RICHIESTA DELLA DIREZIONE ANTIMAFIA,ORDINANZA DI CUSTODIA CAUTELARE PER 13 SOGGETTI, INDAGATI 45 ,FAMIGLIE MAFIOSE DELL’ACQUASANTA E DELL’ARENELLA

 

 

Blitz antimafia nelle province di Catania e Pavia, venti gli indagati

 

 

 

Il Nucleo Speciale Polizia Valutaria della Guardia di Finanza ha eseguito nella mattinata odierna un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. del Tribunale di Palermo, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia – Sezione territoriale di Palermo: disposti 13 provvedimenti custodiali, di cui 8 in carcere, 5 ai domiciliari.

Le misure cautelari, eseguite con l’ausilio di militari del Comando Provinciale di Palermo e Napoli, costituiscono l’esito di complesse indagini sulle famiglie mafiose dell’Acquasanta e dell’Arenella, facenti parte del mandamento di Resuttana, condotte dal Nucleo Speciale Polizia Valutaria mediante accertamenti finanziari e patrimoniali, intercettazioni telefoniche e ambientali, dichiarazioni di plurimi collaboratori di giustizia.

Gli indagati sono in totale 45 per le ipotesi di reato di associazione mafiosa, favoreggiamento personale, bancarotta fraudolenta, riciclaggio, reimpiego, autoriciclaggio, trasferimento fraudolento di valori, esercizio abusivo di attività di scommesse.

Le investigazioni hanno consentito di acquisire elementi utili a delineare gli assetti interni delle due famiglie mafiose evidenziandone l’evoluzione delle gerarchie a seguito dei diversi provvedimenti giudiziari eseguiti nel tempo, fino ad arrivare all’attuale assetto verticistico.

In particolare, è emerso come, anche grazie al supporto di una stabile rete di sodali e alla forza di intimidazione derivante dall’appartenenza all’associazione mafiosa, i capi famiglia avrebbero esercitato la propria influenza sui rispettivi territori di riferimento, mantenendo la capacità di orientare le attività illecite, dirimere controversie interne o con soggetti appartenenti ad altri mandamenti, nonché condizionare l’operatività economica e commerciale.

Con riferimento alla famiglia mafiosa dell’Arenella, l’attività d’indagine ha permesso di ricostruire le modalità di imposizione mafiosa sul territorio da parte del capofamiglia, il quale, anche attraverso interazioni con altri esponenti di vertice di “cosa nostra”, avrebbe esercitato la propria influenza intervenendo nella risoluzione di controversie e sull’operatività delle attività economiche insistenti nell’area o riferibili a soggetti provenienti da altre zone del capoluogo siciliano nonché rilevando società, fittiziamente intestate, a incensurati al fine di reimpiegare i capitali illeciti.

Parallelamente, con riferimento alla famiglia mafiosa dell’Acquasanta, le indagini avrebbero consentito di ricostruire l’influenza esercitata dal capofamiglia sfruttando il regime di semilibertà, con la concessione sul territorio palermitano di licenze premiali, mediante una fitta rete di sodali deputati a veicolare e demoltiplicare le direttive operative all’interno della struttura mafiosa.

In tale contesto è stato documentato un articolato sistema di raccolte illegali di scommesse sportive, realizzato attraverso l’installazione di punti gioco occulti, la fissazione di quote e la ricezione delle giocate esclusivamente in contanti, con il duplice scopo di generare profitti in evasione d’imposta e riciclare proventi derivanti da altre attività delittuose.

Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e nei confronti degli indagati opera – informa il Comando della Guardia di Finanza -presunzione di non colpevolezza sino alla eventuale sentenza di condanna definitiva.

Cocaina in auto e droga in casa. Due arresti, in flagranza durante un controllo stradale dei carabinieri

 

 

 

 Agrigento – San Giovanni Gemini (AG)
I Carabinieri dell’Aliquota Radiomobile della Compagnia di Cammarata hanno arrestato in flagranza due uomini, di 34 e 33 anni, residenti nel circondario e già noti alle Forze dell’Ordine, ritenuti, allo stato, responsabili dell’ipotesi di reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. L’attività è scaturita durante un controllo alla circolazione stradale lungo la S.P. 26, all’altezza del bivio Tumarrano, dove i militari hanno fermato un’autovettura con a bordo i due uomini.
Nel corso del controllo, secondo quanto ricostruito nella fase operativa, il passeggero si sarebbe disfatto di una busta in cellophane, immediatamente recuperata dai Carabinieri, al cui interno è stato rinvenuto un unico involucro contenente sostanza stupefacente del tipo cocaina, per un peso complessivo di circa 100 grammi.
Nel prosieguo degli accertamenti, presso l’abitazione di uno degli arrestati, sono stati rinvenuti anche ulteriori quantitativi di marijuana e hashish. Tutta la sostanza stupefacente è stata sottoposta a sequestro e sarà destinata ai successivi accertamenti tecnici.
Al termine delle formalità di rito,i due arrestati sono stati sottoposti agli arresti domiciliari, come disposto dall’Autorità Giudiziaria, in attesa dell’udienza di convalida.

Soldi spariti ai caselli autostradali della Sicilia: una denuncia alla Magistratura e 5 dipendenti Cas nei guai

Soldi spariti ai caselli autostradali sella Sicilia: 5 dipendenti Cas nei guai

 

Palermo,

Incassavano il denaro consegnato dagli automobilisti al casello autostradale sostituendo il biglietto originale con uno di importo molto inferiore, trattenendo così la differenza. Una tecnica precisa, studiata a tavolino, quella che ha permesso ad alcuni dipendenti di Autostrade siciliana di guadagnare decine di migliaia di euro in poco tempo. Questo il raggiro scoperto dalla Procura di Termini Imerese (Palermo), per il quale sono stati indagati per peculato cinque dipendenti

L’indagine ha radici in una denuncia presentata nel 2025 dagli stessi vertici del Cas, in accordo con l’Assessorato regionale alle Infrastrutture e alla Mobilità, dopo che erano emersi presunti ammanchi ritenuti capaci di arrecare gravi danni ai bilanci dell’ente.

Gli accertamenti degli investigatori avrebbero permesso di ricostruire il quadro complessivo dei fatti, sfociando nell’esecuzione delle misure cautelari disposte dall’autorità giudiziaria.

L’assessore regionale alle Infrastrutture e Mobilità, Alessandro Aricò, ha spiegato che i controlli interni erano partiti già 18 mesi fa: verifiche sul numero di transiti ai caselli, sui pedaggi e sugli incassi, poi confluite in un esposto alla magistratura.

«L’inchiesta avviata dalla Procura di Termini Imerese sugli ammanchi al Cas è scaturita dalle verifiche interne partite già 18 mesi fa, con il coordinamento dell’assessorato delle Infrastrutture e della mobilità. Sono stati fatti gli opportuni e necessari controlli sul numero di transiti ai caselli autostradali, dei pedaggi e degli incassi, e gli esiti dei controlli sono sfociati in un esposto all’autorità giudiziaria, che sta dando adesso i primi risultati.»

Napoli, Affiliato a clan, arrestato dopo oltre tre anni di latitanza

 

 

 Napoli
Si comunica che, in data 11 giugno, a Napoli, nell’ambito delle attività di indagine svolte dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Napoli e coordinate dalla locale Procura Generale della Repubblica presso la Corte di Appello, è stata arrestato, dopo oltre tre anni di latitanza, B.G., affiliato al potente clan D.L., operante principalmente nell’area nord del capoluogo partenopeo, destinatario di un provvedimento di condanna iniziale per pene concorrenti di anni 25, mesi 10 e gg. 20 di reclusione, e con un residuo ancora da espiare di anni 10, mesi 2 e giorni 20 di reclusione, per associazione a delinquere di stampo mafioso, rapina, estorsione aggravate dal metodo mafioso, evasione e traffico organizzato di sostanze stupefacenti.
L’uomo aveva fatto perdere le proprie tracce nel 2023, continuando difatti a circolare indisturbato fino a quando, stamattina, veniva rintracciato dagli investigatori dell’Arma mentre stava effettuando attività di facchinaggio, per conto di una ditta di traslochi, nel centro di Napoli.
Dopo le formalità di rito, il citato latitante è stato tradotto in carcere per scontare la sua pena.

Scoperta maxi frode milionaria legata al superbonus 110% Siracusa – Sequestrati crediti fiscali per oltre 560 milioni di euro

Sequestrati crediti fiscali per oltre 560 milioni di euro

 

Siracusa,

Ammontano ad oltre mezzo miliardo di euro i crediti fiscali connessi ad agevolazioni edilizie per lavori da “Superbonus 110” mai realizzati, sequestrati dai finanzieri del Comando Provinciale di Siracusa, su disposizione della Procura della Repubblica aretusea.

Le indagini, sviluppate in stretta collaborazione con il Nucleo Speciale Tutela Entrate e Repressione Frodi Fiscali di Roma e il Settore Contrasto Illeciti dell’Agenzia delle Entrate, hanno consentito di ricostruire quello che allo stato delle indagini appare essere un sofisticato e pericoloso sistema illecito posto in essere da una presumibile organizzazione criminale con ramificazioni in tutta Italia.

Alla base del meccanismo fraudolento sono state individuate oltre 60 società ubicate su tutto il territorio nazionale, la maggior parte delle quali apparentemente fittizie (ovvero sprovviste di sede operativa, dipendenti, attrezzature e qualsivoglia struttura imprenditoriale), che sembrerebbero aver eseguito documentalmente interventi milionari di riqualificazione edilizia su 22 condomìni dislocati nelle province di Bergamo, Como, Macerata, Messina, Monza Brianza, Padova, Pavia, Roma, Salerno, Siracusa, Varese, Vercelli e Verona.

Nella realtà, i dati degli immobili, effettivamente esistenti, sui quali erano in corso o erano già stati realizzati lavori di riqualificazione edilizia eseguiti da imprese completamente estranee al circuito fraudolento, appaiono essere stati utilizzati dall’organizzazione criminale all’insaputa di amministratori e proprietari.

Il sodalizio criminale secondo la ricostruzione operata appare fare capo ad alcuni professionisti operanti in Lombardia, incaricati di reperire prestanome a cui intestare formalmente le società coinvolte e presumibilmente attribuire le eventuali responsabilità penali. L’anello esecutivo risulterebbe individuabile in due professionisti della provincia di Chieti, abilitati ad accedere alla piattaforma “cessione crediti” dell’Agenzia delle Entrate, i quali, secondo le indagini effettuate, dietro compenso per ciascuna pratica inserita, hanno trasmesso oltre 2.000 comunicazioni che hanno permesso di generare i crediti fittizi nei cassetti fiscali delle società formalmente esecutrici dei lavori.

Le indagini hanno consentito di far emergere che gli indagati avevano posto in essere un meccanismo volto a cedere i crediti fittizi così creati ad ulteriori cessionari, che, a loro volta, li avrebbero presumibilmente utilizzati in compensazione di debiti tributari reali ovvero “monetizzati” vendendoli a terzi, in cambio di una quota del valore nominale, trasformando, in tal modo, il profitto illecito in significative disponibilità finanziarie.

Solo l’intervento immediato della Procura della Repubblica di Siracusa, con l’emissione di 5 decreti di sequestro preventivo d’urgenza, tutti convalidati dal G.I.P. del locale Tribunale, ed il contestuale blocco telematico operato dall’Agenzia delle Entrate, ha evitato che centinaia di milioni di euro, una volta immessi nel circuito delle cessioni, si disperdessero irreversibilmente in una catena di operazioni impossibile da ricostruire, cagionando un rilevantissimo danno per l’Erario.

Ai 12 indagati sono contestati i reati di associazione per delinquere, truffa aggravata ai danni dello Stato, riciclaggio e autoriciclaggio, nonché l’emissione di fatture per operazioni inesistenti.

I risultati conseguiti testimoniano come la sinergia operativa tra l’Autorità Giudiziaria, l’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza, rappresenti un fattore decisivo nell’efficacia del contrasto dei più insidiosi e complessi fenomeni delittuosi di criminalità economico-finanziaria. Solo la condivisione tempestiva delle informazioni ed il coordinamento tra le diverse competenze istituzionali, infatti, hanno consentito di neutralizzare un meccanismo fraudolento di rilevantissima entità, prima che il danno per il Sistema Paese divenisse concreto ed irreversibile.

In osservanza delle disposizioni del Decreto Legislativo 8 novembre 2021, n. 188 si rappresenta che, per il principio della presunzione di innocenza, la colpevolezza delle persone sottoposte ad indagine in relazione alla vicenda, sarà definitivamente accertata solo ove intervenga sentenza irrevocabile di condanna.

 

La direzione Antimafia conduce un’operazione che consente di arrestare otto persone nel mandamento mafioso di Tommaso Natale San Lorenzo

 

 

 

Palermo   –

Brillante Operazione  delle forze dell’ordine ,in virtù delle intuizioni della Direzione Antimafia. Otto persone, su disposizione della Procura di Palermo – Direzione Nazionale Antimafia, sono state fermate dagli agenti della Polizia di Stato e dai Carabinieri, nell’ambito delle indagini finalizzate al contrasto dell’escalation criminale che, dal novembre 2025, sta colpendo il territorio del capoluogo siciliano ricadente nel mandamento mafioso di Tommaso Natale – San Lorenzo.

MINISTRO PIANTEDOSI “LA SICUREZZA E’ IL RISULTATO DI UN LAVORO COMPLESSO E CAPILLARE”

Ha dichiarato il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi:

“La sicurezza si garantisce ogni giorno e non mai è il frutto di eventi casuali o di improvvisazione, ma il risultato di un lavoro complesso, spesso silenzioso, fatto di indagini articolate e di un capillare presidio del territorio. Mentre molti strumentalizzano singoli episodi, per quanto gravi, e si dilungano in chiacchiere da talkshow, magistratura e forze dell’ordine proseguono con dedizione e professionalità nel loro impegno contro ogni forma di crimine e illegalità. Lo testimonia l’operazione condotta oggi a Palermo che ha consentito di assicurare alla giustizia 8 soggetti legati alla criminalità organizzata, accusati di estorsione e tentato omicidio. Alla Polizia di Stato e all’Arma dei Carabinieri, e alla Direzione Distrettuale Antimafia che ha coordinato questa complessa attività investigativa, va il mio sincero apprezzamento.

Lunedì sarò a Palermo per presiedere il Comitato provinciale ordine pubblico. Sarà anche l’occasione per ringraziare personalmente le donne e gli uomini intervenuti in questa straordinaria operazione e ribadire, ancora una volta, che lo Stato c’è”.

Usura, prostituzione e riciclaggio: custodia cautelare per un 50enne indiziato di 58 episodi di usura

 

 

Palermo – Altavilla Milicia (PA),
Personale del Reparto Territoriale Carabinieri di Termini Imerese ha dato esecuzione a una ordinanza cautelare emessa dal Gip di Termini Imerese consistente nella sottoposizione agli arresti domiciliari di un soggetto cinquantenne, residente in Altavilla Milicia, in quanto ritenuto gravemente indiziato dei reati di usura, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione, autoriciclaggio.
L’indagato è stato ritenuto gravemente indiziato di cinquantotto episodi di usura commessi ai danni di numerose persone, circa diciassette, in un arco di tempo compreso principalmente fra il 2023 ed il 2025, ma anche in anni più risalenti nel tempo. Lo stesso, inoltre, è stato ritenuto gravemente indiziato del reato di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione, commesso in un periodo di tempo compreso fra il 2020 ed il 2024, per aver messo a disposizione vari locali dove si svolgeva tale attività, siti in Ragusa, Altavilla Milicia, Bagheria e Palermo, nonché per aver gestito gli annunci e gli appuntamenti con i clienti, concordando il prezzo ed il tipo di prestazione sessuale, ed infine per aver preteso il 50% dei guadagni relativi.
L’indagato, inoltre, è stato ritenuto gravemente indiziato del reato di autoriciclaggio per aver trasferito ed occultato i proventi di tali attività delittuose, acquistando immobili ed intestandoli fittiziamente ad altri, nonché trasferendo dal proprio conto corrente verso quelli di altri soggetti, a lui legati da vincoli di parentela, notevoli somme di denaro, in modo da ostacolarne la provenienza illecita.
Le indagini, svolte dalla Sezione Operativa del Reparto Territoriale Carabinieri di Termini Imerese, e consistite in attività di intercettazione telefonica e telematica sulle utenze in uso all’indagato, hanno trovato un fondamentale riscontro nell’escussione a sommarie informazioni testimoniali di numerose persone offese, nonché nell’analisi degli apparecchi telematici in uso al medesimo indagato e sottoposti a sequestro. Inoltre, sono state svolte approfondite indagini bancarie e patrimoniali, alle quali hanno contribuito i militari dell’Aliquota della Guardia di Finanza in servizio presso la Procura della Repubblica. Con riferimento ai numerosi episodi di usura contestati, il tasso di interesse annuo pattuito e corrisposto ammontava in media tra il 123% ed il 297% del capitale, a seconda dei casi; il pagamento delle somme di denaro da parte dei soggetti sottoposti ad usura avveniva, solitamente, tramite ricariche su carte postepay intestate a terzi, dunque non riconducibili direttamente all’indagato ma comunque nella sua diretta disponibilità.
Le persone sottoposte ad usura erano, nella maggioranza dei casi, soggetti transessuali dediti al meretricio, in situazione di forte disagio economico, che, almeno in alcune circostanze, erano stati costretti a ricorrere a prestiti di natura usuraria per affrontare spese derivanti da operazioni sanitarie e chirurgiche finalizzate alla transizione di genere.
Con riferimento ai reati di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione contestati, il Gip ha osservato come l’odierno indagato non si limitasse “…a mettere a disposizione gli immobili di Ragusa, Altavilla Milicia, Bagheria e Palermo alle persone offese affinché svolgessero la propria attività di prostituzione, ma assumeva un ruolo pienamente attivo, non solo pretendendo il pagamento di parte dei compensi ricavati, ma anche favorendo concretamente l’attività illecita mediante pubblicazione di annunci in siti di incontri online e contrattazione con i clienti delle prestazioni e dei relativi prezzi.”.
Il Gip, inoltre, sempre su conforme richiesta della procura della Repubblica, ha disposto il sequestro preventivo, ai fini della confisca, di due immobili siti rispettivamente in Altavilla Milicia e Casteldaccia, -una villa con piscina e un appartamento-, riconducibili all’odierno indagato, nonché il sequestro preventivo, sempre finalizzato ai fini della confisca, dei saldi attivi di rapporti di conto corrente, deposito titoli, azioni polizze, strumenti finanziari comunque denominati, fino all’importo complessivo di euro 20.000 circa, sempre nella disponibilità dell’odierno indagato. Si precisa, in ogni caso, che il procedimento pende tuttora in fase di indagini preliminari, e che, in ossequio del principio di non colpevolezza fino a sentenza definitiva di condanna, sarà svolto ogni ulteriore accertamento che dovesse rendersi necessario, anche nell’interesse dell’indagato.
Il presente comunicato stampa è stato reso anche allo scopo di agevolare l’emersione di situazioni similari, stimolando la collaborazione dei cittadini, o comunque di specifiche componenti della società civile, nell’attività di denuncia di tali fenomeni e di collaborazione alle indagini. È obbligo rilevare che gli odierni indagati sono, allo stato, solamente indiziati di delitto, seppur gravemente, e che la loro posizione verrà vagliata dall’Autorità Giudiziaria nel corso dell’intero iter processuale e definita solo a seguito dell’eventuale emissione di una sentenza di condanna passata in giudicato, in ossequio ai principi costituzionali di presunzione di innocenza.
 

Operazione, lotta alla pedopornografia web, otto persone insospettabili arrestate perchè in possesso nelle loro abitazioni di applicazioni per caricare e scaricare il materiale

 

 

Napoli,

 

Contrasto della diffusione di materiale pedopornografico sul Web, gli agenti della Polizia di Stato hanno arrestato otto persone e denunciato altre due, tutte residenti in Campania e Basilicata.

L’operazione, diretta dalla Procura di Napoli, è stata avviata nel febbraio 2026 dagli specialisti del Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica e condotta in modalità sotto copertura negli ambienti virtuali frequentati da soggetti dediti allo scambio e alla diffusione di materiale pedopornografico.

Attraverso un lungo e meticoloso lavoro di infiltrazione online, gli investigatori hanno operato, per un lungo periodo, all’interno di contesti criminali particolarmente chiusi e riservati, caratterizzati da elevate misure di anonimizzazione e da sofisticate tecniche volte a eludere l’identificazione degli utenti. Così, hanno individuato e monitorato diverse piattaforme utilizzate per il caricamento, la conservazione e la condivisione di file illeciti, riscontrando la condivisione di migliaia di documenti dal contenuto pedopornografico.

Attraverso avanzate e sofisticate analisi informatiche è stato possibile ricostruire le identità digitali degli utilizzatori e risalire a persone insospettabili. Gli elementi raccolti hanno consentito all’Autorità giudiziaria di emettere decreti di perquisizione, che sono stati eseguiti contestualmente nelle province di Napoli, Avellino, Salerno, Benevento, Caserta e Potenza, con il coinvolgimento 50 agenti altamente specializzati del Centro Operativo di Napoli e delle dipendenti Sezioni territoriali.

Presso le abitazioni sono stati ricercati e trovati i dispositivi informatici utilizzati, all’interno dei quali sono state individuate le applicazioni usate per caricare e scambiare il materiale pedopornografico.

La perquisizione informatica e l’analisi tecnica del materiale rinvenuto hanno consentito di rinvenire un ingente quantitativo di immagini e video pedopornografici, compresi contenuti raffiguranti gravissimi abusi ai danni di bambini, anche in tenerissima età, consentendo l’arresto in flagranza di reato di otto persone. Provvedimento poi convalidato dai diversi giudici delle indagini preliminari. Gli arrestati hanno un’età compresa tra i 47 e i 70 anni e sono residenti nelle province di Napoli, Avellino, Salemo e Caserta.

Maxi truffa da 3,5 milioni di euro. Destinatario di un’Ordinanza di custodia cautelare per truffa aggravata viene incastrato da un’impronta digitale

 

 

 – Roma,
Coordinati dalla Procura della Repubblica di Roma, i Carabinieri della Stazione di Roma Salaria, coadiuvati nella fase esecutiva dai colleghi del Nucleo Operativo della Compagnia di Napoli Bagnoli, hanno rintracciato a Napoli e arrestato un 22enne, con precedenti, destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa il 3 giugno 2026 dal Tribunale di Roma, in quanto gravemente indiziato del reato di truffa aggravata in concorso.
L’indagine dei Carabinieri della Stazione di Roma Salaria trae origine dai fatti avvenuti a Roma lo scorso 21 aprile quando la vittima, 66enne romana, era stata agganciata telefonicamente da finti agenti della Polizia di Stato.
I truffatori, camuffando il numero di telefono per far apparire la chiamata come proveniente dalla Questura di Roma, avevano paventato alla donna il coinvolgimento in un’indagine per rapina in gioielleria, che sarebbe stata commessa con l’autovettura del defunto padre.
Per rendere credibile il raggiro, i malviventi avevano inviato alla vittima, tramite l’applicazione WhatsApp, falsa documentazione giudiziaria che la indicava come indagata. Sotto la minaccia delle indagini in corso, le avevano intimato di non parlare con il coniuge e le avevano prospettato la necessità di far verificare i gioielli e i valori in suo possesso a un sedicente “perito del Tribunale”.
In preda al panico, la donna aveva consegnato ai complici, presentatisi presso la sua abitazione, una scatola di gioielli, 650 euro in contanti, 3.000 dollari, 2.500 franchi svizzeri e una borsa prelevata da una cassetta di sicurezza contenente monili e preziosi, per un danno complessivo stimato in circa 3.500.000 euro.
La svolta investigativa è arrivata grazie ai rilievi scientifici: i Carabinieri hanno isolato un’impronta digitale lasciata dall’autore del reato sull’autovettura della vittima.
Gli accertamenti del R.I.S. (Reparto Investigazioni Scientifiche) di Roma hanno permesso di identificare l’indagato, la cui responsabilità è stata poi confermata anche tramite un apposito riconoscimento fotografico.
I gravi indizi di colpevolezza raccolti dai Carabinieri della Stazione di Roma Salaria hanno consentito alla Procura di richiedere e di ottenere l’ordinanza di custodia cautelare per cui il 22enne è stato arrestato e tradotto presso il carcere di Napoli Poggioreale, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.
Le indagini dei Carabinieri proseguono per identificare i suoi complici.a.

Neanche il tempo, il progetto del Ponte sullo Stretto è ancora in mente dei, e fiocca l’indagine della Procura per corruzione

 

 

Roma

Ancora il progetto del Ponte si deve realizzare ed è, comunque, in mente Dei, e, neanche il tempo, è entrata un’amica stretta della Sicilia ,che tanti e tanti politici e dirigenti della Regione Sicilia conoscono bene: la corruzione.–

La Procura di Roma ha aperto un’indagine per corruzione e rivelazione di segreto di ufficio nell’ambito del progetto del Ponte sullo Stretto di Messina. Secondo quanto rende noto la Procura capitolina, gli indagati sono un ex presidente aggiunto della Corte dei Conti, un avvocato calabrese già consigliere di amministrazione della società Stretto di Messina Spa e un imprenditore reggino residente a Roma. L’indagine è stata affidata dai magistrati ai carabinieri del Ros, che oggi hanno effettuato perquisizioni tra Roma, la provincia di Reggio Calabria e quella di Frosinone.

CIUCCI “SOCIETA’ TOTALMENTE ESTRANEA”- COLLABORIAMO CON LE AUTORITA’

 

’Amministratore delegato della Stretto di Messina, Pietro Ciucci, in relazione all’indagine della Procura di Roma ha dichiarato:

“Abbiamo accolto con sorpresa le notizie riportate dai media sulle indagini per le quali la Società è totalmente estranea. Confermiamo la massima la disponibilità a collaborare con le Autorità inquirenti e prenderemo tutte le misure necessarie a tutela degli interessi aziendali e del progetto”.

 “La Società – ha dichiarato Ciucci – prosegue nel suo impegno di realizzare il ponte sullo Stretto con massima trasparenza per adempiere alla missione affidatale dal Parlamento e dal Governo conformandosi a tutti i rilievi espressi dalla Corte dei conti nelle sue delibere così come dettagliatamente definito dal DL ‘Commissari’ dell’11 marzo 2026″.