Trapani, Contrasto della Finanza agli illeciti in materia di spesa pubblica

Trapani – Eseguito decreto di sequestro preventivo per oltre 100 milioni di euro

Mafiosi e trafficanti, in 376 fuori dal carcere per l'emergenza virus - la  Repubblica

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Trapani

I finanzieri del Comando Provinciale Trapani  hanno notificato  – informa un comunicato del Comando appreso oggi in redazione- il decreto di sequestro preventivo disposto d’urgenza dalla Procura della Repubblica di Trapani per oltre 100 milioni di euro nonché a valere sull’intero compendio aziendale e sulle quote sociali della Liberty Lines S.p.A., nota società armatoriale che opera nei trasporti veloci per passeggeri sulle rotte che collegano la Sicilia alle isole minori (Eolie, Egadi, Pelagie, Pantelleria, Ustica), quale profitto dei reati di truffa ai danni dello stato, corruzione e frode nell’esecuzione di un servizio pubblico ipotizzati nei confronti di soggetti riconducibili alla governance della società, alla sua compagine sociale e ai suoi manager e dirigenti.

In particolare, la società armatoriale è accusata di aver accresciuto indebitamente indebitamente i propri profitti incassando ingenti contributi dalla Stato nonostante il mancato rispetto delle condizioni di trasporto contemplate dal contratto pubblico stipulato, con particolare riferimento alle procedure e ai protocolli di sicurezza normativamente previsti.

Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Trapani, hanno impegnato per lungo tempo i finanzieri nell’analisi di un’imponente mole di dati e informazioni nonché di documenti altamente tecnici quali capitolati d’appalto e bilanci.

Con il predetto sequestro, la Procura della Repubblica di Trapani, tenuto conto della complessità, della strategicità e della rilevanza pubblica delle attività aziendali, poste al servizio della collettività, ha nominato un collegio di amministratori giudiziari, composto da tre membri (due dottori commercialisti e un avvocato), al fine di ripristinare le condizioni di legalità e, in pari tempo, garantire e assicurare la continuità aziendale e del servizio pubblico di collegamento alle isole minori, contemperato dalle imprescindibili esigenze di sicurezza dei passeggeri, nonché la piena tutela dei livelli occupazionali.

Pertanto, si informano i fruitori del servizio pubblico che l’attività aziendale proseguirà senza soluzione di continuità e i collegamenti resteranno pienamente operativi, senza variazione o interruzione alcuna riconducibile all’esecuzione del provvedimento di sequestro preventivo.

L’attività si colloca nell’ambito della fase delle indagini preliminari, allo stato delle attuali acquisizioni probatorie e, in attesa di giudizio definitivo, sussiste la presunzione di innocenza.

Napoli, truffa aggravata ai danni dello Stato- decreto di sequestro per un valore di circa 2 milioni di euro nei confronti di 8 soggetti

 

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Napoli,

Nell’ambito di attività di indagine, militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli, il 13 novembre, hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo emesso dal GIP del Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, per il reato di truffa aggravata ai danni dello Stato nei confronti di otto persone.

Le indagini avrebbero fatto emergere una frode ai danni dell’INPS per un ammontare complessivo, quantificato dagli operanti, di € 1. 997.482, 13, che sarebbe stata realizzata attraverso il riconoscimento di pensioni di inabilità e/o di indennità di accompagnamento in assenza dei requisiti di legge.

In particolare, dalle attività investigative, originate dalle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia e corroborate dai riscontri documentali acquisiti dal G.I.C.O. della Guardia di Finanza di Napoli, sarebbe emerso che gli indagati, oltre a non essere affetti dalle gravi patologie certificate, non sarebbero stati mai sottoposti ad alcuna visita propedeutica al riconoscimento dei benefici economici da parte delle competenti commissioni mediche.

Pertanto, in accoglimento della Procura della Repubblica, il GIP del Tribunale di Napoli ha disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca, anche per equivalente, dei beni mobili e immobili degli indagati fino a concorrenza delle somme rispettivamente illecitamente percepite.

Il provvedimento eseguito è una misura cautelare reale disposta in sede di indagini preliminari, avverso cui sono ammessi mezzi di impugnazione, e i relativi destinatari sono persone sottoposte ad indagini e quindi presunte innocenti fino a sentenza definitiva.

 

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Sequestrati dalla Guardia di Finanza oltre 175 chilogrammi di cocaina al porto Gioia Tauro (RC) – Articolato piano di interventi predisposto su tutta l’area portuale gioiese

Ispezioni  SU tre container, due dei quali provenienti dall’America Latina e destinati in Italia e nei Paesi dell’Europa dell’Est, che trasportavano rispettivamente polpo e gamberi surgelati.

 

 

Reggio Calabria,

Il Comando Provinciale della Guardia di finanza di Reggio Calabria, unitamente all’Ufficio dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Gioia Tauro, ha sequestrato presso il Porto di Gioia Tauro, una partita di cocaina purissima di oltre 175 chilogrammi.
L’operazione va inquadrata in un più complesso e articolato piano di interventi predisposto su tutta l’area portuale gioiese, con l’intensificazione delle ispezioni e dei controlli, con lo scopo di individuare, tra le migliaia di container movimentati giornalmente, quelli utilizzati dai sodalizi criminali per occultare lo stupefacente.
In particolare, i militari del Gruppo Gioia Tauro e il personale dell’Agenzia delle Dogane, nell’ambito dei controlli delle aree del locale terminal portuale, finalizzati a intercettare eventuali carichi di sostanza stupefacente importati dalla criminalità organizzata, hanno selezionato e sottoposto ad accurate ispezioni tre container, due dei quali provenienti dall’America Latina e destinati in Italia e nei Paesi dell’Europa dell’Est, che trasportavano rispettivamente polpo e gamberi surgelati.
Nello specifico, i container bloccati sono stati dapprima sottoposti ad una approfondita scansione radiogena, utilizzando le sofisticate apparecchiature scanner in dotazione all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, e successivamente a un’accurata ispezione con il prezioso ausilio delle unità cinofile in forza al Gruppo della Guardia di finanza di Gioia Tauro.
All’esito dei controlli, sono stati scoperti e sequestrati 154 panetti di cocaina, per un peso complessivo di oltre 175 chilogrammi, che erano stati abilmente occultati all’interno dei contenitori, nel tentativo di superare i penetranti controlli doganali e di polizia sistematicamente effettuati presso l’area portuale di Gioia Tauro.
Trattasi dell’ennesimo risultato conseguito nella lotta al traffico internazionale di sostanze stupefacenti presso il porto gioiese, che costituisce l’espressione della costante ed efficace azione operativa congiunta realizzata dalla Guardia di finanza e dall’Agenzia Dogane e dei Monopoli, che ha impedito la distribuzione sui mercati di spaccio di una partita di cocaina che avrebbe potuto fruttare alle organizzazioni criminali un cospicuo introito, stimato in circa 30 milioni di euro.
Gli atti compilati nel corso dell’operazione sono stati trasmessi alla Procura della Repubblica di Palmi all’attenzione del Procuratore Emanuele Crescenti e del magistrato di turno, per la convalida ed il successivo prosieguo delle indagini.

 

Superbonus 110% in Sicilia. Impresa di costruzioni crea la grande frode “condominio fantasma” a Siracusa – Sequestrati beni e crediti per oltre 10 milioni di euro

L’operazione, eseguita dai militari della Guardia di Finanza di Siracusa, rappresenta un nuovo importante risultato nella lotta alle frodi legate ai bonus edilizi

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Un “condominio fantasma” creato a tavolino per accedere illecitamente al Superbonus 110%. È questo il fulcro della complessa truffa scoperta dai militari della Guardia di finanza del Comando Provinciale di Siracusa, che oggi ha portato al sequestro preventivo di beni e crediti d’imposta per oltre 10 milioni di euro.

Secondo quanto emerso dalle indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Siracusa, il raggiro è stato ideato dal rappresentante di una società di costruzioni siracusana con l’obiettivo di ottenere indebiti vantaggi fiscali, simulando la costituzione di un condominio che in realtà non è mai esistito.

Tutto è partito dall’acquisto di un albergo in disuso di oltre 5.000 metri quadrati, situato nel capoluogo e rilevato per circa un milione di euro. L’edificio, completamente abbandonato, attraverso un articolato progetto di riqualificazione, è stato trasformato dalla società in un moderno complesso residenziale, i cui appartamenti risultano, oggi, in parte già venduti. Il tutto, però, realizzato a spese dello Stato.

Per compiere l’operazione illecita, l’impresa, dopo l’acquisto dell’albergo, ha proceduto dapprima al frazionamento catastale dell’immobile, ricavando 101 unità tra appartamenti, box auto e moto, e successivamente alla stipula di cinque contratti preliminari di vendita con soggetti compiacenti, tra cui la moglie del rappresentante legale e alcuni familiari dei soci.

Pochi giorni più tardi, i cinque privati ed il rappresentante della società, si sono riuniti inscenando un’assemblea nel corso della quale hanno redatto un verbale che sanciva la nascita di un condominio.

Un’operazione che, a un primo sguardo, poteva sembrare legittima. Tuttavia – come accertato dalle Fiamme Gialle – dietro quelle carte non vi fosse stato alcun reale trasferimento di proprietà, poiché i contratti preliminari comportavano solo un impegno di vendita reciproco tra le parti e, pertanto, nella realtà, tutti gli appartamenti hanno continuato a fare capo all’impresa che aveva acquistato originariamente l’intero edificio.

Per completare il raggiro, poi, il “condominio” ha sottoscritto tre contratti di appalto per l’efficientamento energetico, l’installazione di impianti fotovoltaici e l’adeguamento sismico dell’edificio affidando gli interventi a un consorzio con sede in provincia di Ragusa e, al termine dei lavori, ha inviato all’Agenzia delle Entrate un’istanza per il riconoscimento di crediti d’imposta per circa 15 milioni di euro, ottenendo agevolazioni per “soli” 10 milioni.

Le indagini hanno successivamente accertato anche che i crediti fiscali, generati in modo illecito, sono stati ceduti al consorzio che aveva eseguito i lavori. Quest’ultimo, a sua volta, li ha trasferiti — monetizzandoli — a una società multinazionale del settore energetico, risultata completamente estranea alla frode.

In conclusione l’espediente della creazione del “condominio”, è stato utilizzato dalla società di costruzioni per accedere a benefici economici non spettati, in quanto la legge vieta espressamente che le agevolazioni fiscali previste dal Superbonus 110% possano essere ottenute per l’esercizio di “attività di impresa”, e per ristrutturare l’intero immobile a spese dello Stato, al fine della successiva vendita degli appartamenti.

Alla luce degli elementi raccolti, la locale Autorità giudiziaria ha disposto l’iscrizione nel registro degli indagati di 11 soggetti – una società e dieci persone fisiche – per i reati di truffa ai danni dello Stato e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.

Su richiesta dei magistrati, il Giudice per le Indagini Preliminari ha poi disposto il sequestro preventivo, anche per equivalente, di beni, conti correnti e crediti fiscali della società di costruzioni e dei falsi acquirenti per un valore complessivo di oltre 10 milioni di euro.

L’operazione, eseguita dai militari della Guardia di Finanza di Siracusa, rappresenta un nuovo importante risultato nella lotta alle frodi legate ai bonus edilizi, fenomeno che continua a costituire una delle principali minacce per la finanza pubblica e per l’integrità del sistema di incentivi statali.

Allo stato la posizione delle persone indagate si riferisce esclusivamente alla fase delle indagini, per cui le stesse sono da presumersi innocenti sino alla sentenza di condanna definitiva che ne accerti la responsabilità all’esito del giudizio che si svolgerà nel contraddittorio con la difesa davanti al giudice terzo e imparziale, giudizio che si potrà concludere anche con la prova dell’assenza di ogni forma di responsabilità.

Napoli, giro di fatture false per operazioni inesistenti, il Giudice ordina il sequestro di beni mobili ed immobili

 

Fabbrica milionaria di fatture false: nei guai oltre 100 imprenditori

 

 

Napoli,

Il 18 settembre, militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di finanza di Napoli, nell’ambito di indagini dirette dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Nola, hanno eseguito –informa il Comando -un decreto di sequestro preventivo, emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari di Nola, di beni mobili e immobili per un valore complessivo di 5.740.561 euro nei confronti di una società di Casalnuovo di Napoli (NA), esercente il commercio di elettrodomestici e di telefoni cellulari, e del suo amministratore.

Le indagini sono relative ad una frode all’IVA realizzata dalla predetta società, mediante l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, senza applicazione dell’imposta, nei confronti di società “cartiere” prive di dipendenti e di reale operatività e sistematicamente inadempienti agli obblighi tributari.

Le false fatture e l’evasione dell’IVA erano funzionali a giustificare contabilmente le vendite “in nero” effettuate a privati consumatori a prezzi significativamente inferiori rispetto a quelli proposti dalla Grande Distribuzione Organizzata e dalle stesse società produttrici. Ad esempio, per uno smartphone di ultima generazione, il prezzo proposto al pubblico era inferiore anche di 400 euro rispetto a quelli mediamente praticati sul mercato.

La vendita alla clientela a condizioni illecitamente vantaggiose si concretizzava, tuttavia, solo se il pagamento avveniva in contanti e, preferibilmente, con banconote da 100 euro. ln questo caso, al cliente veniva consegnata una “bolletta” priva di validità fiscale (molto simile ad un normale scontrino), elaborata con un apposito software gestionale e in cui veniva indicato il codice IMEI del telefonino venduto. Tale “doppia contabilità” permetteva di giustificare l’uscita dal magazzino della merce, monitorare le vendite effettuate e assicurare agli acquirenti l’eventuale sostituzione dei prodotti.

La società oggetto d’ indagini, che pubblicizza quotidianamente la propria attività sul social “Tik Tok”, ha così conosciuto, negli ultimi anni, una esponenziale e anomala crescita del fatturato (da 2,2 milioni di euro nel 2017 a 20,8 milioni di euro nel 2023).

Su queste basi, accogliendo la richiesta di questa Procura, il G.I.P. del Tribunale di Nola ha disposto il sequestro preventivo dei beni della società e del suo rappresentante legale, formalmente nullatenente, tra cui un immobile sito a Napoli nel quartiere Gianturco ed uno yacht di 16,5 metri, entrambi risultati intestati fittiziamente a terzi.

Va tuttavia precisato che il provvedimento appena indicato, adottato dal Giudice, – informa infine il Comando G di Finanza – – è una misura cautelare reale, avverso il quale sono ammessi mezzi di impugnazione, e i cui destinatari sono persone fisiche e giuridiche sottoposte ad indagini e, quindi, presunte innocenti fino a sentenza definitiva.

La Finanza sequestra tabacco di tipo “Gutha” e “Snus”, dell’India e del Pakistan, responsabili del cancro polmonare

 

 

 

Caltanissetta,

Il Gruppo Finanza di Caltanissetta, in collaborazione con i militari della Tenenza di Canicattì (Agrigento), ha individuato un importante carico di tabacco lavorato privo del contrassegno dei Monopoli di Stato e, pertanto, di illecita provenienza. La merce contrabbandata, risultata costituita “da prodotti di tipo “Gutka” e “Snus”, rispettivamente forme di tabacco da masticazione e da suzione, originarie dell’India e del Pakistan, ove tali tipologie di prodotti sono utilizzate diffusamente – per via degli effetti stimolanti prodotti sull’organismo umano – dai lavoratori impiegati in mansioni faticose e prolungate”.

Gutka e Snus hanno “rilevanti effetti nocivi sulla salute degli assuntori e sono potenzialmente responsabili di gravi malattie, come il cancro alla gola, ai polmoni e alla bocca. Lo Snus è addirittura vietato in quasi tutta Europa, per via della concentrazione di nicotina molto superiore a quella di una sigaretta, aumentando il rischio di dipendenza, ipertensione e problemi vascolari”.

Si apprende che il  destinatario dell’intera spedizione è  un soggetto pakistano, residente a Canicattì, arrestato in flagranza dai militari e denunciato all’Autorità Giudiziaria. Sono in corso ulteriori approfondimenti finalizzati a risalire alla filiera di produzione e distribuzione del carico di tabacco lavorato all’estero….

Napoli,Lotta al traffico di stupefacenti – Arrestato un 25enne sorpreso con 80 KG di cocaina.

 

Il consumo di droga e il fenomeno hikikomori in aumento tra i giovani

Archivi-SUD LIBERTA’

 

Napoli,

Nella serata di ieri, la Polizia di Stato e la Guardia di finanza, nell’ambito di una stretta collaborazione tra Forze di Polizia e a seguito dell’intensificazione dei servizi straordinari volti al contrasto dei fenomeni di detenzione e traffico di sostanze stupefacenti durante il periodo estivo, hanno tratto in arresto un 25enne napoletano per detenzione illecita ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

In particolare, i militari della Guardia di finanza e gli agenti della Polizia di Stato, mentre transitavano a Melito di Napoli, hanno notato un’auto con a bordo un uomo che, accortosi della loro presenza, ha accelerato la marcia per eludere il controllo.

Ne è nato un lungo inseguimento, nel corso del quale il conducente ha effettuato manovre pericolose per la circolazione stradale fino a quando, giunto in via Andrea Pazienza, ha impattato contro un’auto in sosta.

In quei frangenti, il 25enne ha tentato di darsi alla fuga a piedi, ma è stato prontamente bloccato dagli operatori; inoltre, all’interno del veicolo in uso al predetto sono stati rinvenuti 2 borsoni contenenti 70 panetti di cocaina, per un peso complessivo di circa 80 kg. Per tali motivi, l’indagato è stato tratto in arresto dal personale operante.

Contrasto in Sicilia all’illecita produzione di tabacchi e contrabbando

Sigarette di contrabbando e illicit white - Uffici Roma

 

 

Nella mattinata di martedì, i finanzieri del Comando Provinciale Palermo, su delega della Procura Europea (E.P.P.O.) – Ufficio di Palermo, hanno condotto una vasta operazione a contrasto dell’illecita produzione di tabacchi lavorati di contrabbando.

Le attività di perquisizione – che hanno visto un ingente dispiegamento di forze, con il coinvolgimento anche delle Fiamme Gialle di Foggia e di Bari – hanno consentito di rinvenire, in un polo logistico situato a Stornara (FG), un imponente opificio industriale per la fabbricazione di sigarette, dotato di tutte le attrezzature e i macchinari necessari per la realizzazione di processi di produzione su larga scala.

Oltre 1 milione e 300 mila euro il valore dell’impianto, realizzato secondo i più avanzati standard tecnologici e in grado di produrre, ogni giorno, circa 2 milioni di sigarette.

All’interno dello stabilimento, strutturato su due piani (di cui uno seminterrato) e insistente su un’area di oltre 3 mila metri quadri, sono stati trovati 45 bancali di sigarette per un peso complessivo di circa 13 tonnellate, 165 sacche contenenti tabacco triturato, 134 bancali di precursori, tra cui materiali per il confezionamento dei pacchetti di sigarette con i loghi di rinomate case di produzione (Marlboro, Chesterfield).

All’atto dell’accesso, inoltre, è stata rilevata la presenza di 10 soggetti di nazionalità ucraina e bulgara, alloggiati in stanze di fortuna ricavate all’interno della medesima struttura. Tutti sono stati deferiti all’Autorità Giudiziaria delegante per i reati di detenzione di tabacchi lavorati di contrabbando e di contraffazione marchi.

Presso altro stabilimento (ubicato ad Andria) facente parte della stessa rete logistica, sono stati sequestrati ulteriori materiali per la produzione di tabacchi.

I finanzieri sono giunti all’individuazione dei siti di fabbricazione risalendo l’intera filiera di approvvigionamento a partire da alcuni sequestri di sigarette effettuati nei mesi scorsi sul territorio di Palermo.

Particolarmente complessa si è rivelata l’esatta localizzazione degli stabilimenti, a causa delle rigorose precauzioni messe in atto dai trasportatori per celare i luoghi di produzione.

In tal senso, si è reso necessario sviluppare un’intensa e meticolosa attività di monitoraggio, che si è avvalsa anche dell’ausilio di sistemi aerei a pilotaggio remoto (droni), grazie a cui è stato possibile seguire, senza il rischio di essere avvistati, gli spostamenti degli autoarticolati sul territorio.

Le sigarette sottoposte a sequestro, se immesse sul mercato, avrebbero comportato un mancato introito per le casse dello Stato e dell’Unione Europea (in termini di accise e di IVA evasa) pari a 3,2 milioni di euro.

Ammonta, invece, a 350 mila euro al giorno il profitto illecito che l’impianto era in grado di assicurare; in un anno oltre 120 milioni di euro, per un danno alle finanze pubbliche di circa 80 milioni di euro.

Sequestro di beni immobili, terreni, quote societarie e una ditta individuale Catanzaro – Pericolosità sociale qualificata per oltre 4 milioni di euro

 

La Guardia di Finanza incontra gli studenti per parlare di legalità - Prima  Monza

 

 

Catanzaro,

I militari del Servizio Centrale I.C.O. e del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catanzaro hanno dato esecuzione ai decreti di sequestro emessi dal Tribunale di Catanzaro – Sezione per l’applicazione delle Misure di Prevenzione, su richiesta della Procura di Catanzaro – Direzione Distrettuale Antimafia, con cui è stato disposto il sequestro di n. 23 unità immobiliari, n. 24 appezzamenti di terreno, quote societarie ed n. 1 ditta individuale, per un valore complessivo di € 4.301.590, direttamente e/o indirettamente riconducibili a n. 3 soggetti intranei e/o contigui al gruppo mafioso “ARENA”, rientranti nella categoria dei soggetti connotati da “pericolosità sociale qualificata”, come previsto dal Decreto Legislativo n. 159/2011, in quanto indiziati di appartenere alle associazioni di cui all’articolo 416-bis c.p. o indiziati di uno dei delitti previsti dall’art. 51 comma 3-bis c.p.p..
I soggetti destinatari dei provvedimenti cautelari sono stati coinvolti nell’anno 2017 nell’operazione convenzionalmente denominata “Jonny”, che ha riguardato la organizzazione mafiosa Arena operante ad Isola Capo Rizzuto (KR).
L’attività investigativa aveva ricostruito come le cosche crotonesi, in passato in conflitto tra loro, fossero addivenute ad una “pax mafiosa” per spartirsi le ingenti somme di denaro pubblico destinato all’accoglienza dei migranti attraverso le forniture, documentate anche con fatturazioni di comodo, al Centro Accoglienza “Sant’Anna” di Isola di Capo Rizzuto (KR).
Dalle indagini compiute, peraltro, era emerso che il sodalizio aveva acquisito e mantenuto una “posizione dominante” nel settore della raccolta delle scommesse on-line, esercitata con modalità totalmente illecite, nonché del noleggio degli apparecchi per il gioco on-line.
La posizione processuale dei destinatari del sequestro, al momento, non è stata definita, in quanto per aspetti diversi pende dinanzi alla Corte d’Appello di Catanzaro giudizio di rinvio disposto dalla Corte di Cassazione.
I provvedimenti di sequestro sono stati adottati dal Tribunale Ordinario di Catanzaro, sulla base delle articolate indagini economico – patrimoniali coordinate dalla Procura della Repubblica di Catanzaro – D.D.A., eseguite dagli specialisti della Sezione Misure di Prevenzione – Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata (G.I.C.O.) del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria Catanzaro e del Servizio Centrale I.C.O., che hanno palesato un’evidente sproporzione tra il valore dei beni nella disponibilità dei proposti ed i redditi dichiarati. Inoltre, sono stati colpiti dal sequestro anche beni ritenuti frutto di attività illecita o che ne costituiscono reimpiego, segnatamente alcuni immobili entrati nella disponibilità di uno dei proposti mediante atti simulati di trasferimento della proprietà che in realtà celavano rapporti usurari.
Gli accertamenti dei Finanzieri avevano già condotto all’emissione di analoghi provvedimenti ablativi, nei confronti di altri soggetti coinvolti nella medesima indagine, che hanno determinato il sequestro di ulteriori beni del valore di circa 5 milioni di euro.
I decreti di sequestro sono stati disposti ai sensi dell’art. 20 del d.lgs. n. 159/2011, in attesa del contraddittorio che avrà luogo dinanzi al Tribunale Ordinario di Catanzaro – Sezione per l’applicazione delle Misure di Prevenzione, nell’ambito dei relativi procedimenti di prevenzione, volti alla verifica della sussistenza dei presupposti per la confisca dei beni, che sono ancora in corso.

Ultimo aggiornamento

Catania sequestrati dalla Finanza – con l’aiuto di cani antidroga -12 chili di marijuana del tipo ‘skunk’ (puzzola)

 

 

Guardia di Finanza

Catania

Operazioni antidroga coronate con successo dai militari della Finanza etnea.I Finanzieri del Comando Provinciale di Catania hanno sottoposto a sequestro in due diverse operazioni tra loro collegate 12 kg di marijuana del tipo skunk.

Lo skunk è un tipo di cannabis avente un principio attivo molto più elevato rispetto alla canapa indiana tradizionale e che si caratterizza per l’odore molto pungente. Da qui il suo nome inglese, per l’appunto “skunk“, che vuol dire “puzzola“.

I militari del I Gruppo e della Compagnia Fontanarossa di Catania, a seguito di attività info-investigativa e analisi di rischio nell’ambito delle spedizioni con corrieri provenienti dall’estero, hanno messo a fuoco due consegne acquisendo chiare evidenze indiziarie in merito all’utilizzo del predetto sistema quale strumento di invio e ricezione del narcotico.

Disposta una prima perquisizione di iniziativa che ha condotto al rinvenimento di uno plico, del peso complessivo di circa 26 chilogrammi, contenente uno scaldabagno all’interno del quale era celata sostanza vegetale di colore verdastro la quale, sottoposta ad analisi speditiva tramite narcotest, è risultata essere marijuana – skunk per un peso complessivo di 6,8 kg.

I militari quindi, non essendo ancora giunta la seconda spedizione, attivavano un dispositivo di sorveglianza e controllo finalizzato a monitorare l’arrivo del secondo plico che giungeva effettivamente nella mattinata del 19. Parallelamente, i finanzieri procedevano a una seconda attività di perquisizione che consentiva di scoprire ulteriore sostanza stupefacente della stessa qualità, marijuana del tipo skunk, per un peso complessivo di kg. 5,2 occultati all’interno di un analogo scaldabagno. Lo stupefacente per complessivi 12 kg, sottoposto a sequestro e verosimilmente destinato a rifornire le locali piazze di spaccio, avrebbe avuto un valore di mercato di circa 150 mila euro