Napoli: arrestate 12 persone, specializzate in rapine di orologi di lusso, gravate da un mandato d’arresto europeo

 

Napoli,

Erano specializzati in rapine di orologi di pregio nei luoghi turistici delle principali città spagnole le 12 persone arrestate durante l’operazione condotta dal Servizio centrale operativo (Sco) e dai poliziotti della Squadra mobile di Napoli, con la partecipazione in Italia dell’unità specializzata della Polizia spagnola e il coordinamento di Europol.

Le indagini hanno dimostrato come agivano i rapinatori, composti in gruppi di 3/5 persone con compiti e ruoli ben definiti. Uno di loro individuava le vittime con al polso un orologio di particolare pregio, mentre gli altri si mantenevano a distanza per non dare nell’occhio; infine, dopo averle seguite, al momento propizio, le aggredivano con violenza e le rapinavano.

Le vittime venivano individuate nei ristoranti di lusso e beach club o alberghi prestigiosi delle località turistiche delle principali città spagnole, tra cui Marbella, Barcellona, Malaga Ibiza e Palma de Mallorca.

Sono stati complessivamente 33 gli arresti eseguiti tra Spagna e Italia per fenomeno in aumento a livello europeo a causa degli alti introiti generati dalle rapine di orologi rari e di lusso.

Nel corso delle indagini un costante contatto è stato assicurato anche grazie all’Unità dello Sco distaccata a Madrid e all’Ufficiale di collegamento spagnolo in italia. La cooperazione internazionale di polizia ha permesso così di perseguire i responsabili di reati consumati all’estero.

VIDEO –

Assenteismo nella Sanità-I servizi di pedinamento documentano la condotta illecita di un dirigente medico che, si allontana arbitrariamente per recarsi prima dal barbiere e subito dopo a casa.

 

L’assenteismo sistematico del personale ha provocato il blocco della gestione delle liste d’attesa, allungando i tempi della sanità pubblica e arrecando un grave pregiudizio ai cittadini, in particolare ai pazienti appartenenti alle fasce sociali più deboli.

 

 

Napoli – Caserta
I Carabinieri del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità (NAS) di Caserta hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare interdittiva emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, su proposta della locale Procura della Repubblica. Il provvedimento ha disposto la sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio o servizio per la durata di dodici mesi nei confronti di sei operatori sanitari, tra dirigenti medici e infermieri, in forza presso l’azienda sanitaria locale. La misura applicata impedisce ai destinatari di svolgere l’attività lavorativa sia presso l’amministrazione di appartenenza, sia in qualunque altra struttura pubblica o convenzionata con il Servizio Sanitario Nazionale.
I reati contestati a vario titolo, commessi in forma continuata, riguardano le false attestazioni o certificazioni e la truffa aggravata ai danni di un ente pubblico.
L’azione investigativa dell’Arma ha preso il via da una serie di servizi di osservazione e pedinamento eseguiti d’iniziativa dai militari del Reparto specializzato. Questi primi accertamenti hanno documentato come alcuni dipendenti fossero soliti allontanarsi sistematicamente dal posto di lavoro durante l’orario d’ufficio per sbrigare faccende di natura strettamente privata, pur risultando formalmente in servizio.
A fronte di tali evidenze, l’Autorità Giudiziaria ha disposto l’installazione di telecamere nascoste nei pressi dei varchi di accesso e delle postazioni marcatempo della struttura sanitaria.
I successivi riscontri video, uniti al costante monitoraggio sul territorio da parte dei Carabinieri, hanno consentito di ricostruire nel dettaglio un articolato e collaudato sistema di condotte illecite.
Il meccanismo fraudolento si basava sulla falsa attestazione della presenza tramite la timbratura del badge, a cui seguiva l’immediato abbandono della struttura. Le indagini hanno portato alla luce dinamiche particolarmente gravi, come il reciproco scambio di favori tra il personale infermieristico per eludere i controlli interni.
I militari hanno accertato che due degli indagati si alternavano regolarmente nella timbratura dei rispettivi cartellini, simulando una presenza in servizio mai prestata. In un’occasione, uno dei due infermieri si è recato in reparto al solo scopo di registrare la presenza del collega, nonostante si trovasse formalmente a riposo per malattia. Lo stesso operatore è stato poi localizzato e pedinato dai Carabinieri mentre si trovava all’interno di un negozio di telefonia di un centro commerciale della zona per acquisti personali durante l’orario di lavoro.
I comportamenti irregolari non hanno risparmiato i ruoli dirigenziali. I servizi di pedinamento hanno infatti documentato la condotta di un dirigente medico che, dopo aver registrato l’ingresso per una sessione di aggiornamento professionale, si è allontanato arbitrariamente per recarsi prima dal barbiere e subito dopo presso la propria abitazione.
Le condotte illecite hanno permesso agli indagati di percepire la retribuzione per intero a fronte di prestazioni mai effettuate, causando un danno erariale quantificato provvisoriamente in circa 15.000 euro. L’aspetto più critico evidenziato dall’indagine dei Carabinieri del NAS resta tuttavia il pesante impatto sociale: l’assenteismo sistematico del personale ha provocato il blocco della gestione delle liste d’attesa, allungando i tempi della sanità pubblica e arrecando un grave pregiudizio ai cittadini, in particolare ai pazienti appartenenti alle fasce sociali più deboli.

Napoli, Traffico di Stupefacenti: 26 persone arrestate con l’aggravante del metodo mafioso

Adolescenti e droghe: famiglia, cure precoci e psicoterapia di gruppo le armi per uscirne
 Napoli – Sant’Antimo (NA), Sant’Arpino (NA),1

Nell’ambito di attività di indagine diretta dalla Procura della Repubblica, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna hanno eseguito una ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 26 persone (di cui 18 sottoposte alla misura della custodia in carcere, 8 a quella degli arresti domiciliari con applicazione del braccialetto elettronico) gravemente indiziate, a vario titolo, dei reati di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, detenzione e cessione di droga, aggravati dal metodo mafioso o dalle finalità mafiose.

In particolare, dalle indagini sarebbe emersa l’operatività di due gruppi criminali egemoni nella gestione del traffico di sostanze stupefacenti (cocaina, marijuana e hashish) nei territori di S. Antimo, S. Arpino e comuni limitrofi.

Tali gruppi avrebbero agevolato le principali consorterie criminali di tipo mafioso operanti nelle suddette zone (clan Verde e clan Ranucci), rifornendo numerose piazze di spaccio, con ingenti proventi ricavati dalle illecite attività.

Il provvedimento eseguito è una misura cautelare disposta in sede di indagini preliminari, avverso cui sono ammessi mezzi di impugnazione e i destinatari della stessa sono persone sottoposte alle indagini e, quindi, presunte innocenti fino a sentenza definitiva.

Arresto a Napoli di due persone individuate dai Carabinieri per il tentato omicidio di Vincenzo Lo Russo, nipote del reggente del Clan

 

Old fashioned detective in hat on dark background, black and white effect

 

Napoli

Il 28 aprile scorso, nel quartiere Miano di Napoli, i Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Napoli Vomero hanno dato esecuzione ad un fermo di indiziato di delitto emesso dalla Procura della Repubblica presso del Tribunale di Napoli – D.D.A. nei confronti di 2 soggetti indagati per concorso in tentato omicidio e illegale detenzione e porto in luogo pubblico di arma comune da sparo, aggravati dal metodo mafioso

. In particolare predetti sono individuati quali autori del tentato omicidio di Vincenzo LO RUSSO (nipote dei reggenti del clan “Lo Russo – Capitoni” operante nell’Area Nord della città di Napoli) avvenuto lo scorso 17 aprile nel rione “Siberia” del quartiere Marianella del capoluogo partenopeo.

Le indagini, coordinate Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Napoli e condotte dal Nucleo Operativo della Compagnia Carabinieri Napoli Vomero, attraverso attività tecniche e la visione di immagini di videosorveglianza, hanno consentito di ricostruire l’agguato e le fasi ad esso antecedenti, permettendo di acquisire gravi indizi di colpevolezza nei confronti degli odierni indagati quali autori materiali del tentato omicidio ed individuando, come movente, un vecchio litigio in carcere tra detenuti.

Nel corso delle attività, nonostante la reticenza della vittima, è emerso che la stessa, dopo essere stata salutata con un bacio da uno dei suoi carnefici, è stata poi colpita con il calcio di una pistola e con un casco, aggredita con schiaffi e calci ed infine attinta da più colpi di pistola.

Al provvedimento di fermo è seguita l’emissione di un’ordinanza applicativa di misura cautelare nei confronti dei due soggetti fermati e di un terzo appartenente al sodalizio, al momento resosi irreperibile.

I destinatari del provvedimento sono persone sottoposte alle indagini e quindi presunte innocenti fino a sentenza definitiva.

 

Napoli,Emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti per oltre 166 milioni di euro

 

Un elemento chiave della frode era il sistematico omesso versamento dell’IVA da parte delle cooperative sin dalla loro costituzione

 

 

 

Napoli,

Nell’ambito di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Napoli Nord e delegate al Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di finanza di Napoli, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli Nord ha disposto un sequestro preventivo di beni per un valore complessivo superiore a 30 milioni di euro, nell’ambito di un procedimento penale che vede, allo stato, indagate 29 persone fisiche e giuridiche per i reati di emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti.

Le attività investigative, condotte con la collaborazione del Settore Contrasto Illeciti dell’Agenzia delle Entrate e riferite agli anni d’imposta dal 2019 al 2025, hanno fatto emergere un’articolata frode fiscale nel settore della grande distribuzione organizzata fondata sull’emissione di fatture per un ammontare complessivo superiore a 166 milioni di euro.

Al centro del meccanismo vi era un sistema di somministrazione illecita di manodopera strutturato su più livelli.

La società committente, beneficiaria della frode, si avvaleva formalmente di due consorzi per i servizi di logistica e movimentazione merci svolti presso il proprio centro distributivo sito nell’area industriale di Aversa Nord.

Tali consorzi, tuttavia, erano privi di un’adeguata struttura organizzativa e di personale sufficiente, operando quasi esclusivamente per la committente sin dalla loro costituzione.

Si servivano, quindi, di 18 società cooperative, appositamente create e utilizzate come “serbatoi” di manodopera.

Queste cooperative assumevano formalmente i lavoratori, che però svolgevano la propria attività direttamente presso gli stabilimenti della committente, sotto la sua direzione e il suo controllo. In tal modo, quello che formalmente appariva come un appalto di servizi si configurava, in realtà, come una somministrazione illecita di manodopera.

Il sistema permetteva alla committente di utilizzare centinaia di lavoratori senza assumerli direttamente, evitando i costi e i vincoli del lavoro subordinato e beneficiando di una notevole flessibilità organizzativa nonchè di un rilevante e illecito risparmio d’IVA.

Particolarmente significativa è risultata anche la gestione operativa della forza lavoro, organizzata direttamente dalla committente mediante sistemi informatici avanzati, in grado di impartire istruzioni ai lavoratori e monitorarne in tempo reale le attività, confermando l’effettivo esercizio dei poteri tipici del datore di lavoro.

Un elemento chiave della frode era il sistematico omesso versamento dell’IVA da parte delle cooperative sin dalla loro costituzione. Le somme incassate venivano destinate quasi esclusivamente al pagamento degli stipendi e degli altri costi del personale: in tal modo, l‘I.V.A. veniva impiegata per finanziare il costo del lavoro, con un rilevante risparmio per la società committente e un danno significativo per l’Erario.

Le indagini hanno evidenziato come le cooperative fossero prive di reale autonomia imprenditoriale: in molti casi inesistenti presso le sedi dichiarate, prive di utenze e di beni, sono risultate gestite da soggetti prestanome e assistite dagli stessi professionisti per gli adempimenti fiscali, societari e del lavoro. I lavoratori venivano inoltre trasferiti “in blocco” da una cooperativa all’altra, secondo un meccanismo che garantiva continuità operativa nonostante l’accumulo di debiti fiscali e la successiva sostituzione delle società.

La società committente detraeva I’I.V.A. indicata nelle fatture emesse dai consorzi, conseguendo un indebito vantaggio fiscale. Tali fatture erano inesistenti sia sotto il profilo soggettivo, poiché emesse da soggetti diversi dai reali fornitori della manodopera, sia sotto il profilo giuridico, in quanto riferite a contratti di appalto simulati, utilizzati per celare una somministrazione di lavoro non consentita.

Le indagini hanno inoltre evidenziato una gestione accentrata delle società coinvolte, riconducibile a un’unica regia, con il supporto di professionisti per la gestione contabile e fiscale. Sono emersi elementi che indicano l’utilizzo di artifici contabili finalizzali a nascondere le perdite delle cooperative e a rappresentare una situazione economica non veritiera, attraverso l’iscrizione di ricavi fittizi e la sottostima dei debiti verso l’Erario.

Si evidenzia che, nel corso delle indagini, la società committente ha provveduto a regolarizzare la propria posizione per gli anni d’imposta dal 2019 al 2024, presentando dichiarazioni integrative e versando imposte per un ammontare complessivo di € 14.413.269,45, oltre interessi e sanzioni per € 6.229.864,91.

Alla luce di tale ravvedimento, il sequestro preventivo è stato eseguito nei confronti degli altri soggetti coinvolti per un importo pari a € 14.564.502,67.

A tutte le società è stata inoltre contestata la responsabilità amministrativa degli enti ai sensi del D.Lgs.23ll200l.

L’operazione – informa il Comando -conferma l’impegno della Procura della Repubblica di Napoli Nord, della Guardia di finanza e dell’Agenzia delle Entrate nel contrasto ai fenomeni di illegalità economica che, oltre a causare ingenti danni all’Erario, alterano la concorrenza e incidono negativamente sui diritti dei lavoratori.

Si precisa – informa ancora il comando della Finanza-che il procedimento penale si trova ancora nella fase delle indagini preliminari e che la responsabilità degli indagati potrà essere definitivamente accertata solo con sentenza irrevocabile di condanna.

Napoli, rapina a mano armata con 25 ostaggi, svuotate le cassette dei gioielli, le forze speciali intervengono ma in banca non trovano più nessuno

L'irruzione del Gis (Ipa)

Napoli,

La ‘banda del buco’ , come nei film ,  ieri a Napoli, intorno a mezzogiorno, ha rapinato la filiale della banca Credit Agricole di Piazzale Medaglie d’Oro al Vomero. Già da ieri pomeriggio i carabinieri del comando provinciale di Napoli sono al lavoro, insieme anche al personale dell’azienda ABC (Acqua Bene Comune), per provare a ricostruire la via di fuga dei banditi. Una rapina a mano armata, con 25 ostaggi tra clienti e personale bancario, che ha permesso alla banda di svuotare decine di cassette presenti all’interno della filiale.

Alcuni rapinatori sarebbero giunti con un’auto sul posto, mentre alcuni complici sarebbero entrati da un buco praticato nel pavimento.

L’intervento delle forze speciali alle 17 ma in banca non c’era più nessuno

L’assalto armato all’istituto bancario è avvenuto ad opera di rapinatori con il volto coperto da una calza e con tute scure che si sono barricati all’interno. Sul posto sono intervenuti i carabinieri del comando provinciale di Napoli e le forze speciali antisommossa: decine di donne e uomini hanno circondato la filiale della banca, tutti con giubbotto antiproiettile.

I vigili del fuoco, dopo circa due ore, hanno aperto un varco e sono riusciti a fare uscire gli ostaggi: 6 persone hanno fatto ricorso a cure mediche per la paura, fortunatamente hanno solo accusato sintomi del forte choc e non è stato necessario il trasferimento in ospedale da parte del personale del 118 presente sul posto.

Per oltre due ore, però, i rapinatori hanno tenuto in ostaggio clienti e personale della banca, senza alcuna intenzione di trattare con le forze dell’ordine né di arrendersi, rimanendo barricati all’interno della banca anche dopo la liberazione degli ostaggi. Poco dopo le 13.30, sul posto è giunto anche il Procuratore Nicola Gratteri, per rendersi conto della situazione , poi la bonifica e i rilievi su un’automobile con targa di carta utilizzata dai rapinatori per raggiungere piazzale Medaglie d’Oro.

Nel pomeriggio sono giunti i militari del Gruppo di Intervento Speciale (GIS) dell’Arma dei Carabinieri, arrivati in elicottero da Livorno, che hanno fatto irruzione intorno alle 17. In banca, però, non c’era più nessuno.

Camorra Napoli: droga del Clan Contini consegnata col Delivery, 13 persone arrestate  – , 

 

 

Psicodinamica della mafia: attori, psicologia, psicopatologia | Igor Vitale

 

 – Napoli,

Nel corso della mattina del 15 aprile 2026, i Carabinieri della Compagnia di Napoli Poggioreale- delegati dal Procuratore- hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare, di cui 6 in carcere e 7 agli arresti domiciliari – emessa dal G.I.P. del Tribunale di Napoli su richiesta della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia – nei confronti di 13 indagati, tutti italiani riconducibili al clan “Contini” attivo nell’area est della città di Napoli sotto l’influenza e il controllo del cartello camorristico noto come “Alleanza di Secondigliano”, ritenuti gravemente indiziati, a vario titolo, del reato di associazione di tipo mafioso finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti (artt. 73 e 74 del D.P.R. 309/1990 e 416-bis c.p.).

Il provvedimento trae origine dall’indagine, condotta tra il 2022 ed il 2023 dai Carabinieri della Compagnia Napoli Poggioreale sotto la direzione della D.D.A. di Napoli, nata a seguito di una perquisizione eseguita nei confronti di uno storico affiliato al clan “Contini”, che consentiva di acquisire numerosi manoscritti contenenti indicazioni attinenti ad attività criminali riferibili al predetto clan, con particolare riferimento al traffico di sostanze stupefacenti.

La conseguente attività investigativa, eseguita mediante attività tecniche e dinamiche, consentiva di:

–       risalire la “piramide dello spaccio”, individuando un più ampio e strutturato contesto di soggetti, dediti al traffico illecito di sostanze stupefacenti del tipo “cocaina” e “marijuana” sul territorio dell’area est della città di Napoli;

–       documentare il progredire del fenomeno, ove sono emersi ai livelli apicali personaggi attigui al clan “Contini”, i quali si sono palesati sul palcoscenico criminale con incarichi ben delineati, chi nelle vesti di “promotore” dell’associazione, chi di “procacciatore” e “corriere” di stupefacenti e chi nel ruolo di destinatario della sostanza per il successivo smercio al dettaglio, mentre le figure femminili erano devolute all’occultamento e detenzione delle sostanze;

–       individuare due piazze di spaccio autonome ma riconducibili al medesimo gruppo criminale, dedite l’una al traffico di “cocaina” e l’altra di “marijuana” nei quartieri di Napoli “San Carlo all’Arena”, “Vasto”, “Arenaccia”, “Poggioreale”, “Mercato” e “Rione Amicizia”, mediante una gestione c.d. “dinamica”, ovvero con consegna “porta a porta” della sostanza stupefacente su richiesta dell’acquirente di turno, avvalendosi di utenze dedicate e di diversi pusher per il servizio “delivery”che effettuavano le consegne rapidamente in motorino durante tutto l’arco della giornata, alternandosi in veri e propri turni di lavoro e percependo uno stipendio giornaliero.

 

Tali elementi hanno portato la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli a ritenere gli indagati gravemente indiziati, a vario titolo, del reato di associazione di tipo mafioso finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti (artt. 73 e 74 del D.P.R. 309/1990 e 416-bis c.p.).

Il provvedimento eseguito è una misura cautelare, disposta in sede di indagini preliminari, avverso cui sono ammessi mezzi di impugnazione, e i destinatari della stessa sono persone sottoposte alle indagini e quindi presunte innocenti fino a sentenza definitiva.

 

Napoli, tentativo di affermare una nuova egemonia criminale, tre arresti per detenzione ed uso abusivo di armi, con metodi mafiosi

 

 

personaggio del film noir - gangster foto e immagini stock

 

 Napoli – Caivano 

I Carabinieri del Nucleo Investigativo del Gruppo di Castello di Cisterna, delegati dal Procuratore distrettuale di  Napoli, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Napoli, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, a carico di 3 soggetti napoletani raggiunti da gravi indizi di colpevolezza in ordine ai reati di pubblica intimidazione con l’uso di armi e porto illegale di armi, aggravati dalle modalità mafiose.

L’attività in argomento ha consentito di ricostruire la dinamica relativa ad una “stesa” avvenuta il 27.9.2025 all’interno del “Parco Verde” di Caivano, allorquando 9 soggetti a bordo di 5 ciclomotori avevano sparato in aria almeno 8 colpi d’arma da fuoco, permettendo – al momento – di identificare 3 dei presunti responsabili.

In tale contesto è possibile ipotizzare che il movente dell’azione sia da ricercare nel tentativo di affermare una nuova egemonia criminale in quel territorio, da parte di soggetti legati alla C.O. napoletana, dopo i recenti fermi effettuati a carico di esponenti apicali del clan “Ciccarelli”.

In questo senso di delineerebbero dei nuovi assetti criminali che vedono l’interesse di consorterie camorristiche di Napoli – Scampia sul fiorente settore del traffico di stupefacenti nel “Parco Verde” di Caivano.

Il provvedimento eseguito è una misura cautelare disposta in sede di indagini preliminari, avverso cui sono ammessi mezzi di impugnazione, e i destinatari della stessa sono persone sottoposte alle indagini e, quindi, presunte innocenti fino a sentenza definitiva.

Latitanti: Catturato il boss Roberto Mazzarella (latitante di massima pericolosità) in un resort della Costiera Amalfitana

 

Comunicazione Italiana

 

Napoli – Vietri sul Mare (SA),
Questa notte a Vietri sul mare i Carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Napoli coordinati e diretti dalla DDA partenopea hanno rintracciato e arrestato  Roberto Mazzarella. L’uomo, capo dell’omonimo clan egemone a Napoli e provincia era inserito nell’elenco dei latitanti di massima pericolosità del Ministero dell’interno. 
Mazzarella, classe 1978, era latitante dal 28 Gennaio 2025 ed era fuggito alla cattura di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Napoli su richiesta della DDA partenopea perché indiziato di omicidio aggravato dal metodo mafioso. 

Questa notte la cattura del 48enne. Il latitante è stato individuato in una villa di pregio della costiera amalfitana e all’atto dell’arresto non ha opposto resistenza. Era in compagnia della moglie e i due figli. A partecipare alle operazioni lo Squadrone “Cacciatori di Calabria”, le Api del gruppo di Napoli nonché la motovedetta della Capitaneria di porto di Salerno che monitorava le acque circostanti. 

Nel resort di lusso i carabinieri hanno rinvenuto 3 orologi di lusso, circa 20mila euro in contanti, alcuni documenti falsi, cellulari, smartphone e manoscritti relativi ad una verosimile contabilità sui quali ci saranno accertamenti

Tragedia a Napoli, due donne ucraine investite violentemente da un’auto guidata da un uomo di 34 anni in stato di arresto

Comunicazione Italiana

 

Napoli,

Accertamento diretto del personale  dell’Unità Operativa San Lorenzo e dell’Infortunistica Stradale della Polizia Locale, due donne di nazionalità ucraina stavano attraversando Corso Garibaldi intorno alle 19.15 per dirigersi verso via San Cosmo Fuori Porta Nolana. Al  al centro della carreggiata, sono state travolte con estrema violenza da un’auto guidata da un uomo di 34 anni.

A causa del violento impatto, il conducente ha perso il controllo della vettura, terminando la propria corsa contro tre veicoli regolarmente in sosta sul lato destro della strada.

. Una delle due donne, 57enne, è deceduta sul colpo a causa della gravità dell’impatto. La seconda vittima, 52enne, è stata trasportata d’urgenza all’Ospedale del Mare, dove i medici hanno tentato invano di salvarle la vita. Il decesso è avvenuto circa due ore dopo il ricovero.

Fermato il  conducente della Mercedes sottoposto agli accertamenti urgenti per la verifica del tasso alcolemico. I test hanno fornito esito positivo. Informato il Pubblico Ministero di turno presso la Procura di Napoli, l’uomo è stato dichiarato in stato di arresto con l’applicazione della misura della detenzione domiciliare. Altri provvedimenti :  ritiro della patente e al sequestro del veicolo, risultato essere un’auto a noleggio.

Sul luogo della tragedia, il personale della Polizia Locale sta completando i rilievi tecnici, ascoltando i testimoni presenti al momento del fatto e procedendo all’acquisizione delle immagini della videosorveglianza..