ANCE CATANIA SUL CROLLO : «NON SPRECHIAMO GLI INCENTIVI ESISTENTI PER RIQUALIFICARE LA CITTÀ»

La nota dei Costruttori etnei sul cedimento della palazzina a Catania

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CATANIA

«Indipendentemente dalle cause che hanno determinato il crollo della palazzina in via Castromarino, (aperta un’inchiesta giudiziaria)l’ultimo in città in ordine temporale, non possiamo che constatare come il patrimonio edilizio di Catania sia estremamente fragile e vetusto. I palazzi crollano in pieno centro, ma anche le periferie non godono di buona salute. Gli immobili vengono abbandonati perché non rispondono più ai nuovi standard abitativi. L’incertezza su cosa sia possibile fare e come fare, fa il resto». Così Giuseppe Piana, presidente dell’Ance Catania – l’associazione che riunisce i Costruttori edili – esordisce nella nota con cui commenta la notizia riportata anche all’attenzione delle cronache nazionali.

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«Eppure, sulla carta gli incentivi non mancano – continua Piana – basti pensare all’Eco-Sismabonus che, nel caso dei condomìni, consente una detrazione fiscale per ogni unità immobiliare fino all’85% del tetto massimo di spesa di 136mila euro. Inoltre, con il Sismabonus Acquisti è possibile comprare immobili sismicamente adeguati, scontando il credito fiscale fino a un massimo dell’85% su 96mila euro di spesa». Sono informazioni che il presidente dei Costruttori etnei s’impegna con forza a divulgare perché «la conoscenza degli incentivi possibili è la chiave di volta per l’avvio del processo di messa in sicurezza e sostituzione del patrimonio edilizio». Un edificio sicuro non ha soltanto un valore per chi lo abita, ma anche e soprattutto per l’incolumità pubblica.

Secondo il presidente Piana «occorre rendere strutturali gli strumenti fiscali, semplificandone l’utilizzo e le modalità applicative, e colmando le lacune normative che impediscono o rendono poco chiare le opportunità di intervento». In merito l’Ance ha presentato una serie di proposte per potenziare l’uso della leva fiscale, ad esempio, riguardo il Sismabonus Acquisti «sarebbe opportuno estenderne l’ambito anche all’acquisto di immobili riqualificati in chiave antisismica, senza necessità di preventiva demolizione. Ciò consentirebbe una riqualificazione di interi fabbricati prevalentemente ubicati nei centri storici, nei quali non sono possibili interventi di demolizione e ricostruzione».

Per favorire concretamente i processi di rigenerazione urbana, Giuseppe Piana ribadisce che «è fondamentale permettere che il Sismabonus Acquisti sia anche un “Sismabonus Vendita”, riconoscendo la stessa agevolazione a chi cede unità immobiliari da demolire, a condizione che, entro i 12 mesi successivi, riacquisti una nuova unità immobiliare».

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Continuando il percorso sancito con l’iniziativa #Cataniasicura, Ance Catania ha attivato uno sportello informativo, con accesso gratuito, dedicato alla divulgazione e all’assistenza in merito alle opportunità legate all’Eco-Sismabonus, alla riqualificazione del patrimonio edilizio esistente e alla messa in sicurezza degli edifici. «Lo sportello – conclude Piana – ha come obiettivo quello di fornire alle aziende associate, ai proprietari e ai professionisti, informazione, formazione, consulenza e assistenza riguardo alle pratiche da espletare compreso l’accesso alla piattaforma Ance-Deloitte per la cessione e monetizzazione del credito da parte delle imprese iscritte al sistema Ance».

Piersanti Mattarella: ricordo dell’uomo che contrastò con coraggio i vertici della Cupola siciliana

 

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Ricordo di  Piersanti Mattarella Presidente della Regione assassinato nel 1980.   Si ricorda la figura dell’uomo e del politico ucciso quarant’anni fa a Palermo dalla mafia, l’Assemblea regionale siciliana ricorda con  una seduta solenne a Sala d’Ercole alla presenza del Capo dello Stato Sergio Mattarella, fratello dell’allora presidente della Regione siciliana colpito a morte nel giorno dell’Epifania nel 1980.

Davanti al luogo dell’eccidio, si è tenuta la cerimonia commemorativa. Cinque corone di fiori, tra cui per la prima volta quella del governo, sono state posizionate ai lati della targa, in via Libertà a Palermo. Presenti i familiari, tra cui figli e nipoti di Mattarella. Per il governo il ministro del Mezzogiorno, Giuseppe Provenzano; presenti le massime cariche istituzionali siciliane governatore Nello Musumeci, il presidente dell’Assemblea siciliana Gianfranco Miccichè, il sindaco di Palermo Leoluca Orlando. Numerose anche le autorità civili e militari.

Poi l’intitolazione del Giardino inglese a Piersanti Mattarella …Ecco chi era l’ex Presidente della Regione siciliana il cui nome è ben impresso nelle menti dei siciliani: il fratello del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Piersanti Mattarella, aveva solo 44 anni quando Cosa Nostra gli tolse la vita, privando la Sicilia di un uomo e un politico onesto, all’epoca presidente della Regione da meno di due anni.

Nato a Castellammare del Golfo il 24 maggio del 1935, Piersanti era il figlio secondogenito di Bernardo Mattarella, uomo politico democristiano: sei anni dopo la sua nascita, nel 1941, nacque il fratello minore Sergio, ora Capo dello Stato. Da subito appassionato di politica, nel 1964 – a 29 anni – si candidò alle comunali di Palermo prendendo 11mila preferenze, quarto dopo Salvo Lima, Vito Ciancimino e Giuseppe Cerami, ed entrando nel consiglio comunale nel pieno dello scandalo del Sacco di Palermo, quando la città ebbe un boom edilizio con le mani della mafia e la complicità degli stessi Lima e Ciancimino, all’epoca rispettivamente sindaco e assessore ai lavori pubblici.

Ricandidatosi stavolta alle Regionali del 1967, prese oltre 34mila preferenze nel collegio di Palermo: fece parte della Commissione Legislativa, della Giunta per il regolamento e della Giunta per il Bilancio e venne nominato relatore della legge sul bilancio di previsione della Regione nel 1970. Da consigliere regionale, denunciò le pratiche clientelari di consiglieri e assessori, che non avevano una linea politica coerente ma si preoccupavano soprattutto di accontentare chi abitava nei loro collegi.

Mattarella provò anche a ‘ripulire’ la DC provinciale e regionale con un’azione moralizzatrice, favorendo l’elezione di Giuseppe D’Angelo alla segreteria regionale (col sostegno di Aldo Moro). Dal 1971 al 1978 fu assessore regionale con delega al Bilancio, nel ’78, con l’appoggio esterno del PCI, fu eletto presidente della Regione Siciliana. Proprio in quel periodo tenne un discorso durissimo contro Cosa Nostra dopo l’omicidio di Peppino Impastato, avvenuto per ordine del boss Tano Badalamenti.  Era molto amico del “Presidentissimo”  Sandro Pertini con il quale condivideva molte idee sulla politica e sulla logia della vita

Nel ’79 l’evento che probabilmente lo condannò a morte: un parlamentare comunista, Pio La Torre, attaccò l’assessore all’Agricoltura Giuseppe Aleppo additandolo come colluso con i malviventi. Mattarella, anziché difendere il suo assessore, ammise la necessità di correttezza e legalità. La Torre fu ucciso dalla mafia nel 1982, il turno di Mattarella era arrivato già due anni prima, quando in via della Libertà un sicario lo uccise a colpi di pistola mentre andava a messa con moglie, figli e suocera.

Per riconoscere la sua uccisione come delitto di mafia, si dovette aspettare addirittura la morte di Falcone, 12 anni più tardi, quando i pentiti Buscetta e Mutolo lo indicarono come tale: Buscetta disse che il boss Stefano Bontate e i suoi alleati erano contrari, ma all’interno della Cupola ad avere la meglio furono Totò Riina e i suoi alleati. Riina era infatti il referente, dentro Cosa Nostra, di Vito Ciancimino, che Piersanti Mattarella aveva cercato di contrastare con vigore.

Per l’omicidio vennero condannati nel 1995 all’ergastolo i mandanti, i boss Riina, Michele Greco, Bernardo Brusca, Bernardo Provenzano, Giuseppe Calò, Nenè Geraci e Francesco Madonia.  Fino ad oggi non si mai scoperto chi fosse il Killer o gli esecutori del delitto Mattarella. Un mistero.

 

Meteo, criticità al Sud e in Sicilia e rischi idrogeologici

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Sulla base delle previsioni disponibili, il Dipartimento della Protezione Civile d’intesa con le regioni coinvolte – alle quali spetta l’attivazione dei sistemi di protezione civile nei territori interessati – ha emesso un avviso di avversità delle condizioni metereologiche

I fenomeni meteo, impattando sulle diverse aree del Paese, potrebbero determinare delle criticità idrogeologiche e idrauliche

L’avviso prevede dalle prime ore di domani, sabato 28 dicembre, nevicate su Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria, in estensione dal pomeriggio alla Sicilia settentrionale, con quota neve al di sopra dei 300-500 metri e apporti al suolo deboli o localmente moderati.

Dal mattino di domani si prevedono inoltre venti forti o di burrasca nord-orientali su Marche, Umbria, Abruzzo, Molise, Lazio, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia, con raffiche di burrasca forte in corrispondenza delle aree montuose. Attese mareggiate sulle coste esposte. Sulla base dei fenomeni previsti e in atto è stata valutata per la giornata di domani allerta gialla per rischio idrogeologico su gran parte del versante tirrenico e su quello ionico settentrionale della Sicilia.

Tragedia nel Cielo di Kazakistan : aereo si schianta contro edificio

 

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Tragedia in aereo.Sono almeno 14 le persone morte in un incidente aereo che in Kazakistan ha visto coinvolto un velivolo della compagnia locale Bek Air con a bordo 95 passeggeri e cinque membri dell’equipaggio. Sconosciute ancora le cause.

Si sa solo che l’aereo avrebbe perso quota poco dopo il decollo dallo scalo aereo di  Almaty e, secondo Kazinform, il velivolo – un Fokker 100 – ha così colpito una barriera di cemento  per poi schiantarsi contro un edificio. I soccorritori, intervenuti immediatamente, stanno cercando di trarre in salvo alcune persone rimaste all’interno dell’aereo.

I feriti sono almeno una trentina, 17 dei quali versano in gravi condizioni. L’aereo era diretto a Nursultan. L’incidente è avvenuto stamane  alle 7.22 ora locale..

Per l’aviazione civile kazaka “il velivolo ha perso altitudine durante la fase di decollo e si è schiantato su un muro di cinta” in una zona abitata. Secondo un testimone nella zona dell’incidente c’è una forte nebbia. L’aereo nello schianto si è spaccato in due nella parte posteriore, mentre la parte anteriore si è incastrata in una palazzina di due piani.

Il presidente kazako Kassym-Jomart Tokayev si è impegnato a risarcire i familiari delle vittime ed ha promesso che “i responsabili saranno puniti severamente secondo le leggi”.

Kassym ha inoltre annunciato la creazione di una “commissione governativa” per fare luce sulle cause dell’incidente aereo. Si apprende che  la commissione d’inchiesta sull’incidente aereo sarà guidata dal premier Askar Mamin.

Nel frattempo il Ministero dell’industria locale ha sospeso i voli della Bek Air.

Corte dei conti: “Manovra con orientamento tendenzialmente espansivo”

La Corte dei conti parla di futuro economico in espansione e afferma: “La condizione dei conti del nostro Paese, pur in un contesto di tassi di interesse assai più favorevole di quello prefigurato nel Def dello scorso aprile, “appare fragile ed esposta a rischi, nel breve come nel medio termine”. La nuova manovra approvata dal Parlamento per l’intero triennio 2020-2022, punta ad un orientamento tendenzialmente espansivo“.

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E ancora: “Nonostante il miglioramento del quadro tendenziale, infatti, soprattutto per la minore spesa per interessi (l’indebitamento scenderebbe all’1,4 per cento del Pil nel 2020 rispetto al 2 per cento del Def e l’avanzo primario crescerebbe di 3 decimi di punto nel 2020 sempre rispetto al Def) continua a risultare determinante l’aumento delle imposte indirette legato alle ‘clausole di salvaguardia’.     Per la Corte dei conti  il disavanzo si pone di poco al di sotto del 3 per cento e le scelte operate con la legge di bilancio per il 2019 assottigliano ancora i margini di manovra per nuovi interventi”

Anche l’esercizio 2020 si preannuncia dunque impegnativo per il governo dei conti pubblici. “La situazione economica – si spiega – è caratterizzata dalle crescenti incertezze che pesano sul quadro macroeconomico internazionale, anche per l’acuirsi delle pressioni protezionistiche, che si traducono in un deciso rallentamento delle principali economie europee”.

A riflesso di una negativa dinamica del commercio internazionale (con il volume degli scambi che nella prima metà dell’anno si è contratto dell’1,4 per cento in termini tendenziali) e di un sensibile rallentamento delle attività nell’Area dell’euro, la crescita è rimasta debole. Le prospettive dell’economia italiana, già largamente al di sotto della media europea, ne risentono ulteriormente. Le difficoltà interessano ampi comparti della domanda aggregata e in particolare le componenti interne. I consumi delle famiglie sono in decelerazione, nonostante l’ancora buona intonazione del mercato del lavoro e il benefico effetto che la bassa inflazione esercita sul reddito disponibile reale”.

Gli investimenti, pur mostrando una maggiore vivacità, non sembrano nel complesso in condizione di dare un impulso adeguato all’esigenza sempre più vitale di aumentare lo stock di capitale della nostra economia. Le insufficienti aspettative di domanda inducono le imprese a ridimensionare i piani di produzione e decumulare le scorte di magazzino. Il rallentamento – sottolinea la Corte dei Conti – deriva, innanzitutto, dalle difficoltà dell’industria manifatturiera su cui più pesano le incertezze che ancora permangono sul disegno da perseguire nel medio termine per adeguati investimenti in ricerca e innovazione, istruzione e formazione di capitale umano, infrastrutture e salvaguardia del territorio, energie rinnovabili e green economy”.

Mitiga l’insoddisfacente dinamica della domanda interna – spiegano ancora i magistrati contabili – l’andamento della bilancia commerciale, con le esportazioni nette che, stando agli ultimi dati disponibili, continuano a fornire un contributo positivo, ma sono fortemente esposte agli effetti delle guerre commerciali in corso e ai fattori di rischio geopolitico”…

 

 

Cartabia Presidente della Consulta

Consulta, Cartabia eletta presidente

Il giudice Marta Cartabia(nella foto sopra ) è il nuovo presidente della Corte Costituzionale, eletta dai giudici riuniti al palazzo della all’unanimità, con 14 voti a favore e la sua scheda bianca.

Cartabia, milanese di San Giorgio su Legnano, 56 anni, prima donna a salire sullo scranno più alto a palazzo della Consulta, era stata nominata giudice della Corte Costituzionale dal Quirinale e aveva giurato davanti al Presidente della Repubblica a settembre del 2011: il suo mandato da presidente della Consulta – di cui dal novembre 2014 era vicepresidente – scadrà dunque a settembre del prossimo anno, essendo di nove anni la durata della carica di giudice costituzionale.

 

Siamo in un ” Paese senza speranza” nella lotta alla corruzione-

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il Comunicato-email /articolo/ di Marco Grieco di “Interris”

Maglia nera alla Sicilia con il 18,4 della statistica

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Corruzione” è una parola che si trova nel dizionario di tutte lingue del mondo incisa così profondamente che, dal 2003, l’Assemblea Generale dell’Onu ha adottato la Convenzione delle Nazioni Unite per arrestare quello che è a tutti gli effetti un fenomeno dilagante a livello globale. Ma la Giornata internazionale contro la corruzione, che si celebra oggi, ha lo scopo di ricordare non solo uno dei maggiori ostacoli al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile. Perché classificare la corruzione come  “malattia sociale endemica” non basta. Se n’era accorto anche lo storico latino Tacito, che negli Annali scriveva: “Moltissime sono le leggi quando lo Stato è corrotto” a sottolineare che, quando si tratta del bene comune, la percezione della legalità diventa fumosa se si mettono in prima linea i propri interessi. In quasi duemila anni, gli strumenti per individuare la corruzione sono aumentati, ma resta difficile cambiare la percezione culturale di essa.

                     MAGLIA NERA ALLA SICILIA CON IL PRIMO POSTO E 18,4 DEI CASI RILEVATI

Il caso italiano parla da solo. L’autorità nazionale anticorruzione evidenzia, infatti, un problema non facile da superare. Nell’ottobre scorso, l’allora presidente uscente, Raffaele Cantone, illustrava in un dossier i dati presentati in tre anni di mandato: tra il 2016 e il 2019 è stato scoperto un caso di corruzione a settimana, per un fenomeno distribuito in maniera pressocché omogenea in tutta la Penisola. La cartina della corruzione in Italia tracciata dal documento situa al primo posto la Sicilia, con il 18,4% dei casi rilevati, seguita da Lazio e Campania (rispettivamente 14,5% 13,2%). Qualche tempo prima che Cantone andasse a capo dell’Anac, era stata depositata una proposta di legge che ha poi seguito l’iter verso  la legge 179 del 2017.

Andrea Franzoso era un giovane funzionario in Ferrovie Nord. Un passato nell’Arma dei Carabinieri, ha da sempre un senso del dovere che supera la dimensione del tornaconto personale. Nel 2015 ha deciso di fare la cosa giusta, che in uno Stato di diritto dovrebbe essere la norma, non l’eccezione. Eppure, la sua storia ha scoperchiato una realtà a cui tutti noi siamo fin troppo assuefatti da dubitare del contrario. Andrea è quello che in inglese è chiamato “whistleblower“, colui che soffia nel fischietto, letteralmente. “È interessante – rileva lui stesso – che in Italia non vi sia un termine semanticamente equivalente”. Nella nostra lingua, i termini che più si avvicinano alla parola inglese hanno un connotato negativo: “corvo, talpa, spia, gola profonda” e questo spiega bene la differenza abissale fra il coraggio di essere onesti e la percezione comune della legalità. “Nella percezione collettiva […] l’Italia è un Paese senza speranza, nel quale lo stigma sociale è subito dalle persone che scelgono di denunciare la legalità” ha detto l’ex presidente del Senato, Pietro Grasso, alla presentazione del primo libro di Franzoso, Il disobbediente, un resoconto disarmante della sua storia. In più di un’occasione, lo stesso Cantone ha dichiarato che l’approvazione della legge 179 è avvenuta anche grazie alla sua storia. Andrea è uno che il tempo ha messo alle strette, ma che ha saputo vedere oltre il “bisogno”, concentrandosi, al contrario, sui “desideri” della sua vita. Oggi è ai ragazzi che si rivolge, portando il suo ultimo libro #disobbediente! (edito da DeAgostini) nelle scuole, con l’auspicio che un Paese all’insegna della legalità sia ancora possibile, nonostante la percezione degli adulti freni ogni buona intenzione.

Andrea, com’è nato quest’ultimo libro?
“Durante le presentazioni del mio primo libro, molti genitori mi chiedevano di dedicarlo ai loro figli. Su Facebook ho ricevutomessaggi da parte di tante mamme e papà che mi parlavano dei loro figli. La cosa che mi ha colpito è che in tutti questi messaggi ci sono sempre tre parole che ricorrono: figli, speranza, futuro, che sono intimamente connesse. Anche gli insegnanti mi hanno chiesto un testo per i percorsi di cittadinanza e costituzione. Oggi vado spesso nelle scuole, dalla primaria alle superiori, e spiego che un mondo diverso è possibile”.

Quando ha inIzio la sua storia?
“Lavoravo in Ferrovie Nord a Milano e un giorno ho scoperto che il capo della mia azienda rubava, sottraeva risorse e beni aziendali per sé e per i figli: ad esempio, con la carta di credito aziendale comperava di tutto, dai cosmetici alla toelettatura del cane. Aveva anche dato la macchina aziendale a suo figlio, con tanto di tessera viacard e carta carburante. Ovviamente, con la macchina la cui targa riconduceva all’azienda, non gli importava di autovelox e ztl e così in 4 anni ha accumulato multe per oltre 181.000 euro di contravvenzioni al Codice della Strada. Il paradosso è che il mio ex presidente guadagnava circa 300mila euro all’anno di compenso”.

Gli altri lo sapevano?
“Certamente, perché la richiesta di rimborso andava al direttore amministrativo, che firmava e autorizzava la spesa, e passava dai contabili e dall’amministrazione. Se mi si chiede perché non hanno fatto nulla, posso rispondere che la maggior parte delle persone non vuole crearsi inimicizie, o lo fa per conformismo. E poi esercita il peso maggiore lo spirito gregario: in generale, cioè, le persone tendono a stare con il più forte. E poi stare col più forte significa mangiare, fa parte del nostro istinto. Uno ha paura di fare una cosa giusta perché teme di essere escluso dal branco. Parliamo di branco, perché questo presuppone un rapporto verticale, non di gruppo, dove invece c’è un rapporto tra pari. C’è una tendenza naturale a stare all’ombra di un capo, quando questo è vincente”.

Cosa è stato difficile in tutta questa vicenda?
“Beh, è successo che le stesse persone che mi avevano acclamato mi hanno poi voltato le spalle per poi diventare indifferenti. I veri antagonisti non sono i corrotti, che si sono già condannati da soli. Sono gli indifferenti. I veri antagonisti sono la nostra paura e gli indifferenti, gli ignavi, quelli che vedono e fanno finta di niente, interessati solo al loro piccolo tornaconto personale. Personalmente, ho una fortuna grandissima: che non serbo rancore. Ho agito con la denuncia. Nel libro ho raccontato del voltafaccia della responsabile della selezione del personale e di molti altri, per esempio. Mi rendo conto che alcune persone sono – come dice Manzoni ne I Promessi Sposi – dei  ‘vasi di coccio’ . Questa è una loro debolezza, ed è questo che fa male. L’indignazione più grande non la provo per i cosiddetti “cattivi” – che poi diventano i capri espiatori delle tante piccole cattiverie nostre -, ma per il comportamento degli altri, per la tendenza a soffocare la propria coscienza. Mi fa male l’indifferenza. Sono stato un anno disoccupato e ho dovuto reinventarmi”.

Cos’ha fatto quando ha scoperto tutto?
“Per prima cosa l’ho detto a chi all’interno dell’azienda avrebbe potuto denunciare e vigilare sulla corretta amministrazione della società, ovvero al presidente del collegio sindacale che, per legge, in caso di illeciti ha l’obbligo di denunciare. La sua risposta è stata: ‘Usa questa informazione a tuo vantaggio’, che è il potere del ricatto, di chi, al posto mio, avrebbe dovuto approfittare di questa situazione. Sono, poi, andato dai Carabinieri e ho fatto un esposto firmandolo con nome e cognome”.

Perché non ha usato l’anonimato?
“Ho scelto di farlo senza l’anonimato perché ho capito che c’era in gioco una cosa importante, cioè chi sono e chi voglio essere. Io non posso recitare una parte che non è mia. Mi sono detto: ‘Devo avere rispetto per me stesso, non mi devo vergognare, perché la verità è aletheia, assenza di nascondimento’. Poi è partita l’indagine e tre mesi dopo, alla notifica della misura interdittiva, il presidente è stato costretto a dimettersi. Sono andato a lavoro quello stesso giorno del 19 maggio 2015. All’epoca ai miei non ho detto niente perché c’era un’indagine. Ma quando, la sera del 18 maggio, ho detto a mio padre che avevo denunciato il dirigente, lui l’ha presa male”.

Cosa le ha detto suo padre?
“Ha parlato la sua paura. Mi ha detto: ‘Alla tua età non hai ancora capito come va il mondo, prendi su le tue cose vai via. Uno come te qua si rovina e basta. L’Italia è il Paese dei furbi, qua le cose non cambiano’. Parole che mi hanno toccato, perché mio padre si sentiva in colpa per avermi educato con certi valori che, ai suoi occhi, avevano cresciuto un figlio fragile, debole, indifeso”.

Ha passato momenti difficili…
“Beh certamente, se a 39 anni ti ritrovi senza lavoro e per oltre un anno non fai colloqui. Però penso che sia stato giusto agire così, e nella denuncia ho riaffermato la mia identità, ciò che sono, ciò in cui credo. In passato, ero stato ufficiale di Carabinieri, ho fatto un percorso di quattro anni con i gesuiti. “Io sono le mie scelte”, diceva Sartre: non potevo rinnegare la mia vita, i miei 38 anni precedenti”. Qui c’è il dovere della testimonianza e sono consapevole che testimoniare significa anche patire delle conseguenze, accettare il martirio”.

Quando è iniziato il suo martirio?
“Quando sono stato messo all’angolo, perché formalmente avevo mantenuto lo stesso incarico, ma sono stato trasferito in ufficio dove passavo la giornata senza aver nulla da fare. Ho portato avanti una battaglia legale, ma ho perso perché all’epoca non c’era una legge che tutelasse chi denunciava gli illeciti. Ho chiesto il reintegro, ma dall’azienda hanno risposto che mi avevano trasferito senza demansionarmi. Quando è successo tutto, non ho rilasciato nessuna intervista sebbene mi avessero chiamato in tanti. Non volevo diventare un personaggio, volevo sparire ed essere dimenticato. La mia prima intervista l’ho rilasciata un anno dopo al programma Rai Report, perché la giornalista Milena Gabbanelli mi ha convinto dicendomi: ‘La tua storia fa respirare il cuore'”

Una piccola luce in un momento di buio…
“Più che buio, è stato un momento di non-senso, quando io mi sono detto: ‘Ho fatto una cosa buona, eppure sono senza lavoro’. Ho sentito la morte civile perché, dopo che hai mandato decine di curriculum e non ti chiama nessuno, perdi la speranza e l’autostima. Il conto corrente era sempre più magro, mentre l’ex presidente del collegio sindacale di Ferrovie Nord veniva nominato consigliere d’amministrazione di una banca: trovavo strano che una persona che era stata sanzionata dal Consob per la sua condotta potesse essere nominata nel cda di una banca, mentre io, che avevo difeso il patrimonio aziendale di Ferrovie Nord, ero senza lavoro. Mi sono detto: questo è il mondo alla rovescia, devo andare via, forse ha ragione mio padre”.

Cosa ti ha fatto desistere?
“Ripetermi che, dovunque io vada, porto sempre me stesso. Al di là degli indifferenti, in Italia c’è tanta gente seria e buona. Prima di mollare, ho cercato di trovare uno spazio nel mio Paese, perché andare via significava gettare la spugna e tradire quelli che continuavano a darmi fiducia. Il nemico vero di questo Paese è la rassegnazione. Corrado Alvaro diceva: ‘La disperazione più grande che possa impadronirsi di un popolo è pensare che vivere rettamente sia inutile’. La rassegnazione è peggio della corruzione perché toglie le forze migliori. E poi il 18 ottobre fu approvata la legge sul whistleblowing al Senato, il 15 novembre alla Camera dei deputati. Fu firmata dal presidente della Repubblica il 30 novembe ed è entrata in vigore il 29 dicembre, il giorno di San Thomas Becket, martire della giustizia”

Oggi come ti vedi?
“Come il protagonista del bellissimo libro di Jean Giono L’uomo che piantava alberi. Per questo vado nelle scuole. Falcone diceva: ‘La mafia e la corruzione non si combattono nelle aule di giustizia, ma fra i banchi di scuola”. Bisogna cambiare la cultura, perché anche a scuola c’è omertà, i ragazzi fanno fatica a segnalare episodi di bullismo”.

Cosa pensi della recente direttiva europea sul whistleblowing?
“La direttiva sul whistleblowing è stata firmata nell’ottobre 2019. Il Parlamento europeo l’ha approvata il 16 aprile scorso. Ora l’Italia ha due anni di tempo per adeguarsi perché la Legge 179 è un primo passo, è buona per quanto riguarda la tutela dei pubblici dipendenti ma per quanto riguarda i dipendenti privati è poca cosa.
Sulla nuova legge penso che bisogni tutelare i dipendenti privati, che una persona possa scegliere i canali esterni e credo che le nuova legge debba prevedere un fondo di ristoro, perché ci sono spese legali da sostenere. Il fondo servirebbe per pagare le spese. Si potrebbe pensare anche di inserire il whistleblower nelle categorie protette, per agevolarlo nella ricerca di un nuovo lavoro. Perché l’aver denunciato, in un Paese come il nostro, spesso equivale a una disabilità“.

I dati Anac presentati a ottobre scorso non sono confortanti…
“È vero, ma mi piace vedere il bicchiere mezzo pieno: il numero delle persone che denunciano fatti illeciti è in costante aumento. C’è un cambio di passo, sta cambiando il paradigma culturale e ci vorrà del tempo, però la situazione sta migliorando. Negli Stati Uniti, invece, c’è una legge per cui i whistleblower ottengono un premio in denaro fino al 30% delle somme recuperate. Soltanto nel 2018, negli Usa, 217 persone hanno permesso al fisco americano di recuperare 1 miliardo 410 milioni di dollari ed hanno ricevuto premi per una somma complessiva di 312 milioni di dollari. Questo fa capire che Oltreoceano c’è un modo di ragionare diverso. Tuttavia io non sono d’accordo sull’introduzione di premi in denaro, in Italia.”

Qual è la ricompensa migliore?
“Per me la vera ricompensa è quella che mi dà la mia coscienza. Non mi lascio strumentalizzare e non voglio trarre alcun vantaggio da ciò che ho fatto. Perciò ho detto no a chi mi ha proposto una candidatura alle elezioni. La credibilità è un valore da custodire”.

 

 

Terrorismo islamico Londra: “Lupo solitario” uccide due persone,freddato dalla Polizia

Attentato a Londra, gli agenti neutralizzano l'aggressore (Ansa)
L’attacco del Killer “Lupo solitario” poi freddato dalla Polizia

Fine storia per il terrorista di nome  Usman Khan, di  28 anni e con precedenti per reati di terrorismo.     . Le sue  vittime pugnalate sul London Bridge, a Londra,prima di essere ucciso dalla polizia, sono un uomo e una donna..           Sulla scenda del dramma anche  diversi feriti, due dei quali sono ricoverati in ospedale.

L’individuo era noto alle autorità, era stato condannato nel 2012 per crimini collegati al terrorismo e rilasciato in libertà vigilata nel dicembre del 2018″, ha affermato il vertice del nucleo antiterrorismo britannico  di polizia specificando che “ora chiaramente le indagini dovranno stabilire come abbia potuto portare a termine questo attacco”.

L’episodio ha ancora una volta le sembianze di un lupo solitario, ma noto per i suoi legami con gruppi jihadisti, entrato in azione con un coltellaccio in mano e indosso un finto giubbotto esplosivo a seminare paura e morte tra la folla di London Bridge, prima di essere bloccato da coraggiosi passanti e poi  freddato dalla polizia.

Un “grave atto di terrorismo” compiuto da un ex galeotto legato al terrorismo islamico-radicale,

Dalle indagini emerge pure  che il terrorista-killer  stava partecipando a un convegno dentro la Fishmonger’s Hall, un edificio storico a poca distanza dal London Bridge.

 

 

In Sicilia primato denunce di stalking, 35 ogni 100 mila abitanti

 

#TUNONSEISOLA, IL FILO CHE UNISCE LA RETE
LUNEDÌ VIA ALLA SETTIMANA SICILIANA CONTRO IL FEMMINICIDIO

 

 

Il 25 novembre alle ore 9.00, binario 1 Stazione Centrale di Catania, partenza del treno contro la violenza sulle donne; ore 12.38 arri

 

 

Il 25 novembre alle ore 9.00, binario 1 Stazione Centrale di Catania, partenza del treno contro la violenza sulle donne; ore 12.38 arri

vo a Palermo per piantumare l’albero del ricordo

Ogni tre giorni in Italia muore una donna per mano di un uomo violento. Nel 2019, in Sicilia, sono state uccise sette donne dai loro compagni, fidanzati, mariti. E secondo l’ultimo Rapporto Eures 2019, l’Isola ha il primato per denunce di stalking (35 ogni 100mila abitanti), con 10 punti percentuali in più rispetto alla media nazionale del 24,6: dati che rivelano la dimensione di un problema che spesso degenera in violenza di genere. Con l’hashtag #tunonseisola e con un filo rosso, ’assessorato alla famiglia e alle Politiche Sociali della Regione Siciliana con l’Ufficio della Consigliera di Parità, hanno deciso di lanciare un messaggio forte per affrontare la battaglia contro un fenomeno ormai diventato strutturale: il femminicidio. Una settimana di eventi, ideati per ricordare Anna Maria, Alessandra, Nicoletta, Loredana, Alice, Elvira e Rosalia, per sensibilizzare l’opinione pubblica e promuovere un nuovo strumento digitale a sostegno delle vittime.

Primo appuntamento lunedì 25 novembre alle ore 9.00 presso il binario 1 della Stazione Centrale di Catania: in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne e alla presenza del presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, partirà il treno speciale #tunonseisola diretto verso Palermo, grazie al patrocinio di Rete ferroviaria italiana e Trenitalia. Saliranno a bordo amministratori di enti locali, donne attive della società civile, imprenditori, artisti, docenti e studenti per un viaggio che percorre le tappe obbligatorie per contrastare il femminicidio: il coraggio, la denuncia, la sensibilizzazione dell’opinione pubblica, la costruzione di una rete che metta insieme sinergicamente istituzioni, associazioni e cittadini. All’arrivo presso la Stazione centrale di Palermo (ore 12.38) si terrà una cerimonia solenne in memoria delle vittime siciliane, con un momento di preghiera e la piantumazione dell’Albero del Ricordo.

«Per portare a conoscenza della vittima, una donna in pericolo, le informazioni utili per trovare immediato sostegno – spiega l’assessore regionale Antonio Scavone – abbiamo realizzato un QR Code che rimanda a una pagina web dove sono presenti tutti i CAV (Centro Antiviolenza) siciliani. La Settimana #tunonseisola, che presenteremo lunedì mattina – prima alla Stazione di Catania e poi all’arrivo a Palermo – è accompagnata da una serie di misure e iniziative legislative che abbiamo messo a punto in questi mesi. Dal 2000 a oggi le donne uccise in Italia sono 3.230, di cui 2.355 in ambito familiare e 1.564 per mano del proprio coniuge o ex partner: dobbiamo agire per arrestare quest’onda che sta travolgendo la società».

«Abbiamo voluto creare una campagna di sensibilizzazione partendo proprio da un messaggio positivo di fiducia e ottimismo – sottolinea la Consigliera di Parità della Regione Siciliana Margherita Ferro – c’è sempre qualcuno che ti può aiutare, che tende la mano, e in questo caso sono le istituzioni che si avvicinano per creare un contesto di fiducia e offrire tutti gli strumenti per consentire a chi subisce violenza di liberarsi dalla morsa psicologica e fisica del suo aggressore. Il “filrouge” è il leitmotiv che abbiamo scelto per accompagnare il progetto: il filo – nella sua accezione più negativa – può intrappolare come una ragnatela; il filo può essere utilizzato per legare, stringere, annodare, bloccare, trattenere, dividere. Ma il “filo” del nostro progetto unisce, racconta la “RETE” creata per sostenere le donne; è il filo che ci lega alla vita; il filo della matassa che conduce a una risoluzione del problema; è il nodo che si scioglie e si libera; il filo che orienta e che diventa guida per ritrovare la strada perduta».

 

Maltempo ancora a Venezia, tregua nel SUD

Risultati immagini per immagini di venezia con l'acqua alta

 

Tempo tranquillo oggi in Sicilia e nel Sud .  Grandi quantità d’acqua sotto forma di nubifragi. si riverseranno invece nel  Lazio e nelle aree costiere.

Domani,-avverte il Meteo -” sin dalle primissime ore, ci aspettiamo rovesci temporaleschi molto intensi su Lombardia, Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia con neve sull’arco alpino oltre i 1000/1200 metri di quota”

Successivamente il maltempo si estenderà ai settori tirrenici del Centro Sud, con possibili forti rovesci a Roma e Napoli, nonché sulla Sicilia. Purtroppo le previsioni indicano ancora la possibilità di acqua alta a Venezia anche a causa dei forti venti di Scirocco.

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Tra la giornata di mercoledì 20 e la prima parte di giovedì 21 ci sarà invece una pausa  con il ritorno di generose a provvidenziali schiarite su buona parte del Paese ad esclusione di basso Lazio, Campania e Calabria dove saranno ancora possibili piovaschi sparsi in un contesto di forte variabilità. Ma questa pausa dalle ormai continue avverse condizioni meteorologiche sembra risulterà solo una tregua per il possibile ritorno delle piogge su vaste aeree del Paese.