Catania, scoperta una masseria con armi e settanta chili di caciotte pur con il divieto dell’Asp

 

Armi e caciotte sequestrate a Catania

 

 

Catania,

 Singolare sequestro eseguito dai carabinieri nella periferia di Catania, dove padre e figlio, di 54 e 22 anni, sono stati denunciati per aver scoperto in una masseria un fucile calibro 12, decine di cartucce e, accanto alle armi, anche settanta chili di    caciotte prodotte pur con il divieto dell’ASP..

I militari del Nucleo operativo della compagnia Fontanarossa, affiancati dai Cacciatori di Sicilia, hanno raggiunto l’azienda agricola dopo una serie di accertamenti. Durante la perquisizione hanno trovato un fucile nascosto e 72 cartucce dello stesso calibro. Secondo gli investigatori, arma e munizioni erano detenute senza autorizzazione e sono state sequestrate.

Le verifiche si sono poi spostate nei locali utilizzati per la lavorazione e la conservazione dei prodotti caseari. Qui sono spuntati settanta chili di formaggi, soprattutto caciotte, preparati malgrado un precedente provvedimento del Dipartimento di prevenzione veterinaria dell’Asp avesse vietato di proseguire la produzione.

Nell’area sono stati scoperti anche alcuni casotti con manufatti in amianto deteriorati, collocati in uno spazio accessibile e privo di adeguate protezioni. Per mettere in sicurezza la zona sono intervenuti i vigili del fuoco.

Napoli, sorpreso dalle telecamere mentre abbandona un cucciolo in strada, rintracciato e denunciato

Il responsabile dovrà ora rispondere di un duplice reato. Oltre alle sanzioni previste per l’abbandono indiscriminato di rifiuti, l’uomo dovrà affrontare le conseguenze penali dettate dall’art.727 CP che punisce l’abbandono di animali, con l’aggravante del ritiro della patente di guida per aver agito mediante l’uso del veicolo. 

Archivi -Sud Libertà
 Napoli – Giugliano in Campania (NA)
Nell’ambito delle operazioni di videosorveglianza per la prevenzione e contrasto ai crimini ambientali condotte dal Nucleo Carabinieri Forestale di Pozzuoli, le telecamere investigative immortalavano un soggetto nell’atto di abbandonare un cucciolo di cane contestualmente allo scarico illecito di rifiuti. Le telecamere, installate per arginare il fenomeno degli sversamenti illeciti che sta interessando l’area di Giugliano in Campania da mesi, hanno documentato l’episodio: le immagini acquisite mostrano un veicolo accostare in un’area periferica, già nota per essere bersaglio di sversamenti illeciti.
Il conducente, convinto di agire indisturbato, scendeva dall’auto per disfarsi di alcuni materiali che, dai successivi accertamenti, si riveleranno essere rifiuti pericolosi. Nello stesso frangente si consumava un gesto ben più sconcertante, l’uomo prelevava dal bagagliaio della vettura e scaricava a terra un cane di pochi mesi, lasciandolo spaesato sul ciglio della strada, per poi rimettersi rapidamente alla guida e darsi alla fuga.
Il Nucleo Carabinieri Forestale di Pozzuoli, assistito ai fatti da remoto e recatisi sul posto, ritrovavano il cucciolo in stato di denutrizione e disidratazione e provvedevano al recupero dello stesso allertando l’ASL. 
L’ambulanza veterinaria dell’ASL del Frullone interveniva per sottoporre l’animale alle cure e prassi sanitarie necessarie, al seguito delle quali il cane sarà reso disponibile per l’adozione. L’attenta analisi delle registrazioni ha permesso ai militari di identificare il responsabile dell’azione criminosa, un 52enne titolare di una ditta di costruzioni di Bacoli (Comune sito ben distante dall’area di abbandono), il quale è stato prontamente rintracciato e convocato presso gli uffici della polizia giudiziaria.
Il responsabile dovrà ora rispondere di un duplice reato. Oltre alle sanzioni previste per l’abbandono indiscriminato di rifiuti, l’uomo dovrà affrontare le conseguenze penali dettate dall’art.727 CP che punisce l’abbandono di animali, con l’aggravante del ritiro della patente di guida per aver agito mediante l’uso del veicolo.

Palermo, deteneva 100 pappagalli protetti, denunciato all’Autorità Giudiziaria

 

– Palermo,
I Carabinieri del Nucleo CITES del Centro Anticrimine Natura di Palermo, nell’ambito dell’ordinaria attività di controllo sugli allevamenti di avifauna, hanno effettuato un accesso ispettivo presso un allevamento amatoriale di avifauna esotica. All’arrivo dei militari, veniva accertata la presenza di oltre un centinaio di esemplari, sia di libera vendita, sia appartenente a specie tutelate dalla Convenzione di Washington, tra cui svariate coppie di calopsite, parrocchetti dal collare, parrocchetti monaci, canarini, pappagallini ondulati, circa una settantina di esemplari di inseparabili faccia rosa, nonché un esemplare di pappagallo cenerino. Tutti gli esemplari risultavano detenuti in condizioni igienico-sanitarie gravemente carenti.
Le gabbie e le voliere presentavano diffusi accumuli di deiezioni, residui organici, polveri e materiale sedimentato sui fondi, sui posatoi, sugli abbeveratoi e sui contenitori del mangime. Anche i locali si presentavano in evidente stato di incuria e carenza di manutenzione; tali condizioni venivano ritenute incompatibili con la natura degli animali detenuti e produttive di gravi sofferenze per gli stessi.
Pertanto, militari operanti procedevano al sequestro di tutti gli esemplari presenti ed al deferimento all’Autorità Giudiziaria del detentore per il reato di previsto dall’art. 727 del Codice Penale. Inoltre, con riferimento all’esemplare di pappagallo cenerino, specie tutelata dalla normativa CITES ed inclusa nell’allegato A (quello con il livello più alto di tutela in quanto gravemente minacciato di estinzione), il detentore non disponeva la documentazione attestante la legale provenienza dell’esemplare, né la necessaria certificazione CITES idonea a giustificarne il possesso, di conseguenza i Carabinieri del Nucleo Cites procedevano al sequestro dell’animale e al deferimento del detentore per l’illecita detenzione dello stesso.
In considerazione della particolare tipologia degli animali oggetto di sequestro, ritenendo che un trasferimento in blocco di tutti gli esemplari potesse nuocere alla loro salute, d’intesa con l’Autorità Sanitaria, venivano impartite delle prescrizioni volte a ripristinare le condizioni igienico sanitarie e di vivibilità per tutti gli esemplari, nelle more delle determinazioni dell’Autorità Giudiziaria e dell’individuazione di una struttura idonea a trattenerli. È obbligo rilevare che l’odierno indagato è, allo stato, solamente indiziato di delitto, pur gravemente, e che la sua posizione sarà definitivamente vagliata giudizialmente solo dopo la emissione di una sentenza passata in giudicato in ossequio ai principi costituzionali di presunzione di non colpevolezza.

Soldi spariti ai caselli autostradali della Sicilia: una denuncia alla Magistratura e 5 dipendenti Cas nei guai

Soldi spariti ai caselli autostradali sella Sicilia: 5 dipendenti Cas nei guai

 

Palermo,

Incassavano il denaro consegnato dagli automobilisti al casello autostradale sostituendo il biglietto originale con uno di importo molto inferiore, trattenendo così la differenza. Una tecnica precisa, studiata a tavolino, quella che ha permesso ad alcuni dipendenti di Autostrade siciliana di guadagnare decine di migliaia di euro in poco tempo. Questo il raggiro scoperto dalla Procura di Termini Imerese (Palermo), per il quale sono stati indagati per peculato cinque dipendenti

L’indagine ha radici in una denuncia presentata nel 2025 dagli stessi vertici del Cas, in accordo con l’Assessorato regionale alle Infrastrutture e alla Mobilità, dopo che erano emersi presunti ammanchi ritenuti capaci di arrecare gravi danni ai bilanci dell’ente.

Gli accertamenti degli investigatori avrebbero permesso di ricostruire il quadro complessivo dei fatti, sfociando nell’esecuzione delle misure cautelari disposte dall’autorità giudiziaria.

L’assessore regionale alle Infrastrutture e Mobilità, Alessandro Aricò, ha spiegato che i controlli interni erano partiti già 18 mesi fa: verifiche sul numero di transiti ai caselli, sui pedaggi e sugli incassi, poi confluite in un esposto alla magistratura.

«L’inchiesta avviata dalla Procura di Termini Imerese sugli ammanchi al Cas è scaturita dalle verifiche interne partite già 18 mesi fa, con il coordinamento dell’assessorato delle Infrastrutture e della mobilità. Sono stati fatti gli opportuni e necessari controlli sul numero di transiti ai caselli autostradali, dei pedaggi e degli incassi, e gli esiti dei controlli sono sfociati in un esposto all’autorità giudiziaria, che sta dando adesso i primi risultati.»

Operazione antidroga su scala nazionale, 1.335 persone arrestate – Denunce 2358 – VIDEO

 

 

 I poliziotti delle Squadre mobili di tutta Italia, coordinati  dal Servizio centrale operativo, hanno portato a termine un’operazione ad alto impatto, finalizzata al contrasto dello spaccio di droga e del porto abusivo d’armi, che ha interessato tutto il territorio nazionale.

L’operazione, che ha visto la collaborazione degli agenti del Reparto prevenzione crimine e degli altri Uffici delle Questure, ha portato all’arresto di 1.335 persone e alla denuncia di altre 2.358.

Sono stati sequestrati circa 450 chilogrammi di droga, tra cocaina, cannabinoidi ed eroina.

Le armi da fuoco sequestrate invece sono 111, tra cui un fucile d’assalto, diverse armi da guerra e un giubbotto antiproiettili.

Per quanto riguarda il contrasto del porto di armi bianche, molto diffuso in ambito giovanile, ne sono state rinvenute e sequestrate 250, tra taglierini, tirapugni, taser, sfollagente telescopici, fionde, machete, sciabole ed accette.

Nel corso dell’operazione sono state identificate 297.071 persone, di cui 15.665 minorenni. I controlli si sono concentrati all’interno di quartieri cittadini e nelle vicinanze di locali notturni, dove si registra un maggior consumo di droga.

video –

Agrigento, gestione illecita di rifiuti, denunciato il responsabile di un impianto

Gestione dei rifiuti: sempre più necessaria una strategia nazionale

 

 

 Agrigento – Aragona (AG),
Nel corso di un’attività ispettiva effettuata ad Aragona, i Carabinieri della locale Stazione, con il supporto dei militari del Centro Anticrimine Natura dei Carabinieri di Agrigento, del personale tecnico dell’ARPA Sicilia e dei Vigili del Fuoco del Comando provinciale di Agrigento, hanno effettuato verifiche presso un impianto operante nel settore della gestione dei rifiuti.
All’esito degli accertamenti, i militari hanno deferito in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Agrigento l’amministratore unico della società, ritenuto responsabile di presunte violazioni della normativa ambientale e della disciplina in materia di prevenzione incendi. In particolare, nel corso del controllo sarebbero emerse irregolarità legate alla mancanza della Segnalazione Certificata di Inizio Attività ai fini della prevenzione incendi, nonché all’assenza delle necessarie autorizzazioni previste dalla normativa vigente per lo svolgimento delle attività di gestione dei rifiuti.
L’attività si inserisce nell’ambito dei servizi di controllo del territorio e di tutela ambientale svolti dall’Arma dei Carabinieri, anche in collaborazione con gli enti tecnici competenti, finalizzati a prevenire e contrastare fenomeni di gestione illecita dei rifiuti e a garantire la salvaguardia dell’ambiente e della sicurezza pubblica. Si rappresenta che, per il principio della presunzione di innocenza,- informa il Comando -la posizione dell’indagato non è definitivamente accertata e il successivo giudizio di merito servirà a verificare le eventuali effettive responsabilità.

Reggio Calabria, fermato un uomo che deteneva armi clandestine e una originale “penna pistola” che, per le piccole dimensioni, può eludere i controlli Dettagli però non sfuggiti agli attenti Carabinieri

 

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Archivi -Sud Libertà  (immagine di “Penna-pistola” in vendita nel mercato commerciale)

 

 Reggio Calabria – Camini (RC),

Il bilancio delle attività svolte dai Carabinieri della Stazione di Riace, coadiuvati dalla vicina Stazione di Stignano e dallo Squadrone Eliportato “Cacciatori Calabria”, assume ancora più importanza per l’insidiosità di quanto trovato nella disponibilità di un uomo di Camini.

Si tratta, infatti, di tre armi “clandestine”, ossia di armi che circolano occultamente, sfuggendo alla catalogazione e al censimento cui tutte le armi da fuoco sono sottoposte. In particolare, una di esse è stata ricavata da una comune scacciacani, modificata e resa idonea all’impiego di normali munizioni. Un’altra, invece, è costituita da quella che, a prima vista, appare a tutti gli effetti come una comune penna stilografica.

Un ordinario strumento, che appartiene alla quotidianità di ogni casa: se non fosse per il fatto che, come scoperto dai militari, al proprio interno risultava munita di meccanismi in tutto e per tutto identici a quelli di una pistola.

Di qui la particolare insidiosità: la “penna-pistola”, per le sue fattezze e per le sue contenute dimensioni, infatti, può essere trasportata con grande facilità, eludendo agevolmente i controlli e sfuggendo a occhi meno esperti e attenti. Piccoli ma fondamentali dettagli che, tuttavia, non sono sfuggiti ai Carabinieri: nel corso della perquisizione, inoltre, sono state rinvenute anche 480 munizioni di diverso calibro, utili ad essere impiegate anche con le armi rinvenute e sottoposte a sequestro.

Per l’uomo, un insospettabile, è scattato immediatamente l’arresto: accompagnato presso la Casa Circondariale di Locri dovrà ora attendere le valutazioni dell’Autorità Giudiziaria. Si ricorda- informa il Comando Carabinieri – che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che, in base alla legge, gli indagati sono da considerarsi innocenti fino a una sentenza definitiva di condanna.

 

Camporeale: fondo agricolo adibito a discarica, sequestrato e denunciato il responsabile della gestione rifiuti non autorizzata

Anguillara: scoperta discarica abusiva da 15mila metri cubi di rifiuti -  Associazione L'agone Nuovo

Archivi – Sud Libertà

 Palermo – Camporeale ,
Nel Partinicese è stata sequestrata un’altra discarica abusiva di circa 1400 metri quadri; questa volta la scoperta del terreno adibito a zona di stoccaggio rifiuti è stata fatta dai Carabinieri della Stazione di Camporeale che, coadiuvati dai colleghi specializzati del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale e Forestale, hanno denunciato in stato di libertà un 52 enne del luogo, ritenuto responsabile di attività di gestione di rifiuti non autorizzata.
Si tratta di un’area privata adibita ad uso agricolo che, di fatto, è stata utilizzata dall’indagato come sito di stoccaggio completamente abusivo. All’interno dell’area, è stato rinvenuto uno scenario inquietante, con pneumatici, parti di automobili, imballaggi vari, elettrodomestici in parte distrutti, materiale di risulta di lavori edili e carcasse di autoveicoli in stato di abbandono. Gli investigatori, hanno sequestrato il terreno e il materiale ivi ritrovato, in attesa delle disposizioni e degli accertamenti che l’Autorità Giudiziaria vorrà impartire.
È obbligo rilevare che l’odierno indagato è, allo stato, solamente indiziato di delitto, seppur gravemente, e che la sua posizione verrà vagliata dall’Autorità Giudiziaria nel corso dell’intero iter processuale e definita solo a seguito dell’eventuale emissione di una sentenza di condanna passata in giudicato, in ossequio ai principi costituzionali di presunzione di innocenza.

Migranti, ancora un’altra tragedia al largo della costa libica: 116 cadaveri- Denuncia di Alarm Phone: indifferenza delle autorità tunisine

Il naufragio è avvenuto al largo delle coste libiche. La denuncia di Alarm Phone sul mancato intervento delle autorità. 

 

2023 l'anno peggiore per le morti di migranti in mare - Nigrizia

 

Ennesima tragedia del mare, con 116 morti per il naufragio della loro barca, salpata da Zuwara, e avvenuto al largo della Libia per il maltempo, giovedì 18 dicembre, ma di cui si è avuta certezza solo nelle ultime ore. Un unico superstite salvato da un pescatore tunisino  .

116 vite spezzate che si aggiungono alle oltre 1700 del 2025 nel Mediterraneo.Indifferenza dappertutto.  Uomini, donne e bambini dispersi, è la denuncia di Alarm Phone, la ong impegnata nei salvataggi in mare dei migranti, senza che nessuno intervenisse, lo provano le innumerevoli sollecitazioni verso la guardia costiera tunisina, la mancanza di condivisione di informazioni nonostante i ripetuti allarmi e il mancato avvio di operazioni di ricerca e di soccorso una volta scomparsa la barca

Nella discarica abusiva di Partinico i Carabinieri trovano persino monopattini elettrici rubati

Il reato di discarica abusiva - Giuridica.net

Archivi- Sud Libertà

Palermo,
Un’area di mille metri quadrati trasformata in un vero e proprio sito illegale per lo smaltimento di rifiuti pericolosi, a due passi dal centro abitato. È quanto hanno scoperto i Carabinieri della Stazione di Partinico, supportati dagli specialisti del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale e F., durante un blitz mirato al contrasto dei reati ecologici.
L’operazione ha portato alla denuncia di un uomo di 47 anni, residente a Partinico, ritenuto responsabile della gestione di un impianto di smaltimento completamente abusivo. All’interno dell’area i militari hanno rinvenuto uno scenario allarmante: cumuli di batterie esauste, carcasse di veicoli, bombole di gas e fusti metallici ancora carichi di residui altamente inquinanti. Gli investigatori hanno individuato un sistema di scarico illegale che convogliava i residui delle lavorazioni direttamente nella griglia di raccolta delle acque piovane, minacciando l’integrità delle falde acquifere.
Tra i materiali sequestrati figurano anche ingenti quantitativi di cavi di rame “bruciato” (pronto per essere immesso nel mercato nero) e 10 monopattini elettrici smontati, appartenenti a una nota società di sharing urbano attiva nel territorio, segno che il sito fungeva verosimilmente anche da centrale per il riciclaggio di beni rubati. L’intera area, le attrezzature per la demolizione e i materiali sono stati sequestrati.
L’intervento si inserisce in una più ampia strategia dell’Arma per la salvaguardia dell’ecosistema e della salute pubblica, volta a stroncare il business dell’illecito smaltimento di rifiuti che deturpa il territorio siciliano. È obbligo rilevare- informa il Comando – che l’odierno indagato è, allo stato, solamente indiziato di delitto, seppur gravemente, e che la sua posizione verrà vagliata dall’Autorità Giudiziaria nel corso dell’intero iter processuale e definita solo a seguito dell’eventuale emissione di una sentenza di condanna passata in giudicato, in ossequio ai principi costituzionali di presunzione di innocenza.