposte provenienti dalle società giuridiche».
Lo afferma il presidente della Regione, Renato Schifani, commentando l’elezione del neo presidente di Confindustria Sicilia, Gaetano Vecchio. Anche l’assessore regionale all’Economia Marco Falcone si congratula per l’elezione di Vecchio: «Conosciamo bene le capacità e le qualità umane e professionali indiscusse di Gaetano Vecchio, nuovo presidente di Confindustria Sicilia, a cui vanno i nostri migliori auguri di buon lavoro. Siamo certi saprà lavorare proficuamente nell’interesse non solo dell’imprenditoria isolana, ma anche dell’economia e della società della nostra regione. Industria, capitale umano, ambiente e infrastrutture sono le sfide che la Sicilia deve saper cogliere, per poter finalmente colmare il gap con le regioni più virtuose d’Italia e d’Europa ed è un bene che siano al centro dei programmi della nuova governance di Confindustria. Il governo Schifani è pronto a fare la propria parte, proseguendo nel dialogo con il comparto industriale e imprenditoriale della Sicilia».