Catania, scoperta una masseria con armi e settanta chili di caciotte pur con il divieto dell’Asp

 

Armi e caciotte sequestrate a Catania

 

 

Catania,

 Singolare sequestro eseguito dai carabinieri nella periferia di Catania, dove padre e figlio, di 54 e 22 anni, sono stati denunciati per aver scoperto in una masseria un fucile calibro 12, decine di cartucce e, accanto alle armi, anche settanta chili di    caciotte prodotte pur con il divieto dell’ASP..

I militari del Nucleo operativo della compagnia Fontanarossa, affiancati dai Cacciatori di Sicilia, hanno raggiunto l’azienda agricola dopo una serie di accertamenti. Durante la perquisizione hanno trovato un fucile nascosto e 72 cartucce dello stesso calibro. Secondo gli investigatori, arma e munizioni erano detenute senza autorizzazione e sono state sequestrate.

Le verifiche si sono poi spostate nei locali utilizzati per la lavorazione e la conservazione dei prodotti caseari. Qui sono spuntati settanta chili di formaggi, soprattutto caciotte, preparati malgrado un precedente provvedimento del Dipartimento di prevenzione veterinaria dell’Asp avesse vietato di proseguire la produzione.

Nell’area sono stati scoperti anche alcuni casotti con manufatti in amianto deteriorati, collocati in uno spazio accessibile e privo di adeguate protezioni. Per mettere in sicurezza la zona sono intervenuti i vigili del fuoco.

Violenta colluttazione con sparatoria a Napoli, fermate tre persone su richiesta della Direzione Antimafia e sequestrato un Kalashnikov

 

 

kalashnikov

 

 

Napoli,

Una violenta colluttazione avvenuta la sera dello scorso 29 giugno a Napoli, davanti alla fermata della ferrovia Cumana di piazza Montesanto, si è conclusa con l’esplosione di alcuni colpi di arma da fuoco. Numerose le segnalazioni arrivate in Questura e le immagini dell’evento riprese dai presenti e rilanciate su diversi social network e testate giornalistiche online.

Al termine dell’indagine svolta dai poliziotti della Squadra mobile partenopea con il coordinamento della Procura distrettuale napoletana, è stato eseguito un provvedimento di fermo di indiziato di delitto emesso dalla Direzione distrettuale antimafia, nei confronti di tre persone, due uomini e una donna, accusate, a vario titolo, dei reati di rissa, detenzione e porto abusivo di arma da fuoco e spari in luogo pubblico, aggravati dalle modalità mafiose.

Tra le informazioni acquisite nell’immediatezza dei fatti dagli investigatori della Mobile, spiccava quella relativa alla possibilità che alcune donne avessero nascosto sotto un’auto in sosta, un’arma lunga, poco prima imbracciata da uno dei protagonisti della sparatoria.

Gli agenti hanno verificato l’informazione ed effettivamente hanno trovato e sequestrato un fucile mitragliatore da guerra AK-47 Kalashnikov, con doppio caricatore rifornito, nascosto sotto un’auto parcheggiata nei pressi della piazza.

Successivamente, dopo aver analizzato le immagini estrapolate dai sistemi di videosorveglianza presenti nella zona, gli investigatori della Mobile sono riusciti a ricostruire la dinamica dei fatti, acquisendo gravi indizi di colpevolezza nei confronti degli indagati.

Le immagini hanno mostrato come, dopo la colluttazione, uno dei due uomini fermati, imbracciando il Kalashnikov, si sia aggirato tra la folla, mentre altri cercavano di tranquillizzarlo.

L’altro uomo, dopo aver preso una pistola dalla sua auto, ha esploso alcuni colpi in aria tra la folla.

Scoperta maxi frode milionaria legata al superbonus 110% Siracusa – Sequestrati crediti fiscali per oltre 560 milioni di euro

Sequestrati crediti fiscali per oltre 560 milioni di euro

 

Siracusa,

Ammontano ad oltre mezzo miliardo di euro i crediti fiscali connessi ad agevolazioni edilizie per lavori da “Superbonus 110” mai realizzati, sequestrati dai finanzieri del Comando Provinciale di Siracusa, su disposizione della Procura della Repubblica aretusea.

Le indagini, sviluppate in stretta collaborazione con il Nucleo Speciale Tutela Entrate e Repressione Frodi Fiscali di Roma e il Settore Contrasto Illeciti dell’Agenzia delle Entrate, hanno consentito di ricostruire quello che allo stato delle indagini appare essere un sofisticato e pericoloso sistema illecito posto in essere da una presumibile organizzazione criminale con ramificazioni in tutta Italia.

Alla base del meccanismo fraudolento sono state individuate oltre 60 società ubicate su tutto il territorio nazionale, la maggior parte delle quali apparentemente fittizie (ovvero sprovviste di sede operativa, dipendenti, attrezzature e qualsivoglia struttura imprenditoriale), che sembrerebbero aver eseguito documentalmente interventi milionari di riqualificazione edilizia su 22 condomìni dislocati nelle province di Bergamo, Como, Macerata, Messina, Monza Brianza, Padova, Pavia, Roma, Salerno, Siracusa, Varese, Vercelli e Verona.

Nella realtà, i dati degli immobili, effettivamente esistenti, sui quali erano in corso o erano già stati realizzati lavori di riqualificazione edilizia eseguiti da imprese completamente estranee al circuito fraudolento, appaiono essere stati utilizzati dall’organizzazione criminale all’insaputa di amministratori e proprietari.

Il sodalizio criminale secondo la ricostruzione operata appare fare capo ad alcuni professionisti operanti in Lombardia, incaricati di reperire prestanome a cui intestare formalmente le società coinvolte e presumibilmente attribuire le eventuali responsabilità penali. L’anello esecutivo risulterebbe individuabile in due professionisti della provincia di Chieti, abilitati ad accedere alla piattaforma “cessione crediti” dell’Agenzia delle Entrate, i quali, secondo le indagini effettuate, dietro compenso per ciascuna pratica inserita, hanno trasmesso oltre 2.000 comunicazioni che hanno permesso di generare i crediti fittizi nei cassetti fiscali delle società formalmente esecutrici dei lavori.

Le indagini hanno consentito di far emergere che gli indagati avevano posto in essere un meccanismo volto a cedere i crediti fittizi così creati ad ulteriori cessionari, che, a loro volta, li avrebbero presumibilmente utilizzati in compensazione di debiti tributari reali ovvero “monetizzati” vendendoli a terzi, in cambio di una quota del valore nominale, trasformando, in tal modo, il profitto illecito in significative disponibilità finanziarie.

Solo l’intervento immediato della Procura della Repubblica di Siracusa, con l’emissione di 5 decreti di sequestro preventivo d’urgenza, tutti convalidati dal G.I.P. del locale Tribunale, ed il contestuale blocco telematico operato dall’Agenzia delle Entrate, ha evitato che centinaia di milioni di euro, una volta immessi nel circuito delle cessioni, si disperdessero irreversibilmente in una catena di operazioni impossibile da ricostruire, cagionando un rilevantissimo danno per l’Erario.

Ai 12 indagati sono contestati i reati di associazione per delinquere, truffa aggravata ai danni dello Stato, riciclaggio e autoriciclaggio, nonché l’emissione di fatture per operazioni inesistenti.

I risultati conseguiti testimoniano come la sinergia operativa tra l’Autorità Giudiziaria, l’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza, rappresenti un fattore decisivo nell’efficacia del contrasto dei più insidiosi e complessi fenomeni delittuosi di criminalità economico-finanziaria. Solo la condivisione tempestiva delle informazioni ed il coordinamento tra le diverse competenze istituzionali, infatti, hanno consentito di neutralizzare un meccanismo fraudolento di rilevantissima entità, prima che il danno per il Sistema Paese divenisse concreto ed irreversibile.

In osservanza delle disposizioni del Decreto Legislativo 8 novembre 2021, n. 188 si rappresenta che, per il principio della presunzione di innocenza, la colpevolezza delle persone sottoposte ad indagine in relazione alla vicenda, sarà definitivamente accertata solo ove intervenga sentenza irrevocabile di condanna.

 

Palermo,Rinviati a giudizio 21 soggetti che noleggiavano auto per poi rivenderle falsificando i documenti (all’insaputa di oltre 80 automobilisti)

 

 

 

Palermo,

I finanzieri del Comando Provinciale di Palermo hanno notificato ieri la richiesta di rinvio a giudizio e il decreto che fissa l’udienza, nei confronti di 21 persone, residenti in Sicilia e su tutto il territorio nazionale, imputate a vario titolo per falso in atto pubblico, autoriciclaggio e appropriazione indebita, per un valore complessivo di 1.473.000 euro.

I delitti sarebbero stati commessi a danno di numerose società di autonoleggio e all’insaputa di oltre 80 ignari automobilisti.

I fatti oggetto dell’udienza preliminare sono quelli accertati dalle indagini, svolte dalla Compagnia di Bagheria su delega della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, che hanno permesso di individuare una struttura imprenditoriale che avrebbe operato attraverso uno schema criminale che prevedeva dapprima il noleggio di autovetture di pregio e poi successivamente l’immediata reimmatricolazione delle stesse, attraverso atti di vendita falsi redatti da Agenzie compiacenti. Quelle stesse autovetture, poi, sono state cedute a concessionarie gestite da soggetti terzi, sempre tramite documentazione falsa, in modo da renderne difficoltosa la tracciabilità.

In questo modo gli organizzatori della truffa si garantivano cospicui guadagni illeciti derivanti dalla differenza tra il costo del noleggio, del quale peraltro venivano pagate solo le prime rate e il ricavo ottenuto con la successiva rivendita delle stesse auto a prezzo di mercato.

Il principale responsabile, già detenuto, era stato condannato con sentenza definitiva il 17 novembre 2024 alla pena della reclusione di 8 anni.

Il prosieguo delle indagini, inoltre, ha consentito di completare la ricostruzione della rete di responsabilità e complicità di ulteriori persone, 20 in tutto all’esito degli interrogatori delegati dopo la conclusione delle indagini, che, compartecipi delle condotte fraudolente del principale responsabile, perpetrate attraverso società di mediazione a lui intestate, lo avrebbero agevolato nel noleggio di auto oltre che da società site presso i principali aeroporti dell’isola, anche presso altre situate in grandi città come Napoli, Roma e Torino.

Il rinvio a giudizio conferma l’ipotesi investigativa supportata anche da indagini tecniche di intercettazioni telefonica e ambientale, nonché tramite collaborazione dell’organo di polizia collaterale tedesco, in un caso, per il recupero di uno dei mezzi illecitamente sottratto al legittimo proprietario e trasferito in Germania.

Per parte dei reati contestati, il GIP del Tribunale di Palermo, nel 2021 e nel 2022, oltre a disporre l’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti dell’organizzatore del sistema truffaldino, già decretò a suo carico il sequestro preventivo, finalizzato alla confisca dei beni e delle disponibilità finanziarie fino alla concorrenza del valore del profitto illecito, nonché il sequestro impeditivo della società, a lui intestata, usata per commettere i delitti, e delle vetture di lusso all’epoca oggetto dei reati, tra cui una Maserati Levante e diverse Audi. Nel 2024 i sequestri sono diventati definitivi a seguito della pronuncia di confisca della società, e di restituzione delle auto alle società di noleggio.

Il profitto totale delle appropriazioni indebite dei veicoli, di lusso e non, su cui verterà il prossimo dibattimento, è risultato confermato, all’esito degli ultimi adempimenti istruttori, in 1.473.046 euro. Il valore complessivo dell’autoriciclaggio contestato è pari a 820.000 euro.

Napoli,Emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti per oltre 166 milioni di euro

 

Un elemento chiave della frode era il sistematico omesso versamento dell’IVA da parte delle cooperative sin dalla loro costituzione

 

 

 

Napoli,

Nell’ambito di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Napoli Nord e delegate al Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di finanza di Napoli, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli Nord ha disposto un sequestro preventivo di beni per un valore complessivo superiore a 30 milioni di euro, nell’ambito di un procedimento penale che vede, allo stato, indagate 29 persone fisiche e giuridiche per i reati di emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti.

Le attività investigative, condotte con la collaborazione del Settore Contrasto Illeciti dell’Agenzia delle Entrate e riferite agli anni d’imposta dal 2019 al 2025, hanno fatto emergere un’articolata frode fiscale nel settore della grande distribuzione organizzata fondata sull’emissione di fatture per un ammontare complessivo superiore a 166 milioni di euro.

Al centro del meccanismo vi era un sistema di somministrazione illecita di manodopera strutturato su più livelli.

La società committente, beneficiaria della frode, si avvaleva formalmente di due consorzi per i servizi di logistica e movimentazione merci svolti presso il proprio centro distributivo sito nell’area industriale di Aversa Nord.

Tali consorzi, tuttavia, erano privi di un’adeguata struttura organizzativa e di personale sufficiente, operando quasi esclusivamente per la committente sin dalla loro costituzione.

Si servivano, quindi, di 18 società cooperative, appositamente create e utilizzate come “serbatoi” di manodopera.

Queste cooperative assumevano formalmente i lavoratori, che però svolgevano la propria attività direttamente presso gli stabilimenti della committente, sotto la sua direzione e il suo controllo. In tal modo, quello che formalmente appariva come un appalto di servizi si configurava, in realtà, come una somministrazione illecita di manodopera.

Il sistema permetteva alla committente di utilizzare centinaia di lavoratori senza assumerli direttamente, evitando i costi e i vincoli del lavoro subordinato e beneficiando di una notevole flessibilità organizzativa nonchè di un rilevante e illecito risparmio d’IVA.

Particolarmente significativa è risultata anche la gestione operativa della forza lavoro, organizzata direttamente dalla committente mediante sistemi informatici avanzati, in grado di impartire istruzioni ai lavoratori e monitorarne in tempo reale le attività, confermando l’effettivo esercizio dei poteri tipici del datore di lavoro.

Un elemento chiave della frode era il sistematico omesso versamento dell’IVA da parte delle cooperative sin dalla loro costituzione. Le somme incassate venivano destinate quasi esclusivamente al pagamento degli stipendi e degli altri costi del personale: in tal modo, l‘I.V.A. veniva impiegata per finanziare il costo del lavoro, con un rilevante risparmio per la società committente e un danno significativo per l’Erario.

Le indagini hanno evidenziato come le cooperative fossero prive di reale autonomia imprenditoriale: in molti casi inesistenti presso le sedi dichiarate, prive di utenze e di beni, sono risultate gestite da soggetti prestanome e assistite dagli stessi professionisti per gli adempimenti fiscali, societari e del lavoro. I lavoratori venivano inoltre trasferiti “in blocco” da una cooperativa all’altra, secondo un meccanismo che garantiva continuità operativa nonostante l’accumulo di debiti fiscali e la successiva sostituzione delle società.

La società committente detraeva I’I.V.A. indicata nelle fatture emesse dai consorzi, conseguendo un indebito vantaggio fiscale. Tali fatture erano inesistenti sia sotto il profilo soggettivo, poiché emesse da soggetti diversi dai reali fornitori della manodopera, sia sotto il profilo giuridico, in quanto riferite a contratti di appalto simulati, utilizzati per celare una somministrazione di lavoro non consentita.

Le indagini hanno inoltre evidenziato una gestione accentrata delle società coinvolte, riconducibile a un’unica regia, con il supporto di professionisti per la gestione contabile e fiscale. Sono emersi elementi che indicano l’utilizzo di artifici contabili finalizzali a nascondere le perdite delle cooperative e a rappresentare una situazione economica non veritiera, attraverso l’iscrizione di ricavi fittizi e la sottostima dei debiti verso l’Erario.

Si evidenzia che, nel corso delle indagini, la società committente ha provveduto a regolarizzare la propria posizione per gli anni d’imposta dal 2019 al 2024, presentando dichiarazioni integrative e versando imposte per un ammontare complessivo di € 14.413.269,45, oltre interessi e sanzioni per € 6.229.864,91.

Alla luce di tale ravvedimento, il sequestro preventivo è stato eseguito nei confronti degli altri soggetti coinvolti per un importo pari a € 14.564.502,67.

A tutte le società è stata inoltre contestata la responsabilità amministrativa degli enti ai sensi del D.Lgs.23ll200l.

L’operazione – informa il Comando -conferma l’impegno della Procura della Repubblica di Napoli Nord, della Guardia di finanza e dell’Agenzia delle Entrate nel contrasto ai fenomeni di illegalità economica che, oltre a causare ingenti danni all’Erario, alterano la concorrenza e incidono negativamente sui diritti dei lavoratori.

Si precisa – informa ancora il comando della Finanza-che il procedimento penale si trova ancora nella fase delle indagini preliminari e che la responsabilità degli indagati potrà essere definitivamente accertata solo con sentenza irrevocabile di condanna.

Controlli dei Nas nelle pasticcerie di Palermo – Sanzioni e sequestro di alimenti irregolari

 

 

Palermo

I Carabinieri del NAS  hanno effettuato controlli mirati nelle pasticcerie del capoluogo durante il periodo pasquale, periodo in cui la produzione di dolci tradizionali registra un forte aumento. L’obiettivo delle verifiche era garantire che i prodotti immessi sul mercato rispettassero gli standard di sicurezza e qualità, a tutela della salute dei consumatori.

Durante i controlli igienico-sanitari, i militari hanno riscontrato numerose irregolarità.

Tra le principali, la mancata applicazione delle procedure di autocontrollo basate sul sistema HACCP, carenze nella tracciabilità degli alimenti e cattivo stato di conservazione, degrado dei laboratori e dei locali di somministrazione e ampliamenti abusivi delle strutture, in particolare la realizzazione di dehors senza autorizzazione.

Complessivamente, le ispezioni hanno portato all’irrogazione di sanzioni amministrative per un totale di 10 mila euro e al sequestro di oltre 2 quintali di alimenti irregolari, di cui circa 1 quintale in una sola pasticceria del centro storico di Palermo. I prodotti sequestrati, potenzialmente ingannevoli per i consumatori e nocivi per la salute, saranno avviati alla distruzione.

Reggio Calabria, Aspromonte, scoperto arsenale con esplosivi, armi da guerra, munizioni, e razzi anticarro

 

Arsenale scoperto in Aspromonte: armi da guerra e razzi anticarro  sequestrati dai carabinieri (VIDEO)

 Reggio Calabria – Bianco 

Un arsenale completo, comprendente armi da guerra, esplosivi e munizioni, è stato scoperto dai Carabinieri della Compagnia di Bianco nel corso di una vasta operazione di controllo del territorio condotta tra le zone impervie dell’Aspromonte e alcuni immobili abbandonati della Locride. Il sequestro è avvenuto nel territorio del Comune di Caraffa del Bianco, in provincia di Reggio Calabria, in un’area particolarmente isolata e difficilmente accessibile.

L’operazione si inserisce in un più ampio dispositivo di prevenzione e contrasto alla criminalità organizzata ed è stata resa possibile grazie all’apporto altamente specialistico dei militari dello Squadrone Eliportato Cacciatori di Calabria, reparto d’élite dell’Arma dei Carabinieri specializzato nelle attività di ricerca in ambienti impervi. Proprio durante una perlustrazione accurata del territorio, i militari hanno individuato un fusto in plastica occultato tra le pietre di un muro di contenimento, abilmente mimetizzato per sfuggire a eventuali controlli.

All’interno del contenitore è stato rinvenuto un vero e proprio arsenale: un fucile d’assalto tipo Kalashnikov, completo di caricatore e munizioni calibro 7.62 x 39, un fucile semiautomatico calibro 12 con matricola abrasa, una doppietta dello stesso calibro, tre bombe anticarro di tipo M-60 e altri tre razzi anticarro. Un quantitativo e una tipologia di armi che fanno presumere una destinazione ad attività criminali di elevata pericolosità.

Considerata l’estrema pericolosità del materiale esplodente rinvenuto, i Carabinieri hanno immediatamente richiesto l’intervento degli artificieri antisabotaggio del Comando Provinciale di Reggio Calabria. L’area è stata prontamente isolata e messa in sicurezza attraverso un’accurata cinturazione al fine di tutelare l’incolumità degli operatori e prevenire rischi per la popolazione. Successivamente, gli ordigni sono stati fatti brillare sul posto, secondo le procedure previste. L’intervento degli specialisti si è protratto per diverse ore, a conferma della complessità e delicatezza delle operazioni.

Armi e munizioni scoperte e sequestrate nel quartiere Zen di Palermo- VIDEO

 

 

 

Palermo

Quattro pistole e più di mille munizioni sono questi i risultati dell’operazione eseguita oggi dai poliziotti della questura di Palermo  nel quartiere Zen.

Circa 100 tra investigatori della Squadra mobile e del commissariato San Lorenzo, agenti della Scientifica e dei Reparti prevenzione crimine, mobile, e cinofili hanno effettuato numerose perquisizioni finalizzate alla ricerca di armi, munizioni ed esplosivi lungo le vie della zona.

Nel corso dei posti di controllo e blocco sono state identificate 100 persone, controllate 61 macchine, contestati oltre mille euro per violazioni al codice della strada.

Un mezzo è stato sottoposto a sequestro amministrativo e un altro a fermo amministrativo, due carte di circolazione sono state ritirate.

Una moto di grossa cilindrata, precedentemente rubata, è stata riconsegnata al legittimo proprietario.

Sono state 16 infine, le dosi di cocaina scoperte e sequestrate, insieme a un bilancino di precisione, a carico di ignoti.

Reggio Calabria, Sequestrate tre tonnellate e mezzo di artifizi pirotecnici, petardi e bombe carta

 

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Reggio Calabria,

Il Comando Provinciale della Guardia di finanza di Reggio Calabria ha sequestrato circa tremila e cinquecento chilogrammi di artifizi pirotecnici, petardi e bombe carta detenuti e trasportati in maniera illecita, alcuni dei quali privi di ogni certificazione di sicurezza e risultati particolarmente pericolosi per la salute degli acquirenti a causa del loro elevatissimo potenziale di deflagrazione.

I sequestri sono stati eseguiti dalle dipendenti unità operative competenti per area territoriale (Compagnie di Palmi e Villa San Giovanni e Gruppo di Gioia Tauro) nel corso di una complessa operazione repressiva sviluppata sulla base delle risultanze acquisite nell’ambito di una mirata attività di intelligence e dei correlati riscontri investigativi eseguiti nell’ambito di una specifica intensificazione dei servizi di controllo economico del territorio.

All’esito di tale azione di prevenzione e contrasto, principalmente orientata a tutela dei consumatori, sono stati scoperti 7 soggetti che detenevano e trasportavano illegalmente il materiale pirotecnico, anche destinato alla successiva rivendita.

In particolare, i reparti operanti hanno sottoposto a sequestro i suddetti artifizi pirotecnici, i petardi e le bombe carta in quanto detenuti e trasportati in totale assenza delle previste autorizzazioni e delle relative prescrizioni di sicurezza, all’interno di un garage annesso a una civile abitazione, a bordo di 3 autovetture e presso quattro esercizi commerciali con sede nell’hinterland tirrenico della provincia reggina (Taurianova, Rosarno, Gioia Tauro e Bagnara Calabra).

All’esito delle operazioni, svolte sotto il coordinamento delle Procure della Repubblica di Reggio Calabria e di Palmi, le citate 7 persone sono state denunciate per detenzione e trasporto illegale di materiale esplodente.

 

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Allo stato del procedimento- informa il Comando – e fatte salve le successive valutazioni in merito all’effettivo e definitivo accertamento delle responsabilità, i competenti Giudici per le Indagini Preliminari di Reggio Calabria e di Palmi, suffragando l’operato delle pattuglie operanti, hanno convalidato i sequestri.

Tutto il materiale sottoposto a sequestro è stato affidato in custodia a una ditta specializzata, allo scopo di garantire le previste condizioni di sicurezza, in attesa della successiva distruzione.

Camporeale: fondo agricolo adibito a discarica, sequestrato e denunciato il responsabile della gestione rifiuti non autorizzata

Anguillara: scoperta discarica abusiva da 15mila metri cubi di rifiuti -  Associazione L'agone Nuovo

Archivi – Sud Libertà

 Palermo – Camporeale ,
Nel Partinicese è stata sequestrata un’altra discarica abusiva di circa 1400 metri quadri; questa volta la scoperta del terreno adibito a zona di stoccaggio rifiuti è stata fatta dai Carabinieri della Stazione di Camporeale che, coadiuvati dai colleghi specializzati del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale e Forestale, hanno denunciato in stato di libertà un 52 enne del luogo, ritenuto responsabile di attività di gestione di rifiuti non autorizzata.
Si tratta di un’area privata adibita ad uso agricolo che, di fatto, è stata utilizzata dall’indagato come sito di stoccaggio completamente abusivo. All’interno dell’area, è stato rinvenuto uno scenario inquietante, con pneumatici, parti di automobili, imballaggi vari, elettrodomestici in parte distrutti, materiale di risulta di lavori edili e carcasse di autoveicoli in stato di abbandono. Gli investigatori, hanno sequestrato il terreno e il materiale ivi ritrovato, in attesa delle disposizioni e degli accertamenti che l’Autorità Giudiziaria vorrà impartire.
È obbligo rilevare che l’odierno indagato è, allo stato, solamente indiziato di delitto, seppur gravemente, e che la sua posizione verrà vagliata dall’Autorità Giudiziaria nel corso dell’intero iter processuale e definita solo a seguito dell’eventuale emissione di una sentenza di condanna passata in giudicato, in ossequio ai principi costituzionali di presunzione di innocenza.